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    ilconteleon at |

    Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.

    Sandro Pertini, Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979

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    Diana at |

    Voto pseudo mafioso … non mi piace!

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    STV Giovanni Nacci at |

    Viva l'Italia! Viva la Repubblica!

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    jackallo at |

    Viva l'Italia! Viva la nostra Repubblica!

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    The Hooded Claw at |

    Auguri al nuovo Capo dello Stato.

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    Anonimo at |

    manca una analisi 

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    elperroloco at |

    Dagli spalti, 42 applausi all’arbitro. Speriamo bene.
    Solitamente, gli applausi si fanno alla fine dell’opera e, se il protagonista è stato particolarmente bravo, si può chiedere anche il bis lanciando rose sul palcoscenico.
    Solitamente, non sono i giocatori a scegliere l’arbitro, altrimenti, inevitabilmente, si rischia che il direttore di gara faccia finta di non vedere una palla dentro alla porta di mezzo metro oppure un fallaccio clamoroso in mezzo all’area di rigore (sudditanza psicologica).
    Detto ciò, il neo Presidente sembra (e sicuramente lo è) una bravissima persona. Speriamo quindi che mantenga sempre e comunque la schiena dritta; che sia inflessibile e dal pugno duro se e quando serve.
    Soprattutto, mi auguro che qualcuno si ricordi finalmente difendere la Res Publica, che è di proprietà del Popolo Sovrano e non del solito drappello di banditi.
    I migliori auspici di buon lavoro, Presidente.

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    ilconteleon at |

    Mattarella, il nuovo Presidente che rievoca la vecchia questione morale

    <!– –>di Alberto Vannucci | 4 febbraio 2015 Professore di Scienza Politica per ILFATTOQUOTIDIANO.it

    <!– –>

    Ci voleva un altro “cattolico democratico” al Quirinale perché in un discorso d’insediamento il tema della questione morale venisse evocato nell’aula di Montecitorio. Bisogna tornare al 28 maggio 1992, pochi giorni dopo che si era consumato il dramma dell’attentatuni mafioso al giudice Falcone, per sentire il “galantuomo” Scalfaro che ammonisce i parlamentari: “L’abuso di denaro pubblico è un fatto gravissimo, che froda e deruba il cittadino contribuente ed infrange duramente la fiducia dei cittadini: nessun male maggiore, nessun maggior pericolo, per la democrazia, che l’intreccio torbido tra politica e affari”. Parole profetiche, pronunciate di fronte a una classe politica plaudente ma già terrorizzata per le inchieste di Mani pulite, che lì a poco l’avrebbero falcidiata portando in breve alla liquefazione dei vecchi partiti di massa.

    Ma il neo-Presidente Sergio Mattarella ha battuto ogni record: per quasi un decimo del suo discorso – convenevoli esclusi – si è concentrato proprio sul tema della lotta alla corruzione e alle mafie. Una battaglia da lui definita “priorità assoluta”, visto che “la corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato. Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci”. Ed è solo unendo “l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine” con “una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere” che si potranno sconfiggere le mafie, che della corruzione sono nel contempo portatrici e beneficiarie, in una simbiosi perversa.

    Ventitré anni dopo l’insediamento di Scalfaro dunque la questione morale è ancora il cuore del problema italiano, per quanto nel dibattito pubblico e nell’agenda politica il tema affiori e scompaia al ritmo degli scandali, inabissandosi tra una retata e l’altra – il 2014 resterà nella storia l’anno della Sacra Trinità dell’italica corruzione: Expo-Mose-Mafia Capitale. Anche durante il discorso di Mattarella gli applausi scroscianti non sono mancati. O meglio, sono mancati soltanto quelli degli assenti giustificati, come il presidente della commissione cultura, il deputato Giancarlo Galan, agli arresti domiciliari dopo aver patteggiato per le tangenti del Mose. E chissà se ad applaudire convinta c’era anche la “manina” finora anonima che nella bozza di decreto fiscale del governo aveva introdotto la soglia del 3 per cento di evasione dell’imponibile come “causa di esclusione della punibilità”. Di certo battevano le mani tutti quelli che negli ultimi due anni si sono dimenticati di riformare l’istituto della prescrizione per i crimini dei colletti bianchi, ad altissimo tasso d’impunità garantita, ma in compenso si preparano ad approvare una modifica del falso in bilancio che lascia intatti i capisaldi della depenalizzazione di berlusconiana memoria: “Modica quantità” di irregolarità di bilancio accettabile, procedibilità solo a querela. Mentre il pezzo forte della riforma dei reati di corruzione in cantiere è una misura impalpabile – ma buona per buttarla in pasto all’opinione pubblica: un ulteriore inasprimento degli anni di carcere previsti in astratto, ma che nessuno tra chi paga o incassa tangenti rischia in concreto di scontare.

