Il World Economic Forum ha pubblicato il Financial Development Report 2012. La quinta edizione del report nel quale il WEF valuta, tramite un Financial Development Index strutturato su sette “pilastri”, mercati e sistemi finanziari globali.
L’Italia, secondo l’Indice, si colloca al 30esimo posto, in calo di tre posizioni rispetto al 2011. Data l’enorme importanza che la finanza riveste negli assetti strategici internazionali direi che i dati confermano una delle nostre (tante) debolezze strutturali.
Italy’s (30th) three-spot drop in this year’s Index is a result of declines across a number of pillars and subpillars. Specifically, growing financial instability (51st) can be attributed to drops in both the banking system stability (47th) and risk of sovereign debt crisis (46th) subpillars. Moreover, Italy’s weak results in the financial markets (18th) and financial access (33rd) pillars are due to an underperforming equity market (28th) and limited retail access (21st). Additional emphasis should be placed on developing Italy’s institutional environment (32nd), where corporate governance, legal and regulatory issues, and contract enforcement all rank quite low, at 57th, 50th, and 58th, respectively. Italy does have some bright spots, as the country has a highly liberalized financial sector (1st), comparatively robust M&A (21st) and IPO activity (20th), and well-developed foreign exchange (19th) and derivatives (13th) markets.
The Financial Development Report 2012 – WEF


Se non sbaglio, i nostri punti di forza sarebbero le misure europee recepite nel nostro ordinamento, mentre le nostre debolezze sarebbero sopratutto gli aspetti normati a livello strettamente nazionale.
La situazione si commenta da sé, tristemente.
Ciao MV. Non so se condividi ma secondo me in Italia manca la “visione”. Siamo provinciali e senza visione.
F.
Provinciali con orizzonte provinciale
R.
Ciao AllegraBrigata,
non sono certo che manchi una visione, almeno non nel senso che la differenza tra noi e – che so – i francesi o gli inglesi sia che loro hanno una visione e noi no. Credo piuttosto che a cogliere il punto sia il tuo “siamo provinciali”: il punto è che secondo me manca una comunità politica, ossia manchi in ampi strati della popolazione il senso di appartenenza a un gruppo. L’orizzonte di riferimento è breve, geograficamente e socialmente.
Non è un male né un bene, è un fatto. Il sistema educativo e quello politico in altri Paesi hanno raggiunto un livello più avanzato di efficacia nel formare una comunità nazionale in cui i corpi intermedi siano privi di autonomia, almeno a livello di legittimità. Lo so, sembra di parlare un po’ in codice: diciamo che la patria di un italiano tende a coincidere con il proprio confine comunale, provinciale al massimo. In rari casi, regionale (Piemonte e Veneto, soprattutto e non a caso).
Venendo alla questione della visione, è difficile che su queste premesse se ne possa avere una efficace. Per come la vedo io, ma il discorso sarebbe lungo, forse la struttura della società italiana è più adatta a un contesto federale europeo che non al consolidamento di uno stato nazionale (e anche qui, non ne faccio una questione di meglio o peggio, ma tento di analizzare il fatto).
A prescindere da quest’ultimo punto – può benissimo darsi che mi sbagli – su una questione sono certo: il problema è soprattutto un problema di élites. I nostri decisori non sono all’altezza delle questioni che ci troviamo di fronte, può benissimo darsi che in molti casi nemmeno le comprendano. E il dramma è che sia i meccanismi di formazione sia quelli di ricambio sono completamente bloccati, molto peggio di quanto non avvenisse nella prima repubblica.
Arrivati a certi punti, il concetto stesso di visione inizia a parermi un’utopia.
Mi associo alle tue riflessioni.
Davide
Forse per questo che stanno riducendo … le Province!!
Visione … strategica.
B.A.
P.S. Sono per la loro abolizione solo se si riesce a ridurre i costi realmente, ma penso che verranno create altri Enti … inutili.
Direi piuttosto: canna del gas….
…. forse sono stato poco chiaro.
……. Visione … strategica …. era ironico.
Per me, l’ (ipotizzata) abolizione delle Province è solo un po’ di fumo negli occhi.
E’ l’ultimo dei nostri problemi … è l’ultimo dei problemi dell’Italia .
1) …. la mancanza del senso di appartenenza a un gruppo.
2) ….. I nostri decisori non sono all’altezza delle questioni che ci troviamo di fronte, può benissimo darsi che in molti casi nemmeno le comprendano. E il dramma è che sia i meccanismi di formazione sia quelli di ricambio sono completamente bloccati, molto peggio di quanto non avvenisse nella prima repubblica.
E’ il punto 1 che è causa del 2 o il punto 2 che determina il punto 1 ?
Penso più che la causa sia il punto 1.
B.A.
Quando c’è la sintonia…
Sarà l’aria del governo tecnico che rende così apertamente critici e, soprattutto, mi colpiscono tutti questi sospiri sull’inadeguatezza o peggio sul vuoto d’elite nazionale.
Mai vista tanta libertà di pensiero negli anni passati.
La speranza è l’ultima a morire.
A.
ah, se parliamo di speranza, la mia voce giunge direttamente dall’oltretomba!
se però la cosa può dare un qualche sollievo, storicamente parlando, sull’italica élite si mugugna da tempo immemore…
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
Eccome! La nostra è proprio una cultura, una tradizione.
Tranne rare personalità il nostro orizzonte fisico è l’orto di casa e quello temporale è domani.
Ovviamente il problema è concentrato nelle nostre elites (o classi dirigenti che dir si voglia). E’ lì il marcio, da tempo immemore appunto…
“Additional emphasis should be placed on developing Italy’s institutional environment (32nd), where corporate governance, legal and regulatory issues, and contract enforcement all rank quite low, at 57th, 50th, and 58th, respectively”
Ecco, questo a mio avviso è il problema vero. I rischi di crisi del debito sovrano sono, almeno per la parte più spaventosa, tutto sommato congiunturali (non vorrei dovermi rimangiare questa valutazione, ma insomma, voglio dire che a meno di un complessivo indebolimento politico della zona euro o di una svolta verso il basso della finanza pubblica nazionale non c’è motivo per cui si debbano protrarre nel lungo termine). Il punteggio modesto sul financial access secondo me dipende più da questioni di misurazione, che a loro volta riflettono questioni di visione del mondo, e non è detto che quella proposta nel rapporto sia la migliore possibile, come peraltro dimostrato dalla crisi dei subprime. Invece la scarsa certezza dei contratti è un fatto molto serio. Altro che “additional emphasis should be placed on developing” l’ambiente istituzionale, a partire dalla giustizia civile; dovrebbe essere una priorità assoluta.
anche sulla corporate governance nostrana, di stampo familistico-corporativo, avrei molto da ridire…
Vogliamo per forza farci del male????
Federico
Peggio di così, Fede…
Non vedi come siamo messi?