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    Dan at |

    Analisi su cui si potrebbe obiettare in diversi punti, a parte la necessità di prove nell'affermare che qualcuno ha interferito nel processo democratico americano, prove che nemmeno l'intelligence americana, nonostante le roboanti affermazioni, ha ancora fatto vedere, Putin sta chiaramente tentando in tutti i modi di sfruttare le poche risorse a disposizione per evitare di farsi rinchiudere in un angolo dagli americani e non dover reagire in maniera obbligata cercando invece di lasciarsi un ampio ventaglio di possibilità. Un margine di manovra più ampio insomma. Nonostante la vulgata è questo che gli USA stanno facendo da quando hanno capito che la caduta dell'URSS sarebbe potuto essere un processo reversibile, nonostante non vengano citate prima della Crimea, ci sono la Cecenia, la Georgia e l'Ucraina tutte nazioni in cui è stato aizzato il sentimento antirusso per farne degli avamposti da utilizzare per disturbare la Russia. Come si può pensare che i russi permettano a qualcuno di cacciarli dal mar Nero, senza che dicano niente, senza che non tentino nemmeno di reagire ad un attacco ai propri interessi strategici nazionali? ( senza contare la questiona di politica interna, i russi, Putin o no, non avrebbero permesso alla NATO di piantare la bandiera in Crimea, non dopo tutto il sangue che è stato versato per difenderla, certe cose, nonostante la vulgata del russo rozzo e ubriacone contano ancora per i russi) .

    La Russia non attua una politica imperialista perchè semplicemente non ne ha ne le risorse, ne la volontà, dopo che ha invaso i baltici cosa si pensa che farebbe Putin? Ritenta la puntata su Berlino? Le repubbliche baltiche non hanno nessun valore ne strategico, ne economico, i vantaggi politici sono immensamente inferiori agli svantaggi. Mentre è la Polonia quella da tenere d'occhio mentre cova desideri imperialistici, con Kaczynski che pensa di rievocare i fasti del maresciallo Pilduski e dell'Intermarium.

    L'Europa è solo vittima di se stessa, dopo aver negato se stessa, instillato nelle masse un ideologia di "pace, amore e gioia infinita" che non trovava punti di contatto con la reltà, non ha avuto nemmeno il coraggio di portare le armi per se e chi non porta il peso delle proprie armi è destinato a portare il peso di quelle altrui e quando questo "altrui" sparisce si ritrova solo e spaesato, perchè non ha idea di come si possa decidere da soli senza nessuno che ordini di fare.

    L'Europa divisa conviene a tutti non solo ai Russi, agli americani ancora di più infatti hanno sempre usato la Gran Bretagna come ostacolo all'integrazione europea. Al massimo unita conveniva agli USA per tenerla lontan più facilmente dai russi, sopratutto dopo il disgelo post guerra fredda, gli americani non possono permettere che la massa euroasiatica si unisca, pena la perdita della sua già decadente potenza. Per questa hanno e stanno tentando in tutti i modi di destabilizzare l'Heartland. Poi certamente, al contrario di quello che pensano in molti, Putin non fa gli interessi degli altri, Putin fa il suo dovere cioè difendere gli interessi della Russia e se questa vuol dire strappare accordi meno vantaggiosi per gli europei non avrà molte esitazioni a farlo, questo è sicuro, ma è il suo dovere.

    Per quanto riguarda i greci, forse bisognerebbe tirare in ballo la Lega di Delo, cioè quello che và sempre più sembrando la NATO.

    E se l'autore che è uno dei massimi esperti di relazioni internazionli in Italia non riesce o non vuole questi trend lapalissiani, forse esiste qualche problema.

     

    Mi scuso per la prolissità.

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      Anonimo at |

      Aggiungo una considerazione.

