28 Responses

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    STV Giovanni Nacci at |

    Messaggio in lingua codice da Starfleet:

    « È la stampa, bellezza! La stampa! E tu non ci puoi far niente! Niente! »*

     

    😀 😛 😛

    * Deadline – U.S.A. – 1952

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    Anonimo at |
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    Anonimo at |
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    Anonimo at |

    <<l’intervento del generale Manenti (e forse la minaccia di possibili conseguenze sul piano dei rapporti bilaterali) avrebbe convinto gli egiziani a restituire almeno il corpo del ragazzo, anche se nelle condizioni orribili in cui era ridotto. >>  in tempo utile  per sospendere  la missione economica  in corso  al Cairo  con Ministro Guidi?

    http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/02/02/news/il-gelo-a-cena-in-ambasciata-la-missione-e-cancellata-1.12891551?refresh_ce&nbsp;

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      Name * at |

      Manenti è un grande!

      L'Italia è fortunata ad avere lui a capo dell'Agenzia esterna!

      Lunga vita e carriera………

      Il Pulcino

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    ilconteleon at |

    http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/bunga-spia-procura-roma-apre-inutile-inchiesta-berlusconi-119333.htm

    OGGI IL COPASIR DISCUTE DELL’INCARICO A MARCO CARRAI: RIUSCIRA' RENZI AD AVERE IL SUO SPIONE PERSONALE?

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    Anonimo at |

    "Regime di torturatori". Ecco il libro-denuncia su cui lavorava Regeni

    Il caso. Il testo di Maha Abdelrahman, tutor del ricercatore italiano ucciso al Cairo, contiene un'analisi di quanto accaduto in Egitto dopo la rivolta di piazza Tahir e pesanti accuse al regime: creata una forza di polizia fatta di teppisti, cui viene "appaltato il lavoro sporco"

    di CARLO BONINI   03 marzo 2016

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    ROMA – C'è una traccia non manipolabile che documenta più e meglio di qualsiasi testimonianza o ricordo la ricerca cui Giulio Regeni stava lavorando al Cairo. Il suo oggetto, le sue coordinate, la sua cornice scientifica e politica. E dunque le ragioni per cui quella ricerca abbia finito con il risultare intollerabile agli occhi del Regime e abbia finito per costargli la vita. È un saggio in lingua inglese, Egypt's Long Revolution (La lunga rivoluzione dell'Egitto), pubblicato nell'autunno del 2014 dall'editore Taylor and Francis group e firmato da Maha Abdelrahman, la supervisor di Giulio alla Cambridge University. Quel libro era il punto di partenza della ricerca di dottorato di Giulio e, nelle intenzioni, anche il possibile approdo, dal momento che il suo lavoro al Cairo avrebbe potuto contribuire al suo aggiornamento.

    A posteriori, Egypt's Long Revolution è una lettura per certi versi raggelante. Perché in quelle pagine, nella scelta del linguaggio, è la denuncia di un Regime e delle sue pratiche di costante violazione dei diritti umani, della centralità delle Forze armate e dei Servizi segreti nella vita politica del Paese, del Termidoro e Restaurazione seguite alla Rivoluzione di piazza Tahrir con l'offensiva portata al cuore dei movimenti che quella Rivoluzione avevano reso possibile. Di più: perché in quelle pagine sono ragionevolmente indicati, con inconsapevole preveggenza, mandanti ed esecutori dell'omicidio di Giulio.

    Si legge nell'incipit: "Questo libro analizza le nuove forme di mobilitazione politica nate in Egitto in risposta alle crescenti proteste contro le politiche autoritarie e le deteriorate condizioni di vita figlie di politiche neo-liberiste e di un capitalismo clientelare". L'arco temporale della ricerca copre i dieci anni precedenti la Rivoluzione del 2011 e i tre che sono seguiti. Per individuarne le costanti sociali e politiche, ma, soprattutto, "i protagonisti ignorati", quelli con cui Giulio avrebbe appunto interagito nei suoi sei mesi di "ricerca partecipata". E questo in una cornice di analisi "gramsciana", cui Giulio si richiamava. Scrive la Abdelrahman: "Nella narrazione mainstream fatta propria dai media occidentali, dall'élite politica egiziana, dalle istituzioni globali e persino da alcuni attivisti egiziani, i 18 giorni di piazza Tahrir sono stati raccontati come una pacifica protesta condotta dalla classe media, tecnologicamente alfabetizzata, e dalla gioventù urbana. E questo per accreditare la logica conseguenza che il dopo Mubarak sarebbe stata una transizione costruita su un'economia di mercato e "democratiche" elezioni. In questa narrativa, è assente il ruolo svolto da larghe fette della popolazione egiziana: lavoratori, agricoltori, proletariato urbano".

