10 Responses

  1. avatar
    ilconteleon at |

    ISIS: il franchising dei Servizi?

    Sicuri che il terrorista britannico dall’accento londinese parli a nome dell’Isis?

    Claudio Moffa

    Giovedì 21 Ago 2014, 18:56

    http://www.lindro.it/politica/2014-08-21/139344-isis-il-franchising-dei-servizi

    L’identikit ‘completo’ del terrorista con accento londinese e di nazionalità britannica che ha assassinato James Foley è la chiave di volta, o per meglio dire il ‘simbolo’, su cui ragionare per cercare di capire dove sta andando l’Occidente nella sua da sempre ambigua e confusa (volutamente confusa) lotta al ‘terrorismo islamico’.

    Partiamo da tre considerazioni: la prima è che tutto quel che accaduto nelle ultime settimane in Iraq è servito di fatto a deviare e occultare l’indignazione mondiale per le stragi di Gaza, che avevano fatto sobbalzare non solo la gente comune, ma anche -per fare due nomi- Barack Obama e Ban Ki Moon, autori di battute critiche restate miseramente tali, ma che comunque non corrispondono agli stereotipi di molto mondo pacifista nei loro confronti. Il tutto dentro un paio incognite di rilievo: una è se tutto l’Isis corrisponda alla figura di quel ‘califfo’ che Teheran  -con l’autorevolezza di uno Stato che non si è mai fatto travolgere dalle trame terroriste – ha definito un ebreo agente del Mossad. La seconda incognita è data dalle alterne letture dei grandi media dell’avanzata dell’Isis nel Kurdistan. A un certo punto TV e giornali ebbero a sottolineare  -con riferimento specifico al caso degli Yazidi- che la situazione non era così grave come sembrava. Poi il salto di qualità: ma è stata la foto di James Foley e la notizia della sua barbara esecuzione a marcare l’orrore a 360 gradi degli ultimi giorni.

    Domanda: si è sicuri che il terrorista britannico dall’accento londinese parli a nome dell’Isis? O, per caso, l’Isis, che ha guerreggiato contro i curdi apertamente sostenuti da Israele (Rainews24, giugno scorso, dichiarazione di Benjamin Netanyahu) e contrastati anche dall’Esercito regolare iracheno (vedi il battibecco-concorrenza su chi aveva respinto le armate del califfo nei pressi della diga contesa, tre o quattro giorni fa), sta diventando, come Al Qaeda, una sorta di franchising dove servizi segreti di tutto il mondo si infilano, magari solo via internet, per perseguire i loro disegni?

    Ci vorrebbero intelligences ‘con le palle’ e prive di pregiudizi per capire come stanno le cose, e in particolare il ‘chi è chi’ in quel groviglio di serpenti che hanno incendiato la vicina Siria contro il legittimo Presidente Bashar al-Assad, un musulmano laico che ha il difetto di insistere su quel che recita il Diritto Internazionale da quasi mezzo secolo: il Golan deve essere liberato dall’occupazione israeliana (che risale al 1967!!) e tornare sotto la sovranità di Damasco. Ma qui, a proposito di indagini accurate sulla galassia terroristica, arriviamo alla seconda considerazione.

    Invero, il caso del terrorista con l’accento londinese non è unico: tutta la storia del ‘terrorismo islamico’, dall’11 settembre ad oggi, risulta costellata da presenze anche israeliane, europee, americane, e talvolta persino africane. Per Francesco Cossiga, ma non solo, l’11 settembre è stato fatto da ‘Cia e Mossad’, lo sanno tutti i politici occidentali, aggiungeva in una intervista a Aldo Cazzullo. Negli attentati in Marocco, poco dopo l’11 settembre, mentre George Bush cercava di tessere una grande alleanza contro il terrorismo, alleanza che -si badi bene- includeva agli inizi anche la Siria di Assad padre –Hafiz al-Assad-, compare il nome di un francese di origine ebraica. Poi ci fu l’attentato di Madrid, di ignota matrice e di tipo stragista: venne lanciato, però, come possibile ‘lotta di liberazione’ dalla strana coppia Magdi AllamMoreno Pasquinelli su ‘Il Corriere della Sera’  -il primo nella veste di ‘obbiettivo’ intervistatore, il secondo come leader di quel Campo antimperialista che all’inizio della guerra di Siria si sarebbe schierato con l‘ ‘opposizione’ antiAssad foraggiata dai servizi inglesi, francesi e israeliani. Infine, la metropolitana di Londra, nei giorni in cui la stampa britannica rivelava un piano di Tony Blair per uscire in tempi rapidi dal pantano iracheno: fra gli attentatori un etiope, legato a una musulmana bosniaca.

