Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

Il ruolo della Cina nel mondo…

mag
03


… secondo Ian Bremmer,

The global order will orient more and more toward China as its authority grows. With China becoming wealthier and soon taking over the title of the world’s largest economy, other countries will have no choice but to turn toward Beijing.

Asia will remain the most critical region for China (as well as for global growth) in upcoming years. Beijing’s reach goes basically everywhere in Asia, especially in Southeast and Northeast Asia. And China is the biggest economic player in the region.

But this doesn’t mean that the United States will be going away anytime soon. The United States and Japan are allies and this impacts China’s options. China and Japan are economic competitors and there are still significant security tensions between them. Given the importance of both Japan and the United States, China needs to maintain good relations with them and be especially careful to avoid conflict. [...]

Sulla nuova leadership cinese e sul suo approccio strategico Chatham House ha appena pubblicato un bellissimo contributo di Tim Summers: “China’s New Leadership: Approaches to International Affairs“.

China’s New Leadership – Approaches to International Affairs

3 maggio 2013 - 12:23 am | by | No Comments »
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Sul potere e su chi… comanda nel mondo

mag
01


Il nuovo numero di Foreign Policy affronta il tema del potere e delle “persone che realmente guidano il mondo“. Tra queste – lo 0,000007% della popolazione mondiale – la rivista statunitense colloca anche 9 italiani. Ovviamente, in assoluto, la quota più importante va agli Stati Uniti (143 persone). Circa i due terzi sono “occidentali” (Europa+Nord America+Australia) mentre Cina (38), Russia (24) ed India (17) inseguono…

 

 

1 maggio 2013 - 10:30 am | by | 10 Comments »
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I limiti del processo decisionale governativo italiano

mar
25


Stefano Silvestri, Presidente dell’Istituto Affari Internazionali, prendendo spunto dalla pessima gestione del caso dei nostri Marò evidenzia i limiti del processo decisionale di vertice del nostro governo e la conseguente necessità di una sua ristrutturazione che non può non passare anche attraverso l’istituzione di un consiglio di sicurezza nazionale:

[...] Benché il Presidente del Consiglio abbia la responsabilità di assicurare la linea politica del Governo, egli non è un Primo Ministro come in Gran Bretagna né ha i poteri del Cancelliere in Germania. La sua preminenza sui singoli ministri (le cui competenze sono definite e garantite per legge) è assicurata solo quando si esprime a nome del Consiglio. Nello stesso tempo, giorno per giorno, i singoli atti governativi, vengono in realtà preparati e decisi autonomamente dai singoli ministri, e dipende solo da loro decidere chi consultare e quando.
Il ruolo della Presidenza del Consiglio si è leggermente rafforzato nel tempo, sia con atti legislativi, sia (più sostanzialmente) per il ruolo crescente che il Presidente gioca in campo internazionale e all’interno dell’Unione Europea (come si desume anche dalle competenze che vengono man mano attribuite a cosiddetti ministri senza Portafoglio, cioè direttamente collegati alla Presidenza stessa). Ma il sistema resta farraginoso ed esposto ad errori e contraddizioni, in particolare quando (come in questo caso) il Presidente non è il leader indiscusso della maggioranza di governo (e non può quindi compensare la sua debolezza istituzionale con la sua forza politica).
Esistono metodi e procedure che potrebbero ovviare in larga parte a questa debolezza strutturale del Governo, ma essi non sono mai stati realmente adottati (salvo un paio di parziali tentativi rapidamente dimenticati, come accadde ad esempio durante un ormai lontano Governo Spadolini).
Si tratta di creare un sistema continuo di circolazione delle informazioni all’interno del Governo attraverso lo snodo istituzionale della Presidenza del Consiglio, in modo che il Presidente sia sempre informato in tempo reale dei comportamenti e delle scelte dei singoli Ministri e allo stesso tempo abbia a sua disposizione una struttura in grado di analizzarne le conseguenze, presentare eventuali ipotesi alternative o correttive e capace di intervenire subito per indirizzare le scelte stesse e controllarne l’attuazione.
Una tale struttura equivale in qualche misura al Consiglio per la Sicurezza Nazionale esistente negli Usa, ma presente sotto varie forme e con diverse competenze in molti altri Paesi, è situata presso la Presidenza e si avvale di strutture tecniche adeguate, quali una Sala Situazione e una Sala Operativa che, nel nostro caso, dovrebbero coincidere con il segretariato del Consiglio dei Ministri.
Non è chiaro perché una simile struttura non sia mai stata creata in Italia, al di là della volontà dei singoli dicasteri di garantirsi il margine massimo di autonomia di decisione e della sottovalutazione che quasi tutti i Presidenti del Consiglio hanno dimostrato dei benefici di un corretto e funzionante sistema informativo e decisionale. Il risultato però può a volte essere veramente deprimente, ed umiliante per il Paese.

