"La linea dura di Petraeus" (Corriere della Sera), il discorso di Petraeus alla Commissione Difesa del Senato americano, il punto di vista della Stratfor.
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"La linea dura di Petraeus" (Corriere della Sera), il discorso di Petraeus alla Commissione Difesa del Senato americano, il punto di vista della Stratfor.
20 marzo 2010 - 3:48 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: israele, palestina, stati uniti.
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… una breve rassegna stampa: il Sole24ore (che riporta la traduzione di un articolo pubblicato sul sito di Foreign Policy), Lucio Caracciolo su La Repubblica, Europa.
17 marzo 2010 - 6:50 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: israele, palestina, stati uniti.
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16 marzo 2010 - 10:30 am | by Silendo | No Comments »
Tags: iran, israele, palestina, stati uniti.
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5 ottobre 2009 - 2:54 pm | by Silendo | 4 Comments »
Tags: affari strategici, guerriglia, hamas, hezbollah, israele, palestina.
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Due impressioni al volo sul nuovo messagio di Osama Bin Laden (qui la strascrizione):
1) Conferma l’idea secondo la quale "Al Qaeda Central", ovvero l’Al Qaeda strettamente intesa, sia fortemente sulla difensiva, ridotta oramai a poche unità con gravi difficoltà nella pianificazione di attacchi strategici e, cosa ancora più grave, con deficit nella capacità di reclutamento;
2) Dopo le mazzate ricevute in Afghanistan e soprattutto in Iraq la dirigenza di Al Qaeda sta cercando di ricollocarsi, almeno a livello di comunicazione strategica, nel conflitto israelo-palestinese. A mio avviso la cosa è molto più rilevante di quanto non appaia a prima vista in considerazione del fatto che proprio l’attuale dirigenza (Bin Laden e Al Zawahiri) per anni è stata sostenitrice di una linea strategica molto differente, se non addirittura opposta.
Tra l’altro sarà interessante vedere la reazione di Hamas&co.
14 settembre 2009 - 7:48 pm | by Silendo | 32 Comments »
Tags: al qaeda, hamas, israele, palestina, terrorismo.
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19 maggio 2009 - 6:41 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: israele, medio-oriente, palestina, stati uniti.
apr
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Dal Corriere della Sera del 26 aprile:
"PARIGI – Carlos lo sciacallo, per la prima volta davanti a un magistrato italiano, detta la risposta in lingua francese: «La strage del 2 agosto, a Bologna, non è opera dei fascisti». Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, così come Luigi Ciavardini, i neofascisti condannati per la bomba alla stazione coi suoi 85 morti e i duecento feriti, non avrebbero nulla a che fare con la terribile esplosione al tritolo che nell’ estate del 1980 sbriciolò la sala d’ aspetto di seconda classe e investì il treno Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario. Ascoltato per rogatoria dal pubblico ministero bolognese Enrico Cieri, entrato alle nove di venerdì col funzionario della Digos Marotta nell’ austero Palazzo di Giustizia parigino che guarda in faccia le punte della cattedrale di Notre Dame e taglia in due la Senna, il terrorista internazionale di origini venezuelane non batte ciglio e ripete: «A mettere la bomba a Bologna non sono stati né i rivoluzionari né i fascisti…». Allora chi è stato, insiste il magistrato aggiustandosi gli occhiali sul naso. Ma Carlos, in camicia rossa, ben sistemato nei suoi sessant’ anni in arrivo il prossimo 12 ottobre, va per i fatti suoi: «Io voglio parlare davanti a una commissione ministeriale, non a un magistrato… comunque quella è roba della Cia, i servizi segreti italiani e tedeschi lo sanno bene. Il guaio è che l’ Italia è una semicolonia degli Stati Uniti, ragion