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    STV Giovanni Nacci at |

     "La sintesi funzionale di entrambe le dimensioni consente infatti di poter ottimizzare, grazie ad una avanzata capacità predittiva richiesta per fronteggiare una minaccia dalle spiccate connotazioni di fluidità ed ibridazione, il supporto della complessiva opera di affinamento architetturale, la sensibilizzazione dei circuiti pubblici, il partenariato pubblico-privato (PPP), la feconda “impollinazione” accademica."

    Vabbè, Calvino si sta rigirando nella tomba e Pörksen ormai pure lui c'ha – come si dice – "una certa"… 

     

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      The Hooded Claw at |

      Peccato che non ci abbiano infilato dentro un po' di Ermeneutica Trasformativa della Gravitá Quantistica, giusto per assicurarsi che i confini vengano violati…

       

      😉

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        STV Giovanni Nacci at |

        esatto! Però dici quella con lo scappellamento a destra o a sinistra? 😉

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    Anonimo at |

    Ragazzi, mettendo per un attimo da parte le osservazioni 'stilistiche' e guardando alla sostanza, il documento è solido e ben articolato. 

    Vi invito a dare uno sguardo alle Relazioni di qualche anno addietro (quando ancora erano semestrali) e a fare un rapido confronto: il livello si è innalzato. E non di poco.

    Se poi vogliamo giocare a tutti i costi ad 'aguzza la vista' e 'trova l'errore', il discorso cambia 😉

    barry lyndon

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      STV Giovanni Nacci at |

      Barry caro, è proprio alla sostanza che tentavo di guardare! (se avessi voluto fare osservazioni meramente stilistiche avrei riportato altro…). 

      Invece è forse guardando alla tecnica (della Relazione…) che il livello si è alzato (un po'). Ma la "tecnica" ovviamente non è sempre tutto.

      Quel che mi dispiace, invece, è che secondo me (lo sottolineo col grassetto: a parer mio) c'è una concreta tendenza a concedere, da questo punto di vista, un po' troppi "sconti" all'Istituzione. Alla quale invece gioverebbe sicuramente un po' più di "fiato sul collo" da parte dei destinatari della sua comunicazione pubblica/istituzionale (mondo accademico compreso…).

      Signora, suo figlio è bravo, educato e intelligente. Ma deve impegnarsi di più…

       

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    Nemo at |

    Devo dire che sono sempre stato molto critico della pubblicistica della Difesa (spesso su questo forum) , ma le pubblicazioni sul sito del servizi non le ho mai lette troppo… l'unico punto fermo che reitero è che il form per il reclutamento è na roba che non se po' vedé

    Sdrammatizziamo, ridiamoci su. Io che sono all'estro ho botte pazzesche di nostalgia. noi italiani parliamo un po' cosi'… mitico  Verdone dal minuto 1:02: un'azione della sicurezza nazionale sempre tesa alla salvaguardia

    https://www.youtube.com/watch?v=JmPVv6m0FMM

     

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    Anonimo at |

    Senz'altro protesa a mostrare la bontà del modello (espressione che non implica il giudizio di efficacia sul campo in adempimento del compito istituzionale) per una ricognizione ampia delle aree e dei contenuti d'interesse e per una loro ricomprensione intelleggibile da parte dell'utente finale, altresì destinatario di adeguato linguaggio per ruolo e funzione…. con buona pace di Umberto Eco !

    Nessuno

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    Anonimo at |

    I nostri 007 infiltrati tra i tagliagole. I servizi
    segreti: allerta su cinque siti
    Tra i luoghi ritenuti piu' a rischio c'e' anche la Citta' del
    Vaticano
    Finora non è successo nulla in Italia. Siamo stati più
    fortunati?
    «No, siamo stati più bravi».
    Come?
    «Sui cinque siti sottoposti una vigilanza più stretta è
    stata organizzata una protezione visibile anche con
    l'impiego di forze armate a scopo di dissuasione.
    Sappiamo benissimo – spiega l'alto dirigente dell'Aise, il ramo estero del
    controspionaggio italiano – che il terrorista di Istanbul non si ferma per i due
    alpini davanti al Vaticano. Però servono a cogliere dei dettagli che vengono
    diffusi con tutti i mezzi di comunicazione possibili, dalla voce allo sms all'invio
    in codice, a chi è in grado di collegarli con altri. Si forma una rete informativa
    sul territorio. Per esempio un viso già catalogato in una banca dati per
    atteggiamenti sospetti tenuti in un'altra occasione fa scattare un allarme di
    prevenzione».
    È concreto il rischio di attentati in Italia?
    «C'è un certo numero di obiettivi sensibili per la notorietà internazionale.
    Abbiamo simboli e fonti di attrazione sul di turismo».
    Il Vaticano?
    «È il primo di tutti e poi abbiamo città d'arte che richiamano molto il turismo».
    Roma, Venezia e Firenze?
    «Sì sono quelle ad alta attrazione di turismo. Siccome queste organizzazioni
    terroristiche si stanno orientando a utilizzarlo sia come arma per choccare
    l'opinione pubblica sia per rendere il Paese più debole economicamente».
    Poi c'è la parte non visibile.
    «C'è un apparato che non si vede e che è pronto a intervenire».
    L'Italia ha un passato di accordi non dichiarati con organizzazioni terroristiche.
    Penso al cosiddetto lodo Moro. E ora?
    «Si è fatto uno sforzo per riconoscere le origini di possibili atti terroristici
    contro l'Italia. Ed è stato fatto un lavoro delicatissimo e difficilissimo di
    infiltrazione rafforzata negli ultimi due anni. Sono persone che lavorano con
    varie coperture e che cercano di conoscere da dentro che cosa potrebbe
    succedere. Raccolgono dettagli per fare un'anagrafe dei gruppi di terroristi.
    Sono state importantissime le organizzazioni che si occupano di volontariato e
    di aiuti di solidarietà, anche religiose».
    I barconi che arrivano dalla Libia sono un pericolo?
    «È un veicolo relativamente facile di infiltrazione, è chiaro. Però il fenomeno è
    stato esaminato e controllato. Ci sono le misure di riconoscimento e di
    contrasto. Quelle che lei vede si rivolgono contro gli scafisti. I comportamenti
    anomali di possibili terroristi vengono segnalati. Le autorità decidono se
    bloccarli subito o seguirli per trovare altri correi».
    Il vicepresidente del Copasir Giuseppe Esposito si è lamentato anche ieri della
    scarsa collaborazione con altri servizi segreti. Ha ragione?
    «C'è un problema di coordinamento. Ma vediamo come sta l'Europa, non si
    riesce a unificare niente. È chiaro che sarebbe auspicabile un sistema di
    integrazione, di maggior scambio delle informazioni. Bisogna lavorarci molto.
    Ma è un problema della politica e non degli operativi. Noi comunque finora in
    Italia siamo riusciti a proteggere tutti».
    Torniamo sul lodo Moro?
    «Quello che posso dire è che lo schema e lo stesso. Ovviamente non c'è
    nessun dialogo con il Califfato. Però ogni elemento che ci porta, anche di
    sponda, a conoscere intenzioni e progetti viene utilizzato. A volte vengono
    richiesti dei favori che vengono fatti. Può essere un'azione umanitaria, magari
    far arrivare dei medicinali»

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