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    Anonimo at |

    grazie Silendo 

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    Anonimo at |

    Finmeccanica, un colonnello dei carabinieri
    “aiutava” nei rapporti con i servizi segreti

                    
    Il nome del numero due dell’Aise, Alberto Manenti, compare nell’interrogatorio di Borgogni. Che parla anche delle relazioni con la magistratura. Uno 007 coinvolto addirittura nella vicenda Nigergate
    di GREGORIO ROMEO
    ROMA  –  Non solo manager, intermediari e grand commis indiani: nelle carte sull’inchiesta Finmeccanica spunta anche l’ombra dei servizi segreti. È ancora una volta la gola profonda Lorenzo Borgogni, l’ex dominus delle relazioni esterne della multinazionale di Stato, a parlare. Questa volta, fa il nome di Alberto Manenti, attuale numero due dell’Aise, l’Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna: “sono voci ricorrenti”, spiega Borgogni ai giudici di Napoli, quelle che tratteggiano il “Generale Manenti” come responsabile “delle coperture” di cui gode Finmeccanica “a livello di servizi segreti”. “Coperture” chiarisce nel suo interrogatorio Borgogni, che Finmeccanica coltivava anche nella magistratura. E proprio per il tentativo di condizionare le indagini, anche attraverso i rapporti con alcuni magistrati, è finito in manette il presidente Giuseppe Orsi.

    Le entrature di Finmeccanica ad un livello così alto dell’intelligence, è bene chiarirlo, non sono penalmente rilevanti ma aprono nuovi interrogativi. Non è la prima volta, infatti, che emergono rapporti tra l’azienda di Stato e uomini dei servizi. Partiamo dal 2010, quando, interrogato dai giudici di Roma, era stato Giuseppe Mongiello, socio di “Ernst & Young”, a parlare del coinvolgimento del Sismi (ora Aise) nel caso Finmeccanica-Digint, l’affare che coinvolgeva anche il faccendiere Gennaro Mokbel e che sarebbe servito a creare “fondi neri” all’estero. Davanti ai pm, il socio della società di revisione americana ricorda che: “Lorenzo Cola (ex super consulente di Finmeccanica finito in manette; ndr) mi parlò dell’affare a casa sua a Milano alla presenza di un militare, tale Maurizio Pozzi, che si presentò come capocentro Sismi di Milano. Avevo saputo da Cola che la tecnologia che doveva essere trasferita a Finmeccanica tramite Digint, gli era stata segnalata proprio dal capocentro Sismi”. Successivamente, lo stesso Pozzi sarebbe passato dai servizi alle dipendenze di Finmeccanica, ricoprendo il ruolo di capo della sicurezza di Alenia North America.

    Ancora più interessante è la testimonianza, mai smentita, che l’imprenditore Bernardo Barra, ex socio in affari di Lorenzo Cola, affida nel 2010 al giornalista Paolo Mondani di Report: “Cola consigliò ad alcuni dirigenti del Sismi degli investimenti in Borsa, poi rivelatisi fallimentari”. I dirigenti non apprezzarono e così “con il suo sistema di affidamento dei lavori, Cola cercò di riparare al suggerimento disgraziato”. Nell’ambiente, inoltre, “Si diceva che Cola conoscesse Manenti, senz’altro”.

    Ma chi è Alberto Manenti, il numero due dell’Aise citato da Lorenzo Borgongi come “copertura” di Finmeccanica? Nei retroscena sull’intelligence degli ultimi 15 anni il suo nome compare spesso. Nel caso Telekom Serbia, ad esempio, sono Italo Bocchino e Maurizio Gasparri ad avanzare i sospetti che dietro a quell’operazione si fosse mosso il Sismi, in particolare l’ottava divisione diretta proprio da Alberto Manenti. Ma anche  nel caso Nigergate (i falsi dossier che avrebbero dovuto provare l’importazione di uranio dell’Iraq di Saddam Hussein) Manenti è coinvolto in qualità di capo dell’unità “Armi di Distruzione di Massa”.

    A inizio 2011, infine, un’ondata di prepensionamenti nei servizi mette a rischio la carriera di alcuni funzionari. Manenti, nonostante il sopraggiunto limite di età, viene promosso, non senza polemiche, vicedirettore operativo dell’Aise. Nella stessa tornata Marco Mancini, appena condannato a 9 anni per il sequestro dell’imam Abu Omar, fu nominato capocentro del servizio militare a Vienna.
    B.A.

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      The Hooded Claw at |

      Finmeccanica non intrattiene rapporti solamente coi servizi segreti italiani, sono ben posizionati anche con quelli di un’isola nel Nord dell’Atlantico…

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    Anonimo at |

    http://rassegnastampa.difesa.it/130322/1UFOBT.pdf
    Dall’Espresso del 8/3/2013.
    B.A.

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    Anonimo at |

    24 OTTOBRE 2005 di CARLO BONINI e GIUSEPPE D’AVANZO
    Doppiogiochisti e dilettanti
    tutti gli italiani del Nigergate

                     
     

    Fabbricate a Roma in maniera goffa e artigianale le prove su Saddam. Storia del falso dossier uranio che il Sismi spedì alla Cia. L’ammissione di Martino alla stampa inglese: “Americani e italiani hanno lavorato insieme. E’ stata un’operazione di disinformazione
    ROMA – L’intervento militare in Iraq è stato giustificato da due rivelazioni: Saddam Hussein ha tentato di procurarsi uranio grezzo (yellowcake) in Niger (1) per arricchirlo con centrifughe costruite con tubi di alluminio importati dall’Europa (2). Alla costruzione delle due “bufale” (non si troverà traccia in Iraq né di uranio grezzo né di centrifughe), collaborano il governo italiano e la sua intelligence militare. Repubblica ha cercato di ricostruire chi, come, dove e quando ha lavorato e “disseminato” alle intelligence inglese e americana il falso dossier che è valso una guerra.