    Non è difficile immaginare quale effetto potesse avere un approccio di ricerca di questo tipo agli occhi paranoici del Regime. Non è soprattutto difficile immaginare come suonassero due passaggi cruciali del saggio. Il primo. "L'uso della tortura in Egitto – si legge a pagina 18 – non è una novità (…) La tortura è stata regolarmente utilizzata come metodo di interrogatorio. Spesso lo scopo era ottenere confessioni, prima ancora che informazioni. Le prigioni egiziane erano e sono tutt'oggi piene di detenuti che, sotto l'insostenibile peso della tortura, hanno confessato crimini che probabilmente non hanno mai commesso (…) È una pratica che non si è mai interrotta (…) Dovendo definire i metodi dei Servizi segreti egiziani, l'ex agente della Cia Robert Baer, ha detto: "Se vuoi che dei detenuti siano sottoposti a un interrogatorio come si deve, li consegni alla Giordania. Se vuoi che vengano torturati, li spedisci in Siria. Se li vuoi far sparire per non vederli mai più, li dai all'Egitto"".

    Il secondo: "Per sostenere il fabbisogno di un sistema del terrore in piena espansione, il Ministero dell'Interno egiziano ha cominciato a dare in outsourcing il lavoro sporco. In una cornice di crescente impunità, ha dato vita a una nuova "forza di polizia": i baltagya, i teppisti. Sono criminali comuni, normalmente con precedenti penali e conosciuti alla polizia, pagati per mettere in riga e dare lezioni a cittadini comuni, in cambio di impunità nelle loro attività criminali, in genere il traffico di droga. Il lavoro dei baltagya si è andato allargando, finendo per includere l'intimidazione degli elettori, il pestaggio dei sospettati e degli attivisti politici, violenze sessuali, provocazioni in manifestazioni di piazza. Del resto, la loro capacità di infiltrazione in pressoché ogni gruppo li rende invisibili anche alle normali forze di polizia".

    Già, i baltagya. Tra le ipotesi investigative affacciate dal Ministero dell'Interno egiziano – "l'incidente stradale", "il delitto a sfondo omosessuale", "la vendetta per droga", "l'atto di terrorismo" – questa, ad oggi, è proprio quella che manca.

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    colli euganei at |

    mi imbatto per caso (tramite ricerca google) nel suo ben fatto e informato sito.

    noto con imbarazzo che nel panorama informativo italiano nessuno allude al massiccio reclutamento di giovani ricercatori italiani in fuga all'estero da parte di apparati di sicurezza stranieri (nella fattispecie britannici) che, tramite centri di ricerca istituzionali e non, inviano, spesso, inconsapevoli ricercatori a fare opera di raccolta di informazioni in area MENA.

    Come lo spiega?

    Complimenti per il sito.

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      The Hooded Claw at |

      massiccio reclutamento di giovani ricercatori italiani

      Interessante, ci sono dei numeri o delle statistiche che indicano l'entità di tale pratica? Si può veramente parlare di reclutamento?

       

      A mio parere un aspetto che è stato vergognosamente ignorato ne caso di Regeni è che l'Università di Cambridge non ha agito in accordo al suo statuto. 

      Regeni in quanto studente di PhD (e quindi non un ricercatore professionista) non sarebbe mai dovuto essere messo in condizioni di lavorare  in un ambiente a rischio. Cambridge aveva un duty of care nei suoi confronti a cui non ha adempito. É un comportamento immorale, non professionale e contario allo spirito dell'istituzione universitaria. Almeno io la vedo cosí.

       

       

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    Asso at |

    Credo che i familiari della buon anima di Regeni, per quello detto dal mio amico Hood, possano fare una causa civile contro l'Università di Cambridge chiedendo un cospicuo risarcimento danni

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      The Hooded Claw at |

      Asso credo anch'io che non si possa far molto, giuridicamente il culo se lo sono parati con i vari strumenti del risk  assessment, ciò non toglie che sul piano morale Cambridge (parere del tutto personale) abbia lasciato molto a desiderare, a cominciare dai supervisor di Regeni.

