Dato che quando si tratta di studi non ci facciamo mancare proprio nulla ecco l’annuale World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale per l’Energia. In allegato qui di seguito il sommario esecutivo in italiano.
Il contenuto lo lascio valutare ai veri esperti (un nome già mi frulla per la testa…).
World Energy Outlook 2012 – Sintesi in Italiano


mi fischiavano le orecchie!
direi, tutto secondo le previsioni: l’Asia consuma, noi no.
a parte questo, mi piacciono due punti: l’enfasi sull’efficienza, che è sacrosanta (anche se il nostro illuminato legislatore non l’ha ancora capito), e l’attenzione sull’acqua. di questo secondo tema si parla poco e non è difficile immaginare che sarà sempre più importante. insomma, ancora una volta la IEA si trova una spanna avanti.
venendo al mio “campo”, faccio notare en passant che le previsioni circa i consumi di gas in Europa sono che ci vorranno dieci anni per tornare ai livelli del 2010. certo la produzione interna è in discesa, ma tutta la fretta di realizzare grosse infrastrutture (South Stream) diciamo che viene meno…
Non so se utile ai lettori del blog: http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100021244/us-to-overtake-saudi-arabia-in-oil-as-chinas-water-runs-dry/
Chiarissimo, as usual
Mi sa che ultimamente ti devono fischiare parecchio eh…
una postilla: l’Outlook parla anche di un futuro verso l’indipendenza energetica per gli Stati Uniti… la questione che si solleverà sarà molto interessante e tutta interna agli States (anche se con conseguenze per tutti). il gas naturale americano (usa e canada) costo la metà del prezzo di mercato europeo e un terzo di quello asiatico. soprattutto per questo secondo caso (e considerando che con la contrazione del nucleare giapponese e la crescita cinese, i prezzi sono destinati a salire) il costo opportunità dei produttori di gas di non esportare cresce e con esso le pressioni per autorizzare l’esportazione… a scapito dei prezzi interni e con tutta probabilità della durata delle riserve americane. il dilemma per i decisori americani è: fare cassa o sussidiare l’industria con prezzi bassi? in questo secondo caso, con cosa ripagare i produttori, che non possono fare cassa con le esportazioni? come blandire l’alleato giapponese, che potrebbe diversificare le sue importazioni e magari alleggerire il costo della bolletta energetica e a cui viene negata l’opportunità?
No, aspè….e ci lasci così???
Io adesso pretendo di sapere come pensi possa evolvere la cosa e che scelte faranno gli USA! O meglio, quali sono gli “indicatori” utili per capire le scelte che faranno
PS inviami l’IBAN per il saldo della consulenza
era il teaser del mio nuovo libro! vi aspetto in libreria!
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[scherzo, il prossimo è sull'azerbaigian...
dunque, di per certo finora c’è che le aziende americane hanno investito parecchio e stanno raccogliendo i frutti. c’è anche un grande strepitio (in parte fondato) sul nuovo vantaggio competitivo che l’energia a basso costo darà all’economia americana, soprattutto manifatturiero. manifatturiero vuol dire occupazione (e occupazione che vota democratico, aggiugerebbe il malizioso). quindi tutto molto gradito alla casa bianca, che quindi non può vedere troppo di buon grado un aumento significativo dei prezzi.
le questioni sono due: quanto basso sarà il costo in assoluto e quanto lo sarà rispetto agli altri mercati. se non salirà leggermente (un 20%), il prezzo del gas rischia di essere troppo basso per alcuni produttori coi costi di produzione più alti. ma in generale non credo sarà un grosso problema. naturalmente, se salirà le pressioni a esportare per trovare sbocco all’eccessiva capacità produttiva diminuiranno.
il secondo punto sarà quello più delicato: il differenziale è quello che in ultim analisi crea le pressioni. nel 2011 (fonte BP), fatto 1 il prezzo del gas americano, quello spot britannico è stato 2,25, quello tedesco 2,65, quello giapponese 3,67. al salire di questo differenziale, crescono le tensioni. il differenziale – e quindi la pressione – può scendere se salgono i prezzi assoluti americani (cosa probabile), oppure se scendono quelli non-americani (cosa che sta succedendo in europa ma non in asia, dove la sostituzione degli impianti nucleari giapponesi con il gas e l’onnivora domanda cinese spingono verso l’alto).
a tutto questo si somma un ulteriore fattore: attualmente, esportare gas verso occidente (cioè verso l’asia, per uno strano gioco di parole) è più complicato che verso oriente (cioè noi!) perché il grosso dei giacimenti in attività è verso la east coast o al massimo verso il golfo del messico. ci sono potenzialità e produzione anche verso la west coast, ma attualmente meno. questo rende più complicato quello che sarebbe lo sbocco naturale della produzione. non ho sotto mano le stime, ma secondo quello che ha scritto urban sulla staffetta, il costo del trasporto in europa è prossimo al costo della materia prima (addirittura uguale, secondo altri). verso l’asia, è anche peggio (panama oppure impianti nuovi sulla west coast) e prima di fare investimenti – se glieli lasciano fare – devono farsi bene i conti.
alla fine – ma è giusto mio sentimento – si esporterà poco o nulla comunque (magari un po’ di canadese, che costa ancora meno), sia per dinamiche economiche, sia perché all’amministrazione statunitense non pare vero – dopo decennni di vuoti proclami – farsi bella con tutta la retorica dell’indipendenza energetica avendo per di più energia a prezzi contenuti.
alla fine, mi sa che ai giapponesi converrà far finta di niente riaccendere pian piano tutte le centrali nucleari.