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    a.p. at |

    Ma il fatto che il tenore degli articoli di tal "mossadeq" (il nome conta…) sia sempre anti-saudita non potrebbe sollevare dei dubbi sulla sua parzialità? :)

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    CaioDecimo at |

    Mi allaccio al tema dello sfruttamento delle risorse di idrocarburi per segnalare lo studio diffuso in questi giorni dalla societa' di consulenza internazionale Accenture, relativo ad alcuni bacini di shale oil/gas : http://www.accenture.com/SiteCollectionDocuments/PDF/Accenture-Energy-International-Development-Unconventionals.pdf .

    Unconventional resources—specifically shale gas, tight gas, shale oil and tight oil—have revolutionized the energy landscape in the United States, using new technologies such as horizontal drilling and hydraulic fracturing to access previously unavailable reserves. America’s success with unconventional resources has prompted many to consider whether other countries that show similar promise will also be successful in developing their unconventional resources—and if so, where and how fast.

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    roberto at |

    Ciao Silendo,rieccomi qui a leggere sempre molto interessatol e tue pagine…mi sto interessando molto ultimamente alla varie questioni geopolitiche in cui rientra di diritto questa nuova conformazione territoriale(si può dire così???)parlo del Califfato,dell'avanzata dei jihadisti,degli aiuti/non aiuti che vengono offerti,..insomma poi tutto cade nella questione petroli???Gia i curdi sono i proprietari di parecchi giacimenti e mi pare facciano affari con qualcuno ..tra cui la Russia(sempre lei???)…come la vedi tu?..rimaniamo in tema…dopo la Siria mano russa anche qui??che prospettive si aprono??Israele mantiene intanto l'amicizia con i curdi??gli fà comodo no???

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    mv at |

    Lettura interessante… Ci sarebbe molto da lavorare, dal punto di vista teorico, sul balancing regionale in un contesto multipolare…

    Dall'equazione manca l'interesse cinese a investire di più in Iraq: gli astri sembrano allinearsi bene, per Teheran. Molto, molto meno per Riyad.

    Piccola chiosa: a mio modesto avviso, se l'Europa esistesse, potrebbe avere un'ottima partnership con l'Iran, che ha sicuramente prospettive di sviluppo economico e diversificazione incomparabilmente migliori dei Paesi della penisola araba.

     

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      The Hooded Claw at |

      Vero, e l'Italia per una volta potrebbe veramente essere la testa di ponte per una partnership con Teheran, visti i precedenti storici.

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    clapwoman at |

    ~~
    Isis e petrolio, chiesta una consulenza svizzera

    Lo scorso autunno si è tenuto un incontro tra rappresentanti delle autorità americane, svizzere e di due società specializzate nel commercio di oro nero

     

    BERNA – Il finanziamento delle attività dell'Isis grazie al contrabbando di petrolio è stato al centro di un incontro a Berna tra rappresentanti delle autorità americane e svizzere, nonché di due società specializzate nel commercio di oro nero. Durante le discussioni si è voluto capire come il petrolio esca da Siria e Iraq.

    La riunione si è svolta nei locali della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) il 29 ottobre 2014, ha dichiarato all'ats il portavoce del Dipartimento federale dell'economia (DEFR), Erik Reumann, confermando un'informazione pubblicata oggi dal quotidiano romando Le Temps.

    Stando al DEFR, due società di trading "sono state invitate allo scopo di ottenere, sulla base delle loro conoscenze, una valutazione del volume e delle operazioni petrolifere dell'Isis". L'obiettivo era di discutere delle diverse fonti di finanziamento del sedicente Stato islamico.

    Questo genere d'incontri non è eccezionale, ha aggiunto Reumann. I contatti tra autorità americane e imprese elvetiche, nell'ambito della politica delle sanzioni, sono organizzate esclusivamente dalla SECO nella sua veste di autorità competente per l'attuazione di sanzioni in Svizzera.

    Il momento scelto per la riunione coincideva con la crescita della pressione internazionale sull'Isis. Nell'ottobre scorso, Washington aveva affermato di voler "asfissiare" le finanze dei jihadisti, di cui il contrabbando di petrolio costituisce una delle maggiori fonti di reddito.

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