    Sono le stesse “bufale” che Judith Miller, la reporter che “ha tradito il suo giornale”, pubblica (con Michael Gordon) l’8 settembre 2002. In una lunga inchiesta sul New York Times, Miller racconta dei tubi di alluminio con cui Saddam avrebbe potuto realizzare l’arma atomica. E’ l’argomento che i “falchi” dell’Amministrazione Bush attendono.

    La “danza di guerra”, che segue allo scoop di Judith Miller, appare a un attento media watcher come Roberto Reale (“Ultime notizie”) “uno spettacolo preparato con cura”.

    Condoleezza Rice, allora consigliere per la Sicurezza nazionale alla Casa Bianca, dice: “Non vogliamo che la pistola fumante abbia l’aspetto di una nube a forma di fungo” (Cnn). Un minaccioso Dick Cheney rincara la dose a Meet the press: “Sappiamo, con assoluta certezza, che Saddam sta usando le sue strutture tecniche e commerciali per acquistare il materiale necessario ad arricchire l’uranio per costruire l’arma nucleare”. E’ l’inizio di un’escalation di paura.

    26 settembre 2002. Colin Powell avverte il Senato: “Il tentativo iracheno di ottenere l’uranio è la prova delle sue ambizioni nucleari”.

    19 dicembre 2002. L’informazione sul Niger e l’uranio è inclusa nelle tre pagine del President daily brief che ogni giorno Cia e Dipartimento di Stato preparano per George W. Bush. L’ambasciatore alle Nazioni Unite, John Negroponte, ci mette il sigillo: “Perché l’Iraq nasconde l’acquisto di uranio nigerino?”.

    28 gennaio 2003. George W. Bush scandisce le 16 parole che sono una dichiarazione di guerra: “Il governo inglese ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di acquisire significative quantità di uranio dall’Africa”.

    La farina di questo sacco è romana.
    Il coinvolgimento italiano negli eventi che precedono l’invasione dell’Iraq ha, sin qui, trovato nella distrazione generale un solitario e grottesco protagonista in un tale che si chiama Rocco Martino, “di Raffaele e America Ventrici, nato a Tropea (Catanzaro) il 20 settembre 1938”.

    Smascherato dalla stampa inglese (Financial Times, Sunday Times) nell’estate del 2004, Rocco Martino vuota il sacco: “E’ vero, c’è la mia mano nella disseminazione di quei documenti (sull’uranio nigerino), ma io sono stato ingannato. Dietro questa storia ci sono, insieme, americani e italiani. Si è trattato di un’operazione di disinformazione”.

    Confessione non lontana dalla verità, ma incompleta.
    Nasconde gli architetti dell'”operazione”. Rocco Martino è a occhio nudo soltanto una pedina. Come i suoi compari. Chi tira i fili delle loro mediocri avventure? Per saperlo bisogna, in ogni caso, cominciare da quel buffo tipo venuto a Roma da Tropea.

    Rocco Martino è un carabiniere fallito. Uno spione disonesto. Intorno a lui si avverte l’aura del briccone anche se non si conosce la sua pasticciata storia. Capitano nell’intelligence politico-militare tra il ’76 e il ’77 “allontanato per difetti di comportamento”. Nell’85 arrestato per estorsione in Italia. Nel ’93 arrestato in Germania con assegni rubati. E tuttavia, a sentire i funzionari del ministero della Difesa, “fino al 1999” collabora ancora con il Sismi. E’ un doppiogiochista.

    Prende dimora in Lussemburgo al 3 di Rue Hoehl, Sandweiler. Lavora a stipendio fisso per l’intelligence francese protetto da un’agenzia di consulenza, “Security development organization office”. O, meglio lavora anche per i francesi. Servo di due padroni, Rocco si arrabatta. Vende ai francesi notizie sugli italiani e agli italiani notizie raccolte dai i francesi. “Il mio mestiere è questo. Io vendo informazioni”.
    Nel 1999, il gaudente Rocco è a corto di quattrini. Come gli capita quando è “a secco”, ne escogita una delle sue. La pensata gli sembra brillante e priva di rischi. La scintilla che lo illumina è la difficoltà dei francesi in Niger.

    Per farla breve. I francesi, tra il 1999 e il 2000, si accorgono che c’è chi si è rimesso al lavoro nelle miniere dismesse per avviare un prospero commercio clandestino di uranio. A quali Paesi i contrabbandieri lo stanno vendendo? I francesi cercano le risposte. Rocco Martino annusa l’affare.

    Chiede aiuto a un suo vecchio amico del Sismi. Antonio Nucera. Carabiniere come Rocco, Antonio è il vicecapo del centro Sismi di viale Pasteur, a Roma.
    Fa capo alla 1^ e 8^ divisione (contrasto al traffico d’armi e tecnologie; controspionaggio sulla proliferazione delle armi di distruzione di massa “nel quadrante africano e mediorientale”).

