Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

I think tank in Italia

dic
29


E’ stata presentata poche settimane fa, a Roma, una ricerca sul mondo dei think tank italiani. Si tratta, per quello che ho potuto capire, di un censimento realizzato dall’Università La Sapienza e coordinato da Mattia Diletti, già autore di un bel libro e di diverse ricerche sull’argomento.
Il quadro che emerge dalla ricerca sui 105 think tank censiti è, a mio avviso, non confortante benché appaia in tendenziale miglioramento.
Ecco, in particolare, i punti che suscitano in me qualche perplessità:

Dimensioni scarse (con qualche gigante); internazionalizzazione a intermittenza; poca ricerca di impatto pubblico; autoreferenzialità del sistema delle relazioni; i think tank inseguono l’agenda, piuttosto che cercare di definirla; la dimensione valoriale e di espressione cultura politica è, spesso, eccessivamente cangiante (un sistema “pret-a-porter” di valori e idee); incapacità di “fare sistema” e frammentazione; scarsità degli investimenti; “revolving doors” con le istituzioni ancora molto debole.

Presentazione – I Think Tank in Italia by Silendo

Sulle strategie adottate dai think tank per la costruzione dell’agenda segnalo anche queste slides di Davide Bennato, docente dell’Università di Catania.

Processi digitali di Agenda Building – Think Tank – Sisp 2012



29 dicembre 2012 - 10:30 am | by | 16 Comments »
Tags: , .

16 Responses to “I think tank in Italia”

Show / Hide Comments
  1. avatar Giovanni Nacci scrive:

    Non sono un esperto del settore ma ho trovato quel libro molto interessante e utile ;)

  2. avatar Morgana scrive:

    Perchè non c’è Silendo nell’elenco dei think tank…..?

    Per me Silendo viene dopo Cartesio “cogito ergo sum”!

    Morgana  

  3. avatar Silendo scrive:

    Troppo gentile :)

  4. avatar cestudec scrive:

    Non sono sorpreso dell’esito della ricerca…..d’altronde caro Silendo come potrebbe il nostro paese allo stato attuale contribuire a porre in essere un scuola analoga alla EGE francese?E sono persuaso  che ne avremmo bisogno!!Eccome!

    • avatar Silendo scrive:

      Caro Cestudec, purtroppo avremmo bisogno di tante cose. Alcune anche piuttosto basilari…

    • avatar SG scrive:

      prima di poter pensare di aprire una scuola di guerra economica bisognerebbe creare un minimo di consapolevolezza nell’opinione pubblica che la Guerra Economica esiste ed è tra noi…

    • avatar SG scrive:

      Per esempio che potrebbe essere giuducato minore dai molti, e proprio per questo ci tengo a falo notare:
      http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-20850246. 
      Possibile che la BBC noti, con una punta di invidia/disprezzo tipicamente anglosassone (“decadent Italian influence“), credo, l’influenza che l’italia ha ancora in Libia ed invece in Italia non se ne parli per niente (mai sentito parlare della storiella della volpe e dell’uva..) ? 
      buon anno a tutti

      • avatar The Hooded Claw scrive:

        SG, non darei troppa importanza politica all’uso della parola ‘decadent’, in inglese viene spesso associata al mondo culinario, un po’ come ‘indulgent’. I dolci in particolare vengono associati a questo concetto (erdità dell’etica protestante forse?). Magari qui hanno voluto fare un gioco di parole ma secondo me il riferimento era più culinario che politico.

        Comunque concordo per il resto, l’Italia una posizione di vantaggio in Libia, va sfruttata al massimo. 

  5. avatar half-baked scrive:

    Ottima lettura, grazie assai!

  6. avatar Nemo Profeta scrive:

    Salve a tutti. Non sarebbe più facile iniziare a inviare i nostri all’Ecole? 

      

  7. avatar cestudec scrive:

    Dimenticavo….intitolare una scuola di questa natura in Italia come scuola di guerra provocherebbe la rabbiosa reazione dei pacifisti nostrani…e in secondo luogo il suo consiglio di amministrazione sarebbe lottizzato secondo il manuale Cencelli…..

  8. avatar The Hooded Claw scrive:

    Credo ci sia un problema di mentalità organizzativa da superare per noi italiani. Se posso portare la mia esperienza personale:qualche mese fa partecipai and un TT con lo scopo di costituire un consorzio tra alcune università, industrie e altre associazioni private per lo sviluppo di facilities per fare R&D nel campo dell’elettronica stampabile basata su molecole organiche; io mi occupo di fotovoltaico organico e quindi fui invitato. Questo per dare il contesto. Bene, in una giornata di lavori si era già deciso su come strutturare la faccenda, il budget a disposizione dal governo, si erano raccolti i suggerimenti delle industrie su quello che avrebbero voluto da questo tipo di collaborazione, si era fatto il punto su quelli che erano i principali nodi tecnologici da risolvere e ci si era accordati su una roadmap.
    Le industrie coinvolte spaziavano dai produttori di birra (quelli che fanno anche la Peroni, interessati all’aspetto dell’Intelligent Packaging) fino al AWE (per chi sa chi sono non serve che spieghi a cosa possano essere interessati…).

    Che io sappia cose di questo genere in Italia non succedono, purtroppo. 

    • avatar Silendo scrive:

      Forse sbaglierò ma ritengo che il problema sia sempre il solito. Nel nostro sistema socio-economico l’efficienza, di per sé, non è “pagante”. Gli incentivi sono altri.

Lascia un commento

Nome:

Email:

Il tuo sito Web:

Il tuo commento:

(obbligatorio)