53 Responses

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    dino at |

    Buongiorno.
    Mi sembra doveroso fare qualche considerazione sulla vicenda…

    1) ho qualche dubbio che la Ns. Intelligence Estera non fosse al corrente dell’intenzione/progettualità da parte della GB di preparare un’operazione di recupero ostaggi. Se così fosse, vorrrebbe dire che c’è un ‘cortocircuito’ nello scambio informativo tra OO.II. nazionale & estero. Voluto? causale?  Potrei pensare a diffidenza dell’interlocutore (NON DIMENTICHIAMOCI CHE E’ TIPICO DELLA CULTURA INGLESE!) o per vera e propria incapacità della Ns Intelligence: non giriamoci intorno, Signori!

    2) Se il Ns decisore politico è stato tenuto ‘fuori’ o – per meglio dire – il flusso informativo è venuto meno, questo ha inevitabili e rilevanti ripercussioni sul panorama politico estero, alla luce della credibilità di una Nazione.

    Possibili soluzioni:
    1) richiamo ufficiale all’Ambasciatore inglese in Italia;

    2)  dichiarazione ufficiale (anche tramite convocata conferenza stampa) del ns Decisore politico per disappunto su conduzione/gestione/pianificazione dell’operazione tattica;

    3) conseguente, necessario, opportuno, ineluttabile.. cambio del Direttore della Ns Intelligence Estera e conseguente avvicendamento dei Capi Reparti Esteri e Analisi del citato Organo Informativo (senza tralasciare l’Ufficiale di collegamento del Servizio, di stanza nel Paese africano);

    4) avvio, da parte del O.I. nazionale – attraverso preposta Articolazione operativa – di mirata e specifica attività di C.S. su possibili obj/interessi eco-fin della Gb nel ns Paese, attraverso ‘antenne’ o referenti dell’ MI6 presenti nel territorio nazionale… Per la serie “so quello che stai facendo e fintanto che ho Io interesse, te lo lascio fare. Be attention!”

    A voi per il consueto brainstorming

    Nathan MUIR

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    1. avatar
      Silendo at |

      Buongiorno Nathan.
      Ho una mia idea ma attendo che alcuni aspetti della vicenda vengano chiariti prima di esporla.

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    2. avatar
      platapan at |

      Innanzi tutto mi associo al cordoglio per le famiglia degli ostagggi.
      Poi volevo dire che ultimamente questo corto circuito si sta ripetendo molto spesso da parte dell’Agenzia Esterna.
      In Libia e nord Africa in genere hanno fallato miseramente, in India idem, in Nigeria gli inglesi, pur essendo alleati, hanno evitato un qualsiasi contatto.
      Ma forse c’è qualcosa che non funziona nell’operatività di quella Agenzia ed in generale degli OO.II italiani?

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    Teofilo at |

    Condoglianze,

    però adesso basta! L’episodio dei due funzionari in Libia, il caso internazionale dei marò in India, la fuga di notizie sulla liberazione dell’ostaggio R. Urru e adesso questo!!

    Ma che abbiamo deciso di fare come Paese?? Siamo storditi dalla globalizzazione??

    Invito il Governo e le istituzioni ad avere uno slancio di amore per questo nostro amato Paese.

    Ma soprattutto invito tutti a pregare un Eterno Riposo nel segreto della propria anima in suffragio di Franco, questo nostro connazionale e per tutti gli ostaggi e le persone che nel mondo muoiono nelle mani di assassini.

    Saluti,

    E.S.
     

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    Nessuno at |

    Cosa fa il Foreign Office, manda l’ambasciatore inglese a casa della vittima ?…. Condivido Teofilo e dico a Nathan: certo che i ns erano a conoscenza dell’attività. Non erano invece a conoscenza del dove e quando..proprio xchè si trattava di una finestra.
    Tutto da commentare è il comportamento del premier inglese. Ha dichiarato che ci mette la faccia, ma il pugno non si può tirare visto che probabilmente in supporto per la partita indiana. Non si spiegherebbe altrimenti perchè sul web i blog indiani urlino contro di noi come una potenza coloniale… in India ?!!!?

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    Silendo at |

    Dal Giornale.it:

    (…) Citando una fonte di sicurezza nigeriana, il tabloid inglese spiega che i due ostaggi sono stati uccisi prima ancora che le Sbs entrassero all’interno del compound. 
    Non solo. Secondo fonti diplomatiche britanniche, intervistate dall’Independent, l’Italia, pur non avendo presenza sul terreno, era stata informata dell’eventualità del blitz a Sokoto e avrebbe addirittura “concordato” che un’azione avrebbe potuto rendersi necessaria at short notice (con preavviso ravvicinato, ndr). “Le proteste che le cose sono andate altrimenti – ha commentato – non sono sincere”
    Per chiarire la posizione dell’Italia nel blitz di ieri che ha causato la morte di Lamolinara, i vertici di Dis, Aisi e Aise, Gianni De Gennaro, Giorgio Piccirillo e Adriano Santini, si sono presentati questa mattina a Palazzo Chigi prima dell’inizio del Comitato interministeriale sicurezza repubblica. Durante il raid delle forze speciali di ieri, sono rimaste uccisi otto sequestratori del gruppo estremista Boko Haram che aveva in mano McManus e Lamolinara. Secondo le ricostruzioni fatte dai quotidiani inglesi, le Sbs sono arrivate in Nigeria viaggiando in borghese su aerei civili, mentre le armi e le attrezzature sono state spedite in grandi valige diplomatiche. 
    “Il comandante aveva installato il posto di comando della task force presso l’ambasciata britannica a Lagos – spiega il Daily Telegraph – le Sbs avevano accesso a intercettazioni di cellulari ottenute dalle forze di intelligence nigeriane che avevano localizzato gli ostaggi a Sokoto, e di altri dati dal GCHQ, il servizio di ascolto dei servizi segreti britannici”. Le Sbs avevano accesso anche a video della casa dove venivano tenuti McManus e Lamolinara ottenute da un aereo che aveva sorvolato la città. Le immagini venivano quindi ritrasmesse al comando Sbs a Lagos e a Londra, sul monitor della sala del Cobra, il comitato di emergenza britannico. Dopo giorni di ascolto ieri si era aperta una “finestra di opportunità”: le intercettazioni lasciavano capire che i terroristi stavano per spostarsi e poi avrebbero ucciso gli ostaggi. “Il direttore delle Sbs informò il capo delle Forze Speciali a Londra, un generale dell’Esercito e un amico personale di David Cameron, che giudicò che bisognava attaccare – conclude il tabloid inglese – questo giudizio fu avallato da Cameron che alle 8 di Londra autorizzò il blitz”.

