70 Responses

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    The Hooded Claw at |

    Non so, ho impressioni ancora molto contrastanti al momento. Non vorrei che si stesse perdendo il senso delle proporzioni. Quella zona dell’East End non è mai stata delle più raccomandabili. Esistono tensioni sociali che continuano a riaffiorare in forme diverse a Londra, si vedano i riots del 2011, non credo che il solo jihadismo possa essere l’unica causa di quello che è successo, la povertà, la ghettizzazione e la discriminazione secondo me hanno avuto un ruolo importante (e lo stanno avendo) nella radicalizzazione di molti soggetti.
    Detto questo, giusto per contraddire me stesso, gli analisti avevano previsto che l’evoluzione dell’islamismo radicale avrebbe seguito questa traiettoria. E come ricorda correttamente Olimpo prevenire questa tipologia di attacchi è praticamente impossibile.
     
     

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    The Hooded Claw at |

    Se hanno convocato sia Cobra che JACT significa che sotto c’è qualcosa di molto serio; sospetto che temano l’inizio di un processo di emulazione, preoccupante il fatto che ci fossero diversi giovani presenti sulla scena che dichiaravano la loro solidarietà agli assassini (questo da fonti non ufficiali ma riportato da diversi analisti ieri sera sulla BBC). Sono cominciate azioni di rappresaglia contro alcune moschee… non promette bene.
     
    http://www.guardian.co.uk/uk/2013/may/22/woolwich-attack-lone-wolf-jihadist

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    Asso at |

    The Hooded:”  . . . preoccupante il fatto che ci fossero diversi giovani presenti sulla scena che dichiaravano la loro solidarietà agli assassini . . .”.
     
    Spero siaNO stati fermati e/o arrestati anch’essi.

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      The Hooded Claw at |

      No, per quanto disgustoso hanno il diritto di esprimere il loro pensiero, se glielo togliamo diventiamo come loro.
      (Certo immagino che le forze di polizia, non essendo sprovvedute, una volta individuati avranno un ‘occhio di riguardo’ per questi elementi.)

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        Asso at |

        Caro Hooded. Non mi trovi d’accordo. Quelle pericolose parole sono un tizzone infuocato che contribuisce ad alimentare il fuoco del terrorismo. Non gli consentirei di fare simili affermazioni. Sono tempi ove credo si possa iniziare a ragionare in questi termini. Ciò che dici, ritengo, andava bene qualche tempo fa. Ora è tempo . . .

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          The Hooded Claw at |

          Capisco la tua posizione, anche se non la condivido; riconosco che il problema è complesso quando si lavora all’interfaccia tra legalità e sicurezza (mi torna in mente Popper e ‘La società aperta ed i suoi nemici’). In ogni caso al momento ci sono leggi speciali che permettono di agire in deroga alle procedure convenzionali quando si tratta di minaccia terroristica. 
           
          Un saluto a tutti.

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            mv at |

            Già, proprio a Popper pensavo leggendo la tua risposta.
            Non credo ci possa essere tolleranza per l’intolleranza: l’accettazione della diversità di opinioni non può che essere intrasistemica. Se qualcuno non accetta la società aperta – e quindi è anti-sistema – non può trovare posto al suo interno senza che ci sia il pericolo di distruggerla.

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              The Hooded Claw at |

              Matteo proporresti di incarcerare chiunque esprima un’opinione a favore dell’intolleranza? Perché qui stiamo parlando di questo; non stiamo parlando di azioni, stiamo parlando di opinioni. Ad esempio mandiamo in prigione tutti quelli che esprimono idee razziste, sessiste o omofobe? In definitiva la nostra costituzione non lascia spazio a dubbi su queste cose: non si deve discriminare in base a sesso, etnia, colore della pelle etc. 
              Lo sappiamo benissimo che questo sarebbe impraticabile ed anche contrario al diritto di pensarla come si vuole. Io non credo che un atteggiamento repressivo a questo livello sortirebbe gli effetti desiderati anzi, questo si che radicalizzerebbe ancora di più elementi pericolosi.
               

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    A s s o at |

    Ritengo che sussista viepiù l’esigenza di creare Forze di Polizia, soprattutto a carattere sovranazionale, caratterizzate da ampissimi poteri. Quando il gioco si fa duro, diviene indispensabile poter contrastare la minaccia in modo drastico e senza compromessi. In tal ottica, che ben vengano Corpi di Polizia come la Eurogendfor (che ritengo sia destinata, nel tempo, ad accrescere le fila dei suoi uomini).
     
     

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      Jolly at |

      @Asso
      Non si capisce bene a che dovrebbe servire una forza di polizia a carattere sovranazionale …
      Di fronte ad episodi di cani sciolti c’è ben poco da fare ed, in ogni caso, l’impatto di questi soggetti è ridicolo rispetto ad altri fenomeni.
      Sarebbe facilissimo controllando tutti e tutto, ma è quello che bisogna pagare per avere una società libera.
      Il vero problema è l’effetto emulativo di episodi di questo genere. La sfida è riuscire a contenere gli atti emulativi.
       

