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    Armigero at |

    A prima vista sembra abbastanza coerente…. E data l’unanimità dei proponenti potrebbe essere anche veloce il percorso parlamentare….. Per quel poco di esperienza che ho le firme dei proponenti sono già una garanzia di successo… Certi calibri nondai sprecano per la circonferenza dei cetrioli …. 
    Armigero 

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    anonimo "omonimo" at |

    Io credo che tra gli utenti di questo blog ci sia più di qualcuno capace di apportare un proprio contributo alla realizzazione di una vera e propria riforma, e mi piacerebbe che si aprisse una vera discussione sui punti da riformare. Se è vero che qualche politico legge queste pagine magari durante l’iter legislativo potrebbe prendere qualche spunto e presentare qualche emendamento. Se il testo finale di modifica della 124 sarà questo, non credo ci saranno cambiamenti sostanziale al nostro sistema si sicurezza che per affrontare le nuove e vecchie sfide avrà bisogno di qualcosa di più di un maggiore coordinamento del DIS e del maggiore controllo del COPASIR.

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    Eule at |

    Temo che la vera sfida sia culturale. Specie per una classe politica miope e concentrata su propri interessi, anziché su quelli del Paese.
    Il maggior controllo del COPASIR mi sembra solo il tentativo di compensare un DIS più forte, in una volontà di super-controllo che, già sappiamo, il potere politico non sarà in grado di esercitare.
    Il problema vero è: cosa vogliamo dalla nostra intelligence?
    Se la risposta è: uno strumento di redistribuzione del reddito che, come sub-produzione, dà anche alcuni risultati, allora la riforma, così come è, va benissimo.
    Se, invece, vogliamo uno strumento efficace ed efficiente, beh … potrei dire solamente: caro legislatore, non aver paura di osare per il tuo Paese. Punta alto. Riforma sensibilmente la 124! Non aver paura di copiare da modelli già collaudati in altri Paesi. Copia con intelligenza. Non ti arenare su definizioni insostenibili (quali sono i limiti dell’intelligence tecnico-militare in un conflitto moderno, caratterizzato dall’asimmetria e dove la soluzione militare concorre all’azione delle altre forze in campo nel più classico del comprehensive approach?). Fai coordinare dal DIS tutte le leve che questo può avere a disposizione per dare al Governo il miglior quadro informativo possibile. Caro legislatore, ricordati che non servono strutture faraoniche; i soldi per fare una riforma seria si trovano … basta volere! Ma tu, caro legislatore … vuoi?

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      AllegraBrigata at |

      Il maggior controllo del COPASIR mi sembra solo il tentativo di compensare un DIS più forte, in una volontà di super-controllo

      Buongiorno Eule.
      Posso chiederti il perchè di questa sensazione?
      :)

      Roberto

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        Anonimo at |

        Se io voglio razionalizzare e tagliare, o solo anche coordinare maggiormente ed avere un ruolo attivo posso, secondo una certa “cultura”, assumere più potere e, in ultima analisi, nel nostro Paese questo non va concesso ai c.d. “servizi”, “che poi non si sa mai che cosa gli viene in mente ….”
        Ora, se questo potere urta o limita il potere di altri, come si fa a riallineare le cose? 
         

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      barry lyndon at |

      ..quali sono i limiti dell’intelligence tecnico-militare in un conflitto moderno, caratterizzato dall’asimmetria e dove la soluzione militare concorre all’azione delle altre forze in campo nel più classico del comprehensive approach?

      ho capito cosa intendi e….concordo pienamente! 😉 

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    Anonimo at |

    Non so se era sfuggito questo convengno ……

    …..   http://www.unilink.it/wp-content/uploads/2012/04/INVITO-ICSA-17-APRILE-2012.pdf

    B.A. distratto

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      AllegraBrigata at |
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        Anonimo at |

        Mi sembrava fosse stato segnalato, ma ero un po’ stanco oggi (21 gg no stop) perr una ulteriore ricerca.

