Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

L’information-sharing tra Intelligence ed aziende

apr
11


Si è svolto a fine marzo, presso l’Aspen Institute, un incontro a porte chiuse sul tema della sicurezza economica nazionale e dei rapporti tra aziende private ed organismi di informazione.
Ne dà conto proprio l’Aspen sul suo sito:

Nella competizione globale, l’informazione è uno strumento fondamentale per sostenere le possibilità di sviluppo e affermazione di un sistema Paese. Alla luce di questa considerazione, l’attività di intelligence economica svolta dai Servizi di informazione per la sicurezza della Repubblica appare come una leva essenziale, anche se certamente non l’unica, per preparare le decisioni governative riguardanti sia la difesa del sistema economico e produttivo dalle minacce esterne, sempre più gravi, sia la tutela e il sostegno alla proiezione estera delle imprese nazionali, oggi più che mai decisiva per la ripresa dello sviluppo.

Spetta dunque all’Esecutivo fissare le linee e le priorità della ricerca informativa affidata ai Servizi in questo delicato settore, sulla base di una puntuale, anche se spesso non facile, individuazione degli interessi nazionali – declinati in via generale dalle norme di legge – che permetta di distinguerli da quelli esclusivamente privati. La completa attuazione della riforma del 2007 richiede un deciso indirizzo politico che legittimi stabilmente i rapporti tra Servizi di informazione e imprese, inquadrandoli in una solida cornice di correttezza costituzionale.

logo disSono queste le premesse indispensabili affinché il rapporto pubblico-privato possa esprimere tutte le sue potenzialità positive nel campo del sostegno intelligence al sistema Paese. Oggi ciò avviene, del resto, in moltissimi Stati, col risultato che le imprese italiane si trovano spesso a operare all’estero in condizioni di particolare svantaggio.

Occorre perciò colmare questo divario adottando con urgenza le necessarie misure organizzative e ordinamentali che permettano di attivare un processo circolare nel quale sicurezza nazionale e sviluppo economico si alimentino reciprocamente, grazie ad una gestione accorta e efficiente delle informazioni, che coniughi la trasparenza delle procedure con la riservatezza dei contenuti.

In questa direzione appaiono ormai mature tutte le condizioni per creare un sistema di convenzioni che permetta ai Servizi – in attuazione di indirizzi politici precisi e coerenti con il dettato della riforma, che fa riferimento alla tutela degli interessi “economici, scientifici e industriali dell’Italia” – di collaborare direttamente con le aziende sulla base di apposite convenzioni, volte a disciplinare con chiarezza i termini e il campo della collaborazione, così come le modalità dello scambio di informazioni.

Lo strumento convenzionale appare oggi la via più sicura e immediata per creare una rete di rapporti stabili, efficaci e giuridicamente corretti tra l’intelligence nazionale e le organizzazioni di sicurezza delle maggiori aziende italiane, che sono spesso veri punti di eccellenza, per professionalità ed esperienza. Saper mettere a sistema questo patrimonio di risorse private con quello dell’intelligence pubblica è la chiave di volta per consentire un forte salto di qualità alla competitività dell’intero sistema Paese.

Più complesso, ma altrettanto urgente, è il problema della difesa e del sostegno competitivo alla multiforme galassia delle piccole e medie imprese, ricche di tecnologia e sempre più portate ad operare sui mercati esteri.

In questo caso il processo di organizzazione dei rapporti può passare, almeno in una prima fase, nella creazione di un “punto di contatto” istituzionale, al quale le imprese o le loro organizzazioni possano rivolgersi direttamente, anche in questo chiaro sulla base di regole certe, chiare e solidamente ancorate ai principi del nostro ordinamento costituzionale.

11 aprile 2013 - 4:57 pm | by | 3 Comments »
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I limiti del processo decisionale governativo italiano

mar
25


Stefano Silvestri, Presidente dell’Istituto Affari Internazionali, prendendo spunto dalla pessima gestione del caso dei nostri Marò evidenzia i limiti del processo decisionale di vertice del nostro governo e la conseguente necessità di una sua ristrutturazione che non può non passare anche attraverso l’istituzione di un consiglio di sicurezza nazionale:

[...] Benché il Presidente del Consiglio abbia la responsabilità di assicurare la linea politica del Governo, egli non è un Primo Ministro come in Gran Bretagna né ha i poteri del Cancelliere in Germania. La sua preminenza sui singoli ministri (le cui competenze sono definite e garantite per legge) è assicurata solo quando si esprime a nome del Consiglio. Nello stesso tempo, giorno per giorno, i singoli atti governativi, vengono in realtà preparati e decisi autonomamente dai singoli ministri, e dipende solo da loro decidere chi consultare e quando.
Il ruolo della Presidenza del Consiglio si è leggermente rafforzato nel tempo, sia con atti legislativi, sia (più sostanzialmente) per il ruolo crescente che il Presidente gioca in campo internazionale e all’interno dell’Unione Europea (come si desume anche dalle competenze che vengono man mano attribuite a cosiddetti ministri senza Portafoglio, cioè direttamente collegati alla Presidenza stessa). Ma il sistema resta farraginoso ed esposto ad errori e contraddizioni, in particolare quando (come in questo caso) il Presidente non è il leader indiscusso della maggioranza di governo (e non può quindi compensare la sua debolezza istituzionale con la sua forza politica).
Esistono metodi e procedure che potrebbero ovviare in larga parte a questa debolezza strutturale del Governo, ma essi non sono mai stati realmente adottati (salvo un paio di parziali tentativi rapidamente dimenticati, come accadde ad esempio durante un ormai lontano Governo Spadolini).
Si tratta di creare un sistema continuo di circolazione delle informazioni all’interno del Governo attraverso lo snodo istituzionale della Presidenza del Consiglio, in modo che il Presidente sia sempre informato in tempo reale dei comportamenti e delle scelte dei singoli Ministri e allo stesso tempo abbia a sua disposizione una struttura in grado di analizzarne le conseguenze, presentare eventuali ipotesi alternative o correttive e capace di intervenire subito per indirizzare le scelte stesse e controllarne l’attuazione.
Una tale struttura equivale in qualche misura al Consiglio per la Sicurezza Nazionale esistente negli Usa, ma presente sotto varie forme e con diverse competenze in molti altri Paesi, è situata presso la Presidenza e si avvale di strutture tecniche adeguate, quali una Sala Situazione e una Sala Operativa che, nel nostro caso, dovrebbero coincidere con il segretariato del Consiglio dei Ministri.
Non è chiaro perché una simile struttura non sia mai stata creata in Italia, al di là della volontà dei singoli dicasteri di garantirsi il margine massimo di autonomia di decisione e della sottovalutazione che quasi tutti i Presidenti del Consiglio hanno dimostrato dei benefici di un corretto e funzionante sistema informativo e decisionale. Il risultato però può a volte essere veramente deprimente, ed umiliante per il Paese.

25 marzo 2013 - 12:00 am | by | 10 Comments »
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Le parole dell’Intelligence XI: ciberspazio&C.

mar
22


Il recente decreto sulla sicurezza nel ciberspazio, più precisamente l’art.2, mi ha dato l’idea di riprendere il filo di una serie di post, interrotta ad ottobre scorso, su “Le parole dell’Intelligence. Si trattava, come forse ricorderete, di un semplicissimo raffronto tra le definizioni di alcuni termini contenute nel Glossario della nostra Intelligence e quelle contenute in un testo anglosassone in un certo senso simile: “Words of Intelligence” di Jan Goldman.
Nel DPCM 24 gennaio 2013, l’articolo 2 reca formale definizione di alcuni termini, tra i quali “spazio cibernetico”, “minaccia cibernetica” e “sicurezza cibernetica”. Tali definizioni sono sostanzialmente identiche a quelle pubblicate nel Glossario edito dal DIS.
Ho pensato, quindi, di andare a verificare come tali termini vengano definiti da Goldman e, con mia sorpresa, ho scoperto che nessuno di questi è contenuto nel libro.

Qui di seguito le definizioni dei principali termini “cyber” contenuti nel nostro Glossario.

Cyberspace:
L’insieme delle infrastrutture informatiche interconnesse, comprensivo di hardware, software, dati ed utenti nonché delle relazioni logiche, comunque stabilite, tra di essi. Include tra l’altro internet, reti di comunicazione, sistemi attuatori di processo ed apparecchiature mobili dotate di connessione di rete.

Cybersecurity:
Condizione in cui il cyber-space risulti protetto rispetto ad eventi, di natura volontaria od accidentale, consistenti nell’acquisizione e nel trasferimento indebiti di dati, nella loro modifica o distruzione illegittime ovvero nel blocco dei sistemi informativi, grazie ad idonee misure di sicurezza fisica, logica e procedurale.
Queste includono: audit di sicurezza, gestione di aggiornamenti (patches) di sicurezza, procedure di autenticazione, gestione degli accessi, analisi del rischio, rilevazione e reazione ad incidenti/attacchi, mitigazione degli impatti, recupero delle componenti oggetto di attacco, addestramento e formazione del personale, nonché verifica e potenziamento della sicurezza fisica dei locali dove sono collocati i sistemi informativi e di comunicazione.