    I musulmani bosniaci? Ecco un altro scenario da tener presente quando si parla di ‘terrorismo islamico’ o di islamismo: oltre alla transnazionale e a-territoriale Al Qaeda -che si è ritrovata o si ritrova a fianco di Israele contro Hezbollah, Hamas, Al Bashir e Saddam Hussein- sono almeno sette i movimenti armati più o meno islamici targati (anche) Israele e Mossad: quelli siriani che puntano a rovesciare il Governo di Damasco; parte almeno di quelli libici che con la connivenza del ‘espion du Mossad’ Nicolas Sarkozy (‘Le Figaro’) e grazie anche all’allucinante complicità italiana hanno distrutto la Jamayhiria; i Ceceni, gli efferati stragisti antiPutin ‘compresi’ da Adriano Sofri, Marco Pannella e Bernard Henry Levy ma da cui prese le distanze dalla clandestinità Saddam Hussein prima di essere catturato: ceceni che vennero foraggiati -‘Il Corriere della Sera’ docet- dal finanziere ebreo-russo nonché Presidente della sinagoga di Mosca, Boris Berezovsky; i Musulmani bosniaci, esuli spesso in Israele, criticati apertamente da Muʿammar Gheddafi, e punta di lancia dell’odio antiserbo nella ex Jugoslavia centrale; i Kosovari protetti dai bombardamenti Nato dopo la truffa del vertice di Rambouillet, e appoggiati da una delle Fondazioni di George Soros contro Slobodan Milosevic, in conflitto con l’allora Presidente della Banca centrale di Belgrado Dragoslav Abramovich; la guerriglia del Darfur, rivilatizzasi grazie alla convergenza di Osama Bin Laden e Israele in suo soccorso, dopo  -si badi bene- che una decina di Stati e organizzazioni regionali (USA, UE, Lega Araba, Unione Africana, Francia, Gran Bretagna, Nigeria …) avevano controfirmato un accordo di pace (giugno 2005) tra Khartum e una delle due guerriglie darfuriane; e infine i Curdi, movimento armato che dai tempi dello Scià ha sempre avuto il sostegno non solo della Cia ma anche del Mossad (fonte Benny Morris), secondo un progetto di balcanizzazione dell’intero Medio Oriente descritto dalla rivista dell’Organizzazione sionista mondiale Kivunim (anno 1982), e che oggi rischia di implementarsi in Iraq sull’onda dello sciagurato ‘federalismo economico’ che gli occupanti angloamericani hanno imposto all’Iraq postbaathista, un Iraq si badi bene, che ai tempi di Saddam aveva dentro i suoi governi personalità curde e cristiane, a cominciare da Tareq Aziz. E’ proprio grazie alla nuova Costituzione federale, e al sostegno di numerosi agenti israeliani trasferitisi nel caos del ‘nuovo’ Iraq nella regione settentrionale, che si è affermata, negli ultimi 10 anni, una indipendenza di fatto dei curdi, indipendenza che oggi Nethanyahu    -lo ‘stragista’ di 2.000 (due-mi-la) palestinesi in lotta per la fine dell’embargo ‘genocida’ di Gazavuole formalizzare. Ci riuscirà, magari con l’aiuto di certi ‘rivoluzionari’ nostrani?

    Terza considerazione: a fronte del panorama sopra descritto (e assolutamente veridico, confortato cioè da notizie provenienti proprio dalle grandi ‘reti mediatiche’ occidentali: la differenza tra chi scrive e altri è che il sottoscritto mette assieme i numeri e fa la somma, e molti altri dimenticano o fanno finta di dimenticare i numeri, cioè le unità di notizia da sommare, e dunque se la prendono con un indistinto ‘Islam’) l’Occidente pretende di confondere in un unico universoterroristarealtà profondamente diverse. Una scelta assurda, priva di logica soprattutto nel caso dell’Italia: non solo, infatti, il Diritto internazionale ma anche la memoria storica della sinistra (e il Governo attuale è a guida centrosinistra) recita che un conto sono i movimenti di liberazione armati e che come tali, in caso di invasione straniera, compiono legittimi ‘atti di terrorismo’ contro le forze occupanti; e un conto sono Al Qaeda, e in generale i fenomeni di terrorismo stragista nelle città europee e americane, peraltro occorsi spesso proprio in prossimità o coincidenza di svolte cruciali: chi ha mai ricordato negli anniversari dell’11 settembre, che quel preciso giorno del 2001, a conforto delle rivelazioni di Cossiga, il Segretario di Stato Colin Powell (la notizia venne pubblicata anche da ‘Il Corriere della Sera’!!!) si sarebbe dovuto recare al Palazzo di Vetro a annunciare il sì di Washington al ministato Stato palestinese, in Cisgiordania e Gaza?

    Dunque occorrerebbe distinguere, cosa che non fanno gli USA e l’Europa, che ancora accettano la registrazione di Hamas (contro cui invano Netanyahu ha sperato in una sollevazione popolare a Gaza) come organizzazione terrorista, e che pure hanno invitato a partecipare alle trattative de Il Cairo. Ovvio invitarla, Hamas è assieme all’alleato Abu Mazen, il ‘legittimo rappresentante del popolo palestinese’.

