17 Responses

  1. avatar
    STV Giovanni Nacci at |

    Corpo di mille balene! 😀 😛

    Reply
  2. avatar
    mauro g at |

    http://etleboro.blogspot.it/2006/10/noi-stiamo-creando-il-cyberspazio.html

    mi permetto di mandarvi qst link dove ben 8 anni fa qualcuno ha spiegato bene questi concetti… vedendo questo video mi sono ricordato, e ho cercato e trovato questo interessantissimo articolo

    Reply
  3. avatar
    Morgana at |

    Ciao Silendo, il sito è talmente sicuro che non mi si apriva il video….forse per evitare i cavalli e le cavalle di Troia?

    Qualche settimana stavo cercando il blog "non voglio sapere più niente.org"….ma poi questa avvincente news mi ha risvegliato la curiosità…..continuo a fare la brava…che si vince alla fine?

                                                                                                                            Morgana

    Reply
  4. avatar
    Marco at |

    ragazzi ma per lavorare nel ruolo di analista, o comunque nell'ambito della sicurezza nazionale, consigliate un percorso universitario di tipo umanistico (scienze politiche e lingue rare) o sarebbe meglio informatica ed annessi?

    Reply
  5. avatar
    CaioDecimo at |

    Per connessione di argomento segnalo che l'inserto odierno del Washington Post sulla Cybersecurity e' pubblicato integralmente anche da Cryptome (in formato PDF)  qui, buona lettura a tutti  http://cryptome.org/2014/10/cyberspace-villains-wapo-14-1008.pdf

    Reply
  6. avatar
    Anonimo at |

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/10/13/ecco-la-carta-dei-diritti-in-internet_05fb1a01-ddde-4b65-9279-d1665539c9f8.html

     

    Ecco la Bozza della Carta dei Diritti in Internet …..

    Si accettano osservazioni e proposte a partire dal 28 Ottobre 2014 ….

    B.A.

    Reply
  7. avatar
    Anonimo at |

    DA LA STAMPA stefano rizzato

    “Il C ha letteralmente “stanato” MM (e anche GL), ha portato alla luce del sole il loro vero progetto e ha reso all’azienda un servizio di impareggiabile valore”. Bisogna destreggiarsi tra abbreviazioni e termini tecnici, ma nel milione di email di Hacking Team messe in rete da WikiLeaks si scoprono sempre più storie e sempre più dettagli. Come le righe qui sopra, del 28 giugno 2014. Come vedremo, il segno di un’alleanza sorprendente tra lo Stato italiano e la società milanese specializzata in software spioni. Proprio tra maggio e giugno 2014, i servizi avrebbero aiutato David Vincenzetti, ceo di Hacking Team, a fronteggiare una scissione interna e la scelta di due dipendenti di mettersi in proprio. 

    Il colonnello e il generale, corteggiati  

    Nel dedalo di email divenute pubbliche con l’attacco informatico subito da Hacking Team il 5 luglio, emergono due figure cardine del rapporto tra l’azienda e i servizi italiani. Sono il colonnello Riccardo Russi e il generale Antonello Vitale. Entrambi sono oggetto di un lungo e continuo corteggiamento da parte di Vincenzetti. Che manda loro notizie sul cybercrimine e offre più o meno direttamente nuovi prodotti e nuovi sistemi. Il 14 dicembre il ceo di Hacking Team scrive ai due: “La nostra tecnologia dev’essere portata avanti al più presto e declinata secondo le esigenze del Governo Italiano. Se vogliamo muoverci dobbiamo farlo ora”.  

    I contratti e l’aiuto contro il MiSe  

    Russi e Vitale comunicano tramite le proprie caselle e-mail personali e non quelle istituzionali. Ricostruendo la fitta rete di contatti, restano pochi dubbi: sono loro i contatti della Presidenza del Consiglio che – a novembre 2014 – si adoperano per liberare Hacking Team dai nodi burocratici imposti dal Ministero dello Sviluppo Economico. Obblighi di autorizzazione per l’export, che secondo Vincenzetti avrebbero significato la chiusura della ditta. E che vengono sospesi grazie agli interventi dall’alto. Interessati, certo: è dal 2012 e fino a tutto il 2015 che la Presidenza del Consiglio dei Ministri – cioè i servizi – usano e pagano per decine di migliaia di euro i prodotti di HT.  

