133 Responses

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    Anonimo at |

    Silendo,

    le nomine dei nuovi Vice Direttori sono in sostituzione di Vice Direttori esistenti o per nuove posizioni in Nuove Vice Direzioni ?

    B.A.

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    lconteleon at |

    Vicedirettori:

    AISE: Poletti e Caravelli

    AISI: Delle Femmine e Parente

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    anonimo71 at |

    che schifo…….

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    anonimo71 at |

    e quei poveracci che stanno aspettando di accedere nelle agenzie…….peccato non hanno il grado da generale….

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    anonimo71 at |

    ho anche letto un articolo che parla di 30 giovani laureati nuove spie…se avete modo di leggerlo fatevi due risate….W l'Italia

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      The Hooded Claw at |

      Anonimo71, per favore spiegaci cosa trovi divertente in quell'articolo, che purtroppo non ho modo di leggere.

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    elperroloco at |

    Anonimo71, scusa, ma da quanto aspetti? Puoi inviare il link dell’articolo cui hai fatto riferimento? Fai ridere anche noi :-)

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      Anonimo at |

      Anonimo scrive: 

       maggio 23, 2015 alle 09:53 

      Silendo,

      c'è oggi un articolo su IL Secolo XIX sull'assunzione dalle Università di 30 Laureati …..

      al momento non ho potuto trovare l'articolo.

      Buona Giornata .

      B.A.

      Rispondi 

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    Anonimo at |

    Silendo,

    volevo segnalare IL TEMPO di oggi per l'articolo a pag 6 e 7 sull'INCHIESTA INTERNA DEL SISMI SUL RAPIMENTO dell'IMAN ABU OMAR .

    B.A.

    Reply
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      Anonimo at |

      SALVATE IL SOLDATO POLLARI – MA CHI HA SEQUESTRATO VERAMENTE ABU OMAR? CHI HA AIUTATO GLI AMERICANI NEI PEDINAMENTI? – IN UN LIBRO E SU UN SITO IL SOSPETTO CHE SIANO STATI UOMINI DI CALIPARI DELLA DIVISIONE “OPERAZIONI”, ADDIRITTURA PRIMA CHE POLLARI GUIDASSE IL SISMI

      Un’indagine interna del servizio segreto avrebbe scoperto che nel rapimento dell’imam erano coinvolti altri agenti rispetto a quelli che poi sono finiti sotto processo e sono stati salvati dal segreto di Stato. Il Comitato parlamentare di controllo dei servizi dovrebbe fare chiarezza…

      Gian Marco Chiocci per “Il Tempo”

      Come la mettiamo se qualcuno, involontariamente, avesse violato il segreto di Stato sul sequestro di Hassan Mustafa Osama Nasr, alias Abu Omar? E come ci si dovrebbe comportare se le informazioni divulgate, non più coperte dal sigillo istituzionale, rivelassero tutta un’altra storia rispetto alla versione ufficiale sin qui raccontata, sui giornali e in tribunale, in merito al rapimento dell’ex imam egiziano di Milano avvenuto a febbraio del 2003 ? 

      In un Paese normale il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (Copasir) dovrebbe chiedere immediatamete lumi al direttore del Dis (il capo di tutti i Servizi) per capire se esista un’«indagine interna» all’intelligence che avrebbe disvelato come altri agenti di un’altra divisione del Sismi – dunque non quelli finiti a processo – avrebbero pedinato Abu Omar d’accordo con gli americani. Dopodiché dovrebbe convocare questi «altri» agenti e chiedere loro conferma se l’operazione di esfiltrazione dell’imam partì prima dell’arrivo al Sismi di Nicolò Pollari, processato, condannato e poi «salvato» dalla Corte Costituzionale dopo la sconfessione della Cassazione sul segreto di Stato.

      GLI AGENTI SBAGLIATI 
      Quest’indagine interna (non sappiamo se coperta dal segreto di Stato) formalmente non esiste. La realtà sarebbe invece diversa: confermerebbe il ruolo del Sismi nel sequestro sotto la supervisione della Cia ma evidenzierebbe come sbagliati non «solo» sarebbero stati i tempi dell’operazione ma i protagonisti dei pedinamenti, le Divisioni operative attivate, il governo inizialmente coinvolto.

      Gli indizi più recenti che portano all’esistenza di un’altra e più segreta verità sul sequestro di Abu Omar spuntano dalle pagine di un sito internet specializzato e soprattutto in un libro al di sopra di ogni sospetto, «Il mese più lungo» scritto da Gabriele Polo, ex direttore del Manifesto e collega della giornalista Giuliana Sgrena liberata in Iraq dallo 007 Nicola Calipari poi venne ucciso a un posto di blocco americano. 

      Nell’interessante pamphlet (con prefazione di Rosaria Villecco, vedova Calipari, ex funzionaria dei servizi segreti ed oggi prezioso componente Copasir) si legge una rivelazione inedita e clamorosa al contempo. E cioè che Calipari si sentiva spiato, controllato in ufficio, costretto a mettere tutti i documenti in cassaforte, monitorato forse da «qualcuno dei suoi» già in forze – aggiungiamo noi – a un ufficio ombra di «pedinatori» con sede in via Veneto che Calipari aveva frequentato pochissimo come «vice capo». 

      A comandare quell’ufficio era un ex alto ufficiale dei carabinieri, ora scomparso, che riferiva direttamente ai vertici e che per un certo periodo lavorò anche alle dipendenze di Calipari. Bene. Cosa scrive l’ex direttore del Manifesto a proposito dei timori di Nicola Calipari riguardo a uomini della sua struttura ai quali piaceva giocare ai cow boy? Vediamo. Pagina 41: «Tutti affidabili, oppure nel caso di Abu Omar la partecipazione di alcuni dei suoi non si è limitata a pedinamenti e rapporti?».

      Se quel che riporta Polo corrispondesse al vero, agenti poi finiti alle dipendenze di Calipari (e mai entrati nel processo perché nessuno, di quella Divisione Operazioni, finì sotto inchiesta) avrebbero ricoperto un ruolo di primo piano nel rapimento di Abu Omar. Chi sono? E che cos’altro avrebbero fatto oltre a «rapporti e pedinamenti»? Il libro non lo spiega.

      La domanda non è di poco conto tanto che Nicolò Pollari, intervistato dal Giornale il 3 marzo scorso, sembra sollecitare l’intervento della magistratura. Nel chiedere lumi all’ex capo del Sismi, la giornalista Annalisa Chirico attribuisce la clamorosa rivelazione contenuta nel libro, direttamente alla moglie di Calipari. Risponde Pollari: «Ribadisco che io, e il Sismi da me diretto, e quindi tutti gli imputati, siamo estranei alla vicenda. Se la notizia è vera, siamo in presenza di una notizia di reato da riferire all’autorità giudiziaria».

      LA RABBIA DI POLLARI

      Nessuno dice niente, nessuno interviene per tre giorni. Il 6 marzo 2014, nella trasmissione radio Mix 24 di Gianni Minoli, Pollari torna alla carica. Ribadisce che il Sismi «da lui diretto» è completamente estraneo al sequestro di Abu Omar e ripete il concetto già affermato in una intervista a Toni Capuozzo dopo la sentenza della Consulta («io sono innocente mentre probabilmente altri non possono dire la stessa cosa») aggiungendo di aver addirittura impedito che fatti di questo genere accadessero.

      Dopodiché, Pollari torna sulla sua intervista al Giornale di tre giorni prima: «Se altri, in momenti diversi, hanno tenuto contegni non conformi al mio modo di vedere e di interpretare la direzione del Servizio, questo è un altro problema. Però come ho detto, se per caso fosse vero – lo dice Polo, che glielo avrebbe riferito la signora Calipari – allora questo fatto è un reato, qui c’è l’indicazione di un reato, e i reati vanno perseguiti. Presumo che la citazione sia inesatta, ma se fosse esatta andrebbe approfondita».

      LA SMENTITA E LA VEDOVA

      Nel pomeriggio Gabriele Polo, alle agenzie di stampa, corre a smentire le parole dell’ex direttore dell’intelligence militare: «Non ho attribuito nulla del genere a Rosa Calipari semplicemente perché non me l’ha mai detto. La Calipari ha semplicemente scritto la prefazione al libro, senza fare riferimento al sequestro Abu Omar». 

       
      IL MESE PIU LUNGO LIBRO GABRIELE POLO SU SGRENA CALIPARI

      Come esca fuori questa bomba, dunque, non si capisce. L’ex direttore del Manifesto si dimostra assai bene informato se è vero che le sue notizie collimano con altre precise indiscrezioni rivelate dal sito http://www.globalist.it dei fratelli Cipriani, giornalisti anche loro (sin dai tempi de l’Unità) sempre estremamente informati in materia di terrorismo e servizi segreti.

      Il sito Globalist approfondisce l’accenno all’indagine interna al Sismi che il Giornale fece nell’aprile del 2013. Quasi un anno dopo, a febbraio 2014, tratteggia una storia completamente diversa da quella consegnata al processo dai pm milanesi Spataro e Pomarici.

      Informazioni anche queste, tutte da verificare, e riconducibili, forse, all’inviolabile segreto di Stato: «Le attività di accertamento degli 007 nei confronti di Abu Omar erano cominciate negli anni in cui il Sismi era diretto dall'ammiraglio Battelli – scrive Globalist – ed erano affidate allo scomparso generale dei carabinieri Moretti, all'epoca capo della Divisione Operazioni che rispondeva direttamente al vertice». Accertamenti e pedinamenti – rivela sempre il sito – svolti perfino da una funzionaria del Sismi che venne scelta per il suo stato fisico (era incinta) così da non destare sospetti in Abu Omar. La donna sarebbe stata ascoltata nell’indagine interna.

      L’AGENTE DONNA INCINTA

      Insiste Globalist: «Dall'inchiesta sarebbero emersi anche altri particolari, compresi alcuni carteggi con gli americani, sempre precedenti alla direzione di Pollari. Nel libro (di Polo,ndr) i sospetti di Calipari sembrano riferirsi ad alcuni dei suoi che facevano parte della divisione Ricerca di cui era diventato il direttore. Ma Calipari, quando arrivò al servizio segreto, come primo incarico ebbe quello di vice alla Divisione Operazioni diretta da Moretti. Chissà se anche durante quel periodo aveva avuto l'impressione di qualcuno che amava giocare a fare il cow boy».

      DIVISIONE OPERAZIONI

      Per Globalist l’«indagine interna» sarebbe stata affidata al vicedirettore Paolo Scarpis (ex questore di Milano ai tempi di Abu Omar e delle polemiche sui pedinamenti all’imam interrotti improvvisamente dalla Digos una settimana prima del sequestro) coadiuvato da un alto funzionario in rapporti sia con uno degli agenti interrogati, sia con il defunto ufficiale Moretti.

      Complicato districarsi in queste informazioni anche perché il predecessore di Pollari, ovvero l’ammiraglio Gianfranco Battelli (nominato col governo Prodi) pur non essendo stato chiamato a testimoniare in tribunale, ai pm, il 18 luglio 2006, escluse che «fossero intervenuti con la Cia accordi per attività illegali concernenti sequestri di persona come quello di Abu Omar. Ma è vero anche che ebbi modo di parlarne con Jeff Castelli» responsabile Cia in Italia. Battelli si spiega meglio.

      Ammette che Castelli, tra l’11 settembre e la designazione di Pollari, andò da lui per chiedergli cosa ne pensasse delle cosiddette «rendition», facendo riferimento alla possibilità di prelevare un sospetto terrorista, «senza mai nominare Abu Omar». Sull’aiuto logistico che il Sismi avrebbe dovuto dare agli americani in questo tipo d’azioni, Battelli chiosa: «Il discorso fu solo di tipo generico». Prima di chiudere il verbale Battelli dice al magistrato che di quest’incontro col capo della Cia in Italia ne parlò a voce a Pollari all’atto del cambio di consegne.

      Alla luce di ciò occorre andare a riprendersi, e rileggere, atti processuali che rispetto a quanto trapela oggi assumono una rilevanza diversa. Il primo documento riporta la versione fornita da Stefano D’Ambrosio, ex capocentro Sismi a Milano, che in fase di indagini preliminari e poi l’8 ottobre 2008 in dibattimento, ha confessato quanto gli disse Bob Lady, riferimento della Cia in Italia, a proposito della struttura del Sismi che si stava interessando all’operazione/sequestro: “Mi parlò della Divisione Operazioni (mai entrata nell’inchiesta, ndr). Il mio personale e la Prima Divisione (processati, ndr) non erano coinvolti in questa attività preliminare”.

      NASTRO REGISTRATO

      Un’altra prova da rileggere con occhi diversi è la registrazione che lo 007 Mancini (Prima Divisione) a scandalo scoppiato fa di nascosto al collega Pignero dopo averlo convocato urgentemente, con un escamotage, in via Tomacelli a Roma. Nel nastro poi consegnato ai pm (che gli varrà la scarcerazione) Mancini incide la sua rabbia per esser stato tirato dentro il casino del sequestro di Abu Omar quando lui era stato non solo contrario ma si era opposto.

      Mancini ripeterà lo stesso concetto nell’interrogatorio di garanzia («noi abbiamo detto no al sequestro») limitandosi ad ammettere di aver aderito a una iniziale richiesta di collaborazione informativa da parte degli americani su un personaggio (l’ex imam) considerato pericolosissimo dopo l’11 settembre.

      Un conto sono le informazioni, un altro il pedinamento per il sequestro, sbotta: «Bob Lady (agente Cia coinvolto nel sequestro, ndr) dice a D’Ambrosio (allora capocentro Sismi a Milano, ndr) che centra la Divisione Operazione, che non era la mia». E ancora. «Io entro nella Divisione ad agosto 2003, quindi tutto ciò che è successo prima con la Cia non lo so (…) non so se c’è stata una richiesta fatta alla Divisione Operazioni».

      Un ulteriore indizio del fatto che non tutto sembrerebbe essere come ci è stato raccontato al processo, spunta dalla «lista testi» presentata in tribunale dalle difese degli 007 alla sbarra laddove si chiedeva ai giudici di convocare in aula alcuni testimoni-chiave. In particolare il prefetto Paolo Scarpis, ex numero due del Sismi, per riferire «le notizie e i dettagliati riscontri acquisiti in ordine all’individuazione dei soggetti che hanno posto in essere le condotte ascritte» agli imputati. Nella medesima richiesta si sollecitava, fra gli altri, l’audizione dell’ammiraglio Gianfranco Battelli, quello di cui sopra. predecessore di Pollari. La richiesta non venne però accolta dalla Corte d’Appello.