    E’ una sezione che si è data molto da fare alla fine degli anni ’80 mettendo il sale sulla coda ai tanti spioni che Saddam ha sguinzagliato per il mondo prima dell’invasione del Kuwait. “Con qualche successo”, a sentire un alto funzionario dell’intelligence italiana che, all’epoca, lavorava per quella divisione. L’agente ricorda: “Ci riuscì di mettere le mani sui cifrari nigerini e su un telex dell’ambasciatore Adamou Chékou che annunciava al ministero degli esteri di Niamey (è la capitale del Niger) la missione di Wissam Al Zahawie, ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, “in qualità di rappresentante di Saddam Hussein”.

    Non fu l’unica operazione. Nel porto di Trieste riuscimmo, per dire, a sequestrare dell’acciaio marangin (garantisce un’ottima resistenza anche a temperature oltre i 1000 gradi). Secondo noi era destinato alla costruzione della cascata di centrifughe necessaria a separare i costituenti dell’uranio. Le informazioni sulla proliferazione nucleare irachena venivano scambiate, già alla fine degli anni ’80, soprattutto con gli inglesi dell’MI6, i migliori. Lì lavorava, un sincero amico dell’Italia come Hamilton Mac Millan, peraltro, l’agente segreto che ha iniziato Francesco Cossiga ai misteri dello spionaggio quando era il “residente” inglese a Roma”.

    Nucera decide di dare una mano al suo amico Rocco. Quello gliela mette giù facile. Non c’è nulla che mi puoi dare, un’informazione, un contatto buono con i nigerini? Basta qualsiasi cosa. I francesi sono assetati come viandanti nel deserto. Vogliono sapere chi sta comprando sotto banco il “loro” uranio. Sono disposti a pagare bene, per saperlo.

    Nell’archivio della divisione del Sismi, come abbiamo visto, ci sono documenti utili a cucinare la frittata, guadagnando qualche soldo. C’è il telex dell’ambasciatore e qualcos’altro si può sempre rimediare nell’ambasciata nigerina a Roma di via Baiamonti 10. Riconosce, con Repubblica, il direttore del Sismi, Nicolò Pollari: “Nucera vuole aiutare l’amico. Invita così una Fonte del Servizio – niente di che, capiamoci; al libro paga sì, ma ormai improduttiva – a dare una mano a Martino”. La Fonte del Servizio lavora all’ambasciata del Niger a Roma. E’ messa male. Vivacchia nel retrobottega del controspionaggio. Non ha un fisso mensile dall’intelligence italiana. E’ a cottimo, per così dire.

    Qui l’informazione, qui il denaro. Comunque poca cosa, pochi centoni. Anche quelli, nel 2000, sono in pericolo. Da qualche tempo, che comincia ad essere sciaguratamente lungo, non ha nulla da spiare e dunque nulla da vendere.

    Chiamiamo la fonte “la Signora”.
    Ora dovreste vederla, “la Signora”. Sessant’anni, di più e non di meno. Una faccia che deve essere stata bella e ora è un foglio spiegazzato. La si può dire factotum dell’ambasciata nigerina. Aspetto da vecchia zia paziente. Accento francese. Occhi ammiccanti e complici. Parla sempre sottovoce. Anche se dice “buongiorno”, lo soffia come un piccolo fiato misterioso che sembra doverti rivelare innominabili verità. Anche “la Signora” ha bisogno di denaro.

    Nucera combina l’incontro. Rocco e “la Signora” non ci mettono molto ad accordarsi. Qualcosa si può fare. Quel Nucera non è forse il suo “contatto” ufficiale al Sismi? E allora perché “la Signora” non deve pensare che sia il Servizio a volere che faccia questa cosa? Che insomma questa cosa sia utile alla Ditta?
    Rocco e “la Signora”, astuti vendifumo, con la benedizione di Nucera, trovano l’accordo. Qualche carta da prendere e vendere c’è. Occorre però la collaborazione di un nigerino. La Signora indica l’uomo giusto. E’ il primo consigliere di ambasciata Zakaria Yaou Maiga. Come rivela Pollari, “quel Maiga spende sei volte quel che guadagna”.

    La combriccola di garbuglioni gaudenti a corto di spiccioli è pronta all’azione. Rocco Martino, la Signora, Zakaria Yaou Maiga. Nucera, lo vediamo appena un passo indietro nell’ombra. Maiga si organizza così. Attende che l’ambasciata chiuda i battenti per il Capodanno del 2001. Finge un’intrusione con furto. Quando il 2 gennaio 2001, di buon mattino, il secondo segretario per gli affari amministrativi Arfou Mounkaila denuncia il furto ai carabinieri della stazione Trionfale, ammette a labbra strette che quei ladri sono stati molto fiacchi. Tanto rumore, e fatica, per nulla.
    Mounkaila tace quel che non può dire. Mancano carte intestate, timbri ufficiali, questa è la verità che è opportuno tacere. E’ materiale buono nelle mani della “squadretta” di vendifumo per confezionare uno strampalato dossier.

    Vi si raccolgono vecchi documenti sottratti all’archivio della divisione del Sismi come i cifrari (Nucera vicecapocentro) più carta intestata che viene trasformata in lettere, contratti e in un “protocollo d’intesa” tra i governi del Niger e dell’Iraq “relativo alla fornitura di uranio siglato il 5 e 6 luglio 2000 a Niamey”. Il protocollo ha un allegato di due pagine dal titolo “Accord”. Rocco consegna il “pacco” ai francesi della Direction Générale de la Sécurité Extérieure (Dgse). Ne ricava qualche bigliettone che spende felice a Nizza. Rocco adora la Costa Azzurra.

