68 Responses

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    Anonimo at |

    ma forse…non sarebbe successo se fosse rimasto al potere gheddafi

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    Ga78 at |

    Sinceramente penso che, non c’entri nulla che Gheddafi, fosse o non fosse rimasto al governo, quanto la provocazione di alcuni attivisti israeliani in America. Agli estremisti islamici serve solo una scusa, anche banale ,per far innalzare la popolazione; in questo caso hanno avuto un’aiuto maggiore col film in questione.
    Bisogna cercare il dialogo per far si che, queste popolazioni inizino a capire cosa vuol dire libertà di espressione, tanto amata dagli occidentali, quanto odiata dai mediorientali .
    Il processo di elaborazione della parola “libertà” non è ancora ben compreso, e non sarà così che verrà compreso ulteriormente dai musulmani.
    Speriamo che, a parte queste eventi, non si scateni una caccia alle Ambasciate e sedi diplomatiche statunitensi.

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      Anonimo at |

      perdonate,
      ma io nn credo proprio che la cosa sia davvero direttamente dovuta al film (che comunque, caro Ga78, non mi pare sia il prodotto di ‘attivisti israeliani’, attivisti di che??)..e comunque è singolare che sia successo in Libia e nelle modalità in cui è successo….
      mah, cmq qui un commento assai più autorevole del mio:
      http://www.nytimes.com/2012/09/13/world/middleeast/us-envoy-to-libya-is-reported-killed.html?_r=1&hp

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        Silendo at |

        Concordo :)

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        Ga78 at |

        Buongiorno Anonimo,
        vedi ,io non ho detto che la causa principale è stata questa; ho voluto sottolineare che, il film sponsorizzato da “attivisti ” prettamente israeliani( vedi ebrei, cristiani , e ultra nazionalisti americani), come capitò in passato le famose vignette ,o come quando bruciarono il Corano, in questo senso, avrebbe potuto far scaturire sommosse pesanti nei confronti delle sedi Diplomatiche Americane.
        E ho citato la “libertà di espressione” di cui spesso si fa abuso, e questo può esser un caso.
        Per quanto riguarda il sistema di sicurezza utilizzato per l’Ambasciata, anche questo è un’altro punto da analizzare approfonditamente ,e a tal proposito mi chiedo anch’io come mai (vedendo gli scontri recenti e le autobombe) .

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          Ga78 at |
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      SG at |

      concordo con GA78. Chi ha prodotto il filmato considerato blasfemo non poteva non  sapere che avrebbe  provocato una reazione violenta contro gli USA.

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    Nemo Profeta at |

    Se la NATO non avesse organizzato il rovesciamento del regime di Gheddafi, la balcanizzazione e tribalizzazione di un intero paese, la sua consegna all’integralismo islamico questo non sarebbe successo. La stupidità della NATO si palesa nei suoi effetti. Un’alleanza di Tafazzi.

      

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      Anonimo at |

      Nemo Profeta, sono l”anonimo di sopra’..non posso che concordare…
      il casino di cui ci si rende complici su quasi tutta la sponda mediterranea ‘dirimpettaia’ è qualcosa di incomprensibile per chiunque sia dotato di un minimo di logica

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        Silendo at |

        Mi permetto di non essere d’accordo :)
        La logica c’è. E’ la logica degli affari internazionali nell’attuale contesto strategico… 😀

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          Anonimo at |

          chapeau, mi hai beccato di nuovo (sulle ‘logiche’ cado spesso evidentemente…)
          ma la cosa che mi piace di più, è che ho anche capito perché il mio appunto è sbagliato..
          incredddibile ammissciii!!!!!
          😀

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          Max at |

          concordo assolutamente..anche perchè…siamo sicuri che l’attuale assetto politico e strategico del magreb…all’indomani dei vari cambi di regime…piaccia a mamma america??? io qualche dubio lo avrei in merito.

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    Silendo at |
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    Linus at |

    Il basso dispositivo di sicurezza può essere legato al ragionamento fallacissimo per cui, siccome bengasi era stata la base dei ribelli antigheddafiani, l’ambasciatore, che rappresentava i liberatori, non avrebbe rischiato molto?  

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      Silendo at |

      Potrebbe anche essere.

