Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

EU Terrorism Situation and Trend Report 2013

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L’Europol ha pubblicato qualche giorno fa il TE-SAT 2013, l’analisi strategica sullo stato della minaccia terroristica in Europa.
Due punti degni di nota (a modesto parere del sottoscritto):

1) la crisi economica, fino al momento, non sembra aver avuto un impatto negativo sulla minaccia terroristica nel continente. Scrivono gli analisi dell’Europol:

The current economic conditions in the EU do not appear to have had a significantly negative impact on the overall terrorism and violent extremism picture. In the face of the continuing challenges of the economic situation and the associated governmental austerity measures, attacks by terrorists and violent extremists have not markedly increased since 2008. Although financial institutions, government buildings and officials have been targeted in some EU Member States in 2012, principally by violent leftwing and anarchist extremists, attacks and violent demonstrations appear to have been relatively sporadic. However, this does not preclude the potential for a future increase in similarly motivated offences.

2) crisi nord-africane e, in prospettiva, crisi siriana costituiscono, invece, pericolosi focolai di tensione:

The situation in the Middle East and North Africa (MENA) is significant for the terrorist threat in the EU.
Two years on from the ‘Arab Spring’ uprisings, the situation in North Africa remains unstable. Two attacks in Benghazi, Libya – one in June against the UK Ambassador and the other in September against the US Ambassador, which resulted in his murder – underline the threat. The volatile situation in Mali also requires significant attention, as it offers a new theatre that may appear an attractive destination for those seeking to engage in armed conflict in support of religiously inspired insurgents. These individuals may pose a threat on their return to the EU. [...]
The current civil war in Syria has attracted a number of radicalised EU citizens. In recent years, such individuals seeking to engage in either fighting or training in conflict zones have travelled to the Afghanistan/Pakistan region, Yemen or Somalia – all regions that are relatively difficult to access. However, in 2012 there was a distinct rise in the number of EU citizens travelling to Syria, in a number of cases fighting alongside groups associated with religiously inspired terrorism. Comparative ease of entry and robust facilitation networks offer these individuals a smoother path to the country. The full implications of increased participation of EU citizens are currently unclear but may have an impact on the future security situation in the EU.

 

EU Terrorism Situation and Trend Report 2013

1 maggio 2013 - 11:30 am | by | 5 Comments »
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L’Intelligence ed il blitz in Algeria

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I punti di vista di Michael Scheuer, Jeffrey White e Larry Korb intervistati da Maurizio Molinari su La Stampa:

«Hanno pensato al petrolio, non a salvare i sequestrati». Davanti alla strage di ostaggi nel deserto del Sahara, Michael Scheuer, parla di errori dell’esercito algerino.
L’ex ex capo dell’unità della Cia che diede la caccia a Osama bin Laden parla di errori «causati dall’eccesso di velocità dovuta alla fretta». Perché «per l’Algeria contava più eliminare subito ogni minaccia nei confronti dell’industria energetica che non salvare le vite di ostaggi occidentali».

È una lettura che porta Jeffrey White, ex analista di intelligence del Pentagono, a enumerare «cosa può andare male in operazioni di questo tipo». «Anzitutto servono informazioni di intelligence minuziose su dove si trovano edifici, porte e guardie, e per raccoglierle serve tempo, pazienza e tanto lavoro», spiega, sottolineando che «in questo caso gli algerini hanno attaccato neanche 24 ore dopo il sequestro di massa e non potevano avere tutte le informazioni necessarie». Ma anche quanto tutto appare perfetto, qualcosa può andare storto, «come avvenuto alle teste di cuoio francesi nel blitz in Somalia di pochi giorni fa», osserva Scheuer. Da qui la necessità di «disporre di truppe ben addestrate», sottolinea White. «Il disastroso intervento della polizia tedesca alle Olimpiadi di Monaco del 1972 come le stragi di ostaggi causate da un paio di blitz egiziani negli Anni Settanta e Ottanta – ricorda White – si dovettero al fatto di non disporre di unità specializzate nel soccorso di ostaggi e l’esercito algerino ha dimostrato di avere oggi la stessa debolezza». Il fallimento più lampante di una «rescue operation» americana fu quello avvenuto nel deserto iraniano nell’aprile del 1980, quando un incidente fra elicotteri impedì alla Delta Force di tentare la liberazione degli ostaggi detenuti nell’ambasciata a Teheran. Larry Korb, ex vicecapo del Pentagono nell’amministrazione Reagan che si insediò dopo Carter, ricorda quell’episodio come «un evento che può drammaticamente avvenire, perché a ben vedere anche nel blitz di Abbottabad del 2011 in cui abbiamo ucciso Osama Bin Laden abbiamo perso un elicottero», ma la differenza sta «nella gestione dell’imprevisto negativo». «Sta a chi comanda l’operazione apportare in tempo istantaneo i cambiamenti necessari per evitare che al male segua il peggio», osserva Korb, secondo il quale i generali algerini «si sono curati poco delle conseguenze politiche perché, a differenza di quanto avvenne per Jimmy Carter, non devono rispondere ad un’opinione pubblica per gli errori commessi e le vite umane perdute».

Fretta di agire, preparazione carente delle truppe e intelligence insufficiente sono i fattori che Korb, Scheuer e White concordano nel definire «complementari per un fallimento sanguinoso» come quello avvenuto nel tentativo di liberare gli ostaggi nell’impianto petrolifero dell’Algeria meridionale. Ma Scheuer, veterano della guerra clandestina in Medio Oriente, aggiunge un altro dettaglio: «Se guardiamo bene a cosa è avvenuto ad In Amenas, ci accorgiamo che i jihadisti hanno separato i dipendenti algerini da quelli stranieri, di fatto mettendoli al sicuro». Si tratta di un «cambiamento netto nella strategia di Al Qaeda rispetto a quanto faceva in Iraq Abu Musab al Zarqawi, massacrando i musulmani senza alcuna remora», e ciò significa, a suo avviso, che «le cellule jihadiste nel Sahara» hanno «mutato approccio», evitando vittime musulmane «nel tentativo di riguadagnare popolarità» per una guerra finora disseminata di sconfitte.

18 gennaio 2013 - 9:00 am | by | 6 Comments »
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Alcune ricerche dal Cemiss

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Se non erro il Centro Militare di Studi Strategici ha appena pubblicato online alcune nuove ricerche.
Tra le tante ne ho individuato alcune che ho inserito nella lista delle cose da leggere: "La NATO tra globalizzazione e perdita di centralità" di Massimo De Leonardis, "La sicurezza energetica nelle relazioni internazionali e le implicazioni di carattere politico-militare. Scenari e prospettive per l'Italia" di Federico Bordonaro, "La riorganizzazione delle Forze Armate della Federazione Russa secondo i principi del nuovo Consiglio di Difesa" di Andrea Lopreiato, "Le nuove direttrici jihadiste nel mediterraneo. Il pericolo di Al Qaida in Maghreb" di Maria Losacco.

22 luglio 2010 - 8:05 am | by | No Comments »
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