… l’articolo del Corriere.it.
gen
13
13 gennaio 2013 - 12:14 pm | by Silendo | 10 Comments »
Tags: francia, intelligence, somalia.
dic
17
Il problema delle armi chimiche siriane ed i piani di contingenza statunitensi e NATO ben descritti in un articolo del Washington Post e del Foglio.
17 dicembre 2012 - 11:30 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: al qaeda, francia, gran bretagna, russia, sicurezza nazionale, siria, terrorismo, turchia.
ott
20
… secondo i Servizi francesi, di Gianandrea Gaiani:
ANSA – Lo Stato maggiore dell’esercito e i servizi segreti francesi hanno informato l’Eliseo che “organizzazioni non governative del Qatar finanziano i gruppi jihadisti sistemati nel nord del Mali, attraverso una banca islamica, come anche i loro ‘colleghi’ attivi in Siria”. Lo scrive oggi il settimanale satirico Le Canard Enchaine’, sempre molto ben informato sui retroscena della politica francese. ”Da tre mesi – prosegue il Canard – la Dgse (l’intelligence, ndr.) moltiplica le note allarmistiche con la speranza, si suppone, di convincere il presidente (Francois Hollande, ndr.) di ‘pretendere che il Qatar consacri i suoi petrodollari a migliori cause’, come ironizza un membro dello Stato maggiore dell’esercito”. Sempre secondo gli 007 francesi citati dal Canard i fondamentalisti islamici di Aqmi, Ansar Dine e Dujano, che agiscono nel nord del Mali, non sono i soli beneficiari della generosita’ del Qatar. Anche in Libia, Tunisia e Marocco, i loro fratelli salafisti sono ”ben foraggiati” da Doha. Dai tempi della presidenza di Nicolas Sarkozy, La Francia e il Qatar hanno stretto relazioni strettissime, coltivate anche da Francois Hollande. Il piccolo Emirato affacciato sul Golfo Persico e’ stato anche accolto, nei giorni scorsi, nell’ organizzazione internazionale della Francofonia, non senza suscitare polemiche. Da settimane, la Francia spinge per un intervento militare africano per combattere i fondamentalisti islamici nel Nord del Mali.
20 ottobre 2012 - 8:00 am | by Silendo | No Comments »
Tags: al qaeda, estremismo, francia, libia, siria, stati uniti, terrorismo.
ott
11
L’analisi di Andrea Gilli, da Espistemes:
Ieri, EADS e BAe Systems, le due più grosse aziende europee nel comparto aerospazio e difesa hanno annunciato che il loro progetto di fusione è irrimediabilmente messo da parte.
La scorsa settimana ho pubblicato un breve paper sulla questione. Terminavo sottolineando che:
[n]on è possibile al momento dire se, quando e come BAeS e EADS si uniranno o meno. [...] Se solo uno dei governi coinvolti non dovesse accettare la fusione o una delle sue conseguenze, il tavolo delle trattative potrebbe ribaltarsi facilmente.
Richard Aboulafia (dal quale ho preso il termine BEADS), dava le chance di una fusione al 60%. Alla fine è stato troppo ottimista. Gli ostacoli che nel paper sottolineavo sono venuti a galla. In particolare, le divergenze tra i governi coinvolti sono emerse in tre aree
* le quote azionarie facenti capo ad ogni Paese;
* l’assetto post-fusione e le sue implicazioni industriali (la Germania voleva una sede a Monaco di Baviera);
* le implicazioni sul business americano di BAeS, sottolineate a inizio settimana da uno dei principali azionisti dell’azienda.
E come ipotizzavo, alla fine uno dei governi coinvolti non ha accettato la fusione (quello tedesco) e il tavolo delle trattative si è ribaltato.
Peccato. O forse no. Immagino che nei prossimi giorni leggeremo un profluvio di articoli che si lamenteranno dell’assenza di visione strategica in Europa. La verità è che se un matrimonio non può funzionare, è meglio non celebrarlo, piuttosto che divorziare dopo 3 mesi.