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        Jolly at |
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        Asso at |

        Cani sciolti? Ho smesso di credere alle favole qualche tempo fa . . . Sembrano cani randagi ma spesso fanno parte di specifici ‘allevamenti’.

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        Silendo at |

        Ulteriore, fondamentale, spunto di riflessione. Una forza di polizia sovranazionale ha senso compiuto qualora esista anche una magistratura sovranazionale…

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          Jolly at |

          Sile,
          C’è qualcuno che ha già provato in passato a creare un tribunale internazionale in materia di terrorismo. L’unico esempio, peraltro limitato, è lo Special Tribunal for Lebanon che si occupa delle vicende dell’assassinio di Hariri & co.
          Non dimentichiamoci che la draft convention sul terrorismo è a bagnomaria …

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            Silendo at |

            Ma infatti il mio ragionamento sottostante è che creare una magistratura sovranazionale è utopistico. Non essendoci uniformità nei diritti degli Stati e non essendoci un governo sovranazionale sarebbe assurdo creare una struttura giudiziaria del genere.
            Direi che è meglio ‘accontentarsi’ di affinare validi strumenti, normativi ed operativi, di cooperazione internazionale.

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              Jolly at |

              Condivido alla lettera.
               

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    Silendo at |
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    Nemo Profeta at |

    Salve a tutti
     
    Secondo me il problema é che la società multienica é intrisecamente instabile e prona alla violenza. Fenomeni di contaminazione fruttifera da una cultura all’altra (per esempio nel medioevo dalla cultura araba a quella occidentale) ci sono certo stati, ma si trattava di fenomeni tutto sommato marginali (contaminazione di idee e ma nessuno stravolgimento demografico).
    Se guardo a ritroso la storia moderna, vedo  una sostanziale correlazione tra disomogeneità culturale/etnica e violenza politica : la reconquista, il genocidio degli amerindi, la tratta dei neri africani, le guerre di religione in europa, il genocidio vandeano… fino alla guerra in Yugoslavia
    Secondo me il mondo occidentale ha aperto all’immigrazione sulla spinta di due fenomeni concomitanti :
    ·         Un approccio costruttivista/idealista all’interpretazione della storia storia, tipico di gran parte della « classe intellettuale » : la realtà non esiste, le dinamiche storiche,  sociali non seguono leggi naturali, ma sono il prodotto delle nostre rappresentazioni mentali. Se tutti ci convinciamo che la guerra é brutta e inutile, la guerra non succederà. Invece aimé succede lo stesso. Qui sarebbe il caso di spiegare i meriti di un approccio realista ai temi che trattiamo, ma non possiamo farlo nello spazio di un forum. Faccio solo un esempio, tratto dalla linguistica… Avete presente l’esperanto : l’idea (appunto «idealista ») é quella di superare quei ferri vecchi delle lingue nazionali e sintetizzare a tavolino una lingua perfetta e universale. Inziando a insegnarla nelle scuole e poi, generazione dopo generazione, renderla la lingua universale parlata… Peccato che il cervello umano, la genetica umana, funzionino in maniera diversa. Gli antropologi hanno scoperto che quando un gruppo umano é troppo grande e parla una stessa lingua, automaticamente nascono dei dialetti, che hanno proprio lo scopo di segregare, ripeto , di segregare : creare sotto gruppi che si distinguono sulla base   della loro appartenenza linguistica. La specializzazione delle lingue ha una particolare e importantissima funzione : parla la mia stessa lingua chi ha un universo culturale simile al mio. Sentendolo parlare, inconsciamente interagisco con lui facendo riferimento a una serie di valori comuni, sottintesi, che non potrei e non dovrei assumere se parlassi con un estraneo al mio gruppo etnico. Esiste una trattazione della questione basata sulla teria dei giochi: aderire a una stessa cultura consente di passare, nelle interazioni umane, grosso modo, da uno schema « dilemma del prigioniero non ripetuto » a uno schema « dilemma del prigioniero ripetuto ». I due schemi di base richiedono comportamenti assai diversi , con conseguenze gravi per l’insieme della società in caso di confusione.  Quindi diventa fondamentale identificare immediatamente, dalle prime parole, chi appartiene al moi gruppo etnico e chi no. In altre parole, se per magia potessimo realizzare il desiderio degli esperantisti, cioé che oggi tutti gli uomini parlassero la stessa lingua, da domani inizierebbero a crearsi dialetti e si innescherebbe un processo inverso di ricreazione di lingue nazionali…  Non c’ é che dire, vale la legge zero di Murphy : Mother Nature is a bitch…
    ·         L’altro aspetto é che gli immigrati sono funzionali alla visione economica diciamo «monetarista ». Grosso modo : se assumo che sia vera quella grossa panzana che é la legge di Say e penso che la moneta sia strutturalmente neutra rispetto allo sviluppo (monetarismo appunto),  l’unica cosa che genera sviluppo é abbassare il costo dei fattori di produzione. Se poi sono cresciuto in una business school o in una facoltà di economia « main stream » probabilmente sono anche incapace di comprendere che oltre a sapere nulla di economia, sono anche affetto da una crassa ignoranza in storia, antropologia eccetera … il che crea un mix esplosivo che mi porta a pensare che più immigrati entrano, meglio sarà per l’economia. Certo all’inizio ci saranno delle onde e degli scossoni da assorbire, ma la mano invisibile alla fine aggiusterà tutto sul medio periodo… Certo, se papà non avesse  sprecato i suoi soldi per mandarmi a studiare in una fabbrica di Neandertal,  forse avrei sviluppato un minimo di capacità critica e un bagaglio culturale più ricco… e magari capirei che una società è qualcosa di leggermente più complesso che una somma di « agenti razionali »
    Ah, dimenticavo, i nostri economisti main stream pensano che nel medio periodo tutto si aggiusterà ( e non é vero), ma soprattutto sanno che nel breve ( ed é vero) l’immigrazione consente di ridurre i costi dell’azienda di papà e questo fa quadrare tutti i raginamenti…
     
