12 Responses

  1. avatar
    The Hooded Claw at |

    Argomento molto studiato quello del ruolo delle classi medie come motori del cambiamento sociale, vedremo se l’emergente classe media cinese riuscirà ad imporre la propria necessità di avere maggiore libertà e cambiare le cose.

    Reply
  2. avatar
    SG at |

    Premetto che non ci capisco niente di queste faccende. ma…
     
    L’Inghilterra del 1800 si è salvata dai totalitarismi proprio grazie ad una classe media cresciuta grazie alla rivoluzione industriale (1760-1860, iniziata con l’invenzione del motore a vapore). La classe media, cresciuta in questi cento anni grazie alla rivoluzione industriale, fece da ponte tra l’aristocrazia e il proletariato. La cosiddetta mobilità verticale dava speranza ai lavoratori del proletariato di poter un giorno migliorare la propria condizione. Dove invece questa mancanza di mobilità non c’era si è vissuto la tragedia della lotta tra un proletariato che voleva emanciparsi e una classe media che vedeva in pericolo la propria posizione privilegiata conquistata con tanta fatica. E’ stata la mancanza di mobilità verticale che ha provocato questa lotta che quindi ha creato i totalitarismi, e di conseguenza le due inevitabili guerre mondiali.
     
    Ora la situazione è asimilare ma con una differenza fondamentale. La distinzione tra proletariato, classe media e aristocrazia prima era una distinzione puramente economica, di ricchezza.
     
    In quest’epoca, invece, la vera distinzione tra diverse classi non è economica ma sostanzialmente di peso, ed influenza , politica. Anche se ancora esistono della classi sociali riconducibili a quelle del precedente secolo, non necessariamente le prime coincidono con le seconde, parzialmente si sovrappongono ma non coincidono e questo è il motivo per cui si fa confusione e non permette, secondo il mio modesto parere, di analizzare il problema con la giusta ottica.
     
    Fondamentalmente in questa epoca il problema è che esiste un proletariato politico, una classe media politica e un’aristocrazia politica che sono molto piu simili alla situazione che ha portato alle due guerre mondiali che alla situazione in Inghilterra nel 19mo secolo, cioe tra le tre classi (politiche) non c’e’ mobilità verticale, sono delle classi rigidamente chiuse che non permettono nessuno scambio e non danno nessuna speranza a chi si trova nella classe piu in basso di emanciparsi (politicamente) un giorno mentre a chi si trova nelle classi superiori da la sensazione di pericolo e quindi nella necessità di doversi difende.
     
    Servirebbe un equivalente al motore a vapore del 1760 per evitare una nuova guerra tra classi sociali e il crearsi di nuovi totalitarismi.
     
    Forse questo motore a vapore del 2000 esiste e si chiama internet, e chi legge e scrive su questo blog ne ha la dimostrazione ogni giorno…
     
    saluti
     

    Reply
    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      SG ti devo contraddire, l’Inghilterra storicamente è il paese europeo con minor mobilità sociale, e dopo un marginale miglioramento coi governo Blair ora le cose stanno tornando a livelli dell’era vittoriana.
      La struttura chiusa delle classi raggiunge ogni aspetto della vita sociale

      Reply
      1. avatar
        SG at |

        Avvocati, militari,pubblici funzionari e uomini di condizione anche più modeste trovarono nell’industria manifatturiera possibilità di avanzamento assai maggiori di quelle offerte dalle loro antiche professioni. Un barbiere, Richard Arkwright, divenne il più ricco e influente industriale nel campo della filatura; un oste, Peter Stubs, diede vita a un’azienda molto rinomata nel commercio delle lime; un maestro di scuola, Samuel Walker, divenne il principale esponente dell’industria siderurgica nell’Inghilterra settentrionale. << Ognuno ha la fortuna nelle proprie mani!>> esclamava Wiliam Hutton nel 1780. Questo, inutile dirlo, non è mai stato vero, neppure in parte; ma chi osserva da vicino la società inglese della seconda metà del secolo XVIII capisce come fosse possibile quell’affermazione, dato che in quel periodo la mobilità verticale era giunta a un grado che non ha confronti con qualsiasi altra epoca precedente e forse anche successiva.
         
         
        T.S. Ashton La rivoluzione industriale 1760-1830. editori Laterza pagg 22,23
         
         

        Reply
        1. avatar
          The Hooded Claw at |

          OK, point taken, non certo nell’Inghilterra degli ultimo 150 anni.

          Reply
          1. avatar
            SG at |

            HC, <<epoca pecedente e forse anche  successiva>> salva capra e cavoli , 0-0. a me piace giocare, non vincere (anche perche perdo quasi sempre :)  )
            epoca precedente e forse anche successiva.
            epoca precedente e forse anche successiva.
            epoca precedente e forse anche successiva.