    I due “traditori”  

    Ma torniamo a giugno 2014, perché è lì che si intuisce quanto l’aiuto dato ad Hacking Team dai due ufficiali potesse andar oltre i rapporti normali tra cliente e e venditore. I due dipendenti in uscita sono Mostapha Maanna e Guido Landi. Hanno deciso di mettersi in proprio – come fa anche un terzo, Alberto Pelliccione – sfruttando quanto imparato fin lì. Tradiranno Hacking Team vendendone i segreti, secondo la versione di Vincenzetti. Ma i due in qualche modo vengono scoperti dai due ganci governativi dell’azienda, Vitale e Russi. Che si mettono persino a disposizione di Vincenzetti per incastrarli. A inizio maggio Russi incontra due volte Maanna e Landi, si fa spiegare tutto sulla nuova avventura in vista, poi fa rapporto al capo di Hacking Team. Che il 15 maggio convoca tutti i dipendenti e annuncia le dimissioni dei due colleghi “traditori”. E poi a fine giugno esulta, come sopra: “Il C ha letteralmente “stanato” MM (e anche GL), ha portato alla luce del sole il loro vero progetto e ha reso all’azienda un servizio di impareggiabile valore”.  

    Investigazioni pubbliche per uso privato  

    Ma se sei il titolare della migliore azienda italiana (e non solo) per spiare pc e telefoni, non può finire così. Perché nel frattempo, appena usciti da Hacking Team, Maanna e Landi creano la MALA srl, con sede a Torino. E allora Vincenzetti torna a chiedere aiuto ai suoi amici potenti. Lo stesso Russi – il 28 giugno – chiede a Vincenzetti del materiale per le proprie indagini: “Quello di cui ho bisogno sarebbe una relazione/resoconto, in ordine cronologico su quanto accaduto, iniziando dalle dimissioni di Pelliccione, la visita del generale, la mia e la successiva scoperta delle precedenti intenzioni del Maanna, fino alle loro dimissioni. Così da poter mettere in ordine cronologico tutti i particolari. Una descrizione sommaria dei danni che due potrebbero arrecare alla hackingteam”. Il giorno dopo, Vincenzetti può esultare ancora, scrivendo a un suo collaboratore, Fabrizio Cornelli: “Due giorni di lavoro di gran lunga più intensi di tanti altri. True life hacking. Ma è per i nostri amici del governo che ora intensificano le attività su alcune persone che frequentavamo”. 

    Le investigazioni private  

    Un anno dopo, Hacking Team e Vincenzetti non si sono di certo dimenticati dei due ex colleghi. Loro cercano ancora di fare concorrenza all’ex azienda, ma forse non hanno idea di chi si sono messi contro. In vista di una causa legale da intentare contro i due, a fine aprile 2015 Hacking Team decide di affidarsi a una società di investigazioni private milanese, diretta da Fabio Di Venosa. Maanna e Landi vengono pedinati per 11 giorni tra fine giugno e inizio luglio, come mostrano i resoconti inviati dalla società investigativa. Il costo è di 70 euro all’ora per investigatore. E l’ultimo giorno di sorveglianza è stato il 4 luglio scorso. Come finirà, ora che gli hacker hanno hackerato Haking Team, è davvero impossibile dirlo. 

    Ancora uno sviluppo della saga Hacking Team. Questa mattina la procura di Milano ha disposto una perquisizione nella sede di una società fondata da due suoi ex-dipendenti che erano già indagati per accesso abusivo a sistema informatico e rivelazioni di segreto industriale. Solo che ora, da parte degli inquirenti, si aggiunge l’ipotesi che gli indagati abbiano fatto affari con una società saudita a cui potrebbero aver venduto proprio il codice sorgente del software di Hacking Team. Società saudita che, è l’ipotesi della procura, a sua volta potrebbe essere anche un intermediario per ambienti militari o governativi. 

    Mentre è smentita l’ipotesi, circolata anche con enfasi sui media, dei possibili legami con estremisti jihadisti . «l legame con estremisti jihadisti non è negli atti né è stato mai citato dalla Procura», dice alla Stampa il pm Alessandro Gobbis, che coordina le inchieste sull’attacco ad Hacking Team e sugli ex-dipendenti indagati. «Non so come sia nata. L’azienda saudita in questione pur essendo di diritto privato è controllata da un fondo d’investimento pubblico, quindi l’ipotesi è che ci siano legami con ambienti militari o governativi. Che potevano essere interessati ad acquistare uno spyware come quello di Hacking Team. Per quanto ci riguarda vogliamo capire se quella transazione avvenuta tra la società dei due ex-dipendenti e la società saudita possa nascondere la vendita di software trafugato da Hacking Team». 