      Il forte limite del report non consiste nella mancata indicazione di evidenze delle attività russe* e, tantomeno, nella sua solidità metodologica (l'approccio analitico, illustrato in premessa, appare robusto). Il limite è rappresentato dalla sua finalità. Mi rifersico alla versione non classificata che, come tale, è rivolta all'opinione pubblica (prevalentemente statunitense), ai media (USA ed esteri) e alla comunità internazionale.

      Come può risultare credibile denunciare e, in qualche misura, stigmatizzare una condotta (quella russa), adottata da sempre dagli USA nei confronti degli affari interni degli altri Paesi?

      Senza andare troppo lontano geograficamente dal nostro Paese: elezioni politiche italiane del 1948. Gli Stati Uniti agirono massicciamente per condizionarne l'esito (a loro vantaggio, ovviamente), mediante una delle prime 'covert operation' su larga scala ideate ed eseguite dalla CIA (da poco assegnataria di tale simpatica competenza)

      Gli States sono nati (anche) grazie a campagne, più o meno strutturate, di influenza ed ingerenza negli affari interni di altri Stati. E' una tendenza primordiale. Franklin, uno dei Padri fondatori, si è divertito (oltre a sollazzarsi con gli scacchi, con le invenzioni e con le donne) ad orientare le scelte di polirica estera francese (in funzione anti-UK e a vantaggio dell'indipendenza delle colonie nordamericane dalla terra d'Albione).

      Chiudo con uno spunto azzardoso: il documento è nato in un clima interno particolarmente teso in cui i rischi di 'politicizzazione' dell'intelligence sono più alti che in atlri momenti 😉

      barry lyndon

       *Come potrebbe essere diversamente, considerata la sua natura di documento declassificato? Sarebbe un problema, invece, se tali evidenze non fossero presenti nella versione classificata!

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    Nemo at |

    Buon giorno

    1./credo che sia necessaria una riflessione sull'assioma che sia nell'interesse dell'Europa (per lo meno quella continentale) essere unita. A questo proposito consiglierei di leggere, per una prospettiva storica, i lavoro di Charles Esdaille sul sistema continentale di Napoleone (es su Amazon: the Wars of Napoleon). L'evidenza empirica è che più l''Europa si integra e più si indebolisce (e in special modo la periferia, che, Italia inclusa, è una colonia tedesca).

    2. per quanto riguarda la Russia, al posto delle analisidi Panebianco , che rnon ritengo utili, proporrei un classico di Waltz: NATO expansion: a Realist's Wiew. Anche questo si trova su internet.

    3. attenzione: sta avvendendo un cambio di paradigma e l'establishment attuale sarà  in gran partespazzato via (vedere Thomas Khun: structure of scientific revolutions). Di fronte ad "analisi" (io preferisco chiamarli temini del liceo) come quelle di Panebianco occorre sempre chiedersi se provengano da un esponente del vecchio o del nuovo paradigma 

    Saluti

    Nemo  

     

     

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      The Hooded Claw at |

      Nemo! Non ci credo proprio tu mi citi un alfiere della teoria marxista applicata alla scienza!

      Scherzi a parte, gran libro quello di Kuhn, anche se non sono sicuro supporti direttamente alcune delle tue conclusioni. 

      Il punto è che non sono sicuro che stiamo assistendo ad una rivoluzione, ma piuttosto ad un tentativo di restaurazione del vecchio paradigma dello Stato-Nazione in opposizione a quello dei grandi blocchi continentali che operano più o meno armonicamente con diversi gradi di successo. 

      Elabora un po', se ne hai il tempo e la voglia, per favore che il tuo punto di vista su questo argomento mi interessa (anche quello di chiunque altro ovviamente!).

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        Hastatus prior at |

        Concordo in parte, il ritorno allo Stato-Nazione e' un desiderata dei Russi e degli Yankee. Semplice dividi et impera. 