      Per quanto riguarda invece quel che dice Colli Euganei qualcosa non mi quadra. Le università assegnano tesi e fondi per PhD in cambio dei quali alla fine puoi fregiarti del titolo di Dr (nel senso di dottorato di ricerca, non di laurea italiana, la quale non ti consente di usare il titolo di Dr al di fuori del territorio nazionale) e proseguire nella carriera accademica o professionale.

      Ora, l'essenza ed il successo di un PhD si misura nella quantità di "prodotti" rigorosamente Open Source che si pubblicano; non solo, più questi sono divulgati (high/low impact), più un dipartimento, un professore, un ricercatore o uno studente acquisiscono prestigio. Quello che uno studente, come Regeni, riesce a produrre va tutto là fuori: peer-reviewed, pubblicato e discusso. I dipartimenti ed i ricercatori (nelle università, non ovunque) lavorano per rendere noto quanto più possibile quello che fanno: è quello sui cui vengono valutati, che poi si traduce nel ricevere fondi o mettere la pagnotta sul tavolo che dir si voglia. Non vedo come in questa dinamica gli apparati di sicurezza possano riuscire a manipolare occultamente i lavori degli studenti.

      È chiaro che esistono anche dipartimenti e ricercatori che lavorano a stretto contatto con apparati di sicurezza, ministeri della difesa etc., ma questi in genere sono cittadini del paese in questione o persone con qualche forma di security clearance e non certo attori involontari.

      Una nota a margine – una volta che entri in un dipartimento universitario sia esso in UK, USA, Francia o Germania entri volontariamente a far parte di un "sistema paese" nel quale hai deciso di vivere e lavorare, è normale che tu contribuisca a quella società secondo i modi e le prassi che la contraddistinguono. Nel caso dei "volenterosi ricercatori" poi il frutto dei loro sforzi in genere è pubblico e potenzialmente accessibile da chiunque.

       

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    colli euganei at |

    per B.A.

    L'allusione non è solo a ciò, ma allo stuolo di volenterosi ricercatori, blogger e giornalisti free-lance che si muovono nei paesi islamici in deficit di "democrazia" per conto di istituzioni britanniche o dopo aver effettuato studi in esse, reclamando diritti umani e civili per le popolazioni locali (nulla contro, ma andrebbe fatto lo stesso, con spirito di imparzialità, nei confronti delle petromonarchie, v. Bahrein e relativo silenzio stampa) e flirtando con i "ribelli moderati".

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    Giovanni Punzo at |

    Sto seguendo le vostre osservazioni, ma credo che la vicenda sia meno ‘dietrologica’ di quanto appaia. I ricercatori italiani sono semplicemente tra i migliori per preparazione di base: di solito hanno alle spalle buone scuole superiori, un’università che in taluni settori non è ancora ‘licealizzata’ e hanno cominciato a muoversi all’estero con disinvoltura anche grazie ad Erasmus. Non hanno alle spalle invece potenti lobby familiari e devono cercare lavoro fuori dal Paese se intendono continuare la ricerca. Ovvio che diventano ‘appetibili’, date queste condizioni. Il che non significa del tutto che questo valore intrinseco sia necessariamente motivo di reclutamento.

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    Anonimo at |

    Dall'Ansa :

    Caso Regeni, fallito il vertice con l'Egitto. L'Italia richiama l'ambasciatore

    Boldrini: 'Italia non può fermarsi fino a piena verità'

     

    B.A.

     

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    1. avatar
      Nemo at |

      Alla fine non ce la faccio, sbotto.

      Appunto, Boldrini e Gentiloni. Abbiamo detto tutto . Il solito vezzo italiano di pensare che la politica estera sia un corollario della politica interna e che il ministero degli esteri sia un contentino da dare a un salottaro della Roma bene che ha trovato la sua nicchia di notorietà parlando di affari esteri (Mogherini stessa storia). Zero competenza, zero professionalità, zero senso dello Stato.