    Fin qui siamo a una truffa degna di Totò, Peppino e la Malafemmina. A suo modo innocua perché i francesi prendono quelle carte e le gettano nel cestino. Dice un agente del Dgse: “Il Niger è un paese francofono che conosciamo bene. Mai nessuno avrebbe preso la cantonata di confondere un ministro con un altro, come accade in quelle cartacce”.
    Partita chiusa, dunque? No, l’imbroglio burlesco si rianima diventando una faccenda terribilmente seria perché arriva l’11 settembre e Bush da subito comincia a pensare all’Iraq, a chiedere prove dei coinvolgimento di Saddam.

    Il Sismi richiama in campo la “squadretta” di via Baiamonti. A Forte Braschi è arrivato un nuovo direttore, Nicolò Pollari. Come nuovo è il responsabile delle “Armi di distruzione di massa”, il colonnello Alberto Manenti. “Un ufficiale preparato, ma assolutamente incapace di dire “no” a un capo”, dice un alto funzionario del Sismi che con lui ha lavorato. Il colonnello Manenti conosce bene Nucera per averlo avuto nel suo staff, per molto tempo. E’ Manenti, con Nucera prossimo alla pensione, che gli chiede di restare come “collaboratore”.

    Il Sismi ha voglia di fare. Ha mano libera come mai l’ha avuta l’intelligence nel nostro Paese. Berlusconi chiede a Pollari un protagonismo nella scena internazionale che consenta all’Italia di sedere in prima fila accanto all’alleato americano. Le stesse sollecitazioni arrivano dal capo della Cia a Roma, Jeff Castelli. Occorono notizie, informazioni, utili brandelli di intelligence. Ora, subito. Washington cerca prove contro Saddam.

    La Casa Bianca (Cheney, soprattutto) stressa la Cia perché saltino fuori. “L’assenza delle prove non è la prova dell’assenza” filosofeggia Rumsfeld al Pentagono.
    In questo clima, con il loro dossier fasullo, i vendifumo di via Baiamonti (Rocco Martino e Antonio Nucera) possono tornare utili. Che cosa fanno in quell’autunno del 2001? Rocco Martino la mette così: “Alla fine del 2001, il Sismi trasmette il dossier yellowcake agli inglesi del MI6.

    Lo “passa” senza alcuna valutazione. Sostiene soltanto che è stato ricevuto da “fonte attendibile””. Poi l’aggiusta ancora un po’: “Il Sismi voleva che disseminassi alle intelligence alleate i documenti del dossier nigerino, ma, allo stesso tempo, non voleva che si sapesse del suo coinvolgimento nell’operazione”. Sono accuse che Palazzo Chigi respinge con sdegno. Il governo ci mette la faccia. Dopo che la guerra ha svelato l’imbroglio delle armi di distruzione di massa, giura che “nessun dossier sull’uranio né direttamente né in forma mediata, è stato consegnato o fatto consegnare ad alcuno”.

    La mossa è prevedibile. Governo e Sismi devono scavare un fossato tra Forte Braschi e i passi della “squadretta” di via Baiamonti. Ma la smentita non regge alla verifica. E’ un fatto che nell’autunno del 2001 il Sismi controlla a Londra le mosse di Rocco Martino. Lo conferma a Repubblica il direttore del Sismi Pollari: “Seguivamo Martino e avevamo anche le foto dei suoi incontri a Londra. Volete vederle?”. E dunque perché Roma non sbugiarda subito quel suo ex-agente vendifumo? Di più perché addirittura le notizie contenute in quel dossier vengono accreditate da Pollari a Jeff Castelli, il capo della Cia a Roma? E’ un fatto che un report sul farlocco dossier made in Rome finisce sul tavolo dello State Department’s Bureau of Intelligence, l’intelligence del Dipartimento di Stato. Lo riceve l’Ufficio per gli affari strategici, militari e di proliferazione delle armi di distruzione di massa.

    Affari strategici non è un grande ufficio. Vi lavorano in quel periodo 16 analisti diretti da Greg Thielmann. Che racconta a Repubblica: “Ricevo il report nell’autunno del 2001. E’ una sintesi che Langley ha ricevuto dal suo field officer in Italia. L'”agente in campo” informa di aver avuto visione dall’intelligence italiana di alcune carte che documentano il tentativo dell ‘Iraq di acquistare oltre 500 tonnellate di uranio puro dal Niger”. Dunque, il Sismi affida quelle informazioni, che sa essere false, alla Cia. C’è una seconda conferma. A Langley l’ambasciatore Joseph C. Wilson riceve l’incarico di verificare la storia “italiana” delle 500 tonnellate di uranio nigerino.

    Racconta Wilson: “Il rapporto non è molto dettagliato. Non è chiaro se l’agente che firma il rapporto ha materialmente visto i documenti di vendita o ne ha avuto notizia da altra fonte”.
    Bisogna ora fermare la prima immagine di questa storia.

    Autunno 2001. Il Sismi di Pollari ha in mano il farlocco dossier costruito da Rocco Martino e Antonio Nucera. Lo mostra alla Cia mentre Rocco Martino lo consegna a Londra al MI6 di sir Richard Dearlove. E’ solo l’inizio del Grande Inganno italiano.

    31 luglio 2011
     
    B.A.

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    1. avatar
      SG at |

      Grazie B.A. per aver postato l’articolo che non avevo mai letto. Chiaramente non è colpa tua ma leggerlo mi ha dato la stessa spiacevole sensazione di quando, al mare, ti ritrovi della sabbia nelle lenzuola.

