72 Responses

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    Giovanni Nacci at |

    Riflettevo sul fatto che scrivendo questo post sparirà irrimediabilmente la dicitura “No Comments” che appare al piè di pagina, vicino la data, l’ora, l’autre e i tag.
    Peccato…
     
     
    😛

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    SG at |

    commento alla foto:
    UFO ROBOT UFO ROBOT
    UFO ROBOT UFO ROBOT

    SI TRASFORMA IN UN RAZZO MISSILE COL CIRCUITO DI MILLE VALVOLE
    TRA LE STELLE SPRINTA E VA

    MANGIA LIBRI DI CIBERNETICA
    INSALATE DI MATEMATICA
    E’ A GIOCAR SU MARTE VA

    LUI RESPIRA NELL’ARIA COSMICA
    E’ UN MIRACOLO D’ELETTRONICA
    MA UN CUORE UMANO HA

    MA CHIE’?
    MA CHIE’?

    UFO ROBOT UFO ROBOT

    RAGGI LASER CHE SEMBRAN FULMINI
    E’ PROTETTO DA SCUDI TERMICI
    SENTINELLA LUI CI FA

    QUANDO SCHIACCIA UN PULSANTE MAGICO
    LUI DIVENTA UN IPERGALATTICO
    LOTTA PER L’UMANITA’

    SI TRASFORMA IN UN RAZZO MISSILE CON CIRCUITI DI MILLE VALVOLE
    TRA LE STELLE SPRINTA E VA

    UFO ROBOT UFO ROBOT
    UFO ROBOT UFO ROBOT
    UFO ROBOT UFO ROBOT
     

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    The Hooded Claw at |

    Qualcuno dica all’Ambasciatore Massolo che Macy’s si trova a New York, a Londra c’è Harrods.
    😛

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      Giovanni Nacci at |

      Hooded, lo dicevo io che era meglio lasciare “No Comments”… 😛
      Comunque al DIS devono decidere bene qual’è la loro politica di informazione e trasparenza sul web. Se non sbaglio hanno tolto i file dei due interventi… 😀 😀

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        The Hooded Claw at |

        Si saranno allarmati quando hanno visto il mio IP da un paese straniero che li ha scaricati…
        😉
         
        Lo so che quello del department store sembra un errore veniale ma non lo è, sarebbe come non sapere chi lavora a Cupertino e chi a Redmond. 

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        The Hooded Claw at |

        Sono riusciti a sbagliare anche quello “The required page is not available”. Required? 
        OK scusate, mi sono svegliato di cattivo umore stamattina. 
         
        In bocca al lupo a tutti gli aspiranti per il 2013, speriamo che la vostra competenza e affidabilità costituiscano i veri criteri di selezione.

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          Giovanni Nacci at |

          Hooded carissimo, in questi tempi di “spazi cibernetici” cosa possiamo aspettarci di più? (pure il traduttore di google funziona meglio…)
          Speriamo che la competenza degli aspiranti 2013 sia davvero un caratteristica… required.
          :(

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            The Hooded Claw at |

            Caro Giovanni, hai ragione ho appena provato e Google Translate avrebbe tradotto correttamente.

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    max at |

    maaaa….il 60% di quanti???

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    name66 at |

    effettivamente e’ appropriato il 60 % di cosa?………..

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    Asso at |

    Il 60% dei reclutamenti anno 2012. Non conosco il numero complessivo dei reclutamenti 2012.

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      Anonimo at |

      Ripartito fra le due “Ditte”? E per il 2013 cosa ci si deve aspettare? Grazie Asso.

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        indiscusso at |

        nulla ci si deve aspettare perche’ non ci saranno assunzioni sino al dicembre 2014 cosi0 dicono ma a me sembra una grossa baggianata, 

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    Anonimo at |

    Dall’analasi del reperto archeologico nella foto ritengo che la Scuola di Formazione del Sistema … si trovi …..
     
    Scherzi a parte volevo segnalare che usando il bluetooth in auto l’apparato/navigatore  si copia automaticamente tutta la rubrica telefonica al momento nel cellulare.
    Quindi gli appartenenti ai Servizi dovrebbero fare attenzione in questi casi ed in particolare in caso di furto dell’autovettura.
    B.A. in trasloco

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    Martin BISHOP at |

    Sul mese, quello di dicembre, potrei anche essere d’accordo. Tuttavia è l’anno (2014) che mi lascia perplesso.
    Per tornare al tema “cyber”, potrei dire che qualcosa aveva avuto inizio diversi mesi fa:
    http://bit.ly/XF7zft
     

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      Anonimo at |

      “….Sul mese, quello di dicembre, potrei anche essere d’accordo. Tuttavia è l’anno   (2014) che mi lascia perplesso….”.
      Cosa intendi dire caro M. Bishop?