        Ave :)

         

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    Anonimo at |

    "Macrogeo", il think-tank che spiega i legami fra finanza e geopolitica

    Primo azionista, a titolo personale, Carlo De Benedetti. Dalla Brexit a Trump fino al referendum italiano: analizzerà tutti i fattori che influenzano i mercati. Lucio Caracciolo, direttore di Limes, coordinerà il dipartimento geopolitico della nuova società

    di EUGENIO OCCORSIO

     

    ROMA. Le conseguenze economiche della Brexit, le incertezze globali derivanti dal rallentamento della Cina, l’enigma russo fra ambizioni neoimperialiste di Putin e crollo del prezzo del petrolio, il fattore Trump e la destabilizzazione che deriverebbe da una sua ipotetica vittoria, il referendum italiano di fine anno. Sono solo alcuni esempi tratti da un elenco potenzialmente infinito, quello degli elementi in grado di modificare gli assetti globali non solo in termini economici, di influire sui mercati e infine sulla vita di tutti noi. Per analizzarli con competenza e valutarne le reali conseguenze, è nata MacroGeo, una nuova società di ricerca indipendente con sede a Londra. Presidente della società, che sarà presentata ufficialmente in due eventi pubblici a Londra e Milano nel prossimo gennaio, sarà Carlo De Benedetti, che ne è anche l’azionista principale. Editore di
    Repubblica ed Espresso, l’ingegner De Benedetti intraprende però a titolo personale quest’iniziativa. Svolgerà un ruolo di indirizzo generale e supervisione, al fine di assicurare che MacroGeo mantenga il livello di qualità il più alto possibile.
    Capo economista nonché amministratore delegato di MacroGeo sarà Brunello Rosa, un economista italiano che vive da molti anni nella capitale inglese dove ha lavorato alla Bank of England e poi è stato co-responsabile della ricerca dell’Rge (Roubini Global Economics), oltre che docente alla London School of Economics nonché editorialista di Affari & Finanza.
    A coordinare gli studi geopolitici, fondamentali per completare l’analisi macrofinanziaria dei singoli eventi, sarà invece Lucio Caracciolo, che fondò nel 1993 (con Michel Korinman) la rivista di geopolitica Limes e tuttora la dirige, incarico che manterrà. Sia Rosa che Caracciolo si avvarranno dei rispettivi team di collaboratori, estesi a tutto il mondo, per poter finalizzare al meglio l’analisi nei diversi campi di competenza.
    L’obiettivo di MacroGeo è quindi quello di coniugare le analisi macroeconomiche e quelle geopolitiche. «Sono due materie sempre più connesse per le grandi decisioni internazionali», spiega De Benedetti, che aggiunge che destinatari delle analisi saranno i governi, i fondi sovrani e gli altri grandi asset manager, le istituzioni finanziarie, e anche le
    corporation finanziarie e non che si muovono sui mercati globali. L’iniziativa avrà caratteristiche non- profit: «La società ha una finalità di progresso socio-culturale – precisa De Benedetti – e gli utili saranno interamente reinvestiti nelle attività di impresa. Gli azionisti non riceveranno dividendi».
    L’attività del nuovo think- tank si espliciterà nella «produzione di report, pareri, dossier per i nostri sottoscrittori, oltre che nella fornitura di consulenze specifiche con analisi e approfondimenti sui temi caldi del momento», puntualizza Rosa, che curerà in particolare gli aspetti finanziari e gli approfondimenti macroeconomici. I contenuti verranno inviati per e-mail ai sottoscrittori, non solo ma anche attraverso un’apposita app.
    Aggiunge Caracciolo, a sua volta capo del dipartimento geopolitico della società, che resterà basato a Roma: «Sono particolarmente felice di contribuire alla nascita di MacroGeo, che considero anche un riconoscimento del lavoro svolto in più di venti anni con competenza e passione

     

    dal gruppo di brillanti analisti di Limes ». La combinazione di tutte queste esperienze porterà, nelle intenzioni dei promotori, a un’analisi non convenzionale delle motivazioni politiche profonde dei fatti e dei comportamenti destinati ad avere maggior risonanza globale.