Minaccia cibernetica:
Espressione impiegata per indicare l’insieme delle condotte controindicate che possono essere realizzate nel e tramite il cyber-space ovvero in danno di quest’ultimo e dei suoi elementi costitutivi. Si sostanzia in attacchi cibernetici: azioni di singoli individui o organizzazioni, statuali e non, finalizzate a distruggere, danneggiare o ostacolare il regolare funzionamento dei sistemi e delle reti e/o dei sistemi attuatori di processo da essi controllati, ovvero a violare integrità e riservatezza di dati/informazioni.
A seconda degli attori e delle finalità, si parla di:
- criminalità cibernetica (cyber-crime): complesso delle attività con finalità criminali (quali, per esempio, la truffa o frode telematica, il furto d’identità, la sottrazione indebita di informazioni o di creazioni e proprietà intellettuali);
- spionaggio cibernetico (cyber-espionage): acquisizione indebita di dati/informazioni sensibili, proprietarie o classificate;
- terrorismo cibernetico (cyber-terrorism): insieme delle azioni ideologicamente motivate, volte a condizionare uno stato o un’organizzazione internazionale.
Tale categorizzazione ha valenza meramente descrittiva, fermo restando che, in concreto, l’azione controindicata spesso non presenta alcuna caratterizzazione peculiare: un’intrusione in un sistema informatico, per esempio, può essere strumentale tanto alla sottrazione di dati per fini di lucro (matrice criminale) quanto ad intenti spionistici o terroristici oppure, ancora, ad attività di cd. “hacktivism” o “cyber agitation” (l’impiego di computer e di sistemi correlati, con o senza il ricorso a tecniche di hackeraggio, quale forma di protesta ideologicamente motivata).

Cyberwar:
L’insieme delle operazioni condotte nel e tramite il cyber-space al fine di negare all’avversario – statuale o non – l’uso efficace di sistemi, armi e strumenti informatici o comunque di infrastrutture e processi da questi controllati. Include anche attività di difesa e “capacitanti” (volte cioè a garantirsi la disponibilità e l’uso del cyber-space).
Può assumere la fisionomia di un conflitto di tipo “tradizionale” – quando coinvolge le forze armate di due o più stati – ovvero “irregolare”, quando si svolge tra forze ufficiali e non ufficiali.
Può rappresentare l’unica forma di confronto ovvero costituire uno degli aspetti di un conflitto che coinvolga altri dominii (terra, mare, cielo e spazio); in entrambi i casi, i suoi effetti possono essere limitati al cyber-space ovvero tradursi in danni concreti, inclusa la perdita di vite umane.

Cyber-intelligence:
Ricerca ed elaborazione di notizie di interesse nel e sul cyber-space al fine di prevenire, rilevare, contenere e contrastare le minacce alla sicurezza nazionale, con riguardo ad esempio alle infrastrutture critiche.

22 marzo 2013 - 5:55 pm | by | 4 Comments »
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E’ stato pubblicato il DPCM 24 gennaio 2013

mar
19


Firmato a gennaio, è stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio del 24 gennaio 2013 contente gli indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale.

DPCM 24 gennaio 2013

Dopo aver letto con (spero) molta attenzione il decreto ecco qui di seguito alcune mie veloci considerazioni.
Premessa, qualora ce ne fosse bisogno:  non si tratta di una strategia. E’ ovvio, direte voi dopo aver letto il DPCM. Non per tutti lo è, rispondo io. La strategia deve ancora venire e se già è stata formulata, come qualcuno sostiene, essa deve ancora essere pubblicata.
Il decreto, come espressamente dichiarato, “definisce, in un contesto unitario e integrato, l’architettura nazionale relativamente alle infrastrutture critiche materiali ed immateriali con particolare riguardo alla protezione cibernetica e alla sicurezza informatica nazionali, indicando a tal fine i compiti affidati a ciascuna componente ed i meccanismi e le procedure da seguire ai fini della riduzione della vulnerabilità, della prevenzione dei rischi, della risposta tempestiva alle aggressioni e del ripristino immediato della funzionalità dei sistemi in caso di crisi”. In altri termini si tratta di un atto normativo col quale si definiscono architettura istituzionale e procedure. Insomma, chi fa e che cosa.
Peraltro, già nell’ambito del Gruppo di studio per la sicurezza dell’utilizzo dello spazio cibernetico era emersa l’esigenza di un riordino dell’organizzazione degli uffici esistenti e delle relative competenze in ambito cyber ed è, nella sostanza, ciò che è stato fatto tramite il presente decreto.
Il modello adottato, se così si può dire, è quello classico, c.d. “integrato”. In cima alla piramide, con compiti di direzione politico-strategica, sono il Presidente del Consiglio ed i ministri del CISR ai quali spetta la formulazione del “quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico” e del “Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali”. Leggendo le definizioni che di entrambi – quadro strategico e piano nazionale -vengono date nel decreto direi che si tratta, di fatto, della strategia di cyber-security.
A supporto del vertice politico-strategico, in via permanente, vengono collocati un “organismo collegiale di coordinamento” ed un Nucleo per la sicurezza cibernetica. Più precisamente, il primo opera a supporto del CISR, il secondo, istituito all’interno dell’Ufficio del Consigliere militare, opera a supporto del Presidente del Consiglio.
L’organismo collegiale, presieduto dal Direttore generale del DIS, dovrebbe essere il “CISR tecnico” di cui si accenna sia nella relazione annuale del COPASIR che in quella del Governo, istituito lo scorso anno con il DPCM 26 ottobre 2012, n.2.
Il Nucleo, invece, viene istituito con l’attuale provvedimento ed è, nel campo della prevenzione e della preparazione a crisi cibernetiche, lo strumento di raccordo ed integrazione tra le varie amministrazioni e gli uffici con competenza. E’ presieduto dal Consigliere militare ed è composto da rappresentanti delle principali amministrazioni, compresa la Protezione Civile. Ha a disposizione un’unità di allertamento che opera senza soluzione di continuità e tra i suoi compiti vi è quello di attivare il Tavolo interministeriale di crisi cibernetica nel caso in un evento cibernetico sia ritenuto tale da mettere in pericolo la sicurezza nazionale o richieda comunque un coordinamento interministeriale. Sarà poi compito del Tavolo, presieduto dal Consigliere militare, garantire il coordinamento nella gestione della crisi, avvalendosi anche dal CERT (che, peraltro, non mi risulta essere stato ancora istituito).