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        Martin BISHOP at |

        …che dicembre è sempre stato un mese “propizio”. Dal 2007 ad oggi, senz’altro.
        Non credo d’essere l’unico in questo consesso a potertelo confermare.

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          Anonimo at |

          Allora incrociamo le dita.

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    Sultano at |

    Per chi si trovasse negli States, West Coast in particolare, non pederetevi gli Intelligence Studies Section Panels dell’ISA!
    per il programma
    http://iss.loyola.edu/iss_panels2013.pdf
    saluti
     

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    Anonimo at |

    Sicuramente sarà un cultore del tchai delle 5. H.

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    Morgana at |

    Gentile Silendo, molto utile questa indicazione di Sultano, anche se distanti il programma del meeting mi sembra molto in linea con eventi e personaggi che ho avuto modo di agganciare anche nel nostro territorio. E’ affascinante la varietà tematica e sarebbe bello poterlo seguire in video-conference sul web. Posso avvalorare che ad ora in Italia i termini del contrasto di molte tipologie di devianza, sono abbastanza attuali. Ciò che è invece ancora un pò trascurato è il valore della “prevenzione” e “previsione” degli eventi: esistono settori previsionali, ma manca l’aggancio della raccolta dati. Mi spiego meglio: c’è una mole di informazioni che lasciano intuire eventi possibili e circostanze di pericolo, ma chi misura quando e chi? Insomma, bisogna funzionare bene e in sinergia!! Pre-occuparsi, significa occuparsi prima, ovvero attuare le strategie adrenaliniche che precedono una azione che potrebbe verificarsi, depurando l’agire da ansia e panico.

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    Nemo Profeta at |

    Quintiliano e Tacito espressero giudizi entusiasti sulle orazioni di Cesare attualmente perdute. In un passo del BrutusCicerone sembra contrapporre lo stile scarno dei Commentarii a quello delle orazioni, cui non avrebbero fatto difetto gli ornamenti retorici. Probabilmente lo stile oratorio di Cesare si manteneva in equilibrio tra l’asianesimo e l’atticismo. Cicerone riconosce che Cesare agì da “purificatore” della lingua latina, correggendo un uso difettoso e corrotto con un uso puro e irreprensibile.
    Cesare espose le proprie teorie linguistiche nei tre libri del De analògia, composti nel 54 a.C. e dedicati a Cicerone, che certo non condivideva quelle teorie. Dal trattato, di cui sono rimasti solo pochi frammenti, emergeva l’opzione per un trattamento razionale del latino. Cesare poneva a base dell’eloquenza l’accorta scelta delle parole: il criterio fondamentale doveva essere la “analogia”, cioè la selezione razionale e sistematica, contrapposta alla “anomalia”, ovvero l’accettazione delle consuetudini acquisite dal sermo cotidianus.
    Cesare limitava la selezione alle parole già nell’uso e consigliava di fuggire le parole strane e inusitate. È evidente la coerenza di queste prescrizioni con lo stile asciutto e preciso dei Commentarii. L’analogismo di Cesare è ricerca della semplicità, dell’ordine e, soprattutto, della chiarezza, alla quale talora egli arrivava a sacrificare l’eleganza. Cicerone riconobbe la grandezza dei Commentarii, ma nel complesso le teorie linguistiche di Cesare non potevano certo trovarlo consenziente.
    Il giudizio che Cicerone espresse sui Commentarii di Cesare appare tanto più importante se si considera la profonda differenza di stile che separa la forma della scrittura cesariana da quella ciceroniana. L’eleganza essenziale e il periodare ordinato e regolare fecero sì che nei secoli i testi di Cesare fossero utilizzati per un fine didattico
     
    Cesare sapeva scrivere. Non come il povero funzionario che ha scritto il discorso di cui sono riportati degli stralci:
    * “faremo presto una convezione”… faremo? non esiste un verbo più adatto in tutta la lingua italiana? 
    * “deve in qualche modo partecipare”: se deve partecipare é ovvio che deve farlo in qualche modo, altrimenti non parteciperebbe in alcuno modo
    * “i servizi hanno come punto primario” avere come punto non esiste nella lingua italiana… sarà forse un toscanismo di cui non ero a conoscenza?
    * “veicolo per un’operazione di outreach”
     
    Fate un favore, nelle operazioni di outreach coinvolgete anche l’Accademia della Crusca o magari anche solo un buon liceo… oltre a tutelare “assetti cibernertici” provate a vedere se riuscite di straforo a tutelare anche quelli liguistici…
     
     
     
     
     

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    Nemo Profeta at |

    e nei miei post metto tutti gli errori di battitura che voglio, perché posso permettermelo, io :-)

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    Nemo Profeta at |

    … e poi basta con la parola “assetti”… é la traduzione beota dell’inglese “asset”. Già durante nella guerra in Libia ministri e ufficiali dell’AM si redevano ridicoli in televisione spiegando ai giornalisti che “i nostri assetti” avano compiuto questa e quella missione… .  Nella lingua italiana la parola assetto esiste già ed ha un diverso significato. Chiedere lo sconto sulla prossima Walther PPK e comprare un dizionario … 
     
     

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      The Hooded Claw at |

      Nemo, questa faccenda degli ‘assetti’ dà un fastidio enorme anche a me, e mi sa che sono stato anche colpevole in qualche occasione di aver usato il vocabolo nel modo sbagliato. 
       