25 marzo 2013 - 12:00 am | by | 10 Comments »
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Troppa attenzione su Al Qaeda

mar
23


Lo avrebbe segnalato qualche mese fa al Presidente degli Stati Uniti il suo Intelligence Advisory Board, secondo il quale l’eccessiva focalizzazione dell’Intelligence (CIA, in particolare) sulle attività paramilitari per il contrasto ad Al Qaeda avrebbe distorto le Agenzie americane da altre priorità, quali la Cina ed il Medio-Oriente.

A panel of White House advisers warned President Obama in a secret report that U.S. spy agencies were paying inadequate attention to China, the Middle East and other national security flash points because they had become too focused on military operations and drone strikes, U.S. officials said.
Led by influential figures including new Defense Secretary Chuck Hagel and former senator David L. Boren (D-Okla.), the panel concluded in a report last year that the roles of the CIA, the National Security Agency and other spy services had been distorted by more than a decade of conflict.
The classified document called for the first significant shift in intelligence resources since they began flowing heavily toward counterterrorism programs and war zones after the attacks of Sept. 11, 2001.
The findings by the President’s Intelligence Advisory Board may signal a turning point in the terrorism fight. The document was distributed to senior national security officials at the White House whose public remarks in recent weeks suggest that they share some of the panel’s concerns. [...]

“The intelligence community has become to some degree a military support operation,” said Boren, a former chairman of the Senate Intelligence Committee who serves as co-chairman of the Intelligence Advisory Board. Boren said the deployment of intelligence personnel and resources has become so unbalanced that it “needs to be changed as dramatically as it was at the end of the Cold War.”
Another panelist, former congressman Lee H. Hamilton (D-Ind.), said traditional espionage “has suffered as the CIA has put more and more effort into the operational side.” Hamilton was co-chairman of the 9/11 Commission, whose findings helped usher in far-reaching intelligence changes, including shifting huge resources to counter the terrorist threat.
Now concerned that the shift has gone too far, Hamilton said that it is time to “redirect the war footing that we’ve had, the focus on counterterrorism . . . and go back to the traditional functions of gathering and analyzing.”
U.S. intelligence officials acknowledged that demands on spy agencies have grown in recent years, driven by political turmoil associated with the Arab Spring, the cyber-espionage threat posed by China and the splintering of militant groups in North Africa. The pressure has been compounded by shrinking or stagnant budgets for most agencies after years of double-digit increases.

In breve: il calo nella percezione della minaccia terroristica, i limiti al budget, gli eventi in Medio-Oriente e la continua ascesa cinese nel Sud-Est asiatico consigliano di ritornare, dopo la fase degli anni Duemila post-11 settembre, a fare “business as usual”.

