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    ILCONTELEON at |

    Schema del Decreto che dovrebbe essere discusso oggi dal CdM.
    http://www.corrierecomunicazioni.it/upload/images/09_2013/130926185842.pdf
     

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    anonimo at |
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    anonimo at |

    Oggetto: OGGI SI È CELEBRATO IL FUNERALE “PROFESSIONALE” DI BERNABÈ E NESSUNO SI E’ STRAPPATO LE VESTI – dagospia.com
     
    1. CON UNA TELECOM CON 36 MILIARDI DI DEBITO SE NE ANDRA’ CON UNA LIQUIDAZIONE MILIONARIA (SI CALCOLA ANCHE IL FLOP DELLA SUA POLITICA INDUSTRIALE?) –
    2. DOPO BERNABÈ: O DELEGHE A MINUCCI E PATUANO FINO ALMENO A GENNAIO QUANDO SARÀ EFFETTIVA LA NUOVA POSIZIONE DI TELEFONICA IN TELCO O ARRIVA MASSIMO SARMI –
    3. IL PROBLEMA DELLA GESTIONE DEL DATABASE DI TELECOM, UN IMMENSO PATRIMONIO DI DATI E DI MILIARDI DI TELEFONATE DOVE ENTRA IN BALLO LA DIFESA DELLA PRIVACY. DOVE HANNO MESSO LE MANI E CONTINUANO A METTERLE TROPPI SOGGETTI PIÙ O MENO “DEVIATI” –
    DAGOREPORT
    1. DOPO BERNABÈ
    Oggi si è celebrato il funerale “professionale” di Franchino Bernabè, il manager di Vipiteno che usando lo stesso linguaggio dell’ex-ministro Scajola undici giorni fa ha dichiarato che la scalata degli spagnoli di Telefonica è avvenuta “a sua insaputa”.
    Anche se si tratta di una cerimonia funebre di prima classe, i 15 consiglieri di amministrazione di Telecom non si rotoleranno sul pavimento per il dolore. Non lo farà nemmeno Luigi Zingales, l’economista di Boston che dopo aver rotto i coglioni per anni nei confronti di Bernabè ha lanciato nei giorni scorsi un lamento simile a un vagito.
    Franchino ha esposto per l’ultima volta le sue ragioni per un aumento di capitale, negli uffici amministrativi di Telecom hanno cominciato da alcuni giorni a fare i conti sulla sua liquidazione. Il calcolo è complesso e deve considerare i sei anni trascorsi dentro l’azienda con uno stipendio che nel 2012 Bernabè si è autoridotto alla modica cifra di 2,9 milioni rispetto ai 3,6 dell’anno precedente.
    A occhio e croce i sei anni trascorsi al vertice dell’azienda dovrebbero portargli in tasca qualcosa come 10-15 milioni di buonuscita, ma è probabile che nella sua spietata dolcezza Franchino si accontenti di qualcosa di meno. Lui per primo è consapevole che l’azienda ha sulle spalle 36 miliardi di debiti e che il titolo in Borsa ha perso dall’inizio dell’anno poco meno del 20%. In un rigurgito di consapevolezza ,che appare piuttosto improbabile, potrebbe ammettere che nella liquidazione bisogna calcolare anche il fallimento della sua politica industriale.
    Non saranno però questi i numeri sui quali i 15 consiglieri e Marco Patuano perderanno il loro tempo. Sullo sfondo c’è il problema ben più importante che riguarda la successione del manager che “a sua insaputa” è stato buttato a mare dai soci di Telco, la scatola che controlla Telecom. E qui le cose si complicano perché il candidato Massimo Sarmi sembra stia ancora negoziando con il governo le condizioni per accettare di misurarsi con gli spagnoli, guidati dal mastino Cesar Alierta, prima di lasciare la comoda poltrona delle Poste – in primavera 2014 scade il suo mandato.
    Le ipotesi che circolano a Milano riferiscono di deleghe a Minucci e Patuano (operatività) fino almeno a gennaio quando sarà effettiva la nuova posizione di Telefonica in Telco. Sarmi, comunque, resta favorito. Per la sua sostituzione non è emerso sinora nessun candidato forte (Caio non riscuote consensi anzi molti dissenzi e Palazzo Chigi non vuole guerre). Si vedrà più avanti.
    Il problema di Telecom non riguarda soltanto le deleghe operative, poiché è scontato che il manager dalle orecchie generose le vorrà piene di contenuto e non di semplice rappresentanza. Gli argomenti che lo frenano sono almeno tre: il primo è per sua natura un problema di politica estera che tocca la gestione della Rete sulla quale passano comunicazioni innocenti e dati estremamente sensibili. Prima che avvenga lo scorporo di questa infrastruttura gli spagnoli di Telefonica ne avrebbero il controllo e questa idea ha fatto rizzare i capelli negli ambienti americani, di Israele e di altri Paesi del bacino Mediterraneo.
    C’è da chiedersi a questo punto quale fondamento abbiano queste preoccupazioni nel caso di un controllo spagnolo. Forse che la Spagna è meno Atlantica e “sicura” dell’Italia, un Paese in cui i dati sensibili sono stati in alcuni casi utilizzati e manipolati per fini non commerciali? Casomai il problema (al secondo posto nelle riserve di Sarmi) riguarda la gestione del database di Telecom, quell’immenso patrimonio di dati e di miliardi di telefonate dove entra in ballo la difesa della privacy.
    E qui la storia ci dice che nel database hanno messo le mani e continuano a metterle troppi soggetti più o meno “deviati” se è vero che, a distanza di vent’anni si riescono a leggere sui giornali, le telefonate di Giuliano Amato per raccattare quattrini in favore del Tennis Club di Orbetello.
    Il terzo problema sul quale Sarmi vuole garanzie precise riguarda il famoso spezzatino in America Latina dove gli spagnoli di Telefonica devono fare i conti con l’Antitrust del Brasile e con la voglia di nazionalizzazione della presidentessa argentina. Gli analisti dicono che dalla vendita di Tim Brasil Telecom potrebbe ricavare almeno 9 miliardi, con i quali si possono mettere a posto i conti di Telecom.
    Ma perdere le roccaforti commerciali sudamericane è un indebolimento pazzesco per un player come Telecom che sul fronte della sola telefonia domestica sta perdendo quote di mercato (come ha rilevato ieri l’AgCom denunciando un ulteriore calo nel mobile e perfino nella messaggistica degli sms).
    Resta comunque il fatto che la stagione di Franchino Bernabè è finita ed è difficile immaginare che il suo nome possa rispuntare a maggio del prossimo anno quando in ballo ci saranno i vertici di Enel, Eni e Finmeccanica. Nessuno si strappa le vesti e nessuno grida come nel Giulio Cesare di Shakespeare “oh, infausto giorno! Oh, vista cruenta!”.
    Per adesso il 65enne faccia d’angelo è bruciato.
     