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  5. avatar
    Anonimo at |

    3 – SERVIZI SEGRETI/2 – MISSIONE PROMOZIONE…

    Nell’ultima settimana, tre promozioni stanno facendo discutere le barbe finte italiane, alle prese con un’ondata di prepensionamenti. La prima è quella di Alberto Manenti a numero due dell’Aise, promozione che gli ha risparmiato l’uscita per limiti d’età. La seconda riguarda Marco Mancini, coinvolto nelle inchieste Telecom-Abu Omar e salvato dal segreto di Stato, a capocentro del servizio militare a Vienna.
    Ma la più sorprendente coinvolge l’Aisi, dove l’ultrasessantenne Giancarlo Paoletti è stato promosso caporeparto. Paoletti fu travolto dall’inchiesta sulla banda della Magliana e accusato di false dichiarazioni ai pm sugli intrecci tra servizi segreti e criminalità. Salvato dalla prescrizione, è stato ripescato grazie alla legge Carnevale sul reintegro dei prosciolti. Il rientro è legittimo, la promozione appare invece discrezionale.
    F. B. Dagospia
     
    B.A.

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  6. avatar
    caRLO at |

    Buongiorno a tutti,
    per il ricambio di quello interno invece si sa qualcosa?

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  7. avatar
    caRLO at |

    caro Silendo conosci i tuoi polli oramai :) però sai bene che siamo affezionati al tuo blog non solo per questo, Subito dopo limes on line c è il tuo blog per il livello di accuratezza 

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  8. avatar
    CA at |

    Per la prima volta mi permetto di intervenire, sebbene legga quotidianamente Silendo, che stimo profondamente, al pari dei tanti contributi che qui si possono reperire.
    Avendo particolarmente a cuore alcuni dei temi trattati, vorrei solo dire che una pur superficiale conoscenza dei modelli di supporto istituzionale ai sistemi industriali stranieri dovrebbe quantomeno portarci ad aprire gli occhi.
    Il sostegno all’industria nazionale sui mercati stranieri, soprattutto in settori quali Difesa ed Energia, è assolutamente necessario. Non solo giusto, necessario.
    Basti pensare alla DGA in Francia. Al NEC, al NACIX, all’Advocacy Center negli USA, ecc…

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

       

      Il sostegno all’industria nazionale sui mercati stranieri, soprattutto in settori quali Difesa ed Energia, è assolutamente necessario. Non solo giusto, necessario.

      Sottoscrivo verbatim. 

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      1. avatar
        Nemo Profeta at |

        Idem.

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      2. avatar
        mv at |

        Idem.

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    2. avatar
      Asso at |

      CA sta per? Corpo d’Armata?

      Reply
  9. avatar
    Anonimo at |

    Io invece caro Silendo, di qualsiasi natura siano i tuoi poco piacevoli impegni familiari, ti faccio i miei migliori auguri per una rapida e positiva soluzione degli stessi. In bocca al lupo Sile.

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      SG at |

      mi associo. tanti auguri.
      SG

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  10. avatar
    half-baked at |

    Supporto e auguri anche da parte mia.

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  11. avatar
    CA at |

    Silendo, grazie per la cordiale risposta. Mi associo agli altri messaggi e porgo i miei migliori auguri… Semper ad astra…

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  12. avatar
    Nemo Profeta at |

    tanti auguri Sile :-)

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      anche da parte mia

      Reply
  13. avatar
    Anonimo at |

    Silendo, tieni duro!
    Ave
    Hastaus prior

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  14. avatar
    Anonimo at |

    buongiorno.
    sull’onda di questo post, e proseguendo quanto già detto su altro post riguardante il riassetto dei SS.II., credo che i nomi fatti, a questo punto, siano da considerare bruciati!.
    peccato per il Marinaio, poichè più fonti fiduciarie mi davano quasi per definita la nomina a Direttore della Ditta.
    buon lavoro a tutti!
    Nathan Muir
     

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  15. avatar
    Anonimo at |

    Caro Silendo,
    ritengo che siano bruciati perchè se ne parla…questo genere di nomine se ne discute ed avvengono ‘nelle stanze del potere’ e solo in quelle..poi tutto può succedere..
    Per esempio, il nome del Marinaio circolava da tempo all’interno della Ditta con positiva condivisione del nome..evidentemente se ne è parlato troppo..
    Su nome del Pilota, sono personalmente scettico; sull’Arma azzurra pesa ancora come un macigno, la vicenda di Ustica… non credo (è solo il mio giudizio) che ci possa essere condivisione politica sul nome.. 
    sul Vice Dir Op…. se guardiamo la storia pregressa della Ditta, non troviamo nessun Vice Dir promosso Dir.. e poi, nel caso de quo, le vicende personali/professionali dell’attuale Vice sono state troppo pubblicizzate e strumentalizzate..nel bene o nel male…
    Ciò detto…ciò posto…ritengo che il prox Dir sarà un nome insospettabile..una sorta di nome ‘last minute’..anche se potrebbe non essere necessariamente un militare posto che la Riforma del 2007 ha posto le basi perchè i Dir delle Agenzie possano essere o Civili o Militari.. la consuetudine è poi diventata prassi.
    Spero di essere stato abbastanza completo nella risposta, Silendo.
     
    Nathan Muir
     

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  16. avatar
    Anonimo at |

    Visto che cmq i Vice sono 2, perchè non potrebbe essere l’altro?  