per cui nel vostro Paese non si possono risolvere i tanti misteri… L’ Italia dal 1943 è metà pizzeria e metà bordello degli americani, per questo non si risolve nulla… e lo stesso vale per la Germania, semicolonia americana dal 1945». Carlos, il cui vero nome è Ilich Ramirez Sanchez, detenuto nel carcere francese di Poissy e famoso per l’ assalto al quartier generale dell’ Opec nel 1975, spiega anche perché «non possono essere stati i neofascisti» a mettere la bomba alla stazione di Bologna. «In quegli anni – detta – il traffico di armi ed esplosivi attraverso l’ Italia era cosa soltanto nostra. Col beneplacito dei servizi italiani, coi quali noi rivoluzionari trattavamo personalmente, i compagni potevano attraversare l’ Italia, così come la Grecia, con tutte le armi in arrivo da Saddam Hussein. Per questo posso certamente dire che in quei giorni mai ci sarebbe potuto sfuggire un carico di T4 grande come quello fatto esplodere a Bologna. Non sarebbe sfuggito a noi e di certo non lo potevano avere in mano i neofascisti italiani. Quel tritolo viene dai militari… Tra i rivoluzionari palestinesi e l’ Ori (l’ Organizzazione dei rivoluzionari internazionali, quella di Carlos, ndr) – puntualizza il terrorista – i patti con i servizi segreti italiani erano chiari: in Italia traffico di armi sì, attentati no… E noi abbiamo mantenuto la parola». Quindi Carlos demolisce anche la tesi di Cossiga, quella dello scoppio accidentale dell’ esplosivo in transito: «Conosco bene quel tritolo, non suda, non si muove… per farlo saltare serve per forza l’ innesco». A fianco di Carlos, portato in tutta sicurezza al primo piano del tribunale circondato dalla Gendarmeria, ci sono gli avvocati Sandro Clementi e Isabelle Coutant. Con loro l’ interprete Sophie Blanco. Davanti al terrorista, a far domande, stanno seduti il giudice istruttore Yves Jannier (che ha sostituito Brughier) e il pm Cieri, l’ ufficiale di collegamento italiano in Francia, Forcella, e il magistrato italiano di collegamento a Parigi, Camelieri. Prima di iniziare «lo sciacallo» li fissa negli occhi uno per uno, prende carta e penna e chiede a ognuno di loro nome e cognome. Non tutti rispondono. A un tratto il magistrato bolognese tira fuori un album fotografico e chiede a Carlos se conosce Abu Saleh Anzeh, rappresentante in Italia del Fronte popolare per la liberazione della palestina (Fplp). Sorride, «lo sciacallo». Prima di diventare segretario a Damasco di George Abbash, Anzeh era il suo uomo delegato ai rapporti con i servizi segreti militari. «Del resto noi eravamo organizzati militarmente – spiega Carlos – per questo subito dopo lo scoppio a Bologna ho ricevuto un rapporto scritto. Noi, prima di tutti, volevamo capire cosa fosse accaduto». A inviarlo, dice ancora, è stata Magdalena Cecilia Kop, nel 1980 una semplice militante poi diventata sua moglie, oggi ripudiata perché starebbe collaborando con il Bka, la polizia politica tedesca. «Andate a chiederlo a lei cosa c’ era scritto… I servizi sapevano bene che a Bologna quel giorno c’ era Thomas Kram e farlo saltare in aria con la stazione sarebbe stato come mettere la firma dei palestinesi sull’ eccidio… Così l’ Italia si sarebbe staccata dai palestinesi e avvicinata agli israeliani. Ma Kram (già interrogato dal pm Cieri, ndr) si è salvato e l’ operazione è fallita. Thomas era braccato passo passo dagli 007… In realtà era diretto a Perugia. Perché non tutti lo sanno, ma il ‘ 68 non è nato a Parigi, è nato a Perugia nel 1967»."
27 aprile 2009 - 1:45 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: intelligence, italia, medio-oriente, palestina, stati uniti, terrorismo.
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Un numero speciale dello Strategic Assessment dell’Institute for National Security Studies israeliano.
16 febbraio 2009 - 10:13 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: guerriglia, hamas, israele, palestina.
