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    AllegraBrigata at |

    Ultimamente frequenti troppi economisti ;)))

    En.

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    AllegraBrigata at |

    ahahahahha

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    AllegraBrigata at |

    Sile ti regalo (si fa per dire) l'Outlook cui si riferisce Padoan. Vista la tua predilezione per l'OCSE :))))

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    AllegraBrigata at |

    Che bel regalo ;))

    A.

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    AllegraBrigata at |

    :))))

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    utente anonimo at |

    A proposito di crisi economica….
    ….sarà che non sanno più che vendersi…comunque porto all'attenzione dei cittadini l'esperienza diretta e non congetturale di aziende che avvalendosi di collaboratori fino a termine contratto e con un continuo ricambio di personale, in realtà detengono dati personali dei lavoratori per motivi di impiego…ma continuano a tratterli anche dopo…una volta si vendevano le indulgenze per avere il paradiso…adesso si vendono pure le nostre informazioni….ad ogni modo non tutti sanno che è possibile avvalersi del garante della Privacy per evitare che dati personali possano circolare impropriamente.

    Morgana

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    utente anonimo at |

    ….volevo aggiungere per relata refero di un addetto alla sicurezza che alcune aziende, soprattutto quando si inseriscono in quei momenti in cui un'azienda fallisce e un'altra la rileva, sono assetati di nuovi collaboratori a tempo determinato…e il primo documento che chiedono è il "casellario giudiziale" del dipendente…avranno bisogno di persone per bene per celare affari sporchi?

    Morgana

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    utente anonimo at |

    purtroppo (per noi), non ci sono "exit strategy" da questa crisi: non c'è denaro pubblico con cui far ripartire l'economia, non c'è un prestatore di ultima istanza. La realtà è che posticipando il pagamento del nostro tenore di vita (ricorrendo al debito per la spesa pubblica corrente… si veda il sito della ragioneria generale dello stato a questo proposito) , così facendo ci siamo abituati a vivere ad un livello che non è economicamente sostenibili (anche se per ora è stato sostenibile a livello finanziario). 
    Cosa ne consegue? gli europei vedranno il loro tenore di vita scendere, sia in termini assoluti che relativi (rispetto al potere di acquisto delle popolazioni dei bric e simili).
    Cosa possiamo fare? sul piano individuale, iniziare a renderci conto che ognuno di noi, specie chi non ha competenze specifiche (ma in fondo, ormai anche chi le ha) è in diretta concorrenza con 2,5 miliardi di indiani e di cinesi. A livello di politiche pubbliche, preparando le nuove generazioni a smettarla di considerare tutto "dovuto", perchè oramai di dovuto non c'è proprio niente (e ancor meno ci sarà, se decidiamo di aumentare la nostra esposizione verso i cinesi)
    scusate i toni catastrofici (di solito non sono così), ma secondo me c'è poco da parlare di "public policy" in questi casi, almeno sul piano strutturale.

    nico

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    AllegraBrigata at |

    Morgana, mi sostituisco al padrone di casa momentaneamente impegnato.
    L'argomento dei tuoi commenti è fuori post, per così dire :)

    Federico

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    utente anonimo at |

    Spero di non essere inopportuna, ma almeno per gli insegnamenti che ho ricevuto in materia di intelligence, le argomentazioni necessitano di analisi macro e micro: ovvero se è vero che sussiste una macro crisi economica…è pur vero che una micro analisi dei fattori aberranti dell'economia dovrebbero essere tenuti in considerazione.

    Cordialmente

    Morgana

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    AllegraBrigata at |

    "scusate i toni catastrofici (di solito non sono così), ma secondo me c'è poco da parlare di "public policy" in questi casi, almeno sul piano strutturale."

    Ciao Nico. Cosa intendi in questo punto? :)
    Grazie

    Federico

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    utente anonimo at |

    In una prospettiva globale, la trasformazione istituzionale e sociale che le democrazie europee probabilmente vedranno compiersi nel medio termine come conseguenza delle risposte alla crisi economica (meno welfare, meno diritti conquistati in tempi non globalizzati nelle fabbriche, ma anche meno oneri per mantenere la “casta” e le sovrastrutture e procedure della democrazia partitica della seconda metà del Novecento..ecc.ecc.) potrebbero essere viste come risposta competitiva politica nei confonti della Cina..
    Questo si chiama trasformare la crisi in opportunità…(o è solo eterogenesi dei fini?)
     
