Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

L’Intelligence italiana ed il dialogo con le imprese

giu
16

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Su gentile indicazione del nostro Barry vi segnalo un articolo di Gerardo Pelosi pubblicato venerdì sul Sole 24 ore dal titolo “Gli 007 cercano più dialogo con le imprese“:

Non c’è – né ci potrà mai essere – un agente segreto in grado di inserirsi in tempo reale nel computer di un operatore di Borsa, di Londra o di Shanghai, per controllare quante volte si accende il pulsante “sell” o “buy” su un titolo pubblico del debito italiano.Ma flussi sospetti, movimenti anomalie di grande entità su un singolo titolo e magari provenienti da un singolo operatore, beh, quelli possono essere quantomeno «monitorati». Oggi più di prima. Parola di esperto di intelligence digrado elevato che tuttavia, neanche sotto tortura, rivelerebbe i dettagli di singole operazioni di “monitoraggio” ma che è disponibile a fornire la cosiddetta big picture, la visione d’insieme di quella che va sotto il nome di intelligence economica. Vero pallino del “maestro” di Enrico Letta, quel Nino Andreatta che, da ministro della Difesa, affidò il delicato compito all’ammiraglio Gianfranco Battelli, capo dell’ex Sismi e del presidente dell’ex Copaco (oggi Copasir) Franco Frattini, candidato a succedere al danese Anders Fogh Rasmussen alla guida della Nato dopo una carriera tra diplomazia e sicurezza tutta all’ombra di Berlusconi. E chissà, a questo punto, se proveniva da informazioni di intelligence o solo da notizie circolate nel mondo della finanza quel “cavallo di battaglia” utilizzato dall’ex premier, Silvio Berlusconi, in campagna elettorale secondo cui lo spread oltre quota 570 del novembre 2011 altro non era che il prodotto di massicce vendite di titoli italiani da parte della Deutsche Bank, seguite da altri istituti finanziari.
Ma quella è storia vecchia. Di nuovo ci sarebbe che i servizi ulteriormente riformati (Aise e Aisi guidati dalla presidenza del Consiglio attraverso il Dis) intenderebbero dialogare più strettamente con il mondo delle imprese e della finanza perché gli assetti proprietari delle aziende italiane sono
«questione di sicurezza nazionale». Concetto già chiaro alle autorità di molti Paesi europei a cominciare dalla Francia, dalla Germania e dal Regno Unito dove i “campioni nazionali” non sono una parola vuota e che ora si fa spazio anche in Italia. L’idea è di siglare vere e proprie “convenzioni” con i grandi gruppi, non solo Finmeccanica ed Eni, ma anche aziende manifatturiere operanti in settori estranei finora al mondo della sicurezza per rafforzare quel principio di “intelligence condivisa” dove tutti portano esperienza e il contributo per realizzare un obiettivo comune, quello della sicurezza nazionale.. Analogamente, spiega lo stesso alto dirigente, anche le grandi reti su cui viaggiano informazioni sensibili «devono poter essere gestite da mani sicure». Ni ente di meglio, quindi, che la Cassa depositi e prestiti per una finalità simile come del resto prevede il progetto di Reti per la gestione di Snam, Terna e Telecom. Le minacce da cui ci si deve difendere stanno cambiando rapidamente nel mondo globalizzato. Niente più blocchi contrapposti Est-Ovest maminacce multipolari con flussi di terrorismo di alQaida nel Maghreb (Aqim) a tracciare una grande zeta che dalla costa mediterranea taglia la fascia sahelo-sudanese per spostarsi poi al Como d’Africa. E in casa i movimenti insurrezionali che non hanno la forza per portare in piazza la gente ma spesso si infiltrano nelle manifestazioni oltre agli atti individuali come quello di Luigi Preiti.
Insomma un mondo in mutamento che la nostra intelligence cerca di interpretare con rapporti quotidiani al premier e frequenti riunioni del Cis. Ma un’altra arma vincente è la trasparenza: un nuovo sito web dei servizi verrà presentato dal direttore del Dis, Giampiero Massolo, martedì a Palazzo Chigi.