      Noi non sappiamo se questa «indagine interna» esista. Ma tra vecchi indizi e nuove rivelazioni occorre fare luce su tutto. L’ex direttore del Manifesto e uno dei fratelli Cipriani figurano tra gli autori del bel libro «Nicola Calipari, un eroe gentile» presentato il 14 aprile alla scuola di formazione dei servizi segreti a Roma. In questo omaggio allo 007 ucciso c’è un intervento del sottosegretario Minniti che a un certo punto virgoletta una frase di Calipari, da scolpire sul marmo della memoria: «Io credo fermamente che ce la faremo ad avere un Servizio segreto di cui il Paese possa avere fiducia e rispetto.

      Se continuiamo a lavorare cosi, presto – sono pronto a scommettere – l’Italia potrà guardare alla sua intelligence non dico con orgoglio, perché certi pregiudizi sono difficili da rimuovere, ma almeno con fiducia». Ecco, proprio per eliminare pregiudizi, ombre e sospetti sui Servizi italiani va fatta chiarezza. Lo dobbiamo alla sete di verità e trasparenza evocata dall’eroe Calipari morto ammazzato per garantire democrazia e sicurezza a tutti noi.

      B.A.    si era perso ?

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    anonimo71 at |

    poco piu' di tre anni che aspetto……oramai stufo……ho perso ogni speranza perche' non sono piu' giovane come quelli che sono entrati……

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    anonimo71 at |

    per chi ha voglia ….pagina 9 del secolo XIX del 23 maggio 2015

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    Name * at |

    anonimo71: il link, per favore?

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    The Hooded Claw at |

    Anonimo71, non prendere quello che sto per dire come un attacco personale ma come una critica da uno che guarda queste cose da distante con una prospettiva distaccata.

    Trovi ridicolo il fatto che i Servizi abbiano iniziato ad impiegare personale civile con capacitá specifiche, come ormai fanno da decenni (se non dalla loro fondazione) i maggiori servizi iternazionali? Non to pare una critica un po' puerile?

    Il fatto di aver aspettato a lungo non costituisce un diritto acquisito e tantomeno ti rende idoneo a svolgere ruoli e mansioni ritenuti ad alta priorità nella congiuntura attuale.

    Ora, indipendentemente dal fatto che tu abbia fatto richiesta per la ditta interna o quella estera (che già di loro richiedono profili operativi e psicologici diversi),la domanda che dovresti fare a te  stesso, insieme a molta altra gente, secondo me dovrebbe essere: -Sono veramente la persona giusta per quello di cui hanno bisogno adesso?- Se non ti hanno chiamato la risposta probabilmente è NO.

    La voglia di fare, l'amor patrio, il tempo passato nelle forze armate non sono necessariamente requisiti sufficienti a fare questo lavoro in questo momento storico. Cerca di fartene una ragione perché altrimenti ti aspetta solo un futuro lavorativo fatto di risentimento e frustrazione che non ti giovano. Se sei un agente o un militare sappi che comunque stai facendo un lavoro per cui hai tutto il rispetto e l'ammirazione possibile della maggioranza del paese, continua a fare bene quello che stai facendo.

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    1. avatar
      STV Giovanni Nacci at |

      Totalmente d'accordo con Hooded.

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        The Hooded Claw at |

        😉

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    Simpatizzante at |

    Buongiorno

    ritengo questo forum molto interessante per la particolarità delle informazioni e dettagli.

    Qualcuno potrebbe spiegarmi cosa si intende per periodo di osservazione/prova nel processo di reclutamento e ruolo dei tutor

    Grazie

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    franco at |
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      Anonimo at |

      Silendo,

      volevo segnalare un passo dell'articolo di Marco Menduini del IL Sole XIX del 23-05-2015 :

       "… Lucrezia è single. Non è obbligatorio, ma non guasta, perchè il primo impegno da rispettare costi quel che costi è non rilevare mai che si lavora per l'intelligence : neanche alla mamma, alla nonna , al fidanzato. Bisogna costruirsi una doppia vita e un'attività fittizia , da vendere a tutti. Non è sempre facile e i Servizi offrono anche assistenza psicologica a chi deve gestire, ogni giorno della vita, questa messinscena per dissimulare il suo vero lavoro. ….".

      Mi sembra non casuale che si elenchi il fidanzato e non il marito.  Come mai non si elenca il marito

      Non dandoci una risposta esplicita, sembra che non sia vietato, mentre se lo fosse ci sarebbero tutte una serie di motivi gravi sulla validà dei rapporti fra i coniugi.

      Forse dovrebbero pensare a dei Patti Prematrimoniali che permettano di escludere il patto di Fedeltà  fra coniugi.

      B.A.

       

      P.S. Al Forum PA 2015 nessuno stand dei Servizi.

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      1. avatar
        Anonimo at |

        L'articolo del IL Secolo XIX in Rassegna Stampa del MIUR del 23 Maggio era incompleto, mancava però solo una riga  che ho evidenziato : "…, comunicarle alle autorità, prima tra tutte il governo. " .

        B.A.

        Reply
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    paolo at |

    tanto di cappello ai neo assunti un cv esemplare  e meritevole il loro stipendio ne vale tutto. 

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  15. avatar
    anonimo71 at |

    Amen… la pace sia con voi….anonimo 71

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  16. avatar
    ilconteleon at |

    Risposta a Silendo: Al Forum PA 2015 nessuno stand dei Servizi.

    Secondo me è un vero peccato. Stava diventando un appuntamento utile ed importante. Speriamo ci ripensino per il prossimo anno.

    Un saluto.

     

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  17. avatar
    ilconteleon at |

    Silendo leggera svista….

    Comunque il rammarico rimane. Buona giornata

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  18. avatar
    Morgana at |

    Vi siete dimenticati di me…mi avete abbandonato…se mi vendono al mercato del pesce internazionale a tranci..vi mancherò tantissimo!!!  Chi mi salverà?

                                                                                  Morgana

    Reply
  19. avatar
    Anonimo at |

    http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/index.html

     

    Silendo, vorrei un Tuo parere circa la puntata di ieri sera di "Chi l'ha visto?" per la parte che riguarda l'incidente mortale di Marco Vannini a Ladispoli a causa di un colpo di pistola partito accidentalmente mentre il Prim. Mar. Antonio Ciontoli stava pulendo l'arma.

    In particolare volevo segnalare quanto accaduto telefonando al Centralino di Forte Boccea una volta contattato il Centralino della Presidenza Del Consiglio da parte della giornalista che voleva contattare il Sig.re Ciontoli avendo anche una conferma della sua appartenenza .

    Tralascio le considerazioni sulle incongruenze della dolorosa vicenda che hanno trovato la conferma proprio nella risposta del Centralino di Forte Boccea.

    B.A.

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  20. avatar
    Anonimo at |

    A giorni inizia il turn over

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  21. avatar
    Morgana at |

    Un appunto…l'utilizzo di foto in termini di rilievi contestualizza uno spazio, i dettagli di un luogo e le proporzioni hanno un senso se ci sono punti di riferimento validi, la presenza di esseri umani in uno scatto può essere un'unità di misura utile a comprendere le proporzioni dei luoghi….non tutti i selfie sono uguali!!!!

                                                                                                          Morgana

     

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  22. avatar
    The Hooded Claw at |

    Il problema non sono i selfie di per sè, ma il fatto di pubblicarli maniacalmente in pubblico in una ricerca spasmodica di validazione del proprio narcisismo. Quello sì che per qualcuno che deve lavorare nell'ombra probabilmente rappresenta un problema.

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  23. avatar
    Ulisse at |

    Buonasera ho letto il post di anonimo in  cui si fa riferimento a un imminente turn over. E' possibile saper qualche altro dettaglio?

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  24. avatar
    Anonimo at |

    Allora non dovrebbero esserci università che pubblicamente lavorano nel settore sicurezza e non dovrebbero esserci autori e pubblicazioni: la cultura della sicurezza è fatta di persone che rischiano la loro vita e ci mettono anche la faccia, a loro va tutta la mia stima!

                                                                                Morgana

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    1. avatar
      Anonimo at |

      Per questo esiste l'OSINT, acronimo delle parole inglesi Open Source INTelligence, è l'attività di raccolta di informazioni mediante la consultazione di fonti di pubblico accesso.

      B.A.

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  25. avatar
    elperroloco at |

    Un saluto a tutti.
    Aggiungerei, oltretutto,che i cosiddetti “selfie”, se postati sui social media, sono inopportuni anche per i semplici appartenenti alle forze di polizia, figuriamoci per chi lavora nell’intelligence. Per chi compie indagini e, comunque, per chi indossa una divisa, dovrebbe essere proibita, o perlomeno limitata, la condivisione di notizie personali, familiari oppure anche lontamente riconducibile alla professione. Soprattutto di questi tempi, dove gli omini con la bandiera nera e lupi solitari affini hanno, tra gli obiettivi, anche e soprattutto, i portatori sani di uniforme.
    Qualcuno di voi ha mai provato a digitare il proprio nome e cognome in ricerca di google? Quanti di voi sono ignoti, senza nemmeno un’immagine?

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Qualcuno di voi ha mai provato a digitare il proprio nome e cognome in ricerca di google?

      Scherzi? È il mio passatempo preferito.

      Comunque ci sono ambienti per cui se non si ha un profilo su un certo social medium professionale, che non nomino ma è ovvio,  si desterebbero giustificati sospetti. Personalmente, se vengo contattato per lavoro o conosco qualcuno in circostanze preofessionali e costui/costei non ha un profilo tendo a non proseguire coi rapporti professionali.

      Gente che non ha una storia professionale plausibile e riscontrabile in genere (non sempre, ma quasi) ha qualcosa da nascondere, e nel mio ambiente ci si deve tutelare da personaggi del genere tanto quanto dai pirati informatici.

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        The Hooded Claw at |

        Quello che intendo è che a volte la completa assenza di traccie su internet desta più sospetti di una moderata ma ben calibrata presenza. 

        Immagino non sia molto diverso anche per qualcuno che deve costruirsi una copertura credibile.

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      2. avatar
        ga78 at |

        Anche il mio!

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          Anonimo at |

          Silendo , volevo segnalare l'articolo di oggi su IL Foglio di Mario Sechi : "007 e stellette …".

          B.A.

          Reply
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    elperroloco at |

    Grande Sile….sempre sul pezzo!!!! :-) :-) :-)

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  27. avatar
    Morgana at |

    Silendo….essere strategici è un'arte che si adatta alle circostanze: c'è un tempo per essere ignoti e un tempo per essere trasparenti, soprattutto sul web dove i più anonimi sono hackers, lavorano tutti per i servizi segreti? Speriamo di no…

                                                                                            Morgana

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    Anonimo at |
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    Anonimo at |

    Silendo, volevo segnalare l'articolo di Il Foglio di ieri 

    "Spie da Riformare : L'organizzazione dei Servizi di Sicurezza non e' funzionale, fare le nomine a Renzi non basterà ."

    Buona Lettura.

    B.A.

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    Name * at |
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    1. avatar
      Anonimo at |

      Silendo,

      mi potresti "aiutare" a trovare il mio commento al " Così mi arruolo fra gli 007 del Futuro" ?

      Grazie.

      B.A.

      Reply
  31. avatar
    Anonimo at |

    Così mi arruolo tra gli 007 del futuro
     
    Nata nel 2007, la Scuola di Formazione ingaggia e crea gli agenti chiamati ad affrontare le nuove sfide imposte dalla rivoluzione informatica. Solo alcune decine di uomini e donne sono selezionati e inquadrati nei settori più moderni e sofisticati. Ma la trasformazione della nostra Intelligence è solo all'inizio. Mentre i Servizi britannici e statunitensi sono già pienamente operativi in quella che è considerata l'emergenza del nuovo secolo: la guerra sul web
    di FLAVIA CAPPADOCIA, ALBERTO CUSTODERO, ALBERTO FLORES D'ARCAIS, ENRICO FRANCESCHINI, CARMINE SAVIANO e LORENZO SORBINI.
     

    Ogni anno test per 8mila cyberesperti
    L'agente Cornelia: "Presa con una mail"
    L'agente Marco: "Reclutato all'università" La rivoluzione (incompiuta) dei nostri Servizi
    La memoria: "Saranno sempre rivali"
    Usa, la nuova guerra è il cyberspazio
    Londra punta sui James Bond 2.0
    Rita Katz: "La mia caccia ai jihadisti online"

    Ogni anno test per 8 mila cyberesperti
    di CARMINE SAVIANO

    ROMA – L'attacco può arrivare dal cyberspazio. In ogni momento. Un virus lanciato da chissà dove. Reti informative fuori uso. Ministeri e luoghi istituzionali tagliati fuori dalle comunicazioni. Sedi delle forze armate in black out. La minaccia può giungere persino dal lato oscuro dei mercati: speculazioni finanziarie capaci di incrinare la sicurezza nazionale. Come ci si difende? Andando a scuola. Per l'esattezza: alla Scuola di Formazione del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica creata nel 2007 per adeguare il vecchio mestiere della spia al nuovo mondo globalizzato e digitale, cercando magari di dare anche una lucidata ad un'immagine che nel corso degli anni ha subito più di un duro colpo. Una scuola, quella dei nostri agenti segreti, all'apparenza uguale a tutte le altre, con aule, corridoi e palestre dove gli 007 italiani mettono a punto e rifiniscono la loro cassetta degli attrezzi, materiali e immateriali, ma dove si entra solo dopo essere stati reclutati dai Servizi.
     
    I candidati. Incontriamo i responsabili della scuola nel centro di Roma. A pochi passi dai palazzi del Potere. Via i telefonini, via i registratori. Computer, neanche a parlarne. E in una sala schermata, a prova di intrusioni tecnologiche esterne, Bruno Valensise, il direttore della Scuola, ci racconta il modo in cui si viene scelti. "Molte delle domande arrivano al nostro sito". Circa 8 mila candidature ogni anno da cui pescare poche decine di fortunati. Curriculum "abbastanza elevati". Una distinzione di massima: "Quelli della sfera cyber sono quasi tutti uomini. E molte donne sono le nostre esperte di economia e finanza e di lingue straniere". Il cinese e l'arabo su tutte le altre.

    Università. Poi c'è l'ambito universitario. Perché i responsabili della scuola girano le università. Workshop pubblici, aperti, per comunicare soprattutto "che la cultura della sicurezza è una questione pubblica, condivisa, partecipata". Tra i collaboratori esterni della scuola ci sono molti docenti universitari che possono segnalare quegli studenti "con un profilo adatto". Adatto: perché non basta essere bravi. Nessun precedente penale, una certa stabilità psicologica, e dopo un passato – dal golpe Borghese al caso Abu Omar – carico di ombre, "il senso dello Stato come pre-condizione". La sfera dell'apparire? Da dimenticare. Come dire: gradita l'invisibilità sui social network.