    Ma facciamo un passo indietro. Hacking Team, la società milanese che vende spyware, software spia, in tutto il mondo, viene hackerata lo scorso luglio. L’indagine sul misterioso hacker è a carico di ignoti, ma nel mentre la procura di Milano indaga anche cinque ex collaboratori ed ex-dipendenti di Hacking Team con ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico (che sarebbe avvenuto quando ancora erano dipendenti, molto prima del luglio 2015) e rivelazione di segreti industriali. Tra questi ci sono il commerciale libanese Moustapha Maanna e lo sviluppatore italiano Guido Landi, che erano usciti dalla società milanese già nel maggio 2014 per fondare una loro società a Torino, Mala srl. Ed è proprio nella sede torinese di Mala che è avvenuta questa mattina la perquisizione da parte della polizia postale di Milano e quella di Torino. 

    Al vaglio degli investigatori un versamento di circa 300mila euro sul conto di Mala srl da parte di una società con base in Arabia Saudita, la Saudi Technology Development Inv, versamento avvenuto nel novembre 2014. Il sospetto è che ad essere venduto, allora, sia stato il codice sorgente dello spyware Rcs. La ragione del versamento sarebbe infatti un servizio di formazione professionale che, però secondo gli inquirenti, non sarebbe mai stato effettuato. 

    Per l’avvocato Sandro Clementi, che con Angela Ferravante difende sia Landi che Maanna, la perquisizione sarebbe un atto dovuto. «Nasce dalla versione dei fatti di Hacking Team», commenta Clementi a La Stampa. «I nostri assistiti avevano già chiarito la loro posizione nell’interrogatorio e in una serie di memorie depositate». L’inchiesta contro gli ex dipendenti nasce infatti da una denuncia in Procura presentata da David Vincenzetti, il Ceo di Hacking Team, lo scorso maggio, prima dell’attacco informatico. Denuncia che dopo l’attacco ha assunto probabilmente un peso diverso e che necessitava di approfondimenti.  

    Come scritto su La Stampa, la progressiva fuoriuscita di diversi dipendenti da Hacking Team aveva prodotto negli ultimi due anni molto nervosismo nel management, che era arrivato addirittura a supporre una sorta di complotto ai danni dell’azienda. Al punto da assoldare l’agenzia investigativa Kroll che aveva svolto indagini sulle attività di alcuni ex-collaboratori; e al punto di coinvolgere e attivare i propri contatti nei servizi segreti

    Rispetto a quanto avvenuto stamattina, resta da capire perché gli inquirenti pensino che Landi e Maanna abbiano venduto proprio il codice Rcs a questa società saudita. E perché questa possa essere considerata un intermediario per altri soggetti destinatari del codice. Se fosse così e la cifra completa fosse davvero di 300mila euro, il codice sarebbe stato svenduto, dal momento che anche solo l’acquisto del software Rcs – in forma di licenza d’uso – per un periodo limitato viaggiava su cifre ben più alte. Da quanto risulta alla Stampa una delle attività svolte da Mala era la ricerca di exploit, codici che sfruttano vulnerabilità del software, e che spesso non sono fatturati come tali, specie se venduti in certi Paesi. Il fatto che la società con cui abbiano fatto affari sia poi saudita non vuol dire molto di per sé, dato che anche la stessa Hacking Team aveva rapporti commerciali con l’Arabia Saudita e in molti altri Paesi della regione. 

    Nel frattempo la stessa Hacking Team non sembra essersi persa d’animo: sarebbe quasi pronta una nuova versione del suo software Rcs. Mentre qualche giorno fa, in una mailing list indirizzata soprattutto ai clienti, Vincenzetti vaticinava la diffusione pervasiva delle comunicazioni cifrate (che dal suo punto di vista sarebbero una iattura per le forze dell’ordine). «È evidente che l’amministrazione americana non ha lo stomaco di opporsi ai conglomerati IT americani e approvare leggi impopolari ma necessarie», scriveva il Ceo, riferendosi alla possibilità di imporre backdoor o di indebolire la crittografia nei prodotti tecnologici venduti dalle aziende. Così, era il ragionamento, le forze dell’ordine non riusciranno a combattere il terrorismo. «Solo le aziende private possono aiutare», concludeva. O almeno quelle che non sono accusate di fare affari con la parte sbagliata. 

