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La crisi di Gazprom e le conseguenze per il regime russo

set
28


Il commento di Anders Åslund sul Financial Times di ieri.

Gazprom, the natural gas company controlled by the Russian state, is in crisis. It is likely to fall victim to the shale gas revolution that is under way across the US. The shale gas revolution will probably have telling consequences for Russian state capitalism and President Vladimir Putin’s power.
This crisis erupted suddenly. With its surge in shale gas production the US has become self-sufficient in natural gas. It has overtaken Russia as the biggest natural gas producer. Crucially, US natural gas is cheap. Domestic US natural gas prices are only a quarter of Gazprom’s oil-linked eastern European prices. Such large price differentials cannot possibly last for long.
Many countries had prepared to produce liquefied natural gas for export to the US. Now these large volumes of LNG are being diverted to Europe, where spot prices have fallen to half of Gazprom’s prices. In Germany, Gazprom has been forced to accept large price cuts, but it insists on maintaining high contracted prices in eastern Europe, although oil and gas prices have delinked on the market.
A second big blow to Gazprom came on September 4 when the European Commission opened formal proceedings against the company for anti-competitive practices in eight central and eastern European countries. The European Commission is investigating Gazprom for having “divided gas markets by hindering the free flow of gas across member states”, “prevented the diversification of supply of gas” and “imposed unfair prices on its customers by linking the price of gas to oil prices”.
Given that the European Commission won its far less convincing cases against Microsoft and Intel, its victory over Gazprom looks close to assured. As a consequence, Gazprom would have to give up its price policies, perhaps halving European prices, which would devastate its revenues and eliminate its profits.
Curiously, in 2011 Gazprom was formally the most profitable company in the world with purported net profits of $46bn, but these profits were hardly real. Investment analysts opined that no less than $40bn disappeared through inefficiency or corruption. Gazprom’s cash flow was barely positive.
In their 2010 booklet Putin and Gazprom , Boris Nemtsov and Vladimir Milov, the opposition politicians, detailed how assets were being stripped from Gazprom through large kickbacks on pipeline construction and cheap sales of financial and media subsidiaries to Putin cronies. Since shareholders have realised that only their dividend yield is material, Gazprom’s market value has plummeted by two-thirds from $365bn in May 2008 to $120bn today.
For years, many analysts have said that Russia will reform only when the oil price falls because Gazprom seems to be the Kremlin’s main slush fund, which is now being drastically reduced. The Kremlin will have little choice but to forsake its mega-projects. It has already abandoned the mastodon Arctic Shtokman field. The next steps should be to back out of South Stream, the superfluous and exceedingly expensive pipeline project, as well as the planned gigantic sky-rise headquarters in St Petersburg. But that will hardly suffice. This dysfunctional former Soviet gas ministry will have to be cut up into real companies, which need to be privatised.
Gazprom’s demise looks likely. With its demise, Russia’s revenues would dwindle. Mr Putin‘s model of state capitalism would suffer a devastating blow from Gazprom’s fall. If not even Gazprom is viable, which Russian state company is? Such an insight could give market economic reforms new impetus. After all, Russia just privatised $5.2bn of shares in Sberbank, the state savings bank.



28 settembre 2012 - 2:50 pm | by | 13 Comments »
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13 Responses to “La crisi di Gazprom e le conseguenze per il regime russo”

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  1. avatar mv scrive:

    Qualche commento sparso, anche a beneficio di chi non avendo dimestichezza con il gas naturale, potrebbe prendere per buono tutto quello che dice Aslund:
    1. la rivoluzione del non convenzionale, che consente di estrarre gas da giacimenti prima inutilizzabili, è un fenomeno destinato a restare prettamente americano, perché richiede investimenti, proprietà diretta e privata della risorse naturali, capitali diffusi e concorrenza, tutte cose pressoché introvabili fuori dal mondo aglosassone, Europa inclusa. Considerando che le esportazioni di gas dagli Stati Uniti saranno limitate per questioni di sicurezza nazionale e di competitività industriale.
    2. i differenziali di prezzo tra il mercato americano e quello asiatico sono molto più alti rispetto a quelli verso il mercato europeo (quindi a logica le esportazioni americane dovrebbero prendere la strada del pacifico). con buona pace di Aslund, i differenziali sono un dato strutturale del mercato del gas, dovuto all’esistenza di diverse tecnologie di trasporto (e di alti costi). giusto per la cronaca, inoltre, i prezzi in Europa occidentale sono più alti che in Europa orientale (fonte: Eurostat, nrg_pc_202).
    3. la Commissione europea ha le sue carte da giocare contro Gazprom, ma l’esito dell’inchiesta è molto meno scontato di quel che si creda. E in ogni caso le misure imposte a Gazprom difficilmente arriverebbero a un dimezzamento secco del prezzo.
    4. Boris Nemtsov (ex vice primo ministro negli anni Novanta) e Vladimir Milov (ex vice ministro per l’energia a inizio anni Duemila) sono due politici con interessi ben chiari all’interno del sistema politico russo e citarli come fonti è quantomeno problematico, a meno che non si parta dall’assunto che chiunque critichi Putin abbia automaticamente ragione.
    5. L’abbandono di Shtockman è dovuto ai cambiamenti nel mercato del gas (ma le riserve restano lì per il futuro), il rinvio di South Stream è un fatto chiaro da anni (la crisi economica europea non è iniziata ieri e non finirà domani).
    6. ristrutturazione aziendale e privatizzazione non riescono proprio a scindersi nella mente di Aslund… e pensare che la sua shock therapy non ha esattamente coinciso con il momento più felice dell’avventura post-sovietica russa. forse ci saranno nuovi soci privati russi e stranieri, ma difficilmente il governo russo (Putin o non Putin) ripeterà gli errori degli anni Novanta: le privatizzazioni non sono una ricetta universale, richiedono un contesto politico e sociale che le consenta (questo si capisce anche senza aver letto North) e la strada della Russia è ancora lunga, anche se qualche importante passo avanti si sta facendo (l’accesso al WTO di agosto avrà nei prossimi un impatto molto grande su tutto il sistema economico russo).

    • avatar Silendo scrive:

      Grazie per i chiarimenti! Pensavo proprio a te mentre leggevo l’articolo ;)
      Alla luce di tutto ciò, posso chiederti come valuti le prospettive per Gazprom?

      • avatar mv scrive:

        Non facili, senza dubbio. Il problema numero uno è la crisi del mercato europeo: la Germania ha perso l’11% di consumi l’anno scorso e le previsioni di crescita astronomiche di cui si parlava non più di 5 anni fa sembrano un miraggio (il fatto è che il Nord Stream era partito proprio con quelle cifre a fare da sfondo, per non parlare del South Stream).
        La diversificazione verso oriente è inevitabile, così come il maggior sviluppo del GNL, però ci vogliono capitali, competenze e parnters affidabili (e i cinesi non sono particolarmente affidabili, per quanto abbiano un appetito di gas russo potenzialmente enorme: il problema è che comincerebbero a tirare sul prezzo e diventare morosi, solo che loro non sono l’Ucraina).
        Non ultima, c’è la concorrenza sul mercato interno (che peraltro non è poi così lucrativo…).
        Nonostante queste difficoltà, non stiamo parlando di Enron: Gazprom ha assetts molto solidi, riserve consistenti e capacità di espotazione che nessuno al mondo può vantare. Probabilmente utili delle proporzioni degli anni scorsi non se ne vedranno più, ma credo che abbia i margini per ristrutturare e continuare competere, anche perché, mentre le società europee scontano una regolazione nemica anche quando sono di Stato, Gazprom può sempre contare sull’appoggio politico del governo, che nel caso può piegare le leggi alle necessità di Gazprom.
        In tutto questo, la crociata della Commissione è assurda: invece di favorire la diversificazione, colpiscono gli operatori internazionali. Brutto modo di far politica, chiamandola con un altro nome. Questa è una bega interna nostra, ma in prospettiva farà guardare a Gazprom ancora più velocemente verso oriente.
         

        • avatar Silendo scrive:

          Ho capito. Molto interessante, come sempre. Grazie.
          La posizione di Aslund, allora, a cosa la attribuisci? Conoscenza inadeguata o altro…? 