    Finanza, informatica e arti marziali: dentro la scuola per 007
     

    L'approccio classico. Il reclutamento avviene, naturalmente, anche in modo classico. Contatti personali con la persona che interessa. Oppure il bacino professionale delle forze dell'ordine: con ogni probabilità, coloro che saranno destinati alle operazioni sul campo, quelle più difficili, quelle più rischiose. Poi il primo esame. Dopo l'incontro con il "candidato" – di telefono o di persona, "e in genere la prima reazione è di diffidenza" – una commissione composta da membri delle due strutture dei servizi, l'Aise e l'Aisi, procede all'esame. "In questa fase – sottolinea Valenise – teniamo soprattutto a far capire che si sta aderendo a un patto di fedeltà speciale nei confronti dello Stato. E che in base a questo patto la vita quotidiana, lo stile di vita, cambieranno in maniera radicale".

    E qui parte la formazione vera e propria. Cittadini, esperti, militari vengono trasformati in "uomini d'intelligence". Avviene tutto a Boccea, il quartiere di Roma dove sorge la storica sede delle nostre 'barbe finte'. Cosa studiano gli 007? In pratica tutto quello che consente di rilevare minacce per la sicurezza nazionale. E in un tempo in cui le minacce sono asimmetriche, lo è anche la preparazione. Diritto: perché si ha a che fare con il segreto di Stato e bisogna conoscerne tutte le sfaccettature. Poi tutto ciò che serve a rendere operativo un agente. Scassinare una porta? Certo. Ma anche rilevare il grado di sicurezza delle strutture, la capacità di difendersi con arti marziali, imparare a leggere quei segni che fanno capire se una stanza è stata violata.

    LE MINACCE ALL'ITALIA NELLA RELAZIONE 2014

    Esiste qualcosa di simile al dottor Q dei film di James Bond? "Sì, esiste. Non è che diamo un kit agli agenti però". Nessun cartellino di riconoscimento, insomma. E la formazione è continua, non riguarda solo i neoassunti, ma anche coloro che già sono all'interno dei servizi. Inoltre, "la scuola è anche un laboratorio d'analisi: vedere le minacce, comprendere le sfide, è essenziale per ogni agente". L'impegno? Alto. Il corso base dura dai due ai tre mesi. Lezioni dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17.

    Corsi speciali. Non mancano i corsi speciali, anche all'estero. Vengono programmati in base all'evoluzione del contesto internazionale. Dalla sicurezza informatica allo storytelling sul terrorismo. Moduli – le attività di addestramento previste nel 2015 sono oltre 400 per 6mila presenze stimate – nei quali vengono affrontate le nuove criticità, dall'Is in giù. Contesti nei quali il Comparto Intelligence offre un supporto anche all'attività investigativa della Polizia Postale. Infine, altro compito della Scuola è quello della promozione della "cultura della sicurezza". Società, imprese, cittadini. Un rapporto in costante crescita. Dalle collaborazioni con università e centri studi fino alle associazioni di categoria.

    L'agente Cornelia: "Presa con una mail"
    di CARMINE SAVIANO

    ROMA – La telefonata arriva durante la mattinata di giovedì 11 giugno. L'agente dei servizi che racconta a Repubblica fasi e motivazione del suo ingresso nell'intelligence dice di chiamarsi Cornelia. Ha 30 anni. Ed è stata reclutata negli ultimi mesi del 2014.

    Che lavoro svolgeva prima?
    "Ero inserita in ambito universitario. Dopo la laurea in discipline economiche ho frequentato dei master e partecipato a progetti internazionali di ricerca. Ho anche lavorato per una multinazionale".

    Entrare a far parte del Comparto Intelligence è stata una scelta intenzionale o è stata contattata?
    "All'Università ho partecipato a uno dei roadshow della Scuola di Formazione del Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica. Come tanti ho sempre avvertito il fascino della figura dell'agente segreto, non solo per merito di suggestioni come quelle di James Bond. Dopo una delle tappe di Intelligence live, promosso dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) negli atenei, ho presentato la mia candidatura al sito http://www.sicurezzanazionale.gov.it. E' stato analizzato il mio curriculum e mi hanno richiamata con una telefonata dalla presidenza del Consiglio. Da lì è iniziato il reclutamento".

    Ci racconta con che emozioni ha attraversato questa fase?
    "E' stato un percorso. Il fascino per la dimensione avventurosa è stato inserito in un contesto più alto. Perché man mano che si fa un cammino come questo, si prende coscienza di un contesto fondamentale: la sicurezza partecipata. Si lavora per un interesse collettivo: dedico i miei studi, il mio tempo, le mie ricerche alla tutela di tutti i cittadini".

    Quanto è durata la fase del reclutamento?
    "Dopo la prima chiamata ci sono stati diversi passaggi, durati alcuni mesi. Dalle prove per valutare la mia preparazione ai test psicoattitudinali. Perché si può essere bravi nella propria disciplina ma questo non basta: è necessario essere in grado di operare in contesti molto diversi da quello dell'ambito accademico e soprattutto è richiesto equilibrio, capacità di analisi e di lavoro in squadra. L'intelligence ha scommesso sui giovani, ed ha avuto ragione. Ci sono tantissime persone che si mettono in gioco, pronte a sfidarsi continuamente".

    La sua famiglia è a conoscenza del lavoro che svolge?
    "Ho un fidanzato che lavora in Borsa e sa bene quanto valga la privacy. Lui sa che lavoro presso la Presidenza del Consiglio. Se decideremo di sposarci forse potrò dirgli che lavoro per la sicurezza del Paese. Senza mai scendere nel dettaglio, naturalmente. Il resto della mia famiglia conosce il mio obiettivo di servire lo Stato. Anche loro sanno che lavoro presso un Centro Studi della Presidenza del Consiglio".

    Lei si occupa di economia. La speculazione finanziaria è un rischio per la sicurezza dello Stato?
    "Con l'attuale globalizzazione economica le minacce per l'interesse nazionale sono cambiate rispetto a quelle della Guerra Fredda. I nostri competitor, spesso, sono quelli più vicini a noi. Questo perché il mercato ha al suo interno delle forme predatorie molto spiccate. Il mio lavoro si inserisce in questo contesto: si tratta di leggere i processi a spettro e di offrire elementi al decisore politico. Non basta più unire i puntini e tracciare le figure, occorre pianificare e anticipare. Immaginate cosa potrebbe accadere se una realtà – uno Stato straniero o un'azienda concorrente – riuscisse a sottrarre all'Italia un brevetto importante? O se la scoperta di un nostro laboratorio di ricerca venisse presa e portata fuori confine? Ci sarebbe il rischio di un danno economico enorme. Proteggere un brand significa tutelare una parte del Sistema Paese e in molti casi si traduce in effetti pratici, evitando che un'impresa tiri giù la serranda e si ingrossino le fila dei disoccupati".

    Ci può descrivere in concreto di cosa si occupa nel suo lavoro?
    "Non posso descrivere i nostri obiettivi né le modalità di analisi. Ma vi assicuro che quello che facciamo serve davvero alla sicurezza di tutti. Lavoriamo in silenzio e i nostri successi operativi, giustamente, non saranno raccontati. Quello che l'intelligence protegge non sono più solamente i confini, le istituzioni e l'incolumità della popolazione, ma anche la capacità del Paese di creare ricchezza e di competere sulla scena globale. La minaccia cibernetica, ad esempio, è una delle più insidiose e 'dinamiche'. Quando si parla di cyber threat spesso si pensa solo alla violazione dei sistemi informatici, in realtà questa è oggi una delle modalità preferite per sottrarre know how".

    Le rinunce nella vita quotidiana sono molte?
    "A nessuno viene chiesto di rinunciare ai propri sogni. Non amo l'eccessiva esposizione personale e non mi pesa non fare i selfie o postare foto sui social network. Lavorare per l'intelligence, in questo senso, si sposa anche con il mio carattere".

    La storia dei Servizi italiani è fatta anche di ombre. Come si rapporta a questo passato?
    "Con l'apertura della legge 124 del 2007 e la promozione della cultura della sicurezza, l'intelligence si è fatta conoscere. Oggi c'è una nuova narrazione della missione e di questo lavoro, strumento non convenzionale ma necessario per difendere i confini della democrazia e della libertà di ciascuno. Lo dico vivendo in prima persona questa realtà. Mi riesce difficile credere che in questo ambito sia potuto nascere qualcosa di 'cattivo'. Lavoro con persone che non hanno nessun problema a sacrificare la propria vita privata, che si alzano alle cinque del mattino e che spesso e volentieri saltano i pasti o fanno tante altre rinunce, restando sul campo sempre con serenità, perché questa è la nostra vita e non potremmo farne una diversa. E non per eroismo personale".

    Come sarà il suo futuro? Potrebbe anche cambiare lavoro?
    "Non amo le incompiute. Sono qui e voglio portare a termine i lavori che mi vengono affidati. C'è anche naturalmente la voglia di creare una famiglia, un mio spazio privato. Mi vedo anche mamma, insomma. E magari potrei chiamare i miei due figli James ed Eva…".
    Sugli scaffali del bravo agente segreto
    a Scuola di formazione del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica la definisce una "bibliografia ragionata (ma non troppo)". Centinaia di volumi. Studi analitici, saggi storici, biografie. Ma anche romanzi e testi che fanno emergere quelli che sono i luoghi comuni che avvolgono il mestiere di agente segreto. Si chiama "Leggiamo l'Intelligence": una serie di consigli di letture per chi entra a far parte dell'intelligence italiana. Tra le sezioni: una dedicata a James Bond, poi L'intelligence in rosa e una sui servizi segreti stranieri. Nella galleria alcuni esempi.
     

    La Scuola di formazione del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica la definisce una "bibliografia ragionata (ma non troppo)". Centinaia di volumi. Studi analitici, saggi storici, biografie. Ma anche romanzi e testi che fanno emergere quelli che sono i luoghi comuni che avvolgono il mestiere di agente segreto. Si chiama "Leggiamo l'Intelligence": una serie di consigli di letture per chi entra a far parte dell'intelligence italiana. Tra le sezioni: una dedicata a James Bond, poi L'intelligence in rosa e una sui servizi segreti stranieri. Nella galleria alcuni esempi.
     
    L'agente Marco: "Reclutato all'università"
    di CARMINE SAVIANO

    ROMA  –  Pomeriggio, sempre 11 giugno. Altra telefonata. Il secondo agente che si racconta ha 31 anni, Marco. Per i servizi si occupa di sicurezza informatica. 

    Che attività svolgeva prima di essere reclutato?
    "Ero impegnato con un dottorato di ricerca in Informatica e collaboravo alla sicurezza informatica di piccole aziende. Sono stato reclutato con il Progetto Università: dopo la laurea, ho dato il consenso perché il mio ateneo proponesse il mio curriculum alle istituzioni o alle imprese che cercavano nuovi dipendenti. E l'università ha segnalato il mio contatto al Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica".

    Come è avvenuto il contatto?
    "Mi hanno telefonato, da un numero anonimo. La prima reazione è stata di incredulità, ma sentivo che quella voce dall'altra parte del cavo aveva studiato bene il mio percorso formativo. Mi hanno indicato un numero di telefono, ho richiamato ed è iniziato il percorso".

    Aveva mai pensato di poter diventare un agente segreto?
    "No. Non mi sento un "Rambo" nè James Bond. Ho puntato tutto sugli studi e qualcuno se ne è accorto e mi ha offerto una possibilità di crescere in un grande network di sicurezza".

    Ci racconta la fase del reclutamento?
    "C'è stata prima una preselezione. Tre giorni a Roma. Sono stato messo di fronte a tecnici che hanno vagliato la mia preparazione teorica. Come ci si comporta se c'è un malware in un sistema informatico, o come fare un penetration test. Poi la parte psicoattitudinale. Nel frattempo hanno raccolto informazioni per sapere se c'erano delle 'controindicazioni': precedenti penali, percorsi di vita e altri accertamenti necessari".

    Poi?
    "Poi passano due o tre mesi. Mi richiamano. E stavolta oltre al lato tecnico, sono stato impegnato anche in prove fisiche. Fino a questo punto si trattava di incontri che potremmo definire informali.  Dopo altri quattro mesi, una Commissione Ufficiale ha valutato in modo positivo il mio profilo".

    Come ci si protegge dalle minacce che arrivano dal cyberspazio?
    "Recentemente è stata approvata una direttiva sulla cyber-security. Noi ci muoviamo all'interno di quel contesto e perimetro. Sono stati attivati vari nuclei: c'è chi rileva le minacce e chi interviene. L'obiettivo è comune e perciò il lavoro è condotto con precisi passaggi e competenze, ma in modo coordinato fino a centrare l'obiettivo".

    In che modo il vostro lavoro è diverso da quello della Polizia Postale?
    "La Polizia Postale è impegnata a contrastare reati. Noi facciamo prevenzione sui settori strategici del Paese. Un raggio d'azione che certo riguarda il pubblico, ma si estende anche al versante privato. Le nostre grandi aziende rappresentano infatti degli interessi collettivi:  si pensi ad esempio ai trasporti o all'energia. Ci mettiamo in contatto con i tecnici di queste aziende e verifichiamo se il loro sistema informatico è sicuro".

    I margini di intervento sono diversi da quelli delle forze dell'ordine?
    "Le leggi consentono all'Intelligence di operare all'interno di un preciso perimetro giuridico e sempre con l'obiettivo di tutelare i cittadini. L'ampliamento delle cosiddette 'garanzie funzionalì voluto dal governo permette agli operatori di muoversi in maniera fattiva in contesti criminali legati al terrorismo, e massimizza le capacità di ottenere informazioni".

    Quali sono le tipologie di minacce?
    "Lo spettro è ampio. Sfide e attacchi possono venire da privati ma anche da Stati, da organizzazioni criminali o terroristiche.  Si assoldano hacker per violare i nostri sistemi. E, cosa che può suonare strana, lo fanno in orario di ufficio. Quanto agli 'hacker singoli', sono spinti ad agire per diversi  motivi: dal desiderio di colpire simboli dello Stato al tentativo di procurarsi soldi in maniera illecita.  I database delle banche sono pieni di accessi a carte di credito".

    Il Sistema di Sicurezza della Repubblica può reclutare un hacker?
    "Non è possibile escluderlo del tutto. Chi fa il mio mestiere un po' hacker deve esserlo per forza".

    Il vostro è un lavoro che si svolge solo dietro a una scrivania?
    "No. Possiamo anche partecipare ad alcune azioni".

    Lei è sposato?
    "Sì".

    Sua moglie conosce il suo lavoro?
    "Sì, è l'unica".

    Il resto della sua famiglia?
    "A loro non ho dato dettagli".

    La storia dei Servizi italiani contiene dei momenti bui per la democrazia…
    "Era un'altra epoca.  Oggi la frontiera è un'altra. La mia storia lo dimostra. E così quella di tanti altri giovani, gente pulita. Il fatto che io sia un civile, reclutato direttamente dalle aule universitarie, racconta quanto i Servizi stiano cambiando. Cercando di essere quanto più possibile aperti e in dialogo con i cittadini che proteggono. Ogni giorno".
     