    La confusione è dunque tanta: verso dove andranno questa Europa e questi Stati Uniti? Cosa vuol dire il video -peraltro fasullo, non si vede sangue durante la ‘decapitazione’ di Foley (tra le analisi che smentiscono l'autenticità questa)-  dei cui orrori si sta parlando in tutto il mondo nelle ultime 48 ore?

    E’ difficile rispondere a queste domande: si può notare solo che l’input della notizia chiave che ha scatenato la reazione sin qui verbale degli USA e europea, viene da o è passata innanzitutto tramite i media secondo modalità puramente giornalistiche, e che la sottolineatura di una nazionalità ‘britannica’ del terrorista con accento londinese, potrebbe essere, dunque, una sorta di messaggio a tutte le leadership occidentali, che per colpire il vero terrorismo occorre guardarsi dentro, guardare dentro questo Occidente marcio di guerre e di razzismo antislamico (che per inciso non è quello che si oppone giustamente all’invasione di migranti musulmani e non, in Europa e in Italia, battaglia sacrosanta che il sottoscritto approva senza se e senza ma) e vedere chi trama nella direzione di continue guerre, del caos, di una strategia del tanto peggio tanto meglio.

    Chi vuole lo scontro tra civiltà, tra Islam e Cristianesimo, tra Europa e mondo arabo? E verso dove si muoveranno i leaders europei e americani nei tre scacchieri di crisi  -Ucraina, Iraq, Palestina- che non a torto il Papa ha definito ‘la terza guerra mondiale’?

    Tentato sempre da una sorta di pessimismo ottimista, non so rispondere a questa domanda, e aspetto altri dati. Di una cosa sono tuttavia certo: quale che sia politico di quale che sia Paese occidentale, se vuole veramente far fronte a una crisi mondiale che ha uno dei più solidi punti di raccordo nell’Israele così com’è -Soros verso Putin, Nethanyau versus Bagdad e versus Gaza- dovrebbe contrastarne il fulcro d’acciaio, appunto l’espansionismo bellicista, in modo intelligente e argomentato.

    Mi viene in mente il ripensamento radicale di quel ‘diritto di ingerenza umanitaria’ che tanti danni ha prodotto  -ancora il Papa: contrastare le violazioni, ma secondo i principi della Carta delle Nazioni Unite e non con altre aggressioni, cosiddette ‘umanitarie’-   in tutto il mondo e soprattutto in Europa e nel Vicino Oriente.

    Le sovranità degli Stati sono state lese non solo in Europa dalla deriva liberticida e iperburocratica del Diritto Europeo che ha partorito Maastricht, ma in tutto il mondo, grazie al percorso similare del Diritto Internazionale, passato dalla salutare rigidità dell’articolo 2 della Carta dell’ONU (non si toccano sovranità e integrità degli Stati) a una deriva folle per cui l’Occidente è pronto a avallare quale che sia ribellione secessionista (Iraq) o eversiva (Libia) in quale che sia Paese ‘diverso’, se ci sono in ballo interessi geopolitici o economici di rilievo.

    Parallelamente, o in alternativa, mi vengono in mente tre atti di tre statisti occidentali, complessivamente pessimi o no poco mi importa: il primo è Francesco Cossiga, con la sua lettura professionale dell’11 settembre già citata; il secondo è Blair, il suo outing rivoluzionario davanti alla Commissione di inchiesta del Parlamento britannico sulla guerra d’Iraq: «scegliemmo di andare in guerra contro Saddam in una riunione con ufficiali israeliani». Il terzo è lo stesso Obama, che un anno fa ebbe il coraggio di dire no a un attacco contro la Siria. Nessuno di questi statisti è stato o e un eroe: per quel che mi riguarda hanno commesso enormi errori e veri e propri crimini, uno continua ancora, ed è il restare ancora in Afghanistan a morire ammazzati non solo i cittadini afghani ma anche i soldati occidentali in missione cosiddetta 'umanitaria'. Ma a ogni politica pericolosa, ci dovrebbe essere un limite, e questo è sicuramente il momento giusto per evitare di superarlo: tranne che si voglia cedere ai ‘gufi’ internazionali, quelli che aspettano con ansia una nuova guerra mondiale, per spostare ancora una volta dalla loro parte gli equilibri internazionali e quelli interni ad ogni Paese, a cominciare dall’Europa e dagli Stati Uniti.

     

    Reply
    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Teheran  -con l’autorevolezza di uno Stato che non si è mai fatto travolgere dalle trame terroriste

      Cos'è questa, la barzelletta della settimana?

      Reply
  2. avatar
    Asso at |

    Mi è parso di capire che il Califfato stia puntando dritto su Londra. Hooded tieni gli occhi bene aperti. Dall’Italia contiamo molto su di te

    Reply
    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Non mi dire, sono a Londra anche domani.

      :-(

      Reply
  3. avatar
    Anonimo at |

    aggiungerei anche questo..

    https://www.youtube.com/watch?v=0s5KvzGl5GI

    #35

    Reply
  4. avatar
    #35 at |
    Reply

Leave a Reply


(obbligatorio)