30 Responses

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    Diana at |

    Grazie instancabile Sil … dobbiamo leggere per una giornata! :)

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    Diana at |

     

    La Libia non è un paese per giornalisti

    In un rapporto presentato ieri a Tunisi, l’Ong statunitense Human Rights Watch ha denunciato le minacce, le aggressioni, i rapimenti e le uccisioni che subiscono gli operatori dell’informazione nel Paese. Accusate le autorità libiche per il “clima di impunità”.
     

     

    Nena News – I giornalisti nella Libia post-rivoluzionaria sono sotto costante minaccia di attacchi e hanno perso quel po’ di libertà di stampa concessa ai tempi del regime di Mu’ammar Gheddafi. E’ quanto emerge da un rapporto di 54 pagine dal titolo “Guerra ai media: giornalisti sotto attacco in Libia” presentato ieri in Tunisia da Human Rights Watch (HRW). Secondo quanto riferisce l’Ong statunitense, gli operatori dell’informazione in Libia sono “aggrediti, rapiti e uccisi impunemente”. “Tra le 250 persone uccise nel 2014 in omicidi presumibilmente a sfondo politico – si legge nel documento – ci sono anche i giornalisti”. Dalla metà del 2012 al novembre 2014 sono documentati “almeno 91 casi di minacce e di aggressioni contro di loro, 14 dei quali hanno avuto come vittime le donne”. Ma il dato più inquietante che emerge dallo studio dell’Ong è che, in questo breve lasso di tempo, sono stati 30 i giornalisti rapiti e 8 quelli uccisi.

    Sempre nello stesso periodo, sottolinea HRW, si sono registrati “26 attacchi armati” contro le sedi di giornali e tv. Attacchi avvenuti, secondo Human Rights Watch, per punire i giornalisti per i loro servizi, articoli, opinioni o simpatie [politiche]”. Sul banco degli imputati finiscono le autorità locali che non sono riuscite a proteggere il lavoro degli operatori dell’informazione preferendo piuttosto “spazzare via gran parte della libertà di espressione conquistata dopo la rivolta del 2011 [contro Gheddafi]”. “Le autorità – afferma lo studio – non sono riuscite a processare chi ha compiuto gli attacchi contro i giornalisti e i mezzi d’informazione. Tuttavia, i tribunali hanno denunciato le persone – tra cui anche i giornalisti – per reati connessi alla libertà di espressione”. Secondo Joe Stork, vice capo di HRW per il Medio Oriente e Nord Africa, la mano leggera delle istituzioni contro gli aggressori “ha permesso alle milizie di assaltarli, minacciarli, rapirli e persino ucciderli”.

    “Le autorità di governo e gli attori non statali che controllano il territorio dovrebbero condannare urgentemente gli attacchi contro i giornalisti e, dove possibile, processare [gli autori delle violenze]” ha aggiunto Stork. A fargli eco è Hanan Saleh, ricercatrice presso l’organizzazione. Saleh parla di “cultura dell’impunità”: “molti giornalisti non vogliono denunciare alla polizia [le aggressioni che hanno subito] perché ritengono che le forze dell’ordine e il sistema giudiziario non possano fare molto per aiutarli a fare giustizia”.

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    Anonimo at |
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    hastatus at |

    Ritengo si debba passare all’azione. Un attacco massivo all’isis in Libia condotto da una seria coalizione europea con a capo l’Italia contribuirebbe a dare smalto all’Europa all’Italia e soprattutto, dal punto di vista strategico, contribuirebbe a spaccare la continuità territoriale nel progetto di affermazione del califfato. La loro idea infatti e’ di un pan-stato dall’Iraq al Marocco e forse piú. La Libia dovrebbe restare divisa in tre protettorati: una in mano all’Egitto, le altre due una all’Italia e l’altra al paese maggiormente attivo nell’eventuale coalizione. Saluti
    hastatus prior
    viva l’italia

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      The Hooded Claw at |

      una seria coalizione europea con a capo l'Italia

      Viva gli ossimori!