    Da Antenna a Tempest, ecco il glossario
    ROMA – Alcune parole sono sempre state tra noi. Film, libri, trasmissioni televisive: la vita dell'agente segreto è da anni oggetto di interesse da parte della cultura popolare. Basta aver "incontrato" almeno una volta James Bond o Jason Bourne per sapere cosa sia un'identità di copertura, una cellula dormiente o cosa significa "bruciare un agente". Ma il linguaggio dell'intelligence è molto più ampio. "Il linguaggio degli Organismi Informativi", il glossario messo a disposizione degli allievi della Scuola di formazione del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, raccoglie 259 termini. Qui di seguito alcuni tra i più curiosi.

    ATTIVITA' ECONOMICHE SIMULATE
    Iniziative economiche finalizzate a coprire attività di ricerca informativa. L'uso di tale strumento operativo viene autorizzato dal Direttore Generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, previa comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri o all'Autorità delegata.

    MINACCIA ASIMMETRICA
    Concetto originariamente sviluppato in ambito militare, indica l'uso – al fine di colmare lo svantaggio nei confronti dell'avversario – di metodi di aggressione diversi da quelli tradizionali, spesso in danno di obiettivi civili, intesi a produrre anche un serio impatto psicologico. Tipicamente asimmetrica è la minaccia terroristica.

    REGOLA DELLA TERZA PARTE
    Principio su cui si basano i rapporti di scambio informativo nell'ambito della "collaborazione internazionale intelligence". Prevede che le notizie/informazioni acquisite da un servizio collegato non possano essere diffuse dal destinatario ad un altro organismo informativo estero senza il consenso dell'originatore. Tale regola opera tacitamente e in via di prassi e vale a tutelare in primo luogo la confidenzialità dello scambio informativo, evitando che le notizie sensibili giungano a destinatari indesiderati.

    STEGANOGRAFIA
    Processi e metodi per occultare un messaggio all'interno di un vettore. Usata sin dall'antichità, ha conosciuto nuovi sviluppi con l'avvento della tecnologia dell'informazione che consente di celare un messaggio all'interno di immagini o di file audio e video.

    TEMPEST
    Acronimo dell'espressione "Transient Electro Magnetic Pulse Emanation Standard", indica le tecnologie atte a eliminare o ridurre le emissioni prodotte dalle apparecchiature elettroniche che elaborano e trasmettono informazioni classificate o coperte da segreto di Stato per evitare che esse vengano captate da soggetti ostili.

    ANTENNA
    In gergo indica: a) un appartenente a un servizio di informazione che opera stabilmente in un contesto informativo di interesse dove non esistono articolazioni periferiche dell'agenzia intelligence di appartenenza. b) un appartenente a un servizio di informazione cui sono affidati compiti di collegamento con strutture o enti esterni. 

    LETTERATURA GRIGIA
    Notizie o dati pubblicamente disponibili ma ad accesso limitato e dunque più difficili da individuare. Include atti di convegni e conferenze, rapporti, documenti e studi governativi ed accademici – anche non ufficiali – e ricerche aziendali e di mercato.

    INTOSSICAZIONE
    Particolare tipologia di disinformazione, consistente nel far giungere a uno stato ostile e ai suoi servizi notizie false per inficiarne funzioni informative e processi conoscitivi e decisionali.

    La rivoluzione (incompiuta) dei nostri Servizi
    di ALBERTO CUSTODERO

    ROMA – La svolta, per i servizi segreti italiani, avviene nel 2007 durante il governo Prodi, con l'entrata in vigore della legge 124 che cambia i nomi ai servizi. Che avvia – almeno nelle intenzioni – un'operazione trasparenza. E che fissa le regole d'ingaggio dell'intelligence 2.0.

    Scandali. La rivoluzione degli 007 avviene sull'onda degli ultimi scandali giudiziari che, sotto i governi Berlusconi, hanno investito la gestione del Sismi (l'ex servizio segreto militare) di Nicolò Pollari. Dal caso Abu Omar alle intercettazioni illegali Telecom, dal Nigergate allo spionaggio dei maggiori giornali italiani, dalla gestione opaca dei sequestrati all'estero (ricordate la strana liberazione delle due Simone, che sembravano uscite da un set cinematogrfico anziché da un lungo periodo di detenzione?), alla morte dell'agente Calipari durante la liberazione della giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena.

    Ma anche il servizio segreto civile, l'ex Sisde, quello dello scandalo dei fondi neri dei primi anni Novanta, non godeva certo di miglior reputazione. Giuseppe Esposito, senatore Ncd e vicepresidente del Copasir, il 19 febbraio di quest'anno, alla Camera dei Deputati offrì uno sconcertante spaccato dell'ex servizio segreto civile. "Il Sisde – ebbe a dire detto Esposito – fino al 2007, aveva più raccomandati che agenti segreti. Ogni ministro dell'Interno, allo scadere del mandato, lasciava al Sisde i suoi autisti. Per liberarci di questa mole di raccomandati, siamo stati costretti a ricorrere ai prepensionamenti".

    Buchi neri. Procure e tribunali di mezza Italia hanno indagini e processi aperti sui buchi neri della storia d'Italia degli ultimi 40 anni nei quali spunta sempre, puntualmente, lo zampinio dei servizi segreti. La procura generale presso la Corte d'Appello di Roma sta ancora indagando sulla presenza di due misteriosi personaggi in sella a una moto Honda in via Fani, il giorno del sequestro Moro. Chi erano quei due: agenti italiani o stranieri?

    Un unico fil rouge lega l'un con l'altro i misteri degli 007 italiani, dai rapporti tra Stato e Nato del caso Gladio a quelli tra Stato e mafia di cui si sta occupando la magistratura di Caltanissetta nel processo Trattativa Stato-Mafia. Dalla sparizione dell'agenda rossa di Paolo Borsellino alle strane, ultime esternazioni del boss dei boss di Cosa nostra, Totò Riina. Insomma, la storia passata e recente dei servizi segreti italiana è scandita da trame oscure, depistaggi, terrorismo, ruberie. E stranezze. Perché è certo una stranezza la pressoché totale mancanza, dagli archivi del Servizio segreto civile, di qualsiasi notizia sul presunto boss di Mafia Capitale, Massimo Carminati. Possibile che sull'ex esponente del gruppo eversivo d'ispirazione neofascista Nuclei Armati Rivoluzionari e affiliato alla Banda della Magliana non ci sia neppure una carta all'Aisi ex Sisde? Non ci credeva neppure lo stesso capo dell'Aisi, generale Arturo Esposito, quando i suoi uomini gliel'hanno riferito. "E ora cosa diremo all'opinione pubblica? E chi ci crederà?", pare abbia commentato il capo del Servizio segreto interno.

    Il caso Carminati. "Non è che Carminati era uno di loro?", sussurrano ora alcuni appassionati di dietrologie. A proposito: e la Banda della Magliana? Fu coinvolta dall'omicidio Pecorelli al sequestro Moro, dai depistaggi nella strage di Bologna ai rapporti con Gladio, dall'omicidio del banchiere Calvi passando per il rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori per arrivare all'attentato a Giovanni Paolo II. Che rapporti ebbero gli uomini di Enrico De Pedis con l'intelligence nostrana?

    Insomma, nel 2007 il governo Prodi eredita una intelligence allo sfascio, travolta da inchieste giudiziarie, quasi del tutto screditata di fronte a un'opinione pubblica stanca dei continui scandali. E indebolita dalle raccomandazioni a tal punto che – si narra – un ex capo del Sisde non riuscì neppure a liberarsi della inutile presenza di un raccomandato dal nome blasonato, perché questi, con un paio di telefonate, riuscì a farsi riconfermare.

    Parte così la rivoluzione: la riforma della legge 124 che ha voluto voltare pagina e dire basta agli anni bui dei servizi segreti.

    I servizi segreti si rinnovano. Chiudono e smantellano in fretta e furia la famigerata sezione Dos, Divisione Operazioni Speciali, sede segreta via Veneto, 150 uomini alle dirette dipendenze del capo dell'ex Sismi. Ha operato per decenni fuori dal controllo parlamentare, nessuno sa se abbia agito per l'interesse della sicurezza dello Stato, o se per l'interesse dai vari capi del Sismi e dei loro referenti.

    I Servizi segreti si trasformano. Inventano addirittura un logo, una colomba stilizzata ideata dallo studio Fuksas e definita dal presidente del Consiglio idonea a rappresentare "la rapidità con cui le informazioni convergono da più organismi a quello centrale". Lascia perplessi una colomba della pace a rappresentare non un'associazione umanitaria, ma i Servizi segreti italiani. L'intelligence si affaccia anche sul web. Gli 007 diventano internauti e si presentano sulla rete con il sito istituzionale "Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica". Una curiosità, nella sezione "documentazione declassificata", uno spot pubblicitario con Giovanni Minoli annuncia la desegretazione delle carte sulle stragi ai sensi della direttiva Renzi. "Dentro questo fascicolo – recita Minoli – ci sono i documenti e le informazioni sulla strage di Piazza Fontana…". La gente si aspetterebbe finalmente di conoscere i nomi di chi ha messo la bomba. Nient'affatto, ovviamente. Là, dentro quel fascicolo, ci sono solo carte inutili. I responsabili degli eccidi restano segreti. L'operazione, del resto, si chiama trasparenza, non certo verità. Si aprono gli archivi che non contengono nulla, più trasparenza di così.

    I servizi si mostrano e arruolano on line. Due anni fa, per la prima volta, il Dis (Dipartimento Informazioni e Sicurezza) ha inaugurato uno stand aperto ai visitatori al Forum della Pubblica Amministrazione. I cittadini parlano agli 007, compilano moduli. Ora è stato avviato un sistema online di arruolamento di nuovi agenti (c'è una penuria di analisti), per l'invio delle candidature deve essere utilizzata la procedura informatica disponibile nella pagina "Lavora con noi". Vengono aperte scuole superiori di intelligence e stipulate convenzioni con varie università. Per chi voglia contattare i servizi – un tempo cosa impossibile – è possibile addiritture scrivere al responsabile della comunicazione istituzionale, Paolo Scotto di Castelbianco, all'indirizzo di posta elettronica info@sicurezzanazionale.gov.it.

    I servizi segreti snobbano la mafia. Infastiditi dalle accuse di collusioni varie dopo il processo Trattativa e il caso Contrada, l'intelligence ha deciso di interrompere l'attività antimafia, delegandola alle forze dell'ordine sotto la regia della magistratura. Unica eccezione, i servizi continuano a occuparsi di mafia solo se il loro intervento è richiesto dalle procure. Con ingaggi limitati, mirati e controllati.

    Protocollo Farfalla. Sono finalmente cambiati i servizi segreti? Sono diventati trasparenti? Sono riusciti a riconquistarsi la fiducia dei cittadini e prima ancora delle istituzioni? Va riconosciuto che tanto è stato fatto. Ma al di là delle operazioni di facciata, tanto bisogna ancora fare. Lo dice il comitato parlamentare che controlla la loro attività. Parla chiaro, a tal proposito, la recente relazione del Copasir sul "Protocollo Farfalla", ovvero sulle operazioni che avevano visto agenti penitenziari e agenti segreti "pagare" i boss mafiosi reclusi al 41 bis in cambio di informazioni. I fatti nascono nel 2003-04, e proseguono dopo la riforma del 2007. Ci si sarebbe aspettati, in linea con la legge 124, completa trasparenza, lealtà, e collaborazione con le istituzioni. E invece, è lo stesso Copasir, il 30 marzo di quest'anno, a nutrire qualche dubbio sull'atteggimento di collaborazione degli 007. E a chiedere un "tagliando" della 124 per rendere ancor più trasparente l'intelligence. "Occorre rafforzare il potere di controllo del Comitato sui  servizi  con l'accesso diretto ai loro archivi", spiega il vicepresidente Esposito. Che, poi, solleva un interrogativo: "Ci fidiamo delle carte che ci danno, ma siamo certi che sono tutte quelle che hanno?". "Potrebbe succedere – aggiunge il segretario Copasir, Felice Casson, senatore Pd – che gli atti spariscano. O vengano consegnati solo in parte, cosicché nessuno è in grado di dire se siano stati consegnati tutti. Oppure no".

    La memoria: "Saranno sempre rivali"
    di FLAVIA CAPPADOCIA e EDOARDO BIANCHI

    MILANO – La storia dei servizi segreti italiani evoca nell'immaginario collettivo episodi torbidi del passato del nostro paese: dalle stragi degli anni '70 alle bombe del '92, '93, passando per la scoperta dell'esistenza di Gladio, un'organizzazione paramilitare clandestina in funzione anticomunista. Ma come funzionano i servizi segreti oggi? Qual è il loro ruolo e la loro immagine attuale? Lo abbiamo chiesto al professor Aldo Giannuli, docente universitario all'Università degli studi di Milano e in passato consulente per la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi e per la Commissione Mitrokhin (che ha fatto luce sulle attività illegali degli 007 sovietici in Italia).

    Lo storico Giannuli: "Parlare di trasparenza degli 007 è un ossimoro"
     
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    Trasparenza. La nuova sfida, spiega Giannuli, è senza dubbio quella della trasparenza: basti pensare all'esistenza di un sito web ricco di informazioni e costantemente aggiornato, utilizzato come strumento per candidature di lavoro, oppure alla Scuola di formazione impegnata in una serie di accordi con le università italiane. A partire dalla Seconda Guerra Mondiale, che Giannuli definisce la ''stagione della grande fioritura dei servizi'', si afferma l'importanza dello spionaggio soprattutto in ambito militare: l'intelligence è un protagonista 'nascosto' con un ruolo positivo e condiviso. Successivamente la violenza degli anni di piombo e della stagione delle stragi, la maggior parte delle quali resta tutt'oggi senza un colpevole, lasciano più di un dubbio su una complicità mai giuridicamente provata. Solo gli attentati delle Torri Gemelle nell'11 settembre 2001 hanno riconsegneranno ai servizi italiani una parziale e forse tutto sommato momentanea legittimazione grazie a un nuovo nemico da affrontare e da cui difendersi: il terrorismo islamico.

    L'apertura degli archivi. La riforma del 2007, che ha coinvolto il Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) l'Aise (Agenzia informazioni sicurezza esterna) e l'Aisi (Agenzia informativa sicurezza interna) ha rinnovato il precedente assetto organizzativo, ampliando la mission delle agenzie e aggiungendo la protezione degli interessi economici, scientifici, industriali, a quelli politici e militari. La riforma, che secondo Giannuli è ''fuori da qualsiasi legalità costituzionale'', stabilisce il principio per il quale i servizi possono commettere reati purché autorizzati dal presidente del Consiglio. Una recente direttiva del Governo Renzi ha inoltre declassificato (desecreatandola) la documentazione relativa alle stragi più importanti della storia italiana (per citarne alcune Piazza Fontana a Milano del 1969, Gioia  Tauro del 1970 e Peteano del 1972) con l'obiettivo di rendere conoscibili i documenti custoditi dalla pubblica amministrazione."Un'operazione elettorale che di fatto non ha mutato nulla se non desecretare documenti già consultabili in altri archivi, come la Casa della Memoria di Brescia", spiega il professor Giannuli.