    (Articolo aggiornato alle ore 16.00 per includere anche la dichiarazione del pm Alessandro Gobbis)   

    B.A.

    Reply
  8. avatar
    Anonimo at |

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/16/marco-carrai-a-capo-di-unagenzia-per-la-cyber-security-nascono-gli-007-del-giglio-e-lui-pretende-la-qualifica-di-agente-segreto/2380168/

    Mmmm…Al di là delle venature politiche/polemiche, è una rivoluzione che intacca la strategia dell'intelligence nostrana?

    Nelson

    Reply
    1. avatar
      Anonimo at |

      Sullo stesso numero di Il Foglio Quotidiano a pagina 18

      Caso Abu Omar: Portogallo, un'ex Agente della CIA (Sabrina de Sousa)

      sara' estradata in Italia.

      Inoltre …

      Silendo cosa pensi di questa Nomina di Marco Carrai ( socio 

      fondatore della Cys4 ) a Direttore della Agenzia per la Sicurezza 

      Informatica sotto il Dis presso la PdC pretendendo la qualifica prevista per 

      gli appartenti al Aise e Aisi ?

      B.A.

      Reply
      1. avatar
        Anonimo at |

        Sabrina De Sousa: “Finirò in galera e sono delusa: abbandonata dal mio governo”

        L’ex agente Cia : per me né grazia, né garanzie

         

        L’ex agente Cia ha accusato il Segretario di Stato di allora Condoleeza Rice e i vertici della Cia in Italia

         

        Leggi anche

         

         

        09/06/2016

        paolo mastrolilli

         

         

         

         

        «Sono triste soprattutto perché non rivedrò mai più mia madre, che ha 90 anni, e per il dolore che la mia intera famiglia ha dovuto sopportare». 

        Queste potrebbero essere le ultime parole pronunciate in libertà da Sabrina De Sousa, l’ex agente della Cia condannata per la extraordinary rendition di Abu Omar, che ha accettato di commentare con La Stampa la decisione delle autorità portoghesi di dare via libera alla sua estradizione in Italia. Il provvedimento è già esecutivo, e quindi De Sousa potrebbe essere in prigione, quando questa intervista verrà pubblicata. 

        Come giudica la decisione dei magistrati di Lisbona di consentire il suo trasferimento in Italia?  

        «Hanno seguito le garanzie che erano state date al Portogallo, secondo cui io avrei ricevuto la notifica del procedimento a mio carico a processo avvenuto, e quindi avrei avuto la possibilità di fare appello e ricevere un nuovo giudizio. Ma questa informazione fornita dalle autorità italiane ai giudici portoghesi era sbagliata, perché la condanna è definitiva e non esiste la possibilità di tenere un altro processo». 

        Il Presidente della Repubblica italiana ha dato la grazia a Bob Lady, capo della Cia a Milano durante l’extraordianry rendition e quindi suo superiore diretto, e lo stesso Abu Omar ha detto di averla perdonata. Anche lei ha presentato la domanda per ricevere clemenza, ma non ha ancora ricevuto una risposta: perché?  

        «Il mio avvocato italiano potrebbe rispondere meglio, perché è stato in contatto con l’ufficio del Presidente della Repubblica. Quello che so io è che alcune grazie sono state concesse, perché il governo degli Stati Uniti aveva chiesto al Presidente il perdono per alcuni individui. Io non ero tra questi». 

        Così lei sembra implicare che il governo americano l’ha abbandonata, forse perché ha criticato il programma delle rendition, si è dimessa dalla Cia, ed è arrivata a fare causa al Segretario di Stato. Ora che la sua incarcerazione sembra imminente, cosa chiede a Washington, per evitare questo sviluppo imbarazzante per le relazioni bilaterali?  

        «Non saprei. Il mio avvocato americano, Abbe Lowell, mi ha comunicato che un paio di settimane fa ha cessato di fare qualunque tentativo, e mi ha detto che il governo americano non stava facendo nulla». 