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    Silendo at |

    Fonte Asca:

    (ASCA-AFP) – Londra, 9 mar – Il Governo italiano e’ stato informato del blitz in Nigeria ”a operazione avviata”. Lo ha detto il portavoce del Primo ministro inglese David Cameron.

    ”Abbiamo contattato le autorita’ italiane quando l’operazione era gia’ iniziata, ma poi la situazione e’ cambiata rapidamente. La nostra priorita’ – ha detto il portavoce – era quella di affrontare la situazione sul terreno e fare tutto il possibile per ottenere la liberazione degli ostaggi”.

    Da maggio, quando ha avuto luogo il sequestro di Franco Lamolinara e Christopher McManus, ”siamo sempre stati in stretto contatto con gli italiani”, ha quindi ribadito il funzionario, precisando che ”le informazioni sul campo dimostravano che gli ostaggi si trovavano in un grave ed imminente pericolo”. 

    Fonte Ansa:

    LONDRA – L’ordine di David Cameron di far partire l’attacco per la liberazione fallita dei due ostaggi Franco Lamolinara e Chris McManus è partito ieri alle otto, ora di Londra (le 9 in Italia), dopo una riunione del Cobra, il comitato britannico di emergenza. Lo scrive oggi il Daily Telegraph in una ricostruzione del blitz in cui i due uomini hanno trovato la morte.
    Franco Lamolinara e Chris McManus sono stati uccisi dai rapitori “con un colpo ravvicinato alla testa” una volta cominciato il raid delle forze speciali. Lo scrive oggi il Daily Telegraph. Il giornale britannico cita una fonte di sicurezza nigeriana: “Sono stati uccisi prima ancora che le Sbs entrassero nel compound”.
    Nel blitz di ieri a Sokoto sono stati coinvolti una quarantina di uomini delle forze speciali britanniche che si trovavano da due settimane in Nigeria. Secondo una ricostruzione del Daily Telegraph, le Sbs, Special Boat Service composte quasi esclusivamente di Royal Marines, sono state scelte perché erano l’unità in stand by per operazioni di antiterrorismo. Il posto si alterna con le Sas ogni sei mesi. Le Sbs erano arrivate in Nigeria viaggiando in borghese su aerei civili, le armi e attrezzature spedite in grandi valige diplomatiche. Il loro comandante aveva installato il posto di comando della task force presso l’ambasciata britannica a Lagos. Le Sbs avevano accesso a intercettazioni di cellulari ottenute dalle forze di intelligence nigeriane che avevano localizzato gli ostaggi a Sokoto, e di altri dati dal GCHQ, il servizio di ascolto dei servizi segreti britannici. Avevano accesso anche a video della casa dove venivano tenuti McManus e Lamolinara ottenute da un aereo che aveva sorvolato la città. Le immagini venivano ritrasmesse al comando Sbs a Lagos e a Londra, sul monitor della sala del Cobra, il comitato di emergenza britannico. Dopo giorni di ascolto ieri si era aperta una “finestra di opportunita”: le intercettazioni lasciavano capire che i terroristi stavano per spostarsi e poi avrebbero ucciso gli ostaggi. Il direttore delle Sbs informò il capo delle Forze Speciali a Londra, un generale dell’Esercito e un amico personale di David Cameron, che giudicò che bisognava attaccare. Questo giudizio fu avallato da Cameron che alle 8 di Londra autorizzò il blitz (…)
    Il raid, autorizzato dal primo ministro David Cameron alle otto ora di Londra, è cominciato alle undici, ora di Lagos (a Londra era mezzogiorno).

    NAPOLITANO, INSPIEGABILE COMPORTAMENTO INGLESE – “E’ inspiegabile il comportamento del Governo inglese per non aver informato e consultato l’Italia”, ha detto il capo dello Stato parlando con i giornalisti alla Camera. Napolitano ha riferito di aver parlato di ciò con il premier Mario Monti che ieri da Belgrado gli ha riferito della vicenda.  

    GB A NAPOLITANO, AZIONE SPIEGABILISSIMA – “Inspiegabile? No, è spiegabilissimo per quanto doloroso”. Lo ha detto il ministro della Difesa Phil Hammond replicando al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  

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    barry lyndon at |

    …..

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    Sertorio at |

    Vorrei esprimere le mie condoglianze alle famiglie di Franco Lamolinara e Christopher McManus e la mia vicinanza anche alle famiglie degli altri 9 Italiani ancora in mano a gruppi di terroristi e di pirati che devono vivere ore di angoscia per la sorte dei loro cari. 
    Al di là delle più che doverose spiegazioni che il governo britannico deve fornire sulla dinamica dei fatti e delle scelte che hanno condotto al raid, condivido queste affermazioni del portavoce di Downing Street:

     “Who is responsible for what happened? We need to take a step back and say that the terrorists themselves are responsible for this. We should be in no doubt that it is those people who are responsible for what happened.” (http://www.independent.co.uk/news/world/africa/nigeria-mission-priority-was-hostages-7546721.html)

    I responsabili della morte dei due ostaggi sono i fanatici terroristi che li hanno rapiti, sequestrati e barbaramente assassinati. Secondo il governo nigeriano sono membri del movimento Boko Haram, il cui nome indica la loro visione del mondo e il loro programma politico: la traduzione sarebbe “l’educazione occidentale è peccato” . Il gruppo sarebbe la versione africana dei Talebani, è affiliato ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico e costituisce una minaccia pericolosa per le dinamiche della Nigeria, il più densamente popolato paese del continente, ricchissimo di petrolio.