      😉

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        hastatus at |

        Un poco di orgoglio patrio mi spinge ai desiderata. Qui sta il punto: vedo in questa situazione un’opportunità di serio riscatto per l’Europa, vincolata a decisioni sulla sicurezza da prendersi all’unanimità, e per l’Italia, che potrebbe al tempo stesso risolvere ed emanciparsi nelle relazioni internazionali.

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          The Hooded Claw at |

          La mia, purtroppo, era un'osservazione ancora più amara Hastatus.

          Non troverai nessuna nazione in Europa disposta a farsi vedere in una coalizione militare con a capo l'Italia. Il governo di un paese che accettasse una cosa del genere, al di là di meriti e capacità operative effettive, verrebbe sbeffeggiato dalla sua opinione pubblica. Sarebbe un disatro a livello di PR.

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    Diana at |

    L'INTERVISTA AL RAIS DEL CORSERA 7 MARZO 2011

    «Il Mediterraneo sarà invaso»

    Gheddafi da Tripoli: «La scelta è tra me o Al Qaeda L'Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

    TRIPOLI – Qual è la situazione oggi?
    «Vede… Sono qui…».

     

    Cosa succede?
    «Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c'erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E' successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall'altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».

    Da dove vengono queste cellule di Al Qaeda?
    «I leader vengono dall'Iraq, dall'Afghanistan o anche dall'Algeria. E dal carcere di Guantanamo sono stati rilasciati alcuni prigionieri».

    Come possono convincere i giovani di Bengasi a seguirli?
    «I giovani non conoscevano Al Qaeda. Ma i membri delle cellule forniscono loro pastiglie allucinogene, vengono ogni giorno a parlare con loro fornendo anche denaro. Oggi i giovani hanno preso gusto a quelle pastiglie e pensano che i mitra siano una sorta di fuoco d'artificio».

    Pensa che tutto questo sia pianificato?
    «Sì, molto. Purtroppo, gli eventi sono stati presentati all'estero in modo molto diverso. E' stato detto che si sparava su manifestanti tranquilli… ma la gente di Al Qaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti! Ciò non ha niente a che vedere con quanto è successo in Tunisia o in Egitto! Qui, gli unici manifestanti sono quelli che sostengono la Jamahiriya».

    Quando ha visto cadere, in poche settimane, i regimi di Tunisia e Egitto, non si è preoccupato?
    «No, perché? La nostra situazione è molto diversa. Qui il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo. Oggi noi fronteggiamo Al Qaeda, siamo i soli a farlo, e nessuno vuole aiutarci».

    Quali opzioni le si offrono?
    «Le autorità militari mi dicono che è possibile accerchiare i gruppuscoli per lasciare che si dileguino e per portarli pian piano allo sfinimento. Questa è gente che sgozza le persone. Che ha tirato fuori i prigionieri dalle carceri, distribuendo loro le armi, perché andassero a saccheggiare le case, a violentare le donne, ad attaccare le famiglie. Gli abitanti di Bengasi hanno cominciato a telefonare per chiederci di bombardare quella gente».

    Le inchieste delle organizzazioni umanitarie parlano di 6.000 morti. Contesta questa cifra?
    (Risata). «Le porto un esempio. C'è un villaggio abitato da meno di mille persone, compreso il segretario del comitato popolare. E' stato detto che lui era in fuga verso l'estero. Invece, era qui, con me, sotto la mia tenda! E' stato detto che c'erano stati 3.000 morti in questo villaggio che ne conta 1.000, e resta un luogo tranquillo, dove la gente non guarda nemmeno la tv».

    Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha preso una risoluzione contro la Libia…
    «Non è competente per gli affari interni di un Paese. Se vuole immischiarsi, che invii una commissione d'inchiesta. Io sono favorevole».

    Dal 1969 lei ha conosciuto 8 presidenti americani. L'ultimo, Barack Obama, dice che lei deve «andarsene» e lasciare il Paese…
    «Che io lasci cosa? Dove vuole che vada?».

