6 Responses

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    jackallo at |

    Questo argomento dovrebbe essere maggiormente studiato e analizzato anche da noi.

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      Giovanni Nacci at |

      Mah… lo sapete già, vostro malgrado: io quando leggo queste cose m’infervoro. Ritengo sia indispensabile – anche in questo caso, come in quello della questione “cyber” – prima di darsi qualsiasi risposta, porsi le domande giuste. Ovvero domande realmente attinenti alla questione e poste al corretto livello di astrazione; domande che non derivano da un “intorno giornalistico-letterario” costruito, più o meno ad arte, per favorire certi interessi piuttosto che altri. E pertanto in un’ottica eminentemente strategica (che è quella che, mi pare, ci debba essere più vicina) e alla luce di quanto sopra detto, la domanda fondamentale che ci dobbiamo porre secondo me è: ma le dimensioni contano davvero, o no?

      😛

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        barry lyndon at |

        Un certo Rocco, tuo corregionale, pare stia scrivendo un saggio x approfondire l’argomento dal titolo provvisorio “42. Ma non di piede”. :) :) :)

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          Giovanni Nacci at |

          Cos’è un saggio sull’uso in dosi rafforzate della tachipirina nel trattamenti degli stati febbrili cronici? 😛 😀

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    Anonimo at |

    Telecom: allarme del Copasir:
    “Sicurezza nazionale in pericolo”
    La preoccupazione del presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza che sulla cessione agli spagnoli è pronto a chiedere chiarimenti
    ROMA –  La cessione del controllo di Telecom agli spagnoli di Telefonica “pone seri problemi di sicurezza nazionale, visto che la rete Telecom è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate”. A lanciare l’allarme è il presidente del Copasir Giacomo Stucchi. Su questo tema – annuncia – “faremo una riflessione come Comitato e chiederemo che venga a riferire in audizione il direttore del Dis, Giampiero Massolo”.

    Numerose le reazioni dopo la notizia della cessione di Telecom. Fra i primi a intervenire i sindacati. “Di fronte al caso Telecom, il paese deve interrogarsi. Il governo torni ad assumere il ruolo che gli compete. Il sindacato, unitariamente, è pronto al confronto, come ha dimostrato con la proposta di istituire una cabina di regia”. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, denuncia la vendita delle grandi aziende “al miglior offerente, senza alcuna idea di politica industriale, di integrazione, di possibile crescita e degli effetti sul sistema produttivo e sull’occupazione”. Critico anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti, che non nasconde le sue perplessità: “Siamo seriamente
    preoccupati. Siamo convinti che l’operazione su Telecom avrà esiti negativi sull’occupazione”.

    Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio, Enrico Letta sulla vicenda Telecom. Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, hanno inviato oggi una lettera al premier e al ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato. Con Telecom “è la prima volta che un asset strategico per il futuro del Paese è acquisito da un’impresa straniera senza che ci sia stata una preventiva discussione pubblica sulle sue ricadute e senza che il governo attivasse la golden share. In assenza di un deciso cambio di passo – incalza Camusso – quanto avvenuto è destinato a ripetersi nelle prossime settimane con altri gioielli della nostra industria”.

    All’attacco anche il mondo della politica. Tanto i partiti di maggioranza quanto quelli di opposizione, hanno tutti chiesto al Governo di riferire in Aula sulla questione Telecom. Beppe Grillo chiede invece al governo di rinazionalizzare Telecom con i soldi ricavati dalla rinuncia alla Tav. C’è poi una preoccupazione sui livelli occupazionali. “Il Pd – spiega Matteo Colaninno, responsabile Economia del Pd – ritiene che Parlamento e Governo dovranno a questo punto valutare il complesso degli impatti dell’operazione sui diversi assetti strategici del Paese e valutare l’utilizzo dei poteri speciali previsti per tutelare gli interessi e le aziende strategiche del paese. Per il Partito Democratico, quindi, nessuna preclusione al fatto che un grande investitore industriale come Telefonica investa in asset italiani, anzi! Ma lo deve fare rispettando gli interessi strategici italiani, dando garanzie su occupazione e politica industriale”. “Dopo il disastro Telecom occorre fare un bilancio delle privatizzazioni: l’Italia aveva una azienda pubblica sana che è stata regalata a imprenditori italiani che l’hanno spolpata e adesso la regalano a investitori esteri. Il risultato è un arricchimento di pochi imprenditori senza scrupoli”, dice Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista.

    “Perché il Governo, invece di limitarsi laconicamente a ricordarci che Telecom è una società privata e che vigilerà non incoraggia i soggetti italiani a considerare l’opzione di un aumento di capitale che frenerebbe questi assalti?”, chiede invece il senatore di Sel, Massimo Cervellini, vicepresidente Commissione Lavori pubblici. “Il problema di Telecom non nasce oggi, ma quando la sinistra di banca e di governo, impossessatasi di palazzo Chigi, concepì le privatizzazioni come una svendita agli amici dei gioielli di stato. E ora il mercato si prende Telecom: bel risultato!”, afferma in una nota Elvira Savino, deputata del Pdl
     

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