12 Responses

  1. avatar
    mv at |

    il problema fondamentale con il non-convenzionale è dato dal sistema legale: negli USA, la legge assegna ciò che c’è nel sottosuolo al legittimo proprietario del suolo. Altrove, soprattutto in Europa, è lo stato ad essere proprietario di quanto c’è nel sottosuolo. Le differenze nel risultato sono enormi: se il proprietario del terreno può mettersi d’accordo coi produttori e ricavarne una rendita o una bella buonuscita, tendenzialmente è felice di collaborare. Se invece il proprietario del terreno può al massimo aspirare a qualche spicciolo e in ogni caso è destinato a subire ogni decisione amministrativa, si opporrà sistematicamente, alzando di costi dell’estrazione.
    E questo senza considerare altri due fattori: il primo è la forza elettorale della lobby verde in alcuni paesi, sempre in cerca di qualche nemico assurdo per mobilitare consenso (basti pensare che in Francia, senza praticamente prove scientifiche, sono riusciti a far passare una moratoria totale sul non convenzionale). Il secondo fattore è è il peso della tassazione: il 40% del prezzo finale del gas naturale in Italia (i livelli nel resto d’Europa sono simili) è dato dalle tasse; qualora dovesse scendere il prezzo del gas, scenderebbe anche il gettito: non credo che questo attragga molti favori nel legislatore.
    Un’ultima considerazione riferita all’articolo di Zakaria: credo che mettere la Russia sullo stesso piano del Venezuela (che peraltro è un piccolo produttore) o considerare il Qatar uno stato con ambizioni destabilizzanti sia quantomeno fantasioso.

    Reply
  2. avatar
    Anonimo at |

    Gentile mv,
    e riguardo alla questione fracking/terremoti..?
    si veda:
    http://www.bloomberg.com/news/2012-04-20/fracking-linked-earthquakes-spurring-state-regulations.html

    Reply
    1. avatar
      mv at |

      Lo US Geological Survey direi che nel complesso minimizza i rischi:
      http://earthquake.usgs.gov/learn/faq/?categoryID=46 
      E in ogni caso la conclusione dell’abstract del paper indicato recita:
      “While the seismicity rate changes described here are almost certainly manmade, it remains to be determined how they are related to either changes in extraction methodologies or the rate of oil and gas production.” 

      un po’ presto per essere allarmisti, soprattutto perché parliamo di eventi sismici nel stragrande maggioranza impercettibili e che comunque in nessun caso finora riportato hanno provocato danni.

      Reply
      1. avatar
        Anonimo at |

        Grazie,

        Reply
  3. avatar
    Nicolò at |

    Ho ascoltato l’intervento di Zakaria e da alcune cose che ha detto traspare che non si è preparato molto bene sull’argomento.
    Oltre al fatto che il Venezuela è un modesto produttore di gas, penso che non sappia che lo shale gas è composto quasi esclusivamente da metano. E non credo sia vero che stanno costruendo auto a gas naturale liquefatto: tecnologicamente credo sia estremamente difficile.
    Infine, mi sembra molto ideologico dire che Russia, Venezuela e soprattuto Iran soo paesi destabilizzatori, mentre la Cina non lo è.

    Reply

Leave a Reply to Anonimo Click here to cancel reply.


(obbligatorio)