BEADS era un bel sogno. Come il Paris Saint-Germain pieno di campioni. Però per far funzionare un’azienda, come una squadra di calcio, non basta mettere tutti i gioielli di famiglia. Serve anche una strategia chiara. Con Londra che un giorno sì e l’altro pure pensa di uscire dall’Europa, la Germania che riflette se uscire dall’Euro, e la Francia che non sa bene quale sia la sua posizione nel mondo, questa strategia non esiste al momento. E quindi non può neppure esistere un produttore unico di armamenti in Europa.
Ora c’è da capire cosa succederà. Sempre nel paper, ancora nel finale, notavo i fattori che potrebbero intervenire nel consolidamento dell’industria della difesa europea. A questo punto vale tenerli a mente:
* i fondi sovrani arabi;
* la politica estera americana e il consolidamento dell’industria USA;
* la crisi di bilancio soprattutto in Italia, Spagna e Francia.
Riguardo al futuro di BAeS ricordavo infatti nel paper che, negli anni passati, più volte se si era parlato di una fusione transatlantica tra la compagnia e un prime contractor americano (come Northrop Grumman). L’ipotesi è stata rilanciata ieri dal NYT. Vedremo. Una cosa è certa: con l’austerity che detta i tempi dei bilanci della difesa di tutti i Paesi NATO, un consolidamento dell’industria è necessario.
11 ottobre 2012 - 10:19 am | by AllegraBrigata | No Comments »
Tags: difesa, francia, germania, gran bretagna, italia.
set
19
19 settembre 2012 - 2:00 pm | by Silendo | 9 Comments »
Tags: difesa, francia, germania, gran bretagna, italia.
set
17
L’analisi dello European Council on Foreign Relations: “A Power Audit of EU-North Africa Relations“.
17 settembre 2012 - 10:00 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: algeria, egitto, francia, germania, gran bretagna, italia, libia, medio-oriente.
set
06
François Sénémaud è il nuovo direttore dell’Intelligence di Parigi.
6 settembre 2012 - 9:12 pm | by Silendo | 10 Comments »
Tags: francia, intelligence.
set
02
Un interessante discussion paper della Divisione Studi della Consob sui Fondi Sovrani, sul loro ruolo nel settore degli investimenti strategici e sulle normative implementate da Italia, Germania e Francia a tutela degli interessi nazionali: “I Fondi Sovrani e la regolazione degli investimenti nei settori strategici“.
I Fondi Sovrani e la regolazione degli investimenti nei settori strategici
2 settembre 2012 - 12:30 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: francia, germania, italia, sicurezza nazionale.
ago
18
Una realtà che gli europei farebbero bene ad accettare, come ben illustra James Rogers:
[...] And this brings us to the crux of the problem: Europeans do not like to think about power. For most Europeans, power is associated with struggle, conflict and war – and thus, with being human. Instead, many Europeans prefer to think themselves above power and strategy, even above being human (insofar as Europeans think of themselves as actually being ‘human’, they have an idealised, even utopian, vision of what being human actually means). This leads them to engage in fantasies over the character of international relations, whereby they develop an ongoing smorgasbord of well-meaning but nevertheless fluffy new concepts like ‘normative power’, ‘effective multilateralism’, ‘inter-polarity’ and – to use the title of the latest paper from the European Union Institute for Security Studies – ‘Citizens in an Interconnected and Polycentric World’ (which is Orwellian doublespeak if ever there was any!).
How can this be changed? Frankly, I am not sure if it can be. But logically, Europeans must realise that the world will continue – should China, India, Turkey, Russia and co. continue to surge (or re-emerge) – to become progressively and determinedly more multipolar, much like early twentieth century Europe after the collapse of British primacy. Then, as increasingly, now, several great powers fiercely protected their interests and competed aggressively to influence not only one another, but also, and perhaps more importantly, the smaller countries in between them. What will matter in this world is the ability to exercise power – power understood not so much as the ability to make other people do things that they might not otherwise want to do (although that is important), but rather as the ability to prevent people from thinking things that they might otherwise be encouraged to think through strategies of disaggregation. It means that Europeans must come to understand – as they did in the past – that the world is not heading towards a liberal conclusion based on the individual or ‘citizens’, but that it will remain a decidedly political place, centred on national ideological groups (no matter how absurd they might often appear to be).