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    Nemo at |

    Ciao Hooded

    scusa il ritardo.

    Ciao Hooded

    Scusa il ritardo.

    Si; credo che che il pendolo della storia stia oscillando di nuovo verso lo stato nazione, ma non penso che sia un tentativo di restaurazione (le elite sono in gran parte per la globalizzazione e l’integrazione regionale) ma una dolorosa presa d’atto che lo stato nazione è una struttura molto più fondamentale di quanto si pensasse.

    La scienza politica dagli anni 60 ha preso un grosso abbaglio. Ha ritenuto che il nazionalismo fosse un fenomeno essenzialmente culturale, una sorta di indottrinamento dell popolazione da parte delle élite. Se uno prende per esempio il lavori di storici della guerra come Azar Gat vede (è la posizione di Gat, che io condivido) che lo stato nazionale è un punto di arrivo “solido” dell’evoluzione umana e che l’identità nazionale è molto più fondamentale di quanto si pensasse.

    I tentativi di integrazione sopra-nazionale sono sempre affetti dal rischio che un emegone sfrutti la periferia. E’ sostanzialmente quello che è successo con l’Unione Europea.

    L’Euro non è solo un progetto fallito, ma un meccanismo devastante che devasta le economie della periferia. Essendo troppo basso per il marco e troppo alto per la lira crea una un delta di competitività (oltre a quello fisiologico) che genera un surplus anomalo dell’export tedesco e mette sotto stress l’industria della periferia. Che, non potendo reagire con innovazione essendosi ristretto il mercato, reagisce tagliando i salari, e quindi avvitandosi in una crisi da debito privato e di domanda interna (vedansi le nanche italiane che vanno in stress).

    Che l’Euro abbia i mesi contati si sa (bisogna vedere se a Chigi l’hanno capito e si stanno preparando).

    Se uno guarda il funzionamento dell’Unione Europea resta impressionato dalle similutudini con due/tre sistemi che sono stati concepiti in passato.

    Il sistema continentale di Napoleone. Che mirava a tagliare un mercato unico interno europep (tagliando fuori la GB), basato su monete a parità col franco francese (euro dell’epoca). Si è trattato, nei fatti, di una gigantesca guerra economica, che ha traformato le economie dei paesi satellite della Francia in mercati di sbocco dell’industria francese e che ne ha devastato le economie (dei paesi satellite), tra quella cui italiana. Anche qui, l’egemone ha asservito il sistema agli interessi della propria economia.

    Il progetto di Mittel Europa elaborato dai tedeschi nel settembre 1915, prima della Marne, quando pensavano ancora che la vittoria sarebbe stata dietro l’angolo. Si trattava di un aera di libero scambio a moneta unica. La moneta unica era necessaria a garantire l’accesso ai mercati dei paesi conquistati delle merci ad alta tecnologia tedesche . L’idea era consentire a lla germania, già allora più avanzata tecnologicamente e produttivamente, di imporre alla periferia le sue perci, prevenendo lo sviluppo di industrie autoctone.

    Notare che nel caso del piano Mitteleuropa, il mercato unico e la moneta unica, si pensava di introdurli dopo aver sconfitto la periferia militarmente. Adesso l’hanno imposto grazie all’obnubilamento di politici inetti o traditori (da Spinelli, Prodi, Monti).

    Il sistema sta crollando perchè è insostenibile. La distruzione delle industrie locali e la compressione dei salari che ne derivano, il crollo degli standard di vita, non sono compatibili  con una democrazia. La popolazione poi si ribella. E vota Brexit, Trump e le Pen.

    Le elite delle periferie devastata dal progetto Mittel Europa / Unione Europea saranno spazzate via come quelle pro Napoleone nel 1815. UK, ora come allora, sta facendo da capo fila contro l'egemone europeo.

