23 Responses

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    Giovanni Nacci at |

    il perimetro di queste rivelazioni non è ancora ben noto 

    Hummm… “perimetro”. Il Dott. Spock avrebbe detto: “…denota pensieri bidimensionali“*  😀
     
    * Star Trek: The Motion Picture 
     

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      Anonimo at |

      Mi sembra come il Debito Pubblico dell’Italia o come gli Sprechi nella Spesa della Pubblica Amministrazione. Non sappiamo ma valutare ….
      B.A.

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    The Hooded Claw at |

    Cosa darei per poter essere presente ad un ipotetico meeting tra i nostri servizi e quelli inglesi… 

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    jackallo at |

    Silendo, quindi tutto come avevo detto io pochi minuti dopo la fuoriuscita di quella informazione… 😀

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    Anonimo at |

    Privacy e spionaggio: ora anche le pietre ti osservano
    Non basta più guardarsi dalle intercettazioni di messaggi e telefonate. Arrivano le sonde camuffate da sassi

    07-11-201317:15
        

                       
    Un sensore SPAN nascosto dentro una custodia a forma di sasso (Credits: Lockheed Martin)


    “Fidatevi: gli Usa continueranno a spiarvi”

    di Marco Pedersini
    Si può essere spiati anche se si rinuncia ad usare il cellulare, a navigare su Internet e non ci si abbandona a confidenze al telefono. Lo sanno anche le “pietre” studiate dalla Lockheed Martin, il colosso della difesa che produce dai caccia F-35 all’elicottero con cui si muove il presidente Barack Obama.
    Sono sensori che stanno nel palmo di una mano, progettati per attivarsi quando qualcuno passa nelle vicinanze e mandare un segnale a un drone o a una telecamera nelle vicinanze. Nascosti in sassi finti o mantenuti sottoterra, i sensori del sistema SPAN (acronimo di Self-Powered Ad-hoc Network) funzionano come delle vere sentinelle: vi “vedono” e danno il via a un passaparola tra sonde che segnala la vostra presenza al centro di comando più vicino.
    Il sistema SPAN era nato per i pattugliamenti in Afghanistan, ma adesso è disponibile anche per gli usi civili: “Può tornare utile in campi molto diversi, dalla sorveglianza dei confini al monitoraggio strutturale di ponti, tubature o delle parti di un aeroplano”, dicono i tecnici di Lockheed Martin a Panorama.it.
    L’uso delle pietre-spia non è una novità: l’anno scorso, i servizi segreti britannici hanno ammesso di aver usato una sonda camuffata da sasso in un parco pubblico di Mosca nel 2006. La tecnologia, però, era decisamente limitata: “I sensori costavano molto, lanciavano spesso falsi allarmi, le batterie duravano poco e sostituirle, in un territorio come l’Afghanistan, poteva costare la vita a qualche soldato”, spiegano da Lockheed Martin.
    I tecnici hanno fatto fare a questi sassi-spia un salto evolutivo. La batteria del sistema SPAN dura per anni, riesce a ricaricarsi con il sole, spreca poca energia e usa componenti elettronici commerciali per restare a buon mercato. “Siamo pronti per renderlo disponibile su larga scala”, dicono dall’azienda americana. Siete avvisati.
    Come funzionano le “pietre-spia” sul campo di battaglia:

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Certi articoli ti fanno quasi tenerezza, questa è già tecnologia di ieri, si vedono in giro cose moooolto più sofisticate. Lo posso stra-garantire.
      😉
       

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    kadmos at |

    “”ma non c’è stata nessuna violazione dei dati di cittadini italiani o di membri del governo“”
    Ma lo ha detto veramente?
     

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    roberto at |

    Sarà…….eppure a me qualcosa nel Datagate non torna….insomma gli Usa cosi babbioni sono?Veramente vogliamo credere che Snowden porta fuori tutto questo?Poi non so..prima in Cina.poi in Russia,tutti nemici diciamo degli Usa…
    Poi comunque leggo che lo spionaggio di un certo tipo non inizia certo con Prism,e il Radar italiano lo dimentichiamo???E mi sa non solo quello…
    Poi prima di Snowden,nel Gchq era già successo tempo fa..Katahrine Gun se mi ricordo bene?Diciamo che ogni tanto è prassi…..
    La tua opinione Silendo???
    ciao

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    ilconteleon at |

     
    Datagate
    Nsa, spiato un centro di ricerca a Trieste
    Ma il silenzio del governo continua
    Il giornale francese ‘Le Monde’ rivela che la struttura di fisica teorica Ictp è stata al centro di un programma di spionaggio da parte dei servizi americani. Una notizia che non ha però portato ad alcuna presa di posizione dell’esecutivo
    di Stefania Maurizi

     
    L’Ictp di Trieste
    Non sono servite neppure le rivelazioni di ieri del quotidiano francese “Le Monde” a spezzare il muro di silenzio e inazione del governo italiano sullo scandalo scoppiato in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden.