    Secondo un recente studio dell’Institute for National Strategic Studies americano,  
    “the greatest concern now should be ties developing between al Qaeda in the Islamic Maghreb (AQIM) and the militant Boko Haram movement in Africa’s most populous country, Nigeria.While known today as Boko Haram, the group has also been known as Jama’at Hijra wal Takfir. More colloquially, it had been labeled the “Nigerian Taliban” following statements praising the government and ideology of the Afghan Taliban and its leader Mohamed Omar. It is estimated to number several hundred militants and a broader following in the low thousands. (…)  If AQIM follows up its public statements of support for Boko Haram with actual operational cooperation, the threat will expand further. AQIM could provide sophisticated operational training to Boko Haram leaders and foot soldiers. More worrying still, AQIM may influence Boko Haram’s target selection by pushing or even funding the Nigerian group to attack Western interests”.
    Qui lo studio dell’INSS : http://www.ndu.edu/inss/news.cfm?action=view&id=96
    Allego una cartina dal sito di Stratfor degli attacchi e degli attentati condotti dal gruppo negli ultimi due mesi che dimostrano la sua ferocia e la sua capacità operativa:
    http://www.stratfor.com/image/boko-haram-attacks-nigeria

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    1. avatar
      Silendo at |

      Who is responsible for what happened? We need to take a step back and say that the terrorists themselves are responsible for this. We should be in no doubt that it is those people who are responsible for what happened

      Giustissimo!

      Grazie per il link allo studio INSS, Sertorio illustrissimo :)

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    Name * at |

    CONDOGLIANZE PER I DUE OSTAGGI UCCISI.

    http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/1BW5/1BW541.pdf

    LA STAMPA : NUOVO INCUBO DIPLOMATICO I SERVIZI SEGRETI NEL MIRINO.
    DI GUIDO RUOTOLO

    B.A.

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    Silendo at |
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    Linus at |

    Circa il downgrading nei nostri confronti, forse in Inghilterra hanno letto il libricino pubblicato dal Corriere della Sera dal titolo “I segreti di Don Verzè”…quantomeno i primi due capitoli.

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    Silendo at |

    Da Corriere.it:

    Londra sostiene di avere informato l’Italia del blitz in Nigeria che si è concluso con l’uccisione di Franco Lamolinara e di Christopher MacManus, ostaggi dei terroristi. 
    Roma nega. Come stanno le cose?
    Per punti:
    1) dai tempi del sequestro (maggio 2011) Italia e Regno Unito sono stati in “costante e regolare contatto” (parole di Downing Street) su come gestire la situazione
    2) vi era un accordo (stabilito ai tempi del governo Berlusconi) per cui se si fosse aperta “una finestra di opportunità” le forse inglesi sarebbero intervenute
    3) la “finestra di opportunità” (parole ancora di Downing Street) si è presentata mercoledì notte quando i servizi di intelligence britannici hanno segnalato che era venuto il momento di entrare in azione
    4) giovedì mattina si è riunito il cosiddetto “comitato Cobra”(cabina di regia delle crisi) e David Cameron ha dato il via al blitz forte di quel vecchio patto non scritto sulle “finestre di opportunità”.
    5) Cameron ha informato Monti dell’operazione solo dopo l’inizio del raid.
    Fin qui i fatti. Ma alcune domande sono necessarie. Riguardano Roma e soprattutto Londra.
    1) chi in Italia era a conoscenza del patto sulle “finestre di opportunità” che delegava alle forze inglesi l’operazione?
    2) perché Londra nella notte fra mercoledì e giovedìmattino non ha coinvolto l’Italia, prima che le forze speciali operassero? Il tempo per alzare la cornetta del telefono c’era ma nessuno si è mosso.
    Se è così, appare chiaro che Londra ha una concezione molto particolare delle alleanze strategiche: una visione “imperiale”  e di vassallaggio. 
    Qualche spiegazione, non fumose frasi di circostanza, Downing Street la dovrebbe dare. La gestione dell’operazione è stata fallimentare e Londra finge di non capire ma ha sulla coscienza la morte di un nostro connazionale.
     

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  12. avatar
    platapan at |

    http://www.ogginotizie.it/121839-lamolinara-secondo-la-039-intelligence-inglese-la-039-italia-sapeva/
    Di tutto questo, secondo quanto affermano i servizi inglesi, le autorità italiane erano state messe al corrente. Infatti pare che il rapimento di Lamolinara sia stato seguito in questi dieci mesi anche dagli 007 dell’AISE, i servizi segreti italiani, in collaborazione con i colleghi inglesi e nigeriani, con i quali lo scambio di informazioni non è sempre stato soddisfacente e costante. La prassi, in casi del genere, prevede che la pianificazione e l’esecuzione di un eventuale operazione speciale, ottenga il consenso di tutti i Paesi interessati.

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  13. avatar
    platapan at |

    http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=162433
     
    Il rapimento di Lamolinara e’ stato infatti seguito “da vicino” in questi dieci mesi dagli 007 dell’Aise in collaborazione con i colleghi inglesi e nigeriani. Con i quali, pero’, si apprende da fonti di intelligence, lo scambio di informazioni non e’ sempre stato soddisfacente. Un ‘difetto di comunicazione’ che ha raggiunto l’apice proprio oggi: una circostanza grave, su cui il Copasir, l’organismo parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza, ha gia’ fatto sapere per bocca del presidente Massimo D’Alema che vuole vederci chiaro.

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  14. avatar
    platapan at |

    Se i due articoli di giornali sonpo veri, ragazzi la cosa è di una gravità inaudita.
     

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    Anonimo at |

    Dopo  il  blitz   Abbottabad   ci  si stupisce  ancora  di  mancati  consensi?

     

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    Name * at |

    DA LA STAMPA sempre di GUIDO RUOTOLO

    “OMBRE ANCHE SUI NOSTRI 007.”

    http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/1BY5/1BY5JN.pdf

    B.A. 