16 giugno 2013 - 11:50 pm | by | 2 Comments »
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Un libro sullo spionaggio industriale cinese

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07


Nei giorni in cui il presidente americano ed il presidente cinese si incontrano per discutere anche di sicurezza cibernetica New York Times e Financial Times hanno pubblicato due analisi sullo spionaggio industriale cinese (qui l’interessantissimo report della Commission on the Theft of American Intellectual Property).
Il New York Times, in particolare, fa riferimento ad un libro da poco pubblicato: “Chinese Industrial Espionage: Technology Acquisition and Military Modernisation“, il primo nel quale venga esaminata in profondità, anche in prospettiva storica, la strategia cinese per il trasferimento clandestino di tecnologie:

[...] The authors of the new book say that technology transfer is an official policy at all levels of the Communist Party and the state. It often takes place in a legal gray area, since laws governing technology transfer can be vague or nonexistent. The authors warn that the United States and other nations need to acknowledge the extent of the Chinese campaign, which they say far exceeds those of other countries and threatens American competitiveness.
“China is in a different league altogether, exceeding the international norm not just in scale, the number and variety of transfer venues, the moral agnosticism of its practitioners, and the degree of government support,” the authors, William C. Hannas, James Mulvenon and Anna B. Puglisi, said in written answers to questions. “It’s an entire mind-set.”
China’s strategies range from setting up science parks for Chinese returnees to persuading foreign companies to open research centers in China, they said. [...]

7 giugno 2013 - 10:04 am | by | 4 Comments »
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L’operazione NetTraveler

giu
05


La società Kaspersky ha annunciato due giorni fa di aver scoperto un’attività di cyber-espionage internazionale condotta tra il 2005 ed il 2013 tramite un malware denominato NetTraveler. I soggetti colpiti sono stati circa 350 in 40 Paesi (non risulta l’Italia), in gran parte asiatici. In gran parte governi (19%) e strutture diplomatiche (32%) ma anche forze armate, sistemi industriali ed infrastrutturali, università e centri di ricerca.

L’operazione, secondo Kaspersky, sarebbe stata eseguita da un gruppo denominato “Red Star” composto da una cinquantina di soggetti di lingua cinese: qui il report.

5 giugno 2013 - 1:27 pm | by | No Comments »
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Il “terrorismo fai-da-te” a Londra

mag
23


Un articolo di Guido Olimpio sul Corriere della Sera di oggi:

 

Il vigliacco attacco di Londra è il sintesi del terrorismo fai-da-te. E ne contiene tutte le caratteristiche portate all’estremo. Innanzitutto il bersaglio: un militare in una città occidentale dove non si aspetta certo di essere aggredito ma che comunque è un bersaglio per la divisa che indossa. Poi le armi: non avendo a disposizione una pistola o fucile, i terroristi hanno usato dei coltellacci. Non servono manuali per organizzare l’agguato, solo la determinazione.
«NON SARETE MAI AL SICURO» – Sembra anche che, imitando quanto già visto in altri scacchieri, abbiano provato ad usare la loro vettura come ariete. Infine la motivazione: se sono vere le parole dell’assassino, ha colpito per dimostrare che gli occidentali “non saranno mai al sicuro”, così come non lo sono i musulmani dove l’Occidente partecipa a operazioni militari. Un tema caro al jihadismo che l’attentatore ha rilanciato in modo efferato con la confessione registrata da un telefonino. Un’immagine che, ne siamo certi, verrà scaricata e vista da molti simpatizzanti.

COME GLI APPELLI QAEDISTI – Tutto questo, anche se le indagini sono ancora aperte, ricorda gli appelli degli ideologi qaedisti ad agire in modo individuale con quello che si trova. Se non sei in grado di fare una bomba – suggeriscono i manuali online – prendi una mannaia e vai all’attacco. Questo non significa che, necessariamente, esista un vincolo con il movimento di Bin Laden. Anzi, per ora, nulla lo fa pensare. Siamo davanti a esplosioni di violenza legate ad una matrice jihadista (spesso vaga), sostenute da una radicalizzazione repentina, condotte da figure dai profili incerti, approssimativi, ma comunque terroristi nei comportamenti. Infine un dato evidente e allarmante. Contro questo tipo di avversario c’è ben poco da fare. E saranno problemi seri per chi li deve contrastare.

23 maggio 2013 - 9:23 am | by | 70 Comments »
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Quel sabato in cui morì Giovanni Falcone

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23


 

In memoria degli agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo ecco la motivazione della medaglia d’oro al valor civile loro conferita il 5 agosto 1992:

«Preposto al servizio di scorta del giudice Giovani Falcone, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e serena dedizione, pur consapevole dei rischi personali connessi con la recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell’ordine giudiziario e delle Forze di Polizia. Barbaramente trucidato in un proditorio agguato di stampo mafioso, sacrificava la giovane vita a difesa dello Stato e delle Istituzioni. Palermo, 23 maggio 1992.»