    Equilibri mutati. Dopo il crollo del muro di Berlino, venuto meno il bipolarismo della Guerra Fredda e con esso le macro coordinate entro cui i nostri servizi operavano sul territorio, gli equilibri mondiali sono mutati. Lo scenario odierno, secondo Giannuli, somiglia a quello della Prima Guerra Mondiale: ''Abbiamo una potenza sfidante, la Cina, e una potenza egemone, gli Usa. Attorno a loro si muovono una serie di soggetti più o meno alleati, che disegnano una situazione enormemente complessa in cui il nemico non è solo quello dichiarato, ma anche quello dissimulato''. Del resto la crisi economico-finanziaria ha dimostrato come paesi teoricamente alleati possano trasformarsi in potenziali concorrenti, e così i loro rispettivi servizi segreti.

    ''Da sempre la Cia e l'Fbi, il Kbg e il Gru, il servizio militare e civile in Italia, sono rivali. Da sempre si fanno la guerra. Se questo accade in uno stesso paese succede anche in paesi diversi, formalmente alleati'', conclude Giannuli. Nello scenario contemporaneo la partita si gioca negli spazi immateriali di internet (la minaccia cibernetica è sempre più seria e in crescita) o negli oceani degli oleodotti e gasdotti, snodi fondamentali delle relazioni politiche ed economiche internazionali

    Usa, la nuova guerra è il cyberspazio
    di ALBERTO FLORES D'ARCAIS

    NEW YORK – Il cyberspazio è un "settore militare operativo". Nell'ultimo rapporto, pubblicato il 23 aprile scorso, il Pentagono ha ridisegnato le linee strategiche della guerra "contemporanea" che gli Stati Uniti – nel loro ruolo di superpotenza planetaria – si trovano oggi ad affrontare contro i nemici di sempre (Russia e Cina in primo luogo) e con quelli più recenti (Iran e Stati islamici): un misto di armi sofisticate (droni e robot di ultima generazione), forze speciali e cyber-intelligence. Le battaglie "combattute a colpi di computer" rappresentano il cuore delle guerre (non dichiarate) di oggi ed è per questo che in prima linea sono soprattutto gli uomini della National Security Agency (NSA), l'agenzia di spionaggio più 'segreta' degli Usa. Le sue attività (rivelate al mondo da Edward Snowden) sono state solo parzialmente ridimensionate – a inizio giugno il Congresso ha modificato il vecchio Patriot Act (varato dopo l'11 settembre 2001) sostituendolo con il nuovo Freedom Act – per evitare troppe intrusioni nella vita privata dei cittadini Usa (e non solo) ma ha confermato quasi tutti i poteri, spesso senza controllo, di quella che è la vera regina dell'Intelligence americana.
     
    Vantaggio tecnologico. Sulla carta gli Stati Uniti hanno da anni un grande vantaggio tecnologico (basti pensare alla continua evoluzione delle imprese nella Silicon Valley) per spiare e sabotare online, come hanno dimostrato fin dalla 'missione Stuxnet' (l'attacco contro le centrifughe iraniane del 2008), ma con i velocissimi progressi dell'alta tecnologia la cyber-guerra ha sempre di meno a che vedere con la tradizionale guerra di terra, mare e cielo. I recenti attacchi di hackers cinesi (secondo gli americani, ma Pechino nega) che hanno violato 4 milioni di dati personali di impiegati federali, sommati a quelli russi contro grandi società Usa e multinazionali fino alla 'beffa di Natale' dei nord-coreani contro Hollywood, la Sony e i suoi film, ha convinto anche i più scettici che era ora di riformare seriamente anche le diverse agenzie dell'Intelligence (Nsa, Fbi, Cia, Dia e via dicendo): cambiando (e ringiovanendo) il personale, ma soprattutto cambiando approccio e mentalità. Il Pentagono ha già da tempo affidato alla National Security Agency il compito di sviluppare e impiegare "capacità informatiche offensive" (in altre parole atti di spionaggio e sabotaggio industriale), negli ultimi anni i nuovi 007 targati Usa vengono sempre più frequentemente selezionati tra i giovani che escono dai migliori corsi di informatica delle università e dei college. Adesso tutto questo è stato codificato in strategia ufficiale: il cyberspazio come "settore militare operativo" .
     
    Nuovo deterrente. È facile capire perché quando Edward Snowden ha rivelato all'intero pianeta (nemici degli Usa compresi) le operazioni di spionaggio della Nsa, la Casa Bianca, il Pentagono e il mondo dell'intelligence si siano schierati in modo compatto (al di là delle dichiarazioni di facciata) contro la talpa della Cyber-Cia, oggi rifugiata a Mosca (e secondo qualcuno al servizio della Russia di Putin). Fino ad allora l'amministrazione Obama si era limitata (nonostante nel 2011 gli attacchi informatici fossero già stati equiparati ad 'atti di guerra') a blande sanzioni economiche, a perseguire penalmente funzionari statali stranieri e alla minaccia di ritorsioni militari. Troppo poco e in ogni caso come deterrente non ha funzionato.

    Operazioni sporche. Visto che i militari sono stati protagonisti finora piuttosto marginali nel cyber-spazio (il 90 per cento delle infrastrutture sono in mano ai privati) la nuova strategia del Pentagono è quella di rilanciare una piena sinergia con le grandi company della Silicon Valley (un rapporto che le rivelazioni di Snowden hanno scalfito ma non cancellato) alla luce del sole. Per le 'operazioni sporche (che nel mondo dell'intelligence, reale o virtuale che sia, non possono mancare) si farà ricorso a squadre speciali, agenti super-segreti di cui pochissimi saranno a conoscenza. E si potrà anche chiedere aiuto (ma questo ufficialmente nessuno lo ammetterà mai) ai nuovi soldati della guerra informatica contro il terrorismo. Chi sono? Si fanno chiamare 'hacker patriottici', operano singolarmente o per gruppi e sostengono di fare quello che il governo non fa: attaccare i siti islamici che reclutano giovani occidentali per la jihad. Sono in definitiva dei cyber-vigilantes come l'ormai famoso Jester, un lupo solitario che ha già un sgrosso seguito su Twitter. E tra loro la Nsa potrebbe anche scoprire e reclutare qualche nuovo agente segreto. 
     
    Londra punta sui James Bond 2.0
    dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

    LONDRA  –  "Cercansi giovani hackers interessati a girare il mondo, conoscere persone interessanti e spiarle, rivolgersi al servizio segreto di Sua Maestà britannica". L'annuncio non era proprio così, ma la sostanza del messaggio era questa. Apparso qualche mese fa sul sito dell'Mi5 (controspionaggio e antiterrorismo), dell'Mi6 (spionaggio) e del Gchq (spionaggio elettronico, l'equivalente della National Security Agency americana), ha segnalato la svolta in corso nell'intelligence del Regno Unito: la necessità di trovare, come spie del domani, tanti James Bond 2.0. Non più agenti 007 che guidano Aston Martin, bevono cocktail Martini ("agitato, non mescolato", come ci ha insegnato il cinema) e seducono le bellezze locali, senza mai allontanarsi troppo dalla pistola sotto lo smoking, bensì specialisti della cyberwar, la guerra cibernetica, combattuta a colpi di software, intercettazioni e trucchi digitali su internet.

    Il mito e la realtà. Già il fatto che i nuovi agenti vengano reclutati con un'inserzione sul sito dei servizi segreti è una rivoluzione. Un tempo, in Inghilterra, allo spionaggio non ci si candidava: era lo spionaggio che veniva a cercarti. Il mito sostiene che i più brillanti e avventurosi studenti di Oxford e Cambridge venivano invitati a bere uno sherry nello studio di un professore, il quale – evidentemente a libro paga, perlomeno part time, dell'intelligence – dopo avere discusso per un po' del più o del meno guardava l'allievo dritto negli occhi e diceva: "Ti andrebbe di servire la patria?", proponendo poi un secondo colloquio in qualche luogo sicuro a Londra. I tempi sono cambiati. Per trovare gli uomini e le donne giusti, lo spionaggio di Sua Maestà deve stendere una rete ben più ampia di quella offerta dalla sue università di élite. Dunque usa il web, anche perché è sul web che si svolge gran parte dello spionaggio odierno e dunque c'è da aspettarsi che i candidati ideali per diventare una spia siano persone che passano sul web gran parte del proprio tempo.

    "Con noi per proteggere il Regno Unito", lo spot dei servizi inglesi
     
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    Il ruolo degli hackers. La cyberspia è dunque la figura emergente dell'intelligence anche in Gran Bretagna. A tal punto che i migliori esperti del Gchq e dell'Mi5 coordinano sempre di più il proprio lavoro con i colleghi americani della National Security Agency e dell'Fbi nella lotta al terrorismo, formando di fatto una commissione mista, con una base in Inghilterra e una negli Stati Uniti. E al punto di mettere inserzioni sul proprio sito per reclutare gli 007 del futuro tra gli hackers, che in teoria sarebbero il nemico: ma se vuoi rispondere a chi ti lancia contro un'offensiva cibernetica non c'è niente di meglio di qualcuno che sappia condurre questo tipo di attacchi illeciti. La preoccupazione di Londra per la cyberguerra è massima, tanto da avere spinto il capo dell'Mi5, che normalmente non ama fare dichiarazioni pubbliche, a lanciare l'allarme in una conferenza stampa: "Le dimensioni della minaccia sono incredibili", ha detto Jonathan Evans. "Siamo in conflitto con un processo industriale su larga scala che comprende migliaia di persone operanti per conto di uno spionaggio diretto da stati e un altro tipo di spionaggio portato avanti dal crimine organizzato". Evans non ha indicato quali siano gli stati in questione, ma fonti dei servizi segreti britannici citano Cina e Russia come i principali avversari.
     
    La casa sul Tamigi. Paradossalmente, in questo nuovo tipo di guerra, la sede dell'Mi5 è un moderno palazzone affacciato al fiume che a Londra tutti conoscono: Thames House, la "casa sul Tamigi", si chiama. E pensare che in anni non lontani i giornali inglesi non potevano nemmeno identificare per nome i capi dei servizi segreti, chiamandoli soltanto con una sigla, "M", proprio come in un film di James Bond. Ma quello che oggi lo spionaggio nasconde non si trova nel mondo reale, fatto di mattoni, uomini in carne e ossa e al limite Aston Martin, bensì in quello virtuale, intangibile, decifrabile soltanto dai maghi del web, le spie del ventunesimo secolo che il servizio segreto britannico cerca di arruolare con un'inserzione sul proprio sito.

    Rita Katz: "La mia caccia ai jihadisti online"
    di LORENZO SORBINI

    ROMA – Iracheno-israeliana, 51 anni, Rita Katz ha fondato e dirige il Site Insitute, società privata statunitense nata nel 2002 che si occupa del monitoraggio online del terrorismo di matrice jihadista e che collabora principalmente con Casa Bianca, Cia, Fbi e altri servizi d'intelligence. Nel 2007 Site scopre il video di Bin Laden e lo consegna ai servizi segreti americani, poi allarga le sue ricerche con l'espansione dell'Is sui social. Lo slogan 'stiamo arrivando a Roma' lanciato su Twitter, così come il video della decapitazione del giornalista Steve Sotlov e molti altri, sono stati scoperti proprio da Site, che è ad oggi la fonte più autorevole in questo campo.
     
    Quali sono gli strumenti che Site utilizza per monitorare e combattere i contenuti dei jihadisti sulla Rete?
    "Lo strumento principale di Site è la nostra esperienza e conoscenza del network online dei jihadisti. Le nostre armi non sono frutto del caso, ma di oltre dieci anni dedicati alla ricerca e al monitoraggio dell'attività jihadista su internet. Seguiamo di pari passo l'evoluzione di gruppi come Is e Al Qaeda. Tracciamo ogni loro movimento, documentiamo la loro espansione e studiamo le loro tecniche di propaganda online".
     
    Che tipo di collaborazione c'è con i social media?
    "Da quando lo Stato Islamico e Al Qaeda sono approdati sui social media, la loro propaganda è diventata accessibile a tutti. Avere questi contenuti a portata di click è più grave di quanto si possa immaginare. I recenti attacchi di 'lupi solitari' hanno dimostrato che i social media – principalmente Twitter – svolgono un ruolo fondamentale nell'incitamento, nel coordinamento e nell'esecuzione delle operazioni".
     
    Sono sufficienti queste misure?
    "No. E' molto deludente che Twitter – la piattaforma di comunicazione più utilizzata dai Jahdisti – abbia fatto poco e niente per bloccare l'enorme rete instaurata dall'Is. Basti pensare alla diffusione in rete di video messaggi di decapitazioni o alla pianificazione per gli attacchi che viaggiano liberamente in rete. La contromossa principale di Twitter in questa lotta al terrorismo consiste solamente nella sospensione degli account, che vengono però ricreati subito dopo. Alcuni dei combattenti Is sono addirittura arrivati al centesimo account".
     
    Come e con chi collabora Site?
    "Site collabora con agenzie governative, servizi di intelligence, funzionari dell'antiterrorismo in tutto il mondo e con i media. Il nostro compito è fungere da tramite tra la rete e le autorità giudiziarie".
     
    Che ruolo hanno avuto i social network come mezzo di propaganda e reclutamento?
    "Fino a tre anni fa, i terroristi avevano chat su forum privati. Oggi, gran parte di quest'attività si è spostata sui social media. Is non è stato il primo gruppo ad essere online. Prima di loro, gruppi come Shabaab Mujahideen avevano usato Twitter, ma in scala ridotta. Quello dell'Is è un uso di Twitter complesso. Il Califfato ha una rete capillare, alimentata da diversi gruppi di media ufficiali, oltre a una sessantina di gruppi media pro-Is, che diffonde informazioni non-stop fornendo giornalmente due dozzine di comunicati ufficiali da tutte le province controllate dall'Is. Gruppi come Al Qaeda non sono stati in grado di esercitare lo stesso effetto sui social media".
     
    Crede che i gruppi terroristici finiranno per abbandonare l'uso dei social network, adottando dei nuovi tipi di comunicazione meno tracciabile?
    "I gruppi terroristici stanno già utilizzando tipi di comunicazione meno tracciabili, ma non per questo hanno abbandonato i social media. Entrambi i sistemi si alimentano a vicenda. I combattenti Is, oltre a utilizzare i social network, utilizzano anche messaggistica diretta come WhatsApp o Kik. Ma se gli account Is sono rintracciabili, com'è possibile che ogni giorno che passa il loro numero è in aumento? Com'è possibile che molti degli attacchi operati dai 'lupi solitari' non siano stati impediti? Com'è possibile che il governo Usa non sia riuscito
    a fermare i killer nell'attacco in Texas, nonostante Elton Simpson – uno dei due killer – fosse da anni noto al Fbi? Ciò che è stato fatto finora sui social media per fermare la minaccia del terrorismo è molto poco. L'operato di Twitter per fermare questo fenomeno può considerarsi minimo se non pari a zero. Ci troviamo di fronte a una nuova guerra che i funzionari di lotta al terrorismo, non sono stati preparati né addestrati a combattere".