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    1. avatar
      Silendo at |

      Grazie Babbano. Aggiungo la ricostruzione della Sarzanini sul Corriere della Sera, quella di Carlo Bonini sulla Repubblica, Marco Conti sul Messaggero e Franco Venturini sul Corriere della Sera.

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    Anonimo at |

    Prima  o poi  si invocherà  pure in questo  caso  il  segreto  di Stato per  salvare  la  faccia ?

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  18. avatar
    platapan at |

    l’AISE sta facendo puzza di bruciato. Troppe reticenze e troppo poca professionalità.
    Ma non sarebbe l’ora di far saltare qualche testa? Credo che sia proprio giunto il momento di riformare il comparto sicurezza, tegliando i rami vecchi e secchi, o ci deve scappare ancora qualche altro morto italiano?
    Siamo stanchi e stufi!!!!!

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    Silendo at |

    La ricostruzione dell’assalto. Di Massimo Alberizzi (Corriere della Sera).

    I terroristi islamici di Boko Haram legati ad Al Qaeda hanno ieri negato di aver rapito l’italiano Franco Lamolinara e il britannico Chris McManus, sequestrati il 12 maggio scorso e non avrebbero nulla a che fare con il loro omicidio. I due ostaggi hanno perso la vita durante il blitz organizzato dagli inglesi a Sokoto, nel nord della Nigeria, per liberarli. Resta il mistero su chi li abbia uccisi: i rapitori, con un colpo alla testa, o sono rimasti vittime del fuoco incrociato durante la battaglia?
    La rivendicazione di Boko Haram sembra genuina, come ha confermato al Corriere Ahmad Salkida, un giornalista investigativo nigeriano che conosce bene il gruppo per aver incontrato più volte i leader: «Ho contattato il portavoce Abu Qaqa, prima e dopo una conferenza stampa telefonica con altri reporter, e ha confermato la completa estraneità del suo gruppo. Questo sequestro non fa parte dei loro metodi».
    Secondo l’antiterrorismo nigeriana, Abu Qaqa è in galera, catturato qualche giorno fa. Se ciò fosse vero, il suo posto è stato preso da qualcuno che si fa chiamare con lo stesso nome e, soprattutto, risponde allo stesso numero. Se falso, Abu Qaqa è ancora al suo posto.
    Grande confusione quindi con ognuno dei protagonisti che racconta la sua versione dei fatti rendendo più fitto il mistero su cosa sia accaduto nelle ore precedenti all’attacco e durante il blitz.
    Ecco la ricostruzione più probabile, basata su testimonianze ottenute parlando con diverse fonti – diplomatiche e non – in Nigeria. Le teste di cuoio britanniche, unità della Special Boat Service della Royal Navy , addestrate a operare nelle zone semidesertiche sono arrivate nella zona alcuni mesi fa. Erano imbarcate su una portaerei di sua Maestà che da tempo incrocia nel Golfo di Guinea, di fronte alle coste nigeriane, con il compito di combattere la pirateria, florida in quel braccio di mare. Dall’Europa arriva invece un aereo cargo con a bordo mezzi militari (almeno una ventina di camionette), armi e equipaggiamenti molto sofisticati.
    Per settimane e settimane i militari scandagliano il territorioalla ricerca del covo dove i sequestratori custodiscono i loro prigionieri.
    L’intelligence si muove con grande cautela in un ambiente ostile, senza riuscire a recuperare informazioni credibili, che invece arrivano un paio di settimane fa quando le autorità nigeriane arrestano un gruppo di attivisti islamici. Sono loro a dare le prime notizie immediatamente utilizzate per individuare la prigione, a Mabera, un sobborgo, povero e densamente popolato di Sokoto, la capitale dello stato omonimo. La prigione viene individuata a non più di tre chilometri dal palazzo del sultano. Per qualche giorno, discretamente, le teste di cuoio britanniche tengono d’occhio l’edificio, finché captano le conversazioni dei rapitori al cellulare, scoprono i numeri di telefono utilizzati e si mettono in contatto con loro. Perché li avvicinano? Vogliono evitare il raid, seppure possono contare sull’effetto sorpresa, oppure sono stati scoperti? Comunque intimano: «Consegnateci gli ostaggi senza opporre resistenza». Cominciano le trattative. E il braccio di ferro. Ahmad Salkida conferma quanto anticipato dal Corriere ieri: «L’operazione comincia mercoledì all’imbrunire. L’edificio, dove i carcerieri sono rintanati con i loro ostaggi, viene circondato dalle forze di sicurezza nigeriane che erigono un cordone robusto e inespugnabile di uomini e mezzi militari.
    I rapitori sono in trappola ma negoziano con i militari. La notte è concitata e alla mattina i carcerieri chiedono di poter passare il cordone per scappare. La risposta è negativa: arrendetevi. I rapitori non cedono alle richieste di resa e, probabilmente, minacciano di uccidere i prigionieri. A questo punto il comandante britannico non ha scampo. Forse ha già ottenuto un’autorizzazione preventiva del primo ministro britannico David Cameron che comunque in una dichiarazione nelle ore successive giustificherà l’operazione sostenendo che la vita degli ostaggi era in pericolo. L’ufficiale decide di agire. Al blitz i nigeriani partecipano solo marginalmente, in seconda fila. Sono i britannici, equipaggiati come astronauti venuti da un altro pianeta, a muoversi. L’azione lampo con annessa sorpresa non riesce. La resistenza è forsennata e la battaglia dura qualche ora (qualcuno sostiene ben sette ore) e quando i militari delle forze speciali riescono a entrare nella palazzina non possono che prendere atto che tutti sono morti, anche i due ostaggi. Ora qualcuno deve spiegare chi li ha uccisi.

     

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  20. avatar
    Sertorio at |

    Copio il commento di Lucio Caracciolo, dal significativo titolo: “La politica estera italiana e il teatrino dell’ignavia“.

    Non sorprende che Cameron abbia deciso il blitz nigeriano senza consultare il governo italiano. Londra non riconosce a Roma il ruolo di alleato paritario, nè Roma si fa rispettare come tale. Preferiamo vivere in un mondo ideale pur di non prenderci le nostre responsabilità. 

