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    Morgana at |

    E gli onesti cittadini…quelli possono essere truffati in Italia?

    Gentile Silendo, dopo aver acquistato ( e ribadisco acquistato…non l'ho crakkato) un software Microsoft, l'installazione da remoto (le nuove procedure che fanno agire i call center) estenuante e interminabile, con molte cose da fare…ops ho dimenticato la back door aperta!!! Gli effetti…soltanto un furto da carta prepagata perpetrato a centinaia e centinaia di km da me!!!

    Tre anni di burocrazia che non porteranno a niente (compresa la denuncia e le scartoffie di atti giudiziari): posso sbattermi 600km per reclamare un furto di 100 euro!!!!

    Certo è come quando negli anni 90 trafugavano pochi centesimi dai conti bancari, trafugare 100 euro di qua e 100 euro di là scampanndosela con le archiviazioni è come….legalizzare il pizzo!!!

    Questa non è sicurezza informatica!!

    PS. Lo so …potevo evitare di lasciare una back door aperta!!!

    Un'altra curiosità le e-mail ti avvisano quando ti entrano nell'account, con tanto di indirizzo IP e geolocalizzazione, invitando l'utente a cambiare la password…in 2 mesi è successo 3 volte sempre lo stesso IP, devo chiedergli di offrirmi una cena? Famo così una cena a prezzo forfettario…100 euro, senza carta di credito, oppure pagamento in natura…che avete capito! Servizi socialmente utili: pulizie di casa, lavare, stirare per 1 anno intero! Gli passerà la voglia?

                                               Morgana…for dummies

     

     

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    Anonimo at |
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    Morgana at |

    Silendo sei imperdonabile….neanche una parola sul 2 giugno…ti sei dimenticato della Repubblica Italiana? E poi 5 giugno: 50 anni dalla "Guerra dei 6 giorni"…fine del panarabismo!! Ma ce l'hai un calendario, un notes? Cosa stai combinando sono curiosa?

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    Morgana at |

    Non ci credo che stavi guidando la parata!!!! Voglio vedere una foto….Silendo dì la verità, appassionato di relazioni internazionali: la parata….tu pure giochi a pallone col Benfica?

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    Nemo at |

    La madre degli imbecilli è sempre incinta. Hanno approvato il riordino delle FF.PP. Età limite per i TECNICI 30 anni. Peccato che

    1. l'età media di conseguimento del PhD sia 33 anni

    2. col 3+2 le università hanno spostato la formazione di punta dalla laurea al dottorato.

    Adesso si sono preclusi ope legis il reclutamento delle formazioni di punta. 

    Governati da mentecatti, invece di progredire regrediamo. Come la Romania degli anni 80. Povera patria.3BZ8

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    Anonimo at |

    Svolta cyber per gli 007 (senza Carrai)

    2007-2017 Nel decennale della riforma dei Servizi segreti ormai si parla molto più di proteggere i dati che del rischio terrorismo

    Il Fatto Quotidiano

    5 Dec 2017

    » STEFANO FELTRI

    Ansa

    VerticiIl premier Paolo Gentiloni con il direttore del Dis, Alessandro Pansa

    Nel più imponente evento pubblico mai organizzato dall’intelligence italiana la parola Isis viene pronunciata una sola volta, nel discorso del premier Paolo Gentiloni (che preferisce la versione araba “Daesh”). Per il resto si parla soltanto di sicurezza cibernetica. L’inaugurazione della scuola di formazione per gli operatori dei servizi segreti è l’occasione per un bilancio dei dieci anni dalla più profonda riforma del comparto, quella del 2007 che ha ricondotto i servizi interni (Aisi) e quelli esteri ( Aise) sotto la presidenza del Consiglio che li coordina tramite l’apposito dipartimento (Dis) oggi diretto dal prefetto Alessandro Pansa. Dopo 40 anni veniva superata la divisione di competenze tra ministero dell’Interno e Difesa.