    La Cirenaica è una regione dove lei ha sempre avuto dei detrattori. Non c'è richiesta di una più grande autonomia, di federalismo?
    «E' una regione poco popolata, che rappresenta il 25% della popolazione. Nel piano attuale, le abbiamo accordato 22 miliardi di dollari di investimenti. E' una regione della Libia un po' viziata».

    Cosa si aspetta oggi?
    «Che Paesi come la Francia si mettano al più presto a capo della commissione d'inchiesta, che blocchino la risoluzione dell'Onu al Consiglio di sicurezza e che facciano interrompere gli interventi esterni nella regione di Bengasi».

    Quali interventi?
    «So che esistono contatti semi-ufficiali, dei britannici o di altri europei, con personaggi di Bengasi. Abbiamo bloccato un elicottero olandese atterrato in Libia senza autorizzazione».

    I piloti sono vostri prigionieri?
    «Sì, ed è normale».

    A sentir lei, tutto va bene».
    «Il regime qui in Libia va bene. E' stabile. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione, a Bin Laden, a gruppuscoli armati. Migliaia di persone invaderanno l'Europa dalla Libia. Bin Laden verrà ad installarsi nel Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e in Pakistan. Avrete Bin Laden alle porte».

    Lei agita lo spettro della minaccia islamica…
    «Ma è la realtà! In Tunisia e in Egitto c'è il vuoto politico. Gli estremisti islamici già possono passare di lì. Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Non lo consentirò!».

    Lei sembra pensare che il tempo giochi in suo favore…
    «Sì, perché il popolo è frastornato per quel che accade. Ma voglio farle capire che la situazione è grave per tutto l'Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente».

    Alle democrazie non piacciono i regimi che sparano sulla propria popolazione…
    «Non ho mai sparato sulla mia gente! E voi non credete che da anni il regime algerino combatte l'estremismo islamico facendo uso della forza! Non credete che gli israeliani bombardano Gaza e fanno vittime fra i civili a causa dei gruppi armati che si trovano lì? Non sapete che in Afghanistan o in Iraq l'esercito americano provoca regolarmente vittime fra i civili? Qui in Libia non abbiamo sparato su nessuno. Sfido la comunità internazionale a dimostrare il contrario».

     

    Gli americani minacciano di bloccare i suoi beni bancari…
    «Quali beni? Sfido chiunque a dimostrare che io possegga un solo dinaro! Questo blocco dei beni è un atto di pirateria, fra l'altro imposto sul denaro dello Stato libico. Vogliono rubare denaro allo Stato libico e mentono dicendo che si tratta di denaro della Guida! Anche in questo caso, che ci sia un'inchiesta, affinché sia dimostrato a chi appartengono quei soldi. Quanto a me, sono tranquillo. Posseggo solo questa tenda».

    Laurent Valdiguié
    Journal du Dimanche
    (traduzione di Daniela Maggioni)

    07 marzo 2011

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    Diana at |

    GIUSTO PER RINFRESCARCI LA MEMORIA… NEL CASO CI FOSSERO DELLE LACUNE!!

