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    Anonimo at |

    Ciao Sile

    premessa 1: non ho letto l'articolo, mi baso sull'estratto. 

    Vado al dunque: dall'estratto viene da dire: fuffa e basta.

    Intanto, se uno vuole parlare di economia dovrebbe farlo dati alla mano e con congnizione di causa. Se uno va a vedere i dati, viene fuori che negli anni settanta (quelli che il cretinetto che ha scritto l'articolo definisce, con una punta di squallido razzismo che non dovremmo tollerare, gli anni di Fantozzi) erano anni in cui l'Italia andava più che bene e competeva senza timori con la manifattura tedesca. Naturale che un tedesco ci dica di tenerci lontani da quel modello.

    Detto questo, vado al dunque: i problemi dell'Italia sono cominciati quando abbiamo fatto due cose

    1. Abbiamo privatizzato la Banca d'Italia mettendo il finanziamento dello Stato il mano ai mercati esteri. Grazie a quei geni (in senso ironico) di Ciampi e Andreatta. Da allora il debito pubblico è esploso, non per le spese dello stato, ma per le spese sugli interessi. La spesa pubblica italiana primaria (cioè al netto degli interessi) , in % sul PIL, è inferiore a quella tedesca. E allora, questi tedeschi che ci vegono a dire che spendiamo troppo , che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, di che cavolo stanno parlando? 

    2. Siamo entrati nell'euro. Qui ci siamo esposti al fatto che se per caso la nostra economia entra in un periodo di crisi a causa di uno shock esterno (come la crisi mutui subprime)  e magari la germania in quello stesso momento sta esportando molto (perchè ha distrutto la quota salari con la riforma Hartz e perchè l'euro la favorisce)  non abbiamo il fisilogico deprezzamento della lira che compensa, anzi abbiamo un euro forte che ci frega. E andiamo in avvitamento. Di fronte a uno shock esterno hai tre modi per recuperare competitività: 1) svaluti 2) investi 3) comprimi i salari. Ora con l'Euro la prima opzione è tecnicamente impossibile (non ci serve svalutazione sul dollao ma sul marco) , la seconda è virtualmente impossibile (pareggio in Costituzione , Merkel e austerity) e quindi stiamo facendo la terza (job act, flessibilizzazione, contratti di fabbriva), che è poi nei dati se uno va a vedere la quota salari in rapporto al PIL che è in calo verticale da quando siamo nello SME e poi nell'Euro. Solo ce cosi uccidi la domana interna , vai in crisi, spirale deflattiva.

    Conclusione: ci stanno facendo una guerra economica (principalmente la Germania) e la stiamo perdendo. E' anche un po' comico che ci facciamo dire da un tedesco quanto facciamo schifo, quanto stiamo inferiori e che la soluzione migliore è arrenderci senza combattre.

    Altr nota: Limes sta alla geopolitca come Oggi sta all'informaozione. Ma questo è un altro discorso.

     

    Saluti

    Nemo

     

     

     

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    Asterix at |

    L'argomento si presta a due considerazioni.

    La prima è che l'articolo è prettamente di strategia economica (e politica). Così non capisco bene il nesso con i temi del Blog. Ogni giorno leggiamo articoli o commenti del genere, da parte di consiglieri, politici ed economisti in questa materia, ma il tema mi sembra generico sotto il profilo della difesa degli interessi del Paese, se non per quanto sarebbe necessario fare a livello di presa di coscienza collettiva (e che non vogliamo, invece, fare).

    La seconda e che non condivido affatto le opinioni di Nemo.

    Premetto che non intendo replicare al trattatino di politica economica tascabile che ho letto. Però si può disquisire a lungo sulle responsabilità della Germania e sul fatto che i tedeschi non siano delle educande, ma questo non è il punto centrale.

    Il punto, invece, è che, dopo Mattei, il Paese ha scelto di restare subalterno ai potentati economici internazionali e di non affaccarsi sulla stanza dei bottoni a livello mondiale, realizzando una politica economica "pirata" di basso cabotaggio ancorchè molto renumerativa a breve (ma ne ha pagato lo scotto). Due diversi e contrastanti tentativi di affrancare l'Italia almeno dalla dipendenza politica (quella economica l'avevamo già persa), prima con Moro, poi con Craxi, sono naufragati nel piombo o nelle mazzette.