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    Teofilo at |

    Padre Lombardi (portavoce S.Sede) ha espresso chiaramente il concetto di libertà:

    CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 12 settembre 2012 (ZENIT.org) – E’ intervenuto anche padre Federico Lombardi, S.I., direttore della Sala Stampa Vaticana, sulla vicenda delle violenze scoppiate in Egitto e Libia, causate, probabilmente, da un film prodotto negli Stati Uniti sulla vita di Maometto e considerato blasfemo e offensivo per l’Islam. 
    “Il rispetto profondo per le credenze, i testi, i grandi personaggi e i simboli delle diverse religioni è una premessa essenziale della convivenza pacifica dei popoli” ha esordito il portavoce vaticano nella sua breve dichiarazione diffusa oggi.
    “Le conseguenze gravissime – ha proseguito – delle ingiustificate offese e provocazioni alla sensibilità dei credenti musulmani sono ancora una volta evidenti in questi giorni, per le reazioni che suscitano, anche con risultati tragici, che a loro volta approfondiscono tensione ed odio, scatenando una violenza del tutto inaccettabile”.
    In conclusione, una parola di speranza, in vista dell’imminente visita di Benedetto XVI nel Libano: “Il messaggio di dialogo e di rispetto per tutti i credenti delle diverse religioni che il Santo Padre si accinge a portare nel prossimo viaggio in Libano indica la via che tutti dovrebbero percorrere per costruire insieme la convivenza comune delle religioni e dei popoli nella pace”.

    Una piccola considerazione a margine: siamo in periodo di campagna elettorale negli USA, Obama sembra sia in vantaggio di soli 2 punti su Romney il quale è molto più determinato sul tema Medio Oriente, il giorno precedente all’attentato era l’11 settembre anniversario e quindi naturalmente Al Qaida ha compiuto un grave attentato.. In una ambasciata che guarda caso era totalmente carente in quanto sicurezza (giusto perchè fino a pochi mesi orsono lì c’era una guera non del tutto conclusa…) Ovviamente la grave colpa che giustifica l’atroce gesto è di uno sconosciuto gruppetto di presunti cristiani copti (e non ebrei cristiani) che negli USA hanno pubblicato su youtube un video irriverente nei confronti di alcuni temi islamici..

    Ovviamente sembra che il solito copione si ripete, con l’odio e la divisione alimentati a discapito di tutti, arabi/nordafricani, cristiani, occidentali, USA per un vantaggio di pochi..

    Per chi crede, ma pure per chi non crede, invito a pregare per chi è morto e per essere nel concreto della quotidianità persone che amano anzichè odiare, operando fattivamente per la pace e la fratellanza, anche tra culture differenti.

    Saluti, 

    E.S. 

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    SG at |

    http://www.corriere.it/esteri/
    All’origine degli scontri, un film ritenuto offensivo nei confronti dell’Islam. Si tratta di «Innocence of Muslim» (L’innocenza dei musulmani) ed è stato realizzato da un israelo-americano, Sam Bacile, che dopo i disordini al Cairo ha dichiarato: «L’islam è un cancro». La morte dell’ambasciatore Usa è già stata rivendicata da Ayman al Zawahiri, numero due di Al Qaeda: «Una reazione della milizia Ansar Al-Sharia alla conferma della morte di Abu al-Libi».
    SG

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      Anonimo at |

      Caro SG, l’identità di questo ‘Sam Bacile’ è tutta da verificare ancora, le news americane affermano che probabilmente è uno pseudonimo e che non è stato finora possibile accertarsi (per le fonti giornalistiche che pure l’hanno contattato) della sua identità…
      ragazzi, scusate ma se guardiamo tutti il dito (che altri vorrebbero farci guardare) perdiamo di vista la luna, eh!!!
      😕

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    Silendo at |

    […] C’è stato un attacco militare pianificato da tempo che ha sfruttato la protesta come diversivo – dopo il tramonto, con il buio – come è stato detto alla Cnn da fonti del governo americano.

    Non è il primo attacco di questo tipo: l’11 giugno l’auto blindata dell’ambasciatore inglese Dominic Asquith è stata colpita da un razzo a spalla Rpg mentre attraversava Bengasi, due uomini della sicurezza sono stati feriti. E’ la stessa arma che ieri ha colpito l’auto dell’ambasciatore Stevens mentre tentava di fuggire dal consolato dato alle fiamme, dopo una quarantina di minuti di scontro a fuoco. Secondo il medico libico che ha tentato di rianimare Stevens per novanta minuti, la causa della morte è asfissia da fumo. Era arrivato per inaugurare un centro culturale, nella città che senza l’intervento americano sarebbe stata distrutta da Gheddafi nel 2011. L’ambasciatore, dice il medico, è arrivato da lui portato da libici, senza nessun accompagnatore americano. Dov’erano gli altri?
    Il vice ministro dell’Interno libico, Wassim al Sharaf, dice che dopo la morte dell’ambasciatore gli americani hanno trovato rifugio in una “safe house” – la cui esistenza avrebbe dovuto essere segreta, ma di cui gli aggressori conoscevano la posizione. Da Tripoli nel frattempo l’ambasciata americana mandava un aereo con una squadra di “uomini della sicurezza” per tentare il salvataggio. Quando la squadra ha tentato di portare via i superstiti dal secondo edificio, è scoppiato un altro scontro a fuoco e sono morti due uomini della sicurezza e almeno due libici. 
    Safian Kudura è un pilota di linea, ha raccontato alla tv satellitare in inglese France24 cosa ha visto: gli islamisti hanno bloccato le strade davanti al consolato e hanno impedito a tutti di passare. “Erano armati con fucili d’assalto, con Rpg e mitragliatrici pesanti montate su fuoristrada. Erano chiaramente islamisti, avevano la barba lunga. La gente gridava loro di smettere, di non sparare, quelli rispondevano di voler uccidere tutti dentro il consolato. Ci sono anche libici là dentro, urlava la gente. E loro: non dovrebbero lavorare per gli americani”.  