      Noto per altro che la nostra intelligenzia si sbraccia per uno che lavorava per un'università straniera, viveva all'estero, ma finora se ne è largamente infischiata dei due maro'.  Servire il tuo paese in divisa su una nave è una roba da sfigati, la Roma bbene a cui fanno riferimento Gentiloni e Boldrini se ne frega altamente, anzi antropologicamente gli fai schifo (classe medio bassa, in uniforme, sottufficiale, magari neanche hai mai letto Murakami, plebe in una parola) mente vuoi mettere un dottorando di Cambridge, de sinistra, che invia articoli al Manifesto, impegnato, dalla parte 'giusta' ,contro una dittatura… altra storia, qui si' che i radical chic si muovono e un ministro degli affari esteri incompetetente crea un casino diplomatico da dilettante con un alleato strategico.

      Lo dico chiaro e tondo:  l'omicidio è avvenuto sul territorio egiziano, non italiano. L'Italia non deve spendere potere diplomatico e guastare relazioni importanti (che servirebbero per lavorare su fronti caldi come il terrorismo) per scoprire una verità che non ha nessuna rilevanza strategica.

       

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  12. avatar
    colli euganei at |
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    Nemo at |

    Ma come facciamo a chiedere i tabulati all'Egitto? Ma su che base? E' un delitto avvenuto in Egitto, che fino a prova contraria è uno stato sovrano, non una colonia. Ma come si fa a pretendere tabulati (e anche solo informazioni o collaborazione) e minacciare ritorsioni in caso contrario? Ma crediamo di essere ancora al periodi delle canniere? Fanno benissimo gli egiziani a mandarci a quel paese. Ma se un paese si mettesse di mezzo e pretendesse con la forza informazioni e dati per un reato commesso in Italia, noi come reagiremmo?

    Naturalmente, quando ammazzano un Italiano all'estero, nell'estero 'nobile', vedi Francia, Inghilterra, USA, Giappone, non pretendiamo… invece con gli egiziani facciamo la voce grossa, pensiamo che sia dovuto… perchè in fondo c'è una base di razzismo… sono egiziani, sono inferiori… e siccome loro non sono scemi, capiscono e giustamente si offendono.

    Ma se qualcuno pretendesse informazioni su  Capaci e via d'Amelio a causa di un ipotetico coinvolgimento di un cittadino straniero tra le vittime, pena ritorsioni, noi che diremmo?

    Ma qualcuno spieghi alla magistratura italiana che aprire inchieste su fatti iniziati e conclusisi all'estero è una fesseria spaziale e una mostruosità giuridica. Ma se i Carabinieri ammazzano un egiziano a Milano, per un motivo qualsiasi (una perquisizione finita male, uno scontro a fuoco, un errore, legittima difesa, quello che volete) noi che facciamo, lasciamo che la magistratura egiziana si accomodi e faccia lei un'inchiesta?

    Ma basta rendersi ridicoli in tutto il mondo… ma neanche gli USA con l'ultimo staterello dell'Africa adottano queste posture… oltre tutto manco ce le possiamo permettere… facciamo i colonialisti fuori tempo massimo e senza mai aver avuto i mezzi per farlo… ridicoli e pericolosi..

     

     

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    Nemo at |

    Caro Sile

    è imperialista che ci siamo dati quelle leggi. E' appunto sbagliato che siano state approvate delle leggi che impongono alla magistratura italiana di indagare su reati commessi al di fuori dei confini nazionali. E' una violazione del principio di sovranità. Lo so che dalla fine della guerra fredda si è fatta strada una scuola di pensiero secondo cui si puo' e deve indagare quando un cittadino è coinvolto all'estero (vedi le indagini spagnole sui desaprecidos) ma il mio punto è che tutta questa scuola di diritto sia  partorita da un retaggio culturale distorto e intrinsecamente (inconsciamente) razzista (accetteremmo di buon grado le stesse pretese e ritorsioni a parti invertite?). Anche la magsitratura egiziana ha le sue leggi e la sua costituzione da rispettare. E infatti hanno detto che per la loro legge quei tabulati non li possono dare. E allora quale diritto prevale? La risolviamo con la forza (che poi magari sta dalla loro) o col diritto?  Il principio di territorialità del diritto nazioale serve proprio a risolvere questa impasse e nel fare le leggi in italia dovremmo appunto tenerne conto. Esiste una sola fonte del diritto internazionale che impone all'Egitto di collaborare nei termini richiesti dall'Italia? Non mi pare. Esiste solo il diritto italiano, che in Egitto non vale. Quindi abbiamo torto noi.