In short, the European Union – and particularly its civil society, both at the European and Member State levels – must engage in a detailed re-examination not so much of how to achieve security, but rather how to undertake political geostrategy, i.e. how we as Europeans might better exercise power over subject areas that are of particular importance to us and our allies. Of course, this includes thinking much harder about how we can resist and combat foreign powers’ own political geostrategic advances, which will become ever more resourceful if those powers continue to grow in relative mass and velocity, even more so if they adopt missionary foreign policies that are incompatible with our own (which they surely will). Consequentially, rather than a new European security strategy, replacing or complementing the European Union Institute for Security Studies with a ‘European Union Institute for Strategic Studies’, which is well-led, considerably larger, better connected with civil society, and stationed and integrated in Brussels, might be a better idea. And the formation of a ‘European Strategic Council’ – integrated with the leading European strategic think tanks and policy institutions, strategists in universities, and, critically, the foreign and defence parliamentary committees, both in Brussels and the capitals of the Member States – might be another.
18 agosto 2012 - 8:44 pm | by Silendo | 8 Comments »
Tags: affari strategici, cina, classe dirigente, francia, germania, gran bretagna, italia, russia, sicurezza nazionale, stati uniti.
lug
27
E’ stato appena pubblicato dall’Istituto Affari Internazionali di Roma (autori: Alessandro Marrone e Francesca Capano) “Economia e industria della Difesa: tabelle e grafici“, l’edizione 2012 di un utile studio che lo IAI prepara ogni anno e grazie al quale è possibile monitorare l’evoluzione dei bilanci della difesa dei principali paesi europei.
“In tempo di crisi dei bilanci europei“, scrive Alessandro Marrone, coautore dello studio assieme a Francesca Capano, “Francia e Gran Bretagna hanno tagliato le spese per la difesa salvando gli investimenti. La Germania, in controtendenza, ha aumentato la spesa militare, e l’Italia ha destinato alla difesa risorse appena sufficienti ma ripartite in modo squilibrato tra i vari capitoli di bilancio.[...]
In valore assoluto, il taglio maggiore è stato effettuato in Francia, 1,9 miliardi di euro in meno dal 2010 (32,1 miliardi di euro) al 2011 (30,2 miliardi), con una riduzione del 6%. La Spagna ha ridotto la spesa per la funzione difesa del 6,5%, attestandosi su 7,2 miliardi nel 2011, e la Gran Bretagna dello 0,8% rimanendo di gran lunga il primo paese europeo per spese militari con 38,1 miliardi di euro. Al secondo posto la Germania, che aumentando la spesa per la funzione difesa dell’1,3% nel 2011 supera con 31,5 miliardi di euro la Francia. Sostanzialmente stabile nel biennio in esame la spesa per la funzione difesa in Italia, con circa 14,4 miliardi di euro sia nel 2010 che nel 2011, corrispondenti allo 0,9% del Prodotto interno lordo (Pil).[...]
Il bilancio della difesa italiano, in linea con quanto accade nel resto d’Europa, è tendenzialmente impostato su una prospettiva di medio periodo, e difficilmente può subire drastiche variazioni da un anno all’altro. Ciò dipende dalla relativa rigidità dei capitoli di bilancio dedicati rispettivamente al personale e agli investimenti – in quest’ultimo caso concentrati in programmi di acquisizione e ammodernamento di equipaggiamenti della durata pluriennale. Nel corso dell’ultima legislatura, complice la crisi economica e dell’euro, la spesa per la funzione difesa è scesa dai 15,4 miliardi del 2008 ai 14,4 del 2011.