          • avatar mv scrive:

            Escluderei la conoscenza inadeguata, visto il cursus honorum del soggetto.
            Direi che sicuramente c’è un bias ideologico molto forte, che spinge a leggere l’evoluzione delle società post-sovietiche nell’ottica (implicita) di una convergenza di lungo periodo sul modello istituzionale anglosassone. Non conosco abbastanza i lavori di Aslund per dire se si tratta di un set di valori personali o il frutto di un’analisi “scientifica”. In ogni caso, trovo l’assunto difficilmente condivisibile.
            Se poi accanto a questo ci siano degli interessi materiali di vicinanza a soggetti pronti a entrare sul mercato russo rilevando quote di Gazprom, questo non ho gli strumenti per saperlo, ma non lo troverei implausibile.

            • avatar Silendo scrive:

              Ecco… io mi riferivo proprio a questa eventualità. Soprattutto considerando il giornale in cui il commento è stato pubblicato.
              Grazie ancora, Matteo. Sempre utilissimo…

  2. avatar Anonimo scrive:

    Quali potrebbero essere i soggetti interessati ad acquisire eventuali quote Gazprom? Competitors europei? ENI?

    Perchè Gazprom non diversifica? So che i proprietari hanno acquistato quasi tutta la costa smeralda e hanno yacht extralusso fermi in acque internazionali.. 

    Credo che l’establishment di Putin stia cedendo terreno.. come del resto succede al suo ex collega italiano Berlusconi (basta vedere le accuse fortissime lanciate da Fini sul caso Lavitola..): o sbaglio?

    Saluti,

    E.S. 

  3. avatar mv scrive:

    Non saprei, sicuramente i gruppi tedeschi (E.ON, Basf) interessi in Russia ne hanno, ma non sono in buonissime acque. Eni è impegnata attivamente in Africa, non so quanta liquidità possa avere e in ogni caso è un gruppo piccolo. BP è ancora in ballo per la questione TNK, da cui sta cercando di uscire. Forse Shell o qualche americana, ma non ho idea. Occorre in ogni caso tenere presente che non necessariamente a investire devono essere gruppi energetici: la liquidità è in mano ai fondi di investimento, a ben vedere.
    Sulla questione degli investimenti di lusso di cittadini russi, occorre tenere distinti i capitali personali degli oligarchi o dei grandi dirigenti dai bilanci di Gazprom. 
    Per quanto riguarda la diversificazione di Gazprom, geograficamente è in atto (investimenti che si spostano verso oriente). Dal punto di vista industriale, non so quanto sarebbe conveniente diversificare in altri settori; in ogni caso, in business altamente “regolato” come quello dell’energia in Russia, considerazioni di management si sommano inevitabilmente a questioni politiche.
    In ultimo, non avrei troppa fretta nel dare per spacciato Putin.

    • avatar Teofilo scrive:

      Grazie mv, volevo anche io azzardare l’ipotesi dei fondi di investimento ma desideravo prima una conferma.. anche perchè se fossero gruppi industriali direttamente associabili ad un paese UE o USA significherebbe molto come risvolti strategici.

      Concordo anche nell’avere cautela su un Putin spacciato – ricordo infatti che il suo ex capo nel KGB al quale ancora è molto legato vive e lavora a Milano ove controlla fondi venture capital e fondi immobiliari ed ha ancora molta influenza- anche se qualcosa sta cambiando.

      A proposito, riporto una notizia interessante riguardante una grande (ri)scoperta in russia.. potrebbe corrispondere con una diversificazione delle attività Gazprom?

      Saluti,

      E.S. 

      • avatar mv scrive:

        Non ho dimestichezza con il mercato dei diamanti e quindi non so pesare la reale portata della notizia.
        Però sulla diversificazione direi di no: l’interesse dell’éllite al governo in Russia (come di tutte le élites al potere) è quello di mantere il sostegno. Concentrare un eventuale altro business nelle linee di comando di Gazprom rischierebbe di rendere più autonoma l’azienda, facendone un polo di competizione per il potere anziché una base di sostegno per l’autorità esistente. Più sensato sarebbe invece favorire la creazione o l’ascesa di un’altra azienda pubblica, che diventerebbe un nuovo tassello dell’impalcatura di sostegno all’élite attuale. Divide et impera, come si dice in altri contesti.
         

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