      Io andrei per la PPQ personalmente… 
      😉

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    AllegraBrigata at |

    Ragazzi senza offesa ma secondo me siete un po’ troppo polemici.

    V.

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      The Hooded Claw at |

      V. forse hai ragione, nel mio caso ho una scusa però: il tipo di comunicazione che faccio per il mio lavoro richiede la massima proprietà di linguaggio, sciatterie ed imprecisioni equivalgono ad avere il tuo lavoro fatto a pezzi nel processo di peer reviewing. Io stesso ho fatto rifiutare la pubblicazione di articoli perché ritenevo che lo standard dell’inglese utilizzato fosse inaccettabile. Quando si vedono cose messe insieme senza troppa attenzione a questi aspetti purtroppo, a torto o a ragione, la cosa puzza di scarsa professionalità; se poi ti giochi la partita sul palcoscenico internazionale non ti fanno sconti. Credimi non è per gusto polemico ma per genuina preoccupazione ed interesse nel vedere il mio Paese rispettato a livello mondiale che scrivo quel che scrivo, perché non è né il talento né le capacità che mancano in Italia.

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        AllegraBrigata at |

        Capisco e posso anche essere d’accordo ma mi preoccupa il fatto che qualche volta non si riesca ad andare oltre l’attenzione per la terminologia. Cosa importantissima anche per i motivi che hai sottolineato ma non l’unica.
        Voglio dire che qui si dovrebbe anche discutere di una burocrazia e di Istituzioni che stanno compiendo un percorso. Giusto o sbagliato che sia sarebbe interessante ragionare sul percorso e non solo sull’uso dei termini. Per cortesia non mi si venga a dire che i termini sono importanti. Lo so e ne sono consapevole soprattutto per la mia formazione professionale.
        Va benissimo la critica ma non fermiamoci alla sola polemica.

        V.

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      Giovanni Nacci at |

      Colgo l’occasione di questo commento di Vittorio per qualche riflessione forse più generale e – chissà – anche un tantino off-topic.
      Premetto che questi sono i miei soliti 5 centesimi 😉 e premetto anche che sono consapevole di essere caratterialmente piuttosto incline alla polemica. Quindi se polemizzerò – o sembrerò polemizzare –  cercate di perdonarmi, nei limite del possibile ovviamente… solo poi potete cominciare a picchiarmi 😛
      Secondo me, il contribuente/commentatore dei fatti della vita pubblica – quello tipo me insomma, che non ha gli strumenti per andare più in profondità in certe cose o che, per tutta una serie di motivi, può andare oltre una certa profondità – ha il pieno diritto (forse anche i dovere…) di essere polemico: coloro che devono essere effettivamente essere costruttivo, propositivo, implementativo, trasparente, funzionale, efficace (eccetera, ecceteraq…) può non essere (soltanto) il contribuente/commentatore.
      Sarà che amo la polemica nel senso originario del suo etimo e sono convinto che senza quella – senza un elemento di rottura insomma – il confronto rischia il più delle volte di essere imbrigliato in schemi precostituiti e quindi rischia di diventare davvero sterile. Anche quando è inutile, anche quando è bassa o faziosa la polemica ha sempre una capacità di scatenare ragionamenti (qualsiasi essi siano) nelle parti. Na botta d’entropia, direbbe qualcuno… 😛
      Anzi credo che sia proprio questo forse l’unico contributo “decostruttivo” alla “costruzione” che un commentatore/contribuente “general purpose” ha la possibilità di dare 😉
      Diversa è la cosa per quelle figure che invece general purpose non sono e che quindi hanno obblighi (anche etici) un po’ diversi.
      Riguardo all’esercizio della polemica, è ovvio che ad essere significativi sono i luoghi e gli spazi all’interno dei quali si pratica questo “diritto”. E’ ovvio che in spazi e luoghi che sono “privati” (nel senso di proprietà 😉 ) ma che in qualche modo godono di un regime di pubblicità (tipo un blog? :P) è ovvio che si deve accettare un qualche tipo di autoregolamentazione. Ma il punto secondo me è un altro.
      Ovvero: mettiamo che, per il caso specifico, l’argomento sia “la qualità della comunicazione pubblica del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica”. Quanto il Sistema stesso può guadagnarci dalla analisi di una lunga e magari anche piuttosto pesante, ma comunque “ben referenziata” e ben “autoregolata”, polemica?
      Secondo me può guadagnarci tanto. Tantissimo. Per dirvi quanto secondo me potrebbe guadagnarci, vi dico che se fossi il capo del DIS istituirei un “Ufficio per l’accettazione delle Polemiche e il Confronto”! 😀
      E’ ovviamente una provocazione, ai soli fini del confronto. Ma non mi dispiacerebbe se uscisse fuori una polemica… 😀 😛
      I miei 5 cent. più polemici del west 😉
       
