…. secondo Eric Denécé, direttore del Centre français de recherche sur le renseignement.
In breve, secondo l'esperto francese (co-autore di uno studio molto interessante sull'intervento in Libia), non di rivoluzioni si sarebbe trattato bensì di colpi di stato "soft" attuati dalle forze armate tunisine ed egiziane con il consenso (ed il supporto) di Washington al fine di attuare un rinnovamento de:
"(…) je ne crois pas à la spontanéité de ces «révolutions», qui étaient en préparation depuis plusieurs années. Dès 2007-2008, des conférences organisées sous l’égide d’ONG américaines, comme Freedom House, l’International Republican Institute ou Canvas, et où étaient présents la plupart des blogueurs et des leaders de ces mouvements, ont instillé le germe de la démocratie, créant un contexte favorable aux révolutions. Le processus était le même que celui qui a précédé le démantèlement de l’URSS, la Révolution serbe, la Révolution orange en Ukraine ou encore celle des Roses en Géorgie.
(…) Des contestations populaires ou étudiantes dans les pays arabes se produisent régulièrement, mais elles sont à chaque fois réprimées par l’armée et la police. Pour la première fois, l’armée s’est désolidarisée de la police, en refusant de réprimer les soulèvements en Tunisie comme en Égypte, et les mouvements ont été observés par la presse internationale. Mais surtout, dans la semaine précédant les événements, les plus hauts représentants des armées de Tunisie comme d’Égypte se sont rendus à Washington, qui assure l’essentiel du financement de l’armée, pour obtenir le feu vert des États-Unis à un renversement des dirigeants. Ils ne supportaient plus la prédation des clans au pouvoir.
(…) Il s’agit d’un renouvellement des classes dirigeantes qui ont, avec l’accord de Washington, organisé des coups d’État « en douceur », en profitant d’une vague de contestation populaire qu’elles ont intelligemment exploitée. Ainsi, leur arrivée aux affaires bénéficie extérieurement d’une grande légitimité et donne le sentiment d’une rupture profonde avec le régime précédent. La situation est en réalité bien différente. D’ailleurs, pour Washington, c’est un « changement dans la continuité» modifiant peu l’équilibre régional, ce qui est étonnant pour des révolutions. Washington encourage et appuie les armées d’Afrique du Nord et du Moyen-Orient pour qu’elles évoluent vers un rôle « à la turque » : c’est-à-dire qu’elles n’occupent pas le pouvoir — sauf cas de force majeure — mais soient les garantes de la stabilité du pays contre l’islamisme, qu’elles contribuent à la stabilité régionale et qu’elles ne manifestent pas d’hostilité réelle à l’égard d’Israël."
30 luglio 2011 - 11:24 pm | by Silendo | 2 Comments »
Tags: classe dirigente, egitto, medio-oriente.
I seri problemi della NATO e della politica estera inglese. L'Arabia Saudita lancia avvertimenti ai suoi partner anglosassoni mentre gli americani contrattano con la Fratelli Musulmani e con i talebani.
30 giugno 2011 - 3:02 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: affari strategici, arabia saudita, difesa, egitto, gran bretagna, iran, medio-oriente, nucleare e risorse energetiche, stati uniti.
Continuando idealmente il discorso iniziato qui può essere interessante dare un'occhiata a questa audizione resa di fronte alla US-China Economic and Security Review Commission di Washington il 13 aprile scorso.
15 giugno 2011 - 9:21 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: cina, egitto, libia, medio-oriente, sicurezza nazionale, stati uniti.
4 giugno 2011 - 11:17 pm | by Silendo | 6 Comments »
Tags: egitto.
Un altro bel pezzo del New York Times che descrive le strategie e le ingenti risorse impiegate dall'Arabia Saudita per contrastare – soprattutto in funzione anti-iraniana – potenziali cambiamenti negli assetti di potere in Africa del Nord e Medio-Oriente.
29 maggio 2011 - 12:12 am | by Silendo | No Comments »
Tags: affari strategici, arabia saudita, egitto, hamas, iran, medio-oriente, siria, stati uniti.
…. in un'analisi del New York Times.
"Egypt is charting a new course in its foreign policy that has already begun shaking up the established order in the Middle East, planning to open the blockaded border with Gaza and normalizing relations with two of Israel and the West’s Islamist foes, Hamas and Iran.
Egyptian officials, emboldened by the revolution and with an eye on coming elections, say that they are moving toward policies that more accurately reflect public opinion. In the process they are seeking to reclaim the influence over the region that waned as their country became a predictable ally of Washington and the Israelis in the years since the 1979 peace treaty with Israel (…)
Egypt’s shifts are likely to alter the balance of power in the region, allowing Iran new access to a previously implacable foe and creating distance between itself and Israel."
3 maggio 2011 - 12:33 am | by Silendo | 5 Comments »
Tags: affari strategici, egitto, hamas, iran, medio-oriente.
28 aprile 2011 - 9:18 am | by Silendo | No Comments »
Tags: affari strategici, egitto, hezbollah, iran, medio-oriente, siria.
L'ultimo Strategic Comment dell'IISS.
26 aprile 2011 - 11:11 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: egitto, israele, siria.
… è online!
Molti articoli riguardano i cambiamenti negli assetti di potere in Nord Africa…
20 aprile 2011 - 5:48 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: affari strategici, egitto, italia, libia.
Amos Yadlin, già capo dell'Aman, valuta i recenti eventi nell'area medio-orientale ed il loro impatto sugli interessi nazionali israeliani.