    Detto un po’ in fretta, spero che il concetto sia chiaro…che ne pensate? 

    Fabiola

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    utente anonimo at |

    Gentile Federico, ti ringrazio per avermelo chiesto! mi dai occasione di esporre qualche considerazione più di dettaglio.
    1) perchè sul piano strutturale non ci sono public policy che tengano? perchè un'amministrazione pubblica di fronte ad una recessione ha in genere in mano due-tre leve (aumentare la liquidità sul mercato, chiedendola evidentemente a prestito alle bc, e finanziando opere pubbliche e simili, il c.d. scava la buca riempi la buca di keynes; leva fiscale=abbassare la pressione fiscale; e infine potremmo aggiungere la politica monetaria a livello "relativo" rispetto alle altre valute). Tutte queste leve sono inceppate o intoccabili: aumentare il debito pubblico oggi come oggi significherebbe scavarsi la fossa da soli nel giro di pochi anni, con i tassi in aumento previsti da ormai tutti gli analisti; diminuire la pressione fiscale? mi sembra superfluo parlarne; quanto alla politica monetaria, anche ammettendo un unanimità di vedute in bce, è evidente che il coltello dalla parte del manico non lo ha certo la UE, e che se decidessimo di svalutare l'euro immettendo sul mercato le masse liquidità necessarie, oltre a far pagare il conto alla popolazione con reddito fisso (proposito discutibile quantomeno sotto il profilo etico), anche facendo ciò, sarebbe la volta che cina e india direbbero definitivamente "ciao-ciao!" ai bei propositi di rinforzare gradualmente le loro monete.
    2) lasciando perdere per un attimo le teorie scolastiche innanzi esposte, siamo chiari: i soldi in questo momento li hanno i bric, o meglio i loro governi e le loro finanziarie. E noi cosa abbiamo da vendergli? e soprattutto, esiste ancora qualche campo in cui abbiamo un vantaggio a livello di produttività? non mi pare.
    3) ribadisco l'importanza del fattore psicologico che limita noi occidentali: pensate a quanti studiano lettere con la prospettiva di "fare un concorso" ed entrare a lavorare in regione. o a quanti a 24-25 universitari fuori corso ma vanno comunque a fare l'erasmus. O a quanti, parliamoci chiaro, di lavoro "cercano lavoro": nella maggiorparte dei casi cercano una paga, ma non un lavoro. E' evidente che gli indiani ci faranno le scarpe! ( e per rimanere nella metafora, probabilmente non avremo neanche i soldi per comprarcele!)
    4) tutti questi problemi non si risolvono con una patrimoniale o re-introducendo l'ici: con questo si può diminuire il nostro "stock" di debito e il deficit annuale dello stato, ma non certo convincere il cinese a comprarsi il nostro vino da sette decimi a 10 euro!
    5) a fronte di questo, in fondo, la mia considerazione CI SAREBBE QUALCOSA CHE NON VA se dopo questa crisi il nostro potere di acquisto fosse ancora tanto sfasato rispetto a quello delle popolazioni dei bric! o li convinciamo ad aderire a una qualche religione per la quale noi ABBIAMO UN DIRITTO DIVINO a stare meglio di loro, oppure non c'è motivo per cui un disoccupato italiano se la passi meglio di un cinese che lavora 12 ore al giorno! Vi sembrano discorsi da "no-global"? può darsi che lo siano, ma a me pare che la storia ci abbia insegnato che i rapporti di forza tra economie e nazioni tendano sempre a ri-equilibrarsi 

    spero di aver chiarito quanto avevo affrontato in modo forse fin troppo vago, e se l'argomento non va "off-topic", mi farebbe piacere un vostro parere in merito!

    saluti
    nico 

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    Silendo at |

    "Detto un po’ in fretta, spero che il concetto sia chiaro…che ne pensate?"

    Ciao Fabiola. Io penso che tu abbia ragione. O meglio, penso che una crisi dovrebbe avere come effetto una ristrutturazione ed un guadagno in competitività. 
    Non è detto, però, che sia così…

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    AllegraBrigata at |

    Grazi nico sei. stato esaustivo. Chiaramente quanto hai scritto non mi sembra no global.