    Berlusconi nel 2011 considerava inopportuno pugnalare alla schiena Gheddafi. Al contrario, Giorgio Napolitano, il Pd e l'opposizione brigarono affinché scendessimo in guerra con gli alleati. Ebbero partita vinta anche perché Stati Uniti e Inghilterra praticamente obbligarono Berlusconi a cambiare linea Conviene ricordare che nel 2011, quattro anni orsono (non 100), mezzo mondo dichiarò guerra alla Libia, dando la stura alle violenze tuttora in corso in quel Paese. Il primo a menare le mani fu Nicolas Sarkozy per motivi inconfessati ma palesi: la Francia era golosa del petrolio che Gheddafi vendeva a buon prezzo all'Eni. Il dittatore aveva ottimi rapporti con l'Italia ed era addirittura amico di Silvio Berlusconi. I due si scambiavano favori e inviti pacchiani, il che favoriva la nostra economia, ma infastidiva gli antiberlusconiani. I quali, con la manifesta complicità dei soliti media, si scagliavano contro il governo di centrodestra un giorno sì e l'altro pure, sostenendo che il premier e il despota erano simili, affetti dagli stessi vizi, entrambi inaffidabili e privi di senso della democrazia. Opinioni. Discutibili, ma legittime. Quando il capo di Stato francese fece decollare una flotta aerea con l'ordine di bombardare la Libia, avviando un conflitto sciagurato, la cosiddetta comunità internazionale si mobilitò a propria volta per abbattere il regime del rais, sollecitando l'Italia a fare altrettanto. Il Cavaliere nicchiava. Era imbarazzato. Considerava inopportuno pugnalare alla schiena l'amico aggredito. Al contrario, Giorgio Napolitano, il Pd e l'opposizione brigarono affinché scendessimo in guerra con gli alleati. Ebbero partita vinta anche perché Stati Uniti e Inghilterra praticamente obbligarono Berlusconi a cambiare linea. In quel periodo di tensione, l'Occidente predicava la necessità di agevolare la primavera araba che, secondo la vulgata progressista, avrebbe garantito un futuro radioso ai popoli ancora sotto il tallone di despoti sanguinari. Storie. Si è poi constatato com'è andata a finire. All'epoca fummo tra i pochi a gridare che la cacciata del colonnello sarebbe stata una soluzione catastrofica: in effetti chi pretendeva di sostituirlo si è rivelato peggiore di lui. Nessuno ci prese sul serio. Napolitano e la sinistra non sentirono ragione, agirono di testa loro e aprirono la strada alle bande di estremisti che hanno ridotto la Libia a una macelleria, il luogo più idoneo alle prodezze dell'Isis. E adesso? Siamo nell'angolo, timorosi di essere attaccati, dato che ci troviamo a un tiro di schioppo dalla zona infestata dagli uomini del califfato. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha affermato di essere pronto a combattere. Come? Inviando 5.000 soldati nella nostra ex colonia. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, è scattata sull'attenti e ha detto: obbedisco. Ci stiamo infilando per disperazione in un tunnel di guai da cui non immaginiamo come usciremo, se ne usciremo. Il tutto causato da un vecchio signore comunista che, in odio a Gheddafi e a Berlusconi, si inginocchiò ai potenti della terra, senza nemmeno avvertirli che premendo il grilletto saremmo andati incontro allo sfacelo. Sarkozy, dopo aver giocato ai soldatini, non conta più niente; e di petrolio ne ha succhiato poco. Obama è sul punto di fare le valigie. Gli inglesi tacciono. Federica Mogherini, responsabile esteri della Ue, che sembrava un fenomeno, non parla e forse è un bene. Quanto all'Europa, se c'è batta un colpo. Ma non c'illudiamo che possa muovere un dito perché è notoriamente paralizzata nella propria nullità; rimane indifferente all'immigrazione che ci affligge, lasciandoci da soli a (non) controllarla; e se ne impipa della Grecia in coma, figuriamoci se si preoccupa dei missili di Maometto che minacciano la penisola. Noi ci affidiamo a Gentiloni e alla Pinotti, i gendarmi di Matteo Renzi. Se non rischiassimo la pelle, ci verrebbe da ridere. By Vittorio Feltri

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    elperroloco at |

    In pieno accordo con te, The H.C.
    Un Ministro dagli Esteri e quello della Difesa che chiedono l’intervento militare, proponendosi anche a capo di un’eventuale coalizione internazionale. Un Ministro degli Interni, che leggendo slides, si accorge ed ammette che forse tra le migliaia di migranti accolti qualche terrorista potrebbe esserci. Un Primo Ministro che si affretta a dire che per ora non se ne parla di intervento militare, ma avanti con la diplomazia.
    Un’unica certezza: poche idee, ma ben confuse…

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    Anonimo at |
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    The Hooded Claw at |
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      hastatus prior at |

      Leggendo il documento dalla Quilliam foundation postato dall'ottimo H. Claw ci si rende conto dell'importanza di un serio intervento in Libia: olistico, usando il termine del think tank.