23 maggio 2013 - 8:00 am | by | 17 Comments »
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Al Qaeda ed il pericolo delle armi chimiche in Siria

mag
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Dall’ultimo numero dell’Economist:

For all the agonising in Western capitals about whether to channel weapons to “moderate” rebel militias in Syria and the renewed attempts to find a diplomatic solution to the civil war, one issue above all others is dominating the thinking of military planners, intelligence agencies and their political masters: the increasing danger of the regime’s vast stock of chemical weapons getting into the hands of groups with links to al-Qaeda. [...]
Though the regime is believed to have tried desperately to consolidate its stocks of chemical weapons in areas it still controls, it has so much of the stuff—around 1,000 tonnes of mustard gas, sarin and the even more lethal VX held at about 12 sites—that in the chaos engulfing the country some will almost inevitably fall into rebel hands sooner rather than later unless something is done. Indeed, Jabhat al-Nusra, the most powerful rebel faction and the one with closest links to al-Qaeda, reportedly came very close to capturing a stockpile near Aleppo earlier this year. A senior NATO official argues that, whereas it is premature to talk about al-Qaeda getting hold of chemical weapons, conditions on the ground make it increasingly likely.
Some analysts question the value of Syria’s chemical weapons to terrorists, because skilled technicians are needed to mix the components into a deadly concoction, and the canisters containing it are designed to be fired from artillery and rockets. In other words, they were intended for military use and not for the clandestine portability that terrorists favour. But al-Qaeda has always said it would use chemical weapons against Western targets if it had them, and regime defectors could well provide the expertise to turn them into effective terrorist weapons. [...]
In the absence of UN authorisation to remove those weapons, which would require the acquiescence of Russia and China, no good options are available. Under any plausible scenario, seizing or destroying the chemical weapons would almost certainly require boots on the ground (though not a full-scale invasion) as well as air strikes that could risk spreading some of the poison. Confidence that every site containing the weapons would be quickly found would also not be high.
But the feeling is growing that time is running out. The longer the delay in tackling the problem, the greater the risk of failure. For Mr Obama, who likes to weigh every possibility before taking action, the stakes could not be higher. But as a senior NATO official puts it: “The light has gone on. We can’t not deal with it.”

 

21 maggio 2013 - 9:30 am | by | No Comments »
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Il futuro di Al Qaeda secondo l’Intelligence canadese

mag
19


L’Intelligence canadese, come abbiamo già visto tempo fa, dispone di un valido programma di “outreach accademico“. In tale ambito il CSIS ha condotto un progetto di ricerca sulle probabili linee di sviluppo del network qaedista nei prossimi cinque anni. I ricercatori, procedendo su documentazione interamente proveniente da fonti aperte, hanno immaginato tre futuri alternativi del network: un graduale declino, una lenta crescita ed una crescita veloce.
Nella costruzione degli scenari si è tenuto conto sia del contesto regionale nel quale opera Al Qaeda sia del “contesto interno” al network stesso (ideologia, obiettivi, struttura, ricorse) valutando, infine, le implicazioni per ciascuno dei tre ipotetici percorsi.

[...] True to the practice of intelligence, this paper does not offer prescriptions to respond to any of the scenarios, a prerogative naturally left to policy-makers. That being said, the participants determined that the second scenario of incremental growth represents the most expected, or likeliest, one. All three scenarios are offered to support further discussions by other AQ observers.

Il documento in allegato contiene le conclusioni della ricerca e quattro paper sui principali gruppi qaedisti presentati dai ricercatori in occasione del workshop conclusivo.

The Future of Al-Qaeda – Csis

19 maggio 2013 - 4:23 pm | by | 1 Comment »
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La crisi in Nord-Africa, gli Stati Uniti (e l’Italia)

mag
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Mano a mano che la situazione in alcune aree del Nord-Africa tende a degenerare gli Stati Uniti preparano piani di contingenza che, in parte, coinvolgono anche l’Italia (se non altro come trampolino di lancio di unità di pronto intervento).
Al contempo, logicamente, aumenta anche il livello di attenzione dei pensatoi americani verso quel quadrante geo-strategico. Qui un documento appena pubblicato dallo Stategic Studies Institute del War College: “War and Insurgency in the Western Sahara“.