    Non c’è nulla di sorprendente, tanto meno di inspiegabile, nella decisione britannica di non consultare il governo italiano prima di lanciare il raid in Nigeria nord-occidentale, finito con l’uccisione degli ostaggi Chris McManus e Franco Lamolinara.
     
    Sorprendente sarebbe stato il contrario, con Cameron a chiedere a Monti se pensasse che il blitz – eufemismo per battaglia campale di alcune ore – sarebbe stato necessario. Delegando eventualmente i responsabili della Difesa a definirne i dettagli. Ciò sarebbe avvenuto se Londra riconoscesse a Roma il rango di alleato paritario. E se Roma si facesse rispettare per tale.


    Nella storia delle relazioni italo-britanniche, dal Risorgimento in avanti, siamo stati amici o nemici. Mai però sullo stesso piano. Questione di rapporti di forza. Fondati sulla psicologia collettiva, sugli stereotipi del “carattere nazionale”, più che su fattori oggettivi, misurabili. Tanto che quando, negli anni Ottanta, il volume della nostra economia superò quello britannico, Londra reagì con piccata rimozione: non poteva che trattarsi di errore statistico.


    Se sotto il profilo economico e demografico Italia e Gran Bretagna possono essere grosso modo assegnate alla medesima categoria, quando il gioco si fa duro la contabilità cambia. Non è solo questione di potenza militare, di intelligence, di proiezione della forza – tutti campi in cui Londra, pur declinante, ci sopravanza da sempre. Valgono soprattutto la cultura strategica, la tradizione militare.


    Gli inglesi amano esibire la forza, anche a costo di rendersi tragicamente ridicoli,come nel caso nigeriano. A noi non salterebbe in mente di spedire una squadra navale per i sette mari onde preservare la sovranità su quattro scogli, come nell’epopea delle Falklands. Se ci tirano addosso qualcosa, come Gheddafi a Lampedusa, preferiamo far finta di nulla.


    Per sicurezza, baciamo l’anello. E se proprio ci capita di far la guerra, dai Balcani all’Afghanistan o alla Libia, non l’ammettiamo neanche a noi stessi. I nostri soldati uccidono e vengono uccisi, alcuni eroi vengono decorati. Ma come fossero pompieri, perché sempre operatori di pace sono.


    Italia e Gran Bretagna hanno difficoltà a intendersi in tempi di ordinaria amministrazione. Se poi la parola passa alle armi, il dialogo è fra sordi. Certo, siamo tutti soci della Nato. In assenza del Nemico contro cui forgiammo l’asse transatlantico, ognuno si sente però libero di interpretare a suo modo questa strana “alleanza”. Lo abbiamo visto di recente nella guerra di Libia, pensata e confezionata a Parigi e a Londra. Lo vediamo confermato nello pseudo-blitz britannico-nigeriano, che sembra tratto da un manuale d’età coloniale.


    Non ci stiamo facendo mancare la consueta cacofonia politichese tra ciò che resta dei partiti nostrani. Dopo tre mesi in cui ci si è dovuti concentrare su urgentissimi affari concreti, è naturale che i dichiaratori di professione non si lascino sfuggire tanta occasione. Costoro attribuiscono l’affronto britannico all’insipienza di questo o quel ministro, se non del governo tutto. E ci assicurano che qualora fossero stati loro su quelle poltrone, non avremmo subìto lo schiaffo di Londra.


    Con il dovuto rispetto per l’onorevole La Russa, la cui competenza in materia militare è fuori discussione, e per i suoi esimi colleghi pidiellini o leghisti, temiamo non sia così. Questo governo ha le sue responsabilità nel caso nigeriano: si è fatto giocare.


    Ne ha molte di più nel caso indiano, con i nostri marò in mano alla magistratura locale per effetto delle negligenze in serie prodotte da apparati di sicurezza e diplomatici che stentano a comunicare fra loro né brillano per spirito d’iniziativa. Se vi sono colpe, pur solo di omissione, vanno individuate e i responsabili puniti. Dubitiamo che ciò accada: la vicenda del nostro console ad Osaka, rockettaro neonazista tuttora impunito, ci ricorda quanto possano le corporazioni quando sentono minacciati i loro privilegi.


    Un passo avanti lo faremo quando cesseremo d’inventarci un mondo ideale, in cui vige il diritto internazionale, gli indiani valgono i somali, gli “alleati” agiscono di concerto. In cui gli Stati non battono moneta ma la cogestiscono in armonia, né sparano, perché siamo nell’èra della globalizzazione. In cui le frontiere non dividono ma affratellano. In cui gli europei lavorano gli uni per gli altri perché insomma siamo tutti europei. In cui noi italiani siamo concordemente amati perché brava gente che non fa la guerra nemmeno quando la fa, distribuendo equamente caramelle e pallottole.


    In cui per sentirci grandi ci aggrappiamo alla tavola dei Grandi, pronti ad apparecchiarla e sparecchiarla pur di esserci, in quella stanza e su quella sedia, non importa se nell’altrui indifferenza.


    Nessuno ci impedirà di crogiolarci nel comodo teatrino che abbiamo allestito a misura della nostra ignavia. E di continuare a sorprendere i detrattori per la nostra abilità, una volta toccato l’orlo del baratro, di improvvisare un’acrobazia in extremis, finché non ci spezzeremo l’osso del collo. Produrremo di certo altri eroi, della cifra di Falcone o di Calipari. Tutto pur di non scendere a patti con la realtà. E con le responsabilità che ne derivano.


    Davvero pensiamo di poterle sempre addossare a Mamma America o alla mitica Europa? D’accordo. Ma almeno evitiamo di sorprenderci.
     
    http://temi.repubblica.it/limes/la-politica-estera-italiana-e-il-teatrino-dellignavia/33090

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  21. avatar
    barry lyndon at |

    parole, quelle di Caracciolo, che lasciano l’amaro in bocca, soprattutto perchè dono intrise di verità.
     
    qui http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=11-03-2012&pdfIndex=8
    un articolo della Sarzanini sul CorSera sulla vicenda nigeriana e, più in generale, sulle presunte difficoltà di comunicazione tra governo e Sisr. In particolare, l’autrice dell’articolo pone l’accento sulla necessità della nomina dell’Autorità Delegata, proprio al fine di colmare il “vuoto istituzionale” attuale e ripristinare un punto di raccordo vitale tra decisore politico e apparati intelligence.