        Grazie alla AllegraBrigata.

        P.S. Il convegno era un po’ premonitore …

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    anonimo "omonimo" at |

    Ritengo che EULE con il suo intervento sia riuscito a sintetizzare in maniera efficace gran parte della problematica che riguarda l’intelligence. Concordo con lui quando dice: “che cosa vogliamo dalla nostra intelligence?”. Io non credo che il mondo politico sia capace di rispondere a questa domanda per i motivi stessi individuati da EULE: mancanza di cultura e miopia. Il problema di fondo è che la nostra classe dirigente non ha interessi nazionali, non ha una visione che proietti il nostro Paese nel futuro, abbiamo una classe politica poco lungimirante che vive le sfide presenti in uno stato di continua emergenza. Un sistema strutturato in questo modo non è in grado di indirizzare una struttura di intelligence che nasce con lo scopo di supportare il processo decisionale di chi in ultima analisi deve prendere una decisione.
    Anche io ritengo che sia necessaria una struttura forte che coordini la “comunità intelligence” ma non riesco a concepire il nostro sistema nazionale di sicurezza senza l’integrazione del RIS. Da questo punto di vista continuiamo ad essere una anomalia. Per quanto riguarda i maggiori poteri di controllo del COPASIR la questione andrebbe approfondita.  

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      Eule at |

      Come non darti ragione?

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    Linus at |

    Ma qualcuno pensa che le classi politiche in giro per l’occidente siano tutte così lungimiranti e dotate di leadership e competenza?? Siccome non è così, è inutile triturarci i mar…con l’autocommiserazione.
    1) Che cosa ci porta a chiedere se la riforma della 124 sia stata una buona riforma?
    2) Le cose funzionano o non funzionano per colpa del mitico legislatore? 
    3) Perchè ci si aspetta molto da una novella della legge?
    Qui è il nocciolo, secondo me.
       
    La mia personale opinione è che
    la legge n. 124 ha disegnato un’architettura reale, tant’è che i principi di fondo non sono in discussione, con qualche dettaglio da rivedere/riscrivere. Come si dice, l’intendenza seguirà. Magari lentamente, ma seguirà.
    Lasciato il meraviglioso mondo delle norme giuridiche primarie, in quello reale di qualunque apparato amministrativo-operativo, i successi (ed i fallimenti) sono in mano alle risorse umane (nuove e competenti leve) e alle dotazioni finanziarie (in aumento ma tutto sommato magre, 1/3 dei francesi) e tecnologiche di cui dispongono, per cui non è più una questione di drafting legislativo

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      Eule at |

      L’autocommiserazione non fa parte del mio carattere. L’autocritica sì!
      Forse le classi politiche di altri Pesi non saranno lungimiranti e “superdotate”, ma sanno riconoscere, più della nostra, l’importanza delle informazioni a premessa delle decisioni.
      La 124 non è stata una rivoluzione copernicana. Ricalca la 801 con aggiustamenti, anche importanti, ma non rivoluzionari. Un gran cambio di nomi, qualche idea nuova, ma nulla più.
      A casa mia la lentezza non è segno di maturità o di ponderatezza decisionale, ma di passività, di mancanza di idee, di mancanza di volontà. “Presto e bene non sempre viene”, ma aspettare che i problemi si risolvano da soli è una brutta abitudine italica …
      Le risorse umane e finanziarie giocano un grandissimo ruolo, ma la struttura (e quindi è una questione di drafting legislativo) è il primo step per uno strumento efficiente (basta vedere che, con soli 5 anni, se ne sono accorti e ora stanno mettendo mano ad una razionalizzazione).
      Purtroppo non si possono scindere il mondo reale e le norme … sarebbe troppo semplice!

