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    mv at |

    Scaroni sa meglio dei suoi interlocutori che i costi di produzione russi potranno anche essere bassi (così bassi, non so), ma con tutte quelle migliaia di km di tubi tra i giacimenti e i mercati finali, il prezzo finale non può essere tenuto così basso senza essere di fatto sussidiato (dai russi, nello specifico). E non parlo solo di South Stream, ma di tutte le condotte che devono essere realizzate sul territorio russo.
    Continuo ad avere la sensazione che tutta questa accelerazione sia una pressione su Kiev, in vista del vertice di fine mese a Vilnius.
    Per quanto riguarda la competitività europea, a pesare non sono tanto i prezzi degli input (come l’energia) ma l’assenza di investimenti e la rigità del mercato del lavoro (come Scaroni giustamente ricorda). Altrimenti sarebbe inspiegabile la sopravvivenza industriale del Giappone, che paga il gas 3 volte più caro di noi. In generale, il gas sui mercati asiatici costa molto più che in Europa, eppure non mi sembra abbiano problemi di crescita…
    Se poi vogliamo trovare una soluzione energetica per aumentare la competitività, la risposta è essenzialmente una: carbone. Quello che non a caso vale il 50% della generazione elettrica tedesca.

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    CaioDecimo at |

    Per connessione di argomento, si era parlato nei giorni scorsi di energia ( reti elettriche ed America Latina) alla Farnesina
    http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_stampa/ArchivioNotizie/Comunicati/2013/11/20131105_workenelettamlat.htm

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