    Saluti
    Nemo
     

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      Jolly at |

      “Secondo me il problema é che la società multienica é intrisecamente instabile e prona alla violenza”
      invece le società centrate su un gruppo etnico non sono prone alla violenza …
      Trovo molto strana la correlazione. De gustibus …
      bah …
       

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        The Hooded Claw at |

        Infatti ci sono parecchi esempi di nazioni etnicamente omogenee dove ciò nonostante la violenza è endemica (e sono anche disseminate un po’ ovunque dall’Africa alla Russia).

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          Nemo Profeta at |

          Perdonatemi, ho scritto “secondo me”, ma era un incipit al discorso… in realtà putroppo é un dato abbastanza assodato in antropologia… non é bello a dirsi, non é politicamente corretto, non fa onore al genere umano e non vorremmo che fosse cosi’, ma la disomogeneità etnica e culturale sono in genere associate al conflitto, non alla pacifica convivenza e le società

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            Jolly at |

            I tedeschi c’hanno provato a fare una società etnicamente omogenea una settantina di anni fa … ma con risultati discutibili … per usare un eufemismo.
            Niente male se in un mondo sempre più multi etnico l’Europa, o alcuni dei suoi Stati cominciassero campagne di segno opposto.
            Ci manca solo questo … e comincio a sperare che un grosso asteroide ci centri in pieno …
            Non bastano i casini che siamo riusciti a creare il secolo passato. Vogliamo proporci anche per il secolo corrente.
            Due stronzi, peraltro controllati e monitorati dai servizi (altro che black swan !) ammazzano un soldato per strada e proponiamo di alzare le barriere contro l’immigrazione in entrata. Direi anche di abolire il matrimonio per il fatto che alcuni uomini uccidono le proprie mogli e proibire l’uso delle banane perché ogni tanto qualcuno ci scivola sopra …
             
             
             
             

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              The Hooded Claw at |

              Ma l’avete sentito parlare il tipo che è stato ripreso? Alla faccia di quelli che parlano in maniera diversa… Aveva un accento londinese che faceva impressione.

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                Jolly at |

                Infatti … 

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    Jolly at |

    http://www.chathamhouse.org/media/comment/view/191683
     
    molto interessante sul Cobra treatment

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    Jolly at |
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    fenice at |

    la butto li’, perchè mi pare che la vista si sia spostata in un’unica direzione..

    penso che non di rado le cose non sono come ci appaiono ai nostri occhi, quindi se incorro in un articolo cosi’, forse oltre alla bbc (che piu’ volte in passato si è dimostrata inattendibile e menzoniera) a volte non fa male cercare in altri lidi qualche spunto.

    http://english.ruvr.ru/news/2013_05_25/MI5-tried-to-recruit-London-attack-suspect-report/

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  10. avatar
    Anonimo at |
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    Morgana at |

    “(..)un mix esplosivo che mi porta a pensare che più immigrati entrano, meglio sarà per l’economia.”
     
    Nemo buonasera, spero di non essere inopportuna: la tua analisi è chiara e ben articolata, ma non ho capito cosa intendi con quanto ti evidenzio qui su!!!
    Forse non ho capito bene, posto che non sono esperta di economia, ma nella quotidianità ho uno spirito di osservazione fortemente amplificato e posso confermare che in Italia i territori con alta percentuale di immigrati sono caratterizzati da: alta percentuale di prostituzione proveniente dall’Est, spaccio al dettaglio, contraffazione e una certa percentuale di “controllori cecati”. Ergo, a me sembra una Torre di Babele nella quale chi transita “paga un fiorino” ed entra nel libero mercato.
    Vorrei capire, invece, in quale angolo del pianeta questo boom di immigrazione può giovare?
     
