32 Responses

  1. avatar
    Nemo at |

    Cito

    Minacce reali e percepite
    Massolo, infine, ha posto l’accento sul divario esistente tra realtà e percezione, tra sicurezza e sensazione di insicurezza. “Vi è un’evidente dissociazione tra la minaccia concreta e la sua percezione“, ha osservato. Di esempi in tal senso ne ha fatti due: il terrorismo jihadista e il tema dell’immigrazione. Due questioni che mettono paura agli italiani in modo molto più incisivo di quanto non sarebbe giusto attendersi alla luce delle statistiche.

    Ecco qua un altro che fa uno spottone pubblicitario (propaganda) per il governo evidentemente senza capire di cosa parla. Il problema dell'immigrazione è enorme, strategico, lo indicano statistiche che capirebbe anche un bambino alle elementari. Gli italiani percepiscono perfettamente la realtà della situazione. L scena politica dei paesi europei è rivoluzionata dal tema, la tenuta dell'Unione Europea ne è messa in dicussione, ma per Massolo, è solo percezione senza riscontro nella realtà. Vada vedersi che ne pensano gli stati maggiori di Svizzera, Norvegia ed altri, solo per fare un esempio.

    E il nostro Massolo se ne esce con frasi del genere. Senza parole.  Non mi stupiro' mai della capacità dei funzionari italiani di aprire bocca e riuscire con poche parole a gridare al pubblico la loro inadeguatezza.

     

    Reply
  2. avatar
    Anonimo at |

    https://ofcs.report/cyber-security-ghioni-rischio-buco-ai-sistemi-trasporto-energia-finanza/

     

    " A proposito di terrorismo, come giudica la controversia Apple-Fbi in merito al permesso negato dall’azienda di Cupertino per lo sblocco del telefono dei terroristi coinvolti nell’attentato?
    Apple ha fatto una operazione di marketing pazzesca, cosa che nessuno spot avrebbe mai potuto. Sono stati dalla parte del cliente, anche se questo si è rivelato un pericoloso terrorista. Detto questo, vista la componente numerica dei terroristi, infinitesimale se si considera tutte le utenze telefoniche, non si può bucare un sistema di protezione della privacy per pochi individui. La polizia avrebbe dovuto trovare un modo diverso per aggirare il blocco.

    L’Fbi alla fine sembra essere ricorsa a un’agenzia di sicurezza israeliana per sbloccare l’IPhone incriminato. Come vede questa scelta?
    Sono messi male. Potevano venire qui a Milano, al Politecnico avrebbero trovato qualche ragazzo in grado di fare la stessa cosa. A questo punto chi può avere paura dell’Fbi se sono dovuti ricorrere a dei criminali per fare quello che dovevano essere in grado di fare da soli?

    Restiamo nell’ambito del controterrorismo sul web. La lotta di Anonymous la convince?
    Quando ho visto che il punto più alto della lotta all’Isis è stata la chiusura o l’oscuramento dei profili Twitter dello Stato islamico ci ho riso su. Dovrebbero essere in grado di essere operativi sui canali di deep web, interrompere i canali finanziamento bancario dei terroristi, bloccare i conti correnti e non gli account Youtube.

    La privacy per come la conosciamo è morta. Come facciamo a difenderci dai pericoli che corrono sul web?
    Educando l’individuo. Se Facebook lo vedono tutti non rivelo quando e per quanto tempo andrò in ferie, dicendo magari a chi lascerò le chiavi di casa.

    Lei ha detto che internet, per come è diventato, ha fallito e che prima o poi andrà in crash. Come accadrà?
    Originariamente quello che doveva essere era un sistema per interconnettere chiunque da ogni parte del mondo, per generare conoscenza, per progredire in modo più veloce, è diventato il sistema principe per l’economia. È un nuovo modo di fare mercato. E serve solo a quello. Quando un sistema raggiunge una tale massa critica, è destinato al crash. Lo farà da solo, senza interventi dall’esterno. È pura logica.

    Silendo, ma qualcuno ( anche del Tribunale di Bari …) va al Politecnico di Milano ? 

    Reply
  3. avatar
    Nemo at |

    Ciao Sile

    è uscita la call for papers del convegno SISP 2016. Quest'anno trattano del rapporto tra intelligence e regimi democratici e totalitari. Non credo proprio che inviero' un paper; non ho niente di pronto sul tema , ma magari vado a farmi un giro, Milano è relativamente comoda da raggiundere.

    Ciao

    Nemo

     

    Reply
  4. avatar
    Anonimo at |

     http://www.iltempo.it/cronache/2016/05/23/ecco-tutti-gli-sprechi-dei-nostri-007-1.1542263

    Francesca Musacchio

    23/05/2016 06:04

    SICUREZZA E SPERPERI

    <!– –>Ecco tutti gli sprechi dei nostri 007 <!– –>

    Dall’affitto dell’aereo-spia Dragon Star alla nuova sala riunioni del governo La spesa supera di molto i 130 milioni che avrebbe dovuto utilizzare Carrai

    Gli appalti milionari ai «soliti noti» secretati dai servizi segreti e la polemica sulla gestione della cyber security che ha coinvolto Marco Carrai. Due facce della stessa medaglia e dei presunti sprechi legati alla gestione degli apparati di sicurezza.