L’Intelligence, in linea con le proprie competenze ed attribuzioni, provvede ad assicurare la raccolta informativa, le analisi strategiche e le previsioni in materia di sicurezza cibernetica. Centrale il ruolo del DIS. Non solo, infatti, il suo Direttore presiede l’organismo collegiale di coordinamento, principale supporto del CISR e cinghia di trasmissione tra vertice politico-strategico e singole amministrazioni, ma all’interno della Scuola di formazione il decreto istituisce anche un comitato scientifico composto da esperti del mondo accademico, della pubblica amministrazione e del settore privato con il compito di “formulare ipotesi di intervento rivolte a migliorare gli standard ed i livelli di sicurezza dei sistemi e delle reti“.

Il DPCM, infine, contiene le definizioni di “spazio cibernetico“, “sicurezza cibernetica“, “minaccia cibernetica” ed “evento cibernetico“. Se non erro è la prima volta che tali termini vengono formalmente definiti all’interno di un testo legislativo italiano.

19 marzo 2013 - 11:32 pm | by | 17 Comments »
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Abbiamo un documento strategico per l’energia

mar
18


Quasi dimenticavo che lo scorso 8 marzo, con apposito decreto, il Ministro dello Sviluppo Economico ed il Ministro dell’Ambiente hanno formalmente approvato la Strategia energetica nazionale la cui bozza era stata pubblicata nell’ottobre dello scorso anno e messa a disposizione per una pubblica consultazione.
Qui gli elementi chiave del documento

 

Strategia Energetica Nazionale

18 marzo 2013 - 3:21 pm | by | 30 Comments »
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Sulla dipendenza e la sicurezza energetica in Italia

mar
15


Tramite il sempre interessante blog del bravo Matteo Verda sono venuto a conoscenza di questa newsletter del GME. Nel numero 58 Stefano Clò analizza la dipendenza energetica del nostro Paese.
Come scrive Matteo: “Una buona lettura, che mette in luce il buon grado di sicurezza degli approvvigionamenti italiani, dovuto alla diversificazione.

15 marzo 2013 - 9:24 pm | by | 2 Comments »
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Un po’ di economia e geopolitica secondo Goldman Sachs

mar
13


Qualche giorno fa, al Workshop Ambrosetti, Jim O’Neil, famoso economista della Goldman Sachs (fu lui a coniare l’acronimo BRIC), ha tenuto un intervento (qui le slides) sullo stato e sulle prospettive dell’economia internazionale.
A chi fosse interessato a capire come la banca d’affari americana vede il mondo consiglio l’Outlook 2013 della Investment Management Division.

13 marzo 2013 - 3:25 pm | by | No Comments »
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Dall’inaugurazione della Scuola di formazione del Sistema

mar
07


Oggi il Dipartimento Informazioni per la Sicurezza ha pubblicato il testo degli interventi del Presidente del Consiglio e del Direttore Generale Massolo all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola di formazione della nostra Intelligence. Qui di seguito alcuni dei passaggi più interessanti (a mio modesto parere).