    In una maggioranza di governo nella quale è perduto chi non si muove alla velocità di un tweet, viene da chiedersi dove si siano rintanati gli invisibili “frenatori” della lotta alle mazzette. Di certo esistono, a giudicare dai fatti (e dalle omissioni), sono numerosi e coesi, hanno stretto un’alleanza di ferro con chi siede sugli scranni parlamentari di forze di pseudo-opposizione guidate da un pregiudicato plurinquisito eppure a breve elevato – se va in porto la riforma costituzionale – alla dignità di padre nobile della patria.

    Per questo l’alto richiamo del Presidente Mattarella alla centralità dell’irrisolto coagulo di malaffare che ancora salda corruzione e organizzazioni mafiose, sprofondando l’Italia nella sfiducia, nel discredito internazionale, nella recessione, rischia di accumulare polvere negli stessi archivi dove da decenni si stratificano gli appelli scomodi. Proprio come le parole altrettanto nobili pronunciate da un altro Presidente appena eletto: “Ed è solo in questo modo che ogni italiano sentirò sui la sua Repubblica, la sentirà madre e non madrigna. Bisogna cioè che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e con i diseredati”. Era il 9 luglio 1978, così parlava il partigiano socialista Sandro Pertini.

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    ilconteleon at |

    Mattarella, i legami con gli Stati Uniti e le sintonie obamiane

    03 – 02 – 2015Michele Pierri

    Non sono in pochi a credere che Sergio Mattarella, da oggi al Quirinale, troverà utile l’esperienza maturata come ministro della Difesa. Lo testimoniano le sue prime azioni e parole, come la visita alle Fosse Ardeatine, dove ha esortato l’Europa e il mondo a rimanere uniti per battere “chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore“, ma anche nel suo discorso d’insediamento di oggi, quando, parlando dei tagliagole dell’Isis davanti alle Camere, ha ricordato che “per minacce globali servono risposte globali“, evidenziando sintonie obamiane.

    Come l’inquilino della Casa Bianca, Mattarella ha rimarcato che ”considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore. La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza“. Aggiungendo che “la pratica della violenza in nome della religione – ha affermato – sembrava un capitolo chiuso della storia, da tempo. Va condannato e combattuto chi strumentalizza ai fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa“.

    D’altronde, durante il suo mandato alla Difesa, tra il 1999 e il 2001, il successore di Napolitano si è confrontato con due dimensioni fondamentali per uno Stato moderno: quella internazionale e quella della difesa e della sicurezza.

    I RAPPORTI TRANSATLANTICI

    In lui – traspare dai racconti di chi lo ha conosciuto -, non è mai venuta meno la bussola dell’atlantismo e della collaborazione politico-militare con Washington. “Nella veste di vice-premier nel governo guidato da Massimo D’Alema tra il 1998 e il 1999ha raccontato Paolo Cirino Pomicino, parlamentare e ministro di lungo corso della Dc condivise la scelta di mettere a disposizione della Nato le basi militari di Vicenza per favorire il decollo degli aerei che andavano a bombardare Belgrado. Era l’epoca della guerra nel Kosovo, e tale scelta costituisce un fattore di fiducia per gli Stati Uniti“.