    <!– –>

    Tra spese di affitto per l’aereo spia che sorvola anche i cieli italiani e centri decisionali super blindati, il bilancio dei nostri 007 pare sia uno di quelli da capogiro. Tanto per fare un esempio, nell’elenco delle spese figurerebbe ancora l’affitto del famoso aereo «Dragon star», il velivolo che intercetta tutte le comunicazioni radio, dalle telefonate alle mail, passando per gli accessi internet e spingendosi anche oltre. Insomma, una specie di Grande Fratello che dall’alto svolge l’attività di «Sigint», ossia lo spionaggio dei segnali elettromagnetici.

     

    ecc.

    B.A.

     

    Reply
  5. avatar
    Anonimo at |

    23/05/2016 06:04

    SICUREZZA E SPERPERI

    <!– –>Ecco tutti gli sprechi dei nostri 007 <!– –>

    Dall’affitto dell’aereo-spia Dragon Star alla nuova sala riunioni del governo La spesa supera di molto i 130 milioni che avrebbe dovuto utilizzare Carrai

    <!– –>

    Gli appalti milionari ai «soliti noti» secretati dai servizi segreti e la polemica sulla gestione della cyber security che ha coinvolto Marco Carrai. Due facce della stessa medaglia e dei presunti sprechi legati alla gestione degli apparati di sicurezza. Tra spese di affitto per l’aereo spia che sorvola anche i cieli italiani e centri decisionali super blindati, il bilancio dei nostri 007 pare sia uno di quelli da capogiro. Tanto per fare un esempio, nell’elenco delle spese figurerebbe ancora l’affitto del famoso aereo «Dragon star», il velivolo che intercetta tutte le comunicazioni radio, dalle telefonate alle mail, passando per gli accessi internet e spingendosi anche oltre. Insomma, una specie di Grande Fratello che dall’alto svolge l’attività di «Sigint», ossia lo spionaggio dei segnali elettromagnetici.

    Dragon star, che a bordo avrebbe anche almeno quattro tecnici altamente specializzati che devono elaborare i dati raccolti, è l’erede del G222, che una volta andato in pensione per superate ore di volo, ha reso necessario un rimpiazzo. Ed ecco che nel 2012 arriva Dragon, affittato presso un’azienda statunitense, la Lockheed Martin. In quel momento, infatti, nonostante fosse stato commissionato l’acquisto in Israele di due aerei spia, il costo pari a 580 milioni di euro è stato giudicato insopportabile. A distanza di quattro anni, però, la consegna dei velivoli sembra non sia stata ancora effettuata e quindi si continua a pagare un affitto e una manutenzione (nella base Aise di Cerveteri) di svariati milioni di euro per un aereo che compie missioni top secret anche in Italia. Quindi, solo a parlare di questo asset, andremmo ben oltre i 130 milioni che avrebbe dovuto spendere Carrai e che qui sono spesi per attività considerata di routine. Cosa intercetti e come venga usato il materiale captato da Dragon non è dato saperlo. E poi c'è la nuova sala riunioni inaugurata nei giorni scorsi all'interno di Palazzo Chigi e destinata, pare, alle riunioni del Cisr. La presidenza del Consiglio dei ministri, però, già dispone presso la «Langley romana», vicino a Pineta Sacchetti, del Centro decisionale nazionale. Una struttura gestita in collaborazione con i servizi segreti ad altissima efficenza tecnologica, in cui si riunisce Il Comitato politico strategico, Cops, costituito dal presidente del Consiglio, dai ministri degli Affari Esteri, della Difesa e dell’Interno, che assolve a compiti di coordinamento e di decisione per gli interventi in caso di gravi crisi.

    Questa struttura, sino dai tempi dell'Ammiraglio Martini, è dotata di tutte le diavolerie elettroniche per consentire a coloro che vi si riuniscono di discutere e prendere decisioni senza la preoccupazione di essere ascoltati da orecchi indiscreti. Nel tempo l'ammodernamento elettronico di tale sede chiamata Tempest, che per i meno esperti vuol dire che chi sta dentro non può essere assolutamente intercettato da fuori, è costata parecchi milioni di euro, chiaramente tutti «schermati» col più rigoroso segreto di Stato. Come se non bastasse, nel circuito delle sedi che usa la presidenza del Consiglio dei ministri esistono altre sale riunioni, che all'occorrenza possono essere protette e schermate elettronicamente da sguardi ed orecchi indiscreti. Quella inaugurata nelle settimane scorse, quindi, sembra un clone inutile e costoso. La polemica degli ultimi mesi sul mega decreto che dovrebbe affidare all’amico fraterno di Matteo Renzi la gestione della cybersecurity, a questo punto sembra incrociarsi con la gestione di appalti legati alla sicurezza che ambienti vicini a palazzo Chigi dicono essere in mano sempre ai «soliti noti». L’imprenditore toscano, infatti, non avrebbe ancora «toccato palla». Un decreto in suo favore ci sarebbe, ma alla fine riguarderebbe la gestione «dell'emerso» che in alcun modo andrebbe a confliggere con gli interessi degli 007.