- Sull’attuazione della riforma prevista dalla legge 124 del 2007:

L’inaugurazione di oggi si colloca in un contesto temporale molto significativo. Si può infatti, a questo punto, ritenere concluso il percorso di riforma dello strumento d’intelligence avviato con la legge n.124 del 2007,che aveva introdotto significative novità in un settore per sua natura delicato e sensibile, e che ha avuto un importante momento di affinamento con la legge n. 133, varata l’anno scorso all’unanimità[...] Con questi provvedimenti normativi, e con i regolamenti interni messi a punto negli ultimi mesi, si è infatti compiuto un importante processo di riforma, il cui obiettivo è stato quello di dotare il Paese di uno strumento agile, pienamente in grado di rispondere alle sfide e alle minacce del mondo in cui viviamo. E’ stato costituito e si sta sviluppando un vero e proprio “sistema” organico di soggetti e interazioni, atto a tutelare e garantire la nostra sicurezza nazionale. La riforma del Comparto intelligence ne ha profondamente ridisegnato le strutture e razionalizzato gli strumenti, anche tenendo a mente le necessità poste dalla spending review. (Intervento del Presidente del Consiglio)

-Sul rapporto tra Intelligence e decisore:

[...] l’intelligence ha come compito primario quello di reperire, analizzare, fornire al decisore politico informazioni utili, proprio perché il decisore politico possa prendere le decisioni più opportune o quanto meno quelle più informate a tutela della sicurezza nazionale.
Noi non ci illudiamo e non vogliamo fare supplenza e siamo solo una delle componenti del decision making di un governo, del decision making di un sistema Paese. Ma forse possiamo essere una componente che ogni tanto vede anche al buio o per lo meno che dovrebbe aiutare chi decide a basare le proprie decisioni su qualcosa che è stato visto al buio e che forse non era così evidente che altri vedessero. [...] l’intelligence è una componente ma è una componente forse meglio piazzata di altri per fornire al governo una sintesi, un raccordo tra informazioni e realtà differenti che qualcuno deve in qualche modo deve pur mettere insieme e offrire all’analisi del livello politico. [...] proprio perché non possiamo fare tutto, noi abbiamo assolutamente bisogno di essere molto accurati nelle priorità e questo significa che l’intelligence deve essere quanto più vicina possibile al decisore politico, deve in qualche modo partecipare ad un disegno comune di fissazione e di priorità con i principali stakeholder del sistema, quindi anzitutto con i ministri membri del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica decidere insieme, andare avanti ricevendo, sapendo cosa in quel momento interessa che l’intelligence faccia o cerchi. (Intervento del Direttore Generale) 

- Sul rapporto tra Intelligence ed aziende:

[...] stiamo intensificando questo rapporto, faremo presto una convenzione aperta alla firma delle aziende che intendono sottoscriverla, basata sullo scambio aperte delle informazioni, basata soprattutto sull’emersione di un rapporto. È chiaro che i Servizi hanno poi come punto primario di offrire al proprio Governo e chiedere al proprio Governo cosa poi e fino a che punto estendere le informazioni di cui vengono in possesso. Però se poi sottostante c’è un livello, c’è un quadro diciamo normativo e convenzionale e pattizio chiaro, questo è tutto a vantaggio del Sistema. (Intervento del Direttore Generale)

- Sul reclutamento:

Vi è poi la prosecuzione dell’opera di rinnovamento del capitale umano della nostra intelligence, per il reclutamento del quale si stanno sperimentando [...] metodi e procedure innovativi, che favoriscono l’apporto anche di risorse provenienti dalle Università e dalla società civile, in sinergico affiancamento con le professionalità più tradizionali. Uno strumento moderno non può infatti prescindere dal dotarsi di risorse umane, capacità e conoscenze nuove, indispensabili per affrontare le minacce emergenti in settori critici sensibili, come quelli dell’economia e della finanza, dei mercati energetici, o ancora della protezione degli assetti cibernetici.
Sono settori in cui tutti i Paesi nostri alleati si stanno attrezzando, ma voglio ricordare come questo sia particolarmente necessario per l’Italia, dove più che altrove è evidente il rapporto che lega l’economia della conoscenza e del saper fare alla competitività del sistema Paese. Questo per noi è un asset, è un vantaggio competitivo assolutamente fondamentale, non ancora pienamente valorizzato, ma che non possiamo permetterci di non proteggere adeguatamente. (Intervento del Presidente del Consiglio)

Tutto questo comporta un’esigenza di reperimento di nuove professionalità, anche da bacini non tradizionali. E devo dire che oltre il 60% dei reclutamenti che abbiamo fatto nell’anno 2012 viene da bacini non tradizionali. (Intervento del Direttore Generale)

- Sulla Scuola unica di formazione e sulla diffusione della cultura della sicurezza:

A questo risponde la nostra Scuola che è come dicevo unificata, non più tre Scuole ma una Scuola unica, con dei percorsi formativi, per l’appunto, di questa doppia accezione, valoriale e professionale, ma anche con il compito che le abbiamo dato di essere catalizzatore per la promozione di una rinnovata, una nuova, direi a questo punto, cultura della sicurezza. [...] quella cultura della sicurezza che forse in passato non è sempre stata così presente alle menti in questo Paese e che consiste essenzialmente nel far crescere la consapevolezza per i temi dell’interesse nazionale e soprattutto del tema della sua difesa, della difesa dell’interesse nazionale in tutte le declinazioni che l’interesse nazionale assume in un mondo globalizzato.
E da questo punto di vista la Scuola è un veicolo per un’operazione di outreach, per il coinvolgimento di istituzioni, di soggetti della società civile, di università e abbiamo rapporti di collaborazione con la gran parte di essi.
(Intervento del Direttore Generale)

7 marzo 2013 - 11:45 pm | by | 72 Comments »
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E’ stata inaugurata la Scuola di formazione dell’Intelligence

mar
06


Da Governo.it:

logo disIl Presidente del Consiglio, senatore Mario Monti, ha inaugurato oggi l’anno accademico della Scuola di formazione del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nell’aula magna dell’Aisi, alla presenza dell’Autorità delegata, prefetto Gianni De Gennaro.
Introdotta dal Direttore generale del Dis, ambasciatore Giampiero Massolo, la cerimonia ha visto la prolusione del professor Andrea Sironi, Rettore dell’Università Bocconi di Milano, sul tema “La crisi finanziaria, l’Italia e l’Europa”.
Con l’inaugurazione dell’anno accademico entra nella fase operativa la scuola unica del Comparto intelligence, una struttura – prevista dalla legge di riforma del 2007 – dove sono confluite tutte le competenze in materia di formazione, aggiornamento, addestramento specialistico e tecnico-operativo degli appartenenti al comparto Intelligence, razionalizzando l’offerta formativa fornita finora da Aisi e Aise.
Si costituisce così un polo unitario che lavorerà in collaborazione con i centri di ricerca e il mondo accademico, testimoniato oggi al più autorevole livello dall’intervento del Rettore della Bocconi. L’invito al professor Sironi, del resto, è il segno del dialogo e di una nuova sensibilità delle università italiane, impegnate nella messa a punto di nuovi prodotti formativi e nella ricerca dedicati all’intelligence, nel quadro della promozione della cultura della sicurezza sostenuta dal Dis in coerenza con la legge di riforma.
Il rinnovamento e l’aggiornamento del capitale umano dell’intelligence, di cui la Scuola unica si fa portatrice, puntano in particolare a soddisfare obiettivi formativi specializzati e strategici: quelli del mondo economico-finanziario, la sicurezza cibernetica, la protezione delle infrastrutture critiche. La prospettiva finale è formare e addestrare risorse umane in grado di affrontare gli interessi politico-militari dello Stato ma anche le minacce emergenti alla nazione in settori critici sensibili – come i mercati energetici, le speculazioni finanziarie o lo spionaggio industriale – in un’economia globalizzata e priva di confini.
In questo senso l’attività di intelligence si sviluppa non solo per la prevenzione dei rischi sulla sicurezza degli interessi economici nazionali in Italia e all’estero, ma anche per svolgere un supporto strategico alle decisioni di Governo per sostenere l’Italia nella ripresa, lo sviluppo e la competizione internazionale.

6 marzo 2013 - 1:51 pm | by | 32 Comments »
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I professori e l’intelligence

mar
04


L’idea di questo post nasce dalla notizia, pubblicata qualche giorno fa, secondo la quale la nostra Intelligence starebbe ”chiamando a raccolta i professori“.
I servizi italiani“, secondo l’Espresso, starebbero “selezionando docenti universitari di storia contemporanea, economia, semiotica e relazioni internazionali proponendo rapporti di consulenza stabili o prestazioni spot su singoli argomenti“. L’obiettivo sarebbe quello di individuare “consulenti eccellenti, in grado di leggere gli scenari internazionali e interni e le minacce economiche per il nostro Paese.” Che la notizia sia vera o no è comunque una buona occasione per tornare a parlare di “outreach” ovvero del ruolo che l’accademia può avere per un sistema di intelligence.
Il caso ha voluto che proprio nel numero del Journal of Intelligence and Counterintelligence appena pubblicato sia contenuto un saggio sull’esperienza spagnola in fatto di rapporti tra mondo accademico e servizi segreti. Il titolo del saggio (a pagamento) è “Academics as Strategic Stakeholders of Intelligence Organizations: A View from Spain” e l’autore è Ruben Arcos, docente di scienze della comunicazione e coordinatore del primo master spagnolo in “Intelligence Analysis”.