      Dall'analisi del documento IS fatta dalla Quilliam si comprende l'importanza della Libia per l'IS:

      – fattore geografico: si affaccia al mare, raccorda Tunisia, Egitto Ciad e Sudan e prossimità con l'Europa. ("Is the key to Egypt, the key to Tunisia, Sudan, Mali, Algeria and Niger too. It is the anchor from which can be reached Africa and the Islamic Maghreb.");

      – fattore logistico: munizioni, armi ordinarie, materiale fissile (bombe sporche), armamenti contraerei (SAM).

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    elperroloco at |

    Cara Diana.
    Quanto da te (giustamente) riportato ho l’impressione che era noto ai più. Come chiaro è il fatto che, forse (ma “forse” non tanto…), il Rais venne brutalmente e frettolosamente eliminato perché testimone scomodo. La situazione libica odierna non somprende nessuno, prevista da mesi, anzi anni, addirittura già da prima e durante la caduta di Gheddafi. Ma ora arrivo al dunque. Notoriamente, una posto al mondo dove, storicamente, i nostri servizi di intelligence sono sempre stati “forti” era (è?) la Libia. Sono certo (fiducioso) che, all’epoca dei fatti, il decisore politico sia stato ampiamente informato su quella che era la situazione, ma sopratutto di cosa sarebbe probabilmente accaduto in caso di caduta del Colonnello.
    Ciò premesso la mia domanda è questa. Che peso hanno i nostri apparati di sicurezza ed intelligence nel Sistema Italia? Tenuto conto anche del “Caso Abu Omar”, la vera riforma non potrebbe essere (in soldoni) dare loro molta più importanza? (Non mi si venga a parlare di ” minaccia alla Democrazia”)

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      The Hooded Claw at |

      È verosimile che la Libia sia il paese dove la Ditta Estera ha una posizione di vantaggio rispetto a qualsiasi altro servizio occidentale, per storia, economia e geografia. Non credo ci siano molti altri posti al mondo in cui possiamo vantare lo stesso primato,

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      D at |

      Grazie, e scusami ma ho visto solo ora il tuo Post!

      Appensa sarò davanti al PC x comodità di lettura e scrittura provvedo alla risposta!

      Buona serata a Te, a tutti ed a SS Splendido Silendo! 😉

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    Anonimo at |

    Per chi volesse andarci

    http://news.iai.it/wb.php?p=19i/196/rs/zs/se/rs

    Nessuno

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    Nelson at |

    Magari interviene la Francia (come nel 2011) giusto per avere il controllo delle fonti energetiche libiche (non come nel 2011) e, quindi, far ridurre i profitti ENI che, data anche la congiuntura del settore petrolifero, diverebbe facile preda di una qualche impresa concorrente (Total?)….?

    Un caro saluto a tutti!

    Nelson

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    Anonimo at |

    Minniti a Il Cairo, lettera a al Sisi

    Al centro della missione la situazione e la strategia in Libia

    ANSA IL CAIRO 19 febbraio 2015 15:38
    (ANSA) – IL CAIRO, 19 FEB – Il sottosegretario Marco Minniti è al Cairo "per consegnare al presidente" egiziano Abdel Fatah al Sisi "un messaggio del primo ministro" Matteo Renzi. Lo riferiscono fonti aeroportuali e il sito del quotidiano governativo Al Ahram. Al centro della missiva la situazione e la strategia in Libia.

    B.A.

    Scusa Silendo, la lettera non l'avrebbe dovuta portare forse il Ministro degli Esteri On. Gentiloni ? 

