Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

Sul minacciare il ricorso ad attacchi cyber

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Conscio che al nostro Giovanni non farà piacere segnalo comunque una riflessione di Martin Libicki pubblicata dalla RAND Corporation e riguardante le capacità di deterrenza del cyberspazio: “Brandishing Cyberattack Capabilities“.
Lo studio è stato finanziato dal Dipartimento della Difesa statunitense e direi che ben si confà alle recenti vicende di Stuxnet e, soprattutto,  alla “fuga” di notizie volta ad individuare negli Stati Uniti i responsabili del cyber-attacco alle infrastrutture nucleari iraniane. Scrive Libicki nelle conclusioni:

Brandishing a cyber capability would do three things: declare a capability, suggest the possibility of its use in a particular circumstance, and indicate that such use would really hurt. In the era of the U.S.-Soviet nuclear standoff, the suggestion of use was the most relevant. Possession was obvious, and its consequences were well understood. The same does not hold true for cyberweapons. Possession is likely not obvious, and the ability to inflict serious harm is debatable. Even if demonstrated, what worked yesterday may not work today. But difficult does not mean impossible.
Advertising cyberwar capabilities may be helpful. It may back up a deterrence strategy.
It might dissuade other states from conventional mischief or even from investing in mischiefmaking capabilities. It may reduce the other side’s confidence in the reliability of its information, command-and-control, or weapon systems. In a nuclear confrontation, it may help build the edge that persuades other states that the brandisher will stay the course, thereby persuading the other states to yield. Yet proving such capability is not easy, even if it exists. Cyber capabilities exist only in relationship to a specific target, which must be scoped to be understood. Cyber warriors can illustrate their ability to penetrate systems, but penetration is not the same as getting them to fail in useful ways. Since cyberattacks are essentially single-use weapons, they are diminished in the showing. It can be hard to persuade your friends that you have such capabilities when skepticism is in their interest. [...]
Conversely, the gains from brandishing such capabilities depend on the context and can be problematic even then. There is both promise and risk in cyber brandishing, in both the conventional and nuclear cases. It would not hurt to give serious thought to ways in which the United States can enhance its ability to leverage what others believe are national capabilities. Stuxnet has certainly convinced many others that the United States can do many sophisticated things in cyberspace (regardless of what, if anything, the United States actually contributed to Stuxnet). This effort will take considerable analysis and imagination, inasmuch as none of the various options presented here are obvious winners. That said, brandishing is an option that may also not work. It is no panacea, and it is unlikely to make a deterrence posture succeed if the other elements of deterrence (e.g., the will to wage war or, for red lines drawn in cyberspace, the ability to attribute) are weak.

16 maggio 2013 - 11:07 pm | by | 2 Comments »
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La crisi in Nord-Africa, gli Stati Uniti (e l’Italia)

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Mano a mano che la situazione in alcune aree del Nord-Africa tende a degenerare gli Stati Uniti preparano piani di contingenza che, in parte, coinvolgono anche l’Italia (se non altro come trampolino di lancio di unità di pronto intervento).
Al contempo, logicamente, aumenta anche il livello di attenzione dei pensatoi americani verso quel quadrante geo-strategico. Qui un documento appena pubblicato dallo Stategic Studies Institute del War College: “War and Insurgency in the Western Sahara“.

14 maggio 2013 - 3:37 pm | by | 6 Comments »
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Come contenere un Iran dotato di armi nucleari

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Ogni tanto i think tank americani realizzano analisi che, prendendo spunto da un eventuale fallimento degli sforzi di prevenzione, si concentrano sulle strategie volte a contenere un Iran dotato di armamento nucleare. In altre parole: cosa fare per limitare i danni qualora Teheran raggiunga la famosa “soglia”?

L’ultima di queste analisi è contenuta nel report appena pubblicato dal CNAS di Washington, terzo di una serie di studi sulle implicazioni di un Iran nucleare. Il titolo è: “If All Else Fails: The Challenges of Containing a Nuclear-Armed Iran“.

14 maggio 2013 - 1:36 pm | by | 7 Comments »
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Il nuovo numero di The Washington Quarterly

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Cari ragazzi, è online il numero primaverile della rivista quadrimestrale del CSIS di Washington. Tra i saggi segnalo quello di Ely Ratner sul pivot… pardòn… sul “ribilanciamento” statunitense verso l’Asia e quello di Colin H. Kahl e Marc Lynch sulle strategie americane verso il Medio-Oriente.

13 maggio 2013 - 7:34 pm | by | No Comments »
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Il potere aereo: una visione olandese

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Il Centro di studi strategici dell’Aja ha sviluppato una ricerca, appena pubblicata, sul ruolo del potere aereo nell’ambito della difesa olandese nei prossimi dieci anni. L’ho letto superficialmente ma mi sembra valga la pena di dargli un’occhiata.
La ricerca è stata commissionata dall’Aeronautica militare olandese ed il titolo del documento è: “Taking the High Ground. Airpower in the Netherlands: a Vision of the Future 2015 – 2025“.

