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    Giovanni Nacci at |

    All’ascella di quelle poste all’apice del ramo sono inserite le gemme a fiore che, schiudendosi, danno origine a un’infiorescenza, detta siconio, formata da un ricettacolo carnoso, al cui interno sono inseriti solo fiori unisessuali, provvista di un foro, detto ostiolo, in posizione opposta rispetto all’inserzione del ramo.

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    CaioDecimo at |

    Interessante notare come gli argomenti trattati fossero gia’ stati oggetto di post su questo stesso blog: la presenza in Siria di combattenti con origini italiane, l’intelligence economica e l’interesse nazionale, reati informatici, energia, rapporto tra intelligence e politica.
    Vorrei soffermarmi un attimo sulle questioni economiche. Il Senatore Minnitti afferma – tra l’altro -: “…questo shopping di aziende italiane – gran parte delle quali non avviene per quota azionaria ma per il controllo totale delle aziende – non avviene in regime di reciprocità. Le aziende italiane, purtroppo, non acquisiscono aziende straniere  …  “. Su questo punto non mi trovo completamente d’accordo.
    Che le aziende italiane non acquisiscano aziende straniere non credo sia esatto: L’esempio di FIAT con Chrysler e’ solo un esempio: l’acquisizione di DRS, le operazioni di Campari su Wild Turkey sono un esempio di quanto accaduto in un solo Paese ( gli USA) in quei soli 12 mesi. Moltissimi altri sono gli esempi, soprattutto se includiamo gli investimenti diretti italiani all’estero, siano essi su aziende esistenti che per iniziative completamente nuove. Se ci lamentiamo di imprenditori italiani che lasciano il nostro Paese, ecco, quelli sono investimenti italiani all’estero, quindi delle due: o non e’ vero che gli italiani non investono per acquisire capacita’ produttive fuori dell’Italia, oppure non e’ vero che l’espatrio di investitori sia cosi’ rilevante.
    Quello dell’acquisto della totalita’ del capitale di rischio di un’azienda dipende poi certamente anche dalla particolare struttura delle nostre aziende. La spina dorsale della nostra economia e’ costituita da aziende piccole o piccolissime, spesso a gestione familiare: il passaggio di proprieta’ non puo’ avvenire in quei casi per transazione in borsa, ma solo per acquisto diretto con cessione dell’intero capitale.
     
    Operazioni come “ Destinazione Italia” sono sicuramente utili, ma se completate in un contesto di chiarezza almeno sul fronte degli obiettivi. Se gli investimenti diretti stranieri in Italia vengono accolti come “svendita” di oggetti d’interesse nazionale non andremo distante. E quello di individuare le priorita’ e’ un compito della politica.

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    Morgana at |

    ahahah…..Sig. Nacci è la descrizione del cavolfiore?
                                                                    Morgana

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    CaioDecimo at |

    Grazie Silendo: in questo periodo ho piu’ tempo da dedicare al blog, ne approfitto!
    Con riferimento ai dati FDI credo possa essere utile la piu’ recente pubblicazione OECD, datata febbraio 2013 ed aggiornata all’aprile successivo: si trova gratuitamente qui http://www.oecd-ilibrary.org/finance-and-investment/oecd-international-direct-investment-statistics-2013_idis-2013-en .
    Spero che la lettura offra lo spunto ai lettori del blog per una interessante discussione: io ho letto – tra l’altro – quanto segue:
    siamo a fine classifica come investimenti in entrata, siamo nella media (meta’ classifica, appena sotto la media OECS ma sopra la media G20) per gli investimenti in entrata. Se cosi’ fosse la situazione offre certamente ampi margini di miglioramento, ma andiamo meglio sugli investimenti in uscita, cioe’ tendenzialmente investiamo piu’ di quanto gli stranieri investano da noi. In generale credo comunque che ci sia poco movimento di capitali, cioe i nostri competitors hanno piu entrate e uscite, sono meno “timidi”
    Se posso aggiungere una nota personale, e’ chiaro che i paesi in testa, e Lussemburgo in particolare, guadagnoano posizioni in virtu del meccanismo delle holding. Mi e capitato di parlare con interlocutori stranieri qualificati che pensavano – per esempio- che Luxottica fosse lussemburghese ( effettivamente il nome potrebbe ingannare e la holding si trova in quel paese): entriamo qui pero in un altro “vaso di Pandora” tentando di capire cosa sia italiano o di un altro paese.

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    Enzo Carotti at |

    Vi seguo !
    Silendo Libertatem Servo.

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    CaioDecimo at |

    Oggi su Italia Oggi (si legge gratuitamente qualcosa qui http://www.italiaoggi.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1846531&codiciTestate=5&titolo=M&a,%20l'Italia%20è%20una%20preda  ) uin bell’esempio della situazione cui mi riferivo: ” Secondo l’ultimo rapporto di Mergermarket, solo il Belpaese non è più cacciatore – M&a, l’Italia è una preda”.
    Ma allora:
    1) se non siamo piu cacciatori, allora prima lo eravamo?
    2) da un lato avviamo iniziative come ” Destinazione Italia” per attrarre investimenti diretti dall’estero: dall’altro lato diventiamo “prede” se gli stranieri vengono ad investire in Italia. Allora che fare?
    Non trovate tutto cio’ estremamente stimolante dal punto di vista del ragionamento sul futuro del nostro Paese?

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