14 maggio 2013 - 3:37 pm | by | 7 Comments »
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“Libia: il Paese ormai è quartier generale di Al Qaida”

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Da un lancio di TMNews di ieri:

Dopo l’intervento francese in Mali, che ha costretto i miliziani di al Qaida a lasciare il Paese, la Libia è diventata la principale base dell’organizzazione terroristica nella regione. E’ quanto ha dichiarato un alto funzionario dell’intelligence libica al Daily Beast.
“La Libia è diventato il quartier generale di Al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi)”, ha detto la fonte, riferendo di tre nuovi campi dei terroristi aperti nelle ultime settimane nel sud del Paese.
Fonti occidentali non hanno voluto commentare la minaccia posta dai jihadisti, sottolinea oggi il quotidiano Usa, ricordando però come la scorsa settimana sia stato invece il Presidente del Ciad, Idriss Deby, a denunciare l’inerzia del governo di Tripoli contro i combattenti, accusati di usare la Libia come terreno di addestramento delle nuove reclute, minacciando così la sicurezza della regione. Accuse respinte dal governo libico, che ha smentito l’arrivo dal Mali dei jihadisti. Sempre secondo una fonte dell’intelligence libica, dopo l’attacco dello scorso settembre al consolato Usa di Bengasi, un numero crescente di jihadisti libici sarebbe passato proprio sotto il comando di Aqmi. Secondo la fonte, lo stesso attacco contro il consolato americano non sarebbe stato ordinato o progettato direttamente da Aqmi, ma l’organizzazione terroristica avrebbe avuto un ruolo nella decisione di colpire l’obiettivo statunitense. Decisione presa da un comitato di leader jihadisti egiziani e libici e che ha visto coinvolte “cellule radicali di diverse milizie rivoluzionarie di Bengasi”.

7 maggio 2013 - 9:20 pm | by | 17 Comments »
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La sicurezza delle infrastrutture critiche, il cyber-espionage e la Cina

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Secondo il giornalista americano Bill Gertz l’Intelligence statunitense avrebbe scoperto un’operazione di spionaggio cibernetico ai danni dello “U.S. Army Corps of Engineers’ National Inventory of Dams“, un database governativo che contiene informazioni sensibili sulle vulnerabilità delle dighe.
La notizia è stata pubblicata poche ore fa sul sito FreeBeacon.com e sarebbe stata confermata dallo stesso Corps of Engineers. L’intrusione avrebbe avuto luogo a gennaio e sembrerebbe proveniente dalla Cina:

U.S. intelligence agencies traced a recent cyber intrusion into a sensitive infrastructure database to the Chinese government or military cyber warriors, according to U.S. officials.
The compromise of the U.S. Army Corps of Engineers’ National Inventory of Dams (NID) is raising new concerns that China is preparing to conduct a future cyber attack against the national electrical power grid, including the growing percentage of electricity produced by hydroelectric dams.

According to officials familiar with intelligence reports, the Corps of Engineers’ National Inventory of Dams was hacked by an unauthorized user believed to be from China, beginning in January and uncovered earlier this month.
The database contains sensitive information on vulnerabilities of every major dam in the United States. There are around 8,100 major dams across waterways in the United States. [...]

Questo evento, assieme a molti altri, fa sorgere il timore che il fine di tali attività di spionaggio cibernetico sia la raccolta di informazioni su vulnerabilità e criticità di un sistema di infrastrutture critiche nazionali allo scopo di attaccarle in caso di conflitto:

Michelle Van Cleave, the former National Counterintelligence Executive, a senior counterintelligence policymaker, said the database compromise highlights the danger posed by hackers who are targeting critical U.S. infrastructure for future attacks.
“In the wrong hands, the Army Corps of Engineers’ database could be a cyber attack roadmap for a hostile state or terrorist group to disrupt power grids or target dams in this country,” Van Cleave said in an email. [...]
Van Cleave said the intrusion appears to be part of an effort to collect “vulnerability and targeting data” for future cyber or military attacks.

1 maggio 2013 - 6:31 pm | by | 1 Comment »
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EU Terrorism Situation and Trend Report 2013

mag
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L’Europol ha pubblicato qualche giorno fa il TE-SAT 2013, l’analisi strategica sullo stato della minaccia terroristica in Europa.
Due punti degni di nota (a modesto parere del sottoscritto):

1) la crisi economica, fino al momento, non sembra aver avuto un impatto negativo sulla minaccia terroristica nel continente. Scrivono gli analisi dell’Europol:

The current economic conditions in the EU do not appear to have had a significantly negative impact on the overall terrorism and violent extremism picture. In the face of the continuing challenges of the economic situation and the associated governmental austerity measures, attacks by terrorists and violent extremists have not markedly increased since 2008. Although financial institutions, government buildings and officials have been targeted in some EU Member States in 2012, principally by violent leftwing and anarchist extremists, attacks and violent demonstrations appear to have been relatively sporadic. However, this does not preclude the potential for a future increase in similarly motivated offences.