    Forse è stato commissariato alla luce delle Sue dichiarazioni  e di quanto dichiarato ieri dal Sottosegretario On .Minniti ?

     

     

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      The Hooded Claw at |

      Hai ragione Babbano è una scelta un po' strana quella di mandare Minniti.

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    Anonimo at |

    Crisi in Libia, Mori boccia l’Italia: "Siamo senza strategia"

    L’ex direttore del servizio segreto interno: i politici parlano di guerra, ma non vogliono "sporcarsi" con l'intelligence. Poi l'allarme: "Così prima o poi ci colpiranno"

    Mario Valenza  – Mer, 18/02/2015 – 18:25

    "Solo un miracolo può salvarci". Il generale Mario Mori fondatore dei Ros e già direttore del servizio segreto interno dice la sua sulle misure di sicurezza che il nostro Paese sta adottando per difendersi dalle minacce dell'Isis ormai giunto in Libia.
    Il generale punta il dito contro il governo, a suo dire, incapace di gestire al meglio i servizi di intelligence: "Sono perplesso.

     

    I servizi segreti sono come un’auto sportiva di lusso: non è obbligatorio averla, ma se decidi di comprarla poi devi curarla in ogni dettaglio, devi proteggerla dalle intemperie, devi affidarla alle cure di un meccanico competente e soprattutto devi saperla guidare. In caso contrario, meglio farne a meno", afferma in un'intervista a il Giorno. E ancora: "Salvo rare eccezioni del passato, Aldo Moro e Francesco Cossiga, ad esempio, i politici italiani non sanno né vogliono occuparsi dei servizi segreti. Negli Stati Uniti, in Inghilterra o in Francia c’è un rapporto strettissimo tra chi guida il governo e chi guida i servizi, Obama incontra il capo della Cia tutte le settimane, in Italia non accade".

    E ancora: "Con la mancanza di senso dello Stato e con la strutturale incapacità strategica della politica. Siamo specialisti nel chiudere le stalle quando i buoi sono già scappati. Prenda ad esempio le chiacchiere di questi giorni sulla Libia…". Poi sulla posizione del governo italiano sulla crisi libica afferma. "Il governo italiano non ha una posizione strategica. Non l’aveva quando la Francia coordinò l’azione militare contro Gheddafi per mettere le mani sul petrolio libico e non l’ha oggi. Nessuno sembra preoccuparsi di quel che potrà o dovrà accadere dopo". Infine torna ancora sul rapporto tra politica e servizi:"I politici diffidano dello Stato. Quando ero al Sisde mi confrontavo con la signora Manninger, capo del servizio britannico MI5. Era bravissima anche perché nata e cresciuta all’interno del servizio. Vede, questo non è un mestiere qualsiasi, per farlo bene devi acquisire una forma mentis, un istinto. Occorre una vita. E infatti nei sistemi che funzionano c’è continuità nei vertici dei servizi segreti".

    B.A.

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    SG at |

    http://www.washingtonpost.com/blogs/worldviews/wp/2015/02/20/the-islamic-state-threatens-to-come-to-rome-italians-respond-with-travel-advice/?tid=pm_world_pop.

    As word of #We_Are_Coming_O_Rome spread across the Italian media, Rome residents took the opportunity to respond to the Islamic State. And they did so in an especially Roman way.

    With warnings about the traffic.

    #We_Are_Coming_O_Rome are you sure?

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    The Hooded Claw at |

    Off Topic:

    Nel frattempo il Mossad contraddice la retorica anti-Iran di Netanyahu:

    http://www.theguardian.com/world/2015/feb/23/leaked-spy-cables-netanyahu-iran-bomb-mossad

    e sul numero dello scorso mese di The Atlantic Robert Kaplan auspica e prevede un riavvicinamento tra US e Iran come alleato startegico sia per il Middle East ma anche come punto di appoggio per il Pivot To Asia:

    http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2015/01/warming-to-iran/383512/