Arcos adotta un approccio da teoria degli stakeholders per evidenziare l’importanza di una collaborazione strutturata tra Intelligence ed accademici ed il ruolo, fondamentale, che questi hanno nel plasmare le percezioni pubbliche sui temi della sicurezza nazionale.
La premessa è che i mutamenti avvenuti dalla fine della Guerra Fredda hanno modificato il “paradigma dell’intelligence” che adesso, riprendendo quanto scritto da William Lahneman, consta di due elementi: “(1) the traditional puzzle-solving intelligence process which relies on secrecy for addressing state-based threats, and (2) what may be called the “adaptive interpretations paradigm” for transnational threats, which depends on openness and trust, and relies upon information provided by outsiders”.
E’ proprio in questo nuovo paradigma che, scrive Arcos, il mondo accademico diviene un asset strategico per l’Intelligence, sia come produttore di conoscenza (informazioni/analisi) che come attore in grado di influenzare i c.d. “stakeholders” che, per un sistema di intelligence, sono in primo luogo decisore, legislatore, media e cittadini.
Il primo punto è, a mio avviso, abbastanza intuitivo ed ovvio. Ricercatori e docenti possono utilmente contribuire ad accrescere il livello analitico di un sistema di informazioni per la sicurezza nazionale, in particolar modo sul piano strategico.
Il secondo punto, invece, è un po’ meno intuitivo e necessita qualche chiarimento ulteriore. Scrive Arcos:

Transparency is a fundamental principle of democracies. For the same reason, properly communicating to the general public what intelligence is, what an intelligence agency does, what services it is supposed to provide, how the agency provides these services and carries out its functions, and why its operations require a space of secrecy outside general public accountability, is essential. Citizens are affected by the achievement of the intelligence mission and its objectives, and they also can grant or deny understanding and support to the intelligence services through exerting influence on their representatives. Educating the public about intelligence issues, processes, and functions becomes essential for the intelligence mission if, as Arthur Hulnick has pointed out, it improves the ability to get resources, to serve intelligence consumers, or recruit human talent.

Spiegare cosa sono, a cosa servono e come funzionano i Servizi è fondamentale per una democrazia così come è importante che il decisore, il legislatore ed i media, oltre ai cittadini, siano ben informati sui meccanismi e sulle dinamiche della sicurezza nazionale. Scrive, ad esempio, Arcos:

[...] like other governmental organizations, intelligence agencies are required to address their mission competently and most of the time efficiently. Intelligence services must satisfy the consumers’ requirements with good intelligence products by understanding their needs. At times, the intelligence agency might need to explain the difficulty of addressing consumers’ needs with the resources at its disposal. The subsequent augmentation of those resources may imply that, at least in that case, the agency’s ability to retain the support of the general public and of the media has been affirmed, leading thereby to political support within the government. Conversely, a lack of public perception or understanding of an intelligence agency’s mission and operating practices can decrease consumer support.

Le università ed i think-tank, in tutto ciò, svolgono un ruolo unico  in quanto possono contribuire potentemente a plasmare le percezioni pubbliche sviluppando un serio corpus studiorum sull’intelligence e sulle discipline connesse.
Attenzione, non si tratta di un’attività di “public relations”, più o meno occulta, tramite la quale un Servizio segreto paga questo o quel docente o opinion-maker per influire a proprio vantaggio sulle percezioni pubbliche in vista di uno specifico obiettivo. Si tratta, invece, di agevolare la diffusione della cultura della sicurezza e dell’intelligence, innalzando il livello di comprensione e conoscenza di un mondo che, per sua storia, è segreto e nascosto ai più.

Uno studio del 2008 di Gregory Treverton, pubblicato dal National Defence College svedese, elenca (pagg. 11-18) le possibile forme di “outreach accademico” dell’Intelligence ovvero di collaborazione tra Servizi e mondo della ricerca.
Si va, così, dalla co-produzione, anche virtuale, di studi ed analisi a varie forme, anche di lungo periodo, di collaborazione consulenziale con esperti e docenti, all’istituzione di gruppi di lavoro misti su specifiche questioni, all’organizzazione di seminari o di veri e propri cicli di conferenze in partnership con istituzioni accademiche, alla creazione di riviste scientifiche specializzate, fino ad arrivare alla pubblicazione, magari in sintesi, di veri e propri report analitici dell’Intelligence. Il tutto, in genere, è accompagnato da un accorto uso del web e dei siti istituzionali che sono divenuti, oramai, il principale strumento di comunicazione e di interfaccia.