     

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    ilconteleon at |

    http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL6N0HU1X220131004
    Secondo quanto riportato da alcune agenzie stampa, il presidente del consiglio, Enrico Letta, avrebbe firmato il decreto sulla cosiddetta “golden power”. In questo modo l’infrastruttura di rete di Telecom Italia rientra tra gli asset strategici che saranno monitorati dal governo.

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    Anonimo at |

    Telecom, Golden rule e nuova legge sull’Opa: via libera del Senato

    Giovedì, 17 ottobre 2013 – 11:50:00

    L’aula del Senato ha approvato con 208 voti favorevoli, nessun voto contrario e 44 astenuti, la mozione su Telecom sottoscritta da tutti i partiti eccetto il Cinque Stelle. La mozione impegna, tra l’altro’, il governo a modificare la normativa sull’Opa.

    La nuova legge rafforza i poteri della Consob. L’autorità dovrà accertare l’esistenza di situazioni di controllo di fatto da parte di soci. Alla soglia già in vigore del 30% per l’obbligo di Opa, vine fissata un secondo paletto, legato al controllo di fatto.
    Infine, lo Stato ottiene la golden rule, da esercitare nel caso di imprese di interesse strategico, specialmente quando sono in gioco infrastrutture da cui dipende la sicurezza del Paese.
    Il Senato ha anche approvato con 248 voti favorevoli, un voto contrario e 4 astenuti, i primi quattro punti della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle che e’ stata votata per parti separate: bocciato invece l’ultimo punto della mozione dal M5S, su cui il governo aveva dato parere negativo, che impegnava il governo ad “assicurare che l’infrastruttura di rete sia pubblica o comunque sotto il controllo pubblico, cosi’ da garantire il rispetto dei diritti fondamentali della persona e della promozione dell’iniziativa di impresa nel Paese”.