    <!– –>

    Francesca Musacchio

    Reply
  6. avatar
    Anonimo at |

    Panico in Gb: gli 007 perdono per errore i dati di 800 presunti terroristi

    di Augusta Cesari

    venerdì 27 maggio 2016 – 11:48

    La Gran Bretagna è nel panico. Si può definire come un figuraccia quella fatta dalle autorità britanniche, servizi segreti e polizia in testa, che hanno perduto per una serie di errori i profili del Dna e le impronte digitali di circa 800 sospetti terroristi. Uno sbaglio imperdonabile per l’antiterrorismo di sua maestà, che è uno fra i migliori al mondo, rivelato in prima pagina oggi dal Daily Telegraph. La grave negligenza è stata compiuta nella gestione del vasto database di estremisti, in tutto circa 8mila, che le autorità per una serie di disguidi burocratici non hanno aggiornato correttamente. Immediate le proteste: in questo modo è messa a rischio la sicurezza nazionale. La perdita si è verificata, presumibilmente, a causa del mancato completamento del lavoro di immagazzinamento di dati, anche se il motivo esatto non è stato ancora determinato. “Centinaia di profili di Dna che possono collegare i sospetti di attività criminali anche al terrorismo sono andati persi. C’è bisogno di un’indagine urgente per arrivare alla radice del problema”, ha riferito Keith Vaz, presidente della commissione Affari interni della Camera dei Comuni.

    SILENDO … non sono proprio infallibili !

     

    Reply
  7. avatar
    Er Barcarolo at |

    Problemucci ?

     

    2016 Fuga da Forte Braschi. Le giovani promesse scappano a gambe levate dai Servizi segreti

     26 maggio 2016 

    di Giorgio Ferrini

    Primo piano

    AddThis Sharing Buttons

    Se ne sono andati alla spicciolata, in silenzio come sono arrivati, e senza fare alcuna polemica. Ma il loro addio rappresenta un piccolo fallimento per l’intelligence italiana. Nelle ultime settimane, una decina di ragazzi plurilaureati e di belle speranze hanno lasciato l’Aise, il servizio segreto estero, perché delusi dall’ambiente ingessato, burocratico, scarsamente meritocratico dov’erano finiti. Il loro arrivo a Forte Braschi era stato sbandierato come un forte segno di discontinuità e rinnovamento in un mondo dove si entra per cooptazione e raccomandazione politica. Ma dopo un anno scarso, la rivoluzione sembra già fallita.

    IMMAGINE – Negli ultimi tre anni, i servizi avevano avviato una campagna di reclutamento nelle università italiane utilizzando anche la rete dei docenti che collaborano con loro, incaricati di segnalare i giovani più brillanti in materie come l’informatica, la finanza, la politica internazionale, le tecnologie “dual use” (usi civili e militari). Molto gradita, ovviamente, la conoscenza di lingue come l’arabo, il cinese e il russo. Poi è arrivato il governo Renzi, quello della rottamazione, e il sottosegretario di Palazzo Chigi con delega ai servizi d’informazione, Marco Minniti, ha dato un’accelerata all’ingresso di forze fresche da ambiti che non fossero i soliti, ovvero le forze di polizia e l’esercito. A maggio dello scorso anno, Minniti annunciò che negli 007 era finita “l’era dei raccomandati”, ossia dei militari e dei poliziotti (non tutti) che passano ai servizi segreti attirati dal raddoppio dello stipendio e facendo leva sull’appoggio del politico di turno al quale magari hanno fatto la scorta. “Abbiamo fatto una piccola rivoluzione copernicana”, disse Minniti, con l’assunzione “di 30 giovani delle università italiane che hanno fatto domanda ed entreranno a far parte delle Agenzie”. In realtà, nell’ultimo biennio sono entrati anche altri ragazzi più grandi, in massima parte presi da aziende private.

    DELUSIONE – I nuovi arrivi sono stati formati per mesi a Forte Braschi sui temi della sicurezza nazionale e delle minacce esterne, oltre all’ovvio inquadramento di tipo “militare”. Lo stipendio d’ingresso è inferiore ai 2.500 euro, ma le promesse erano di una fulgida carriera e di un ambiente “dinamico”. La realtà pare sia stata diversa. Chi se n’è andato racconta di una struttura che ha guardato ai nuovi arrivi come corpi estranei, sottoposta a tagli continui e con la prospettiva di rimanere tutti funzionari a vita, senza diventare dirigenti. In più, la guerra per cordate che da sempre avvelena Forte Braschi ha finito per disamorare le “reclute”. Il risultato è che quelli con il curriculum migliore sono andati a lavorare in multinazionali o in start up innovative. E a poco è valsa, nei giorni scorsi, una riunione “motivazionale” di questi ragazzi con Alberto Manenti, il capo dell’Aise, molto preoccupato e sorpreso dai primi addii.

