Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

Sui limitati effetti di Stuxnet

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Il RUSI Journal ha pubblicato nell’ultimo numero un articolo di Ivanka Barzashka nel quale l’autrice, ricercatrice del Centre for Science and Security Studies del King’s College, sintetizza un’analisi da lei compiuta sulla reale efficacia del sabotaggio ai danni dell’infrastruttura nucleare iraniana realizzato tramite il worm Stuxnet.
La Barzashka, che per il suo studio si è avvalsa di dati di pubblico dominio, ritiene che il worm abbia prodotto effetti molto ridotti (se non, addirittura, controproducenti) e che, quindi, sia stato ampiamente sopravvalutato dalla stampa internazionale.
Una posizione molto interessante perchè, qualora fosse confermata, motiverebbe, forse, un certo ripensamento sulle attuali potenzialità delle c.d. “cyber-weapon“.
Scrive la ricercatrice:

[...] IAEA data does not prove that Stuxnet infected Natanz, but neither does it rule out that possibility. Analysis of trends in centrifuge numbers shows a correlation between an unexplained drop in machines and the first Stuxnet attack in 2009, but not consecutive attacks – contrary to reports that the malware was wrecking Iranian machines in 2010. If sabotage did occur, it was short-lived and most likely happened between May and November 2009. The situation appears to have been under control by 2010. More significantly, Iran’s ability to successfully operate new machines was not hindered. Stuxnet’s effects have not simply ‘worn off’, as media have widely reported. The malware did not set back Iran’s enrichment programme, though perhaps it might have temporarily slowed down Iran’s rate of expansion. Most importantly, Stuxnet or no Stuxnet, ceteris paribus, Iran’s uranium enrichment capacity increased and, consequently,so did its nuclear-weapons potential. [...]

13 maggio 2013 - 9:00 am | by | 7 Comments »
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Attacco aereo israeliano alla Siria

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Secondo la CNN Israele avrebbe compiuto un raid aereo sul territorio siriano, attaccando un deposito o un trasporto di armi:

[...] Ma ovviamente si tratta di informazioni preliminari. Non c’è infatti neppure certezza di quando sia avvenuto il raid. Si è parlato di giovedì o venerdì. Uno sviluppo comunque importante che dimostra come il conflitto rischi di allargarsi coinvolgendo altri attori. Israele, in passato, ha già sferrato incursioni in territorio siriano. Operazioni tese a distruggere equipaggiamenti importanti, missili e tecnologia che il regime di Assad aveva intenzione di trasferire ai miliziani filo-iraniani dell’Hezbollah. Il movimento libanese è un alleato chiave di Damasco ed ha mandato i suoi guerriglieri a combattere al fianco del regime. Un aiuto interessato perché è attraverso la Siria che l’Iran invia rifornimenti militari all’Hezbollah. Più volte il governo israeliano ha indicato che sarebbe intervenuto per impedire il passaggio di armi ritenute «strategiche». Gerusalemme teme che Bashar Assad voglia consegnare missili terra-terra a lungo raggio e altri apparati ai miliziani libanesi. [...]

Aggiornamento (05.05.2013): “Nuovo raid di Israele in Siria: colpite basi militari a Damasco“.

4 maggio 2013 - 6:12 am | by | 11 Comments »
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Armamenti statunitensi verso il Medio-Oriente

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Dalla Reuters:

Defense Secretary Chuck Hagel said on Sunday a $10 billion arms deal under discussion with Washington’s Arab and Israeli allies sent a “very clear signal” to Tehran the military option remains on the table over its nuclear program.
“The bottom line is that Iran is a threat, a real threat,” said Hagel, who arrived in Israel on Sunday on his first visit to Israel as defense secretary.

“The Iranians must be prevented from developing that capacity to build a nuclear weapon and deliver it,” he told reporters on his plane.
The first stop on Hagel’s week-long Middle East trip came two days after the Pentagon said it was finalizing a weapons deal to strengthen the militaries of Israel and two of Iran’s key rivals – Saudi Arabia and the United Arab Emirates.
The deal includes the sale of KC-135 aerial refueling tankers, anti-air defense missiles and tilt-rotor V-22 Osprey troop transport planes to Israel as well as the sale of 25 F-16 Fighting Falcon jets to the UAE.
The UAE and Saudi Arabia also would be allowed to purchase weapons with so-called “stand-off” capabilities that enable them to engage the enemy with precision at a distance. Defense officials said the “stand-off” arms would give the two countries more sophisticated systems than they currently have.
Asked if the arms deal sent a message that the military option was on the table if Tehran moved to build a nuclear weapon, Hagel said: “I don’t think there’s any question that that’s another very clear signal to Iran.”
But he added the military option had been “very clear to Iran for some time” and said the arms deal was a continuation of the U.S. policy to maintain Israel’s so-called “qualitative military edge” in the region, a general reference to the supply of advanced U.S.-made weaponry and technology to the Jewish state. (…)
 

21 aprile 2013 - 2:30 pm | by | 1 Comment »
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Scenari per il 2013 (e non solo) – settima parte

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Speravate che mi fossi dimenticato di voi? Ed invece no! Qui e qui due analisi per il 2013 ed oltre di Alessandro Fugnoli, strategist del Fondo Kairos.
Fugnoli realizza una rubrica settimanale di strategia, “Il rosso ed i nero”, che, a mio avviso, offre sempre spunti piuttosto interessante.

6 gennaio 2013 - 12:30 pm | by | No Comments »
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Le priorità della Casa Bianca in Medio-Oriente

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secondo Maurizio Molinari (La Stampa):

[...] Le priorità in questo momento per la Casa Bianca sono scongiurare il collasso dei propri alleati» aggiunge Robert Satloff, analista di Medio Oriente del “Washington Institute”, secondo il quale “il crollo della Giordania a causa della guerra in Siria e l’implosione dell’Anp per l’offensiva di Hamas contro Israele a Gaza” sono le mine da disinnescare. Da qui la necessità di «far cadere Assad il prima possibile», concordano Danin e Satloff, per potersi dedicare al rilancio del negoziato diretto IsraeleAnp, a cui Obama dedicò una parte importante del discorso sulla Primavera araba del maggio 2011. Di questo Obama ha parlato al telefono con Netanyahu il 7 novembre, affidando ieri al consigliere per la sicurezza Tom Donilon un incontro con il parigrado israeliano Yaakov Amidror alla Casa Bianca. Per Obama si tratta di un “«percorso a tappe», come riassume una fonte diplomatica, nel quale «il tempo non gioca a suo favore».

Da qui la scelta di tentare di sciogliere i nodi più urgenti: favorendo in Siria un’opposizione più solida e chiedendo ad Abbas di rinunciare al riconoscimento unilaterale all’Onu perché ciò pregiudica nuovi colloqui con Israele sullo status finale. La reazione dell’Anp è stata negativa perché «non possiamo rinunciare alla strada dell’Onu – ha detto il portavoce Nabil Abu Rdaineh – fino a quando Israele continuerà la politica degli insediamenti». Ciò significa che Abbas condiziona il passo indietro all’Onu al blocco degli insediamenti, nell’evidente intenzione di spingere Obama a porre questa condizione al governo di Gerusalemme. Si tratta di uno scenario simile a quello che Obama affrontò nel 2009 quando l’affondo contro gli insediamenti portò a tensioni con Israele. L’interrogativo è quale strada seguirà ora. Una prima indicazione verrà da chi designerà consigliere per il Medio Oriente in un team rimasto senza nomi di punta.

13 novembre 2012 - 8:30 pm | by | 5 Comments »
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