Si prevede inoltre un ulteriore taglio del 5,5% per l’anno in corso, con 13,6 miliardi di euro messi a bilancio per il 2012. In quattro anni, la spesa per la funzione difesa in Italia è dunque diminuita dell’11,6%, senza calcolare l’inflazione, contribuendo in misura ben maggiore di altre voci del bilancio dello stato alla riduzione del deficit pubblico.[...] Per un moderno esercito professionale europeo, in grado di operare pienamente in ambito Nato e di svolgere sia le missioni oggi in corso sia i compiti prevedibili nel prossimo futuro, il modello ottimale vedrebbe metà delle spese destinate al personale, un quarto agli investimenti ed un quarto all’esercizio. È quanto fatto dall’Italia nel triennio 2002-2004, quando la spesa per il personale era circa il 48-53% della funzione difesa, quella per gli investimenti il 23-26%, e quella per l’esercizio 24-26%. Verso tale modello tendono i principali paesi europei: nonostante i suddetti tagli alla difesa, nel 2011 Gran Bretagna e Francia hanno speso ciascuno circa 10,7 miliardi di euro per investimenti, stanziamenti in linea con il 2010: rispettivamente il 28,1% e il 35,4% dei rispettivi bilanci della difesa.
La composizione della spesa italiana per la funzione difesa nel 2011 ha visto invece il 65,9% delle risorse andare al personale, il 24% agli investimenti e solo il 10,1% all’esercizio. Situazione in peggioramento nel 2012, anno in cui si prevede ben il 70,6% della spesa per la funzione difesa destinata al personale, mentre soltanto il 18,2% andrebbe agli investimenti e l’11,2% all’esercizio. [...]“
Economia e Industria Della Difesa 2012
27 luglio 2012 - 10:41 pm | by Silendo | 3 Comments »
Tags: difesa, francia, germania, gran bretagna, italia.
lug
27
Con decreto numero 2012-913 del 26 luglio il Presidente francese Hollande ha costituito la commissione incaricata di elaborare il nuovo Libro Bianco sulla Difesa e la Sicurezza Nazionale. Il precedente è stato pubblicato nel 2008 ed ha introdotto alcune novità sia nel sistema di intelligence francese che nel processo decisionale di vertice.
I lavori per il nuovo documento strategico sono iniziati lo scorso anno con le attività di studio di quattro gruppi interministeriali coordinati dal Segretariato generale per la difesa e la sicurezza nazionale. Adesso viene costituita la commissione incaricata di elaborare il Libro e composta da rappresentanti di tutte le principali istituzioni (Parlamento, Ministeri, Servizi segreti, Forze armate e di polizia) e da un gruppo di esperti, francesi ed internazionali, di chiara fama. Tra questi: Nicole Gnesotto, François Heisbourg, Wolfgang Ischinger, Bruno Tertrais. C’è anche Peter Ricketts, attualmente ambasciatore del Regno Unito ed in precedenza prima Consigliere per la sicurezza nazionale. La commissione è presieduta da Jean-Marie Guéhenno.
27 luglio 2012 - 10:00 pm | by Silendo | 10 Comments »
Tags: affari strategici, classe dirigente, francia.
lug
25
25 luglio 2012 - 3:30 pm | by Silendo | 2 Comments »
Tags: affari strategici, francia, germania, italia, sicurezza nazionale.
lug
20
In attesa del nuovo Libro Bianco sulla Difesa e la Sicurezza Nazionale (qui e qui l’edizione del 2008) il Senato francese ha realizzato uno studio sulla cyberdefense. Qui di seguito il rapporto finale.
RAPPORT D´INFORMATION SUR LA CYBERDEFENSE – SENAT
20 luglio 2012 - 2:20 pm | by Silendo | 1 Comment »
Tags: cyber-mf, francia.
lug
12
12 luglio 2012 - 1:57 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: francia, nucleare e risorse energetiche.
lug
04
L’Agenzia francese per la sicurezza dei sistemi informativi (ANSSI) ha realizzato una guida allo scopo di fornire alle industrie una metodologia per la protezione dei propri sistemi informatici.
Oltre al documento principale l’ANSSI ha pubblicato anche un secondo documento contenente ”casi pratici“.
Maîtriser la SSI pour les systèmes industriels – Guide securite industrielle
4 luglio 2012 - 2:42 pm | by Silendo | 18 Comments »
Tags: cyber-mf, francia.