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  17. avatar
    Anonimo at |

    Buongiorno.
    rispondo ad Anonimo…l’altro Vice Dir si occupa della parte Amministrativo – Logistica, e quindi generalmente si tratta di un tecnico nel settore, con pregresse esperienze di giubba verosimilmente in quel settore..
    E poi credo che si tratti di una prassi politica ormai consolidata che il Dir venga direttamente dall’esterno..probabilmente per motivi di opportunità.
    Personalmente credo che ormai i tempi siano maturi per fare un salto di qualità.. ovvero che il Dir possa provenire dalle file interne alla singola Agenzia… vorrebbe significare dare delle prospettive di progressione e dignità professionale alla Dirigenza, e non dovendo sempre attingere dall’esterno.
    Buona giornata e buon lavoro a tutti!
     
    Nathan Muir
     

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  18. avatar
    Name * at |

    Caro Nathan
    pensa quanto danno ha fatto al pastificio aver consentito ai Diirettori di Divisione di diventare Capi Reparto. I Capi Reparto, era, con il Direttore i garanti della corettezza della struttura, i Direttori di Divisione i garanti della qualita’ del prodotto infromativo. Quando si e’ consentito a questi ultimi si salire gerarcamente senza limiti la “gestione politica della notizia” e’ diventata la prassi.
    Ciccio Formaggio

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  19. avatar
    ilconteleon at |

    Riunione terminata poco fa.
    Nel comunicato non sono presenti nomine.
    PERO’ ………(leggere testo evidenziato in giallo):
    Spy game» ai vertici Aise: Graziano verso la nomina (da ILGIORNALE)RomaOggi, prima del consiglio dei ministri (previsto in mattinata) si dovrebbe riunire il Cisr, Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica.
    Al di là di uno scambio di idee sulla vicenda Ucraina, il Comitato dovrà pronunciarsi sulla nomina del nuovo responsabile dell’Aise, i servizi segreti militari.
    In corsa ci sono tre alti ufficiali ed un civile (ma ex militare).
    Il più accreditato (per curriculum ed esperienza) è Claudio Graziano, attualmente Capo di Stato maggiore dell’Esercito.
    Ha comandato il contingente multinazionale in Afghanistan, e – su incarico del segretario generale dell’Onu – il contingente Unifil in Libano, dov’è rimasto (caso raro: su richiesta delle parti coinvolte) per tre anni. Proprio la sua esperienza di pacificazione dell’area (Unifil è la missione delle Nazioni unite nel sud del Libano di interposizione fra Israele e le milizie filo-hezbollah) fa crescere le sue quotazioni per la delicata poltrona dell’Aise. A sostenere un suo passaggio ai servizi ci sarebbe anche il Quirinale.
    Nel borsino dei servizi segreti militari, un gradino sotto Graziano c’è Alberto Manenti, attuale «numero due» della struttura. Compagno d’accademia di Modena di Graziano, Manenti è un professionista del settore, apprezzato soprattutto in campo internazionale proprio per l’esperienza maturata sul campo in anni d’esperienza.
    A seguire, altri due alti ufficiali: uno della Marina ed uno dell’Aeronautica. Filippo Foffi è il «marinaio», attualmente comandante della Squadra navale con il grado di ammiraglio di squadra. Anche lui conosciuto a livello internazionale e molto apprezzato Oltreoceano. Mentre l’aeronautico è il generale di Squadra aerea, pilota, Carlo Magrassi. Prima di diventare capo di gabinetto di Mario Mauro alla Difesa, Magrassi ha acquisito una buona esperienza internazionale, soprattutto europea, durante l’incarico a Bruxelles presso l’Agenzia della difesa europea. Il suo nome venne portato per la nomina all’Aise nell’ultimo consiglio dei ministri del governo Letta.
    Una scelta bloccata all’ultimo momento su intervento – sembra – dello stesso presidente del Consiglio in carica (che non riteneva opportuna una nomina del genere, al di là del nome, da parte di un governo dimissionario); ma anche degli alti vertici militari e del Colle.
    La nomina del responsabile dell’Aise potrebbe non figurare nel comunicato del consiglio dei ministri qualora la scelta ricadesse su Manenti: tecnicamente viene fatta dal Cisr che – di norma – non fa comunicati. Qualora, invece, Renzi dovesse optare su un alto ufficiale, il comunicato della Presidenza dovrebbe riportare che quell’alto ufficiale è messo «fuori ruolo» dai ranghi della Forza armata d’appartenenza.
     
     
     
     
     
     
     

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    Corvi e lobbismo: chi sarà il nuovo capo degli 007?
    Si attende la nomina del nuovo direttore dell’Aise: spuntano anonimi e cordate per sponsorizzare i candidati.  
     

     
     

     
    All’esterno la calma è apparente, ma dentro è un lavorio senza tregua. Obiettivo: diventare direttore dell’Aise, il servizio segreto estero (ex Sismi) che al momento è senza guida dopo che l’ex capo, il generale Santini, è andato in pensione.

    Le spinte sono tante e possono essere raccontate partendo da una mail che – non casualmente possiamo ritenere – è arrivata proprio alla casella di Globalist: “Perché non provate a chiedere a Renzi, come mai non nomina il capo dell’Aise con pieni poteri? Perché vuole l’Aise fermo in questo frangente? Come mai alcune “operazioni” sono ferme? Eppure ci sono fior di generali a disposizione! Cosa c’è dietro? Sapete cosa succede all’interno in questo frangente? Fate qualcosa prima che succeda qualcosa!”.

    Difficile dire se Renzi abbia bloccato la nomina del nuovo direttore dell’Aise di proposito o se quest’ultima – come pare più ragionevole pensare – rientri in un pacchetto più ampio di nomine che devono essere calibrate. Ma sicuramente tra gli 007 c’è molta fretta.