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    Anonimo at |

    Inchiesta sullo spionaggio inglese: lo zampino di Snowden a Greenwald.
    Svolta a cura dell’ISC (Intelligence and Security Committee, organo parlamentare deputato al controllo delle agenzie di sicurezza del Regno Unito)
    http://news.panorama.it/oltrefrontiera/spionaggio-inglese-mi6

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    Anonimo at |

    Oggetto: Primo passo dell’Europarlamento per proteggere i dati dagli 007 Usa- corriere.it
    In programma anche una risoluzione per bloccare l’accesso al sistema finanziario Swift

    I giganti di Internet non potranno passare informazioni ai servizi Diritti Tra i nuovi obblighi,il «diritto all’oblio» 
    BRUXELLES – Sono serviti 18 mesi di difficili trattative nell’Europarlamento, condizionate da un lobbying intensissimo e da pressioni politiche ad altissimi livelli arrivate perfino da Washington. Ma, alla fine, un accordo di compromesso consente alla commissione parlamentare delle Libertà pubbliche di votare il nuovo regolamento Ue «Protezione dei dati» già lunedì prossimo, a Strasburgo, per cercare di arrivare all’approvazione finale entro la legislatura in scadenza nel 2014.

    Lo scandalo Datagate sulle intrusioni nella privacy dei cittadini, attribuite ai servizi segreti Usa, ha convinto gli eurodeputati a ripristinare le garanzie tolte dalla Commissione europea del portoghese José Manuel Barroso su pressione degli Stati Uniti. Inoltre, in seguito alle rivelazioni del whistleblower Edward Snowden sullo spionaggio in Europa della National Security Agency di Washington (Nsa), mercoledì prossimo a Strasburgo è in programma una risoluzione per far sospendere la concessione dei dati finanziari europei del sistema Swift: almeno fino a quando la Casa Bianca non garantirà l’uso previsto a fini esclusivamente di antiterrorismo e senza mai violare abusivamente la privacy dei cittadini europei. Nel negoziato sul regolamento, che sostituirebbe la direttiva in vigore dal 1995, la massiccia attività dei lobbisti ha generato varie migliaia di emendamenti. I principali gruppi politici dell’Europarlamento hanno poi concordato soluzioni di compromesso su oltre un centinaio di punti base. Nei 28 Paesi membri viene disciplinato un po’ tutto quanto riguarda la protezione dei dati con esclusione solo della cooperazione tra polizie e altri apparati giudiziari.

    La svolta politica appare la reintroduzione nel testo della clausola di difesa dei cittadini europei dal programma di spionaggio Usa detto Fisa, in seguito al sospetto che la Nsa abbia imposto ai giganti Usa di Internet di passargli riservatamente informazioni relative alla Ue. Vari media hanno rivelato che specifiche pressioni di Washington avevano convinto la Commissione di Bruxelles a eliminare questa precauzione quando aveva trasferito il dossier all’Europarlamento nel gennaio 2012. Ora le nuove regole Ue impedirebbero alle società Usa di passare dati europei ai servizi segreti di Washington senza autorizzazioni preventive in Europa. In caso di violazioni scattano sanzioni fino al 5% del fatturato annuo. I nuovi obblighi a tutela della privacy includono il «diritto all’oblio», che consente di pretendere dai giganti Usa di Internet la cancellazione dei propri dati.

    Attenuazioni sono previste per non frenare le attività commerciali. Chi compra un viaggio da un tour operator online continuerà a ricevere altre offerte e materiali di «direct marketing». Ma il potenziamento del regolamento Ue sulla Protezione dei dati ha comunque preoccupato la Confindustria europea di Bruxelles a causa dei maggiori costi per «l’eccessivo aggravio amministrativo» alle imprese. Tra l’altro diventerebbe obbligatorio per le società con molti dati immagazzinati assumere dirigenti specializzati nel rispetto delle nuove regole. La Confindustria europea, pur apprezzando la sostanza del regolamento e i business conseguenti (stimati in 330 miliardi di euro annui dal 2020), ha così inviato una lettera agli eurodeputati per far rivedere 7 parti del testo. Associazioni di difesa dei diritti fondamentali dei cittadini, invece, vorrebbero ulteriori rafforzamenti.