      P.S.: a latere, sempre in tema di “comunicazione pubblica” dei Servizi: mi pare effettivamente – sempre da contribuente/commentatore eh.. 😀 – che una maggiore cura sia alla concettualizzazione che all’aspetto pragmatico della comunicazione ci voglia proprio… (e con questo siamo a 10 Cents… 😛 )
       

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        AllegraBrigata at |

        Giovanni chiarisco che ho scritto il precedente commento senza avere letto il tuo.
        Il mio non è in alcun modo un tentativo di censura che comunque non spetterebbe neanche a me ma semmai all’augusto padrone di casa.
        GIUSTO! Il cittadino, prima ancora che il contribuente, deve valutare, commentare e criticare ciò che fanno o scrivono le Istituzioni dello Stato. D’accordissimo. Il mio invito è a non limitarsi a commentare e criticare solo ciò che scrivono.

        V.

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          Giovanni Nacci at |

          Il mio non è in alcun modo un tentativo di censura”. Mai pensato in vita mia, Vittorio, ti assicuro. 
          Il mio invito è a non limitarsi a commentare e criticare solo ciò che scrivono“. Sono d’accordissimo! 😀
          Però – proprio per la specificità di questo tipo di Istituzioni – accade che quel (quel poco) che possono scrivere una volta pubblicato doiventa all’istante “ciò che sono” (anche se non lo sono).
          Quella attenzione alla “qualità” (sto semplificando alla grande…) di cui dicevo, dovrebbe essere tesa proprio a ridurre ogni possibilità che venga affievolita l’importanza di ciò che invece di ottimo “fanno“.
          Questa cosa mi ricorda un vecchio manualetto per i neo arruolati di leva in Marina degli anni ’60. C’era ovviamente una ampia parte dedicata al decoro che il Marinaio doveva tenere. Il capitolo comprendeva anche un paio di vignette delle quali una rappresentava la seguente scena: da un lato diuna strada un marinaio sciattamente appoggiato al muro, con la divisa in disordine, scapigliato, con una mano in tasca e con una sigaretta in mano nell’altra. Dall’altro lato distina coppia di coniugi commentava sconsolata: “guarda come si è ridotta male la Marina…”.
          Non esisteva più e non si giudicava più il marinaio, quel marinaio, ma la Marina intera. Una sola, e tutto sommata nemmeno troppo grave, macchia di un singolo, viene immediatamente estesa e generalizzata a tutta l’Amministrazione (fenomeno che credo ben conosciuamo tutti…).
          E mi viene in mente anche qualcosa che lessi su un vecchio libro di programmazione in linguaggio C (molti, molti anni fa ovviamente… :D). L’autore ad un certo punto concludeva più o meno così:
          …la gente si aspetta che i vostri programmi non funziono: stupiteli“.
          Già… “stupiteli”. Bellissimo… :) In quella parola c’è il sunto di un certo modo di vedere le cose e, conseguentemente, di un certo modo di comportarsi, mi verrebbe quasi da dire un certo “stile”.
          Credo che quello stile sia quanto di più utile per le Amministrazioni. D’altra parte credo anche che l’augurio più bello che – in qualità di contribuente/commentatore “general purpose :) – io possa ad una Amministrazione sia proprio questo: STUPITEMI.
          Ne sarei davvero orgoglioso. Ne sarei ancora più orgoglioso.
          :)
           
           

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    The Hooded Claw at |

    La polemica può spesso essere l’inizio di un percorso di miglioramento.
    Se posso fare un esempio più vicino alla mia sensibilità: Von Neumann in polemica con Dirac, di cui detestava il famoso Delta (funzione implicita che lo faceva inorridire, matematicamente) si mise d’impegno e, cercando di aggirare l’uso del Delta di Dirac, dimostrò la perfetta equivalenza tra la trattazione della meccanica quantistica alle derivate parziali e quella matriciale. Ne venne fuori un lavoro –The Mathematical Foundations of Quantum Mechanics– che è tutt’ora considerato un pilastro. Tutto ciò per il gusto della polemica riguardante un dettaglio.