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    1. avatar
      Silendo at |

      Anche qui e qui!

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    Gianluca at |

    Non sono un esperto della materia, ma ho qualche perplessità…..ma il DIS non doveva risolvere tutti i problemi di comunicabilità con l’autorità politica. Perchè si stà dando  solo la colpa all’AISE e non al DIS, non doveva il DIS coordinare il tutto con gli inglesi e nigeriani ?
     

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    B.A. at |

    Silendo volevo fare 2 considerazioni che Vi voglio sottoporre:
    1) che l’Inghilterra sia/si senta ad un livelllo superiore all’Italia e’ oggettivamente dimostrato dagli accordi dai quali siamo esclusi ed invece ai quali partecipa l’Inghilterra ;
    2) che l’interruzione del flusso informativo tra le Ns. Agenzie e la PdCM non sia un fatto non casuale, ma voluto per accelerare il cambiamento delle cariche in scadenza.
    Spero di sbagliarmi vivamente.

    B.A.

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    B.A. at |

    ….non sia un fatto casuale ….

    c’era un “non” di troppo !
    B.A.

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    libero pensatore at |

    Sciusate, ma se nonostante dopo la legge di riforma il Direttore dell’AISE continua ad avere il suo ufficio all’interno del Ministero della Difesa, ma cosa volete di più?
    L’Aise ha le orecchie che non sentono bene o non vogliono sentire, oserei dire. Si vede che non gli è andata proprio la nuova normativa ed imperterita vorrebbe continuare a farsi i c…. propri.
    Ma poi, ditemi una cosa? Ma voi credete proprio che in Nigeria non c’era personale italiano che non vedeva cosa stava succedendo? E supponendo che il personale italiano era in loco (almeno 3) già da un bel pò di mesi, bisognerebbe chiedergli cosa hanno fatto per cercare la liberazione ……… oltre a a guadagnare un bel pò di soldi!!!!!
    La testa, bisognerebbe tagliare la testa. Mio nonno diceva che il pesce puzza dalla testa (e non solo il Direttore) ed aveva sempre ragione.
     
     
     

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    Corto at |

    ……..non vorrei sembrare la solita volpe che non arriva all’uva (che in parte è vero) ma se a fare certi lavori continuano ad andare gli amici degli amici con poche competenze linguistico/culturali su i paesi dove vengono inviati e che ne conoscono solo gli hotel a 5 stelle e le stanze dell’ambasciata non andremo molto lontano ed a meno che di pagare come abbiamo sempre fatto libereremo pochi ostaggi. Pranza seduto su un cuscino mangiando le mani  da uno stesso piatto, mastica un sacchetto di Qat insieme parlando qualche parola di dialetto locale ed una buona base di lingua ufficiale e vedrai che scoprirai molte più cose di quelle che un dipendente locale dell’Ambasciata può o vuole tradurti da un quaotidiano in lingua autoctona. Onore ai caduti.

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    UlisseCobra at |

    Io credo che gli Inglesi volessero semplicemente chiudere la partita… si erano rotti le scatole di trattare ed aspettare e contavano di fargli il cul… puntando sulla superiorità tattica pensando che tanto erano i soliti 4 mambrucchi… la situazione informativa invece è molto grave, ovviamente qualcuno dei nostri era li e che cavolo favevano? Uomini bianchi, non siciliani o tarantini o calabresi, cazzo bianchi bianchi inglesini con mezzi armi ecc… e nessuno li vedeva? Io credo che fondamentalmente l’AISE debba smettere di fare il SISMI, i tempi e la scena mondiale sono cambiati. La mancanza di rispetto è fndamentalmente una mancanza di palle, lo stiamo dimostrando in India con la storia dei due fucilieri e lo dimostriamo ogni volta che paghiamo i riscatti ma ammetto che risulta difficile poi dire alle famiglie dei sequestrati che non vuoi pagare visto quello che spende la nostra classe politica per escort, cocaina ecc

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    Silendo at |

    Sull’audizione, appena conclusasi, del Direttore dell’AISE:

    (ASCA) – Roma, 12 mar – ”Quello che in Nigeria ha portato al tragico esito della prigionia di Franco Lamolinara e Christopher Mc Manus e’ stato un blitz non condotto secondo criteri che sarebbero ragionevoli”. Lo ha affermato il presidente del Copasir, Massimo D’Alema, al termine dell’audizione, a Palazzo San Macuto, con il direttore dell’Aise Jean Adriano Santini.

    D’Alema ha definito quella condotta nei giorni scorsi dalle forze speciali britanniche e nigeriane un’operazione ”della durata di un’ora e mezza difficilmente definibile come blitz”.

    ”Un’operazione militare – ha poi detto D’Alema – che doveva essere un blitz per liberare gli ostaggi si e’ presto trasformata in una battaglia durata un’ora e mezza e conclusasi con la morte degli ostaggi”. Un’operazione, insomma, ”non condotta secondo criteri che sarebbero ragionevoli”.  

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    1. avatar
      Stv Giovanni Nacci at |

      Non l’ho mica capita (colpa mia) questa cosa dei “criteri che sarebbero ragionevoli”…
      Voglio dire, se il blitz (da definire il concetto di “blitz”*…) condotto gli stessi medesimi criteri non avesse portato alla morte dei due ostaggi (o di uno solo) tali criteri sarebbero stati definiti ragionevoli?
      Oppure – bottom up – se avessero usato criteri definiti in modo condiviso come “ragionevoli” e il blitz si fosse concluso ugualmente con delle vittime, tali criteri avrebbero continuato ad essere ragionevoli?
      Ma possibile che i politici non debbano mai spingersi a parlare dicendo… qualcosa? 
       