     Aise

    http://www.lanotiziagiornale.it/2016-fuga-da-forte-braschi-le-giovani-promesse-scappano-dai-servizi-segreti/

    Reply
  8. avatar
    Nemo Profeta at |

    Ci sta. Mi dispiace per quelli che eventualmente fossero stati veramente motivati. Che uno scelga di restare o di andare, rimane comunque l'amaro in bocca. 

    Mi ricordo il mio dramma interiore una vita fa, quando entrai in Accademia Aeronautica. Entrai pieno di entusiamo (e non partecipai al concorso alla Normale per entrare dedicarmi a quello in accademia), ma mi resi presto conto che avevo fatto un grosso errore.  Mi chiedevo se volare valesse la pena di passare il resto della mia vita in quel carrozzone in cui il livello culturale era desolante. Le mie dimissioni le raccolse un tenente navigatore che era di giornata. Quando gli spiegai che me ne andavo perchè dalla vita volevo di più, soprattutto che volevo una laurea vera e che il livello dell'istruzione impartita in accademia era troppo basso, si limito' a dire che capiva e mi prego' di mettere solo, nel riquadro preposto , 'motivi personali'. La frase di circostanza fu che sperava comunque che avrei messo le mie doti al servizio  dell'Italia in altri campi. Cosa che puntualmente NON è avvenuta, sono emigrato subito dopo il dottorato. Poi si affretto' a cambiare discorso, mi chiese di che città fossi, e alla mia risposta che ero di Torino, mi racconto' di aver volato sulle Alpi (ora direi che era in dissonanza cognitiva).

    In effetti, fu una cosa molto più rapida di quanto mi aspettassi, anzi forse la cosa che mi fece più male, e che mi confermo' che facevo bene ad andarmene, era che accettavano  senza un sussulto di dignità che uno gli dicesse che loro non erano all'altezza delle sue aspettative e non viceversa. Anche per loro era tutto sommmato normale che chi aveva la possibilità facesse altro.

    Quella giornata fui invitato a mangiare al tavolo degli ufficiali a mensa e mi chiesero di rispiegare il motivo delle dimissioni. Erano imbarazzati loro, cercai di non offenderli…

    Ma lo Stato italiano è questo, mediocrità e assoluta sciatteria.  Se sei bravo magari provi, ti rendi conto di essere stato un illluso e te ne vai.

    Saluti

    Nemo

    Reply
    1. avatar
      Anonimo at |

      Possono esserci disillusioni tra gli allievi?

      Cerchiamo di fare in modo che questo non si verifichi. All'inizio in tanti scalpitano in attesa che si apra un velo capace di mostrare il mondo intero. Poi però comprendono quanto l'intus legere, il “DNA dell'intelligence”, sia frutto di esperienze e successiva crescita professionale. La Scuola offre la toolbox, la cassetta degli attrezzi. Equilibrio, professionalità e le indicazioni dei vertici daranno orientamento all'azione.

      Si delude chi è stato male informato e quindi si porta dietro aspettative sbagliate. Noi ci sforziamo di fornire il quadro più chiaro possibile, sviluppi compresi. Un compito fondamentale: formiamo coloro che ci affiancheranno e poi avranno compiti operativi e dirigenziali. L'intelligence ha guadagnato una crescente fiducia tra i cittadini, oggi possiamo fare di più perché c'è una coscienza della sicurezza “partecipata”. I giovani non pensano di esser arrivati sulla nave di Capitan Uncino ma ad un posto di alta responsabilità.

      da …

      http://www.difesaonline.it/evidenza/interviste/la-scuola-di-formazione-campus-dellintelligence-nazionale-raccontata-dal-neo

      Reply
      1. avatar
        Anonimo at |

        Se scrivono "accademy"………mi vien tanto da pensare…..

        Mi chiedo a questo punto come sono messi con l'arabo……

        Il Pulcino

        Reply
        1. avatar
          Anonimo at |

          Silendo,

          non pensi che la fuga dal Forte possa esssere dovuta al Caso Regeni ?

          Reply
        2. avatar
          The Hooded Claw at |

          Pulcino, anche espressioni come: "in un perimetro di forte disponibilità" mi fanno pensare un po'… Che cosa vuol dire? Qualcuno mandi a Paolo Scotto di Castelbianco il memorandum di Churchill che si trova qualche post più sopra, magari impara qualcosa.

          Reply
      2. avatar
        DUCARIO at |

        Non conosco l'ambiente ma sono un attento osservatore della società italiana e l'eventuale fuga di giovani talenti dal Sistema delle Informazioni non mi sorprende più di tanto.

        Idealmente essere pilota di un caccia, carabiniere, medico o agente segreto è quanto di più figo si possa immaginare, tuttavia è necessario attagliare e calare l'idea che uno ha dell'attività nel contesto.