    Anche la fondazione Quilliam, un think tank di Londra che lavora alla deradicalizzazione di giovani islamisti, in particolare immigrati dal mondo arabo e dall’Asia, sostiene la tesi dell’attacco pianificato da tempo e mascherato da protesta violenta improvvisa contro il film su Maometto. […]

    di Daniele Raineri

    Ragionando da un punto di vista strategico, il problema è che l’estremismo jihadista si sta espandendo nel continente africano mentre in Nord-Africa la leadership (vedasi Egitto e Libia) è in transizione. Ciò apre pericolosi vuoti di potere all’interno dei quali islamisti e jihadisti possono manovrare. Il tutto causa evidenti problemi alla sicurezza nazionale italiana. 
    Ci sarebbe molto, molto, da riflettere sulle strategie da adottare e sul livello di impegno americano/NATO nell’area. Tenendo sempre presente che, come ha appena affermato Emile Hokayem nel corso della presentazione dello Strategic Survey 2012, le transizioni nel mondo arabo saranno lunghe e sanguinose.

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    Anonimo at |

    <<Bisogna cercare il dialogo per far si che, queste popolazioni inizino a capire cosa vuol dire libertà di espressione, TANTO  AMATA  dagli occidentali, quanto odiata dai mediorientali>>   purché  non  si sia  negazionisti?  LOL 😉

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    Anonimo at |

    Anzitutto mi pare doveroso dedicare un rispettoso pensiero al personale USA caduto vittima di quella che sembra una messinscena ben orchestrata.
    Se non e’ offensivo nei riguardi dei caduti, vorrei anche osservare che la perdurante confusione nel mondo arabo offrirebbe ottime opportunita’ all’Italia per rientrare in gioco da protagonista in un’area in cui abbiamo avuto un ruolo preminente sin dagli anni ’60.
    In questo senso, forse, l’offerta del nostro Presidente del Consiglio al Presidente Obama.
    anonimo nazionale 

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      Silendo at |

      vorrei anche osservare che la perdurante confusione nel mondo arabo offrirebbe ottime opportunita’ all’Italia per rientrare in gioco da protagonista in un’area in cui abbiamo avuto un ruolo preminente sin dagli anni ’60

      Giustissimo. Il problema è che ci vuole: a) visione b) strategia c) risorse. Purtroppo (ma spero di sbagliare) non vedo nessuna delle tre in Italia.
      Ahimè, come ha detto ieri Chipman (IISS), per molti Governi la politica estera è diventata (o forse sarebbe meglio dire “si è ridotta”) “a mixture of political risk management and trade promotion“.

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        The Fox at |

        Io, invece, ne vedo due (visione e strategia). La terza, la intravedo. Al momento è coperta da un velo che verrà tolto appena se ne verificheranno le condizioni.

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    Anonimo at |
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      anonimo pensatore at |

      Noi non abbiamo una politica estera. Questo è il punto.
      Se negli ultimi anni abbiamo avuto Ministri degli Esteri come Frattini per fare uno nome ed adesso abbiamo Terzi, i cui carismi internazionali sono al di sotto del livello della Walt Disney, come possiamo pretendre di avere strategia…visione….etc… etc…?

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    anonimo pensatore at |

    I tempi belli dell’ENI sono morti con il suo famoso presidente. Quelli sì che erano tempi in cui ENI faceva la politica estera dell’Italia.

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      Anonimo at |

      anonimo pensatore, perdonami..
      se uno stato nazionale è democratico e retto da un governo competente nel quadro di un assetto istituzionale serio, allora non sta all’ENI (per esempio) ‘fare’ la politica estera del paese…
      di nessun paese.
      la politica estera di un paese andrebbe (va) fatta da decisori politici affidabili consigliati da menti competenti e interessate solo a fare bene il proprio lavoro (che è servire il paese)

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        Silendo at |

        la politica estera di un paese andrebbe (va) fatta da decisori politici affidabili consigliati da menti competenti e interessate solo a fare bene il proprio lavoro (che è servire il paese)

        Concordo. Difatti, proprio la mancanza (praticamente da sempre) di una adeguata leadership nazionale fece emergere Mattei come uno dei pochi strateghi di quegli anni.

