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La revisione dello strumento militare nazionale: la mancanza di una strategia

nov
08


Il 6 novembre è stato approvato dal Senato il disegno di legge contenente la delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale. Sebbene esso debba ancora passare dalla Camera è comunque possibile, ed utile, evidenziare ciò che – a mio modestissimo avviso – ne costituisce il limite fondamentale: la mancanza di una strategia.
Leggendo  il disegno di legge risulta evidente che l’unico fattore preso in considerazione è quello economico, nel senso di tagli ai bilanci. La qual cosa. intendiamoci, in una situazione come attuale è assolutamente sacrosanta. Il grave errore, o limite che dir si voglia, è che attuare dei tagli senza avere prima seriamente analizzato il contesto strategico e di sicurezza nel quale il Paese si troverà ad operare nel futuro e senza avere prima individuato gli obiettivi da conseguire rende tutto il processo in corso una mera questione contabile. Insomma: l’attuale revisione in corso non mi sembra frutto di un processo di pianificazione strategica.
Potrei sperare di sbagliarmi ma d’altronde sono gli stessi relatori ad affermare che:

Sarebbe necessario un aggiornamento del nostro modello di difesa, vale a dire un’analisi ad altissimo livello, che individui le esigenze e le funzioni che il nostro sistema di difesa dovrà affrontare nei prossimi 15-20 anni, partendo dai mutamenti avvenuti nello scenario geopolitico e di lì definisca dotazioni organiche, risorse e capacita` necessarie per svolgere tali funzioni. E` un compito che le principali democrazie europee, la Francia, l’Inghilterra e la Germania, oltre agli stessi Stati Uniti, hanno già provveduto a fare e sul quale siamo in grave ritardo.

Perfettamente a tema il breve paper  (allegato qui di seguito) che un gentilissimo lettore ha segnalato qualche giorno fa, nel quale, tra le altre cose, l’autore Gary Schmitt scrive che “any analysis of Italian grand strategy faces one overriding difficulty: there is no systematic production by the government of national-level strategy papers. To the extent that strategic documents have been issued, more often than not, they have been at the initiative of individual ministers rather than an established policy-planning process.
Detto in altre parole: sembra proprio che qui da noi la strategia non sia proprio di casa. 

 Italian Hard Power – Ambitions and Fiscal Realities



8 novembre 2012 - 7:00 pm | by | 12 Comments »
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12 Responses to “La revisione dello strumento militare nazionale: la mancanza di una strategia”

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  1. avatar AllegraBrigata scrive:

    Hai letto cosa scrivono subito dopo i relatori? Scrivono: “L’attuale congiuntura politica non consente questa fase, per cosı` dire, costituente della difesa.”
    Mi chiedo a cosa servono strutture come il Cemiss? Ci vuole una congiuntura politica favorevole per pensare??? 

  2. avatar Nemo Profeta scrive:

    Sono d’accordo con AllegraBrigata. Posto che il CEMISS esiste, non si vede perché non debba funzionare più o meno bene anche in tempo di crisi.

    Tutto sommato il budget per un reparto come il CEMISS è molto contenuto rispetto, per esempio, a un reparto di linea, quindi nel quadro complessivo del bilancio difesa non dovrebbe essere difficile reperire i fondi di base per garantire il funzionamento del CEMISS.

    Detto questo, a volte leggo le ricerche del CEMISS, ma se devo essere sincero, non mi sembrano chissà che cosa in termini di qualità e quantità.  Non si tratta di un problema di budget, ma di cultura e tradizione… 

    Saluti
    Nemo P. 

  3. avatar Tristano scrive:

    Il paper made-in-USA dimostra che, una volta di più, le FF.AA. vengono giudicate per quello che hanno (armamento) e per come lo impiegano (combattimento). Infatti, i commenti del ricercatore americano si appuntano criticamente sulla prestazione operativa italiana nei teatri iracheno e afghano. Purtroppo, ancora la classe politica (e non solo) si illude che contributi di facciata, costellati di caveat di tutti i tipi, possano servire ad avere “un posto al sole” tra le Potenze. La realtà è diversa: basta pensare che mai è stato dato all’Italia un Comando operativo iniziale (quello più difficoltoso, ma anche più prestigioso). Inoltre, la perdurante scarsa trasparenza informativa sui combattimenti avvenuti durante le operazioni all’estero, costringe chi vuole approfondire la materia a basarsi su fonti di stampa dall’incerta valenza e, se fortunato, su qualche “leaks” interno (anonimo, per carità). Nonostante il passare degli anni, ancora poco o niente si sa degli scontri in Libano (1982!), di quelli in Somalia, per non parlare degli interventi aerei nel Golfo e nei Balcani. La reticenza delle FF.AA. nazionali nell’affrontare pubblicamente questioni operative è certo imposta politicamente, ma è altrettanto sicuro che alla tecnostruttura militare non pare vero coprire così le magagne. Basta volgere lo sguardo al panorama anglosassone ed è tutta un’altra storia: migliaia di pagine di lezioni apprese, ricostruzioni di conflitti a fuoco, critiche costruttive e quant’altro serve a discutere in modo serio di Difesa. Sulle questioni di sicurezza nazionali, invece, imperversa la retorica e l’umanitarismo di facciata – i soldi per gli aiuti sono una misera frazione del costo totale dei contingenti militari italiani all’estero – mentre dovrebbero essere ben altri i dati su cui fondare l’analisi e dar conto di come sono spesi i circa 200 Euro che ogni contribuente versa ogni anno per la Difesa.

    • avatar barry lyndon scrive:

      “..la perdurante scarsa trasparenza informativa sui combattimenti avvenuti durante le operazioni all’estero, costringe chi vuole approfondire la materia a basarsi su fonti di stampa dall’incerta valenza e, se fortunato, su qualche “leaks” interno (anonimo, per carità)…”.
       
      In Italia, purtroppo, non abbiamo ancora compreso pienamente l’importanza della “gestione delle informazioni”, con particolare riferimento a quelle connesse alle operazioni in teatro operativo estero.
      Spesso, infatti, questa limitata comprensione (e la conseguente cattiva gestione delle informazioni) rischia, non solo di vanificare i risultati operativi, ma anche di compromettere in modo sensibile la sicurezza dei nostri contingenti.
      Sarebbe opportuno potenziare al più presto le capacità PSYOPS, INFOPS ed “influence” del nostro strumento militare.

      • avatar Giovanni Nacci scrive:

        Posto che effettivamente in Italia non abbiamo pienamente compreso l’importanza della “gestione delle informazioni“, direi che in questo caso sia molto più precisa l’affermazione “…non abbiamo ancora compreso pienamente l’importanza della gestione delle NOTIZIE”…

    • avatar AllegraBrigata scrive:

      Ma noi italiani mica spariamo, caro Tristano! :D
      Noi portiamo la pace e mostriamo bandiera. Tutto qui.

      Ovviamente è sarcasmo il mio.

  4. avatar barry lyndon scrive:

    certo Giò. ;)
    Ho usato, volutamente, il termine informazioni, in quanto le notizie ne sono un “derivato”.
    Una corretta “gestione delle notizie”, a mio avviso, richiede a monte, inevitabilmente, una corretta “gestione delle informazioni”. Ma su questo, sono sicuro, siamo più che d’accordo! ;)

    • avatar Giovanni Nacci scrive:

      Mah, non saprei… diciamo che informazione e notizia sono derivabili allo stesso modo di come lo sono l’uva e il brandy, nel senso che se non c’è uva, non ci può essere brandy (e questo potrebbe essere un problema strategico…).
      Allo stesso modo, però, la “gestione dell’informazione” e la “gestione delle notizie” sono processi/procedure/funzioni tanto differenti quanto lo sono, che so, la “la potatura della vite” e la  “distillazione del vino”.
      Diversi gli operatori, diverse le professionalità, diversi gli scopi, i metodi, i sistemi, le tecnologie, diversi i mercati ed i clienti, diverso l’impatto sociale, diverse le tradizioni, ecc. ecc..

      Poi è ovvio che teoricamente ad uva migliore dovrebbe corrispondere un brandy migliore, ma questo vale anche per il vino, la macedonia, la marmellata d’uva, i cosmetici e le creme anticellulite a base d’uva e tutti gli altri “oggetti” a base d’uva.
      Ops! pardòn: a base di informazione
       

  5. avatar Silendo scrive:

    Lo IAI ha pubblicato un approfondimento sulla revisione del nostro strumento militare: qui!

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