Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

Sullo stato della cultura strategica in Italia

dic
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Cari ragazzi, un piccolo spunto del Prof. Virgilio Ilari per chiudere l’anno in bellezza ed iniziare quello nuovo in letizia.

[...] La Sism, fondata nel 1984 da Raimondo Luraghi, è composta oggi da oltre 200 soci attivi, tra cui autori di successo come Giorgio Rochat, Franco Cardini, Giovanni Brizzi, Sergio Valzania, Alberto Santoni, Renata de Lorenzo e i generali Carlo Jean e Fabio Mini. Molti anche i giovani, come Giovanni Cerino Badone, massimo specialista italiano di archeologia dei campi di battaglia, e Pier Paolo Battistelli, che ogni anno guida i viaggi di studio degli allievi ufficiali inglesi alle vestigia della Linea Gotica. E proprio dei giovani si preoccupa Ilari: “Dobbiamo aiutarli a orientarsi, a formarsi e ad affermarsi. Invece la storia militare e gli studi strategici e di intelligence continuano ad essere la cenerentola sia dell’università che delle forze armate. Le due istituzioni, che in passato si ignoravano, ora si incensano e si riveriscono, ma continuano a non collaborare. Non abbiamo bisogno di altre messe cantate o di altre cattedre e master fai-da-te, ma di rimontare insieme il gap che ci penalizza rispetto alla comunità scientifica internazionale”. “Basta entrare – osserva il presidente della Sism – nelle due librerie militari di Milano e di Roma o partecipare ad una riunione della redazione di Limes, per accorgersi che la forza trainante della cultura strategica e storico-militare italiana non sta nell’università e negli enti culturali della Difesa” [...]

A buon intenditor poche parole…



30 dicembre 2012 - 9:56 pm | by | 26 Comments »
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26 Responses to “Sullo stato della cultura strategica in Italia”

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  1. avatar cestudec scrive:

    Segnalo articolo di oggi sul Corsera….peccato che venga omessa  la sua appartenenza alla Società di storia militare…

  2. avatar half-baked scrive:

    Quant’è vero, riferimento alle librerie e a Limes compreso. D’altronde questo è il risultato di decenni di investimenti “asimmetrici” in cultura; insieme alla storia politica della gran parte degli autori a cui fai riferimento c’è anche da guardare il taglio sociodemografico e quello che ne viene fuori è un nucleo molto affermato di intellettuali che oggi in un certo senso è più istituzionale delle istituzioni.
     
    Passato il momento fisiologico in cui si sbatte la testa contro il muro chiedendosi come mai i più ferventi critici delle istituzioni ora svolgono di fatto il ruolo delle medesime senza aver nè fatto la rivoluzione nè vinto le elezioni con particolare frequenza, viene da chiedersi come si può fare ad elaborare qualcosa di diverso per il futuro.
     
    Questo non per sostituire l’élite di pensiero oggi esistente (grazie al cielo ce n’è almeno qualcuna!), quanto per immaginarne un ricambio generazionale che a un certo punto sarà inevitabile, e possibilmente una struttura un po’ diversa da oggi. Auspico che non si rimanga fermi a quelli di un colore da una parte, quelli dell’altro dall’altra, gli uni che scrivono libri e gli altri che fanno le cose. Mi piacerebbe vedere una comunità che prenda il meglio degli uni e degli altri partendo da valori condivisi – tanto per dirne una, quelli della nostra Costituzione, i trattati istitutivi dell’UE eccetera – e sviluppando un vivace dibattito sulle varie questioni come si farebbe parlando intorno a un tavolo, non giocando a tennis su un campo dove la rete a un certo punto era il Muro di Berlino.
     
    Detto questo io non so più come ringraziarti per quello che il tuo blog fa per mettere le questioni in prospettiva. Quindi smetto di farlo, ma consideralo un post-scriptum standard implicito per il futuro. :)

  3. avatar Sultano scrive:

    Sei “Er meglio” Silendo!!!

  4. avatar Morgana scrive:

    Buonasera, il bello di questo mondo è che bisogna buttarcisi dentro, mi piace molto quello che ho letto qui ed è un grande stimolo per i ricordi nonchè una molla per andare avanti. Scusate, ma la curiosità è femmina e da qualche giorno ho un pensiero ricorrente, volevo chiedere al Sig. Nacci, in merito alla sua esaustiva disamina di Fonti Aperte, per una ontologia ingenua: la sua analisi del complesso network delle informazioni, quali considerazioni ha validato sull’uso della ”disinformazione”?

    E poi perchè usa l’aggettivo “ingenua”? 

    P.S. In attesa di una risposta, proseguo con l’osservazione del perlage….lo stato gassoso dei liquidi va sempre studiato!

    • avatar Giovanni Nacci scrive:

      Rispondo velocemente in una pausa della riparazione degli avvolgibili (uno strazio immane, vi assicuro…).

      D - “…la sua analisi del complesso network delle informazioni …” 

      R - secondo la Nacci-teoria l’Osint è un tipo di intelligence strutturalmente sbilanciato sulle fonti, pertanto l’analisi è “prioritariamente” della fonti e del network delle fonti (non dell’informazione. O meglio – dato che tutto ciò è già “informazione” –  non del “carico pagante” erogato dalle fonti).

      D - “…quali considerazioni ha validato sull’uso della ”disinformazione”?”

      R – sulla cosiddetta “disinformazione” ci sarebbe tra scrivere almeno tre tomi. Perchè, sempre secondo la teoria di questo Nacci (lasciatelo perdere, non ve lo consiglio affatto) all’osint si applica (si DEVE applicare) il paradigma cosidetto della “information as semantic content” (Floridi) che prevede una differenziazione (non mi sto a dilungare in questa sede, ma google il più delle volte funziona) tra misinformation e disinformation (consiglio anche in questo caso una “passata” dei due termini su MultiWordnet…).    