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          Anonimo at |

          Giusto, e infatti caro Silendo tengo a dire che quanto ho scritto sopra non era una critica al ruolo e alla figura di Mattei in questo senso (tengo a precisarlo), perché non è l’ENI il punto (per l’appunto)…
          [ma spero fosse chiaro a tutti i gentili ospiti della tua elegante casa 😉 ]

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            Silendo at |

            Sicuramente lo era. Per me assolutamente sì :)

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              Teofilo at |

              Una chiosa sulla figura di Enrico Mattei, per chi volesse approfondire.

              Da Rai Storia: quì e quì.

              Saluti,

              E.S. 

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            Linus at |

            La figura di Mattei non è al di sopra delle critiche. 

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              Linus at |

              Ma quando si parla di capacità di fare politica estera, non si può pensare solo al suo spregiudicato dinamismo contrattuale nel campo degli idrocarburi. Quanti ruoli voleva ricoprire? 
              E’ stato uno straordinario boiardo capacissimo nel suo mestiere e personalmente integerrimo.
              E’ stato anche un gran corruttore dei partiti. il primo ad inaugurare questo fenomeno su larga scala. 
              Egregio Roberto, sarai d’accordo che la storia d’italia è stata condizionata enormemente dal progressivo scadimento dell’etica pubblica cominciato allora.
              Poi di strategia non me intendo 😛

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              Linus at |

              Condivido caro Roberto. Che sia stato un patriota non è in discussione. Aggiungo, altrimenti non gli avrebbero fatto la pelle.
              Però, il governo italiano poteva davvero avallare tutto quello che faceva a livello internazionale? Oggettivamente, anche la migliore classe politica al mondo avrebbe potuto appoggiarlo in queste spericolate azioni, mantenendo  una coerenza atlantica?
              Dino Grandi, il gerarca dell’ordine del giorno che ha defenestrato Mussolini ebbe una interessante carriera internazionale nel dopoguerra. Ed ebbe anche uno scambio epistolare con Mattei quale superconsulente eni. Lo ammirava per la fibra d’acciaio. L’ex uomo della resistenza e l’ex gerarca. Grandi aveva accesso a tutti i big usa dal dipartimento di stato alle sette sorelle. In pratica gli suggeriva di sfidare il cartello solo a fine tattico e non strategico, credendo che ciò fosse poi quello che aveva in mente lo stesso Mattei. Mirare in realtà a un patto con le grandi compagnie. Era davvero così?
              Mattei era un fine stratega? boh

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                Silendo at |

                Buonasera Linus. Posso? :)

                In pratica gli suggeriva di sfidare il cartello solo a fine tattico e non strategico, credendo che ciò fosse poi quello che aveva in mente lo stesso Mattei. Mirare in realtà a un patto con le grandi compagnie. Era davvero così?

                Ma è esattamente quello che tentò di fare Mattei.
                L’obiettivo strategico non era quello di sfidare le Sette Sorelle.

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    Anonimo at |

    <<Bisogna cercare il dialogo per far si che, queste popolazioni inizino a capire cosa vuol dire libertà di espressione, TANTO AMATA dagli occidentali, quanto odiata dai mediorientali>>  

    http://www.oggi.it/attualita/cronaca/2011/11/17/il-papa-bacia-limam-scontro-vaticano-benetton/

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    Anonimo at |

    Buonasera, anche a me capita spesso di pensare ad Enrico Mattei quale “re taumaturgo” degli affari strategici e internazionali italiani dal secondo dopoguerra fino al boom degli anni ’60, pure so esservene stati altri di eguale se non maggiore statura.
    Per quanto riguarda Mattei, alla letteratura esistente si aggiunge ora una raccolta di scritti e discorsi segnalata in un articolo odierno di Paolo Mieli.

    http://stampanazionale.esteri.it/PDF/2012/2012-09-18/2012091822638820.pdf
     

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      Silendo at |

      Grazie Anonimo :)

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    Anonimo at |
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    Linus at |

    Si, molto interessante. Le grandi vicende sono sempre complesse, sfaccettate e sfumate.
    Serve a ricordare, perlomeno al sottoscritto, di essere prudente :)

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    Silendo at |
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    Silendo at |

    Ricapitolando… secondo il governo statunitense è stato un attacco terroristico, uno dei sospettati è Sufyan ben Qumu (ex detenuto a Guantanamo), il Dipartimento di Stato sta mettendo in piedi una commissione d’inchiesta sull’accaduto.

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    Silendo at |

    L’ambasciatore USA era nella lista nera“, Guido Olimpio (Corsera).

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    Ga78 at |
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    Silendo at |
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      Silendo at |
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