     
    19 ottobre 2013

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    Anonimo at |

    http://www.formiche.net/2013/09/30/sul-sito-piu-amato-dagli-007-ci-si-accalora-sulla-rete-telecom/
     
    Sul sito più amato dagli 007 ci si accalora sulla rete Telecom
    30 – 09 – 2013Redazione

    Scorporare o non scorporare la rete? E un assetto proprietario straniero può davvero mettere in pericolo la sicurezza nazionale? Discussioni, ipotesi e analisi che attraversano la vicenda Telecom-Telefonica e si ritrovano anche sul sito più amato dagli 007, Silendo.org.
    La cessione di quote azionarie della Telecom detenute dai soci italiani alla sorella spagnola Telefonica ha aperto il dibattito della sicurezza nazionale: attraverso la rete telefonica, infatti, non avvengono solo le semplici telecomunicazioni dei cittadini, ma anche quelle istituzionali, sia interne che esterne. E nella discussione tra gli utenti di Silendo.org si intravedono le diverse opinioni su come si dovrebbe, o potrebbe, giocare la partita del controllo della rete di telecomunicazioni.
    Scorporo sì, scorporo no
    Tra le questioni centrali sull’acquisto delle azioni Telecom da parte di Telefonica c’è sicuramente il dibattito sulla proprietà della rete. Infatti, come ricorda l’utente chiamato “Nemo Profeta” sul sito Silendo.org, la proprietà delle risorse è ben diversa dalla loro gestione e così se lo scorporo dovesse esserci – come auspicano anche i Servizi Segreti – non avrebbe nessuna importanza se ad acquistare le quote azionarie della Telecom fossero investitori stranieri e non italiani perché alla base la proprietà fisica degli impianti resterebbe, ovviamente, sul territorio italiano e quindi soggetta alle leggi italiane. “Ci sono gli strumenti legali per impedire l’accesso alla rete”, continua Nemo Profeta, e una partecipazione spagnola, francese o cinese non sarebbe più un problema.
    Ma se così dovesse accadere, sostiene l’utente “mv”, allora sarebbe necessario mettersi d’accordo con gli spagnoli in modo che gli apparati pubblici italiani avessero un accesso diretto a tutte le strutture. E, continua “mv”, “con 12-15 miliardi, si potrebbero fare ricerche di punta per un bel po’: finanziare quella anziché tutta la rete, doppini e roba inutile compresa, non sarebbe efficace, creando un forte incentivo a restare a Torino?” Dunque, se il nodo della questione è la gestione della rete, perché non tenerla in Italia in modo da poterci investire, e quindi guadagnare?
    Un problema di gestione o di mancata politica industriale?
    Non può essere una compagnia straniera a gestire la principale azienda di telecomunicazioni italiana, però dal dibattito su Silendo.org la sicurezza nazionale non è l’unico punto di attrito: ci si chiede, infatti, perché non si possa cedere parte della Telecom in nome della sicurezza se poi le comunicazioni delle ambasciate italiane sparse per il mondo sono affidate a compagnie straniere. Sarebbe un paradosso pensare che lo Stato italiano permettesse che le comunicazioni con le sue sedi diplomatiche fossero in qualche modo non sicure, solo perché gestite da compagnie straniere. Allora qual è il punto? “Il vero problema è che sarà più difficile farsi i fatti propri”, sostiene l’utente “#35″, ma ancora una volta “mv” non è d’accordo: la questione non è la sicurezza, ma solo economica: “Tra le varie banche coinvolte, c’è chi ha tanto interesse a privatizzare i profitti e socializzare le perdite (vecchio slogan sempre attuale). Come mungere la vacca pubblica? Tiriamo fuori la sicurezza nazionale!”.
    Gli interessi, dunque, sono molteplici: economici, politici e di sicurezza nazionale a cui l’utente “mv” risponde così: “Si tratta del solito, annoso problema: ridere o piangere?”.
    B.A.
     
    SILENDO Non so se era stato già segnalato. In tal caso , scusa.

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    Anonimo at |

    …. SILENDOOOOoooohhhhhhh !!!!!!
    Babbano Asimmetrico

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    Silendo scrive: novembre 15, 2013 alle 20:20
    Ciao Babbano. Sì, conoscevo l’articolo
    Ma l’articolo era stato postato ?
    Solo per curiosità.
    B.A.
     

