Un carabiniere è morto ed altri due sono rimasti feriti in seguito a un’esplosione avvenuta stamani in un campo di addestramento della polizia afghana, ad Adraskan, a ovest di Kabul. L’attentato è avvenuto alle 8.50 locali (le 6.20 in Italia) in prossimità di una garitta di osservazione installata a ridosso della linea di tiro del poligono. L’esplosione ha coinvolto 4 militari dell’Arma appartenenti al PSTT (Police Speciality Training Team), uno speciale nucleo addestrativo della polizia afghana. In seguito all’attentato un carabiniere è morto e due sono rimasti feriti alle gambe, mentre il quarto è illeso. Il carabiniere ucciso è Manuele Braj, 30 anni di Galatina, effettivo al 13° Reggimento «Friuli-Venezia Giulia».
LA DINAMICA – Ancora da chiarire la dinamica dell’esplosione, ma secondo alcune prime informazioni, Braj sarebbe morto sul colpo. Gli altri due militari dell’Arma, effettivi rispettivamente alla seconda Brigata Mobile di Livorno e al settimo reggimento Trentino-Alto Adige, sono rimasti feriti alle gambe e sono stati trasportati in elicottero all’ospedale militare Usa (Role 2) di Shindand, dove sono ricoverati non in pericolo di vita. La zona dell’esplosione è stata isolata per permettere i rilievi di rito e la ricostruzione della dinamica. Braj lascia la moglie, 28enne, e il figlio di 8 mesi.
NAPOLITANO – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la notizia, ha espresso i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del caduto, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese. In un comunicato del Quirinale, il Presidente Napolitano ha formulato l’accorato auspicio che i militari feriti nell’attacco possano superare questo critico momento.
[...]In the last 10 years, the Pentagon failed to understand the operational environment, learned the hard way that conventional military methods were ineffective and initially ignored the need to influence perceptions in order to achieve objectives, states the sweeping assessment prepared at the request of Chairman of the Joint Chiefs of Staff Gen. Martin Dempsey.
Titled “Decade of War: Enduring Lessons from the Past Decade of Operations,” the May 23 predecisional draft report is the first volume of a study designed to inform the development of tomorrow’s military. It offers an array of recommendations, including calls for a new strategy for meeting military intelligence, surveillance and reconnaissance needs and new legislation to bolster interagency ties, modeled on the 1986 Goldwater-Nichols Act that reorganized the Defense Department.
Although 80 percent of the military of 2020 is either programmed or already exists today, the Pentagon has a “perishable opportunity to be innovative” by significantly changing the other 20 percent of the force and by changing the way it uses the remaining 80 percent, Dempsey said May 16 in Virginia Beach, VA.
“We’re transitioning from a decade of war,” he said. “A complex and uncertain security environment looms. And as we look toward the future, each service and our total joint force face fundamental questions about their identities, their roles and their capabilities.”
To conduct the study, the Joint and Coalition Operational Analysis office reviewed 46 studies it had prepared from its inception in 2003 through early 2012, examining over 400 findings, observations and best practices in search of enduring lessons. “In general, operations during the first half of the decade were often marked by numerous missteps and challenges, while those in the second half featured successful adaptation to overcome these challenges,” the report states.
The report lays out 11 major lessons related to understanding the operational environment, addressing conventional and unconventional threats, winning hearts and minds, managing major transitions in military operations, adaptation, integrating regular and elite forces, coordinating with other agencies, coalition operations, host-nation partnering, surrogates and proxies and super-empowered threats. More lessons are anticipated in future volumes. The study follows President Obama’s release in January of the Defense Strategic Guidance, which he said would prepare the department for the next decade. Defense Secretary Leon Panetta has said the United States is at a “strategic turning point” following 10 years of war and substantial growth in the defense budget.[...]
WASHINGTON – I soldati afghani quasi non volevano crederci. Mohammad Ashan, capo talebano locale, si è presentato al posto di blocco con il volantino che sollecitava informazioni per arrivare alla sua cattura. «Eccomi, sono io. Mi consegno» ha detto il guerrigliero aggiungendo la sua richiesta «Adesso però voglio la ricompensa di 100 dollari indicata sul poster». L’ARRESTO – I militari hanno risposto mettendogli le manette, poi lo hanno trasferito in una caserma dove hanno verificato che fosse davvero Ashan. Il talebano era ricercato da tempo in quanto accusato di aver organizzato due attentati nella provincia di Paktika e per questa ragione era finito sulla lista dei most wanted. Come altri, nome e volto sono stati stampati su volantini diffusi nella regione con la speranza di ricevere una dritta da parte della popolazione. In cambio venivano promessi 100 dollari. E Ashan, per motivi che non ha spiegato, ha pensato di poterli incassare senza rischi. O forse non era troppo a posto con la mente, ha suggerito qualcuno.