2) crisi nord-africane e, in prospettiva, crisi siriana costituiscono, invece, pericolosi focolai di tensione:

The situation in the Middle East and North Africa (MENA) is significant for the terrorist threat in the EU.
Two years on from the ‘Arab Spring’ uprisings, the situation in North Africa remains unstable. Two attacks in Benghazi, Libya – one in June against the UK Ambassador and the other in September against the US Ambassador, which resulted in his murder – underline the threat. The volatile situation in Mali also requires significant attention, as it offers a new theatre that may appear an attractive destination for those seeking to engage in armed conflict in support of religiously inspired insurgents. These individuals may pose a threat on their return to the EU. [...]
The current civil war in Syria has attracted a number of radicalised EU citizens. In recent years, such individuals seeking to engage in either fighting or training in conflict zones have travelled to the Afghanistan/Pakistan region, Yemen or Somalia – all regions that are relatively difficult to access. However, in 2012 there was a distinct rise in the number of EU citizens travelling to Syria, in a number of cases fighting alongside groups associated with religiously inspired terrorism. Comparative ease of entry and robust facilitation networks offer these individuals a smoother path to the country. The full implications of increased participation of EU citizens are currently unclear but may have an impact on the future security situation in the EU.

 

EU Terrorism Situation and Trend Report 2013

1 maggio 2013 - 11:30 am | by | 5 Comments »
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“Cellula islamista scoperta in Puglia”

apr
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Da Reuters.it, su gentile segnalazione:

ROMA – I carabinieri hanno arrestato oggi quattro uomini, tra cui l’ex imam tunisino della moschea di Andria, accusati di aver creato nel 2008 una cellula terroristica islamica che addestrava militanti da inviare all’estero, soprattutto in Iraq, per compiere attentati.

Lo riferiscono il Ros dei carabinieri e la procura di Bari.

Gli arresti sono avvenuti ad Andria, Catania, Milano e a Bruxelles. Altri due uomini, di nazionalità tunisina, sono invece sfuggiti all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale barese, perché rientrati nel frattempo in Tunisia, riferiscono i carabinieri.

Per gli investigatori, i sei si occupavano soprattutto di indottrinare e addestrare nuovi militanti jihadisti reclutati tra immigrati irregolari, che hanno poi frequentato campi in Afghanistan, Cecenia Iraq e Yemen e anche, ha riferito una fonte investigativa, sull’Etna, in Sicilia.

In alcuni casi, dicono gli inquirenti, i militanti addestrati sono stati utilizzati per attentati in Iraq. Il gruppo preparava anche piani operativi di attacco, soprattutto negli Stati Uniti e in Israele ma anche in Italia.

“Al centro delle indagini del Ros una cellula di matrice islamista, con base logistica in Puglia, in stretto contatto con personaggi di spicco del terrorismo internazionale e caratterizzata da un acceso antisemitismo e da un’aspra avversione verso gli stati ‘infedeli’, quali gli Stati Uniti e la stessa Italia”, dice una nota del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri sulla cosiddetta operazione “Mashrah” (teatro, in arabo).

“L’indagine ha consentito di documentare il ruolo apicale all’interno della “cellula” del tunisino Hosni Hachemi Ben Hassen, già imam della moschea di Andria (fino al 2010, ndr) e gestore di un call center sito in quel centro abitato, non solo riguardo alla sua costante e continua opera di proselitismo e indottrinamento finalizzata a formare ‘nuovi’ adepti e consentire loro di raggiungere i territori della ‘jihad’, con una preparazione, anche psicologica e ideologica, tale da permetterne l’immissione nel circuito terrorista”, dice una nota della Procura.

L’ex imam, è l’accusa dei magistrati, era collegato anche ad almeno “tre personaggi di rilievo del terrorismo internazionale”, cioè Essid Sami Ben Khemais, Ben Yahia Mouldi Ber Rachid e Ben Alì Mohamed.

30 aprile 2013 - 4:21 pm | by | 3 Comments »
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