    ERANO GLI ANNI a ridosso de ll’undici settembre, di al Qaeda, poi già nel 2012 una riforma del governo Monti indica come nuova priorità la sicurezza cyber. E ieri, nella sala dell’auditorium di Roma con 700 persone del mondo dell’intelligence, non si è parlato d’altro. Secondo le stime del professor Mario Rasetti, fisico e presidente della fondazione Isi che collabora con l’intelligence, a breve ci saranno “150 miliardi di dispositivi connessi tra loro e con le persone, 20 volte le persone sul pianeta”, nell’epoca dell’internet delle cose, tempo 6 o 7 anni, il volume di dati generato “raddoppierà ogni 12 ore”. Molta nuova conoscenza, ma anche molti pericoli, perché chi controlla i dati controlla tutto. E come avverte il premier Gentiloni, la “trappola di Tucidide” può scattare sul piano cyber. L’espressione è del politologo Graham Allison: l’ascesa di Atene spaventa Sparta e la guerra diventa inevitabile. Ora c’è la Cina (o la Russia) al posto di Atene e gli Usa nel ruolo di Sparta.

    LE IMPRESE ITALIANE s ono praticamente indifese. Secondo una ricerca appena pubblicata dalla Banca d’Italia, l’a- zienda mediana spende 4.500 euro all’anno per proteggersi da attacchi cyber, quelli nel settore delle comunicazioni arrivano a una spesa mediana di 44.500. Poco, ma anche i danni per ora sono limitati, tra i 10.000 e i 200.000 euro, ma il pericolo cresce.

    Per questo la strategia cyber dell’intelligence passa dal rapporto con i privati: ora parte una campagna di “consapevolezza digitale” voluta dal direttore Pansa e rivolta agli studenti, ma il passaggio successivo sono le piccole e medie imprese. E sempre per coin- volgere le aziende nella protezione dei dati nascerà a breve una fondazione di diritto privato già prevista nel piano per la sicurezza informatica varato a marzo dal governo Gentiloni. La norma istitutiva doveva entrare in legge di Stabilità, è slittata ma arriverà presto. La fondazione sarà il cuscinetto tra settore privato e pubblico per condividere tecnologie e informazioni con meno passaggi burocratici rispetto a quelli che prevederebbe l’interazione diretta con l’intelligence.

    MATTEO RENZI, da premier, voleva affidare proprio a un imprenditore, l’amico Marco Carrai, la regia di queste operazioni trasformandolo in uno “zar” della cyber security. Le resistenze degli apparati dei servizi hanno fermato l’operazione. E Gentiloni, con mossa molto apprezzata dal mondo intelligence, ha spostato il Nucleo per la sicurezza cibernetica da Palazzo Chigi all’interno del Dis. Ora si tratta di scegliere il responsabile (o il consigliere militare del premier, Carmine Masiello, o il professore della Sapienza Roberto Baldoni). Poi va nominato il direttore del nuovo centro di crittografia che dovrebbe proteggere le comunicazioni di tutta la Pubblica amministrazione. Pratiche che Gentiloni vuole gestire in prima persona visto che, a differenza dei suoi predecessori, ha preferito mantenere le deleghe sull’intelligence senza affidarle a una autorità delegata (l’ultimo con quell’incarico è stato Marco Minniti nel governo Renzi).

    All’ombra del Dis Pronta la fondazione per facilitare i rapporti tra privati e 007 contro gli attacchi

    Da IL FATTO QUOTIDIANO

    BABBANO QUOTIDIANO

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    Anonimo at |

    Gli 007 italiani ai giovani: “Ecco i pericoli della Rete”

    Al via la campagna di informazione per difendersi dalle minacce

    ANSA

    Lo showman Fiorello ha prestato il suo volto come testimonial per un giorno

     

     

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    Pubblicato il 05/12/2017

    francesco grignetti

    roma

     

    Dovremo abituarci a un futuro sempre più minaccioso. La minaccia più pericolosa si chiama «digital warfare», guerra digitale. E come in una vera guerra, occorre la mobilitazione di tutto il Paese. Perciò il vertice dei nostri servizi segreti, il Dipartimento informazioni e sicurezza, nel celebrare i suoi primi dieci anni di vita con un’inedita cerimonia all’Auditorium di Roma, presenti Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni, ha lanciato una iniziativa del tutto nuova: una campagna di alfabetizzazione digitale, affinché i giovani (ma presto anche gli imprenditori) scoprano i rischi del web. Per l’occasione, fatto davvero insolito per i Servizi segreti, come testimonial viene mobilitato persino Fiorello che ha prestato il suo volto per un giorno. 