LE RICERCHE – Il caso – raccontato mercoledì dal Washington Post – ricorda gli sforzi fatti dagli Usa per cercare di raccogliere informazioni sui terroristi. Molti i sistemi usati. Oltre che sui volantini, gli appelli di ricerca sono stati lanciati sulle tv e radio locali oppure stampati su scatole di fiammiferi. Ma solo in pochi casi avrebbero portato a dei risultati.
Un soldato italiano è morto e altri cinque sono rimasti feriti, a seguito di un attacco con colpi di mortaio, avvenuto attorno alle 18 (in Italia 14.30), contro la Fob (Forward Operative Base) «Ice» in Gulistan, nel settore Sud-Est dell’area di responsabilità italiana, assegnata alla Task Force South-East, su base del 1° Reggimento Bersaglieri. Lo ha confermato lo Stato maggiore della Difesa. L’avamposto «Ice», secondo quanto si è appreso, era stato preso di mira anche in mattinata, sempre a colpi di mortaio, che però erano finiti fuori dal perimetro della base. Nel primo pomeriggio l’attacco è stato ripetuto e, questa volta , alcune bombe sono andate a segno. Dopo il secondo attacco, sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, si sono alzati in volo degli elicotteri d’attacco Mangusta che hanno «neutralizzato» le postazioni nemiche.
«Il personale ferito è stato subito soccorso e trasferito in elicottero all’ospedale militare da campo della Coalizione più vicino» fa inoltre sapere lo Stato maggiore. Il nome della vittima e degli altri soldati feriti non sono stati resi noti, mentre sono state attivate tutte le procedure per informare i familiari di quanto accaduto.
Il 1° Reggimento bersaglieri, di stanza a Cosenza, è considerato uno di quelli con maggiore esperienza nelle missioni internazionali. Era tornato da soli dieci giorni in Afghanistan, dove era già stato impiegato dall’ottobre del 2009 al maggio del 2010. Il passaggio di consegne con il San Marco era avvenuto il 14 marzo. Attualmente sono 3.985 i militari italiani impegnati in Afghanistan nell’ambito della missione Isaf, la più corposa tra quelle che vedono le nostre truppe operative all’estero.
Non si può dire che sia un bel periodo per i nostri ragazzi all’estero…
Tre militari italiani morti e un ferito in un incidente stradale nei pressi di Shindand, in Afghanistan. Lo confermano fonti del ministero della Difesa.
«L’incidente – spiega una nota del Regional Comad West Afghanistan -, è avvenuto stamani a circa 20 chilometri a sud-ovest di Shindand: il VTLM Lince del contingente italiano era impegnato a recuperare una unità bloccata dalle condizioni meteo particolarmente avverse, quando nell’attraversare un corso d’acqua si è ribaltato intrappolando al suo interno tre dei militari dell’equipaggio, successivamente deceduti. Sono in corso le attività per informare le famiglie». I militari appartengono al 66esimo Reggimento fanteria Trieste che ha sede a Forlì. Il 66esim0 Reggimento, inquadrato nella brigata aeromobile Friuli di Bologna, è quasi interamente schierato nell’ovest del Paese, nella zona di Shindand. Nell’incidente sarebbe rimasto ferito un altro militare, trasferito all’ospedale Militare (ROLE2) di Shindand per ipotermia, che è cosciente e non è in pericolo di vita. Al momento sono in corso le operazioni di evacuazione: il militare ferito è già stato trasferito in un ospedale da campo. Non è ancora chiaro se le sue condizioni siano gravi.
Il 23 gennaio un quotidiano tedesco, il Der Tagesspiegel, ha pubblicato la notizia che un documento strategico preparato dalla dirigenza qaedista sarebbe stato ritrovato ed analizzato dalle autorità di Berlino.
Riporta Daveed Gartenstein-Ross:
According to information obtained by Der Tagesspiegel, terror organization al-Qa’ida plans to fight a war of attrition against Germany and other Western states. Security sources say that a strategy paper drafted by the al-Qa’ida leadership based in the Pakistani-Afghan border area suggests that a combination of smaller and larger attacks “will drive the enemy to despair.” Other documents describe the taking and subsequent killing of hostages, the use of toxic substances, and how to give cover to fighters smuggled in.
Al-Qa’ida expects that growing fear among the general population and increasing reprisals on the part of the security authorities will marginalize Muslims. As a result of such escalation, Muslims will join the Holy War in ever larger numbers, security sources quote from the papers.
Ammesso che il documento sia originale (non l’ho letto e non conoscendo il tedesco mi devo basare unicamente sulle poche informazioni riportate da alcuni siti del settore) è interessante notare che:
a) la cultura strategica qaedista rimane quella propria di un’avanguardia;
b) come tale i qaedisti continuano a far leva sulla reazione repressiva delle autorità, secondo lo schema (semplificato): attentato qaedista -> repressione sulle comunità islamiche -> contro-reazione dei musulmani e adesione in massa alla jihad.
Per intenderci, lo stesso approccio del gruppi terroristici europei degli anni 70.