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    barry lyndon at |

    ciao Eule :)

    Forse le classi politiche di altri Pesi non saranno lungimiranti e “superdotate”, ma sanno riconoscere, più della nostra, l’importanza delle informazioni a premessa delle decisioni.”

    sono d’accordo :)

    La 124 non è stata una rivoluzione copernicana. Ricalca la 801 con aggiustamenti, anche importanti, ma non rivoluzionari. Un gran cambio di nomi, qualche idea nuova, ma nulla più.

    in questo, invece, la penso diversamente.
    Come ha sottolineato Linus, il problema non è (solo) di tipo giuridico-normativo. Ritengo che la L. n. 124/07 sia un provvedimento valido. Necessita sicuramente di qualche aggiustamento/limatura, ma non mi sentirei di qualificarla come un’operazione di maquillage superficiale della L. n. 801/77. Oltre al cambio di sigle, c’è ben altro! 😉

    Per far funzionare il progetto di riforma, oltre ad un buon impianto normativo (che ripeto, c’è), devono entrare in gioco (almeno) 3 fattori:

    1. reale volontà di cambiamento (che per ora, al di là di annunci/slogan, non ho visto);

    2. competenza (soprattutto nel campo del reclutamento/addestramento/aggiornamento ed in quello dell’impiego);

    3. strategia (che non vuol dire affatto fuffa/chiacchiere/aria fritta).

    Quindi, il problema non è ti tipo normativo…ma, come si è detto infinite volte sulle pagine blu di questo blog, essenzialmente “culturale”! In altre parole, non è la riforma della riforma la chiave di volta…

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      AllegraBrigata at |

      Concordo. Anche secondo me la 124 è una buona legge di riforma dell’apparato con spunti realmente innovativi ma non è pur sempre una legge…

      Per far funzionare il progetto di riforma, oltre ad un buon impianto normativo (che ripeto, c’è), devono entrare in gioco (almeno) 3 fattori:

      1. reale volontà di cambiamento (che per ora, al di là di annunci/slogan, non ho visto);

      2. competenza (soprattutto nel campo del reclutamento/addestramento/aggiornamento ed in quello dell’impiego);

      3. strategia (che non vuol dire affatto fuffa/chiacchiere/aria fritta).

      … esatto.

      En.

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      Stv Giovanni Nacci at |

      Concordo anche io. Ma vorrei vederla da un altro punto di vista, ovvero: ragionando per assurdo e ipotizzando di possedere 1) reale volontà di cambiamento, 2) competenza e 3) strategia in quantità industriali, non sarebbe bastata anche la “vecchia” 801 a risolvere (o quantomeno affrontare) il problema “culturale”?
       

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        barry lyndon at |

        Giò, la “vecchia” L. n. 801/77 non era più adeguata ai tempi.

        La L. n. 124/07 ha innovato tanto* ed ha fornito gli strumenti giuridici per “accompagnare” (o in alcuni casi “inseguire”) il processo di rinnovamento della nostra intelligence.

        Non dimentichiamo, inoltre, che per poter esprimere una corretta valutazione della L. n. 124/07, occorrerebbe conoscere il contenuto delle disposizioni regolamentari che, come noto, sono adottate con DPCM con regime di pubblicità limitato al solo comunicato (tranne rare eccezioni, come ad es. nel caso del DPCM n. 8/2009).  

        Tuttavia, pur limitando il campo di osservazione alla sola L. n. 124/07, il giudizio, per quanto mi riuguarda, è molto positivo.

        Attenzione: non intendo dire che la legge di riforma sia perfetta! Necessita probabilmente di alcune modifiche (integrative e correttive).

        Ma non possiamo focalizzare l’attenzione esclusivamente sui “difetti” della L. n. 124/07. 

        Non possiamo attribuire a tali “difetti” la mancata attuazione della riforma. 

        E, soprattutto, non possiamo pretendere che siano le norme a forgiare un nuovo approccio alla tutela della sicurezza nazionale. 

