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    barry lyndon at |

    “L’annuale sessione del Comitato centrale del Partito comunista cinese quest’anno ha concluso la sua sessione plenaria promettendo di aumentare il ruan quanli, ovvero il soft power, la capacità di uno stato di esercitare fascino attraverso risorse intangibili come la propria cultura.”

    e l’Italia? quando comincerà a capire l’importanza del soft power?

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    daniele67 at |

    Buongiorno a tutti Amici, Buongiorno Silendo

    Barry carissimo ma NOI…abbiamo spaghetti e mandolino…non sono sufficenti come soft power?????? :-))))

    Una buonissima giornata a tutti Amici 

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      AllegraBrigata at |

      Ciao Daniele! :)
      Noi abbiamo Rai International, altrochè!!!  Xinhua impallidisce al confronto.

      Vittorio 

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        daniele67 at |

        Vittorio :-)

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          AllegraBrigata at |

          Tutto bene? :)

          V.

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            daniele67 at |

            Benissimo grazie!!! :-) te ?? :-)

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              AllegraBrigata at |

              Sempre bene grazie. Si combatte con ardore 😀 😀

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                AllegraBrigata at |

                VITTORIO LA ROCCIA!!!

                En ;))

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            daniele67 at |

            ardore…è l’aggettivo giusto!!!!! 😛

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    nessuno at |

    Faccio l’eretico…e mi sottopongo umile alla censura ma il soft power è quello delle donne cinesi che hanno un qi medio più alto di quello occidentale quando ti fanno sentire la loro pelle dicendo che a differenza delle altre donne non sono costrette  a depilarsi… Insomma il “marinaio” lo dovrebbe sapere, ma non lo vedo più da tempo !

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    Teofilo at |

    Proponiamo di essere belli e cattivi? Di farci rispettare con i metodi di chi oggi si fa rispettare? beh non illudiamoci.. c’è qualcosa che non va, c’è una furbizia che fa venire i brividi in questi ragionamenti.. deboli con i forti e forti con i deboli, e poi vittime degli altri e di se stessi: ma conosciamo la nostra identità?

    Secondo me la tendenza è quella di rinnegarci rinnegando la nostra storia, come tutto ciò che ha composto questa nazione, perchè in realtà questo Stato così com’è attualmente mostra le divisioni pre-nazionali e i rancori di un individualismo arrabbiato che tradisce il sangue e il sacrificio di tanti che hanno dato la vita per un futuro migliore al popolo italiano. (se volete distruggere una persona dategli un modello sbagliato diceva un adagio)

    Sarebbe sbagliato essere buoni, bravi, portando la pace nel mondo? Io sarei il primo a morire per un Paese che si prefigge questo obbiettivo nella sua carta costituzionale! Con l’aiuto della Chiesa e del Vaticano, unico vero fattore comune che ha unito e che unisce tutti i vari differenti popoli e tra loro diversissimi in Italia e nel mondo.

    Invito a leggere un libro: Rinnegare se stesso per vivere in Cristo.. chissà se qualcuno ha il coraggio di leggerlo prima di rinnegare gli altri. Poi allora altro che mafie, interessi loschi, privilegi, potere.. 

    Saluti,

    E.S. 

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    Teofilo at |

    Concordo, anche se è bella l’idea di promuovere e tutelare la pace nel mondo!

    Il Vaticano in realtà è un pò lo stato di tutti perchè tutti siamo chiesa (ecclesia = comunità). I suoi membri, seppure fallaci come tutti, hanno una ferrea educazione, una volontarietà dell’agire e la consapevolezza di una provvidenza promessa da Dio. Si basano (seppure nei limiti umani) sul rispetto dei dieci comandamenti e sull’aiuto verso agli altri nel rispetto dei loro tempi.

    Concordo con te Silendo, stimandoti, nel vedere in questa classe dirigenziale italiana una netta incapacità e inadeguatezza. E la mia risposta è infatti un’atto di accusa che scruta le coscienze di chi legge e si sente coinvolto! Occorre cambiare questo paese risvegliando le coscienze partendo dalla base, da come si educano le nuove generazione, in virtù di quali princìpi. Una classe dirigenziale mediocre è lo specchio di molta più gente che a tutti i livelli è con tali individui connessa. L’interesse individuale supera il collettivo. Dobbiamo tornare a ragionare in termini di insieme. Altrimenti non esistono altre prospettive.

    Noi che ci dilettiamo nell’intelligence dobbiamo saper interpretare i dati, in questo caso i dati parlano chiaro: non esiste una prospettiva perchè ci siamo dimenticati della nostra identità cristiana. Rinunciando a questa rinunciamo a tutto, alla giustizia, alla equità sociale, all’onestà dell’agire e del pensare e nella serietà industriale e diplomatica. 

    Chi rinnega i propri princìpi che hanno fatto la sua storia non viene rispettato, specialmente se cerca di giocare le proprie carte in teatri dove prevale la cultura dell’odio e della violenza.