        Il contesto italiano, è triste da dire ma è così, non è nè competitivo nè premiale, se fate un minimo di analisi con attenzione ai vertici di aziende, amministrazioni dello Stato e politica, troverete sempre gli stessi cognomi e laddove i cognomi non corripondano, troverete comunque legami speciali (scuola militare, liceo privato d'elite, liceo francese ectect). Le FF.AA., le Amministrazioni e probabilmente anche i Servizi, rispondono in modo maggiore o minore a queste logiche perchè in questo humus sono nate e si sono sviluppate quindi, così come i giovani uomini e le giovani donne dalle università e aziende italiane migrano verso realtà meritocratiche e competitive, lo stesso non è escluso che avvenga anche nei Servizi.

        L'ammiraglio Martini, già direttore del SISMI, raccontò di quando selezionò 15 decrittatori con un annuncio sul giornale, si presentarono in 550. Quello che può dare qualche pensiero non è un esodo del 5/10%, che può essere fisiologico, i dubbi sulla bontà della selezione sono leciti laddove tale percentuale salga oltre quella quota.

        Di certo gestire uno scalpitante 25/30enne in rampa di lancio non è semplice come gestire un ispettore di Polizia di 45 anni proveniente dall'Ufficio Stranieri della Questura di Roma, ma la sfida della rinnovata Intelligence nazionale dovrebbe essere proprio questa: attrarre, gestire e valorizzare le migliori intelligenze nostrane.

        Reply
        1. avatar
          Nemo at |

          Ciao Ducario

          lavorando e studiando all'estero ho modo di paragonare l'Italia e paesi più avanzati (UK, USA, Francia, Germania, in primis). Quello che mi colpisce quando parlo con italiani rimasti in Italia è quanto poco si rendano conto del divario che si è aperto tra il paese e l'estero. Dalla metà degli anni 90 è inizato un processo di divergenza enorme… 

          Nemo

          Reply
  9. avatar
    Anonimo at |

    Silendo,

    oggi su La Stampa c'è un articolo di Monica Perosino  sul workshop internazionale  a Torino organizzato da Unicri in collaborazione dell'Interpol.

    Mi sembra che a Condivisione delle informazioni fra le Varie Agenzie di Intelligence siamo ancora in alto mare.

    Cosa ne pensi ? Tuo B.A. 

     

     

     

    Reply
  10. avatar
    Anonimo at |

    Volevo segnalare l'articolo su Libero di oggi l'intervista al Generale Armando Sportelli capo del Colonnello  Stefano Giovannone sulle recenti dichiarazioni 

    del Giudice Mastelloni sul Lodo Moro e Lodo con Geheddafi.

    Buona Lettura

    Reply
  11. avatar
    Clone at |

    Quando anni fa lo dicevo io che l'ambiente oramai è solo il cimitero degli elefanti nessuno mi dava retta…I giovani talenti a mio dire dovrebbero puntare forse sui privati se hanno fortuna di trovare i giusti indirizzi o andare all'estero, il settore è obsoleto, fatiscente, ridicolo, dimostratemi il contrario. Il nostro è un paese dove si sono persi gli ideali, il concetto del riservato e del segreto è un valore astratto, manca il senso di Patria e questi episodi citati sono solo che la punta dell'iceberg, il resto è omissis.. Chi resta in azienda lo fa esclusivamente per tenersi la poltrona, perche il 27 arriva ancora puntuale lo stipendio, meritato o meno è tutto da vedere. Senza un cambiamento radicale la vedo dura.

    Reply
    1. avatar
      disamorato at |

      Non va dimenticato che in quegli ambiti il nepotismo, anche se qualcuno continua a sostenere il contrario, è presente, anzi, è l'unico sistema per progredire in carriera!

      E' abbastanza logico che se prendi a calci il personale per troppi anni, se ti vedi passare avanti i ragazzini appena arrivati solo perchè raccomandati, alla fine ti sfinisci e non ci metti più lo stesso entusiasmo.

      E' un vero peccato, lo dico col cuore! servire il proprio Paese è la cosa migliore che un uomo possa fare, tuttavia ANNI di delusioni e frustrazioni sono troppi, la gente è sfiduciata e rimane solo perchè – come diceva qualcuno sopra – il 27 arriva puntuale e non è semplice trovare qualche altro impiego fuori.

      Occorrerebbe a mio avviso solo un pò di attenzione verso il personale, cosa che non esiste attualmente e magari eliminare la troppa burocrazia che ingessa il sistema (sempre, ovviamente, nel rispetto delle regole)!! …in fondo dovrebbe essere un rapporto di fiducia no?

      Peccato, ai tempi dell'Ammiraglio Martini funzionava sicuramente meglio!

