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    Asso at |

    I missili su Gerusalemme possono partire dal Libano, dalla Siria o dall’Iran. Gli israeliani questo lo sanno e cercano (aggiungo giustamente) di stroncare sul nascere ogni movimentazione di armi che appare finalizzata a questo.  L’Iran, a mio modesto parere, è il paese più pericoloso dei tre elencati.

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    Anonimo at |

    Buonasera a tutti ed all’anfitrione Silendo.
    Il tutto come accennavo nel post è collegabile alla latenza dell’amministrazione USA nello scenario medio orientale. Gli israeliani stanno implementando a loro modo.
    Hastatus

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    AllegraBrigata at |

    Un ulteriore passo in avanti: http://www.corriere.it/esteri/13_maggio_05/attacco-israeliano-siria-punti-chiave_52297a6c-b52c-11e2-86df-caa1160f5c6a.shtml

    WASHINGTON – Due attacchi in Siria nell’arco di poche ore dopo l’incursione a gennaio. Israele ha superato la sua linea rossa per colpire l’avversario. Un’operazione che, come spesso accade in Medio Oriente, può innescare una reazione a catena.

    LA STRATEGIA – L’iniziativa militare evidenzia alcuni punti-chiave: 1) Israele è pronto a distruggere quei sistemi che possono minacciare direttamente la propria sicurezza: dunque armi chimiche, missili terra-terra, impianti capaci di produrre gli ordigni. 2) Gerusalemme vuole impedire che gli stessi sistemi finiscano all’Hezbollah libanese. L’Iran usa il territorio siriano come punto di transito per gli equipaggiamenti – tipo i missili Fateh 110, 300 km di raggio d’azione – o quale terminale. Da anni il movimento libanese ha creato propri depositi in Siria con l’aiuto di Assad. 3) Lo stato ebraico cercherà di prevenire che fazioni ribelli islamiste entrino in possesso delle armi chimiche. La componente qaedista oggi si dedica alla lotta al regime, ma domani potrebbe decidere di tirare su Israele. Le sue unità sono a tiro di fucile dalla recinzione sul Golan. Una contiguità geografica sempre sognata dagli ideologi della casa madre. 4) Israele lancia un messaggio all’Iran impegnato nel suo programma atomico. E’ chiaro che i teatri sono diversi, le difficoltà operative ben più ampie, però è un modo per dire: siamo pronti. E neutralizzando le scorte di missili per gli Hezbollah indebolisce l’alleato di Teheran. 5) Violando lo spazio aereo della Siria, Gerusalemme si prende dei rischi. Damasco, anche se non può competere, è in grado di sferrare qualche forma di rappresaglia. La guerra a Gaza ha dimostrato che bastano dei razzi neppure troppo sofisticati per tenere in scacco la popolazione. E ci vuole poco per entrare in un conflitto totale.

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      Teofilo at |

      Riprendendo l’ultima frase, riporto un estratto dall’articolo odierno a firma di Gianandrea Gaiani:
       
      “Anche senza un intervento militare diretto come quello che vide protagonista la Nato e alcuni Paesi arabi del Golfo contro il regime libico di Muammar Gheddafi, il conflitto siriano non è ormai più definibile solo come una
      guerra civile. Troppe le intrusioni, le interferenze dirette e indirette, politiche e militari attuate dalla comunità internazionale, dai Paesi vicini e dalle grandi potenze: Russia e Iran al fianco di Assad, l?’Occidente e la Lega Araba con i ribelli. Troppi anche i combattenti stranieri segnalati sui fronti siriani i quali spesso si macchiano dei crimini peggiori contro la popolazione. 
       
      I periodici raids aerei israeliani (l?ultimo è stato registrato ieri) contro centri di ricerca militare di Damasco e convogli di armi iraniane a lungo raggio (come i razzi pesanti al-Fateh) diretti agli hezbollah libanesi rappresentano solo l?’aspetto più evidente dei numerosi interventi esterni che stanno amplificando la portata del conflitto civile in atto da oltre due anni. Se Israele si preoccupa infatti di salvaguardare la propria sicurezza impedendo ai miliziani jihadisti di controllare il confine sul Golan e agli Hezbollah di ricevere armi a lunga gittata da Teheran, altri Paesi e movimenti ideologici stanno aumentando la loro presenza in Siria per influire direttamente sull?’andamento della guerra.
       