    In questo quadro, solo l'Unione Europea ci poteva salvare e ci ha in effetti (mezzo) salvato. Altrimenti ora saremmo a battere le pentole per strada (Argentina docet), o a proteggere con i blindati Piazza Sintagma (Grecia docet), mentre nel medio/lungo periodo l'Italia è purtroppo destinata ad accompagnare un agrodolce declino di sistema, sempre che qualche grave avvenimento interno o, più probabile, esterno (che costerebbe tanto sangue), non cambi le cose.

    Le responsabilità, invece, sono soprattutto interne e basate su di una mediocre classe dirigente che ha preferito arricchirsi o appropriarsi di potere senza far crescere l'Italia. Così tutti hanno concorso al depredamento delle risorse a scapito soprattutto dei giovani. Pochi avendo molto, molti acconentandosi delle briciole (che però, sommate tutte assieme, hanno assommato a montagne di pane).

    Dai politici, ai confindustriali, al sistema cooperativo, ai sindacati e ai cassintegrati, per poi passare per i pensionati baby e quelli con il retributivo, ecc..

    Abbiamo noi tutti depredato il paese e nessuno, sia a destra che a sinistra, ha avuto il coraggio di cambiare e di fare pulizia a casa propria.

    Altro che Merkel!

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    The Hooded Claw at |

    Non ho accesso a Limes da qui, potreste farmi degli esempi precisi del perchè avrebbe un livello basso? Mi sembra sia un'opinone piuttosto diffusa tra i lettori del blog.

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    The Hooded Claw at |

    Kaplan,Grygiel e French contano come testi di geopolitica? Se si, allora si ne ho letti. Altrimenti i tuoi consigli di lettura sono sempre benvenuti! (…e così cado clamorosamente nel tuo trabocchetto!).

    😉

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    Anonimo at |

    Carissimi, anni fa due eminenti studiosi italiani strutturarono la geopolitica economica, scissa poi in due aree di analisi scientifica delle scienze sociali e umanistiche, quella normativa (geopen) e quella descrittiva (geoped). Il prof Pelanda con successo la applica negli Usa come modello previsionale di analisi e alcuni analisti in Italia la studiano per l'approccio strutturale e stratificato dei quadri strategici forniti dai dati e dai modelli di analisi competitiva che rendono esaustiva una lettura complessiva del quadro d'azione. 

    Quel che manca in Italia rispetto alla geopolitics anglosassone è un approccio accademico pluridisciplinare che scinda aspetti analitici strategici, militari e d'intelligence  sotto differenti scale di impiego e l'eventuale applicazione di modelli previsionali. Quella di Limes è pregevole perchè forma e illustra attraverso strumenti di geografia politica la dinamicità delle relazioni internazionali, dei conflitti e delle storie dei popoli. L'approccio della scuola italiana lo trovo meno schematizzato e più aderente alle realtà globali rispetto a quelli anglosassoni, che ricorrono a modelli e strutture metodologiche applicate a big data ma creano una scollatura tra expertise e formazione sul campo.

    Il nostro gap è enorme ma se studiassimo meno stronzate estere e leggessimo i nostri scienziati e filosofi troveremmo tanto da dire a molte academy di livello primario.

    Vi consiglio di leggere le analisi acute di Giancarlo Elia Valori su Formiche.net sulla strategia globale, geopolitica culturale per lui, e sull'intelligence economica necessaria al paese che si rifà al modello di Pareto per conglobare una pianificazione su scala sociale di analisi e difesa degli interessi nazionali, laddove ve ne siano ancora e li abbiano trovati… 

    Studiate italiano ed europeo, leggete classici persiani, indiani e cinesi, russi e latinos, per comprendere e per leggere il mondo serve una cultura prima di avere una strategia, il resto lo lasciamo a quei politici "analfabeti" che hanno invaso le istituzioni primarie di questo paese…Cosa studiano i migliori strateghi statunitensi? Chiedetelo a Silendo quando li accompagna a prendere il gelato sul Lungotevere o alla Biblioteca Vaticana…

    Saluti, 

    EHE

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    Morgana at |

    I migliori strateghi statunitensi studiano la storia romana.

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    Asso at |

    Morghi:"I migliori strateghi statunitensi studiano la storia romana".

    E sanno molto bene (questo solo i migliori però) che l'Ottavo Re sta per tornare

    Asso

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    Anonimo at |

    aper chi se ne fosse dimenticato

    Quando le leggi della matematica si riferiscono al mondo reale non sono certe e quando sono certe non si riferiscono al mondo reale. A.E:

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