    L’ex vicedirettore dell’Aise e attuale reggente, Paolo Scarpis, a quanto sembra, si sta dando molto da fare per essere confermato, cosa che gli eviterebbe di andare in pensione nelle prossime settimante. Nei giorni scorsi si è parlato di un tentativo di sponsorizzare la proroga di un anno di Scarpis da parte di Berlusconi che ha fatto arrivare al messaggio a Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e fedelissimo di Renzi, assai più ascoltato di Marco Minniti, che avendo la delega ai servizi segreti in teoria avrebbe dovuto avere più voce in capitolo.

    Scarpis, comunque, in queste settimane è riuscito ad avere anche un paio di contatti con Matteo Renzi. E recentemente ha invitato a pranzo a Forte Braschi, sede dei servizi segreti, l’ex ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Ora in “disgrazia” dopo la caduta del governo Letta e la grana Ligresti. Ma pur sempre molto ascoltata nella influentissima “macchina dello Stato”.

    Scarpis, tra l’altro, ha una storia del tutto particolare: quando la Digos di Milano indagò sul rapimento di Abu Omar dando vita a quell’inchiesta che avrebbe trascinato a processo i vertici del Sismi dell’epoca, era questore di Milano. E ora che dopo le sentenze della Corte Costituzionale le condanne sono state annullate, sicuramente è cominciata tra gli 007 una stagione di recriminazioni e accuse reciproche. Tanto che da più parti si parla dell’esistenza di una inchiesta interna dell’Aise sul rapimento di Abu Omar dalla quale sarebbero emersi particolari inediti. Tanto che in più occasioni e pubblicamente l’ex direttore, il generale Nicolò Pollari, ha auspicato di essere ascoltato dal Copasir dove, libero dai vincoli del segreto di Stato, avrebbe cose da raccontare.

    Ma chi sono gli altri papabili per l’Aise: sicuramente Alberto Manenti, ex vice-direttore operativo. Voci ricorrenti lo danno come persona gradita al Pd. Ma – sempre se fosse vero – il problema è: quale Pd? Quello legato a Massimo D’Alema, ex presidente del Copasir, o quello dei nuovi renziani? In realtà Manenti, come Santini e come lo stesso Scarpis, è stato nominato a suo tempo dal governo Berlusconi e il ruolo di vice-direttore gli aveva evitato di andare in pensione. Esattamente come era accaduto a Scarpis. Tuttavia, obiettivamente, Manenti è l’uomo che più di tutti conosce la macchina del servizio segreto ed è considerato un tecnico affidabile che ha risolto casi assai spinosi pur mantenendo sempre un profilo basso. Cosa che è considerata in quel mondo una qualità.

    Carlo Magrassi, sponsorizzato dall’ex ministro della Difesa Mauro Mauro, di cui era capo di gabinetto, era dato in disgrazia. Ma è stato confermato nel suo incarico da Roberta Pinotti. E per alcuni è ancora in corsa.

    Poi, come in tutte le cose, magari alla fine spunterà un nome a sorpresa per la guida degli 007. Importante è sapere che questa vigilia è assai densa: anonimi, raccomandati, lobby, attività di pierre. Chissà: magari con la stessa tenacia e lo stesso impegno messo sul campo operativo magari oggi Giovanni Lo Porto sarebbe a casa e avremmo qualche notizia più certa su padre Dall’Oglio scomparso in Siria.
    B.A.

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    Governo, altro giro di nomine
    Adesso tocca ai servizi segreti
    Per l’Aise favoriti Manenti e Belloni

    Pubblicato da Redazione online il 18 aprile 2014
    Nella sezione Economia, Home, Primo piano

     

     


     

     