    Federico

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    utente anonimo at |

    una crisi dovrebbe avere come effetto una ristrutturazione
    ……Bisogna vedere che ristrutturazione…
    Silendo, hai mai letto "Dovresti tornare a guidare il camion Elvis"? (Federico, …….non è fuori post!).

    Il Pulcino

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    utente anonimo at |

    Leggo i dati della banca mondiale:
    USA  nel 2010 Pil di  14500 miliardi di dollari (300 milioni di abitanti)
    Cina  nel 2010 Pil di   5800 miliardi di dollari (1300 milioni di abitanti)
    Brazil nel 2010 Pil di  2090 miliardi di dollari (195 milioni di abitanti)
    Italia  nel 2010 Pil di   2000 miliardi di dollari. (60 milioni di abitanti)

    Assalto al potere mondiale del bric?
    Il capitale umano euro-occidentale rimane enormemente superiore. Dopo questa crisi il rapporto di forze muterà così sensibilmente? Mi pare arduo crederlo. 

    Linus

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    AllegraBrigata at |

    Linus grossomodo la penso pure io come te. Comunque stai attento: bisogna ragionare sulle tendenze strategiche, sulle proiezioni.
    L'oggi non dice tutto.

    F.

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    utente anonimo at |

    Linus, due precisazioni; una l'ha fatta anche Federico: guardiamo il trend, oltre che la "fotografia";
    la seconda è: il pil è il prodotto interno LORDO: e se invece provassimo a guardare il valore aggiunto (anche pro-capite) (quindi, la misura netta) ?

    Sul "capitale umano", è cosa nota che se fosse possibile misurarne lo "stock" in maniera certa, ci accorgeremo di come questo sia estremamente "volatile" o meglio come si diffonda e cresca in maniera indipendente rispetto ad altri misuraroti economici: vogliamo mettere il capitale umano che riporta in patria  un figlio di immigrati che studia ragioneria in italia, contro quello di un laureato in economia?
    Sempre in tema di capitale umano, è ben vero che in europa-occidente è nata l'alta tecnologia, sono nate le "syllicon valley" e i distretti produttivi in cui si crea e si diffonde la competenza tecnologico-scientifica (il fattore produttivo più redditizio, oggi come oggi), ma non vedo ragioni per ritenere che fenomeni simili non possano ripetersi (o non si stiano ripetendo) in india, ad esempio.
    Porto due esempi che conosco da vicino, in merito: l'anno scorso è chiusa una fabbrica che lavorava oro, una ditta "storica" i cui "quadri" avevano un bagaglio di competenze che ben potete immaginare. Sapete cosa fanno adesso questi quadri? lavorano in India, dove sono pagati con uno stipendio occidentale, per insegnare ai loro ingegneri "i trucchi del mestiere".
    Un'ultima esperienza personale: parlavo con una persona che lavora nella moda, la scorsa primavera. Non so se qualcuno di voi ha mai passeggiato per Milano qualche settimana prima della settimana della moda: via montenapoleone con i bodygards che impediscono di fare fotografie ai capi di ultima uscita: sapete quanto ci mettono a taiwan, da quando esce un nuovo capo, a metterlo in produzione IDENTICO (non a copiarlo, a METTERLO IN PRODUZIONE! ): tra le 3 e le 5 settimane.

    Ribadisco che il PIL (e anche il pil pro-capite) sono misure incomplete: ciò che conta, sia a livello psicologico che "macro-economico", è la crescita (o de-crescita) del potere d'acquisto: un'operaio italiano in cassa integrazione prende comunque di più di un operaio neo-assunto in vietnam: eppure, quale dei due credete che si comprerà un motorino nuovo?

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  20. avatar
    utente anonimo at |

    E' vero che l'oggi non è tutto, ma i maghi del trend che cosa ci raccontano in proposito? Che previsioni fanno?
    Ho parlato di pil e capitale umano con un approccio atecnico, diciamo.
    Mi alletterebbe di più ascoltare e ragionare in termini di antropologia culturale, di etnologia. Sono convinto che la nostra creatività (perchè, insomma, è da qualche secolo che facciamo tutto noi, comprese le guerre) sia legata ai fondamenti della stessa civiltà occidentale moderna: liberale e fondata sui diritti dell'uomo e del cittadino. 
    Infatti, imitano tutto di noi, quando possono. 