      I volontari islamici
      Da tutto il mondo arabo e islamico sunnita vengono inviati volontari per combattere il jihad contro Assad. Dei circa 10 mila combattenti stimati tra le fila delle milizie islamiste una gran parte risultano stranieri: secondo
      uno studio del King’s College di Londra circa 5.500 persone. Molti i veterani del conflitto afghano e ceceno: caucasici, pakistani, e miliziani provenienti dalle repubbliche ex sovietiche dell’?Asia Centrale. Uomini che in molti casi non parlano l’?arabo che affiancano le milizie più nutrite composte da libici e tunisini ma anche da egiziani, yemeniti, sauditi e arabi delle monarchie del Golfo, tra i quali è difficile distinguere i ?volontari? dagli agenti dei servizi segreti incaricati di far affluire armi e denaro ai ribelli. In Tunisia sono stati smantellati un centinaio di centri di reclutamento per jihadisti da inviare in Siria camuffati da centri caritatevoli, e secondo stime delle Nazioni Unite i tunisini costituiscono ormai il 40 per cento dei combattenti stranieri in Siria superando anche i
      libici. 
       
      Un ampio flusso di volontari è segnalato anche dall?’Iraq dove ormai le milizie sunnite del nord che combattono il governo sciita di Nouri al Maliki si sono saldate con quelle siriane, spesso appartenenti alle medesime tribù.
      Un’?alleanza che ha visto un reparto siriano sconfinato in Iraq attaccato e massacrato da insorti iracheni mentre veniva scortato al confine dalle truppe di Baghdad. Anche i miliziani di al-Qaeda in Mesopotamia sono da tempo presenti in Siria e a loro sono da attribuire i primi grandi attentati a Damasco dell?’anno scorso, prima della costituzione del Fronte al-Nusrah, ?costola? siriana di al-Qaeda.
       
      Se a migliaia hanno risposto al jihad proclamato dagli imam sunniti contro gli sciti  siriani (alauiti), i miliziani libanesi Hezbollah e i pasdaran iraniani sono scesi in campo pesantemente a sostegno del regime di Assad.
      Hassan Nasrallah, leader degli Hezbollah, ha proclamato il jihad contro i sunniti per le stragi di civili compiute dai ribelli sulla popolazione alauita (e cristiana, ma di questi ultimi non sembra interessarsi nessuno). Negli ultimi giorni le forze di Hezbollah, ben armate e addestrate, entrate in forze in Siria sono all’?offensiva e stanno conseguendo importanti successi militari nell’?area al confine con il Libano.
       
      Jihadisti occidentali
      Centinaia di guerriglieri che affiancano i ribelli vengono dall?’Europa e dall’?Occidente e in molti casi hanno il passaporto di questi Paesi. A fine aprile il responsabile per l’anti-terrorismo della Ue, Gilles de Kerchove, ha rivelato che sono almeno 500 i jihadisti con passaporto europeo che combattono in Siria provenienti per lo più da Olanda, Gran Bretagna, Belgio e Francia. Non si segnalano ?italiani? ma dopo i recenti arresti effettuati in
      Lombardia in seguito alla scoperta di cellule jihadiste addette al reclutamento di ?volontari? il dato potrebbe subire aggiornamenti. Dei 249 miliziani stranieri uccisi in combattimento 8 sono europei, provenienti da Albania, Gran Bretagna, Bulgaria, Danimarca, Francia, Kosovo, Spagna e Svezia. I timori della Ue sono legati soprattutto al rischio che questi combattenti ritornino a casa indottrinati e addestrati per compiere attentati nelle nostre città. Un problema che preoccupa anche l?’Australia, che ha mobilitato i servizi d?’intelligence per monitorare i cittadini
      australiani di fede islamica partiti per la Siria che tornano in patria radicalizzati. Secondo il quotidiano The Australian, sono almeno un centinaio i miliziani con doppia nazionalità che combattono con i qaedisti di al-Nusra.”
       
      In sostanzia già è una guerra mondiale, quando ce ne renderemo conto?
      Saluti,
       
      E.S.

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        Asso at |

        Purtroppo, ce ne renderemo conto quando vi sarà una gerra atomica. Fino ad allora, quella ufficiosa in atto non sarà agevolmente osservabile.

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    hastatus prior at |

    E da ultimo la notizia che sarebbero i ribelli siriani ad aver usato il gas nervino.

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    The Hooded Claw at |

    Chissà se la Turchia deciderà di avere un ruolo più attivo visti i problemi che si trova ai confini, visto quello che si riporta qui:
    http://www.guardian.co.uk/world/2013/may/12/turkey-rhetoric-syria-car-bombings
    molto interessante anche l’ultimo paragrafo dell’articolo, che siano sparite perchè qualcosa bolle in pentola anche da quelle parti?
     

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