    Ciao

    Nemo

     

     

     

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      The Hooded Claw at |

      Ma lo stato-nazione secondo te è compatibile coi tempi? Tecnologia, trasporti, infrastrutture, supply chain, cambiamenti demografici etc si stanno sviluppando (o almeno si sono sviluppati finora) in una direzione che sembrerebbe puntare all'obsolescenza del paradigma westphaliano anche nella sua concezione più moderna. Inoltre mi sembrerebbe che i giocatori più in vista al momento non siano esattamente degli stati-nazione cosí omogenei. La faglia sociale e culturale che si sta aprendo negli USA dopo il voto non sarà facile da risanare. Sono appena tornato dalla California e ti posso garantire che a parlare con la gente di quelle parti di fare quello che dice Trump non ne hanno nessuna intenzione. Potrei scrivere un saggio di centinaia di pagine sull'uscita dell'UK dalla EU meglio neanche cominciare. Che poi gli inglesi abbiano diretto la loro rabbia verso i polacchi (principalmente, ma anche contro noialtri europei occidentali) è a dir poco comico con tutta l'immigrazione extra-europea che non hanno mai voluto controllare. La settimana prima di andare in California ero negli Emirati Arabi, ebbene, ho incontrato, come di consueto, meno donne velate o col burqa là che non a Londra o Birmingham. Secondo me l'evoluzione di questa fase storica non è così lineare come un semplice ritorno allo stato-nazione potrebbe far pensare, in fin dei conti la prima volta è una tragedia, la seconda una farsa!

      😉

      😀

      ps

      È sempre un piacere leggerti

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    Nemo at |

    Ciao Hooded

    non lo so. 

    Pensieri che mi vengono.

     1. Siamo sicuri che i tempi siano poi tanto cambiati? L'evoluzione dell'UE sta ricaldanco le dinamiche che tutti gli sati sovranazionali (imperiali) nella storia hanno avuto. Leggendo i libri di Esdaile sull'Impero Napoleonico si riamane a bocca aperta. Le dinamiche sono esattamente quelle a cui stiamo assistendo ora.

    2. Se gli stati nazionali non vanno bene, siamo messi male perché l'UE è una catastrofe. Una unione sovietica politically correct. La distruzione (asservimento) delle economie della periferia è sotto gli occhi du tutti. I ogni caso, se non si vuole tornare agli stati nazionali, bisogna ripensare a qualcosa di radicalmente diverso.

    3. Esiste una corrente di letteratura che nota che la proliferazione degli stati per disintrgrazione in stai più piccoli sia in realtà un adattamento funzionale alla globalizzazione. Siccome il tuo mercato diventa il mondo, sei portato a specializzarti e le dimensioni ridotte aiutano a gestire informazioni e decisioni. Io direi che serve il caveta di non diventare troppo piccoli senno scopri che oltre all'economia c'è la forza bruta.

    Ciao

    Nemo

     

     

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      The Hooded Claw at |

      Io direi che serve il caveta di non diventare troppo piccoli senno scopri che oltre all'economia c'è la forza bruta.

      Hahaha l'inconfutabile pragmatismo della realpolitik, non posso che essere d'accordo, con qualche eccezione tipo Singapore, ma quella è una situazione molto particolare.

      Leggendo i libri di Esdaile sull'Impero Napoleonico si riamane a bocca aperta. Le dinamiche sono esattamente quelle a cui stiamo assistendo ora.

      Su questo invece mi perdo perché proprio Esdaile ha detto che fare paragoni tra le guerre napoleoniche e la situazione odierna della EU è inappropriato (ad essere precisi lui dice addirittura "irresponsabile"), per cui mi chiedo come la tua interpretazione e la sua possano essere così antitetiche.