    B.A.

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  32. avatar
    Anonimo at |

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    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/06/15/news/cosi_mi_arruolo_tra_gli_007-115409472/?ref=HREC1-6#Ognianno

    L'agente Cornelia: "Presa con una mail"
     di CARMINE SAVIANO

     ROMA – La telefonata arriva durante la mattinata di giovedì 11 giugno. L'agente dei servizi che racconta a Repubblica fasi e motivazione del suo ingresso nell'intelligence dice di chiamarsi Cornelia. Ha 30 anni. Ed è stata reclutata negli ultimi mesi del 2014.Quanto è durata la fase del reclutamento?
     "Dopo la prima chiamata ci sono stati diversi passaggi, durati alcuni mesi. Dalle prove per valutare la mia preparazione ai test psicoattitudinali. Perché si può essere bravi nella propria disciplina ma questo non basta: è necessario essere in grado di operare in contesti molto diversi da quello dell'ambito accademico e soprattutto è richiesto equilibrio, capacità di analisi e di lavoro in squadra. L'intelligence ha scommesso sui giovani, ed ha avuto ragione. Ci sono tantissime persone che si mettono in gioco, pronte a sfidarsi continuamente".

    La sua famiglia è a conoscenza del lavoro che svolge?
     "Ho un fidanzato che lavora in Borsa e sa bene quanto valga la privacy. Lui sa che lavoro presso la Presidenza del Consiglio. Se decideremo di sposarci forse potrò dirgli che lavoro per la sicurezza del Paese. Senza mai scendere nel dettaglio, naturalmente. Il resto della mia famiglia conosce il mio obiettivo di servire lo Stato. Anche loro sanno che lavoro presso un Centro Studi della Presidenza del Consiglio".

    Le rinunce nella vita quotidiana sono molte?
     "A nessuno viene chiesto di rinunciare ai propri sogni. Non amo l'eccessiva esposizione personale e non mi pesa non fare i selfie o postare foto sui social network. Lavorare per l'intelligence, in questo senso, si sposa anche con il mio carattere".

    L'agente Marco: "Reclutato all'università"
     di CARMINE SAVIANO

     ROMA  –  Pomeriggio, sempre 11 giugno. Altra telefonata. Il secondo agente che si racconta ha 31 anni, Marco. Per i servizi si occupa di sicurezza informatica.

    l Sistema di Sicurezza della Repubblica può reclutare un hacker?
     "Non è possibile escluderlo del tutto. Chi fa il mio mestiere un po' hacker deve esserlo per forza".

    Il vostro è un lavoro che si svolge solo dietro a una scrivania?
     "No. Possiamo anche partecipare ad alcune azioni".

    Lei è sposato?
     "Sì".

    Sua moglie conosce il suo lavoro?
     "Sì, è l'unica".

    Il resto della sua famiglia?
     "A loro non ho dato dettagli".

    La storia dei Servizi italiani contiene dei momenti bui per la democrazia…

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    Anonimo scrive: 

     maggio 27, 2015 alle 16:30 

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    Silendo,

    volevo segnalare un passo dell'articolo di Marco Menduini del IL Sole XIX del 23-05-2015 .

     "… Lucrezia è single. Non è obbligatorio, ma non guasta, perchè il primo impegno da rispettare costi quel che costi è non rilevare mai che si lavora per l'intelligence : neanche alla mamma, alla nonna , al fidanzato. Bisogna costruirsi una doppia vita e un'attività fittizia , da vendere a tutti. Non è sempre facile e i Servizi offrono anche assistenza psicologica a chi deve gestire, ogni giorno della vita, questa messinscena per dissimulare il suo vero lavoro. ….".

    Mi sembra non casuale che si elenchi il fidanzato e non il marito.  Come mai non si elenca il marito ?

    Non dandoci una risposta esplicita, sembra che non sia vietato, mentre se lo fosse ci sarebbero tutte una serie di motivi gravi sulla validà dei rapporti fra i coniugi.

    Forse dovrebbero pensare a dei Patti Prematrimoniali che permettano di escludere il patto di Fedeltà  fra coniugi.

    B.A.

    P.S. Al Forum PA 2015 nessuno stand dei Servizi.

    Rispondi 

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    Silendo, dopo aver riportato i due recenti articori

    in attesa di vedere pubblicato il primo commento all'articolo di Repubblica, volevo chiedere se anche Te leggendoli trovi una certa contraddizione quanto esposto nell'articolo di Marco Menduini cica l'Agente Lucrezia single e quanto riportato nell'Inchiesta di La Repubblica L'Agente Cornelia :"Presa con una email".

    Sembrerebbe che Lucrezia possa non dire nulla alla famiglia mentre Cormelia essendo fidanzata possa dire al fidanzato una  semi verità . In realtà nel caso Cornelia, a mio avviso, non  si tratta di una semi verità e neanche di una semi bugia, ma di una bugia/falsità. Inoltre anche pericolosa.

    E mi spiego meglio perchè pericolosa per l'affermazione : "Anche loro sanno che lavoro presso un Centro Studi della Presidenza del Consiglio."

    Sembrebbe una buona copertura, ma  il caso vuole che un collega del suo fidanzato si accompagna con una ricercatrice di un Centro Studi di un Ente Pubblico e non ha mai sentito parlare del Centro Studi della Presidenza del Consiglio e pensa che ci possano essere molte sinergie ….

    Lascio intuire le difficoltà a rispondere alle domade banali che si possono ricevere  (dove sei di sede … anch'io lavoro lì vicino allora ci vediamo per pranzo qualche volta ,  mi dai il Tuo telefono ecc.,  ). Caso vissuto

     Altra osservazione sulla dichiarazione dell' Agente Cornelia :

    Le rinunce nella vita quotidiana sono molte ? " A nessuno viene chiesto di rinunciare ai propri sogni. …  "

    L'Agente Cornelia non pensa che il suo lavoro metterà in condizione il futuro marito di dover rinunciare  ai propri sogni senza averlo potuto decidere ? Perchè il marito dovrebbe rinunciare ai Propri sogni se Corlelia non è disposta arinunciare ai suoi ?

    Lascio a chi legge di riflettere su quanto viene chiesto ai futuri 007  senza che loro lo sappiano consapevolmente a cosa stanno in realtà rinunciando ora e in futuro , ma soprattutto cosa stanno facendo rinunciare incosapevolmente ai futuri coniugi.

    Mi piacerebbe essere smentito ufficialmente.

    B.A.

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    1. avatar
      Anonimo at |

      Rileggendo le mie considerazioni, potrebbe sembrare a qualche lettore che  sia Molto comprensivo con chi si arruola nei Servizi di Sicurezza. In particolare è la parola INCONSAPEVOLMENTE nella frase

      " … ma soprattutto cosa stanno facendo inconsapevolmente ai futuri coniugi . "

      L'uso di tale termine invece è per mettere in evidenza che l'INCONSAPEVOLEZZA non può mettere a posto la coscienza di chi coinvolge altre persone con la propria scelta perchè nel momento che tale scelta richiede giuramenti o sottoscrizione di documenti scritti sulla Fedeltà o sulla Segretezza dovrebbero far insorgere qualche dubbio o riflessione sulle conseguenze del lavoro scelto sulle persone vicine.

      B.A.

       

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    Anonimo at |

    Sig.ri,

    ritenete seriamente che le informazioni veicolate tramite questi articoli corrispondano al vero?

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      Anonimo at |

      NO.

      B.A.

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      STV Giovanni Nacci at |

      Mah… secondo me le ipotesi di studio sono tre: (1) SI, corrispondono al vero e tutti ci credono, allora "poco male"; (2) NON corrispondono al vero ma nessuno se ne accorge, allora "poco male" lo stesso.

      Ma se – come sembra che abbiamo concluso in questa sede – (3) NON corrispondo al vero ed è così facile per tutti oggettivare che in effetti NON corrispondono al vero… allora a che pro pubblicarle?

      Solo un (brutto) esercizio di stile? 

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        Anonimo at |

        X STV Giovanni Nacci :

        prima non si poteva leggere di nulla. Ora possano dire : "abbiamo Scritto e abbiamo Comunicato".

        Poi sta nelle capacità di chi legge, capire se quelle legge è vero o no o verosimile.

        B.A.

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          STV Giovanni Nacci at |

          Già… quando si dice "la trasparenza" 😀

          Reply
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            The Hooded Claw at |

            Già… quando si dice "la trasparenza"

            Hai ragione Giovanni, qual è il punto di fare un' operazione "trasparenza" se poi si vanno a raccontare in giro balle da seconda elementare? Quindi: o non sono balle, o pensano che il livello medio del lettore sia talmente basso che gli devono proporre una versione ultra-semplificata ed un po' romanzata della realtà.

            The First Rule of Fight Club is: you do not tlak about Fight Club.

            The Frist Rule of Intelligence is: forget everything you know.

            Reply
        2. avatar
          Anonimo at |

          X STV Giovanni Nacci :

          Prima non si trovava nulla da leggere . Ora possono dire : " Potete trovare qualcosa di scritto da leggere   … abbiamo Comunicato".

          Poi sta nelle nostre capacità, capire se quello che si legge è vero o falso o verosimile anche se sembra ufficiale.

          B.A.

          Mi scuso per gli errori di battitura e per la confusione di quanto scritto prima

          Reply
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    Leonida at |

    Turn Over già assegnato.

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    Name * at |

    Cos'è questo turnover a cui fanno riferimento Leonida e Anonimo nel post del 4 giugno?

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    Name * at |

    Anticipazioni?

    Reply
  37. avatar
    Morgana at |

    Hooded quando avete finito gli studi potete sempre ricominciare dalla primina…in Messico… e provare:

    1- a disarmare un terrorista

    2- ad evitare che l'odio possa distruggere la vita dei bambini

    3- a salvare il futuro delle generazioni

    Niente è facile, quando si sostiene che qualcosa è facile non si considerano i dettagli, i particolari e soprattutto si attribuisce alle cose un punto di vista personale, privo di empatia. Sei capace a non provare niente? A non pensare secondo "il si dice si fa", a non fare quello che gli altri ti dicono di fare ma ciò che l'intuizione ti indica? A non cercare approvazione? A non sentirti offeso e denigrato…e a non sentirti solo? Pensi che sia facile?

                                                                                                              Morgana

                                                                                                    Morgana

    Reply
    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Ciao Morghi carissima. A quali studi ti riferisci? Come al solito la tua dialettica mi spiazza e non so mai come rispondere alle tue domande. 

      (Ciò non toglie che sia sempre un grande piacere chiachierare con te) 

       

      Reply
  38. avatar
    elperroloco at |

    No Morgana. Non è per niente facile. Anzi. Ma sarebbe necessario. È sicuramente auspicabile.

    Reply
  39. avatar
    Anonimo at |

    "…balle  da seconda elementare"….è vero o sono balle da seconda elementare?

    Tra quello che si legge (che sia vero o siano balle da seconda elementare) e la realtà c'è un abisso: la realtà è complessa ed è fatta di occasioni che permettono a chiunque ogni giorno di agire per la sicurezza nazionale e internazionale. Che sei disposto a fare? Sei convinto che è importante dove è localizzato un ufficio operativo?

    A cosa rinunceresti per difendere qualcosa/qualcuno "che potrebbe (anche) starti sulle BALLE? (la polisemia non è elementare).

    Penso che leggere testimonianze giornalistiche di un veterano, di un fantomatico spyman non è utile. Scusami, sono fredda, cinica e non provo niente (non ho trovato il quinto elemento nella mia vita, ma ogni tanto qualcuno trova il mio punto G)…oltrechè essere insensibile a dati che non so a cosa mi servono: se è coniugato, fidanzato un soggetto X per motivi di lavoro!!!!

    Scusa se sono elementare, ma non vedo l'utilità di sapere se è vero che uno sposato/fidanzato possa ricoprire certi ruoli….se sono balle non lo so! ….Spero che abbia "le palle" per affrontare situazioni complesse…quelle penso che  non te le danno in dotazione: o ce l'hai oppure no. Pertanto credo che sia opportuno seguire le informazioni della realtà , interpretarle e dargli un significato, cogliere le occasioni che ogniuno ha di agire per la sicurezza, non aspettarsi encomi, essere indifferenti ai premi….ovunque c'è bisogno di tutela e difesa e se sei un esperto studioso puoi ricominciare dalla primina….per esempio…in Messico….

    Sono stata chiara?

                                                                  Morgana

     

     

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Sono stata chiara?

      Chiarissima Morgana, cristallina come un testo di filosofia post-strutturalista francese.

      😉

      Reply
    2. avatar
      The Hooded Claw at |

      A parte le battutte rispondo per punti:

      Tra quello che si legge (che sia vero o siano balle da seconda elementare) e la realtà c'è un abisso

      Concordo, e tra le righe era quello che implicavo nella mi risposta a Giovanni Nacci. 

      Che sei disposto a fare? Sei convinto che è importante dove è localizzato un ufficio operativo?

      Eh? 

      A cosa rinunceresti per difendere qualcosa/qualcuno "che potrebbe (anche) starti sulle BALLE?

      Se la domanda è retorica la lascio in sospeso, se è personale direi che non sono cose che ti riguardano.

      Penso che leggere testimonianze giornalistiche di un veterano, di un fantomatico spyman non è utile.

      Non è utile a cosa precisamente? 

      non ho trovato il quinto elemento nella mia vita, ma ogni tanto qualcuno trova il mio punto G

      Sfortunatamente non mi occupo di alchima e spiritualità e per quanto riguarda il resto credo esistano siti internet specializzati.

      ma non vedo l'utilità di sapere se è vero che uno sposato/fidanzato possa ricoprire certi ruoli….se sono balle non lo so! ….

      Neppure io, concordo di nuovo con te, ma se non ha importanza perchè decidere di comunicarlo? Siccome in altri Servizi tutte queste pubbliche relazioni con la stampa nella forma di pseudo-interviste o articoli divulgativi vengono concordate, redatte ed approvate dai rappresentanti dell'Agenzia interessata, in genere hanno lo scopo di dare un certa immagine di tale agenzia. Quindi, non è importante il fatto che Ludovica o Genoveffa esistano veramente, quanto quello che siano figure plausibili e realistiche. 