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L’analisi di Jeffrey White del Washington Institute for Near East Policy…
… e quella di Andrea Gilli su Epistemes.
19 gennaio 2009 - 1:07 am | by AllegraBrigata | 6 Comments »
Tags: hamas, israele, palestina.
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9 gennaio 2009 - 11:00 pm | by AllegraBrigata | No Comments »
Tags: guerriglia, hamas, israele, palestina.
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7 gennaio 2009 - 6:09 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: guerriglia, hamas, israele, palestina.
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Tre analisi del New York Times: qui, qui e qui.
Il Washington Post: qui
Haaretz: qui, qui, qui e qui.
Il Jerusalem Post: qui, qui e qui.
Dalla stampa italiana: l’analisi di Renzo Guolo su Repubblica, Francesca Paci e Van Creveldsu La Stampa, Battistini, Ferrari, Taub, Gal Berger, Morris e Caretto sul Corsera, Carlo Jean sul Messaggero, Bongiorni sul Sole24ore.
"Collezione" Guido Olimpio: qui, qui e qui. Sul Corsera di oggi, 30 dicembre: "Intelligence ed obiettivi mirati".
29 dicembre 2008 - 11:32 am | by Silendo | 13 Comments »
Tags: israele, palestina.
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15 dicembre 2008 - 12:28 pm | by AllegraBrigata | No Comments »
Tags: india, palestina, terrorismo.
ago
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da Corriere.it
GERICO — L’occhio di Bassam Abu Sharif vaga verso le montagne di roccia rossa che circondano Gerico. L’altro è fisso da oltre trent’anni nello stesso sguardo cristallizzato. «Un regalo del Mossad», dice. Nel 1970, era il portavoce del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, finito sulla copertina di Time come il «volto del terrore», durante i dirottamenti di Dawson’s Field. Quel volto viene devastato da un pacco bomba, spedito a Beirut due anni dopo.
Con la mano destra mutilata, si sforza di infilare le piccole pile nell’apparecchio acustico.
Ora è pronto a ricordare il periodo a fianco di George Habash, nell’ufficio politico del Fronte.
E’ lui che ha reclutato Ilich Ramirez Sanchez (e lo ha battezzato con il nome di battaglia Carlos), è lui che ha seguito, tra gli anni Settanta e Ottanta, la «politica estera» dell’Fplp, i rapporti internazionali, compresi quelli con l’Italia. Fino alla rottura con il gruppo e al ruolo di consigliere per Yasser Arafat.
E’ un uomo di 62 anni che, dopo la conversione a sostenitore della pace, ha voglia di raccontare. A volte fatica a ricordare le date, a volte le usa come appiglio per la memoria. Premette di poter parlare della «strategia generale», senza dettagli sulle operazioni. «Quello che le dico è la verità, non tutta la verità ».
Francesco Cossiga, in un’intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, parla di un accordo tra l’Italia e i palestinesi. Lo chiama «lodo Moro». Esisteva un’intesa con il Fronte popolare, potevate trasportare armi e esplosivi, garantendo in cambio immunità dagli attacchi?
«Ho seguito personalmente le trattative per l’accordo. Aldo Moro era un grande uomo, un vero patriota. Voleva risparmiare all’Italia qualche mal di testa. Non l’ho mai incontrato. Abbiamo discusso i dettagli con un ammiraglio, gente dei servizi segreti, e con Stefano Giovannone (capocentro del Sid e poi del Sismi a Beirut, ndr). Incontri a Roma e in Libano. L’intesa venne definita e da allora l’abbiamo sempre rispettata».
Che cosa prevedeva?
«Ci veniva concesso di organizzare piccoli transiti, passaggi, operazioni puramente palestinesi, senza coinvolgere italiani. Dovevamo informare le persone opportune: stiamo trasportando A, B, C… Dopo il patto, ogni volta che venivo a Roma, due auto di scorta mi aspettavano per proteggermi. Da parte nostra, garantivamo anche di evitare imbarazzi al vostro Paese, attacchi che partissero direttamente dal suolo italiano ».