      Qui sotto riporto un paio di interviste fatte a Esdaile a tale riguardo:

      http://thetab.com/uk/liverpool/2016/05/20/liverpool-university-professor-defends-eu-34031

      https://theconversation.com/its-irresponsible-to-compare-the-eu-to-the-failed-demagoguery-of-hitler-and-napoleon-59617

      La faccenda è comunque complessa, o lo è per me almeno, più leggo e mi informo e più mi vengono in mente nuove domande e nuovi dubbi. Mi sembra che tutti stiano procedendo a tentoni, o con la vista un po' offuscata per lo meno ("For now we see through a glass, darkly.", per citare la KJV). Nemo carissimo, cosa sarebbe secondo te la medicina giusta? Se pensi che ne esista una.

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    Nemo at |

    Ciao Hooded

    ci provo.

     

    L'anno scorso in UK ero circodanto da professori e ricercatori anti-Brexit. In genere ottime persone, colte, molto intelligenti, dotate di un ottimo pedegree accademico. E soprattutto SPECIALISTI del loro campo. Il problema è questi attributi NON aumentano le capacità di previsione, ma le riducono. Qua mi viene in mente di citare i lavori di Tetlock sul fatto che i peggiori previsori sono gli esperti e ti copio una pagina da un blog che mi piace molto, sull'incapacità dell'elite intellettuale di fare previsioni sul futuro.

    Il Pedante: la dittatura degli intelligenti e i sofocrati di Saigon:

    http://ilpedante.org/post/iii-dittatura-degli-intelligenti-i-sofocrati-di-saigon

    Il tipo umano di questi professori è quelli dell'intellettuale che non ha mai messo piede fuori dal proprio milieu sociale. Leggono il Guardian, frequentano altre persone con un bel post-doc, e non hanno la benchè minima idea di quale sia la realtà fuori dalla loro cerchia. Ti spiegano a lezione l'importanza della cultura nello spiegare i processi storici e non gli passa per la testa che loro possano essere vittime della LORO cultura.

    Non conosco Esdaile e non mi permetto di giudicarlo, ma (Bayesianamente) direi che si sono forti probabilità che appartenga al tipo in questione.

    Questo tipo di maitre à penser (un classico: PhD in storia a Oxbridge, senza le basi di economia monetaria e di economia tout court, per dirne una) non arriva a comprendere quello che per l'uomo della strada (con cui non ha mai bevuto una birra in vita sua, per citare Taleb, ma a cui vuole insegnare quali siano i suoi veri interessi) è ovvio, semplicemente perchél'ha vissuto sulla sua pelle. E non lo fa nemmeno se è lo specialista di un periodo storico che gli dovrebbe servire di ispirazione (anzi, soprattutto perchè è uno specialista di quel periodo).

    Prendiamo la Grecia: le misure imposte dall Troika sono peggio di una guerra persa. Per esempio le infrastrutture greche sono state privatizzate e acquistate da fondi di investimento in mano al governo tedesco (le privatizzazioni sono un bene se privatizza il debole). La base industriale del sud dell'Europa è stata gravemente danneggiata. La Germania ha 200 miliardi di eccedente nella bilancia commerciale. Qualcuno ha fatto notare alla Germania che anche questa è una violazione dei trattati ( a parte gli USA, intendo)?  Pero' per loro (i prof che firmano appelli sul Guardian) non ci sono derive egemoniche nell'Unione. 

    Per venire all'Unione Europea/

    De minimis occorre fare un passio indietro, smantellarla e poi ripartire su un processo di integrazione su basi diverse.

    Servono

    1. monete nazionali

    2. banche centrali indipendenti sotto il controllo politico

    3. ripristinare i vari Glass Steagal act che c'erano

    i punti da uno a 3 questo permetterebbero di far uscire l'Europa dallo schema "beggar thy neibor" (disegno mercantilista e monetarista) e  di attuare finalmente politiche Keynesiane e di sviluppo industriale.

    Su queste basi, si procede ad accordi di cooperazazione eccetera.

    Per il resto, teniamoci la NATO come quadro di sicurezza in Europa. 

    Sulle questioni europee, per uno sguardo alternativo, prova a seguire goodynomics di Bagnai.

    Ciao

    Nemo

     

     

     

     

     

     

     

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