      Qualsiasi sia l'approccio alla comunicazione pubblica delle Agenzie italiane, la verosomiglianza (visto che la verità non la si può comunicare) a mio parere dovrebbe essere più curata perchè così si dà l'impressione di considerare i cittadini un po' dei minus habens, magari anche in buona fede.

       

       

       

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        STV Giovanni Nacci at |

        Neppure io, concordo di nuovo con te, ma se non ha importanza perchè decidere di comunicarlo? Siccome in altri Servizi tutte queste pubbliche relazioni con la stampa nella forma di pseudo-interviste o articoli divulgativi vengono concordate, redatte ed approvate dai rappresentanti dell'Agenzia interessata, in genere hanno lo scopo di dare un certa immagine di tale agenzia. Quindi, non è importante il fatto che Ludovica o Genoveffa esistano veramente, quanto quello che siano figure plausibili e realistiche. 

        Qualsiasi sia l'approccio alla comunicazione pubblica delle Agenzie italiane, la verosomiglianza (visto che la verità non la si può comunicare) a mio parere dovrebbe essere più curata perchè così si dà l'impressione di considerare i cittadini un po' dei minus habens, magari anche in buona fede.

        Hooded carissimo, non avrei saputo scriverlo meglio.

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          The Hooded Claw at |

          Giovanni, sarà che condividiamo l'anno di nascita? che abbiamo compleanni molto ravvicinati? che siamo entrambi cresciuti in un paesino di montagna (mi sembra di capire)? che il mio mentore (e business partner) è un ex-ufficiale di marina (Royal Navy) che aveva il tuo stesso rango?… non so, azzardo ipotesi a casaccio…!

          😉

          :-)

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            STV Giovanni Nacci at |

            Caro Hooded, direi un po' tutte le cose insieme 😀 

            P.S.: si, al 50% sono cresciuto al paesino paterno, nell'entroterra alto collinare abruzzese, dal quale si raggiungevano molto facilmente le montagne, compresa Rocca Calascio dove girarono il quasi-famoso film (o almeno lo era 30 anni fa…) Ladyhawke, con una giovanissima – e in grandissima forma – Michelle Pfeiffer 😉 In seguito il connotato marittimo s'impossessò di me e mi consegnò nelle amorevoli braccia della Marina Militare, sottramendomi al contempo da quelle di Michelle… 

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              The Hooded Claw at |

              Scherzi?!?!?!  Il mitico Ladyhawke è stato girato lí? Il film che ha fatto sí che la nostra generazione si innamorasse di Michelle Pfeiffer, 

              Reply
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                STV Giovanni Nacci at |

                Assolutamente si. Io avevo 12 anni e Michelle – mamma mia… bellissima appena struccata dopo le riprese – ne aveva 27. 

                La nostra storia bella storia d'amore e d'amicizia non avrebbe mai potuto durare più che quel breve periodo. Rutger era poi incredibilmente geloso di lei, incalzato dalle due zie cattive di Michelle – Cornelia e Lucrezia – che le stavano sempre dietro e che erano ovviamente contrarie al nostro legame sincero e spontaneo.

                Da quache parte dovrei ancora avere una foto di lei – una di scena, fatta con il dorso Polaroid di una Hasselblad – con la dedica "to my dear friend Giovanni".

                L'ho seguita negli anni nelle sue produzione cinematografiche, ma non l'ho mai più rivista. Chissà… magari se mi avesse visto con la Grande Uniforme Estiva… boh, chi può dirlo. 

                P.S.: chissà se è per questo motivo che, anni dopo, la mia prima storia davvero importante l'ho avuta con una donna che aveva 15 anni più di me…

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                Name * at |

                Nacci da buon marinaio dice delle mezze balle o mezze verità… E stato girato anche a castell'arquato…

              3. avatar
                STV Giovanni Nacci at |

                Assolutamente si: a castell'arquato e in molti altri posti. La location di Rocca Calascio fu perché serviva un posto abbastanza… diroccato 😀 

                Quanto alla mia storia di "personale comunicazione istituzionale" come si dice: "in medio stat virtus" (appunto). Ma alla fine anche questa può essere vista come una "mezza" verità… 

                Ciò vuol dire che anche nei casi di verità fattuali non verificate/verificabili/comunicabili, si può comunque fare un buon lavoro con una narrazione che sia verosimile anche quando non è veridica.

                Insomma, si può sempre migliorare. E ovviamente è molto più facile migliorare quando c'è tanto da migliorare… 

                abbraccioni a tutti!

      2. avatar
        Anonimo at |

        " …. Neppure io, concordo di nuovo con te, ma se non ha importanza perchè decidere di comunicarlo? Siccome in altri Servizi tutte queste pubbliche relazioni con la stampa nella forma di pseudo-interviste o articoli divulgativi vengono concordate, redatte ed approvate dai rappresentanti dell'Agenzia interessata, in genere hanno lo scopo di dare un certa immagine di tale agenzia. Quindi, non è importante il fatto che Ludovica o Genoveffa esistano veramente, quanto quello che siano figure plausibili e realistiche.

        Qualsiasi sia l'approccio alla comunicazione pubblica delle Agenzie italiane, la verosomiglianza (visto che la verità non la si può comunicare) a mio parere dovrebbe essere più curata perchè così si dà l'impressione di considerare i cittadini un po' dei minus habens, magari anche in buona fede. "

        Corcordo

        B.A. minus habens … chi è scarsamente dotato di intelligence

        Reply
  40. avatar
    Anonimhiram at |

    Signori,
    Dagli articoli da voi postati posso dedurre alcune cose, per altro non confermate:
    1. Le agenzie prediligono le “assunzioni” degli universitari rispetto agli operativi del settore sicurezza (militari e forze dell’ordine);
    2. I nuovi assunti dalle universita’ hanno una predilezione a parlare di se’ rispetto alle altre categorie di nuovi assunti;
    3. I giornalisti di inchiesta hanno accesso ai nuovi assunti;
    Pertanto ipotizzo che le Agenzie siano piu’ orientate a personale “vergine” da esperienze sul campo, quindi non necessitano di chi “sa fare” grazie ad esperienze nel campo della raccolta di informazioni, analisi e valutazione in territori ostili quali i Balcani, Iraq, Afganistan e tante altre zone a rischio.
    Conclusione: le “Ditte” vogliono a. Limitare le loro attivita’ di penetrazione nei territori a rischio; b. Accettare il rischio di impiegare personale inesperto in zone a rischio.
    Tale conclusione e’ ovviamente errata!
    Abbiamo prima analizzato le fonti dalle quali abbiamo apreso le notizie? Quali informazioni ne abbiamo raccolto?
    Tutto il costrutto deduttivo analitico non e’ corroborato da tali prerequisiti, pertanto e’ quantomeno da considerare “orientato” se non “sporco”.
    Per tutti voi che siete interessati in questo filone della conoscenza, non fatevi “guidare” da quanto detto in alcuni articoli, la communita’ dell’intelligence ha avuto bisogno e avra’ sempre bisogno di entrambi i servitori dello Stato, che provengano tanto dal mondo universitario che da una carriera interna alle forze di sicurezza, siano esse militari e delle forze dell’ordine. Le esperienze accumulate sul campo, siano essere cyber oppure operative in zone a rischio all’interno di strumenti militari, sono di interesse strategico per qualsiasi Agenzia. E per chi frequenta o ha frequentato Agenzie straniere, compresa quella UK presa a riferimento, il “saper fare” e l’esperienza acquisita sul campo sono sempre requisiti importanti per le “assunzioni” nelle “Ditte”. Una, due o tre lauree con dottorati di ricerca e PhD non sono sufficienti a colmare il gap esistente tra chi possiede esclusivamente costrutti teorici e chi svolge e ha svolto sul terreno, spesso a rischio della propria incolumita’, attivita’ di intelligence, dando al termine una connotazione ampia.
    In sintesi, analizzate le fonti e i contenuti… 😉

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  41. avatar
    STV Giovanni Nacci at |

    Anonimhiram carissimo, non credo che il discorso mio o di Hodeed volesse tendere ad oggettivare prassi e comportamenti interni alle Agenzie, affatto. Men che mai ci si lascia "ispirare" – in termini epistemologici – da certe "fonti".

    Qui si sta semplicemente discutendo – ed in parte (a ragione, secondo me) criticando – l'assetto strategico della comunicazione pubblica (e/o istituzionale) di un Ente dello Stato. Fine. Nient'altro.

    E la motivazione della critica risiede in una maggiore aspettativa di qualità da parte di Enti "particolari" come quelli in parola. Aspettativa che deve essere necessariamente superiore – in questo presumo siamo tutti d'accordo… – a quella che si potrebbe avere nei confronti della comunicazione pubblica, che so, del comune di Rocca Calascio (che, tra l'altro, nel suo ambito non è affatto da disprezzare).

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  42. avatar
    Morgana at |

    Caro Hooded,

    1- che sei disposto a fare? E' importante sapere dove è localizzato un ufficio operativo?

    Esplico: i quesiti hanno valore interpersonale (si faccia una domanda, si dia una risposta!), vuol dire che non voglio farmi i fatti tuoi ma leggere dei quesiti piuttosto che cercare delle risposte in una spystory è utile, Socrate direbbe è maieutica….ti aiuta a far partorire la verità! Se chiedi a te stesso cosa sono disposto a fare, piuttosto che fartelo chiedere da uno psicologo, maturi delle risposte personali e risparmi sullo psicologo. La prima investigazione dentro di sè aiuta ad avere equilibrio, qualunque cosa fai nella vita.

    Tornando alla spystory…il personaggio X si preoccupa di dare spiegazioni sul luogo nel quale è localizzata la sua attività: "presso il Centro studi della Presidenza del Consiglio".

    Secondo te in nell'epoca della de-localizzazione economica e nel più totale caos recente caratterizzato da frequenti attentati è utile sapere dove si trova un ufficio operativo?

    Mentre lo leggevo ho fatto un viaggio nel tempo: ho immaginato l'Impero romano nella sua fase di declino….i generali anzichè andare a combattere al fronte con i loro soldati, se ne stavano nel loro ufficio operativo a prendere decisioni sul da farsi mentre i soldati morivano al fronte…gli eserciti decimati a migliaia e un cronista dell'epoca chiedeva "dov'è la sua stanza?". Risposta: "nel Centro Studi….sarà utile al nemico?"

    Tornando alla realtà: sono convinta che ci sono molte persone valide, che sono generali e che sono soldati, che sono militari e che sono civili,  le quali operano nel pieno delle competenze ma la complessità degli eventi forse limita l'efficacia degli effetti difensivi: non tutti gli allarmi vengono preventivamente percepiti e di tante informazioni alcune importanti sfuggono e sono considerati irrilevanti.

    2- Leggere testimonianze di uno spyman non è utile a chi vuole cogliere informazioni…. magari è utile agli appassionati "noir"!

    3- Perchè riferire di essere fidanzati/sposati? Divorziati o single?

    Per farti pensare a una cosa inutile!!!!…e non farti leggere la vera informazione.

    4- i riferimenti al quinto elemento…sono ironia…per dirti che quando voglio sapere qualcosa/interpretare dati non provo niente, scusa se ho usato termini poco consoni al contesto, migliorerò e ti dirò che quando leggo se ci sono 40 gradi e fa caldo, non percepisco la temperatura, non mi faccio una doccia fredda, c'è solo una sequenza di dati.

     

                                                                             Morgana

     

     

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

       

      Morgana non ho molto da obbiettare al punto 1, non conosco le dinamiche interne delle due Ditte italiane (come non conosco quelle di nessuna agenzia straniera), non so come siano organizzati gli uffici operativi sul territorio nazionale ed ancor meno al di fuori dell'Italia. Non so neppure se il Centro Studi della Presidenza del Consiglio esiste veramente.

      2- Leggere testimonianze di uno spyman non è utile a chi vuole cogliere informazioni…. magari è utile agli appassionati "noir"!

      Qui non sono per niente d'accordo, ma non sul principio quanto sul fatto che secondo me stai mettendo assieme due cose completamente diverse.

      Un conto è una spystory scritta per intrattenere che può contenere un grado più o meno elevato di verosomiglianza (non di verità) ma che non ha pretese di resoconto fattuale. Sia essa la storia di un ragazzino inglese cresciuto in India e Pakistan ai tempi del Great Game o un romanzo su degli ex-operativi della NIIA che contarbbandano materiale fissile in Africa, non ha importanza, questi non sono resoconti fattuali. Ciò non toglie che non possano avere valore dal punto di vista letterario o di visione storica d'insieme (mi riferisco a Kipling nella fattispecie, ma potrebbe essere chiunque altro).

      La faccenda cambia completamente se si parla di "testimonianze" o di resoconti basati su informazioni fattuali. Sono sicuro che anche tu converrai sul fatto che un resoconto basato sull'esperienza diretta di uno spymaster, un case officer o un agente ha un valore informativo degno di nota. Alla fine non è molto diverso dal leggere un libro di storia, un'analisi accademica o dall'andare a parlare con una fonte. Un resoconto in forma di libro o articolo di giornale di chi ha, o ha avuto, accesso privilegiato (per storia personale o motivi professionali) a certe informazioni,  costituisce uno dei molteplici tipi di fonte aperta (There is no secret information, there are only lazy analysts–qualcuno disse).

      3- Perchè riferire di essere fidanzati/sposati? Divorziati o single?

      Per farti pensare a una cosa inutile!!!!…e non farti leggere la vera informazione.

       E quale sarebbe l'informazione vera che viene abilmente offuscata con consumata scaltrezza dalle dichiarazioni sullo stato civile fittizio degli operativi fittizi?

       

      Per quanto riguarda il caldo, tu e gli altri in Italia avete tutta la mia invidia!

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      1. avatar
        The Hooded Claw at |

        PS

        Per gli interessati a lavoro di intelligence non necessariamente on the field: la NIIA (visto che l'ho nominata) ha un sacco di posizioni aperte di natura tecnica e manageriale.

        Requisiti principali: essere in possesso di nazionalità  di un paese NATO, parlare inglese fluentemente e possibilmente qualche altra lingua, esperienza in inter-operabilità. Poi seguono le specifice competenze per ogni posizione. La sede principale è a Bruxelles ma si richiede disponibilità per lunghi periodi in giro per il mondo.

        Potrei lasciare un link, ma se siete interessati a queste cose lo trovate da soli.

        Dai ragazzi/e, fate richiesta e fateci onore!

        Reply
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      Anonimo at |

      Scusa Silendo,

      anche se posso immaginare che sei impegnato in fatti / eventi piu' importanTi :

      Ma Tu cosa ne pensi delle considerazioni fatte da Tutti noi sugli articoli in questione ?

      B.A. Greco

      Reply
  43. avatar
    Morgana at |

    Hooded non ti arrabbiare,

    personalmente sapere se una persona è sposata, fidanzata o single, che ha 31 anni e sa usare un computer non è una informazione.