Approaches to Outreach for Intelligence

In questo settore il mondo anglosassone è all’avanguardia, in particolare gli Stati Uniti. Basti pensare – vado a caso – al Center for the Study of Intelligence della Cia che, oltre a produrre una rivista di prima qualità in collaborazione con ricercatori ed esperti esterni, effettua ricerche e gestisce un avanzato programma di relazioni accademiche, oppure ai consolidati rapporti tra la RAND Corporation e l’Intelligence americana. Un altro esempio di outreach, su scala globale, è il famoso Global Futures Forum, “a multinational community initiated in 2005 that works at the unclassified level to make sense of emerging and future transnational and global security challenges“.
Lo stesso National Intelligence Council, di cui spesso abbiamo scritto qui sul blog, ha tra i suoi programmi di punta il “NIC Associates Program” (già Global Expertise Reserve Program), esperti provenienti dalle università, dai think-tank e dal settore corporate che partecipano a conferenze, scambiano informalmente opinioni con gli analisti del NIC, preparano draft su argomenti specifici e forniscono collaborazione nella preparazione di specifici National Intelligence Estimates, il prodotto analitico di punta dell’intera comunità dei Servizi americani. A ben vedere, quindi, il NIC Associates Program altro non è che un ben strutturato programma di consulenza, di “outreach”, che non soltanto permette all’Intelligence Community di assorbire expertise esterne ma apre anche un ponte tra accademia, business e Servizi segreti rendendo questi ultimi più trasparenti.

Da metà degli anni Duemila, il Centro Nacional de Inteligencia (CNI) gestisce un programma per la diffusione della cultura dell’intelligence nel cui ambito vengono organizzati convegni e seminari e prodotti monografie e studi (tra i quali anche un glossario dell’intelligence). Scopo dichiarato del programma è quello di far diventare l’intelligence disciplina accademica di studio e di trarre beneficio dalla conoscenza di ricercatori ed accademici integrandola all’interno del CNI.
Tra i risultati raggiunti dal programma spagnolo vi è la creazione di un network tra Università volto allo sviluppo degli studi di intelligence che ha portato, nel 2007, alla creazione della prima rivista scientifica sull’intelligence - Inteligencia y seguridad: Rivista de analisis y prospectiva - e, nel 2009, alla nascita del primo master in analisi di intelligence.

In conclusione, scrive Ruben Arcos:

After an introductory phase, the project has consolidated with positive results: a growing interest in intelligence and Intelligence Studies from academics, students, business, and departments from the Spanish government; a growing number of seminars, workshops, and programs organized by universities; an emerging concept of developing and maintaining intelligence reserves; an increasing demand by companies for people trained in intelligence analysis; a growing body of intelligence literature in Spanish; development of several research projects on intelligence. In addition, scholars are building relations with colleagues from other countries; and journalists are beginning to ask for academic intelligence experts when producing news or special reports. An active conversation on intelligence now takes place in social media channels.[...]
the CNI’s Intelligence Culture Initiative’s achievements are clearly positive, and the strategy implemented for producing an intelligence culture through outreach to academic scholars is working, both in terms of cultural influence, as well as in configuring a sort of informally augmented Intelligence Community. The Initiative has provided interaction frameworks for the intelligence service and its stakeholders, enabling relationships among intelligence officials and such nongovernment experts as executives and practitioners from business, intelligence services, and academics.

4 marzo 2013 - 8:00 pm | by | 13 Comments »
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La Relazione 2012 sulla politica dell’informazione per la sicurezza

feb
28


Sommo gaudio: i nostri Servizi hanno diffuso l’annuale Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza.
Buona lettura (e commento).

 

Relazione Sulla Politica Dell’Informazione Per La Sicurezza 2012

Qui di seguito una breve rassegna stampa (in aggiornamento): “Servizi, crisi alimenta tensione sociale” (Corriere della Sera), “Gli 007: rischi eversivi dalla crisi economica. Camorra, è ora una vera forza militare” (La Repubblica), “Cyberwar, una minaccia concreta per l’Italia” (Huffington Post), “La crisi alimenta l’eversione” (Unità).

28 febbraio 2013 - 12:55 pm | by | 9 Comments »
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Un convegno tra “previsori” strategici

feb
18


Sta per iniziare a Bruxelles, organizzato dallo European Strategy and Policy Analysis System (ESPAS), un convegno di due giorni dal titolo: “Developing Strategic Thinking in the European Union – Global Trends 2030“.
Presenti tra i relatori: Robin Niblett, direttore di Chatham House, Mathew Burrows, responsabile del ben noto programma “Global Trends” del National Intelligence Council, Jansen Wee, capo del RAHS Think Centre di Singapore, Daniel Gros (Centre for European Policy Studies), Giovanni Grevi, direttore dello spagnolo  FRIDE, Simon Serfaty, (CSIS) e Álvaro de Vasconcelos.

18 febbraio 2013 - 1:30 pm | by | 3 Comments »
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