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      Nemo Profeta at |

      conosce il delta di Dirac? siamo fratelli… pensavo di essere l’unico in questo forum… allora é possibile occuparsi di intelligence provendendo da una formazione scientifica…
       
      nota: posso definire il delta di Dirac come distribuzione e non come funzione, in questo senso la teoria resta in piedi…

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        The Hooded Claw at |

        La storiella del Delta la raccontò il mio professore di Chimica-Fisica 2 il primo giorno di corso, bei tempi…
        Purtroppo però non mi occupo di intelligence, è una storia lunga che sa solo il padrone di casa (oltre a me).
         
         
        Domanda da sperimentalista ignorante:
        Ma definendola anche come una distribuzione non rimane comunque una funzione implicita? Che era poi la ragione del disgusto di von Neumann? Mentre impiantando il tutto in uno Spazio di Hilbert si risolve il problema alla radice compreso quello della non-commutatività degli operatori hermitiani? Non mi ricordo niente… ah, che voglia di ritornare studente! 

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          Martin BISHOP at |

          …una distribuzione e’ sempre un oggetto derivabile, contrariamente alle funzioni. Ma non è detto che la derivata di una distribuzione identificata ad una funzione sia ancora una distribuzione identificabile con una funzione.
           
          Per quanto concerne l’atteggiamento di Von Neumann nei confronti dell’approccio di Dirac, potrei anche essere d’accordo…tuttavia, è da riconoscere come egli (Dirac) fu un “esteta” della Fisica è la sua affermazione:
           
          “Il matematico gioca un gioco in cui egli stesso inventa le regole. Il fisico gioca un gioco in cui le regole sono fornite dalla natura. Ma, con il passare del tempo, diventa sempre più evidente che le regole che il matematico trova interessanti sono quelle che la natura ha scelto”
           
          …rimarrà scolpita nel tempo. Ed interessante trovo l’osservazione di Dalida Monti nel libro “Equazione di Dirac” (Bollati Boringhieri, 1996): “La richiesta di bellezza […] non era per Dirac la conseguenza di un atteggiamento misticheggiante. Essa coincideva con la richiesta di rigore e generalità”. Come ogni amante della matematica, Dirac è attratto dalle generalizzazioni, dallo scoprire come qualcosa sia un caso particolare di qualcos’altro di più generale.
          Ebbene, quest’ultima affermazione potrebbe assorgere a principio fondamentale della “buona” intelligence.
          Ed il futuro, ritengo, vedrà presto proprio questa trasformazione…ovvero la gestione “scientifica” del ciclo dell’intelligence tramite un modello necessariamente matematico per il processamento delle informazioni…nonostante la preparazione prettamente “umanistica” degli addetti ai lavori.
           
           

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            The Hooded Claw at |

            Martin, bellissima la citazione di Dirac.
             
            Con gestione ‘scientifica’ intendi una dinamica galileiana dell’intelligence? Se si, in cosa consisterebbero gli esperimenti di intelligence necessari a convalidare un modello teorico? E quali sarebbero i suoi limiti previsionali? Si dovrà parlare a quel punto di determinismo del rischio? 
             
            O invece intendi un uso massiccio di metodologie scientifiche ma non facendo scienza in senso stretto (come ad esempio si fa in archeologia). Questo secondo scenario immagino sia già stato ampiamente implementato.
             

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          2. avatar
            Giovanni Nacci at |

            Ma allora si può davvero parlare di cose interessanti, dicendo cose interessanti, facendo ragionamenti attinenti, senza usare nemmeno un “cyber”!!!
            E’ bellissimo! :)

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          3. avatar
            Nemo Profeta at |