      Saluti

      Reply
  12. avatar
    Clone at |

    Per quei pochi che non sono stati avisati vi segnalo un evento pubblico interessante

    ps. stasera , l'iingresso è libero ..un oretta da Roma..

    http://www.viterbonews24.it/news/a-vetralla-arriva-lex-comandante-di-gladio-_69448.htm

     

    CL

    Reply
  13. avatar
    Anonimo at |

    http://www.newtuscia.it/2016/11/04/repubblica-mirko-crocoli-presentato-vetralla/

    L'autore del libro è Mirko Crocoli …. Il Generale Inzerillo partecipa alla presentazione ma non so se ha partecipato in qualche modo alla stesura del libro.

    B.A.

     

    Reply
  14. avatar
    Anonimo at |
    Reply
    1. avatar
      Anonimo at |

      2016 Fuga da Forte Braschi. Le giovani promesse scappano a gambe levate dai Servizi segreti

       26 maggio 2016 

      di Giorgio Ferrini

      Primo piano

      AddThis Sharing Buttons

      Se ne sono andati alla spicciolata, in silenzio come sono arrivati, e senza fare alcuna polemica. Ma il loro addio rappresenta un piccolo fallimento per l’intelligence italiana. Nelle ultime settimane, una decina di ragazzi plurilaureati e di belle speranze hanno lasciato l’Aise, il servizio segreto estero, perché delusi dall’ambiente ingessato, burocratico, scarsamente meritocratico dov’erano finiti. Il loro arrivo a Forte Braschi era stato sbandierato come un forte segno di discontinuità e rinnovamento in un mondo dove si entra per cooptazione e raccomandazione politica. Ma dopo un anno scarso, la rivoluzione sembra già fallita.

      IMMAGINE – Negli ultimi tre anni, i servizi avevano avviato una campagna di reclutamento nelle università italiane utilizzando anche la rete dei docenti che collaborano con loro, incaricati di segnalare i giovani più brillanti in materie come l’informatica, la finanza, la politica internazionale, le tecnologie “dual use” (usi civili e militari). Molto gradita, ovviamente, la conoscenza di lingue come l’arabo, il cinese e il russo. Poi è arrivato il governo Renzi, quello della rottamazione, e il sottosegretario di Palazzo Chigi con delega ai servizi d’informazione, Marco Minniti, ha dato un’accelerata all’ingresso di forze fresche da ambiti che non fossero i soliti, ovvero le forze di polizia e l’esercito. A maggio dello scorso anno, Minniti annunciò che negli 007 era finita “l’era dei raccomandati”, ossia dei militari e dei poliziotti (non tutti) che passano ai servizi segreti attirati dal raddoppio dello stipendio e facendo leva sull’appoggio del politico di turno al quale magari hanno fatto la scorta. “Abbiamo fatto una piccola rivoluzione copernicana”, disse Minniti, con l’assunzione “di 30 giovani delle università italiane che hanno fatto domanda ed entreranno a far parte delle Agenzie”. In realtà, nell’ultimo biennio sono entrati anche altri ragazzi più grandi, in massima parte presi da aziende private.

      DELUSIONE – I nuovi arrivi sono stati formati per mesi a Forte Braschi sui temi della sicurezza nazionale e delle minacce esterne, oltre all’ovvio inquadramento di tipo “militare”. Lo stipendio d’ingresso è inferiore ai 2.500 euro, ma le promesse erano di una fulgida carriera e di un ambiente “dinamico”. La realtà pare sia stata diversa. Chi se n’è andato racconta di una struttura che ha guardato ai nuovi arrivi come corpi estranei, sottoposta a tagli continui e con la prospettiva di rimanere tutti funzionari a vita, senza diventare dirigenti. In più, la guerra per cordate che da sempre avvelena Forte Braschi ha finito per disamorare le “reclute”. Il risultato è che quelli con il curriculum migliore sono andati a lavorare in multinazionali o in start up innovative. E a poco è valsa, nei giorni scorsi, una riunione “motivazionale” di questi ragazzi con Alberto Manenti, il capo dell’Aise, molto preoccupato e sorpreso dai primi addii.

       Aise

      http://www.lanotiziagiornale.it/2016-fuga-da-forte-braschi-le-giovani-promesse-scappano-dai-servizi-segreti/

       

      Reply
  15. avatar
    Ettore at |

    http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/archivio-notizie/lintelligence-cerca-giovani-esperti-ict.html

    Rispetto alla precedente ricerca questa sembra più orientata agli Junior. Poi il termine "giovani"….lascia leggermente basiti.Che vor di?

    Immagino i 50 anni che si sentono giovani dentro che comunque ci provano a mandare il cv…. 

