4 Responses

  1. avatar
    pietro at |

    semplice Silendo gli rispondiamo con L'arte umoristica Partenopea 

    Reply
  2. avatar
    The Hooded Claw at |

    No, i tedeschi non spiano, è tutto un complotto Anglo-Massonico che vuole screditare Santa Angela. 

    Reply
  3. avatar
    Anonimo at |

    IL DOPPIOGIOCHISTA INFILTRATO TRA I SERVIZI SEGRETI TEDESCHI ERA UN EX PORNOATTORE GAY ASSUNTO DA POCHI MESI: SI ERA CONVERTITO IN SEGRETO ALL’ISLAM NEL 2014 – HA 51 ANNI, E’ NATO IN SPAGNA ED ERA STATO ASSUNTO PER MONITORARE GLI INTEGRALISTI SALAFITI IN GERMANIA

    Noam Benjamin per il Giornale

    Una talpa. Una spia. Un doppiogiochista. In ogni modo una figuraccia. Il Bundesamt für Verfassungsschutz (BvF), servizio segreto tedesco per gli affari interni, si è scoperto infiltrato da un radicale islamico. Un incidente di percorso dalle possibili conseguenze pericolose, condito, come in ogni spy story che si rispetti, da curiosi particolari piccanti. Perché l' uomo che stava passando i segreti del BvF ad ambienti jihadisti in Germania avrebbe anche un passato da attore porno gay.

     Il dettaglio a luci rosse non aggrava né allevia lo smacco per l'intelligence dedita alla sorveglianza delle attività contrarie alla Costituzione. Gli scopi del BvF sono molteplici, ma due sono i suoi obiettivi principali, pubblicizzati a partire dal suo sito web. La prima è una vecchia sfida: il controllo dell'estremismo politico (ossia i ciclici rigurgiti di neonazismo in Germania); l'altra, al passo coi tempi, è il contrasto del radicalismo islamico. Il dipendente del BvF, cittadino tedesco nato in Spagna 51 anni fa, è stato fermato a Düsseldorf mentre tentava di diffondere ad ambienti jihadisti via web informazioni online aggiungendo commenti islamici, ovviamente sotto falso nome.

    Lo smacco vale doppio se si considera che il funzionario era stato assunto dalle spie tedesche proprio per monitorare gli ambienti salafiti. Da molto tempo il salafismo, dottrina integralista di scuola sunnita, è indicato in Germania come uno dei brodi di coltura del radicalismo islamico. I salafiti tedeschi sono circa 9.500, una goccia nel mare degli almeno quattro milioni di musulmani nella Repubblica federale, eppure le loro vicende abbondano nelle cronache.

     In più occasioni esponenti salafiti sono stati accusati di agire come finanziatori e reclutatori per l'Isis, operando come cinghia di trasmissione fra gli integralisti tedeschi e lo Stato islamico, sempre interessato a ingaggiare nuove leve per le sue guerre in Siria e in Iraq così come per i suoi attentati nel resto del mondo.

    «La crescita incontrollata dei salafiti sta facendo aumentare il numero dei reclutatori», aveva dichiarato lo scorso settembre il numero uno del BvF, Hans-Georg Maassen. Anche in queste ore è toccato a Maassen spiegarsi: «Abbiamo evidentemente a che fare con il caso di un individuo che si è radicalizzato senza che l' ambiente circostante se ne rendesse conto».

     Il numero uno de BvF ha anche rimarcato come tentativi di infiltrazione anche da parte di agenzie straniere siano relativamente frequenti. Secondo la procura di Düsseldorf, oltre a diffondere informazioni riservate, l'uomo stava anche preparando un attentato contro il quartier generale del BvF a Colonia. Un obiettivo di primo piano per un dipendente che era stato assunto solo lo scorso aprile e che si era convertito all'Islam solo nel 2014. Una decisione maturata e adottata nell'ombra.

    Prima di essere assunto dai servizi, il sospettato, sposato con quattro bambini a carico, era un tranquillo bancario. Più movimentato invece il suo passato remoto, come attore di film a luci rosse. Un passato al quale il 51enne doveva ancora essere affezionato visto che, riporta la Bild, usava il suo vecchio nome d'arte anche come identità per accedere alle chat dell'Islam radicale dove altre spie lo hanno scovato e identificato.

    Troppo precise, hanno poi spiegato fonti dei servizi, le informazioni diffuse dall'uomo sull'intelligence di appartenenza. Il caso dell' infiltrato islamico ha provocato dubbi sulla serietà del processo di ingaggio da parte del BvF. «Non abbiamo osservato problemi strutturali», ha però affermato il portavoce degli Interni, Tobias Plate, sottolineando che «il servizio ha svelato in autonomia l' identità della persona».

    Reply
  4. avatar
    Anonimo at |
    Reply

Leave a Reply


(obbligatorio)