            Dipende. Abbiamo due modi di definire il delta di Dirac.
            Definizione mediante la notazione integrale, funzione tale che:
            1. Per ogni f(t)  Integrale di (f(t)*delta(t)*dt) é uguale a f(0)
            2. f(t)=0 per ogni t diverso da 0.
            In questo senso si postula l’esistenza di una funzione con determinate proprietà senza averne dimostrato l’esistenza (per altro si hanno problemi se ci si chiede quanto valga delta per t=0, in effetti si tende a risponere che vale infinito, ma é poco elegante fare il salto dal dominio delle funzioni in R1 a una del genere senza battere ciglio). E’ una definizione bambina, ma si usa spesso nei corsi destinati a chi non puo’ dedicare tempo a recepire un apparato matematico “robusto”.
            Definizione mediante teoria delle funzioni limite. In questo senso esiste una definizione rigorosa e coerente dell’oggetto delta di Dirac  e delle sue proprietà. Ma questa formalizzazione é venuta più tardi. La teoria é pesantuccia e apprenderla ha senso se serve padroneggiare un tale formalismo. Io me la sono beccata tutta nel corso di analisi matematica III, ma per noi era imperativo padroneggiare tale formamlismo perché poi ci saremmo becati l’elettromagnetismo in tutte le salse e le comunicazioni elettriche in tutti i gusti… per noi era naturale parlare di trasformata di Fourier della convoluzione di  un pettine di Dirac (sommatoria di infiniti delta di Dirac traslati nel tempo) con un segnale chirp… J
            Anche io adesso ho tanta voglia di tornare studente, ma ora ho voglia di altre cose… adesso, nel tempo libero mi sto appassionando alla teoria dei sistemi complessi applicata alla previsione dei fenomeni sociali…  
            Sono poi abbastanza d’accordo con quanto dice Bishop (tranne sulla sottovalutazione della cultura umanistica, secondo me le due culture dovrebbero essere usate simbioticamente; se non altro perché oggi non disponiamo di una matematica sufficiente a modellizzare la realtà sociale in maniera soddisfacente).
            In particolare credo corretta l’affermazione di Bishop sul fatto che la netta preponderanza di funzionari di formazione umanistica (includendo scienze politiche e affini nella categoria) sia un limite strutturale della nostra intelligence (molto meno di altre). Non tanto per le implicazioni sull’uso delle tecnologie in ambito “operativo”, ma perché questo castra la capacità di analisi e previsione strategica. Per fare un esempio, quando sul sito della nostra inelligence é stato pubblicato il profilo di network manager (campagna di raccolta dei CV di qualche anno fa) , nel leggere il profilo ho provato subito un senso di delusione. Nel senso: non ho fatto un dottorato in ingegneria elettronica per ridurmi ad essere un network manager. Per quello mi bastavano un diploma di perito, un po’ di pratica e un paio di certificazioni cisco (che infatti, guarda caso, erano tra i titoli preferenziali). Infatti, mentre compilavo il form (alla fine forse speri sempre che , nonostante le evidenze, dentro ci sia una nicchia per cui possa valerne la pena ), tra me e me pensavo sai che noia a fare ste boiate e infatti non l’ho nemmeno compilato fino in fondo, l’ho inviato completo a metà e me ne sono andato a dormire. Ho preso un PhD in ingegneria elettronica per diventare capace di indagare problemi complessi. Per esempio per essere in grado di analizzare la politica spaziale russa, per concepire una missione spaziale (la mia tesi alla NASA, bei tempi), per essere in grado di capire come disegnare un esperimento scientifico complesso perché i risultati siano significativi, per capire come orientare un investimento in ricerca e sviluppo,  per entrare in una libreria, estrarre a caso dallo scaffale un testo sul’ecologia degli organismi parassiti ed essere in grado di capire, alla prima lettura, quello che sto leggendo…

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            1. avatar
              The Hooded Claw at |

              Voi ingegneri elettronici in effetti dopo i fisici (ed i matematici ovviamente) siete quelli che si fanno più il mazzo con la matematica di chiunque altro nelle facoltà scientifiche. A chimica se ne faceva poca e male. 
               
              Devo dar ragione a Martin e a te sulla capacità delle menti scientifiche di vedere pattern dove gli altri vedono solo caos e sulla versatilità nell’apprendere concetti nuovi. La conoscenza di elementi storici, culturali, linguistici, sociali e politici si inserisce meglio nella tradizione degli umanisti e dei legulei e quindi ne giustifica la presenza, magari non lo sbilanciamento eccessivo a loro favore. 

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              1. avatar
                Martin BISHOP at |

                …in tutta franchezza, non avrei mai immaginato di suscitare un simile interesse. Ed in parte la cosa mi lusinga.  
                 
                Vediamo un po’ da dove incominciare…allora, ho iniziato la mia esperienza formativa in un corso di laurea in matematica per poi (…)  
                 
                Ora, definito quale debba essere l’obiettivo dell’intelligence (e non mi soffermo su quale esso sia)…nell’ipotesi, però, in cui lo si debba conseguire (l’obiettivo) attraverso l’analisi di scenari ipotetici che conducano a risultati differenti…scegliendo, dunque, lo scenario che fornisca il risultato desiderato…a me verrebbe in mente la “teoria dei giochi” di John Nash: una disciplina matematica che studia le decisioni individuali in situazioni in cui vi sono interazioni tra diversi soggetti, e in cui le decisioni di un soggetto possono influire sui risultati del rivale, generando un meccanismo di retroazione. Le applicazioni della teoria vanno dal campo economico e finanziario a quello militare, dalla sociologia alla teoria politica, dalla psicologia allo sport. L’idea della teoria dei giochi, che ha inizio nel 1944 con l’opera Theory of Games and Economic Behavior di von Neumann e Morgenstern, è quella di descrivere matematicamente il comportamento umano in quei casi in cui l’interazione fra individui comporta la vincita o lo spartirsi di qualche tipo di risorsa.
                 
                E non mi viene facile concepire come si possa parlare di studi strategici in ambito “umanistico”…studi strategici? Finalizzati a cosa? All’elaborazione di una strategia utile? Ed attraverso quali meccanismi (o ancor meglio processi mentali) si consegue una giusta strategia? Forse, con il rigore logico. Forse, con la logica matematica. Forse.
                 