    L'operaio di una fabbrica inglese di metà ottocento, che vivesse in uno slum di londra, con turni massacranti, quasi nessun diritto sindacale, zero previdenza,ecc…, non se la passava tanto meglio di un agricoltore con un pezzo di terra, autosufficiente, residente nello sterminato impero britannico. Ma la storia la stava facendo il suo Paese. 

    Linus

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    AllegraBrigata at |

    Ciao Linus. Come stai?
    Scusa… ma tu proprio del blog di Silendo vieni a parlare di antropologia culturale e di etnologia??? 
    :)
    Per giunta con sarcasmo nei confronti dei maghi dei trend e delle previsioni???
    ;))

    Roberto

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  22. avatar
    AllegraBrigata at |

    Sarcasmo su previsioni e trend no, proprio no 😉
    Qui non si può.

    A.

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  23. avatar
    utente anonimo at |

    Egregio Roberto, stimabili Silendo Boys, 
    lo so, rischio il bando. Mi appello alla clemenza del Re anche se so già che Sile è un sovrano illuminato che non applica il cuius regio, eius religio

    Linus

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  24. avatar
    utente anonimo at |

    Un caro saluto a Silendo e a tutti i boys and girls (si riequilibria la quota rosa?)  di questa com!…Potrebbe sembrare troppo poco, ma – in questo tempo – è solo questo che posso dirvi  😉

    Nessuno

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  25. avatar
    Silendo at |

    Ciao Nessuno :)

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    Silendo at |

    Linus, per questa volta, e solo per questa, sei perdonato…

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    .barry.lyndon. at |

    avete mai pensato quanto i risultati delle attività previsionali (e quindi l’individuazione di trend) possano essere – direttamente o indirettamente – mezzi di influenza ed interferire nei processi decisionali politico-militari ed economico-finanziari?

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  28. avatar
    AllegraBrigata at |

    Tantissimo caro Barry. infatti solo i migliori si dedicano seriamente ad attività di questo genere 😉

    F.

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    AllegraBrigata at |

    Barry ciao. Cosa vuoi dire di preciso?

    En.

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    .barry.lyndon. at |

    @ Federico 😉

    @ Ciao Enrico :)

    ieri riflettevo sul fatto che individuare un trend, un orientamento e, più in generale, formulare una previsione può – consapevolmente o meno – "influenzare il futuro" stesso. a condizione che tale previsione sia pubblicata o comunque diffusa e, soprattutto, che il soggetto che la formula sia autorevole.

    faccio un esempio pratico. le previsioni dell grosse agenzie di rating influenzano le scelte degli investitori nel breve-medio termine, interferendo, conseguentemente, in modo più o meno diretto, sulle dinamiche evolutive di alcuni fattori economico-finanziari. tale interferenza, quindi, può influire sulla determinazione del futuro. in altri termini: prevedere che un evento accada può contribuire al determinismo dell'evento stesso.

     
    conclusione: le analisi previsionali a lungo termine, oltre ad essere un fondamentale ausilio per i decision maker, possono divenire uno potente ed incisivo strumento di influenza.

    che ne pensate?

    Reply
  31. avatar
    utente anonimo at |

    Barry,
    condivido…passiamo dalle profezie alle previsioni autoverificantesi !…Il nodo gordiano c'è ma "tagliarlo" non è affatto semplice, soprattutto in decision making quando i fattori che concorrono e convergono sono così numerosi da rendere il processo fluttuante fino a che non lo si "ancori". E questo è il good side. Poi c'è il bad side quando la decisione di una direzione è stata presa e si selezionano elementi previsionali che la suffragano facendone una disseminazione a saturazione d'ambiente tale che la reatività dello stesso è positiva alla comunicazione della decisione presa….