            Reply
  3. avatar
    SG at |

    Il mondo islamico è, e si sente, una società perdente contro il mondo occidentale. ma questo non è il vero problema. Il vero problema è che si sente “perdente senza nessuna speranza di riscatto”. Mai circondare il nemico senza lasciargli una via di fuga, bisogna sempre lasciare uno spiraglio, altrimenti è il martirio.
    Manca un ponte che, analogamente al ruolo svolto dalla classe media, consenta lo scambio, anche solo potenziale, ma sentito,tra queste due società cosi profondamamente diverse tra loro.
    Non so se esiste questo ponte ma, se esiste, sicuramente si trova nel mediterraneo.

    Reply
  4. avatar
    SG is back at |

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/la-fine-del-sogno-americano-krugman-detroit-fallisce-ma-anche-dove-c-ricchezza-lascensore-60569.htm
    Articolo di Paul Krugman per “The New York Times” – Traduzione di Elisabetta Horvat per “la Repubblica”
     
    PAUL KRUGMAN
     
    Detroit è un simbolo del vecchio concetto di declino economico. L’abbandono non ha colpito solo il centro della città; in tutta la sua area metropolitana, tra il 2000 e il 2010 la popolazione ha subito un calo più drastico di quello registrato in altre grandi città. Per converso, Atlanta può essere citata ad esempio di sviluppo impetuoso. In quello stesso periodo, il numero dei suoi abitanti è aumentato di oltre un milione: un incremento paragonabile a quelli di Dallas e Houston, senza la spinta aggiuntiva del petrolio.
     
    Ma al di là di questo netto contrasto, c’è un fattore che accomuna una Detroit in bancarotta a un’Atlanta in piena crescita. Sembra che anche qui, nonostante il boom, il “sogno americano” sia ormai svanito. Chi nasce in una famiglia povera difficilmente riesce a migliorare la propria condizione. Di fatto, l’ascensore sociale – o in altri termini, la possibilità di raggiungere uno status socioeconomico più elevato rispetto alle proprie origini – ad Atlanta sembra funzionare anche peggio che a Detroit, dove il livello di mobilità sociale è comunque basso.
     
    Uno studio recente promosso dall’Equality of Opportunity Project (EOP) e diretto da un gruppo di economisti delle università di Harvard e Berkeley si basa su una serie di confronti tra i tassi di mobilità sociale di diversi Paesi. Ne risulta che l’America di oggi, che pure continua a considerarsi come la terra delle opportunità per tutti, ha un sistema classista ereditario persino più rigido di altre nazioni avanzate.
     
    Gli autori del progetto hanno peraltro riscontrato notevoli differenze, in materia di mobilità sociale, anche all’interno degli Stati Uniti. Ad esempio a San Francisco, chi è nato in una famiglia appartenente al 20% inferiore (in termini di reddito) della scala sociale, ha l’11% di probabilità di elevarsi fino al “top fifth”, cioè al 20% con i livelli di reddito più alti; mentre ad Atlanta questa prospettiva è limitata al 4% di chi nasce povero.
     
    Gli studiosi hanno poi cercato di individuare i fattori collegati ai tassi più o meno elevati di mobilità sociale, giungendo a risultati in parte sorprendenti. Contrariamente alle aspettative, il fattore razziale sembra giocare un ruolo relativamente modesto. È invece emersa una correlazione significativa tra il grado di sperequazione sociale esistente e le probabilità di miglioramento
     
    In altri termini, quanto più debole è il ceto medio, tanto minori sono le probabilità di ascesa sociale.
     
    Questo risultato trova riscontro anche a livello internazionale: nelle società relativamente egualitarie come quella svedese, la mobilità sociale è molto più elevata che nell’America di oggi, con i suoi stridenti contrasti tra poveri e super-ricchi. È inoltre emerso un altro dato significativo: la correlazione tra la segregazione abitativa – cioè la condizione delle fasce sociali relegate in quartieri molto distanti delle città estese a macchia d’olio – e le probabilità di riscatto da una condizione di indigenza.
     
    Ad Atlanta, la distanza fisica tra i quartieri bene e quelli abitati dalle fasce più povere è enorme. Sembra dunque che esista un rapporto inversamente proporzionale tra la dispersione urbana e il grado di mobilità sociale: un argomento in più per chi promuove le strategie urbane di “smart growth” (crescita intelligente) con centri urbani compatti e facilmente accessibili ai mezzi di trasporto collettivi.
    Quest’osservazione andrebbe tenuta in considerazione anche nel più ampio contesto di una nazione che sta deviando dalla propria rotta, e continua a parlare di pari opportunità mentre si rivela incapace di offrirle a chi più ne ha bisogno.
     

    Reply

Leave a Reply


(obbligatorio)