                La differenza che mi viene in mente, tra un esperto moderno in studi strategici formatosi in una facoltà di Scienze Politiche/Studi Internazionali/etc. e chi, invece, abbia “votato” la propria visione della vita al formalismo, alla generalizzazione del piccolo per arrivare ad una verità più ampia e d’insieme…credo possa essere, nell’epoca della scoperta del cannone…tra chi aggiustava il tiro sparando a caso e chi per “nozioni” apprese regolando “l’alzo” era in grado di centrare il bersaglio al primo tentativo (principi della dinamica di Newton). Oggi, ebbene, ancora ci si vuole a “tentoni” nell’ambiente…si fatto ipotesi, analisi, riflessioni…suggerendo quella che possa sembrare la migliore strategia…di analisi, d’azione o di difesa…ma di fatto l’analista nel proporre il proprio lavoro come il migliore definendolo “logicamente” la più ovvia conseguenza delle informazioni in suo possesso, in realtà non conosce nemmeno quali sia i principi base della logica propriamente detta.
                 
                Se non fosse per la natura “riservata” delle informazioni acquisite, l’intelligence ed i suoi meccanismi potrebbe essere associati ad una qualunque attività umana di processamento di informazioni finalizzato alla previsione di un evento futuro…nulla di più.
                 

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                The Hooded Claw at |

                Avrei troppe cose da dire e chiedere ma non posso perché sto per partire per qualche giorno, spero di trovare qualche bel post al ritorno.

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                Giovanni Nacci at |

                Io non vorrei dire niente ma… John Nash è l’inglesizzazione del mio nome 😉
                (oppure il mio nome e l’italianizzazione di John Nash? :O )
                😀 😛

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                Linus at |

                i grandi matematici e l’intelligence. Sarebbe un binomio da paura. Schizofrenici paranoidi al servizio dello Stato. il geniale Nash quando era malato si credeva l’imperatore dell’Antartide :)
                Giancarlo Rota stesso riteneva che tra i logici la percentuale di matti fosse inusuale. 
                 

              5. avatar
                Giovanni Nacci at |

                Ma dai, Linus, che c’entra… per esempio io sono Comandante in Capo di Starfleet e non sono affatto malato 😛

    2. avatar
      SG at |

      http://seigradi.corriere.it/2013/03/13/il-problema-matematico-che-fa-impazzire-facebook/
      6/2(2+1) = ?
      altro che dirac e meccanica quantistica ( la meccanica quantistica risponde alla domanda “quanto mi costa il tagliando del 150.000 km” ?)
      PS: per me la risposta è 1…

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      1. avatar
        Anonimo at |

        Mi scuso per la domanda :
        6÷2(1+2)= ?    la risposta sarebbe 9
        (6÷2(1+2)) = ? la risposta sarebbe 1
        o dipende dalla convenzione ?
        Ho un po’ di esperienza a riguardo, avendo visto le differenze fra italiana e quella svizzera ad esempio.
        B.A. ….

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  17. avatar
    Linus at |

    Quando la polemica cela tra le righe anche uno spot autocelebrativo, allora le cose cambiano. 
    Dietro la maschera del diritto di critica io intravedo sovente qualcosa del tipo…
    Magic mirror in my hand, who is the fairest in that land? My Queen, you are the fairest in that land.
     

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    1. avatar
      Giovanni Nacci at |

      Cos’hai contro il mio specchio, Linus? 😀 😉

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        Linus at |

        Mai pensato di associare te a Grimilde!
        Al massimo a Dotto :) :)
         

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    2. avatar
      The Hooded Claw at |

      Dev’essere a causa del narcisismo di sinistra/centro/destra. [delete as appropriate]

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  18. avatar
    Martin BISHOP at |

    Silendo, se ti rifesci alle  tecniche analitiche strutturate (Key Assumptions Check, Red Team Analysis, Scenario Building, etc.) ti direi di no.
    Non le considero assimilabili ad un modello matematico propriamente detto, al quale, invece, direi di debba tendere.
     