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    CaioDecimo at |

    Per chi avesse voglia e tempo, di seguito il resoconto stenografico dell'intervento del Ministro degli esteri alla Camera, con ampio spazio dedicato alle quetioni libiche ( e quindi emigrazione, eventuale intervento militare, nostro ruolo nelle alleanze multilaterali, politica energetica, terrorismo…) e dell'Ucraina. dell'eventual riconoscimento della Palestina…  : http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0383&tipo=stenografico#sed0383.stenografico.tit00020.sub00010

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  18. avatar
    The Hooded Claw at |

     

    Vorrei segnalare un articolo a mio parere molto interessante ed approfondito sull' ISIS, dove se ne esaminano obbiettivi, teologia, ideologia, anche con apporti di membri più o meno famosi o più o meno affiliati. Tra questi ultimi il curioso (o forse dovrei dire folle) caso di un predicatore australiano di origini calabro-irlandesi (tale Cerantonio) che esprime la sua visione apocalittica.

    La tesi dell'articolo, o una delle tante, è che ISIS non sia una corruzione dell' Islam ma che si rifaccia alla tradizione più antica e letterale di tale religione. I suoi teorici sono molto ferrati nella teologia mussulmana della prima ora e nell' implementazione di tale visione nel mondo e nella società. Molte peculiarità interpretative vengono spiegate nell'articolo, come ad esempio perchè non si uccidono i cristiani che si sottomettono ma si possono uccidere i mussulmani che peccano, magari semplicemente perchè sono andati a votare. 

    Ne consiglio la lettura vivamnete a chi è interessato al tema:

    http://www.theatlantic.com/features/archive/2015/02/what-isis-really-wants/384980/

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    Conser at |

    Silendo, ti segnalo un nostro italiano a Washington che segue la scena live: http://www.formiche.net/2015/03/04/allen-usa-isis/

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      Anonimo at |

      Carmine America

      La partecipazione italiana al programma internazionale F-35 Joint Strike Fighter: alcuni spunti di analisi

      Carmine America ha maturato diverse esperienze formative in ambito internazionalistico, tra cui la partecipazione, nel 2009, alla National Model United Nations Conference presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, la partecipazione alla Rome Model United Nations Conference 2010, organizzata dalla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi) presso il Quartier Generale della FAO a Roma, e la partecipazione al Corso intensivo “Le Nuove Relazioni Transatlantiche”, tenuto dal Comitato Atlantico Italiano (CAI) e dall’Associazione Consules di Roma, presso l’Università degli Studi di Firenze “Cesare Alfieri”.E’ socio del del Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale (MSOI), braccio giovanile della Sioi, nel quale ha rivestito la carica di Consigliere del Direttivo presso la sezione di Napoli; è membro ordinario di ELSA Napoli (The European Law Students Association).Nel 2010 è selezionato dal Consiglio d’Europa per una Traineeship trimestrale presso il Dipartimento Diritti Umani ed Affari Legali a Strasburgo. Nel 2011 è Fondatore e Presidente dell’ Agenzia Italia America, organo di promozione dei legami tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America.Nell’ estate 2011 prende parte al Palermo Atlantic Forum, organizzato dal Comitato Atlantico Italiano, ed al viaggio studio presso le Istituzioni Euro Atlantiche di Bruxelles, nell’ ambito della Summer School organizzata dal CAI, in cooperazione con l’Atlantic Treaty Association.Nel Giugno 2011 diviene membro dello Youth Network for Cooperation in the Mediterranean (YNCM). Da Settembre 2011 partecipa, quale co-fondatore, alla istituzione del Club Atlantico di Firenze.

      B.A.

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    Anonimo at |

    Carmine America si occupa di intelligence economica per il settore Difesa e Aerospazio. Ha maturato esperienze professionali presso Mbda, lo Stato maggiore della Marina e la commissione Disarmo e sicurezza internazionale dell’Assemblea generale Onu. Ha scritto in tema di competizione industriale per il sito istituzionale del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

     

    http://www.formiche.net/author/carmine-america/

     

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