     

    Nei prossimi giorni nelle scuole e sulle televisioni parte dunque la campagna «Be aware. Be digital». Ovvero: siate digitali, ma siate avvertiti. Si comincia con uno spot. Il cuore della campagna sarà però un videogioco che vuole essere un divertimento e allo stesso tempo un training per gli studenti. Un classico videogame a livelli successivi. Ogni volta che si evita un pericolo – su tutti: il furto di password, che squaderna i nostri segreti – si guadagnano punti e si va avanti.  

    «Il web, i social, i sistemi di comunicazione relazionale – dice il capo dei nostri 007, il prefetto Alessandro Pansa – portano con sé un numero consistente di insidie. E la mancanza di regole e controlli, peraltro ben difficili anche da concepire, lo rendono un mondo ad alto rischio per chi non è ben attrezzato alla navigazione e non è ben consapevole di cosa stia accadendo». In conclusione, «consapevolezza è oggi la parola chiave per la sicurezza, perché più consapevolezza vuol dire più libertà».  

     

    Che cosa si intenda per «digital warfare», lo spiega il professore Mario Rasetti, fisico teorico, presidente della fondazione torinese Istituto per l’Interscambio Scientifico: «È un modo diverso di fare le guerre. Il cosiddetto “accesso pandemico” alle Reti ci lascia enormemente vulnerabili».  

     

    Non c’è solo il terrorismo a minacciarci, insomma. È esplicito Paolo Gentiloni: «Dobbiamo rivendicare, come Italia, di avere portato il problema della cyber-security all’attenzione del G7 a Taormina. Abbiamo lanciato un messaggio forte e chiaro sulla necessità di cooperazione tra gli Stati industrializzati e i giganti del web perchè non è accettabile che la rimozione dai social di messaggi terroristici avvenga con tempi inadeguati alle potenzialità di quelle piattaforme». 

     

    La campagna pubblica sulla cyber-security sarà una novità assoluta, non essendo gli 007 amanti della ribalta. Ma tant’è. Ritengono indispensabile coinvolgere gli italiani, cominciando dalle giovani generazioni, e senza tralasciare le piccole imprese che sono a digiuno di sicurezza informatica, perchè altrimenti la prossima guerra è già perduta.  

     

    E fin qui è la parte pubblica di questa guerra. C’è poi quella occulta, che comincia con la sala operativa dei servizi segreti dedicata a rintuzzare gli attacchi informatici, una futura fondazione di studio, il monitoraggio delle «fake news» e della disinformazione. Ma questa, appunto, è la guerra segreta delle cyber-spie.  

    BABBANO

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    Anonimo at |

    Document deleted by owner  

    Sorry, we can't display this document.

    DPCM 17 Febbraio 2017 – Direttiva Recante Indirizzi Per La Protezione Cibernetica e La Sicurezza Informatic… 

    SILENDO spieghi a BABBANO

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    Anonimo at |

    Silendo,

    si sono accorti dopo la pubblicazione sul sito, che il documento doveva essere almeno riservato ?

    Bah !!??

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    Anonimo at |
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    Anonimo at |

     

    LE MANI DI CONTE E VECCHIONE SUI SERVIZI SEGRETI: NASCE LA FONDAZIONE PER LA CYBER-SICUREZZA, COORDINATA DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E DAL DIS. L'OBIETTIVO PRINCIPALE, È “LA SICUREZZA DELLE RETI, DEI SISTEMI E DEI PROGRAMMI INFORMATICI", QUINDI SI OCCUPERÀ MOLTO DI 5G. AVRÀ UN BUDGET DA 70 MILIONI NEL 2022 E SARÀ ISTITUITA CON LA PROSSIMA LEGGE DI BILANCIO

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    1. CYBER E 5G, NASCE LA FONDAZIONE DEGLI 007 ITALIANI. ECCO I DETTAGLI

    Francesco Bechis per http://www.formiche.net

     

    Una fondazione per la cyber-sicurezza, coordinata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dall’intelligence. Fra le pieghe della bozza di bilancio, all’articolo 96, viene annunciata la nascita dell’“Istituto italiano di Cybersicurezza” (IIC). La fondazione, di cui sono membri fondatori il premier, i ministri del Cisr (Comitato interministeriale per la Sicurezza della Repubblica) e il ministro dell’Università e della ricerca Gaetano Manfredi, si avvarrà del coordinamento del Dis (Dipartimento informazioni e sicurezza).