                                                                                Morgana
     

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    Nemo Profeta at |

    Ciao Morgana
    il “mi porta a pensare” era ironicamente riferito al fittizio “economista monetarista/neoliberista”: il suo mix esplosivo di idee sbagliate lo porta a pensare che…
     
     
     

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    Nemo Profeta at |

    Ciao a tutti
    una bella scoperta. L’intelligence inglese ha iniziato a occuparsi dei temi di ricerca che mi stanno a cuore. In diversi post ho citato i lavori del prof. Turchin sui modelli matematici per la dinamica delle popolazioni . Silendo é al corrente dei modelli (simili) che sto sviluppando. Questa sera ho trovato questo link al Defense Science and Technology laboratory inglese dove viene ripreso un lavoro di Turchin.
    Ci avevo visto giusto
    E’ bello averci azzeccato!!! Nemo oggi é felice
    https://www.dstl.gov.uk/downloads/10-11%20Peter_Turchin.pdf
     

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    The Hooded Claw at |

    In qualità di immigrato trovo alcune affermazioni qui sopra quantomeno offensive (oltre che chiaramente poco informate). [/artiglio perplesso]

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  15. avatar
    Morgana at |

    Hooded buonasera,
    non credo che devi offenderti, è un dato di fatto che l’immigrazione clandestina non porta con sé buoni propositi. Personalmente ho avuto modo di incontrare tante persone regolarmente immigrate con buoni propositi da cui ho imparato molte cose, ma laddove non sussiste il controllo per me non c’è scambio economico.
    Spero di essere stata chiara
                                                                             Morgana

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Morgana, non voglio innescare un argumentum ad hominem, però la parola ‘clandestina’ non l’avevi usata in precedenza.
      :-)

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      1. avatar
        Jolly at |

        Non si capisce bene cosa c’entri l’immigrazione clandestina adesso visto che i due erano cittadini inglesi … 
        bah … capisco sempre meno il tono di alcuni interventi 

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  16. avatar
    Nemo Profeta at |

    Lo so, sono cervello in fuga pure io. Anche a me ha provocato un certo senso di “rigetto”, ma più ci penso più mi convinco che ha ragione. 
     

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Nemo due esempi:

      -Negli anni ’60 e ’70 l’UK è stata soggetta ad un enorme flusso migratorio dall’India e dal Kenia (indiani cacciati dal regime del paese africano), queste persone sono arrivate qui hanno lavorato e si sono integrate nella società britannica mantenendo i loro riferimenti culturali e le loro usanze (Sikh o Hindu). Nel giro di una o due generazioni ora abbiamo che la maggioranza dei medici professionisti sono indiani. Gli indiano hanno acquisito i negozietti di tabacchi e generi alimentari andando a costituire una solida classe media. Non solo se chiedi ad un britannico bianco di discendenza anglo-sassone cosa considera come piatto nazionale inglese ti risponderà ‘chicken tikka masala’, un piatto inventato a Birmingham dalla comunità del subcontinente. Questo per dire quanto l’apporto dei British-Asian sia ormai parte intrinseca della cultura britannica. Alla faccia di quello dei “rivers of blood”.

      Stando al modello di Turchin un’ondata di immigrazione del genere avrebbe dovuto distruggere la società anglosassone ma così non è stato.

      -La guerra civile americana, anche se come oggetto aveva i diritti di quella che veniva percepita come una minoranza etnica indistinta (nonostante non lo fosse per nulla), venne combattuta e voluta principalmente da bianchi etnicamente piuttosto omogenei di solida matrice europea che parlavano la stessa lingua e praticavano la stessa religione. È finita con l’imposizione forzata di un modello di società rispetto ad un altro (fortunatamente quello migliore, ma potrebbe essere andata nell’altro modo) che tutt’ora in certe regioni nel sud degli US se menzionato può creare malumori.

      Altri esempi di rivoluzioni che hanno poco a che vedere con i flussi migratori potrebbero essere:

      -La rivoluzione d’ottobre

      -I Khmer Rouge in Cambogia

      (le prime due che mi vengono in mente)

      Io non dico che i modelli basati sui flussi migratori siano inutili, probabilmente servono ad individuare tendenze generali e rischi possibili; ma da qui a dire che sono in grado di prevedere tutto ce ne passa, vanno presi cum grano salis. Il desiderio di prevedere la storia e individuarne un fine è tipico dell’escatologia marxista e di quella cristiana (che si sviluppano sostanzialmente secondo le stesse dinamiche psicologiche, John Gray della LSE è illuminante a tale riguardo), io da scienziato le rigetto entrambe.

      Un’ultima considerazione, va benissimo cercare di regolare le migrazioni, ma cercare di fermarle è inutile ed antistorico. Nessuno ci è mai riuscito. Le migrazioni sono state la causa della distruzione e della nascita di imperi per millenni e nel lungo periodo sono inarrestabili. La fame, la carestia, la peste, etc fanno più paura dei fucili.

