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    The Hooded Claw at |

     

    L'Italia è una pedina di media/alta importanza nello scacchiere mondiale. I cinesi, che stanno imparando la geopolitica, lo hanno capito. Non è solo economia, è che con l'avere presenza economica si apre il varco anche alla presenza territoriale (o negazione della stessa). Se i cinesi hanno fette importanti in aziende di valore strategico possono cominciare a dire al governo italiano che non sono contenti delle considerevoli presenze militari straniere sul suolo o sul mare italiano. Magari non oggi o domani, ma nei prossimi 20 anni è uno scenario da non escludere. 

    Il controllo del traffico marittimo tra il Mediterraneo vero ed il South China Sea (o il Loro Mediterraneo per dirla con Kaplan) diventerà di importanza fondamentale per il PCC.

    Sono appena tornato da un giro del Sud della Cina passando tempo anche a HK e Macau, ho incontrato direttori di produzione italiani che vivono nel Guangdong e per puro caso anche giornalisti che riportavano i fatti di HK (quasi impossibile non incappare in giornalisti occidentali ad HK in questi giorni). Avrei molto da scrivere sul ritratto della situazione che mi sono fatto ma non ho tempo ora. Comunque la Cina sta giocando duro, la modernizzazione di megacities come Guangzhou (13 milioni di abitanti) che sta diventando un centro per finanza e manifatturiero avviene ad una velocità impressionante e con capitali paurosi. Poi fanno le cose "alla cinese" e forse quello è ciò che ancora ci permette di salvarci…

    Nota margine, un militare britannico mi ha detto che al momento le unità non d'élite dell'esercito cinese non sono nenache in grado di portare a termine esercitazioni di orientamento di livello medio-alto. Ma per quanto ancora?

     

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      Anonimo at |

      Due brevi considerazioni avulse: 

      1) tanti ufficiali cinesi vengono a studiare discipline strategiche in Italia

      2) Blackrock ha nell'azionariato capitali cinesi

       

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    marco ciaccia at |

    Ma il vero scontro geopolitico, anche attraverso le alterne vicende di ENI, è tra UK e USA, come durante la Campagna di Italia che volle a tutti i costi Churchill distraendo risorse dalla Normandia, e allungando la guerra, con grave danno per il nostro paese che si ritrovò maciullato e distrutto, come forse voleva Sua Maestà per punirlo per le avventure in Nord Africa e mantenere in piedi una presenza mediterranea, fin quando gli Usa non li cacciarono nel 1956. 

    Se si segue la parabola di ENI non si riscontrerà mai un partito filocinese o "filorusso", ma un partito filoamericano (commerciale, legato ai texani) e uno filobritannico (più istituzionale), il primo sostanzialmente debole e il secondo espresso ai massimi livelli dopo Mattei. Mattei era legato a Kennedy, odiato da Londra, Cefis era amico dei britannici. Un'amicizia che mobilitava la "maggioranza silenziosa" contro il centrosinistra, mica bazzecole, e che poi sarebbe passata a descrivere l'Italia come democrazia imperfetta rispetto a Westminster, roba che è passata in politologia e diventata il pane del soft power UK sul "progressismo" italiano anni '90 (tutto filobritannico fin quando D'Alema – mal gliene incolse – si provò a spostarlo verso Washington).

    Dopo Cefis, De Michelis spingeva sugli americani di Occidental petroleum (accordo Enoxy, fallito) mentre il gruppo di Reviglio (da cui veniva anche Bernabé che poi siglerà l'accordo con British petroleum) spingeva per unire l'Enichem all'Imperial Chemicals, cosa che riuscì nel 1986. Ogni volta sfruttando la, togliendo competitività al settore fino a che non è finito nel dimenticatoio, cambiando nome in continuazione… E' lì che bisogna individuare la vera 

    Ne hanno di strada da fare i cinesi prima di arrivare a certi livelli di infiltrazione politico-economica, e qualche fondo investito nella City non basterà. Intanto i nostri giornali preoccupati della perdita di indipendenza per mano cinese che fanno? Segnalano, segnalano…

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      The Hooded Claw at |

       

      Caro Marco, è vero che i britannici siano infiltrati ovunque nel mondo a qualsiasi livello; un po' dovuto al fatto di aver avuto un impero (che gli permette di sfruttare al massimo i loro avanposti culturali e sociali nelle ex-colonie… quando impareremo noi?) ed un po' perchè è nella loro concezione di "sistema paese" che vi sia un continuum tra intelligence-diplomazia-poteri economici/politici/militari. Ma le loro capacità si stanno affievolendo ogni giorno. Hanno ancora buone carte da giocare ma non certo quelle di una volta. 

       

      È interessante che tu parli di ICI ed Enichem… ICI dopo la WWII era il posto dove motli operativi SIS ed altri ufficiali RAF (numericamente in eccesso per il nuovo tempo pace) vennero parcheggiati. Interessante che la nostra Eni, come ha fatto notatre il PdC, sia essa stessa ben popolata da figure provenienti dai servizi o che si relazionano ai medesimi.

      Ma ICI non esiste più, al pari dell'altro gigante della chimica britannica (Courtaudls) se lo è inglobato la AkzoNobel.

      È vero che i cinesi di strada da fare ne hanno ancora tanta, i britannici hanno un atteggiamento legato ad una eredità storica tale che gli permette di agire nel modo per cui sono famosi. Le vicende recenti legate alla morte di Neil Heywood sono solo la punta dell'iceberg.

      Però, che l'UK si stia giocando la partita contro gli americani per il dominio in Italia non lo credo proprio. Non ne vedo le condizioni sociali e neppure il business case.

       

       

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    ILCONTELEON at |

    http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/38534_telecom-assemblea-boccia-la-conversione-delle-risparmio.htm

    L'azienda di Bolloré incassa quattro membri nel cda e blocca l'operazione di conversione delle azioni di rispamio in ordinarie. Un ribaltone non da poco. Ma non passa lo svincolo dal divieto di concorrenza: de Puyfontaine, Roussel e Philippe dovranno scegliere se assumere il ruolo in Telecom o mantenere quello in Vivendi. Una bella gatta da pelare

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