23 marzo 2013 - 2:59 pm | by | No Comments »
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La previsione strategica in Europa

mar
08


Per puro caso* ho scoperto, un paio di giorni fa, un bell’articolo pubblicato sul Foglio di sabato scorso.
L’articolo è uno di quei rari casi nei quali la stampa cosiddetta generalista si occupa di un argomento, la previsione strategica, generalmente ostico, poco dibattuto e, spesso, frainteso.
Scrive il giornalista Marco Valerio Lo Prete:

[...] c’è chi preferisce guardare a cosa accadrà nel “lungo termine” senza i lacci e lacciuoli polemici che per forza sono annessi al dibattito di idee, e chi analizza scenari futuri senza l’onere di dover prescrivere soluzioni più o meno adeguate.[...] In maniera quanto più asettica possibile, questi studiosi e analisti si chiedono semplicemente: dove saremo nel 2030? E cosa saremo? La crisi economico-finanziaria globale non ha fatto altro che riportare in auge – tra addetti ai lavori e amministratori coscienziosi, si intende, perché la materia non è da bestseller – questi epigoni del visionario H.G. Wells che nel 1932, parlando alla Bbc, propose di dare vita nelle università a “Dipartimenti e cattedre di Previsione”. Non solo: le inedite e recenti turbolenze geopolitiche hanno spinto alcuni governi a dare nuovo sostegno finanziario e maggiore visibilità pubblica a questo tipo di studi, che pure sono sempre stati condotti in maniera più o meno segreta.

Nell’articolo viene fatta una sintesi di due recenti studi sulle tendenze globali pubblicati dallo European Union Institute for Security Studies e dal National Intelligence Council americano – rispettivamente il “Global Trends 2030: Citizens in an Interconnected and Polycentric World” ed il “Global Trends 2030: Alternative Worlds” – focalizzandosi sull’impatto che tali trends (orizzonte temporale 2030, appunto) avrebbero sul nostro continente.
Ciò che, a mio avviso correttamente, evidenzia Lo Prete è che, a fronte di una prospettiva di medio-lungo termine non proprio rosea, “I paesi dell’Ue, studiati sull’altra sponda dell’Atlantico come fattore di potenziale e grave instabilità, non si sono ancora dotati di un processo di elaborazione di dati e scenari strutturato come quello dell’Amministrazione americana. [...] Washington ormai da quasi un ventennio impiega in maniera sistematica i suoi migliori cervelli per scandagliare il tempo “non vuoto” che verrà. L’Unione europa inizia a replicare meccanismi simili su scala per ora minore, senza avvalersi ufficialmente di strutture amministrative e d’intelligence, mentre gli stati nazionali – che pure sono al centro della più grave crisi economica e istituzionale che si ricordi da decenni – non sembrano attribuire sufficiente importanza ad analisi previsionali e riflessioni strategiche.

Nel panorama europeo, come ben sa chi si occupa di questi temi, l’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza di Parigi e lo European Strategy and Policy Analysis System costituiscono due positive eccezioni ed è proprio un recentissimo brief del Direttore dell’EUISS che voglio segnalarvi.
Il titolo è “Strategic Foresight – and the EU” ed Antonio Missiroli fa una veloce, ma interessantissima, carrellata sui concetti di “foresight” e di “strategy” e sul loro utilizzo nell’ambito dell’Unione Europea.
Soffermandoci, per brevità, solo sul primo emerge che:

Various political and institutional initiatives across the Union indicate a growing interest in strategic thinking and analysing trends and factors that may affect Europe’s position in the years and decades to come.

Big shocks and tectonic shifts – such as large-scale wars, protracted economic crises, or technological revolutions – have often prompted calls to identify new ‘megatrends’ and sketch out far-flung futures. These calls have been made, understandably, after the sequential events of the Great Depression, World War II, and the Cold War. And the same is happening again now.

However, there is one big difference between, say, the early 1950s and the current situation. Back then, in fact, the climate in which ‘future studies’ started blossoming – thanks to pioneer ‘futurologists’ like Hermann Kahn or Daniel Bell – was one of relative predictability (of the domestic environment, the core variables, the main actors) and state-centred policy-making (or even planning). In essence, states and governments were in control of borders and markets.