      * io di questa roba tattica (ma anche di quella strategica) non capisco un tubo corrugato ma… se una “operazione” dura – dalla prontezza operativa al debriefing – un’ora e mezza, non è un blitz. E’ uno di quei neutrini forse più veloci della luce! O sbaglio? Boh…

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    Silendo at |

    Ancora sull’audizione svoltasi di fronte al Copasir:

    (AGI) – Roma, 12 mar – Tre terroristi nigeriani del gruppo che aveva sequestrato l’ingegnere Franco Lamolinara e il suo collega inglese Chris McManus, furono arrestati prima dell’8 marzo scorso, ma un quarto complice riusci’ a sottrarsi alla cattura e per questo motivo le forze britanniche e nigeriane decisero di dare vita al tragico blitz conclusosi con l’uccisione dei due ostaggi. E’ quanto avrebbe riferito il generale Adriano Santini, direttore dell’Aise – apprende l’Agi – nel corso dell’audizione al Copasir. Santini, inoltre, avrebbe precisato che la nostra intelligence, fin dal 12 maggio del 2011, giorno del sequestro, attraverso i suoi 007 sul posto, aveva seguito l’evolversi della vicenda “passo dopo passo”, fino alla drammatica decisione presa dalla forze speciali inglesi e nigeriane di dare vita al blitz per il timore che proprio il quarto terrorista sfuggito all’arresto avrebbe potuto dare l’allarme ai suoi complici e far spostare gli ostaggi in un altro covo-prigione. Ad indicare il luogo dove erano tenuti sequestrati Lamolinara e McManus era stato infatti svelato da uno degli arrestati. Sempre stando a quanto apprende l’Agi, il direttore dell’Aise averebbe anche ricostruito le fasi del blitz, precisando che l’Italia venne informata praticamente a operazione gia’ pianificata e senza alcuna consultazione. Da un lato Scotland Yard avrebbe informato attraverso le vie diplomatiche la Farnesina; dall’altro la nostra intelligence, preso atto di quanto stava accadendo, avrebbe informato direttamente la Presidenza del Consiglio.  

    (ASCA) – Roma, 12 mar – Il Copasir, sulla tragica vicenda del rapimento e dell’uccisione dell’ing. Franco Lamolinara, ha gia’ programmato un’audizione con il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, per mercoledi’ 14 marzo alle 14.30 mentre nella stessa giornata procedera’ all’audizione del direttore generale del Dis, Gianni De Gennaro ”con l’obiettivo di giungere successivamente ad un confronto sugli aspetti di carattere politico con il presidente del Consiglio nella sua qualita’ di responsabile del sistema di informazioni per la sicurezza del nostro Paese”. Lo precisa in una nota diffusa dallo stesso Copasir al termine dell’audizione con il direttore dell’Aise, gen. Adriano Santini, che ha avuto al centro una ”dettagliata” informativa sul tragico rapimento in Nigeria. ”Si conferma la necessita’ che gli organi competenti – afferma il Copasir nel suo comunicato – assumano piu’ precisi elementi informativi dalle autorita’ inglesi in merito allo svolgimento dell’operazione e delle iniziative poste in essere precedentemente” al blitz che ha portato, in Nigeria, alla morte dei due ostaggi.
    Il comitato, si chiarisce ancora, procedera’ inoltre ad approfondire ulteriormente le attivita’ dell’Aise (il nostro servizio segreto estero) in Nigeria e i rapporti con i servizi dei paesi alleati ”anche al fine di rendere maggiormente efficiente il sistema informativo italiano”.

    Da  http://www.unita.it/italia/d-alema-copasir-nigeria-non-e-stato-un-blitz-1.390844

    Non è stato un blitz. E l’Italia vuole chiarimenti alle forze britanniche. Il contrasto è tutt’altro che risolto. «Emerge con chiarezza la necessità di un ulteriore chiarimento con le autorità britanniche e di approfondire tutti gli aspetti della questione, sia a livello dei servizi che politico», ha dichiarato il presidente del Copasir Massimo D’Alema al termine dell’audizione del direttore dell’Aise, generale Adriano Santini, sull”uccisione in Nigeria dell’ingegnere italiano Franco Lamolinara. «Un blitz che è durato un’ora e mezza – ha sottolineato D’Alema – difficilmente può essere definito un blitz. Questa operazione militare è stata una battaglia che è durata almeno un’ora e mezza e che si è conclusa con la morte degli ostaggi e quindi certamente non è stata condotta secondo criteri ragionevoli». 
    Il presidente del Copasir ha aggiunto che «la visita nel nostro paese, a giorni, del ministro degli Esteri britannico sarà l’occasione perché possano essere forniti chiarimenti più convincenti sullo svolgimento della vicenda». Dall’audizione, inoltre, ha rilevato D’Alema, «sono emersi anche altri problemi sulla nostra presenza lì, sulla nostra capacità operativa autonoma e sul rapporto tra servizi italiani e alleati». Il Comitato sentirà dunque «il ministro della Difesa e il direttore del Dis e poi discuteremo con il premier Monti portando a lui le nostre valutazioni». 

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    Nessuno at |

    Un’operazione con estremi di tragico dilettantismo Sono convinto che il 17 gruppo dell’A.M avrebbe fatto di più e meglio, come se non al pari delle Sas.

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    Nessuno at |

    non al pari del , ma al pari insieme alle Sas. Così ci si presenta in campo…come Ossi… e alla pari.

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    Silendo at |

    Guido Rutolo su La Stampa, Alberto Custodero su La Repubblica e Gianni Cripriani su Globalist.it.

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    Armigero at |

    Roma, 13 mar – (di Massimo Nesticò) Un “blitz fallimentare” fatto scattare da inglesi e nigeriani tagliando volutamente fuori l’Italia, i cui 007 hanno saputo solo ad azione in corso ed hanno trasmesso subito l’informazione a Roma. In oltre due ore di audizione davanti al Copasir, il direttore dell’Aise, generale Adriano Santini, ha ricostruito gli eventi che giovedì scorso hanno portato all’uccisione in Nigeria di Franco Lamolinara e Christopher McManus.