    di Nerina Gatti
    Lavori ancora in corso per sostituire il generale Adriano Santini, il cui mandato quadriennale alla guida dell’Aise (Agenzia per l’informazione e sicurezza esterna) è scaduto a febbraio e il suo posto è coperto ad interim dall’ex questore di Milano Paolo Scarpis, in attesa di una decisione definitiva. Scelta che dovrebbe arrivare con il consiglio dei ministri di oggi, anche se la nomina non è all’ordine del giorno, ma “fuori sacco”, possibile ma non certa. Si vedrà se di rinvio in rinvio, finalmente il sottosegretario con delega ai servizi segreti, Marco Minniti, con l’input del ministro della Difesa Pinotti e il premier decisionista avranno trovato un nome che soddisfi tutte le forze politiche e non scontenti gli alleati. Se la nomina del nuovo direttore dell’Aise dovesse andare come da previsioni, a Forte Braschi si dovrebbe insediare l’attuale numero due dell’agenzia di intelligence, il generale Alberto Manenti, grande conoscitore dell’apparato dei servizi e molto gradito dagli stessi 007.
    Il favorito
    Manenti è nato a Tripoli, in Libia, conosce bene l’arabo e la geografia politica di quel Paese. Fonti interne all’agenzia assicurano che il generale ha ottimi rapporti anche con gli Usa e Israele. Unico neo nel curriculum è la ricorrenza del suo nome in alcune delle indagini più nebulose degli ultimi decenni. Dal caso Telekom-Serbia, l’affaire costruito sul presunto progetto di alcuni esponenti del centrosinistra insieme all’allora Sismi per far acquisire la compagnia telefonica serba da parte di Telecom, con lo scopo di creare fondi neri da usare come tangenti. Il nome del generale riappare nel caso Nigergate, sui falsi dossier che avrebbero dovuto fornire ulteriori prove della disponibilità dell’Iraq di Saddam Hussein delle fantomatiche armi di distruzione di massa, fino all’ingarbugliato e scottante caso di Finmeccanica.
    Gli altri papabili
    Tanti nella rosa per la guida dell’Aise: uno di questi è l’ammiraglio Filippo Maria Foffi, comandante della Squadra navale, già responsabile dei sistemi informativi automatizzati della Difesa. Improbabile il nome del candidato gradito a Napolitano, il capo di Stato maggiore dell’Esercito, il generale Claudio Graziano che ha maturato una grande esperienza all’estero ma che sarebbe in pole position per un alto incarico alla Difesa. La sua nomina inoltre violerebbe la regola non scritta dell’alternanza tra le Forze armate. New entry è il nome di una donna, l’ambasciatrice Elisabetta Belloni che rientra nella voglia di donne al potere del premier Renzi. La Belloni ha guidato dal 2004 al 2008 l’unità di crisi della Farnesina, è molto stimata ma non sarebbe gradita agli 007 di Forte Braschi. Il Generale di squadra aerea Carlo Magrassi, ex capo di gabinetto di Mario Mauro al Ministero della Difesa, dovrebbe essere fuori dai giochi proprio a causa dell’ex ministro che tentò incautamente di farlo nominare nell’ultimo Consiglio dei ministri del governo Letta. Da segnalare il rientro su Roma da Vienna dell’agente segreto Marco Mancini, noto alle cronache per il caso di Abu Omar. Mancini insieme all’ex direttore dell’Aise, il generale Nicolò Pollari sono stati prosciolti da ogni accusa dalla Cassazione a febbraio.
    Il futuro dell’Arma
    Ma di movimenti non ce ne sono solo nei servizi segreti. Da quanto trapela, una cordata guidata da Angelino Alfano e Renato Schifani starebbe cercando di preparare la successione del Comandante Generale dei Carabinieri. Al posto del generale Leonardo Gallitelli si starebbe tirando la volata all’attuale direttore dell’Aisi, il generale Arturo Esposito. Ma dove se ne andrebbe Gallitelli a cui è già stata concessa una proroga? C’è chi lo vedrebbe bene al Dis, al posto dell’ambasciatore Giampiero Massolo. Renzi permettendo, ovviamente.
    Oggi ci dovrebbe essere la Nomina. Forse non a caso di questo Venerdì ?
    B.A.
     

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    Servizi segreti, il generale Manenti nominato da Renzi direttore dell’Aise

    di Redazione Il Fatto Quotidiano |
    Commenti (3)

    Alberto Manenti è il nuovo direttore dell’Aise, ilservizio segreto per la sicurezza esterna. La nomina, a quanto si apprende, è stata decisa dal presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso della riunione del Comitato interministeriale per la Sicurezza della Repubblica. Il generale Manenti è l’attuale vicedirettore dello stesso servizio. 
    La nomina del direttore dell’Aise si stava trascinando da alcuni mesi. A fine febbraio scorso è infatti giunto alla conclusione il mandato quadriennale del generale Adriano Santini, che ha lasciato il servizio. In quei giorni c’e’ stato anche il cambio del governo con Matteo Renzi che ha preso il posto di Enrico Letta. La questione è stata così congelata e a guidare il servizio è stato chiamato con un incarico a tempo Paolo Scarpis, vicario di Santini. Ma anche Scarpis, ex questore di Milano, era arrivato in scadenza per raggiunti limiti di età.
    Il neonominato è considerato tra coloro che meglio conoscono la macchina del servizio e rappresenta quindi una soluzione di continuità al vertice di quello che fu il servizio segreto militare. Il Cisr si è riunito questa mattina, presieduto dal Presidente del Consiglio, con la partecipazione del Sottosegretario con delega ai Servizi, Marco Minniti, e dei Ministri degli Esteri, Interno, Difesa, Giustizia, Economia e Finanze, Sviluppo Economico, con Segretario il Direttore Generale del Dis (lorganismo che vigila su Aise e Aisi), Giampiero Massolo
    Nel corso della riunione del Cisr, si legge in un comunicato, “si è innanzitutto proceduto a una ricognizione dei più recenti sviluppi nei principali teatri di crisi internazionale. Ad un’articolata disamina delle possibili evoluzioni della situazione in Ucraina ha corrisposto, nel corso della riunione, la riaffermazione del massimo impegno del Governo nel contribuire, in tutte le sedi internazionali, a promuovere una soluzione diplomatica e negoziale alla crisi”. Ampio spazio, “è stato altresì dedicato alle prospettive del processo di stabilizzazione in Libia”. I membri del Comitato hanno concordato “sull’esigenza che entrambi gli scenari di crisi continuino a rivestire la più elevata priorità nell’agenda di Governo, in ragione delle loro possibili ripercussioni su un ampio novero di fondamentali interessi nazionali, con particolare riguardo alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici ed al rischio di intensificazione dei flussi di immigrazione clandestina”.

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    Al Salone del Libro

    giovedì 10 maggio,

    ore 17:30

    Spazio Incontri

    a cura di

    LA LEPRE EDIZIONI

    partecipanti

    Robert Gorelick

    Alessandro Orlandi

    Paolo Salvatori

    Come ci proteggono e che ruolo hanno svolto e svolgono in Italia i nostri servizi segreti? Lo svela un ex alto funzionario dell'A.I.S.E.

    ….

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