Per i più pigri qui una sintesi dell'intervento.
13 aprile 2011 - 12:41 am | by Silendo | No Comments »
Tags: affari strategici, arabia saudita, egitto, hamas, hezbollah, intelligence, iran, israele, libano, medio-oriente, siria.
Un articolo per la BBC di Gordon Corera.
12 aprile 2011 - 8:15 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: al qaeda, egitto, libia, medio-oriente, sicurezza nazionale, terrorismo.
Carissimi lettori vi segnalo l'uscita di Survival, The Washington Quarterly, Studies in Intelligence, Sentinel e, per non farsi mancare proprio nulla, anche di Inspire, quella che si presenta come la rivista in lingua inglese di "Al Qaeda nella Penisola Araba".
31 marzo 2011 - 10:21 pm | by Silendo | 1 Comment »
Tags: al qaeda, arabia saudita, cina, egitto, estremismo, hezbollah, india, intelligence, medio-oriente, stati uniti, terrorismo.
Come ulteriore spunto di riflessione riporto integralmente un commento di Mario Pirani pubblicato sulla Repubblica.
Molti gli interrogativi, per molti versi motivati, emersi ad un seminario dell’Aspen sui Servizi d’informazione; poche, però, le risposte esaurienti, anche se i partecipanti — bipartisan—erano di alto livello (da Massimo D’Alema a Gianni Letta, dal prefetto De Gennaro, direttore generale del Dipartimento Informazioni perl a Sicurezza al gen. Di Paolo, comandante della GdF, da alcuni fra i rettori delle principali università ai manager di qualche grande impresa).
All’ordine del giorno figurava una prima verifica sul funzionamento della recente legge di riforma dei Servizi, nel complesso positiva, soprattutto per la netta suddivisione tra compiti interni e compiti esterni, anche se non ancora ben calibrato l’equilibrio tra le finalità operative preponderanti (contrasto al terrorismo e alla criminalità interna e internazionale, difesa dell’indipendenza e integrità dello Stato) e la tutela di una più vasta gamma di interessi nazionali (economici, scientifici ed industriali). Ma l’interrogativo cui nessuno riesce a rispondere è come abbia potuto verificarsi un sommovimento pari a quello che ha investito la sponda meridionale del Mediterraneo senza che nessun avvertimento lasciasse prevedere ciò che stava per accadere.
Non solo come dimensioni ma altresì come natura, gruppi egemonici emergenti, contro poteri in atto, influenza o meno del fondamentalismo religioso (Fratelli musulmani) e della militanza risalente al “jihad” o addirittura ad “al Qaeda”. Ed oggi, a più di due mesi da quando (il 17 dicembre) un giovane venditore ambulante tunisino, Mohamed Buazizi, si dava fuoco per protesta contro i gendarmi, innestando quella rivolta che avrebbe investito il mondo arabo dal Marocco al Golfo Persico con gli epicentri più dirompenti nella stessaTunisia, in Egitto e, infine, in Libia, ebbene, da allora ancora nessuno riesce a dirci chi stia prevalendo, chi conduca il gioco, quali previsioni sia possibile azzardare.
Nessuna risposta si rivela esauriente ed è quasi automatico che i Servizi fungano da capri espiatori. Facile quanto probabilmente errato.
Tanto è vero che se il più recente rapporto del Dis al Parlamento, giusto al primo esplodere dei fatti, si limitava a poche righe (“il Medio Oriente resta un’area particolarmente sensibile, i cui equilibri risultano ulteriormente influenzabili dalle tensioni esplose nel vicino Nordafrica, dove, a partire dall’epicentro tunisino, i fermenti sociali e le aspirazioni al cambiamento, amplificati e condivisi sul web, dovranno misurarsi con tentativi di strumentalizzazione in chiave islamista e con il rischio di inserimenti di natura terroristica”), ciò non di meno non si ha notizia di nessuna analisi molto più approfondita, neppure nel quadro della collaborazione con altri Servizi internazionali, particolarmente attenti a questo settore, come la Cia o il Mossad.
Vien da azzardare che la risposta non ci sia in quanto non poteva esserci, che previsioni precise non sono state elaborate in quanto dietro l’esplodere di massa della protesta non agivano gruppi individuabili impegnati nella attuazione di piani rivoluzionari. Così come è awenuto del resto nel 1989, con la caduta improvvisa del Muro di Berlino e il crollo, quasi senza colpo ferire, per un’ implosione tutta interna e non preordinata, dei regimi comunisti. La storia insegna che a volte sistemi dittatoriali i quali si erano retti a lungo, oltre che sulla repressione, su consensi populisti, nazionalisti odi altra natura, accumulano nel loro seno un tale potenziale di protesta che, ad un certo punto, da nessuno preordinato, questo prorompe nelle forme di una rivolta. Così ilvecchio motto ottocentesco—”Quando il popolosi desta, Dio si mette alla sua testa, e le folgori gli dà” —si moltiplica grazie ai motori globali del web. Solo a questo punto i Servizi, se avranno saputo prendere a tempo rapporti utili con tutti i movimenti presenti nello scenario, potranno cominciare a capire come si disporranno le forze e a suggerire intelligenti interventi.
8 marzo 2011 - 12:25 am | by Silendo | 1 Comment »
Tags: affari strategici, egitto, intelligence, italia, libia, medio-oriente, sicurezza nazionale.
… il numero di febbraio 2011.
2 marzo 2011 - 11:34 pm | by Silendo | No Comments »
Tags: egitto, terrorismo.