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        Nemo Profeta at |

        Ciao Hooded, 
        é un po’ più complessa. Turchin non parla affatto di rivoluzioni innescate dai flussi migratori. I flussi migratori (variabili esognere) possono essere un fattore aggravante. I modelli di Turchin sono sostanzialmente legati a fenomeni endogeni. 
        Attenzione: gli esempi che citi tu (guerra civile americana, rivoluzione russa e kmer) sono proprio casi su cui Turchin e la sua scuola (c’é un filone interessante all’università di Ekaterininburg) hanno testato con successo i loro modelli…
         
        Per venire alla Gran Bretagna: gli indiani si sono integrati relativamente bene perché portatori di una cultura “facile” (vedi Ghandi, Amartya Sen e compagnia) e perché sono arrivati in un periodo di boom economico,  ma i problemi  di integrazione di altre etnie e altre culture sono sotto gli occhi di tutti, con tutte le implicazioni in fatto di sicurezza. Inoltre il tuo esempio ha un grosso difetto che lo invalida: a tutto il 2001 il numero di british-indians non andava oltre circa il milione di individui, su una popolazione di circa 59 milioni. Stiamo parlando di circa il 2% .  Molto visibile perché concentrata in città come Londra ma sostanzialmente poca cosa sul totale reale . Ma quando ci si aggira a un 10-15% a livello nazionale, beh, diventa un’altra storia. 
         
        Quindi semmai l’esempio inglese dovrebbere essere considerato un esempio di rischio della società multietnica, non del contrario. E credo che gli inglesi siano i primi a pensarla come me, altrimenti come ci spiegheremmo l’ascesa del UKIP ? 11 su 73 seggi, scommetiamo che non si arresta come Grillo?
        Che le migrazioni non si possano fermare non é una legge della storia, per lo meno dalle Termopili in poi. A volte non si fermano, a volte si fermano. Dipende dai rapporti di forza e dalla volontà politica.  Giappone e Australia hanno fatto scelte precise… Potremmo farle anche noi… 
         
        Per quanto riguarda l’approccio epistemologico alla storia, é un po’ complessa, non hriesco qui a rispondere (mancano tempo e spazio).
         
        Ciao
        NEmo
         
         
         

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          Nemo Profeta at |

          ah, una nota: secondo un sondaggio l’80% degli inglesi voterebbe si all’uscita dall’unione europea se questo significasse riprendere il controllo sui confini…

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          The Hooded Claw at |

          E chi sarebbe al 15% a livello nazionale?
          Gli indiani si sono integrati bene perché non tutta l’immigrazione è dannosa, esistono modalità e condizioni in cui si rivela estremamente utile. Che poi era il punto centrale di quello che volevo dire.
          Si è vero alcuni inglesi la pensano come te sui confini, altri vengono aizzati da buffoni come Nigel Farage, no so se l’80% che citi lo hai preso dal Daily Mail o da pubblicazioni affini ma comunque riprendere controllo dei confini non significa necessariamente voler chiudere le porte all’immigrazione, per la maggioranza degli inglesi significa averne un controllo migliore. L’eccezionalismo geografico di Australia e Giappone però hanno un ruolo fondamentale nella preservare le loro frontiere.
          Comunque un modello non si testa con fatti già accaduti nel passato, i modelli si testano con previsioni nel futuro che si di cui si possa verificare l’affidabilità. 
           
          Poi per carità ognuno la vede a modo suo, tu ami molto ‘modellare’ che è un’attività encomiabile e meritoria. Se poi dovesse dare i frutti sperati ancor meglio. 
          Magari un giorno scriveremo anche l’hamiltoniano dell’universo e avremo risolto il problema alla base.
          😉

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  17. avatar
    Nemo Profeta at |

    Salve a tutti. Torniamo al solito eterno dibattito tra realisti e idealisti/costruttivisti. Tucidide contro Kant. Io sto con Tucidide.  Possiamo desiderare con tutti noi stessi che la società multietnica sia realizzabile, funzionale e desiderabile ma prima di cercare di realizzarla dovremmo porci il problema se la realtà corrisponda o meno alle nostre idee. Non fare i conti con la realtà puo’ costare molto caro. Quando creraono la Yugoslavia unita c’erano tutti i presupposti per essere ottimisti, anzi, era evidente a qualsiasi uomo dotato di raziocinio che il nuovo stato sarebbe stata la soluzione ideale per le etnie che lo abitavano. Srebrenica ha dolorosamente smentito quelle illusioni. Non pensiate che l’Europa occidentale sia esente da questi problemi. 
    Domanda: ma se tutti gli economisti ci dicono che la crisi strutturale dell’Europa é una crisi di sovraproduttività, importare milioni di immigrati come forza lavoro a basso costo, aumenta o riduce il problema sul longo periodo? 
     