    Il giornale parigino ha rivelato una nuova operazione di spionaggio delle comunicazioni compiuta dalla National Security Agency (Nsa) a danno del centro internazionale di fisica teorica di Trieste: l’Ictp, uno degli istituti scientifici più prestigiosi al mondo dedicato al fisico pakistano e premio Nobel Abdus Salam.

    Nonostante il suo carattere profondamente internazionale, l’Ictp di Trieste è a tutti gli effetti un centro di ricerca italiano e deve la sua esistenza e la sua operatività ai finanziamenti del governo, che sul caso però tace. Un silenzio ormai costante dall’inizio dello scandalo Datagate che, come “l’Espresso” ha scritto per mesi, riguarda anche l’Italia, come dimostrano i documenti top secret di Snowden visionati dal nostro giornale e i file che il giornalista americano Glenn Greenwald ha condiviso con l’Espresso sui programmi di sorveglianza di massa della Nsa che hanno preso di mira anche il nostro Paese.

    Da sempre la strategia del governo e dei servizi di intelligence italiani è di negazione e silenzio. Basta ricordare le dichiarazioni del premier Enrico Letta alla Camera poche settimane prima che l’Espresso rivelasse i file di Snowden per l’Italia: «In base all’analisi della nostra intelligence e dei contatti internazionali», aveva dichiarato Letta, «non risultano compromissioni della sicurezza delle comunicazioni, né dei vertici di governo, né delle nostre ambasciate, né risulta che la privacy dei cittadini sia stata violata». I documenti pubblicati dal nostro giornale raccontavano invece un’altra storia. Ma pur in presenza di quei file top secret, la strategia dello struzzo andò avanti, in attesa che la tempesta passasse e che lo scandalo svanisse dallo schermo radar dell’opinione pubblica. Ora, però, le rivelazioni di Le Monde sul centro di Trieste riaprono la partita. E, saltato Letta dalla plancia di comando, tocca a Matteo Renzi.

    Stando alle rivelazioni di “Le Monde”, il programma con cui l’Ictp è stato spiato dalla Nsa si chiama “Upstream” ed è uno dei molti programmi di sorveglianza di massa dell’agenzia che sono emersi dai documenti top secret rivelati da Edward Snowden quasi un anno fa e che ancora oggi continuano a essere pubblicati in tutto il mondo.

    Upstream, racconta “Le Monde”, opera sui cavi sottomarini: le grandi autostrade delle comunicazioni che trasportano immensi flussi di dati. Oltre il 99 percento delle comunicazioni intercontinentali di tutto il mondo avviene grazie ai cavi sottomarini in fibra ottica», spiega Alan Mauldin di “Telegeography”, azienda leader nel settore delle consulenze e della ricerca per il mercato delle telecomunicazioni. Accedendo a questi cavi, la Nsa riesce a “succhiare” indiscriminatamente telefonate, traffico internet, email, siti visitati, video postati su YouTube e commenti pubblicati su social network come Facebook e Twitter.

    “Upstream” non è però l’unico programma di sorveglianza di massa della Nsa che opera sui cavi sottomarini: ad agosto, l’Espresso aveva rivelato che le comunicazioni italiane che transitano per tre cavi con nodi in Sicilia di nome Fea, SeaMeWe3 e SeaMeWe4, erano spiate dal partner inglese della Nsa : il Gchq, che, a partire dal 2009, ha messo in piedi un micidiale programma di nome “Tempora”. Secondo quanto riportato da Le Monde, invece, la sigla “Upstream” sembrerebbe anche più complessa dell’operazione Tempora: sotto questo codice, infatti, la Nsa ingloberebbe tutta una serie di programmi di sorveglianza di massa «i cui dettagli sono ancora largamente sconosciuti». Le Monde definisce Upstream un “programma tentacolare d’intercettazione”, come tutti i programmi dell’agenzia che hanno il potere di avere un accesso sistematico e indiscriminato a enormi flussi di comunicazione.

    Resta ora da capire se Matteo Renzi pretenderà spiegazioni dal governo americano sul perché l’Ictp di Trieste, una struttura scientifica di carattere internazionale e nata dalla collaborazione tra l’Italia e due agenzie delle Nazioni Unite è stato spiato e su che tipo di informazioni sono state acquisite.

    http://espresso.repubblica.it/internazionale/2014/05/09/news/nsa-spiato-un-centro-di-ricerca-a-trieste-ma-il-silenzio-del-governo-continua-1.164754

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