Chi dovevate informare dei transiti?
«I servizi segreti. Chi altro? Non il ministero del Turismo».
L’intesa era valida anche per altre organizzazioni palestinesi?
«Posso parlare per il Fronte popolare ».
Qual era il ruolo di Saleh Abu Anzeh in Italia? Viene arrestato dopo il sequestro di due lanciamissili, destinati al Fronte popolare, e trovati in possesso di militanti di Autonomia Operaia.
«Saleh, Saleh… Adesso è grassissimo (ride). L’incidente è avvenuto prima dell’accordo, altrimenti l’avrei giustiziato personalmente, perché contravveniva al patto che io avevo sottoscritto ».
Il caso è del ’79, l’accordo doveva essere già in vigore.
«E’ vero era già in vigore. Vuol dire che Saleh aveva ricevuto ordini da altri ».
Durante il processo, il Fronte popolare chiede la restituzione dei lanciamissili e la scarcerazione di Abu Anzeh. Avete minacciato ritorsioni contro l’Italia?
«No. Mai. Saleh è stato trattato bene e noi non siamo mai venuti meno al patto».
Nessuna trasgressione?
«Diciamo che se un ex Brigate Rosse stava scappando, aveva bisogno di un rifugio per qualche tempo e ci chiedeva aiuto, non potevamo cacciarlo. Gli preparavamo un passaporto e lo facevamo andare via. Piccoli militanti, non gente importante. Le autorità italiane lo sapevano: il povero Giovannone veniva a protestare da me».
In che modo le Brigate Rosse erano collegate al Fronte popolare?
«Qualcuno di loro faceva parte dell’" Alleanza" che venne stabilita nel 1972, assieme a organizzazioni di tutto il mondo. Erano le "operazioni speciali" guidate da Wadie Haddad. Questi gruppi stranieri non sono mai stati ai nostri ordini, c’era solo coordinamento ».
Cossiga ha detto, sempre al Corriere: «La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese", che si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo ».
«In che anno è avvenuta la strage?» Il 2 agosto del 1980.
«Non c’entriamo niente. Nessuno ordine è venuto da me. Il massacro non ha niente a che vedere con organizzazioni palestinesi. Neppure un incidente. Non c’era nessuna ragione per farlo, soprattutto a Bologna».
Carlos ha dichiarato: «Siamo convinti che la strage di Bologna sia stata organizzata dai servizi americani e israeliani».
«Io posso parlare dei fatti che conosco. Vuole un’analisi? La Cia o il Mossad potrebbero aver usato un palestinese, un loro agente. E’ stato fatto esplodere, senza che lo sapesse, per accusare noi. Gli americani non erano affatto felici della nostra cooperazione con l’Italia. Soprattutto perché passavamo agli italiani informazioni top secret su quello che gli americani stavano facendo nel vostro Paese».
Ancora Carlos ha raccontato all’Ansa che l’ultimo tentativo del Sismi per salvare Moro è saltato per una sua «imprudenza » . Ci sarebbe stato un accordo per scarcerare alcuni brigatisti e portarli a Beirut.
«Avrei potuto salvare Moro. Nessuna imprudenza. Ho chiamato un numero, ho lasciato un messaggio dopo l’altro. Nessuna risposta. Davvero strano: una linea speciale e nessuno risponde ».
Qual è stato il ruolo del Fronte popolare nella trattativa con le Brigate Rosse?
«E’ complicato. Posso dire che eravamo pronti a fare quello che veniva richiesto »
Davide Frattini
14 agosto 2008 - 12:21 pm | by Silendo | 5 Comments »
Tags: intelligence, italia, medio-oriente, palestina, terrorismo.
ago
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Vi segnalo questo saggio, a me gentilmente inviato da un giovane analista 
"Hamas: How a Terrorist Organization Become a Political Power?"
13 agosto 2008 - 3:45 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: hamas, israele, palestina, terrorismo.