Today, neither is true: the future, even the immediate future, looks highly unpredictable, while states and governments are no longer in control, at least not to the same extent as in the 1950s (or even the 1990s). Complexity, chaos and network theories emphasise the fact that we now operate within open systems and that any policy should just try to build resilience and ‘prepare to be prepared’. As a result, ‘foresight’ is now fundamentally different from what it used to be, and surely a more hazardous undertaking. There has indeed been no shortage of intelligence blunders and so-called ‘strategic surprises’ in recent years, from 9/11 to the ‘Arab spring’ – not to mention the financial crisis itself. Maybe this unpredictability of predictions is the reason why looking to the future(s) has turned into a flourishing business, no matter whether it is named strategic foresight, horizon scanning, international futures, or just scenario planning. Of course, methodologies vary significantly: some aim at raising awareness and fostering preparedness; others at offering menus of competing policy options or ‘alternative worlds’; and a few of them border on open advocacy and spin. In finance, risk analysis is a varying combination of them all (while ‘forecasting’ is a predominantly statistical exercise). In public policy, these are all seen now as indispensable tools for 21st century statecraft, linking trend-spotting with agenda-setting.

In sum, it seems legitimate to say that the EU, as a whole, can be quite good at gathering targeted information but is less good at processing, disseminating and sharing it. More lately, the fledgling European Strategy and Policy Analysis System (ESPAS) has started trying to bring together relevant expertise from all EU institutions and bodies (and beyond) with a view to promoting a joint ‘foresight’ capacity, somewhat along the lines of what the US National Intelligence Council (NIC) has been doing since the mid-1990s. Yet, despite the name of the initiative, its scope seems limited to preparing the ground for – rather than carrying out – ‘strategy’ proper.

Ricapitolando: l’esigenza di effettuare studi previsionali ri-emerge – com’è ovvio che sia – ogni qualvolta il futuro è incerto e/o si è in presenza di gravi shock o di importanti discontinuità (ad es.: anni ’50, anni ’70, anni ’90).
Viviamo proprio uno di questi periodi ed è naturale che governi, organismi internazionali ed aziende private si attrezzino per vedere più in là, oltre l’oggi, e si preparino per le sorprese che può riservare il futuro. Un futuro che, è bene ricordarlo, non è scritto o determinato ma sarà, invece, il frutto anche delle scelte attuali.
Gli Stati Uniti e più in generale il mondo anglosassone (ma anche Singapore, ad esempio) aprono la strada e l’Europa, un po’ timidamente, segue.

 

* L’autore, molto gentilmente, cita questo blog.

8 marzo 2013 - 4:00 pm | by | 10 Comments »
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Dall’inaugurazione della Scuola di formazione del Sistema

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07


Oggi il Dipartimento Informazioni per la Sicurezza ha pubblicato il testo degli interventi del Presidente del Consiglio e del Direttore Generale Massolo all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola di formazione della nostra Intelligence. Qui di seguito alcuni dei passaggi più interessanti (a mio modesto parere).

- Sull’attuazione della riforma prevista dalla legge 124 del 2007:

L’inaugurazione di oggi si colloca in un contesto temporale molto significativo. Si può infatti, a questo punto, ritenere concluso il percorso di riforma dello strumento d’intelligence avviato con la legge n.124 del 2007,che aveva introdotto significative novità in un settore per sua natura delicato e sensibile, e che ha avuto un importante momento di affinamento con la legge n. 133, varata l’anno scorso all’unanimità[...] Con questi provvedimenti normativi, e con i regolamenti interni messi a punto negli ultimi mesi, si è infatti compiuto un importante processo di riforma, il cui obiettivo è stato quello di dotare il Paese di uno strumento agile, pienamente in grado di rispondere alle sfide e alle minacce del mondo in cui viviamo. E’ stato costituito e si sta sviluppando un vero e proprio “sistema” organico di soggetti e interazioni, atto a tutelare e garantire la nostra sicurezza nazionale. La riforma del Comparto intelligence ne ha profondamente ridisegnato le strutture e razionalizzato gli strumenti, anche tenendo a mente le necessità poste dalla spending review. (Intervento del Presidente del Consiglio)

-Sul rapporto tra Intelligence e decisore:

[...] l’intelligence ha come compito primario quello di reperire, analizzare, fornire al decisore politico informazioni utili, proprio perché il decisore politico possa prendere le decisioni più opportune o quanto meno quelle più informate a tutela della sicurezza nazionale.
Noi non ci illudiamo e non vogliamo fare supplenza e siamo solo una delle componenti del decision making di un governo, del decision making di un sistema Paese. Ma forse possiamo essere una componente che ogni tanto vede anche al buio o per lo meno che dovrebbe aiutare chi decide a basare le proprie decisioni su qualcosa che è stato visto al buio e che forse non era così evidente che altri vedessero. [...] l’intelligence è una componente ma è una componente forse meglio piazzata di altri per fornire al governo una sintesi, un raccordo tra informazioni e realtà differenti che qualcuno deve in qualche modo deve pur mettere insieme e offrire all’analisi del livello politico. [...] proprio perché non possiamo fare tutto, noi abbiamo assolutamente bisogno di essere molto accurati nelle priorità e questo significa che l’intelligence deve essere quanto più vicina possibile al decisore politico, deve in qualche modo partecipare ad un disegno comune di fissazione e di priorità con i principali stakeholder del sistema, quindi anzitutto con i ministri membri del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica decidere insieme, andare avanti ricevendo, sapendo cosa in quel momento interessa che l’intelligence faccia o cerchi. (Intervento del Direttore Generale) 

- Sul rapporto tra Intelligence ed aziende:

[...] stiamo intensificando questo rapporto, faremo presto una convenzione aperta alla firma delle aziende che intendono sottoscriverla, basata sullo scambio aperte delle informazioni, basata soprattutto sull’emersione di un rapporto. È chiaro che i Servizi hanno poi come punto primario di offrire al proprio Governo e chiedere al proprio Governo cosa poi e fino a che punto estendere le informazioni di cui vengono in possesso. Però se poi sottostante c’è un livello, c’è un quadro diciamo normativo e convenzionale e pattizio chiaro, questo è tutto a vantaggio del Sistema. (Intervento del Direttore Generale)

- Sul reclutamento:

Vi è poi la prosecuzione dell’opera di rinnovamento del capitale umano della nostra intelligence, per il reclutamento del quale si stanno sperimentando [...] metodi e procedure innovativi, che favoriscono l’apporto anche di risorse provenienti dalle Università e dalla società civile, in sinergico affiancamento con le professionalità più tradizionali. Uno strumento moderno non può infatti prescindere dal dotarsi di risorse umane, capacità e conoscenze nuove, indispensabili per affrontare le minacce emergenti in settori critici sensibili, come quelli dell’economia e della finanza, dei mercati energetici, o ancora della protezione degli assetti cibernetici.
Sono settori in cui tutti i Paesi nostri alleati si stanno attrezzando, ma voglio ricordare come questo sia particolarmente necessario per l’Italia, dove più che altrove è evidente il rapporto che lega l’economia della conoscenza e del saper fare alla competitività del sistema Paese. Questo per noi è un asset, è un vantaggio competitivo assolutamente fondamentale, non ancora pienamente valorizzato, ma che non possiamo permetterci di non proteggere adeguatamente. (Intervento del Presidente del Consiglio)

Tutto questo comporta un’esigenza di reperimento di nuove professionalità, anche da bacini non tradizionali. E devo dire che oltre il 60% dei reclutamenti che abbiamo fatto nell’anno 2012 viene da bacini non tradizionali. (Intervento del Direttore Generale)

- Sulla Scuola unica di formazione e sulla diffusione della cultura della sicurezza:

A questo risponde la nostra Scuola che è come dicevo unificata, non più tre Scuole ma una Scuola unica, con dei percorsi formativi, per l’appunto, di questa doppia accezione, valoriale e professionale, ma anche con il compito che le abbiamo dato di essere catalizzatore per la promozione di una rinnovata, una nuova, direi a questo punto, cultura della sicurezza. [...] quella cultura della sicurezza che forse in passato non è sempre stata così presente alle menti in questo Paese e che consiste essenzialmente nel far crescere la consapevolezza per i temi dell’interesse nazionale e soprattutto del tema della sua difesa, della difesa dell’interesse nazionale in tutte le declinazioni che l’interesse nazionale assume in un mondo globalizzato.
E da questo punto di vista la Scuola è un veicolo per un’operazione di outreach, per il coinvolgimento di istituzioni, di soggetti della società civile, di università e abbiamo rapporti di collaborazione con la gran parte di essi.
(Intervento del Direttore Generale)