    Al termine, il presidente del Comitato Massimo D’Alema, ha ribadito la necessità di un ”ulteriore chiarimento” con le autorità inglesi. Santini ha illustrato quanto accaduto giovedì scorso nella provincia di Sokoto. In mattinata, fonti del MI6 (il servizio segreto militare inglese) hanno comunicato all’Aise che un raid di forze speciali inglesi e nigeriane era stato avviato per liberare i due ostaggi che stavano – sempre secondo le informazioni inglesi – per essere passati da un gruppo ad un altro con il pericolo di perderne le tracce. L’Aise ha avvertito il Dis a Roma e lo stesso direttore Gianni De Gennaro ha avvertito personalmente in mattinata il premier Monti di quanto stava accadendo. Dunque, avrebbe sottolineato il direttore dell’Aise, la comunicazione italiana ha seguito i protocolli previsti e non ci sono state falle. Il problema, naturalmente, sono stati i rapporti con i servizi britannici e nigeriani che hanno completamente escluso gli italiani dal momento decisionale dell’azione.

    L’arrivo degli specialisti dell’Sbs (Special boat service) in Nigeria a metà febbraio non era passato inosservato agli occhi italiani, che lo avevano registrato. Nessuna indicazione era però arrivata da parte inglese o nigeriana sull’imminenza dell’azione. Eppure con l’intelligence britannica, così come con quella nigeriana, avrebbe riferito Santini, le relazioni sono ”forti e costanti”. Dal momento del sequestro, lo scorso maggio, i contatti a livello di servizi non si sono mai interrotti. Da qui la sorpresa e l’irritazione per l’operazione di giovedì scorso. Un elemento che può aver pesato è quello delle differenti “dottrine” tra Londra e Roma: quando si tratta di ostaggi, il blitz è sempre la prima opzione per gli inglesi, mentre gli italiani puntano alla trattativa. E trattative per il pagamento di riscatti a presunti rapitori c’erano state, parallelamente alla ricerca di una soluzione di forza. La svolta, in questo senso, ci sarebbe stata nella notte tra il 5 e il 6 marzo, quando le forze di sicurezza nigeriane hanno arrestato tre membri del gruppo Boko Haram, probabile responsabile del sequestro. Un quarto componente, il capo, però è riuscito a fuggire. Dagli interrogatori degli arrestati, si è saputo il luogo dove gli ostaggi erano tenuti. Il timore che venissero spostati ed uccisi avrebbe fatto scattare l’operazione. A Santini è stato quindi chiesto conto della presenza dell’Aise in Nigeria, Paese dove l’Italia ha forti interessi economici. “Antenne” del servizio sarebbero attive soprattutto nel Sud del Paese, dove ci sono i pozzi italiani, mentre le fasi del sequestro si sono svolte al Nord, area non coperta dagli “occhi” del servizio nazionale, che si è dovuto quindi appoggiare ai colleghi inglesi che vantano invece una presenza storica in Nigeria. Questo aspetto è stato evidenziato anche da D’Alema, che ha parlato di ”problemi sulla nostra presenza lì, sulla nostra capacità operativa autonoma e sul rapporto tra servizi italiani ed alleati”.

    Quanto alle modalità del blitz, il responsabile dell’Aise, sarebbe stato fortemente critico. Alcune fonti hanno parlato di 60 teste di cuoio inglesi ed altrettante nigeriane alle prese con tre-quattro sequestratori. Netto è stato il presidente del Copasir, secondo cui e ”c’è stata una battaglia di almeno un’ora e mezza che difficilmente può essere definita blitz: si è conclusa con la morte degli ostaggi e quindi certamente non è stata condotta secondo criteri ragionevoli”. Domani il Copasir proseguirà l’indagine sugli eventi nigeriani ascoltando il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola ed il direttore del Dis Gianni De Gennaro, per capire cosa non ha funzionato e come si può porre rimedio. Al termine, ha concluso D’Alema, ”intendiamo discutere con il premier Monti e portare a lui le nostre valutazioni”. (ANSA)

    Armigero

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    barry lyndon at |

    qui una interessante e ben documentata ricostruzione:

    http://www.meridianionline.org/2012/03/13/mi6-boko-haram/

    riporto una paio di stralci dall’articolo:

    la setta Boko Haram ha negato, a blitz concluso, che il rapimento sia opera dei propri affiliati. Secondo alcune fonti di intelligence, riportate in Italia da Il Foglio, il rapimento sarebbe opera di una filiazione qaedista appartenente ad Aqim (Al-Qaeda Organization in the Islamic Maghreb), che Boko Haram avrebbe di fatto “bruciato” consegnandola ai servizi inglesi. Per questo l’aggancio con la famiglia McManus (seppur ancora da chiarire nel dettaglio) avrebbe visto impiegati uomini di Boko Haram. Una “soffiata” interessata, grazie alla quale i servizi segreti inglesi “sono stati giocati” e Boko Haram si sarebbe sbarazzato di una setta rivale in ascesa sul territorio (i rapitori sono stati decimati).”

    “La condivisione di informazioni sensibili, indispensabili per effettuare operazioni al confine della legalità, lungo quel crinale che Dick Cheney ebbe modo di definire il “lato oscuro” della guerra al terrore, richiede fiducia e cooperazione transnazionale tra le forze d’intelligence.”

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    Silendo at |

    La ricostruzione di un addetto ai lavori, by Gian Micalessin.

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    Nessuno at |

    Hatima – Destiny : When the fiction of a novelist is no different from reality……

    “The President listens to everything thoughtfully from those present, who underline that only marginally and sporadically exchanges have been made of information  other than useful in defining the structure of the covert operation. This is standard practice with friendly countries and / or allies, that work and operate in the Horn of Africa such as France and Italy.
    The naval squadron of Italy, who is conducting anti-pirate patrols in the area, will be asked for a network of containment as soon as the operational is closed. The aim is to prevent a surplus of units of the Fifth Fleet  causing excessive suspicions.
    After consulting with the British Prime Minister, the President writes in his own handwriting on the file: Proceed !”

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    Teofilo at |

    Un importante aggiornamento sulla vicenda.

    Saluti,

    E.S. 

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