        Lei ha appena inviato una lettera a Papa Franceso sul tema delle extraordinary rendition. Come pensa che il Santo Padre possa aiutarla sul piano legale?  

        «Non credo che possa fare nulla per il mio caso. Volevo solo sottolineare le difficoltà che ho incontrato nel cercare di difendermi, per i due principali ostacoli che sono stati applicati ad altri casi. E volevo anche evidenziare che in Europa l’attenzione non è concentrata sul reato di terrorismo, dove applicabile, ma sul trattamento dei detenuti». 

        Chi considera responsabile del rapimento di Abu Omar?  

        «Il capo della Cia a Roma in quel periodo, Jeffrey Castelli, e i suoi agenti che prepararono il piano. Poi coloro che lo avevano autorizzato negli Stati Uniti, già nominati da me in passato (aveva in particolare citato la consigliera per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice ndr.), e coloro che lo avevano approvato in Italia. L’italiano chiave che aveva partecipato era Pironi del Ros». 

        Ha paura di andare in carcere?  

        «Sono delusa. Davvero volevo avere l’opportunità pulirmi dalle accuse. Poi sono triste perché non rivedrò mai più mia madre, che ha 90 anni, e per il dolore patito dalla mia famiglia». 

        Reply
  9. avatar
    Anonimo at |

    http://formiche.net/2015/08/19/cys4-ecco-chi-lavorera-la-start-up-carrai-bellodi-nella-cybersecurity/

    Silendo la recentissima data di costituzione

    della società non si presta a fare qualche considerazione di conflitto di interessi già visto

    recentemente ?

    B.A. mai appartenuto a nessun Cerchio Magico

     

    Reply
  10. avatar
    ilconteleon at |
    Reply
  11. avatar
    ilconteleon at |
    Reply
  12. avatar
    ilconteleon at |
    Reply
  13. avatar
    Anonimo at |

    Primo piano

    Fuga dalla società degli spioni. Dopo lo scandalo si dileguano l’ex ambasciatore Usa e le fiduciarie del clan Agnelli

    di Stefano Sansonetti Un fuggi fuggi dalla società degli “spioni”. Del resto, per la Hacking Team, sono stati mesi a dir poco nebulosi. Parliamo della società milanese che produce “materiale” sensibile, ovvero software spia (legali) venduti ai servizi segreti di mezzo mondo. E che nel luglio del 2015 era assurta agli onori della cronaca per…

    Continua →

    di Stefano Sansonetti

     

    28 gennaio commenta

    Inchieste

    Dietro gli spioni dell’Hacking Team spunta fuori anche una rete di fiduciarie vicine a casa Agnelli

    di Stefano Sansonetti Un incredibile giro di società fiduciarie che portano dritte a un gruppo di professionisti di Torino da sempre vicini alla famiglia Agnelli. Continuano a emergere dettagli sorprendenti dietro alla Hacking Team, la società milanese che produce software spia legali venduti tra gli altri ai Servizi segreti italiani e di mezzo mondo. La…

    Continua →

     

     

    14 luglio commenta

    Primo piano

    I grandi spioni gettano nel caos la Lombardia. Adesso la Regione cerca di vendere in fretta e furia l’imbarazzante partecipazione nella Hacking Team

    di Stefano Sansonetti Adesso la Regione Lombardia cerca di vendere in tutta fretta quell’imbarazzante partecipazione. A quanto pare l’affaire Hacking Team, dal nome della società milanese che produce software spia e che nei giorni scorsi è stata oggetto di un clamoroso attacco informatico, sta creando non pochi imbarazzi ai vertici regionali, oggi rappresentati da Roberto…

    Continua →

     

     

    13 luglio commenta

    Primo piano

    Dietro ai grandi spioni dell’Hacking Team spunta fuori anche l’ex ambasciatore americano in Italia

    di Stefano Sansonetti Spunta fuori nientemeno che l’ex ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli. Accanto a lui, anche se su un diverso piano di partecipazione azionaria, c’è pure la Regione Lombardia. Due “soci” destinati ad aprire nuovi squarci sulla Hacking Team, la società milanese di produzione di software spia legali che qualche giorno fa è…

    Continua →

    Anche un ex Ambasciatore Americano ….

    Reply

Leave a Reply


(obbligatorio)