    IL PROFILO ESTERO

    Una valutazione espressa anche dal generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e consigliere militare del premier D’Alema quando Mattarella era il titolare della Difesa, che ne traccia il profilo estero. “Il governo presieduto da Massimo D’Alema, di cui Mattarella era ministro, ha avuto rapporti eccellenti con gli Usa. Questo nonostante ci fossero stati eventi come quello del Cermis, che rischiarono seriamente di deteriorare le relazioni tra i due Paesi. Ma erano solide e lo sono rimaste anche con i governi che si sono succeduti. Personalmente, non sono sicuro che sia una dimensione irrinunciabile, perché l’attività di un capo dello Stato in quel frangente è spesso di carattere puramente protocollare. Tuttavia è importante che ci sia. L’importante è che queste qualità siano in armonia con la dimensione estera di Palazzo Chigi“.

    IL RACCONTO DI ARPINO

    Le solide credenziali di Mattarella come ex ministro della Difesa ed esperto d’intelligence – scrive l’analista Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar – fanno di lui un vero veterano. E, chi lo ha conosciuto “sul campo”, come il generale Mario Arpino, allora capo di Stato Maggiore della Difesa, racconta che il primo contatto con Mattarella non fu tenero, ed ebbe a che vedere proprio con la missione internazionale in Kosovo. “La decisione di partecipare alle operazioni reali era stata, come al solito, sofferta, contrastata e mal digerita anche in seno alla maggioranza. L’ordine politico era di non parlare di operazioni di attacco, ma solo di difesa. Suona il telefono, alzo la cornetta e mi passano l’interlocutore, che, senza preamboli, attacca così : “…sono Mattarella (allora vice premier con D’Alema a Palazzo Chigi, ndr). Ho saputo che un suo dipendente, il comandante del gruppo Tornado di Piacenza, al rientro della squadriglia dalla missione ha rilasciato un’intervista dove ha raccontato di aver lanciato dei missili contro postazioni radar serbe… E’ inammissibile. La ritengo personalmente responsabile…”. Quando Mattarella avvicendò a palazzo Caprara Carlo Scognamiglio, Arpino ebbe poi modo di apprezzarlo e di condividere con lui e il suo capo di Gabinetto, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, una riforma che ha trasformato in poco tempo il modo di essere, di operare e di proporsi delle nostre Forze Armate.

    L’AUSPICIO DI TRICARICO

    In fondo, ha spiegato Tricarico, il mandato di Mattarella da ministro della Difesa fu assecondato proprio “dall’avere a sua disposizione come capo di gabinetto Giampaolo Di Paola e come capo di Stato Maggiore della Difesa Mario Arpino. Due elementi di prim’ordine che gli hanno consentito di fare il ministro delegando molto e dormendo sonni tranquilli. Sul versante degli Affari esteri, contava sulle competenze dell’ambasciatore Francesco Maria Greco.

    Per Tricarico, il suo avvento al Quirinale può essere l’occasione per ridare slancio all’operato delle forze armate, caratterizzate da “una deriva verso un loro uso non militare” e da un “contestuale disimpegno militare in aree di crisi” proprio mentre “le crisi si moltiplicano”. Mattarella, chiosa il generale, “non partirà da zero, ma avrà già un background per valutare questa situazione“.

    IL DUBBIO

    Questo auspicio, però, ha notato Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano, potrebbe scontrarsi con la realtà: “Da capo delle forze armate (Mattarella, ndr), sarà cauto nell’impegnare l’Italia in teatri di guerra (è stato favorevole all’intervento in Afghanistan, con copertura Onu, ma non a quello in Irak)“. E lo stesso Mattarella, nel suo discorso d’insediamento ha ricordato: “Garantire la Costituzione significa ripudiare la guerra e promuovere la pace“. Se non un programma, quantomeno un invito.

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    Anonimo at |

    Auguri al neo Presidente, che, rispetto al predecessore, parte con una marcia in più. Mi riferisco alla profonda conoscenza che ha dei settori della difesa e della sicurezza nazionale, maturata nel corso dei precedenti incarichi istituzionali.

    barry lyndon 

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      STV Giovanni Nacci at |

      Barry caro, magari sbaglio (e sono prontissimo a ricredermi) ma "profonda" mi sembra un po' eccessivo…

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