     
     
     
     
     

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    1. avatar
      mv at |

      …la risposta è implicita nella domanda… :)

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    2. avatar
      Silendo at |

      Nemo, buongiorno. Il problema della sovrapproduzione è su scala globale. Importare immigrati è funzionale agli aspetti demografici. Il problema, di lungo termine, del nostro continente è l’invecchiamento. Gli immigrati servirebbero a contrastare tale evidente tendenza. Certo, poi tutto dipende da quali politiche immigratorie si adottano. È lì che casca l’asino.
      Ad esempio, quella italiana qual è…!?!? 😉

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        Nemo Profeta at |

        Ciao Silendo
        temo che il problema dell’invecchiamento della popolazione e del conseguente impatto sui sistemi previdenziali e su quello produttivo, sia un’altra componente di quel sistema ideologico che ha impostato le nostre politiche economiche e sociali dagli anni 70, il c.d. neo-liberalismo  in poi e che ora si sta rivelando sbagliato (come hanno sempre detto gli economisti non monetaristi, da Stiglitz, a Krugman ai neo-keynesiani agli eterodossi).
        Riassumo grosso modo i capisaldi di questa visione
        ·          Validità della legge degli sbocchi di Say, le crisi sono tutte giocate sul lato dell’offerta
        ·          Neutralità dell moneta rispetto allo sviluppo economico. Rigetto di politiche espansive in quanto inutili
        ·          L’allocazione ottima dei fattori produttivi si raggiunge mediante il libero mercato
        ·          L’uomo é sostanzialmente un agente razionale. I fattori culturali giocano un ruolo solo nel breve periodo e sono comunque effetti del secondo ordine.
        Il problema é che nessuna di queste ipotesi si é rivelata essatta.
        Per venire agli aspetti demografici, l’ossessione «supply side » ha portato i neolibersti a pensare che tutto quello andasse nella riduzione dei costi produttivi fosse ipso facto utile a spostare in avanti la frontiera della produzione. Qualunque economista serio sa benissimo che lo scopo dell’immigrazione é abbassare i salari nel paese che riceve i nuovi immigrati. Su questo c’é consenso unanime : monetaristi, neo-kenesiani, eterodossi. Il disaccordo  st anel fatto che ridurre i salari della popolazione é una cosa desiderabile per i main stream (potenziamento dell’offerta, l’unica cos ache conta) e negativa per gli altri (depressione della domanda). Per altro, l’effetto di impoverimento legato all’immigrazione deriva dalla una semplice applicazione della legge del saggio marginale decrescente. L’unico caso in cui la legge non vale é quella in cui le risorse della società siano virtualmente illimitate. In questo caso l’immigrazione non impoverisce. Ma queste condizioni valevano per l’america dell’800, assolutamente non per l’europa di oggi.  Un antropologo poi direbbe ch si sono tanti altri aspetti negaviti, ma l’economia non integra queste considerazioni, per lo meno in questo secolo.
        Ora, nessun economista che parli fuori dalla cerchia ristretta degli economisti, o un funzionario della commissione europea o del fondo monetario sarebbe cosi’ stupido da dire in chiaro che l’immigrazione serve a quello. Sarebbe come pensare che, per restare in tema, che uno stato fosse cosi’ stupido da pubblicare tutti i propri documenti riservati. Perché la popolazione autoctona non acceterrebbe mai la cosa. Allora vengono elaborati una serie di argomenti, privi del benché minimo fondamento economico, per far passare la pillola . Uno di questi é la sostenibilità del sistama previdenziale.
        Tutti i calcoli attuariali che dimostrano la necessità di mantenere costante la popolazione sono assoulamente sballati. Meglio : sono basati su ipotesi sbagliate A parte il dato macro, che in un sistema produttivo affetto da sovra-produzione cronica e al limite della sostenibilità ecologica, quello che serve é una RIDUZIONE della popolazione, non é per nulla vero che l’iinecchiamento non sia sostenibile.
        Per venire all’argomento che gli immigrati servono a pagarci la pensione. Putroppo é vero il contrario.La maggior parte degli immigrati ha redditi molto bassi, sovente lavora in nero e in genere rientra nelle fasce che maggiormente usfruiscono dello stato sociale. In termini economici, drenano ricchezza dal ceto medio autoctono e aggravano la situazione del sistema previdenziale. Gli ultimi dati che letto sulla Svezia e sull’Olanda sono drammatici, quando ho tempo li vado a ritrovare…
        Questo  pacifico per qualsiasi economista. Non si dice in pubblico, ma lo sanno tutti. Il fatto interessante per i main stream ( e qui ci mettiamo sostanzialnte tutti i tecnici che ci hanno recentemente governato) é che questo é appunto un fattore desiderabile : la compressione del costo del lavoro (specie in un sistema privo di sovranità monetaria e quindi privo dell’ammortizzatore di crisi legato alla svalutazione) é il primo e cardinale fattore di crescita economica della loro teoria.
        Il problema é che avevano torto (bellissimi gli scritti di Krugman sulla follia di questi sciagurati main stream) : la compressione lato costo del lavoro non crea sviluppo…
        Saluti
        Nemo
         
         
         
         
         

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          Nemo Profeta at |

          A margine, posto un interessante articolo di Krugman sull’ossessione per la competitività.
           
          http://keynesblog.com/2013/05/02/competitivita-unossessione-pericolosa/

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          Silendo at |

          Buonasera caro Nemo :)
          Mi devo scusare ma non ti seguo. Colpa mia, ovviamente.
          Intendi dire che il problema dell’invecchiamento è un “non problema”, giusto? Dovuto ad un’impostazione “ideologica”…

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            Nemo Profeta at |

            circa quello… 

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            1. avatar
              Silendo at |