7 marzo 2013 - 11:45 pm | by | 72 Comments »
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Il futuro della guerra

mar
06


Per il terzo anno Foreign Policy ha effettuato un sondaggio sul futuro della guerra interpellando una settantina di esperti statunitensi i quali hanno risposto sui principali temi strategici: dallo stato di Al Qaeda alla competizione con la Cina in Asia, dalla crisi siriana alle primavere arabe, dai droni al cyberwarfare fino ai problemi connessi con le riduzioni nel bilancio della Difesa.

6 marzo 2013 - 10:00 am | by | 2 Comments »
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Finmeccanica e gli scenari per la sicurezza economica nazionale

feb
14


Un articolo del Sole 24 ore ripropone il tema, molto delicato, della debolezza strutturale del nostro Sistema-Paese e delle sue vulnerabilità:

[...] Secondo gli osservatori, le mire straniere sugli asset strategici si faranno più forti e insistenti. Americani, inglesi, francesi e tedeschi. Come minimo.
Torna dunque di attualità un’ampia relazione dei nostri servizi d’intelligence sulla minaccia alle proprietà italiane delle nostre imprese (si veda Il Sole 24 Ore del 7 dicembre 2012). Un report che traccia le azioni in atto da parte di multinazionali estere per acquisire quote di capitale, se non la proprietà, di aziende italiane. Sono almeno otto le filiere produttive che catalizzano interessi internazionali, di cui alcune in settori strategici.
È in ballo il settore energetico da parte di operatori e fondi esteri nel nostro mercato del gas e dell’elettricità. Quello farmaceutico, con tentativi di acquisizione per sottrarre il know-how italiano. L’alta moda, per conquistare marchi storici. Le infrastrutture: l’obiettivo dei gruppi esteri è di ottenere concessioni demaniali nei porti del Sud Italia. Il comparto industriale e delle energie bio-rinnovabili, infine. Ma sotto tiro ci sono anche le imprese del settore assicurativo, bancario e della difesa.
Quel report, allora, lo diceva con chiarezza: su Finmeccanica ci sono soprattutto interessi francesi e tedeschi. Ma dopo gli eventi giudiziari degli ultimi giorni, traumatici anche sul piano internazionale, il quadro sta cambiando a grande velocità.[...]
Del resto la crisi di liquidità delle imprese italiane non potrebbe che trarre giovamento dall’iniezione di capitali freschi. Il punto cruciale, però, è comprendere se i fondi in arrivo dai Paesi stranieri hanno connotati ostili. Se intendono, per esempio, minacciare o alterare gli equilibri nazionali di alcuni settori se non addirittura «svuotare» imprese italiane strategiche.

14 febbraio 2013 - 5:07 pm | by | 19 Comments »
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Aspettando la relazione del Copasir

gen
25


E’ oramai imminente la pubblicazione della relazione annuale del Copasir. Qui di seguito la notizia riportata da TMNews:

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) ha trasmesso oggi ai presidenti di Camera e Senato la relazione annuale al Parlamento, che era stata approvata all’unanimità nella seduta dello scorso 23 gennaio. La relazione, chiudendo il lavoro di questi 5 anni, fornisce anche il quadro complessivo dell’attività svolta dal Comitato nella XVI Legislatura, nel corso della quale sono state tenute 184 sedute in cui sono state audite 186 persone, sono state esaminate 9 relazioni semestrali trasmesse dal Governo, nonché 6 comunicazioni di conferma dell’opposizione del segreto di Stato. Sono stati anche espressi 30 pareri su schemi di regolamento attuativi della legge di riforma del 2007 ed effettuati 10 sopralluoghi presso sedi del Sistema di intelligence o missioni all’estero. Infine, sono state acquisite dal Comitato 1.155 unità documentali, raccolte in 234 fascicoli, per un totale di 39.000 pagine.
Nella prima parte del capitolo “Attuazione e prospettive della riforma”, si dà conto del complesso lavoro di ridefinizione del quadro normativo che disciplina l’intelligence avviato con la legge n. 124 e proseguito con l’adozione dei relativi regolamenti attuativi e il successivo intervento legislativo di “manutenzione” costituito dalla legge n. 133 del 2012. Con riferimento a questo quadro normativo, che può ormai ritenersi definito, nella relazione viene espresso un giudizio positivo e vengono sottolineati i punti sollecitati nel corso della Legislatura dal Comitato e recepiti dall’Esecutivo. In particolare, con riguardo al segreto di Stato si è determinato un significativo rafforzamento del controllo parlamentare ed è stato previsto che la sua utilizzazione sia riservata ai casi eccezionali di oggettivo rilievo per la sicurezza dello Stato.
E’ stata poi precisata la funzione delle classifiche di segretezza ed è stata data attuazione alle norme sulla declassifica automatica. Si è proceduto ad una razionalizzazione delle strutture, definendo in modo adeguato le competenze di coordinamento del DIS e operative dell’AISE e dell’AISI, eliminando anche sovrapposizioni e duplicazioni. E’ stato, inoltre, confermato il principio del reclutamento attraverso prove concorsuali e selettive.
Sono stati valorizzati nuovi profili tematici di competenza dei Servizi a cominciare dal cybercrime e dall’intelligence economica. E’ stato previsto di “strutturare” la funzione di programmazione e di definizione del fabbisogno informativo attribuita al CISR e si è giunti a una utile configurazione del servizio ispettivo, quale strumento di controllo del DIS, ma prevedendo anche la possibilità di una sua utilizzazione in funzione del controllo parlamentare. Sono state ricondotte sotto lo stesso controllo parlamentare anche le attività di intelligence del RIS.
Un argomento specifico è quello del servizio di scorta del Presidente del Consiglio e di altre personalità attualmente affidato all’AISI, di cui il Comitato propone il trasferimento alle forze dell’ordine. Nella seconda parte di questo stesso capitolo, viene richiamata l’attenzione del prossimo Parlamento su alcuni profili problematici connessi alla concreta applicazione del nuovo complesso normativo e che riguardano: a) la definizione degli obiettivi dell’attività dei Servizi; b) la minaccia cibernetica; c) l’intelligence economica (una particolare sollecitazione riguarda l’istituzione presso il DIS di una sede di coordinamento pubblico/privato sul modello inglese); d) il reclutamento e la riqualificazione del personale; e) gli archivi.
Nel capitolo successivo vengono quindi illustrate le modifiche introdotte dalla legge n. 133, mentre nel capitolo 4 si dà conto dell’attività consultiva svolta dal Comitato in questi ultimi diciannove mesi.
Il capitolo 5 è dedicato al segreto di Stato. Dopo un primo paragrafo concernente l’importante direttiva del Presidente del Consiglio del 14 febbraio 2012, che accoglie molte delle osservazioni formulate in questi anni dal Comitato, quelli successivi danno conto dell’esame svolto dal Comitato delle comunicazioni pervenute in materia. L’ultimo paragrafo è dedicato alla sentenza della Corte costituzionale n. 40 dello scorso 23 febbraio 2012.
Nel capitolo 6 si riferisce dell’attività di approfondimento che il Comitato ha condotto su alcuni temi specifici riguardanti: a) la sicurezza degli approvvigionamenti energetici; b) l’attività delle strutture preposte alla sicurezza delle aziende; c) i sequestri dei cittadini italiani all’estero; d) il servizio di scorta assicurato dall’AISI.
Infine, nel capitolo 7, si riferisce in modo dettagliato dell’attività di controllo svolta nell’ultimo periodo della Legislatura attraverso l’elencazione della documentazione acquisita, delle audizioni svolte ai sensi dell’articolo 31, dei sopralluoghi e delle missioni effettuate, nonché attraverso l’esame delle relazioni semestrali.

25 gennaio 2013 - 6:52 pm | by | 1 Comment »
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