     

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    Nemo Profeta at |

    Caro Bishop
    sono molto d’accordo con lei. Un back-ground matematico fornisce una utilissima “scatola degli attrezzi” per gli studi strategici.
    Penso come lei alla teoria dei giochi di Nash (un classico é la sua applicazione alla valutazione di scenari nell’ambito della deterrenza nucleare) ma anche ad infinite altre applicazioni. Per esempio simulazioni agend based  per la valutazione dei particolari scenari di rilevanza strategica.
    Faccio un esempio concreto (legato ai soggetti che sto studiando in questo momento). Il link in basso riporta uno studio fatto nell’ambito del programma di ricerca del Santa Fe Institute (ente di ricerca di riferimento per gli studi sui sistemi complessi). Si tratta di uno studio su come all’interno di una società la violenza politica si puo’ diffondere , in funzione delle possibili modalità di “repressione” dello stato (io sto studiando questa tematica, cercando di far avanzare lo stato dell’arte).  Per i non matematici (io sono ingegnere di formazione e matematico di forma mentis, al Politecnico insegnavo statistica e processi stocastici), vi prego di considrerare, a titolo di esempio, a pagina 7747 il paragrafo “cop reduction”….  la simulazione matematica prevede e conferma, in maniera autonoma, un’intuizione originariamente avuta da Alexis de Tocqueville a proposito della rivoluzione francese: affascinante, matematica e cultura umanistica che convergono e servono una a validare l’altra…
    Un articolo del genere mostra chiaramente come la modellazione matematica possa essere uno strumento utilissimo per la previsione strategica.
    Per questo mi piange il cuore quando vedo che le risorse disponibili per reclutare menti “scientifiche” sono usate per avere dei network manager e gente che ha una certificazione CISCO…
    Insomma, credo che essere in grado di rilevare i segni precursori di movimenti tellurici come la primavera araba, saper capire in anticipo perché la destabilizzazione della Libia é stata possibile (vedi modelli matematici , disponibili ma noti a pochi, sulla ciclica instabilità delle società Berbere e Nord Africance) meriti un investimento al pari di della cyber security…
    Il problema é che la nostra classe dirigente non é pronta  (manca dei riferimenti culturali) a capire che queste analisi devono essere fatte da team di analisi misti, composti  da matematici, ingegneri, economisti e antropoligi escienziati sociali…  All’estero qualcuno lo sta facendo (università di punta, sui servizi esteri non so), ma da noi la cosa non é sicuramente pensabile nell’immediato futuro. Le modalità di reclutamento (laureati tecnico scientifici agli aspetti tecnici e laureati in economia ai reparti analisi) indicano chiaramente che la classe dirigente dei servizi italiani culturalmente non é ancora pronta.
     
    http://www.pnas.org/content/99/suppl.3/7243.full.pdf
     

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    1. avatar
      The Hooded Claw at |

      Quando si parla di coincidenze… Sabato ero in un villaggio berbero e il mio interprete mi raccontava proprio delle vicissitudini del suo popolo. Nemo, io e lei dovremmo fare due chiacchiere in privato un giorno o l’altro…

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      Anonimo at |

      Assolutamente d’accordo, nella parte relativa ai reclutamenti.

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  20. avatar
    Martin BISHOP at |

    Silendo…quando parli di “analitico”, intendi avente il significato di analisi, che procede per via d’analisi, che è proprio dell’analisi: studio, metodo. Giusto?
     
    In matematica, invece, un metodo analitico è una metodica di analisi scientifica consistente nell’arrivare alla soluzione di un problema mediante un procedimento ben definito e di calcolo matematico.
     
    Esempio “intelligence”:
     
    sia I={Info[1], info[2], Info[3]…Info[n]} l’insieme delle “informazioni” sul campo d’interesse C (scenario) per un tempo d’osservazione t=T(n) . Ora, definendo R={R[1][2], R[1][3], R[1][4]…R[n][n]} l’insieme delle correlazioni tra le informazioni contenute in I…il procedimento che conduca dall’insieme delle correlazioni R ad una tesi (che soddisfi l’esistenza di tutte le n info contenute in I) è un procedimento necessariamente matematico.  
     
    La differenza è nel modo con il quale avviene “l’estrazione” della tesi dalle informazioni in nostro possesso, che può essere dettato da un miscuglio di: ipotetico sesto senso, ripetitività, dogmi personali, convinzioni di varia natura; oppure con motodo “analitico”, in senso matematico…ovviamente.
     

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  21. avatar
    Martin BISHOP at |

    …affermativo.
    Una domanda che pongo a te e ai presenti: sai/sapete quale sia il primo datore di lavoro al mondo di matematici?

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  22. avatar
    Martin BISHOP at |

    …tra le due, sicuramente l’NSA.
     
    Ovviamente, per quanto da me espresso…nulla che già altri abbia sostenuto ed adottato…altri, però…non in Italia.
    Il giorno in cui si deciderà di “attrarre” buone menti nella benemerita Ditta occorrerà semplicemente eliminare l’indennità di “cravatta” e vi sarà un immediata moria di vacche nel gregge…molti chiederanno di andarsene autonomamente, vedrai. E vi sarà posto per altri…maggiormente motivati e per nulla attratti dalla prospettiva di qualche spicciolo in più in busta paga.
    Forse le determinazioni già adottate dal governo uscente, prima della sua fine, potranno in parte mutare l’attuale andamento…e se non ricordo male, gli effetti dovrebbero iniziare a vedersi dal 2 di aprile. Sbaglio?

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