        Il problema, ripeto, è “culturale”.

        * garanzie funzionali, maggiore definizione dei perimetri di competenza delle Agenzie, DIS, dipendenza dal vertice, centralizzazione di alcune funzioni (formazione, logistica, archivi, etc.), “apertura” verso l’esterno, potenziamento del controllo parlamentare, avvio del percorso di “smilitarizzazione”, limite temporale al segreto di stato, etc..

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          Stv Giovanni Nacci at |

          Che la 124 abbia fornito gli strumenti giuridici per accompagnare e/o inseguire il “rinnovamento” del comparto specifico ne sono convinto. Ed è cosa buona e giusta. E ne sono contento :)
          Non mi piace pensare invece che la presenza (o assenza) di una norma possa ovviare al “problema culturale”. In linea di massima è l’evoluzione del contesto socio-culturale che sollecita all’adeguamento del costrutto giuridico alle nuove necessità e/o sensibilità, non viceversa.
          Quel che intendo dire è che se la “Questione” culturale (tanto per usare una nomenclatura a me cara 😛 ) non fu affrontata (o magari – che ne so – fu affrontata decidendo che non serviva affrontarla…) ai tempi della 801, non è PER COLPA della 801… (o per colpa della assenza di “una” 124 o altre normative ipoteticamente proponibili in quel momento storico).
          La recente “esigenza” (che secondo me non è stata ancora pienamente – diciamo così – “inquadrata” dal comparto…) di affrontare la “Questione” culturale, forse deriva da altre e diverse sollecitazioni (interne ed esterne al comparto medesimo).
          Certo una normativa può essere una delle espressioni di queste “sollecitazioni”. Ma se diventa la principale e magari l’unica, qualcosa è andato storto…
          Ma, come sapete meglio di me, in questo campo (e in tanti altri :))) l’esperto è UNO SOLO… 😉

          P.S.: “my 5 cents” :)
          (ma quanto mi piace questa dicitura! E’ come se scaricasse da ogni responsabilità su quel che si dice… :P)

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            barry lyndon at |

            Non mi piace pensare invece che la presenza (o assenza) di una norma possa ovviare al “problema culturale”

            mi trovi d’accordo :)

            Giò, qui però si sta discutendo sulla “bontà” della riforma. E tu, in tale contesto, hai posto questa domanda:

            non sarebbe bastata anche la “vecchia” 801 a risolvere (o quantomeno affrontare) il problema “culturale”?”
            a cui ho provato a dare una risposta (che ora sintetizzo): secondo me, oggi, la L. n. 801/77 non sarebbe assolutamente bastata, perchè nata più di 30 anni fa e concepita per un’epoca completamente diversa rispetto a quella attuale.
             
            Era necessaria una riforma legislativa, per colmare dei vuoti (ad es. le garanzie funzionali), chiarire alcuni aspetti (ad es. la divisione di competenze tra organismi), innovare (apertura al mondo esterno e maggiore integrazione dell’IC con l’Accademia), etc. ….ma, soprattutto, per accompagnare il “salto” di qualità che la nostra intelligence avrebbe dovuto compiere.

            La riforma c’è stata (la L. n. 124/07) e, ripeto, secondo me è un ottimo provvedimento.
            Ciò che non è avvenuto (o è avvenuto in misura marginale) è il cambio di approccio alla “gestione” della sicurezza nazionale. E qui rientriamo nell’alveo della “questione culturale” e ci spostiamo, come ha evidenziato il Sommo, sul piano della mancanza di vision della classe politica/dirigente che, non avendo ben chiaro cosa sia la sicurezza nazionale (e continuandola a confondere e farla coincidere unicamente con il concetto di “security”), non è (stata) in grado di fissare gli obiettivi da perseguire e individuare le risorse necessarie per conseguire quegli obiettivi.

