16 Responses

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    Sultano at |

    Grazie Sile per questi suggerimenti, sempre molto azzeccati 😉

    Attendo con impazienza il libro "the end of intelligence" e mi domandavo se avevi qualche altro consiglio sul tema : privatizzazione dell'intelligence ( in particolare della cyber intelligence).

    ancora cari auguri e buone feste a tutti

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      Frumentarius at |

      Sultano, prova "Spies for hire" di Tim Shorrock. Inutile dire che vada letto criticamente, ma la ricerca è molto solida.

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        The Hooded Claw at |

        Il sottobosco dei private contractor delineato in "Spy For Hire" è molto più vasto di quanto non si creda in genere. I confini sono porosi (per dirla alla David Foster Wallace), la dimensione etica spesso inesistente, il mercato affollato e la concorrenza spietata. Queste agaenzie rispondo ai bisogni della finanza privata, non a quelli di uno Stato che vuole proteggere i suoi cittadini e i suoi asset. Per chi avesse voglia di un po' di svago e di leggersi un romanzo, che nonostante la finzione si dice che dipinge un quadro abbastanza fedele di questo ambiente, consiglio "The Laughing Monsters".

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          Sultano at |

          @The Hooded Claw e Frumentarius, grazie dei consigli! leggro' il tutto con attenzione!

           

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    Sultano at |

    Grazie Sile per questi suggerimenti, sempre molto azzeccati 😉

    Attendo con impazienza il libro "the end of intelligence" e mi domandavo se avevi qualche altro consiglio sul tema : privatizzazione dell'intelligence ( in particolare della cyber intelligence).

    ancora cari auguri e buone feste!

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    STV Giovanni Nacci at |

    "End of intelligence" sembra muovere da concetti a me cari. Almeno stando alle prime note al testo… :) 😛 

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    Anonimo at |

    .AUGURI di Un FELICE e SERENO 2015 .

    B.A.

    Inizio 2015 con  Il Dr. Andrea Margelletti su  RAI 1 ALLE 7,30

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      Anonimo at |

      Auguri a tutti!

      Babbano, non sfruculiare già dal primo dell'anno! :) :) :)

      barry lyndon

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        Anonimo at |

        Quando l'ho visto prima di prendere servizio oggi, ho pensato la stessa cosa .

        Quindi ho voluto condividere l'accaduto .

        B.A. Il primo sfottò del 2015

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    The Hooded Claw at |

    Sile (o chiunque abbia letto i libri di cui chiedo notizie), magari se ne è già parlato in qualche post vecchio ma volevo avere un parere su un paio di libri:

    Secret Intelligence: a reader (pubblicato da Routledge) uno dei tre autori è una 'nostra vecchia conoscenza' Sile, che continuo a vedere in giro, un giorno o l'altro se mi capita di avere con me l'altro suo libro che sto leggendo lo fermo, mi presento e gli chiedo di firmarmelo, anche se va contro la mia proverbiale riservatezza!

    😉

    Il secondo, Global Governance and the New Wars – The merging of development and security di Mark Duffield è un testo non certo nuovissimo ma che mi dicono assolutamente da leggere.

    Siccome il primo non è economico volevo sapere se vale la spesa o se è un testo banale.

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    Anonimo at |
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    Diana at |

    Cooperation From Strength – The United States, China and the South China Sea … io lo rispolvererei… 2012 😉

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    Anonimo at |

    Mastelloni : “Così nel ’71 bloccammo un golpe Gheddafi”

    Il giudice rivela i dettagli di un Lodo Moro stipulato con i libici tre anni prima di quello con i palestinesi, per ottenere la liberazione degli italiani imprigionati

    Il colonnello Muammar Gheddafi (con il presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser) in una foto del 1969, quando era appena salito al potere in Libia. È stato ucciso il 20 ottobre 2011 durante la guerra civile nel suo Paese

     

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    L’ultimo segreto nelle carte di Moro: “La Libia dietro Ustica e Bologna”

    francesco grignetti

     

     

    24/05/2016

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Nella storia segreta della Repubblica c’è stato un altro Lodo Moro, oltre a quello stipulato nel 1973 con Arafat. Tre anni prima, Aldo Moro, che era ministro degli Esteri, raggiunse un analogo accordo con Gheddafi. Anche questo l’ha scoperto il giudice Carlo Mastelloni, oggi procuratore capo a Trieste, che più di tutti ha indagato sui rapporti tra italiani e mondo arabo. Racconta: «Avvenne al tempo della cacciata degli italiani dalla Libia, nel 1970, e fu preceduto da un lungo lavorio paradiplomatico. Su ordine dell’allora capo di stato maggiore dell’Esercito, il generale Francesco Mereu, ci furono diverse missioni preparatorie di un giovane colonnello dei carabinieri, Roberto Jucci, che poi fece carriera. Moro si affidava a queste missioni non ortodosse per battere la strada. Ma per raggiungere l’accordo non bastò un primo incontro: Gheddafi ricevette il ministro italiano senza scendere da cavallo e lo costrinse a guardare dal basso in alto. Al secondo incontro, presente anche il segretario generale della Farnesina, Roberto Gaja, finalmente i due si capirono». 