    Ciaù

    Nessuno

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    utente anonimo at |

    Lyndon caro,
    secondo me quello che sostieni  vale limitatamente all'esempio pratico da te citato.
    In the long run we are all dead, diceva Keynes no?  
    Io rimango dell'idea della bassa incidenza  :)
    Linus

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    .barry.lyndon. at |

    caro Linus :)

    sono d'accordo che il livello di incidenza effettiva sia modesto.

    però considera due elementi:

    – non è possibile effettuare una misurazione precisa di quanto una previsione possa concretamente interferire sulle scelte del decision maker nel breve periodo e di quanto, di conseguenza, tali decisioni "indotte" si riverberino sulla determinazione degli eventi nel medio-lungo termine;

    – le attività di influenza, affinché sinao efficaci, devono essere condotte utilizzando, in modo integrato, canali differenti; quindi non sarà il singolo studio previsionale ad influenzare le scelte del decisore, ma l'insieme dei "pacchetti informativi" convergenti in una direzione e provenienti da differenti canali.

    non sono d'accordo, invece, sul fatto che la mia considerazione abbia valenza limitatamente all'esempio del sistema del rating economico-finanziario. molto tempo fa, proprio con il Supremo, si discuteva amabilmente sull'ipotesi che gli studi previsionali non riservati del National Intelligence Council USA  (ad es. Global Trends 2025 per capirci) o di istituzioni simili potessero essere mezzi di influenza.

    Reply
  34. avatar
    Silendo at |

    😉

    Reply
  35. avatar
    utente anonimo at |

    eheh Barry, se non mi fai esempi concreti, non afferro
    Ma non puoi, perchè il contenuto previsionale del documento del NIC è estremamente diluito nel suo peso specifico, frammentato in molteplici scenari alternativi di una tale ampiezza da non essere "masticabili" .
    Il decision maker ha ben altri problemi, chiamateli contingenti, supercontingenti, ma da qui non si scappa. A meno che non ci si voglia affidare ad un governo di filosofi, permanente.
    I governi, le leadership politiche di qualche decennio fa non erano composte da geni, ma da persone che erano immerse in una società molto meno mobile sia internamente che a livello transfrontaliero.
    Giocavano facile.

    Linus

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  36. avatar
    Silendo at |

    Carissimo Linus, buonasera :)
    Una precisazione. Il contenuto del Global Trends del NIC è complesso ed articolato ma non diluito al punto tale da non essere sintetizzabile o comunque individuabile, per così dire :)
    In breve, in quel documento si indicavano in modo chiaro alcuni macro-trends (essenzialmente l'assestamento verso est del baricentro del potere mondiale).

    Riguardo alla domanda/riflessione posta da Barry… io sono del parere che gli studi previsionali contribuiscono, in vario modo ed a vari livelli, a plasmare le percezioni. Anche quelle del decisore.
    La Cina costituisce un esempio perfetto, in tal senso. 
    Da qualche anno (si veda il prossimo post che sto per pubblicare) è luogo comune che la Cina sia destinata a diventare la potenza avversaria degli Stati Uniti.
    Ma è davvero così? 
    E tale percezione come si è diffusa? 😉

    Reply
  37. avatar
    utente anonimo at |

    Silendone buongiorno!
    Vuoi dire che la percezione sul ruolo della Cina è stata costruita sulla base di studi previsionali fallaci?  
    Sintetizzabile lo è senza dubbio…secondo me il documento del NIC, 120 pagine, sarà stato ridotto a 12 per la lettura del Presidente
    Linus 

    Reply
  38. avatar
    utente anonimo at |

    I dati: ecco di cosa dovremmo discutere…loro attendibilità, neutralità o meno delle modalità di acquisizione ed elaborazione, ruolo dei grandi provider di dati, i Dati e la loro crescente valenza strategica…c'è materiale per scrivere un bel libro inchiesta…

    intanto, ecco questa notizia

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-12-07/dagong-taglia-rating-italia-092249.shtml?uuid=Aaqiv8RE 

    saluti,
    Fabiola

     

    Reply
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    Silendo at |

    Linus carissimo, buongiorno a te.
    Voglio dire che studi previsionali hanno contribuito a diffondere una determinata visione della Cina e del suo futuro ruolo nel sistema internazionale.
    Una visione che adesso viene, lentamente, rivista.
    Erano studi fallaci? Alcuni indubbiamente sì. Non tutti. Molti avevano ed hanno tutt'ora assoluta validità.
    Il punto non è questo, però… 😉
    L'esempio della Cina era un modo per evidenziare come studi previsionali possano influire sulle percezioni. Anche su quelle del decisore.

    Reply
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    Anonimo at |
    Reply

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