            Se non so “cosa” voglio e dove voglio arrivare, sarà difficile scegliere come farlo e, soprattutto, scegliere gli strumenti (e qui mi riferisco soprattutto alle risorse umane) per raggiungere la mia meta. 😉

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              AllegraBrigata at |

              Eh sì una legge quadro era un passaggio fondamentale per un riordino del settore. Cultura o no ci vogliono paletti normativi.

              mancanza di vision della classe politica/dirigente che, non avendo ben chiaro cosa sia la sicurezza nazionale (e continuandola a confondere e farla coincidere unicamente con il concetto di “security”), non è (stata) in grado di fissare gli obiettivi da perseguire e individuare le risorse necessarie per conseguire quegli obiettivi.

              Già…

              A.

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              Stv Giovanni Nacci at |

              Sono pienamente d’accordo sulla opportunità di “una” L124.
              Ma bisogna anche dire che le esigenze di “garanzie funzionali”, di “divisione di competenze tra organismi”,  di “innovazione”, di “…apertura al mondo esterno” e di “…maggiore integrazione dell’IC con l’Accademia” (che sono tutte esigenze culturali prima che innovazioni legislative) da qualche parte sono pur dovute arrivare e da qualche altra parte sono pure state originate da qualcuno/qualcosa…
              Ora mi domando:
              1) se la “questione culturale” è centrale (ma lo era già ai tempi della 801, non credo si possa dire di no…) e…
              2) se è oggettivata (come lo è…) una “mancanza di vision della classe politica/dirigente” e…
              3) se [la classe politico/dirigente] non ha ben chiaro cosa sia la sicurezza nazionale e…
              4) se “…[la classe politico/dirigente] non è in grado di fissare gli obiettivi da perseguire e individuare le risorse necessarie per conseguire quegli obiettivi”… 
              beh allora, questa benedetta – e tutto sommato ben riuscita – L 124, da dove diavolo è uscita fuori?
              Quali sono le realtà, i poteri, le menti più illuminate (chiamiamole come ci pare) che hanno sancito la necessità degli elementi innovativi di questa norma? Ovvero come c’è potuta uscire una norma tutto sommato funzionale da queste premesse così poco promettenti?
              Certo, la 801 magari non era più “adatta ai tempi” ma sicuramente la “classe politico/dirigente” in tutti questi poteva (e magari in qualche caso lo avrà anche fatto…):
              affrontare la questione culturale;
              formalizzare una propria visione strategica;
              formalizzare un proprio concetto di sicurezza nazionale;
              fissare gli obiettivi ed individuare le risorse necessarie per conseguirli;
              – ecc.;
              anche SENZA la presenza di “una” 124.
              Poi sulle garanzie funzionali e sulle altre significative innovazioni legislative siamo perfettamente d’accordo.
               

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              Eule at |

              Barry, è proprio nelle tue parole il nodo gordiano. La 124 è stato un ottimo provvedimento che, tuttavia, per limitata vision della classe politica che l’ha fatta sua e per esigenze di “parrocchia” (ossia di chi materialmente ne ha delineato la struttura), non è stata – sempre a mio avviso – “rivoluzionaria”. Probabilmente i tempi non erano maturi a sufficienza … non so.
              Ora che qualche anno è passato si potrebbe porre rimedio. Mi spiego.
              Più avanti parlate della “smilitarizzazione” delle Agenzie. Il fatto è che la smilitarizzazione non è solo limitata al personale, ma anche alle competenze. AISE, di fatto, ha dovuto ridurre drasticamente il suo interessamento nel tecnico-militare. A ciò non si è compensato con un adeguamento normativo che legittimi a pieno titolo il RIS e gli consenta di operare con “sufficiente libertà di movimento” (torno alla definizione del tecnico militare che non vuol dir nulla …).
              Mi rendo conto che la minaccia “militare” posta alla sopravvivenza del Paese potrebbe apparire irrisoria alla classe politica; tuttavia, se lo strumento militare concorre alla definizione della politica estera del Paese, non possiamo credere ingenuamente che un’organizzazione che se ne occupi degnamente non sia necessaria. Mi aspettavo, pertanto, che qualcuno si accorgesse di questa deficienza del sistema per la sicurezza del Paese e provvedesse a correggere in tal senso la norma.