    In che cosa consisteva questo secondo Lodo Moro?  

    «In cambio della liberazione di alcuni italiani imprigionati, e della possibilità per tutti di rientrare in patria, ci impegnammo a consistenti forniture militari e soprattutto a vigilare contro tentativi di rovesciare il regime che fossero partiti dal nostro territorio. Noi rispettammo gli impegni. Inviammo carri armati riverniciati di fresco, che permisero a Gheddafi di farsi bello nelle parate, ma non prima di avere avuto l’assenso dall’ambasciata Usa. E nel 1971 fu bloccata una nave di congiurati nel porto di Trieste. Era un tentativo di putsch sobillato dagli inglesi: Gheddafi aveva quasi del tutto estromesso la British Petroleum, che sotto re Idris, grazie anche a una lady sposata con un maggiorente di corte, si era accaparrata i migliori pozzi di petrolio, e aveva cacciato le loro truppe dalla Libia. Da quel momento in poi, peraltro, Tripoli spalancò le porte alle imprese italiane, compresa l’Eni. Si consideri che i libici non sapevano aggiustare un frigorifero; per le nostre ditte fu un’età dell’oro». 

    Tornando al più celebre Lodo Moro, quello con i palestinesi, la commissione Moro ha scovato un cablo finora segreto del 18 febbraio 1978, risalente cioè a un mese prima della strage di via Fani.  

    «Considero quel cablo solo il primo brandello di un carteggio tra la Centrale e l’ufficio di Beirut, retto dal colonnello Stefano Giovannone, che dev’essere molto più corposo. Peccato che, alle mie richieste di vedere le carte, l’allora direttore del Sismi, ammiraglio Fulvio Martini, mi disse che il carteggio era andato smarrito…». 

    Ora sappiamo che non è andata così, tant’è vero che in Parlamento alcuni chiedono la desecretazione di tutto il resto. Il cablo di Giovannone, liberalizzato dalla direttiva Renzi, è però la prima prova documentale dell’esistenza del Lodo Moro. Di che cosa si trattava?  

    «Era un accordo non scritto, che si è andato affinando nel tempo. Qualcosa del genere lo siglarono anche i francesi. Il nostro, però, era più articolato: prevedeva, in cambio della non belligeranza dei palestinesi contro l’Italia, sostegno politico nelle sedi internazionali e molti aiuti materiali. Mi risultano consegne di armi, nascoste dietro il sistema delle triangolazioni, e poi camion, ospedali, soldi, borse di studio per i loro studenti, i quali peraltro tutto facevano meno che studiare, libero transito per il nostro territorio di armi e di combattenti. L’accordo prevedeva anche la liberazione di terroristi palestinesi nel caso la polizia li avesse arrestati». 

    Un accordo politico.  

    «Ci furono naturalmente delle resistenze. Il segretario generale della Farnesina, per dire, non permise mai l’ingresso di Farouk Kaddoumi, che era una sorta di ministro dell’Olp, nel palazzo». 

    E gli israeliani?  

    «Ho letto il resoconto di un gelido incontro tra i ministri della Difesa Arnaldo Forlani e Moshe Dayan. Dayan chiedeva conto di una fornitura di elicotteri ai palestinesi, noi dicevamo di non sapere». 

    Giovannone cita informazioni che arrivano dall’organizzazione marxista palestinese Fplp.  

    «Ai miei occhi questa è la rivelazione più importante. È la prova che il Lodo Moro era stato esteso anche all’Fplp, e considerando che i suoi capi, George Habbash e soprattutto Wadi Haddad, erano collegati con il Kgb, con il terrorismo internazionale, e con Carlos, penso che qui stiano i veri segreti». 

    Dal Libano avvertivano che vi era stata una riunione tra più organizzazioni terroristiche a cui avrebbero partecipato anche italiani.   

    «Nessun pentito delle Br ci ha mai parlato di riunioni preparatorie con terroristi stranieri». 

    Eppure, qualche giorno fa sul Corriere della Sera il palestinese Bassam Abu Sharif, che aveva un ruolo importante nell’Fplp, ammette di essere stato informato da terroriste tedesche della Raf e di avere dato lui la dritta.  

    «A volte la memoria fa brutti scherzi. E mi sembra difficile che le Br raccontassero i loro piani a gruppi estranei».  

    Non è vero il rapporto delle Br con le Raf, la temibile banda Baader-Meinhof?  

    «Qualche contatto c’era, ma le Br ne diffidavano perché li consideravano, non a torto, legati al Kgb. E se Giovannone avesse saputo, la storia sarebbe andata diversamente». 

    Dopo il delitto Moro, però, Moretti strinse accordi. Lei stesso ha scoperto la storia di quel veliero, il Papago, che andò in Libano a rifornirsi di armi da dividersi tra Br, Eta e Ira.  

    «Vero. Ma ciò avveniva un anno dopo, nel settembre ’79, dopo che le Br furono ammesse nel giro grosso del terrorismo internazionale». 

    Lodo MORO Ter ? Probabile

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