13 maggio 2013 - 2:59 pm | by | No Comments »
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Sui limitati effetti di Stuxnet

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Il RUSI Journal ha pubblicato nell’ultimo numero un articolo di Ivanka Barzashka nel quale l’autrice, ricercatrice del Centre for Science and Security Studies del King’s College, sintetizza un’analisi da lei compiuta sulla reale efficacia del sabotaggio ai danni dell’infrastruttura nucleare iraniana realizzato tramite il worm Stuxnet.
La Barzashka, che per il suo studio si è avvalsa di dati di pubblico dominio, ritiene che il worm abbia prodotto effetti molto ridotti (se non, addirittura, controproducenti) e che, quindi, sia stato ampiamente sopravvalutato dalla stampa internazionale.
Una posizione molto interessante perchè, qualora fosse confermata, motiverebbe, forse, un certo ripensamento sulle attuali potenzialità delle c.d. “cyber-weapon“.
Scrive la ricercatrice:

[...] IAEA data does not prove that Stuxnet infected Natanz, but neither does it rule out that possibility. Analysis of trends in centrifuge numbers shows a correlation between an unexplained drop in machines and the first Stuxnet attack in 2009, but not consecutive attacks – contrary to reports that the malware was wrecking Iranian machines in 2010. If sabotage did occur, it was short-lived and most likely happened between May and November 2009. The situation appears to have been under control by 2010. More significantly, Iran’s ability to successfully operate new machines was not hindered. Stuxnet’s effects have not simply ‘worn off’, as media have widely reported. The malware did not set back Iran’s enrichment programme, though perhaps it might have temporarily slowed down Iran’s rate of expansion. Most importantly, Stuxnet or no Stuxnet, ceteris paribus, Iran’s uranium enrichment capacity increased and, consequently,so did its nuclear-weapons potential. [...]

13 maggio 2013 - 9:00 am | by | 7 Comments »
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Il “Rapporto Pacatte”: una storia d’intelligence

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Grazie alla segnalazione di un illustre lettore ho scoperto questo saggio dal titolo: “Chi ha rubato il Rapporto Pacatte?“, dove si narra la vicenda di un prezioso rapporto dell’OSS americana scomparso a Parigi nel 1944. Una rilassante lettura domenicale.

A proposito di letture gradevoli, è di prossima pubblicazione l’ultimo libro della Professoressa Pasqualini, come tutti sappiamo già autrice di altri volumi sulla storia della nostra Intelligence. Il titolo del libro è: “Breve storia dell’organizzazione dei Servizi di informazione della Regia Marina e Regia Aeronautica: 1919 – 1945” e sarà edito dalla Commissione Italiana di Storia Militare.

 

2013 PASQUALINI Chi Ha Rubato Il Rapporto Pacatte? Who purloined the Pacatte Report? by Virgilio_Ilari

12 maggio 2013 - 12:26 am | by | 5 Comments »
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Il Pentagono e la strategia cinese

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La legge americana prevede che ogni anno il Pentagono prepari, per il Congresso, un report di analisi sugli sviluppi militari e di sicurezza della Cina.
Ieri è stato presentato il rapporto 2013 che, a parere del sottoscritto, risulta particolarmente interessante. Non tanto per le valutazioni riguardanti la cyber-defense o il cyber-warfare che dir si voglia, peraltro subito evidenziati dalla stampa statunitense. Infatti, che le dinamiche di cyber-security tra Stati Uniti e Cina fossero dinamiche connesse soprattutto alla “preparazione del campo di battaglia” in vista di un futuro conflitto militare era cosa abbastanza chiara già da una decina d’anni. Per lo meno a chi, nell’analizzare  gli aspetti cyber, non si limita ad un approccio tattico ed “ingegneristico”….
No, il documento di quest’anno è particolarmente interessante proprio per le valutazioni di carattere strategico, quelle riguardanti, cioè, obiettivi e strumenti della strategia di medio-lungo termine cinese.

 

Report to Congress – Military and Security Developments Involving the PRC 201…

7 maggio 2013 - 10:16 am | by | 2 Comments »
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Le conseguenze geopolitiche dell’indipendenza energetica americana

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Un post del nostro Matteo Verda che sintetizza un articolo pubblicato pochi giorni fa sul New York Times:

La conseguenza globale della crescente produzione non-convenzionale statunitense e della tanto agognata indipendenza energetica? Più instabilità politica nel sistema internazionale.
Questa è la chiave di lettura proposta da Benjamin Alter e Edward Fishman nel loro editoriale The Dark Side of Energy Independence, pubblicato sul New York Times il 28 aprile.
Il legame tra questi due fenomeni sarebbe, manco a dirlo, il prezzo del petrolio.
Un aumento della produzione domestica statunitense produrrebbe pressioni ribassiste sul prezzo del greggio, per il quale alcuni analisti si spingo a prevedere un ritorno verso quota 50 dollari  al barile nei prossimi due anni (oggi siamo intorno a quota 100).
Prezzi così bassi sarebbero ossigeno per l’economia americana (meno per quelle europea e giapponese, come nota giustamente Macello Colitti su Staffetta Quotidiana), ma sarebbero una maledizione per molti Paesi produttori, dipendenti dai proventi delle esportazioni di greggio.
I Paesi del Medio Oriente sono l’esempio più evidente: difficile pensare un’Arabia Saudita immune alle primavere arabe senza i ricchi proventi del petrolio con quotazioni alle stelle. Stesso discorso per altri Paesi dell’area, a cominciare dal Bahrein, dove ha base la V flotta statunitense.
Un caso forse perfino più preoccupante sarebbe però quello della Russia: il sistema politico creato da Putin basa la propria stabilità economica sulle rendite delle esportazioni energetiche, in maggioranza petrolifere (ma anche il prezzo del gas russo è collegato tramite i contratti indicizzati, per l’eventuale gioia dei grandi clienti europei di Gazprom).
Un calo repentino del prezzo del greggio avrebbe effetti devastanti: basti pensare che il bilancio federale è previsto in pareggio nei prossimi anni solo con il petrolio sopra i 100 dollari. Prezzi internazionali pari alla metà comprometterebbero il relativo benessere raggiunto dalla Russia in questi anni e, al limite, la sua stabilità politica.
Le probabilità di una discesa dei prezzi tanto repentina sono basse, ma nel caso gli effetti promettono di essere davvero globali. A futura memoria.

4 maggio 2013 - 8:40 pm | by | 23 Comments »
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