              Uhm… allora permettimi di dissentire, Nemo :)

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                Nemo Profeta at |

                Ciao Silendo
                posto un link sull’argomento, che dovrebbe chiarire il mio pensiero…
                 
                Ciao Nemo
                 
                http://keynesblog.com/2012/09/27/il-welfare-nel-mirino/

              2. avatar
                Silendo at |

                Nemo, ti ringrazio per il link che ho letto con interesse. Mi conferma, però, quanto ritengo e cioè che la base analitica del ragionamento sia…. un po’ deficitaria.
                Questo, ovviamente, è solo il mio parere e non voglio in alcun caso sottovalutare quanto da te sostenuto. Diciamo che ritengo, invece, l’analisi da te linkata viziata da un po’ di ideologia…. 😉
                Peraltro il dibattito che coinvolge A&G non ha molto a che vedere con quanto dicevo riguardo ai problemi demografici.

          2. avatar
            Linus at |

            “Perchè la popolazione autoctona non acetterebbe mai la cosa”.
            Odo augelli cospiratori far festa.. :)

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  18. avatar
    SG at |

    Siamo sicuri che questa forma di terrorismo sia “fai-da-te” ? Non sapevo se postare questo commento qui oppure nel post “Come pensano gli analisti di intelligence” ovvero How Analysts Cognitively “Connect the Dots” by Silendo. (non che io mi consideri un analista di intelligence, anzi, posto il commento proprio perche non lo sono e quindi posso permettermi una maggiore “libertà”, diciamo cosi).
    Se mi avessero sottoposto all’esperimento del documento How Analysts Cognitively “Connect the Dots” usando gli articoli di cronaca di questi giorni avrei senz’altro collegato, in modo del tutto irrazionale ed intuitivo, quattro fatti apparentemente scollegati fra loro: l’attentato alla scuola Falcone Borsellino di Brindisi, il ferimento di due carabinieri a Roma davanti a Palazzo Chigi, l’uccisione di tre cittadini a colpi di piccone a Milano e il brutale omicidio di Londra.
    Riguardo a questi due ultimi episodi vale la pena notare che il fattoi di Milano è stato molto piu grave di quello di Londra (tre morti contro uno) ma avuto un impatto mediatico notevolmente inferiore, nessuna immagine cruenta da dare in pasto ai media. Al contrario di Milano dove non c’e’ nessuna immagine dei fatti, gli assassini di Londra si sono fatti addirittura intervistare e filmare senza nessun problema nell’immediatezza del fatto con le mani letteralmente ancora sporche di sangue.
    Sembra quasi che gli attentatori di Londra si siano preoccupati di correggere un errore commesso nell’attentato di Milano e cioe quello di non aver “prodotto” abbastanza materiale da dare in pasto ai media. Da buon complottista convinto potrei catalogare questi quattro fatti come dei “dry run”, giusto per vedere l’effetto che fanno sulla popolazione.
    sg

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    1. avatar
      Silendo at |

      Se posso permettermi, io sarei davvero molto cauto nell’ipotizzare complotti di questo genere.

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        SG at |

        Silendo pensavo di essere stato prudente!
        Capisco la tua posizione. Don’t worry, tutta farina (scura) del mio sacco,
        “There were no correct or incorrect answers to the stories constructed, and thus no associated solution scores. However, user-generated solutions varied in conceptual quality and cohesion”

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          Silendo at |

          SG, il mio era solo un invito alla…prudenza analitica 😉 null’altro che questo.

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  19. avatar
    The Hooded Claw at |
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  20. avatar
    Morgana at |

    Hooded buonasera….sono tanto cittadina europea e in senso dannunziano profondamente cosmopolita, nonché appassionata di geografia umana mondiale….ma amo profondamente la mia Patria, il sapore del peperoncino, dello zafferano e della grappa d’inverno…ovviamente dopo i pasti ritualmente leggo Silendo!!!!
                                                                          Morgana

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Come?!! Controlli Silendo solo dopo ogni pasto??? Vergogna! Lo si fa ogni mezz’ora.
      😀
       
      PS
      Che grappa? Io sono un amante della “Da Ponte”.

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      1. avatar
        Silendo at |

        Lo si fa ogni mezz’ora

        Il bonifico lo verso sul solito conto alle Cayman, vero? 😀 😀 :) :)

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  21. avatar
    The Hooded Claw at |

    Ritornando al tema del post in mdo un po’ più mondano: ieri sera ho visto un film interessante sul fondamentalismo islamico al cinema, non se se sia uscito in Italia:
    The Reluctant Fundamentalist (lo consiglio, vale la pena)
    Una delle persone del gruppo con cui sono uscito è nord-irlandese di famiglia cattolica ed era in NI ai tempi dei “troubles”. Questo conoscente me raccontava come nel film avessero reso benissimo la dinamica dei metodi di reclutamento per gradi che aveva visto usare nei confronti dei suoi fratelli più grandi dall’IRA (senza successo in quel caso). Uno dei motivi per cui a 18 anni decise di andarsene dall’Irlanda del Nord. Mi ha fatto pensare a quanto sia stata fortunata la mia giovinezza in Italia…