     

    Avrà due scopi principali. “Promuovere e sostenere l’accrescimento delle competenze e delle capacità tecnologiche, industriali e scientifiche nazionali nel campo della sicurezza cibernetica e della protezione informatica”. Ma anche “favorire lo sviluppo della digitalizzazione del Paese, del sistema produttivo e delle pubbliche amministrazioni in una cornice di sicurezza e il conseguimento dell’autonomia, nazionale ed europea, riguardo a prodotti e processi informatici di rilevanza strategica, a tutela dell’interesse della sicurezza nazionale nel settore”.

    CONTE VECCHIONE

    PUBBLICITÀ

     

    Un segnale in più dal mondo dell’intelligence italiana e dal governo giallorosso per alzare l’asticella della sicurezza che non passerà inosservato all’estero. Già il Piano nazionale cyber del 2017, quando alla guida del Dis c’era il prefetto Alessandro Pansa, parlava dello “sviluppo di iniziative che coinvolgano le principali imprese nazionali impegnate nel settore, il tessuto accademico e la ricerca scientifica”  anche tramite “l’eventuale costituzione di un soggetto giuridico dedicato (es. fondazione)”.

     

    “È un’ottima notizia per l’intero comparto. Un passo in avanti nella promozione e diffusione della cultura della sicurezza cibernetica e quindi nazionale – commenta con Formiche.net Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa del Movimento Cinque Stelle – Quando la proposta fu presentata nel 2017 al Copasir (di cui Tofalo faceva parte, ndr), si fece strada l’idea di una fondazione privata.

     

    L’attuale assetto, con il coordinamento della presidenza del Consiglio e del Dis, è una garanzia per tutti. Un tassello in più della riforma prevista nel decreto Gentiloni. Grazie alla forte sensibilità del Presidente Conte sui temi della Sicurezza Nazionale, l’Intelligence sta facendo enormi passi in avanti. Ora l’auspicio è che si possa completare quel percorso iniziato anni fa con la costituzione del polo italiano per la crittografia”.

    ANGELO TOFALO, SOTTOSEGRETARIO ALLA DIFESA DEL M5S

     

    La bussola del nuovo istituto, si legge nella bozza, sarà “la sicurezza delle reti, dei sistemi e dei programmi informatici e dell’espletamento dei servizi informatici, in coerenza con la strategia nazionale di sicurezza cibernetica”. Sarà Conte, su proposta del Cisr, a nominare la maggioranza dei componenti e ad approvarne lo statuto.

     

    L’istituzione della fondazione per la cyber-security si inserisce nel lavoro dell’intelligence e di Palazzo Chigi per aumentare fra privati e pubbliche amministrazioni la consapevolezza delle minacce. Il tempismo non è casuale. La pandemia ha accresciuto esponenzialmente il pubblico digitale in Italia e di conseguenza il numero di attacchi informatici da enti pubblici e privati.

     

    Per dirne una, l’ultima classifica di Trend Micro, società specializzata nella lotta al cyber-crime, fotografa l’Italia al quinto posto al mondo fra i Paesi colpiti dai macro malware dopo Giappone, Australia, Stati Uniti e Cina, con quasi 2500 attacchi rilevati solo nel mese di settembre. Un anno fa il Dis aveva lanciato Asset, il roadshow per sensibilizzare le imprese italiane sui rischi cibernetici e la sicurezza economica.

     

    5G

    Ma non ci sono solo i malware. Ci sono anche le infiltrazioni nelle tecnologie critiche come il 5G, la rete di ultima generazione che il prossimo anno, chiusa la fase sperimentale, entrerà nella fase di implementazione con i bandi fra gli operatori italiani. Proprio il Dis, sotto la regia del vicedirettore Roberto Baldoni, supervisiona la costruzione del Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, il sistema di controllo dell’equipaggiamento tech dei fornitori che, salvo ritardi, dovrebbe essere operativo per la primavera del 2021.

     

    “La nascita dell’Istituto Italiano di Cybersicurezza è una notizia assolutamente positiva, che attendavamo dal 2017, ovvero sin dal momento in cui fu delineata all’interno dell’aggiornamento del Piano nazionale di attuazione della nostra cyber strategy – spiega a Formiche.net Stefano Mele, partner dello studio legale Carnelutti e presidente della Commissione cibernetica del Comitato atlantico italiano – Quello dei fondi istituzionali per la promozione dell’innovazione tecnologica nazionale è un tema assolutamente primario per ogni governo, che ha portato nell’esperienza dei principali attori internazionali grandi vantaggi sia sul piano dell’economia, che dell’innovazione”. Fra questi,  “il ruolo primario assunto, dal 1999 ad oggi, da In-Q-Tel per il governo il governo americano, così come i fondi che hanno supportato negli ultimi anni Israele nel diventare il principale hub tecnologico del mondo. Invertire per proteggere deve finalmente diventare anche il nostro slogan.”

