3 Responses

  1. avatar
    The Hooded Claw at |

    A proposito di difesa, un TTO mi faceva notare che alcune grosse industrie di difesa europee (Thales, Saab etc.) stanno facendo pressione sui rispettivi governi per avere l’autorizzazione a passare informazioni di natura tecnologica alle controparti mediorientali. La ragione è che quello del M-E è un mercato emergente per la difesa, ma non si accontenta di comprare, vuole anche il technology transfer… Speriamo non stiano giocando col fuoco, non solo in senso figurato!

    Reply
  2. avatar
    CaioDecimo at |

    A Gilli tocca abilmente numerosi tasti sensibili: tutela dell’interesse nazionale, definizione della “strategicita’” di un’azienda e/o del settore cui essa appartiene, ruolo della ricerca e dell’innovazione tecnologica.
    Credo che nel nostro Paese manchi un serio dibattito su questi argomenti. 
    L’iniziativa “Destinazione Italia-DI” mi pare un buon punto di partenza, rimangono ampi spazi di miglioramento. Nel testo di DI reperibile qui http://destinazioneitalia.gov.it/wp-content/uploads/2013/10/destinazione-italia-130923115504-phpapp02.pdf si dice – tra l’altro- a proposito degli argomenti sopra ricordati:
    “Destinazione Italia permette di lasciarsi alle spalle i pregiudizi e le semplificazioni con cui il tema dell’attrazione degli investimenti è spesso trattato e di non farsi contagiare da due sindromi contrapposte.Da un lato la “sindrome dell’outlet”, per cui attrarre investimenti significherebbe “svendere allo straniero per fare cassa”. È vero il contrario. In un mondo globalizzato, “attrazione di investimenti” significa crescita ed è l’opposto di delocalizzazione: per non far fuggire all’estero il Made in Italy, si deve far entrare il mondo in Italia.L’altra sindrome da combattere è quella di “Fort Apache”, che spinge a dire “siamo in declino, alziamo muri per chiuderci e difendere così quello che ci resta”. In realtà le condizioni e le misure necessarie per trattenere in Italia gli investimenti, anche italiani, sono le stesse che servono per attrarne di nuovi dall’estero. ”
    Credo che dovremmo iniziare a chiarire questi problemi, penso che la politica dovrebbe dare una direzione, farsi coraggio e dirci dove andare. Prima che le cose succedano, non guardando indietro.

    Reply
    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Il problema della tecnologia made in Italy è che comunque se ne produce poca e non la si sa proteggere adeguatamente e neanche commercializzare. Il caos totale ed irrazionale del sistema burocratico italiano che si riflette anche a livello di brevetti non aiuta.

      Reply

Leave a Reply


(obbligatorio)