    Un caro saluto, sperando che le nuove generazioni, visto il tanto male, recuperino la virtù.

    (è molto più facile di quanto sembra)

    E.S. 

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    Linus at |

    Teofilo, secondo me sei un gran burlone :)

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    Teofilo at |

    Caro Linus,

    ex abundantia enim cordis os loquitur

    😉

    E.S.

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    Teofilo at |

    Buongiorno, mi sono imbattuto in un interessante articolo de “L’Osservatore Romano”:

    TOKYO, 13. Il Giappone ha ottenuto il via libera dalla Cina per l’acquisto di titoli di Stato cinesi per un valore di 10,3 miliardi di dollari. È la prima volta che una simile operazione avviene tra le due potenze asiatiche e segna un nuovo traguardo sul fronte della cooperazione economica. Ad annunciarlo è stato oggi il ministro delle Finanze giapponese, Jun Azumi, secondo il quale si tratta di “una cifra appropriata per il proposito iniziale di rafforzare le relazioni bilaterali economiche”. Gli analisti sono concordi nel ritenere che la decisione di Pechino vada molto al di là della sola dimensione economica: il socialismo di mercato si sta lentamente trasformando. Il sistema avviato nel 1978 da Deng Xiaoping cerca di far fronte alla crisi internazionale e cambia pelle. E lo fa seguendo la linea di sempre: aprendosi all’estero. 
    Il Giappone acquisterà 65 miliardi di yuan di debito pubblico cinese (7,8 miliardi di euro o 10,3 miliardi di dollari) in base a quanto stabilito dall’accordo siglato il 25 dicembre scorso. Nel memorandum il premier cinese, Wen Jiabao, e il primo ministro giapponese, Yoshiko Noda, si sono impegnati a ridurre l’impiego del dollaro negli scambi bilaterali. Tokyo ha confermato l’intenzione di aggiungere per la prima volta il renminbi (yuan) al suo portafoglio di riserve in valuta estera. Il ministro Azumi ha aggiunto che il Giappone inizierà con investimenti di lieve entità, per poi aumentare le sue quote cadenzando gli acquisti anche in base ai possibili impatti sul mercato. Pechino, da parte sua, ha reso noto che continuerà ad acquistare debito pubblico giapponese, ma riducendo le quote in presenza di aumenti del valore dello yen per non accrescere le difficoltà di Tokyo nell’export.Al centro del patto Cina-Giappone ci sono due temi di grande attualità: la diversificazione delle riserve in valuta straniera, che i due Paesi asiatici perseguono da tempo per affrancarsi dal dollaro, e l’internazionalizzazione dello yuan cinese. Tokyo ha più volte confermato la sua fiducia nel biglietto verde, ma in passato Cina e Giappone – rispettivamente il primo e il secondo Paese al mondo per riserve in valuta estera – avevano espresso disappunto per la manovra di alleggerimento quantitativo decisa dalla Federal Reserve nel dicembre del 2010, con la quale gli Stati Uniti avevano di fatto ridotto il valore degli investimenti degli asiatici. Pechino, inoltre, continua a lanciare manovre per aumentare gli scambi in yuan sui mercati internazionali. Infatti, come riferiscono gli esperti, lo yuan non è completamente scambiabile e i flussi sono sottoposti a stretti controlli del Governo cinese. Dal 2009, quando ha avviato un programma pilota, la Cina ha iniziato a fissare in yuan parte degli scambi con partner come Malaysia e Argentina. Secondo gli analisti, l’entità del patto Tokyo-Pechino ammonta a circa l’un per cento del totale delle riserve nipponiche e quindi non dovrebbe condurre a grandi cambiamenti. Ma l’entrata del Giappone nel circolo ristretto degli investitori che acquistano debito pubblico cinese è un segno dei tempi: i due Paesi sono sempre più legati sul fronte commerciale. 
    Ma l’apertura al Giappone – dicono alcuni analisti – è frutto anche dei problemi incontrati dal Dragone. Parlando all’Assemblea nazionale del popolo, il Parlamento cinese, Wen Jiabao ha messo l’accento sulla debolezza della domanda nei principali mercati della Cina (Europa e Stati Uniti) e ha espresso l’impegno a contenere entro il quattro per cento l’aumento dell’inflazione, una delle maggiori preoccupazioni del Governo. Le stime di crescita sono state riviste al 7,5 per cento, ovvero mezzo punto più basso dell’obiettivo dell’otto per cento, tenuto fermo per tutto il decennio scorso. Pechino studia inoltre misure per contenere i prezzo nel settore immobiliare e il debito delle amministrazioni locali. “Rafforzeremo la supervisione del debito dei Governi locali e vigileremo contro i rischi che si presentano” ha dichiarato Wen Jiabao. Il Governo “indagherà ulteriormente e regolerà l’attività delle compagnie finanziarie gestite dai Governi locali” ha sottolineato il premier. 

    Che ci siano contromisure made in USA in atto?

    Saluti,

    E.S. 

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