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    Anonimo at |

    DÈJÀ VU – TIM TORNA NELLE PARTECIPAZIONI STATALI: IL GOVERNO PIAZZA UN COMMISSARIO NELL’AZIENDA PER GARANTIRE “GLI INTERESSI ESSENZIALI PER LA DIFESA E LA SICUREZZA NAZIONALE” – PREVISTE FIGURE ANCHE DENTRO SPARKLE (RETE ESTERA) E TELSY (CELLULARI CRIPTATI)

    Roberta Amoruso e Rosario Dimito per il Messaggero

    Scattano i poteri speciali del governo su Tim-Telecom. Si tratta della prima tranche, quella che riguarda i settori della difesa e della sicurezza nazionale del gruppo tlc (ex articolo 1 delle norme sul golden power). Sostanzialmente due le «prescrizioni e condizioni» indicate nel provvedimento recapitato a Vivendi e alle società del gruppo Telecom, considerata «la minaccia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali per la difesa e la sicurezza nazionale».

     Da una parte il governo ha diritto a sorta di placet, cioè una «valutazione» sui «requisiti di idoneità» di un componente del cda di Tim con delega «esclusiva» sulla «sicurezza», che dovrà essere italiano e «munito di idonea abilitazione di sicurezza personale (NOS)». Al consigliere garante sarà poi affidata la responsabilità su una unità organizzativa ad hoc e «indipendente», «un'organizzazione di sicurezza» da creare (e questa è la seconda prescrizione) con tanto di funzionario a valle scelto in una terna di nomi proposti dalla Presidenza del consiglio».

     Non solo. Un consigliere italiano con i requisiti e il placet del governo dovrà essere sia in Sparkle sia Telsy. Infine, tutte e tre le società dovranno «informare preventivamente» per eventuali decisioni «strategiche» sulle attività in questione. E comunque i data center strategici dovranno rimanere in Italia.

     A controllare il rispetto dei paletti ci sarà un «Comitato di monitoraggio» presso Palazzo Chigi, è scritto nello stesso provvedimento, che riferirà poi al Comitato sul golden power. A questo punto Tim ha tempo 90 giorni per adeguarsi, come ha spiegato ieri la società stessa, tenuta anche a «trasmettere una relazione sulle misure adottate». Non si può certo dire che il provvedimento non sia «equilibrato e non punitivo» come aveva promesso il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda. E del resto è la stessa Tim a considerare «parte delle misure» indicate dal governo su «governance e organizzazione» già cosa fatta: «sono già stata implementata dalla società», è scritto nel comunicato. Evidentemente, il riferimento di Tim è alla figura di garante di Giuseppe Recchi, attuale vicepresidente del gruppo con deleghe sulla sicurezza. 

     Fin qui, come detto, è il capitolo difesa-sicurezza. Rimane aperto però il secondo dossier che chiama in ballo il golden power, e cioè il settore comunicazione, che coinvolge il nodo della rete di accesso del gruppo Telecom. Su questo fronte i tempi di valutazione del comitato sul golden power e del governo stesso saranno ben più lunghi. Non solo perché l'eventuale societarizzazione della rete rappresenta un tema complesso, di cui si parla da anni senza che sia mai approdato a una soluzione. Ma anche perché lo stesso ministro Calenda ha fatto sapere di aver interpellato l'Agcom per dirimere la questione. 

    Dunque, se è certo che la rete è considerata «strategica» dal governo, è ancora presto per dire come andrà a finire. Un passaggio importante potrebbe essere l'incontro dello stesso ministro, venerdì, con il neo ad della società controllata da Vivendi, Amos Genish. Un primo scambio sulla questione e un'occasione per Genish per spiegare la nuova strategia di Telecom, tra la rotta verso la Digital Telco e la convergenza. Da parte sua Calenda ribadirà la linea tenuta finora. «È superiore interesse nazionale, avere una rete neutrale», aveva ribadito soltanto due giorni fa il ministro pensando alla via della separazione delle due società.

    Dovrebbe, insomma, nascere una Tim che si occupa solo di servizi, e una Tim che gestisce la rete di trasmissione telefonica. «La proprietà può essere anche la stessa purché si rispettino determinate norme», ha chiarito Calenda. 

     Il blitz del governo sul golden power sarà al centro dell'informativa al prossimo cda straordinario di Tim convocato per venerdì 20, a valle del vertice tra Genish e Calenda. Il board dovrebbe anche prendere una delibera per la definizione della joint venture con Canal + tendente a dare concretezza al progetto di convergenza tra telco e media. Dopo il primo ok del cda del 28 settembre, ci sarà da ratificare il term sheet trasformato in un piano industriale previo nuovo esame del comitato controllo e rischi che, la volta scorsa, aveva deliberato con il voto contrario di Lucia Calvosa e Francesca Cornelli.

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