    Reply
  16. avatar
    Anonimo at |

    Servizi: l'Intelligence cerca giovani cyber 007

    0

     

    0

     

    AAA 007 cercansi. Giovani, esperti di cyber e desiderosi di lavorare per la sicurezza nazionale. È il comparto intelligence a cercare nuove professionalità nel settore strategico dell'Information and communications technology (Ict) dalle colonne dell'homepage del sito sicurezzanazionale.gov.it. Per combattere le nuove minacce e potenziare le risorse impegnate nella protezione cibernetica e nella sicurezza informatica, l'Intelligence recluta diplomati o laureati – con qualificate competenze, capacità ed esperienze nei settori della cyber security (ricerca, monitoraggio, analisi e contrasto della minaccia), dello sviluppo applicativo, progettazione, sviluppo e gestione delle infrastrutture di rete, delle architetture informatiche e dei relativi sistemi di sicurezza. Al termine di un periodo di adeguata formazione, i giovani selezionati diventeranno professionisti della sicurezza. Tra i requisiti, "saper lavorare in team, resilienza, capacità di analisi e ricerca, essere in grado di intercettare il cambiamento e anticipare scenari". E ancora: "disponibilità a crescere e a confrontarsi con le sfide del nostro tempo. Serve equilibrio e capacità di guardare più lontano, integrando dimensione umana e competenze tecnologiche. Cerchiamo persone concrete nel modo di pensare e di operare"', assicura l'annuncio. Attenzione, però: la ricerca di queste nuove figure professionali non sospende la presentazione di candidature spontanee attraverso la procedura online della sezione "Lavora con noi". Rimane infatti attuale la ricerca di analisti, linguisti ed esperti di discipline sociologiche e antropologiche. Le candidature possono essere presentate entro le 12 del 31 gennaio 2017 registrandosi sul sito e seguendo le istruzioni che saranno trasmesse via email.

    Reply
  17. avatar
    Anonimo at |

    FUGA DI INTERECETTAZIONI – QUELLE DELLA PROCURA FINISCONO SUL PC DI UN’IMPIEGATA CHE LAVORA PRESSO LA SOCIETA’ CHE GESTISCE I SERVER – HA ASCOLTATO E LETTO SMS E FILE AUDIO CAPTATI DALLE CIMICI DEI MAGISTRATI DI REGGIO CALABRIA, NAPOLI, CATANIA, TRENTO, BUSTO, TORINO, MILANO, ROMA, TRIESTE

     Una società privata che fornisce ai pm i server per le intercettazioni ha la possibilità tecnica di scaricarle sui propri pc quando fa manutenzione: due Procure, Garante Privacy, Csm e ministero indagano. Oltre 20 pagine di dati di intercettazioni di parecchie Procure (come Reggio Calabria, Napoli, Catania, Trento, Busto, Torino, Milano, Roma, Trieste) trovati sul pc dell' impiegata di una delle società private che forniscono alle Procure i server per le intercettazioni: numeri e nomi di intercettati, loro interlocutori, durata, posizionamento, testi degli sms, sintesi e commenti della polizia giudiziaria sull' importanza delle varie intercettazioni, tutti dati che per legge devono invece stare solo sui server delle Procure.

     E adesso i pm di Trieste e Busto Arsizio, il Garante della Privacy, il Consiglio superiore della magistratura e il ministero della Giustizia sono impegnati a capire se tra le società private esista la potenzialità tecnica, nel momento in cui svolgono l' assistenza a distanza chiesta dalle Procure sui propri server per la manutenzione ordinaria o per specifici guasti, di invece «scaricare» dati e farli risiedere fisicamente e poi trattenerli sui propri computer locali. Per di più con l' ulteriore possibilità tecnica di farlo anche senza che la Procura abbia richiesto l' assistenza, e dunque senza che in teoria se ne accorga.

     Almeno la prima delle due potenzialità si manifesta per caso alla Procura di Trieste quando, dovendo l' anno scorso rimediare a un guasto in una indagine del pm Maddalena Chergia, ci si avvede che alcune intercettazioni stanno non solo sul server della Procura, ma anche sul pc dell' impiegata della società privata Area che «da remoto», cioè a distanza dalla sede di Vizzola Ticino (vicino a Malpensa), aveva operato su richiesta dei pm per cercare di ritrovare file-audio di cui in Procura si era temuta la perdita sul server.

    Il procuratore di Trieste Carlo Mastelloni e la sua pm, indagando l' impiegata per l' ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico, il 15 dicembre 2015 ordinano alla GdF una perquisizione della sua postazione di lavoro, alla quale non partecipano avvisando il capo della Procura competente per territorio, Gianluigi Fontana a Busto Arsizio, che partecipa ma non conosce il contesto.

     In questa che per metà inizia come perquisizione dei pm di Trieste e per metà diventa ispezione del pm di Busto Arsizio a fini contrattuali, nel pc dell' impiegata vengono trovati quei dati, oltre a migliaia di file audio, però non ascoltabili (a differenza degli sms subito leggibili) senza la chiave di cifratura che le prassi aziendali di sicurezza suddividono apposta fra più persone.

    Al momento non c' è alcun sospetto di fughe di notizie mirate, anche perché nella maggioranza dei casi si tratterebbe di intercettazioni di indagini di routine, magari residui accumulatisi in manutenzioni passate come effetto collaterale di un software di teleassistenza forse più comodo per gli operatori aziendali.

     Ma a preoccupare è il meccanismo tecnico in sé, la realizzabilità di questo vietato canale inverso (dal server della Procura al pc della società privata), visto che qualunque dato, se «scaricato» sul pc privato, in teoria da lì può essere poi trasmesso, o esportato e consegnato su chiavetta (e anche il tracciamento dei file di «log» non è una garanzia assoluta quando a operare è chi possiede i privilegi di «amministratore di sistema»).

