4 Responses

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    Diana at |

    … già dove eravamo rimasti Sil? …

    Ci sei mancato… anzi mi sei mancato,

    buon w.e.

    D

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    Anonimo at |

    07/03/2015 06:05

    IL CASO

    <!– –>Caccia allo 007 coreano Spy story nella Capitale <!– –>

    Lavorava al World Food Program. È sparito 

    Roma è un crocevia di spie provenienti da tutti i paesi del mondo. Agenti segreti, infiltrati e sotto copertura si aggirano, più o meno identificati, facendo la spola tra le ambasciate, le sedi istituzionali, le organizzazioni umanitarie che costellano la Capitale e lo Stato del Vaticano. Un centro di interessi politici ed economici che ha davvero ben pochi rivali. Qualcuno forse sfugge o è sfuggito, alle operazioni di controspionaggio della nostra intelligence. Altri, probabilmente, sono monitorati. Altri ancora, come in ogni spy story che si rispetti, si dileguano nel nulla e risultano come mai esistiti. La vicenda del nordcoreano Kim Su-Gwang, con tutti i suoi alias, scoperta da Il Foglio, è solo una parte della complessa e fitta rete di spie che si muove nel nostro paese. Al momento, infatti, l'attenzione sarebbe rivolta anche ad un gruppo di iraniani che vivono a Roma e di cui le vere attività non sono molto chiare. Già dagli anni '80, infatti, i servizi segreti iraniani operano nella Capitale sotto mentite spoglie, che spesso possono essere anche quelle di giornalisti. Nei fatti, però, sono dei veri e propri informatori che hanno accesso a numerosi luoghi e tessono infinite relazioni. In particolare questo gruppo eserciterebbe un'attività di spionaggio contro i dissidenti dell'Iran che vivono nel nostro paese, i mujihadden e khalk (Mek). Più di una volta, infatti, i presunti giornalisti iraniani sono stati notati, durante le manifestazioni di piazza dei Mek, in atteggiamenti insoliti. Un gioco sottile quanto pericoloso, che disegna però una trama di spionaggio cheè radicata da anni. In passato, inoltre, fu scovato anche un gruppo di spie russe, mai perseguiti anche se segnalati alla polizia giudiziaria. All'interno delle organizzazioni umanitarie, poi, secondo fonti investigative, si trova il più grande ricettacolo di agenti sotto copertura che, grazie a qualcosa di molto simile alle immunità diplomatiche, riescono ad arrivare e vivere in Italia, anche per lunghi periodi, operando come vere e proprie spie.

    Tornando al nordcoreano, alcune fonti intelligence specificano che Su-Gwang «era noto ai nostri servizi già dal 2003». La sua condizione di funzionario del World Food Program, che gli concedeva una immunità diplomatica come per altri esponenti delle agenzie Onu, sarebbe stata una copertura per raccogliere informazioni sui programmi nucleari di altri paesi. L'Italia, spiega ancora la fonte, «non essendo un paese che sviluppa tale attività non poteva rappresentare una fonte diretta di informazioni. Da Roma, invece, Kim poteva accedere a notizie che riguardavano altri Stati». Ad ogni modo la prima segnalazione della nostra intelligence sarebbe pervenuta agli inizi del 2004, quando i nostri 007 hanno comunicato agli Stati Uniti il profilo equivoco del personaggio. Da quel momento in poi, Su-Gwang sarebbe finito sotto stretta osservazione «per ricostruire la sua fitta rete di relazioni». Il sospetto era che la spia nordcoreana si occupasse dell'acquisto di tecnologia e componenti per il programma nucleare del suo paese. Una vera spy story che vorrebbe l'uomo, ormai scomparso dagli scenari europei, una chiave di volta per il monitoraggio dei rapporti tre le due Coree, ma anche per lo sviluppo del programma nucleare. Tra il 2004 e il 2008 ad occuparsi della vicenda sarebbe stata proprio la struttura operativa preposta al contrasto dei programmi di proliferazione nucleare del Sismi, gestita dall'attuale direttore dell'Aise, Alberto Manenti. Una spia nota, dunque, che però non è stata mai perseguita. "Era utile monitorarlo", spiega ancora la fonte, anche perché "non era un vero e proprio spionaggio a danni del nostro paese». Meglio, dunque, mandare ogni anno un report dettagliato su Kim agli americani. Un equilibrio precario, dunque, che va di pari passo con la scomparsa della spia, residente a Roma fino a gennaio di quest'anno. In questo giro di servizi segreti entra anche la Francia, che nel 2014 ha congelato i beni di Kim Su-Gwang, della sorella e del padre, per molti anni residente a Parigi, perchè appartenenti ai servizi segreti di Pyongyang, sottoposti a sanzioni economiche da parte dell'Unione Europea. Nonostante le sanzioni della Francia l'uomo ha continuato a lavorare a Roma per un altro anno. «Ha fatto il doppio gioco – spiega la fonte – ecco perché i servizi francesi lo hanno incastrato».

     

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    Morgana at |

    Che barba che noia….che noia che barba!!!! E da quando per avere informazioni bisogna andare a Roma? Ma come!!! Volevo andarmi a vedere il Torneo Sei Nazioni e il concerto dei Simply Red!!!! Quest'anno il cucchiaio di legno l'hanno vinto i nordcoreani?

    Silendo hai finito di fare la pattuglia sulla Salerno-Reggio Calabria?….non ne possiamo più, siamo circondati da nduja da nord a sud!!!

    Quand'è che ci proponi un nuovo libro da leggere? Un manuale per la manutenzione della mountain-bike: sono esperta del cambio camera d'aria, cuscinetti dei freni e lubrificazione della catena.

                                                          Morgana……..

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    Diana at |

    Miss you! 😉

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