     

    L’Icc, spiega la bozza della legge di Bilancio, avrà autorizzata “una spesa di 30 milioni di euro per il 2021, di 70 milioni di euro per il 2022, di 60 milioni di euro per il 2023, 50 milioni di euro per il 2024”e potrà contare sulla collaborazione di “esperti e di società di consulenza nazionali ed estere”.

     

     

    GIUSEPPE CONTE GENNARO VECCHIONE 1

    2. LA LEGGE DI BILANCIO ISTITUIRÀ L’ISTITUTO ITALIANO DI CYBERSICUREZZA

    Nicoletta Pisanu per http://www.innovationpost.it

     

    Diffondere consapevolezza sui pericoli della rete, oltre ad accrescere le competenze nel campo. L’Istituto italiano di cybersicurezza – IIC, la cui istituzione verrà prevista dalla prossima Legge di Bilancio 2021, sarà nelle intenzioni del Governo una nuova fondazione con compiti formativi, organizzativi e di supporto nell’ambito della sicurezza informatica.

     

    Nel testo della bozza del disegno di legge di bilancio tutti i dettagli di questa nuova realtà che ora vi presentiamo.

     

    Il contesto

    Sul tema della cyber security si sta ponendo sempre più attenzione da parte del Governo, con iniziative a tutela dello Stato e dei privati. Solo a fine ottobre per esempio è entrato in Gazzetta il decreto con cui si stabiliscono le regole del Perimetro nazionale di sicurezza cibernetica, normativa con cui si punta a difendere attivamente le infrastrutture strategiche dell’Italia.

     

    Da sottolineare anche che già tra gli interventi indicati come incentivabili nell’ambito delle misure 4.0 per le imprese sono previste le misure di sicurezza informatica. Del resto, considerando un contesto più ampio, quelli relativi alla sicurezza informatica non sono argomenti rinviabili o aspetti secondari che possono essere trascurati. Soprattutto sul fronte della data protection, legato a doppio filo a quello della cyber security. La normativa europea in materia parla chiaro, il GDPR stabilisce che si debba provvedere a dotarsi di adeguate misure di sicurezza pena sanzioni salate.

     

    Istituto italiano di Cybersicurezza: gli obiettivi

    Dell’IIC si parla nell’articolo 96 della bozza della Legge di bilancio, in cui si annuncia la sua costituzione. Gli obiettivi indicati, citando il testo, sono:

    SPEED TEST 5G

     

    promuovere e sostenere l’accrescimento delle competenze e delle capacità tecnologiche, industriali e scientifiche nazionali nel campo della sicurezza cibernetica e della protezione informatica

    favorire lo sviluppo della digitalizzazione del Paese, del sistema produttivo e delle pubbliche amministrazioni in una cornice di sicurezza

    conseguimento dell’autonomia, nazionale ed europea, riguardo a prodotti e processi informatici di rilevanza strategica, a tutela dell’interesse della sicurezza nazionale nel settore.

     

    L’istituto consisterà in una fondazione di cui sono “membri fondatori il Presidente del Consiglio dei ministri, che per le attività attuative del presente articolo si avvale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza di cui all’articolo 4 della legge 3 agosto 2007, n. 124, nonché i Ministri partecipanti al Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR) di cui all’articolo 5 della legge 3 agosto 2007, n. 124, il Ministro dell’università e della ricerca e, ove istituita, l’Autorità politica delegata per le funzioni nella materia delle tecnologie dell’informazione e dell’innovazione digitale”, come recita il comma 4 dell’articolo.

     

    Al comma 5 si specifica che “la Presidenza del Consiglio dei ministri, per il tramite del Segretariato generale, esercita la vigilanza amministrativa sulla Fondazione e, per il tramite del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, la vigilanza sulla corrispondenza dell’attività tecnico-operativa da essa svolta agli scopi e agli obiettivi di cui al presente articolo”. Le regole che determinano la governance della fondazione vengono incluse nello statuto, come indicato nel comma 6 dell’articolo.