    Non a caso il Garante della Privacy nei giorni successivi ricevette dal procuratore di Busto Arsizio una segnalazione «che l' Autorità ha valutato nell' ambito della più generale verifica sulle misure di sicurezza prescritte alle Procure, verifica ancora in corso». E il procuratore di Trieste ha ritenuto per motivi istituzionali di avvisare della questione il Comitato di presidenza del Csm (formato dal vicepresidente Legnini, dal presidente della Cassazione, Canzio, e dal procuratore generale della Cassazione, Ciccolo), che a sua volta ha investito il ministero della Giustizia, che ha allertato gli organi di sicurezza e emanato circolari per suggerire alle Procure di elevare le pretese di sicurezza nei contratti con le società. 

    Interpellato dal Corriere , il presidente e titolare di Area, Andrea Formenti, nega che sia possibile lo «scarico» di dati dal server di una Procura su un pc locale, salvo su esplicita richiesta e autorizzazione della Procura titolare del server. E allora perché quella massa di dati di intercettazioni stava sul pc della dipendente dell' help-desk? Qui il manager afferma di non poter dire una parola «perché vincolato da ragioni di rispetto del segreto, da questioni di privacy e da motivi di natura giuslavoristica».

    Ci tiene però ad assicurare che Area, aderente a Confindustria, «ha il più alto standard di sicurezza nel settore», dove impiega 150 dipendenti, in un anno fattura circa 20 milioni di euro e riceve 25.000 incarichi da 100 uffici giudiziari in tutta Italia, collocandosi sui primi tre gradini nel settore: «Porte aperte a qualunque istituzione dovesse ritenere di fare accertamenti, siamo i primi interessati a sapere se esistano mele marce».

    Reply
  18. avatar
    Anonimo at |

    Cro – Terrorismo, Giampiero Massolo (pres. Ispi) a Radio24: più sinergia fra forze dell'ordine ma niente leggi eccezionali

    Roma, 7 giu (Prima Pagina News) “Il consiglio per i cittadini è quello di vivere la vita nella normalità, per non fare il gioco del nemico, per così dire. Ma bisogna farlo anche con la consapevolezza di evitare situazioni pericolose, di evitare di non notare dei dettagli che magari possono essere utili a chi assicura l’ordine pubblico. Infine, di evitare comportamenti sconsiderati, senza un collegamento con le forze dell’ordine, nel momento in cui le situazioni di emergenza si verificano.” Così Giampiero Massolo, Presidente ISPI, intervistato da Mario Platero ad America 24 su Radio 24.  “Anche in Italia abbiamo avuto il nostro terrorismo nazionale, ma lo abbiamo sconfitto senza ricorrere a nessuna legge eccezionale, nemmeno una.” Così Giampiero Massolo, Presidente ISPI, intervistato da Mario Platero ad America 24 e prosegue: “Anche nel caso della mafia non si è trattato né di leggi né di tribunali speciali, ma di un’applicazione rigorosa di norme mirate, ad esempio le leggi sull’incentivazione dei pentiti. Non legislazione speciale, ma legislazione ordinaria mirata dunque”. Il Presidente ISPI aggiunge poi: “Detto questo, va detto che la sicurezza assoluta non esiste. Non è possibile tirare una sorta di saracinesca d’acciaio e pensare di essere assolutamente sicuri. C’è da dire che oggettivamente è vero che spesso si hanno delle informazioni sulle persone che compiono gli attentati, e a volte erano già note alla giustizia, ma detto questo è impossibile seguire materialmente tutti e assistere alle evoluzioni di tutti. Di nuovo, diventa un problema di casistica, diventa un problema di collaborazione fra forze dell’ordine e cittadini, e soprattutto è molto difficile interpretare segnali – che spesso non vengono per anni – fra quando una persona si radicalizza e invece quando poi colpisce.” Giampiero Massolo a Radio 24 spiega che “Non è tanto un problema di norme, che ci sono, ma semmai una questione di collaborazione fra le forze di polizia e quelle dell’intelligence, sia a livello nazionale che tra i vari Paesi. Non in tutti i paesi l’intelligence ha la stessa tradizione, non in tutti i paesi vi è un’osmosi operativa tra intelligence e forze di polizia; bisogna far evolvere queste difficoltà culturali, che talvolta portano a lavorare a compartimenti stagni. E bisogna anche far comprendere bene ai cittadini, alle aziende e alle istituzioni che il sistema partecipato, è un sistema condiviso. Chiaramente la responsabilità maggiore ricade su chi è istituzionalmente preposto a fornire sicurezza, ma non esiste un fornitore e dei fruitori, e basta: esiste un fornitore principale e la collaborazione da parte dei fruitori. Questo è un concetto sul quale credo bisogna insistere.”

     

    (PPN) 7 giu 2017  10:40

    Reply

Leave a Reply


(obbligatorio)