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                AllegraBrigata at |

                Già…

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              Eule at |

              @ padrone di casa: non capisco! Chi se ne è accorto … stiamo facendo qualcosa per porre rimedio? Vogliamo porre rimedio?  

              Reply
            5. avatar
              Eule at |

              Continuo a non capire. Se l’esperto ha manifestato la cosa, perché il COPASIR non ha colto il segnale?

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            barry lyndon at |

            Giò, in Italia siamo stati da sempre molto bravi a scrivere le norme…le competenze in quella materia non mancano!

            Altra cosa, però, è la “sostanza” 😉 Prendi la Costituzione: è una delle migliori mai scritte  (e non lo dico per puro spirito patriottico!), eppure è rimasta – su molti versanti – un puro “esercizio di stile” 😉  sappiamo bene quanta lontananza vi sia tra la carta costituzionale formale e quella sostanziale!

            Giò, da quando sei andato in pensione le cose sono…..peggiorate! 😛

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              Stv Giovanni Nacci at |

              Quindi, vediamo se ho capito, in sostanza la questione è così posta:
              La classe politico/dirigente: non affronta/sa affrontare la “questione culturale”, manca di vision, non ha ben chiaro cosa sia la sicurezza nazionale, non è in grado di fissare gli obiettivi da perseguire, non è in grado e individuare le risorse necessarie per conseguirli
              MA
              la classe politico/dirigente ha portato alla genesi di una discreta legge quadro sulla materia.
              Giusto?

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                AllegraBrigata at |

                Giovanni non devi cercare sempre una perfetta razionalità nella politica.

            2. avatar
              Stv Giovanni Nacci at |

              (Barry carissimo, il pensionamento talvolta porta a certe spiacevoli conseguenze… 😉 )

              Reply
            3. avatar
              Stv Giovanni Nacci at |

              Dio mi scampi e liberi dal cercare la razionalità nella politica!
              Però la cerco – non senza una punta di difficoltà, devo ammetterlo – all’interno dei ragionamenti che tento di mettere in piedi
              Anche perchè se assoggettiamo anche il ragionamento alla (presunta) sovranità della politica (che si estende come noto sui mari e sui Monti) allora è inutile che stiamo – appunto – a ragionare

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    Anonimo at |

    1) reale volontà di cambiamento, 2) competenza e 3) strategia in quantità industriali, non sarebbe bastata anche la “vecchia” 801 a risolvere (o quantomeno affrontare) il problema “culturale”?

    Quando c’era l’Ammiraglio Martini il SISMI funzionava o no anche se la legge era la 801 ? 

    Una legge buona aiuta sicuramente, ma se vogliono si riesce a non farla funzionare. Sbaglio ?

    B.A.

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    Linus at |

    Il mondo di Martini era meno complicato dell’attuale!

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    1. avatar
      Anonimo at |

      “Il mondo di Martini era meno complicato dell’attuale! ”

      Sicuramente, ma se all’epoca la legge fosse stata la 241 invece della vecchia 801, qualcuno ritiene che il Sistema Intelligence avrebbe operato diversamente da come ha realmente operato solo perchè la legge era diversa ?

      Allora quanto conto gli Uomini che applicano le leggi o meglio interpretano le leggi ?

      B.A. 

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      1. avatar
        Cyb...aria at |

        Scusate per l’errore volevo scrivere L. 124 e non 241 …
        Oggi sono stato impegnato con la 241 …
        Buona serata
        B.A.

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    Nemo Profeta in Patria at |

    Buon giorno a tutti

    concordo con Barry Lyndon e Allegra Brigata.