     

    I compiti dell’istituto

    Come riportato nella bozza di legge al comma 2, i compiti dell’istituto italiano di cybersicurezza sono:

    CAVI SOTTOMARINI IN FIBRA OTTICA

     

    l’elaborazione, lo sviluppo, la promozione e il supporto “di iniziative e progetti di innovazione tecnologica e programmi di ricerca riguardanti la sicurezza delle reti, dei sistemi e dei programmi informatici e dell’espletamento dei servizi informatici, in coerenza con la strategia nazionale di sicurezza cibernetica”

    supporto delle istituzioni nazionali che si occupano “della protezione cibernetica e della sicurezza informatica, anche ai fini della partecipazione alla definizione degli standard internazionali nel settore”

    promozione della consapevolezza “dei rischi informatici presso le istituzioni, le imprese e gli altri utenti di prodotti e servizi informatici”.

    A tal fine, il comma 3 spiega che l’istituto instaurerà rapporti con enti affini sia in Italia che all’estero

    La fondazione si potrà occupare di stipulare “contratti, convenzioni, accordi o intese con soggetti pubblici e privati” sempre per i fini prima indicati, nonché di promuovere “la costituzione di nuove società, associazioni o fondazioni” e partecipare “a società, associazioni o fondazioni esistenti, a strutture di ricerca, di alta formazione e di trasferimento tecnologico in Italia e all’estero, se tali soggetti svolgono attività comunque strumentali al perseguimento delle sue finalità”.

     

    Finanziamenti e patrimonio

    La cifra prevista per le finalità dell’articolo 96 sarebbe un totale di oltre 210 milioni di euro così suddivisi:

    30 milioni di euro per il 2021

    70 milioni di euro per il 2022

    60 milioni di euro per il 202

    50 milioni di euro per il 2024

     

    Ancora da stabilire la cifra a partire dal 2025.

    Il comma 8 dell’articolo 96 in bozza della Legge di Bilancio precisa che il patrimonio sarà costituito “da apporti dei membri fondatori ed è incrementato da ulteriori apporti dello Stato, nonché da risorse provenienti da soggetti pubblici e privati”.

     

    Importante sottolineare che “le attività, oltre che dai mezzi propri, possono essere finanziate da contributi di enti pubblici e di privati. Alla Fondazione possono essere concessi in comodato beni immobili facenti parte del demanio e del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato”, se questi hanno valore storico o artistico la cessione avverrà d’intesa con il Ministro per i beni e le attività culturali.

    Lo statuto della fondazione, per evitare possibili usi impropri del denaro “vincola l’intero patrimonio della Fondazione al perseguimento delle finalità di cui al comma 2 e precostituisce modalità idonee ad assicurare che, in sede di liquidazione del patrimonio stesso, i beni necessari a tale perseguimento non siano distratti dall’utilizzo da parte di soggetti pubblici”.

    Il comma 9 precisa che “tutti gli atti connessi alle operazioni di costituzione della Fondazione e di conferimento e devoluzione alla stessa sono esclusi da ogni tributo e diritto e vengono effettuati in regime di neutralità fiscale”.

    Il personale

    Il comma 10 precisa che per portare avanti le proprie attività, la Fondazione potrà dotarsi di proprio personale ma può avvalersi di ulteriori unità, anche dirigenziali, messe a disposizione “su richiesta della stessa, da enti pubblici e da amministrazioni pubbliche secondo le norme previste dai rispettivi ordinamenti. La Fondazione può avvalersi, inoltre, della collaborazione di esperti e di società di consulenza nazionali ed estere, ovvero di università e di istituti universitari e di ricerca”.

    Quando si parte

    L’idea è partire il prima possibile, sempre se i dati contenuti nella bozza della legge saranno confermati: “Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza assicura il più celere avvio delle attività della Fondazione”.

    CYBERCRIME

    Si dovrà attendere il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per la nomina di un commissario unico e un collegio dei revisori. Il commissario unico “fino all’approvazione dello statuto e all’entrata in funzione degli organi dallo stesso previsti, adotta con i poteri dell’organo monocratico ogni atto occorrente per assicurare la costituzione e il funzionamento delle strutture amministrative della Fondazione, nonché gli atti necessari per l’avvio e lo svolgimento delle attività”. Il compenso di commissario e revisori sarà determinato con un altro decreto.

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