      Va da sé che [mis,dis]information prevedono l’attribuzione di un valore arbitrario di verità ad una informazione, con tutte le complicazioni che ciò comporta.
       
      D – E poi perchè usa l’aggettivo “ingenua”? 

      R – normalmente si usa “ingenua” quando una teoria (o, come in questo caso, una ontologia) è fondata sulla base di una personale osservazione esperenziale e non su metodi rigorosamente scientifici (cosa che, nel caso, richiederebbe il contributo di ontologi VERI… ;) )

      Spero di essere stato esaustivo. torno al lavoro ;) :)  

  5. avatar Morgana scrive:

    La ringrazio dei chiarimenti e della puntuale indicazione…

    …PS non lo sapevo che pure sui sottomarini ci sono gli avvolgibili, servono per non farsi vedere dagli squali quando si va sott’acqua?…Scherzo!!!!

    Morgana

    • avatar Giovanni Nacci scrive:

      Infatti Morgana il punto è proprio quello: se le abitazioni “terrestri” fossero progettate e costruite con i criteri di una nave militare tutto sarebbe più funzionale (fa anche rima)…

  6. avatar Morgana scrive:

    Tipo il Vittoriale di D’Annunzio?

  7. avatar half-baked scrive:

    A proposito di mancanza di visione strategica della classe dirigente, ho una serie di idee veramente confusissime che girano intorno a due principi generali:
     
    - la quota “di sinistra” della classe dirigente non ce l’ha (o meglio, ce l’ha per se stessa ma non per il Paese) per motivi giustapposti, uno che riguarda coloro che fino a vent’anni fa credevano nella dottrina della sovranità limitata di Breznev e quindi non si sono mai pacificati con una diversa idea di Nazione, uno che riguarda coloro che pur aborrendo Breznev amavano Marcuse, Reich e il vivere nel momento che in sè svincola rispetto all’oppressivo “pensar lungo”, nemico del piacere;
     
    - la quota “di destra” della classe dirigente non ce l’ha perchè è espressione di un ceto imprenditoriale attento prevalentemente al proprio interesse economico e disinteressato, più che avverso, all’idea di Nazione; e infatti non a caso una fetta dell’imprenditoria più produttiva si è orientata verso idee regionaliste. Qui non parlo delle autoproclamate destre “sociali” o “nazionali” che alla prova dei fatti si sono dimostrate semplicemente clientelari, configurando un’idea dello Stato di cui servirsi piuttosto che da servire.
     
    Ovviamente ci sono solide eccezioni, il motivo per cui siamo ancora in piedi come Paese.
     
    Fatto salvo il livello di approssimazione imbarazzante (rubricare sotto “analisi da supermercato”), che ammetto senza tentare di giustificarmi, mi piacerebbe sapere se vi sembra almeno a grandi linee verosimile.

    • avatar Silendo scrive:

      Cara Half, non credo che tu stia sbagliando. Personalmente, però, condivido l’approccio realista strutturale del nostro MV :D
      Nel caso in questione, quindi, ritengo che le cause siano da ricercare nella sostanziale perdita di autonomia strategica, da parte dell’Italia, negli ultimi 60 anni. E’ difficile avere una classe dirigente esperta di affari internazionali quando le vere politiche di sicurezza e difesa sono, sostanzialmente, decise altrove. Insomma, per imparare a giocare a poker ti devi sedere al tavolo.

      Chiarisco, non sono un “vittimista”. Tutt’altro. Penso che le nostre elites abbiano abdicato con grandissima gioia. Anche quando a quel tavolo capitava che ci si potesse sedere.

      • avatar Giovanni Nacci scrive:

        “Personalmente, però, condivido l’approccio realista strutturale…”
        Approccio da taluni (Jean, Manuale di Studi Strategici) anche richiamato -  se non sbaglio, non sono un esperto – come… sistemico-strutturale.

        Tale benedizione del Vate sancisce finalmente la centralità della sistemica come disciplina ontologicamente sovraordinata ad ogni altra e, conseguentemente, mi permette di andare a dormire tranquillo e sereno… :D :P
        Buonanotte ragazzi  :)

  8. avatar Anonimo scrive:

    perdonate l’intrusione e se mi richiamo all’oggetto specifico del post in ritardo,
    ma:
    ‘redazione di Limes’
    ecco, non vorrei fraitendere quanto riportato ma io rimango perplessa assai da un’eventuale definizione di Limes come ad un luogo di effettiva riflessione strategica.
    non sto dicendo che Limes sia una nullità, intendo un’altra cosa. è una buona rivista con tutti i suoi limiti, e non la definirei proprio al livello di ‘pensiero strategico’.
    lo so perché ho comprato diversi numeri e vi ho trovato anche degli obbrobri (come anche degli ottimi articoli. che appunto vanno definiti ‘articoli’ e non lavori di analisi in merito a strategie alcune)
    ?
    mi stupisce che qualcuno con esperienza di studi militari o di carriera militare e/o forse addirittura entrambe le cose, possa considerarla un pensatoio di strateghi….

     

    • avatar Silendo scrive:

      Buongiorno Anonima :)
      Mi permetto di rispondere, provando a dare un’interpretazione “autentica”, solo perchè ho conoscenza diretta dell’autore.
      Ritengo che non voglia dire che Limes sia un pensatoio strategico bensì che il comitato di redazione della rivista raccoglie un buon numero di esperti e che, frequentandolo, ci si può fare un’idea della situazione italiana sull’argomento.

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