    Vorrei inquadrare la questione della qualità dell’intelligence in un’ottica sistemica.

    Non può esistere buona intelligence se prima non esistono buon governo e buona politica. Se anche disponessimo della migliore delle leggi possibili e delle risorse umane migliori, dopo poco, sottoposte a un ceto politico mediocre, la struttura inizierebbe a marcire. Il meccanismo è simile a quello di uun organo che si atrofizza quando non viene usato: la politica inizierebbe a dare input mediocri, a fornire una visione vaga e contraddittoria dei risultati che si attende dall’intelligence, a imporre una logica di lottizzazione, a stroncare iniziative coraggiose (per paura, o semplicemente perchè tolgono ossigeno a logiche di partito). Poco per volta  subentreberebbe la demotivazione, i migliori si scaverebbero una tana sicura in cui passare l’inverno, i peggiori inzierebbero a sgmomitare per avere il proprio posto al sole, il reclutamento diventerebbe al ribasso, le competenze non verrebbero più aggiornate (mi aggiorno in funzione di un risultato che devo raggiungere, ma se quel risultato non mi è dato, l’aggiornamento è un esercizio di stile per i pochi virtuosi rimasti)…

    Questo meccanismo di atrofia/degrado/mancato sviluppo degli organi (di intelligence o in senso bilogico) per effetto di un uso scorretto/insufficiente è piuttosto comune… nelle aziende l’ho visto succedere molto spesso. La soluzione non è mai cambiare procedure e persone, se prima non si è cambiato il contesto generale…

    Se facciamo un passo ulteriore, perchè la politica italiana è mediocre?

    Più passa il tempo, più mi trovo a pensare che anche in questo caso si può applicare il principio di atrofia degli organi inutilizzati…

    Probabilmente è l’onda lunga della sconfitta nella II GM. Da allora siamo stati inseriti in un contesto in cui eravamo relegati in funzioni marginali e prevalentemente esecutive. Non fraintentendetemi: molto probabilmente era la cosa giusta da fare per il nostro paese dato il contesto, ma in quei decenni di fatto avevamo un margine molto limitato in fatto di politica estera (ed interna). Siamo stati un campo di battaglia della guerra fredda, in cui Americani, Sovietici e in misura minore Inglesi/Francesi e altri si sono scontrati, spesso sopra le nostre teste…

    Probabilmente la DC era anche la soluzione corretta alle esigenze del paese in quegli anni (pacificazione politica, ricostruzione e sviluppo industriale, solidità, tenuta sociale, costruzione di una società democratica, difesa dal pericolo comunista), ma l’effetto collaterale che abbiamo pagato è stato anche uniformità, selezione al ribasso in molti settori, annichilimento del desiderio di indipendenza sulla scena internazionale, tolleranza nei confronti delle mafie e della corruzione in generale, distribuzione a piogga di sussidi sociali in ottica assistenzialista che hanno fatto marcire intere zone del paese…

    Quando è caduto il muro di Berlino siamo rimasti in braghe di tela: ci eravamo preparati a vivere in un mondo bipolare, in un ruolo di confortevole subalternità e ora ci troviamo a dover sopravvivere, quasi da soli in un mondo multipolare, in cui anche gli alleati più stretti ci lasciano nel cuore il dubbio che potrebbero lasciarci ai nostri problemi se a loro convenisse così…

    Prima dobbiamo prendere coscenza che siamo “soli”, che non abbiamo fratelli maggiori (UE, NATO, Chiesa Cattolica, UN…) ma al massimo amici superficiali, poi trarre la conseguenza che dobbiamo pensare da noi ai nostri interessi, quindi definirli e da ultimo dotarci dell’intelligence che ci serve.

    Ma non ci sono scorciatoie, la trafila “psicologica” va fatta…

    un caro saluto a tutti

    NemoP.

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    barry lyndon at |
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