    Se invece di un soggetto, leggo il modus operandi, la modalità di agire rispetto ad un evento che ha prodotto un effetto/risultato risolutivo rispetto ad una problematica, determinando un'azione strategica mi sembra più in linea con il mio modo di interpretare la realtà.

                                                                         Morgana

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  44. avatar
    The Hooded Claw at |

    E chi si arrabbia? Non io, stiamo solo discutendo e abbiamo due punti di vista diversi.

    personalmente sapere se una persona è sposata, fidanzata o single, che ha 31 anni e sa usare un computer non è una informazione.

    Neppure a me, te lo ripeto, sopratutto se questa persona PROBABILMENTE NON ESISTE !

    Se invece di un soggetto, leggo il modus operandi, la modalità di agire rispetto ad un evento che ha prodotto un effetto/risultato risolutivo rispetto ad una problematica, determinando un'azione strategica mi sembra più in linea con il mio modo di interpretare la realtà.

    Argomenti che in quell'articolo specifico non vengono toccati neanche di striscio, e che invece vengono affrontati con dovizia di particolari e metodologie in molti libri scritti con/da/su veterani spimaster. Libri e articoli che tu sembri snobbare mentre ti ergi a difendere la comunicazione istituzionale delle Agenzie e sei disposta a berti le informazioni come fosse un succo di frutta. 

    Non è che io e Giovanni stiamo qui ad criticare l'operato (nella fattispecie quell'articoletto insulso) per il gusto di farlo. Lo facciamo perchè crediamo che ci siano margini di miglioramento… ad maiora!

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      *spymaster

      (Sorry)

       

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      STV Giovanni Nacci at |

      Non è che io e Giovanni stiamo qui ad criticare l'operato (nella fattispecie quell'articoletto insulso) per il gusto di farlo. Lo facciamo perchè crediamo che ci siano margini di miglioramento… 

      Un "sei alla banda" per Hooded.

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  45. avatar
    The Hooded Claw at |
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  46. avatar
    Anonimhiram at |

    da i commenti precedenti vedo che date per scontato che le Agenzie o meglio i loro adetti PR abbiano “passato una velina” ad una serie di giornalisti al fine di comunicare qualcosa ad un determinato pubblico. Cio’ non sarebbe in linea con il principio di trasparenza, pertanto questo tentativo e’ deprecabile.
    Bene… Inanzittutto io parto da un altro punto di vista per il quale il contenuto degli articoli e’ fuorviante e non rappresenta la realta’ delle Agenzie. Pertanto dubito che gli articoli siano stati commissionati oppure “intossicati” dagli adetti alle relazioni con i Media. Quest’ultima attivita’ e’ invece trasparente e riconducibile alla Comunicazione Istituzionale, e tenuto conto di cosa e come comunicano le Agenzie per esempio dai siti ufficiali, ritengo sia l’immagine sia i temi e sia i contenuti in linea con i principi dettati dalla comunicazione governativa.
    Pertanto secondo me stiamo sviscerando un non-problema, dando per scontato una supposta attivita’ di “intossicamento” dei media. Mi soverrebbe a questo punto il dubbio: cui prodest. Quale effetto si sarebbe voluto raggiungere con una tale comunicazione? Quali sarebbero stati i vantaggi?
    E se invece non ci fosse nessuna intossicazione? Nessuno scopo nascosto semplicemente perche’ il committente non sono le Agenzie?
    A volte si sa, meglio un approccio KISS 😉

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    1. avatar
      SG at |

      kiss me licia? ;))

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      SG at |

      aKiappa I Soldi e Scappa ? :-))

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      1. avatar
        Anonimo at |

        Keep It Simply and Stupid 😉

        barry lyndon

        Reply
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          SG at |

          :)))))

          Reply
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          SG at |

          mi permetto: Keep It Simple, Stupid

          Reply
          1. avatar
            Anonimo at |

            Si, SG, piccolo errore da correzione automatica da tablet + calo di attenzione umana da temperature disumane :) 

            KISS: Keep It Simple, Stupid 😉

            barry lyndon

            Reply
            1. avatar
              SG at |

              non ti offendere, io volevo giocare con il Grande Architetto

              Reply
  47. avatar
    Morgana at |

    Caro Hooded,

    non mi bevo le informazioni come un succo di frutta, sono solita usare tutti gli organi di senso per captare la realtà e il gusto me lo lascio "dulcis in fundo". L'attendibilità di quel che leggo non è discrezionale al mio punto di vista, interpreto le informazioni utilizzando gli strumenti che mi hanno insegnato.

    Cordialmente,

                                                          Morgana

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Morghi, ti stavo un po' punzecchiando dai, poi io non ho dimestichezza con fattorie o tenute agricole, son più per in cauda venenum.

      Con immutato affetto.

      Reply
  48. avatar
    Morgana at |

    Pensavo fosse solo Hooded a punzecchiare e invece le critiche si moltiplicano!!!!

    Ecco per distrarmi sono tornata su World Order, almeno Kissinger scrive sempre cose valide, nessuna verosimiglianza..è tutto vero!

    A proposito per il sig. Nacci: a pag. 246 c'è un interessante riferimento al "battleship USS Maine exploded in Havana harbor in 1898…few Americans imagined how different the world order would be after this splendid little war".

    La notizia per Lei meno gradevole è a pag. 341: è scritto proprio grande "Cyber Technology and World Order", inoltre nel paragrafo più volte compaiono i termini "cyberattack" e "Cyberspace".

    L'ha letto il paragrafo? Oppure per non vedere la parola cyber è gia ad Agosto sul calendario Pirelli? 

                                                                                   Morgana

    Reply
    1. avatar
      STV Giovanni Nacci at |

      per semplificarmi la vita lo sto leggendo – lentamente – nella edizione italiana. Riguardo alla questione cyber, ho la netta sensazione (solo di questo si tratta, in effetti) che le parti che vi si riferiscono non siano state scritte direttamente da Lui  (d'altro canto il fenomeno dei ghost writers è sempre in agguato…).

      Riguardo al mitico "Pirelli" beh… attendo già l'edizione 2017 😉

      Reply
  49. avatar
    Morgana at |

    Se ha saltato il calendario 2016 deve esserci un motivo: qual è il tema Cyber-girls da gennaio a dicembre?

                                                                                                                    Morgana

    Reply
    1. avatar
      STV Giovanni Nacci at |

      diciamo che tra tutti i "temi 2015" ho apprezzato "agosto". E molto.

      Reply
  50. avatar
    Anonimo at |

    Lasciate ogni speranza o voi che da "anni" sperate di entrare.

    Reply
  51. avatar
    Anonimo at |

    Anni mi sembra davvero eccessivo. Dunque che si dovrebbe pensare se, dopo una prima chiamata piena di entusiasmo, dovesse seguire il silenzio per alcuni mesi?

    Reply
  52. avatar
    Name * at |

    Prossimamente sono in scadenza i seguenti incarichi:

    Direttore del DIS (maggio 2016)

    Direttore AISI (giugno 2016)

    chi sono i candidati papabili?

    Reply
  53. avatar
    ilconteleon at |

    http://www.lanotiziagiornale.it/servizi-segreti-e-forze-di-polizia-la-nuova-mappa-del-potere/

    Servizi segreti e forze di polizia. La nuova mappa del potere

    Reply
  54. avatar
    Anonimo at |

    Silendo, cosa pensi del fatto che le nomine fatte hanno la durata di soli 2 anni e della motivazione del PdC ?

    In questo articolare momento forse servirebbe più programmazione a medio lungo termine e non pensare al cambio di Governo.

     

    Reply
  55. avatar
    Anonimo at |

    Silendo, mi spieghi perchè il Ns PdC è parla ora di Big Data e non più di Cyber security per l'incarico al Dr. Carrai ?

    Reply
  56. avatar
    Nemo at |

    Perchè pare che la PDR abbia giustamente fatto notare che dare le chiavi di un pezzo dei servizi a un compagno di merende è una cosa da stato neopatrimoniale (locuzione colta per dire repubblica delle banane) e quindi la parte "security"  è stata cassata. Ma siccome il nostro presidente del consiglio vuole a tutti costo far avere qualcosa al suo amico, si è passati a big data.

    Saluti

    Nemo

     

    Reply
  57. avatar
    GrafvonSpee at |

    Beh, se è vera la definizione di wikipedia,che per big data intende l'analisi di grandi dati "con l'obiettivo di estrarre informazioni aggiuntive rispetto a quelle che si potrebbero ottenere analizzando piccole serie, con la stessa quantità totale di dati. Ad esempio, l'analisi per sondare gli "umori" dei mercati e del commercio, e quindi del trend complessivo della società e del fiume di informazioni che viaggiano e transitano attraverso il web"…beh, allora, non pare una scelta così di ripiego.

    Reply
  58. avatar
    Anonimo at |

    Dal sito ……

    Caso Vannini: ieri la quarta udienza del processo

    LADISPOLI – Un’udienza importante quella che si è tenuta ieri presso la corte d’assise di Roma per il caso della morte di Marco Vannini.
    Il primo dei teste a sfilare davanti ai giudici è stato Alessandro Carlini, cugino del giovane Marco.
    L’avvocato Gnazi ha chiesto al teste di illustrare i rapporti fra lui e Marco Vannini e con la famiglia Ciontoli. Alessandro ha riferito del forte legame con il cugino Marco e di un buon rapporto con la fidanzata Martina. L’avvocato Gnazi ha poi chiesto ad Alessandro se fosse a conoscenza die percorsi professionali di Martina e Federico Ciontoli.Alessandro riferisce sul punto degli anni di servizio militare alla Nunziatella e della laurea in ingegneria. Anche a domanda sui rapporti con Antonio Ciontoli ha spiegato che si trattavano di rapporti molto cordiali e di essere a conoscenza del lavoro dell’imputato. Le domande poi  sono andate ad indagare sui contatti avuti da Alessandro con la famiglia Ciontoli successivamente al fatto e il testimone descrive le telefonate successive avute con Martina Ciontoli in cui, a suo dire, sono emerse delle incongruenze relativamente alla ferita e alla chiamata dei soccorsi. A quel punto Alessandro ha dichiarato di aver interrotto i contatti.  

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    Relativamente al lavoro di Antonio Ciontoli, Alessandro ha riferito di sapere che l’imputato avesse detto a Marco di lavorare per i servizi segreti (AISE) e di occuparsi di antiterrorismo arabo, mentre in realtà si occupava di lavori di cancelleria.

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    Al turno dell’avvocato Messina quest’ultimo ha chiesto ad Alessandro se a Marco piacessero le armi. “Assolutamente no” specificando che il porto d’armi era stato preso da Marco per ottenere punteggi validi per i suddetti concorsi. 

    Terminata la deposizione di Alessandro Carlini a salire sul banco dei testimoni uno dei carabinieri della Compagnia di Civitavecchia che la sera del fatto si sono recati nell’abitazione dei Ciontoli. Il brigadiere Modesto riferisce del sopralluogo nella casa svolto secondo le norme di prevenzione per preservare la scena e di aver trovato nel bagno un asciugamano per terra. Il brigadiere ha riferito inoltre che il  Ciontoli spiegava di aver riposto le pistole nella camera di Federico, sotto il letto dello stesso e che, a seguito di accertamento, venivano effettivamente rinvenute due pistole e un bossolo.  Successivamente, ha precisato il militare, Federico aveva detto di averle riposte lui. L’avvocato Gnazi ha domandato se sia stata fatta l’acquisizione dei tabulati relativi al telefono di servizio di Antonio Ciontoli. Il teste ha dichiarato di ricordare che sono stati acquisiti i tabulati relativi ai numeri dei presenti, ma di non ricordare se fra questi vi fosse quello di servizio di Antonio Ciontoli. A parlare dei tabulati è anche il luogotenente Simeone che nella sua deposizione afferma di aver acquisito molti numeri, che non ricorda di aver identificato e acquisito un numero di servizio di Antonio Ciontoli, ma che non può escluderlo. Dopo i militari è stato poi il turno dei vicini di casa.
    La prima dei tre è la figlia, Veronica, che ha riferito al Pm che quella sera del 17 maggio lei si trovava al piano di sotto e che perciò, inizialmente, non aveva sentito le grida. La giovane riferisce che tra le prime urla sentite e l’arrivo dell’ambulanza sia passata circa mezzora. Dopo la figlia chiamata a testimoniare è la signora Esposito la quale ha riferito di aver sentito un grosso rumore intorno alle 23:30: “come un grosso cristallo che si spaccava per terra”. Aggiunge di aver udito, dopo un po’, una voce maschile che si lamentava. La signora racconta di essere, poi, salita al piano di sopra dove aveva modo di sentire altri rumori provenire dalla casa accanto come se ci fosse stato uno spostamento verso la camera da letto accompagnato dal suono di piccoli oggetti che si rompevano.  La signora ha ricordato di essersi affacciata -dopo aver sentito una voce maschile, riconosciuta come quella di Antonio Ciontoli dire di chiamare il 118- e di aver visto al piano di sotto Viola, che alla sua offerta di aiuto la rassicurava dicendole che era stata già chiamata l’ambulanza.  Si è quindi passati al controesame della signora Esposito condotto dall’avvocato della difesa Miroli . L’avvocato ha domandato perché la signora, a giugno, non abbia riferito ai carabinieri della registrazione, effettuata dal marito, di un colloquio avuto con la signora Pezzillo.  Le domande si concentrano poi su ciò che la Pezzillo avrebbe detto alla signora Esposito relativamente alle circostanze in cui Marco ha trovato la morte.  Di questo colloquio ne ha parlato  successvamente il marito, il signor Liuzzi  il quale ha riferito che il colloqui, da lui registrato tramite cellulare, si è svolto tra i due coniugi e la Pezzillo . Secondo la testimonianza del Liuzzi la moglie di Antonio Ciontoli avrebbe chiesto loro la disponibilità a parlare con gli avvocati e di aver creduto inizialmente alla ferita causata da un colpo d’aria, prima che il figlio Federico trovasse il bossolo.  Il signor Liuzzi ha aggiunto di aver chiesto alla Pezzillo come mai Marco continuasse a dire «scusa Marti» nelle fasi successive all’esplosione del colpo. La Pezzillo, secondo la deposizione del vicino, avrebbe risposto che avevano sentito male e che Marco non diceva «scusa Marti», bensì «scusa Massi».

    (27 Ott 2016 – Ore 09:39)

    Silendo secondo Te, e' il caso che la PdC metta a disposizione 

    a sue spese il Prof Avv. Coppi a difendere un dipendente dell'Aise che si è' comportato così ?BP

     

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  59. avatar
    Anonimo at |

    C'è pure chi da dieci anni viene preso per il culo.

    Ti avvicinano per i cazzi che servono a loro e poi ti mollano quando non gli servi più.

    E' la vita qualcuno potrebbe dire non credo sia giusto rovinare la serenità delle famiglie e il loro agire

    per ottenere la salvezza di un culo pesante.

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