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  22. avatar
    Morgana at |

    Gentile Hooded, le letture silendiane sono piacevoli dopo i pasti, sono una buona guida spirituale soprattutto quando leggo degli eventi e dei meeting attivati dall’intelligence, ciò che mi preoccupa rispetto a quanto riferito in questo autorevole blog, è che se persiste un terrorismo fai-da-te” e se è da evitare l’immissione di immigrazione clandestina, vuol dire che una cultura dell’intelligence non basta. Mi spiego meglio: la teoria di contrastare il terrorismo ci trova tutti d’accordo, ma la pratica richiede altro, ovvero significa trovarsi soli e combattere il nemico dall’interno, significa essere attori e soprattutto trovarsi dove il terrorismo c’è e dove è necessario fare capoeira per evitare il conflitto. Fino a quando si osservano eventi terroristici contrastati da azioni di intelligence non abbiamo capito niente, è un po’ come osservare due squadre rivali che si fronteggiano, altra cosa è invece la strategia nell’infiltrarsi per evitare e prevenire azioni delittuose.
    PS Per favore nella cultura dell’intelligence, potete formare anche qualche massaggiatore e degustatore di grappa (di qualsiasi marca) addetto a far rilassare chi rientra dalle “mission”?
                                                                         Morgana
     

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Morgana, sei dell’opinione che si stia svalutando l’importanza (ed il numero immagino) degli operativi sul campo a favore di altre figure professionali? Non intendo necessariamente chi lavora davanti ad un computer, ma anche si occupa solo di raccogliere informazioni, magari sul campo pure loro ma senza dover infiltrarsi. Ho capito giusto? Scusa se chiedo chiarimenti ma essendo estraneo all’ambiente non ho la più pallida idea di come siano strutturati gli organigrammi delle Agenzie.
       

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    2. avatar
      Anonimo at |

      ScusaTe, penso che la soluzione al Terrorismo fai da Te sia …
      sviluppare / investire su l’Intelligenge fai da TE  o meglio sulla cultura della sicurezza forse anche partendo dalle scuole elementari .
      Sicuramente è un investimento a medio/lungo termine. Cosa fanno in Israele ?
      Cosa ne pensate ?
      Inoltre pensiamo che non si fa più il servizio militare da parecchi anni…
      B.A. 

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        Silendo at |

        Mah… penso che la soluzione al “terrorismo fai da te” sia un efficiente sistema di sicurezza pubblica… 😉
        Detto ciò, non dimentichiamoci che la sicurezza assoluta è impossibile e che terrorismi e criminalità sono ineliminabili.

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          Anonimo at |

          Silendo, intendevo dire che una maggiore sensibilita’ / attenzione al Bene della Sicurezza Nazionale da parte di noi singoli cittadini (disposti a correre anche qualche rischio se la situazione lo richiedesse ) potrebbe di essere di supporto agli organismi preposti.
          La scena della donna inglese “ferma” davanti al terrorista che aveva appena decapitato il soldato inglese ( ha dichiarato successivamente che l’ha fatto per distrarre l’attenzione del terrorista dai bambini li’ vicino).
          B.A.

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  23. avatar
    Jolly at |
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  24. avatar
    Morgana at |

    Hooded buonasera,
    con tutta semplicità ritengo che l’attività di pubblica sicurezza che si può svolgere in una caserma in Italia è il 20% di quello che si può fare nella vita sociale avendo una formazione nell’intelligence civile. Questo è dimostrato dai successi investigativi statunitensi, che da sempre attivano il reclutamento del personale dalle Agenzie interne ma anche fuori, per selezionare personale con competenze adatte all’occorrenza. Qualche tempo fa dicevo che in un certo senso è necessario “buttarsi in mezzo”, farsi agganciare e poi magari iniziando dalle cose semplici si attivano servizi via via più difficili. Intraprendenza, coraggio, curiosità, resistenza, equilibrio, agire per il bene comune e competenza nel risolvere problemi possono essere profili utili per essere predisposti all’orientamento. Mai abbattersi, avere sempre la grinta e finalizzare gli obiettivi contando sulla possibilità di avere un sostegno psicologico, essere determinati ed amare la Patria prima di sé stessi.
                                                                                        Morgana
     

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  25. avatar
    Asso at |

    Ama il prossimo tuo come te stesso. Questo è già di per se difficile. Mutuando: ama la Patria tua come te stesso. Ama la Patria tua più (prima) di te stesso, mi pare troppo. 

    Reply
  26. avatar
    Morgana at |

    Se non ci fosse la Patria, non sarei neanche cittadina italiana, pertanto amo la Patria prima di me stessa. E se cammino in Patria e di notte osservo le stelle ripeto “il cielo stellato dentro di me, la legge morale dentro di me”. Ci credo tanto.
                                                                                                 Morgana

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  27. avatar
    Asso at |

    Ok. Ho capito tutto. Grazie Morgana

    Reply

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