    Secondo me, mentre è legittimo che il governo italiano voglia avere informazioni sul caso Regeni, NON è legittimo che per averle ricorra a ritorsioni e minacce. Gli egiziani sono in casa loro e competente è la loro magistratura. Noi possiamo chiedere ma premettendo 'per favore' e in nome di uno spirito di collaborazione, non con la minaccia. Senza contare che a volte, dando tempo al tempo e adottando una postura di basso profilo, si ottiene più che non brandendo un bastone.

    Da ultimo vorrei inquadrare la cosa dal punto di vista della ragion di Stato. Alla fine, si sarà capito, io sono essenzialmente un neo-realista (nell'accezione che al termine si dà nella teoria delle relazioni internazionali ) e la mia stella polare è l'interesse dell'Italia (intesa come binomio di  Stato e  Nazione).

    Da questo punto di vista

    1. . La diplomazia coercitiva (con i costi e rischi che essa comporta) si usa quando è in gioco il superiore intesse dello Stato, non le vicende di un singolo cittadino nè per supportare le inchieste della magistratura su un singolo caso. Alla fine del'escalation, se loro tengono duro, che facciamo, bombardiamo, dichiariamo guerra, facciamo un embargo come a Cuba?

    2. venendo al caso concreto, adesso abbiamo ritirato l'ambasciatore e compromesso i rapporti con un alleato strategico per la lotta al terrorismo e un possibile intervento in Libia. La collaborazione dell'Egitto è fondamentale per la sicurezza di lungo periodo nella regione e nel breve periodo per operazioni anti terrorismo anche in Europa. Chi ha adottato una postura coercitiva contro l'Egitto (Gentiloni e di conseguenza Renzi) ha sbagliato ed è andato contro l'interesse dell'Italia. Dal punto di vista di un realista quale io sono, è sintomo di scarso senso dello Stato e di poca competenza.

    3. adesso siamo alla minaccia di ritorsioni economiche. Vale la pena di compromettere 5 miliardi di interscambio (lettura dei titoli di oggi) a fronte di un risultato incerto e su una base giuridica dubbia? Le ritorsioni non sono imposte dalla legge italiana, sono una scelta politica e su quel piano vanno analizzate.  Se la verità sulla morte di un cittadino vale 5 miliardi, perchè allora non si investono 5 miliardi per comprare subito i farmaci per l'epatite C che salverebbero la vita a migliaia di cittadini? Un governo che compromette 5 miliardi di euro per cercare di sapere chi ha ucciso un cittadino e non ne investe altrettanti per salvare la vita di migliaia di cittadini che sono ancora vivi, non mi sembra coerente. La mia diagnosi quindi è che fa la voce grossa con l'Egitto per quadagnare consensi presso il proprio bacino elettorale e le elite progessiste a cui fa riferimento, cioè subordina l'interesse nazionale a quello di partito.

    4. un giorno verrà in cui altri stati applicheranno a noi la nostra stessa dottrina, cioè indagare e pretendere informazioni, per reati commessi da italiani in italia, con risvolti nei loro paesi. A quel punto che faremo? Esempio: e se il governo Cinese iniziasse a pretendere informazioni, dati e collaborazione rapida e fattuale dalle procure italiane quando la vittima è un cittadino cinese, come ne usciamo? Cosa risponderemmo? L'unica soluzione è attenersi alla territorialità del diritto nazionale e se ci sono problemi di natura internazionale alle fonti del diritto internazionale.

    In sintesi: secondo me ci siamo cacciati in un brutto pasticcio per un grave errore del ministro  degli affari  Esteri e adesso di profila un danno enorme all'orizzonte.

     

    Saluti

    Nemo

     

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    Nemo at |

    Ciao Sile

    reitero il mio punto, sorry.

    Secondo me le basi giuridiche sono scarse. Il diritto internazionale prevede che tu passi alle ritorsioni solo dopo che tutti i "remedies" a livello locale sono stati esperiti o c'è evidenza che non si possa ottenere giustizia per quella via. Noi avremmo una solida base legale se  avessimo dato tempo più all'Egitto di oppure avessimo costruito un dossier portato la questione alle Nazioni Unite. Come abbiamo agito (ti dico cosa voglio e poi parto subito con le sanzioni) non regge molto a livello giuridico, sorry. Faccio due esempi:

    1. quando USA e UK hanno imposto le sanzioni alla Libia dopo Lockerbie, hanno agito esattamente come l'Italia. Ti dico cosa voglio, se non cedi di metto un embargo. E loro avevano ottenuto due risoluzioni dell'UN SC. E la Libia gli ha riposto che non erano legittime perchè prima si doveva avere un processo internazionale (i libici hanno proposto e poi ottenuto, se ricordo bene, un processo regolato dal diritto inglese ma in olanda e tenuto da giudici terzi) e che si doveva applicare la convenzione sul trasporto aereo (che regola gli atti terrorismo e pirateria aerea). In breve, la Libia ha fatto vedere i sorci verdi a USA e UK dal punto di vista procedurale e alla fine hanno preferito passare a negoziati e real politik perchè rischiavano di incrinare la legittimità dell'UN SC e perdere la faccia . Questo è un case study che si cita in letteratura su come un rogue state possa rivoltarti contro gli aspetti procedurali.

    2. Nel 1914 quando l'Austria ha inviato il famoso ultimatum alla Serbia, quello che ha fatto passare l’Austria dalla parte del torto è stato il fare una richiesta analoga a quella che l’Italia ha fatto all’Egitto. La Serbia era in torto marcio e in una situazione peggiore dell’Egitto: i servizi serbi avevano armato una organizzazione terroristica per uccidere un membro della famiglia reale austriaca sul territorio austriaco. Nel formulare l’ultimatum, l’Austria mise rischieste che furono accolte tutte tranne una. Lasciando da parte il tono dell’ultimatum, la richiesta non accolta era identica a quella che l’Italia ha fatto all’Egitto: che l’inchiesta fosse condotta dalle autorità austriache, con pieno potere di indagine e giudizio. Quando la Serbia accetto’ tutto tranne quel punto e derivo’ la guerra, la comunità internazionale (vedi le reazioni dell’ambasciatore inglese) fur concorde nel dire che l’Austria era passata dalla parte del torto perchè il tono e il contenuto della richiesta dei poteri di indagine era irricevibile da uno stato sovrano (stessa cosa che ci hanno risposto gli Egiziani). Pure il Kaiser era concorde che i Serbi avevano ragione, e ho detto tutto. Ora, nel 1914 gli Austriaci avevano scritto quell punto per provocare una guerra, io invece credo che noi l’abbiamo fatta semplicemente perchè non abbiamo più cognizione di come ci si comporta nelle relazioni internazionali. Anni di irrilevanza internazionle dell’Italia hanno allevato una classe dirigente analfabeta in relazioni internazionali e strategia.

    Sull’aspetto pratico (se vuoi imporre sanzioni devi essere sicuro di arrivare a un risultato, altrimento crei solo un caso e perdi la faccia),  serivebbe un altro post.

    Saluti

    Nemo

     

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    1. avatar
      Nemo at |

      Buona sera

      constato con piacere che l'azione diplomatica del novello Metternich che guida Farnesina ha risolto brillantemente il caso Regeni. Dopo una brillante azione coercitiva della nostra diplomazia gli egiziani hanno ceduto, hanno fornito piena collaborazione e in sovrapprezzo regalato una piramide.

      Meno male che abbiamo Gentiloni, se avessimo avuto un dilettante al suo posto avremmo fatto la solita "faccia feroce all'italiana". Un po' di casino ad uso dei nostri giornali e radical-chic, e poi lasciar cadere tutto nel dimentiatoio.

      Devo ammettere di essermi sbagliato…

       

      Saluti

      Nemo

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  16. avatar
    Nemo at |

    Una nota a margine:

    Presidenti COPASIR (da https://it.wikipedia.org/wiki/Comitato_parlamentare_per_la_sicurezza_della_Repubblica)

    1. Claudio Scajola: laurea in legge
    2. Rutelli: non laureato
    3. D'Alema: non laureato
    4. Giacomo Stucchi: non laureato, diploma  di istituto tecnico commerciale (il leghista si riconosce, è un tipo pragmatico, il liceo è roba da intellettuali comunisti e poi è troppo difficile)

    Track record: 75% dei presidenti COPASIR senza manco no straccio di laurea (neanche breve dico, manco quella delle patatine Pai o dell'Università Telematica di Sant'Antonio Abbandonato ).

    Andiamo bene, una collezione di intellettuali di prim'ordine. Altro che Kissinger che si era fatto un PhD ah Harvard… io l'Italia la vedo malissimo, malissimo…

    Come diceva Flajano, la situazione è grave ma non è seria…

    Saluti
    Nemo

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