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    utente anonimo at |

    Esordisce con un inciso infelice, superficiale e supponente.
    Linus

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    .barry.lyndon. at |

    Linus!!

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    utente anonimo at |

    La questione "Fincantieri" sembra essere una delle tante conseguenze della politica fallimentare italiana degli utlimi trentanni, incapace di reggere il passo della concorrenza internazionale e della crescente interdipendenza dei mercati. Basta farsi un  giro a Castellammare di Stabia per capire qual è il vero problema: una realtà territoriale fortemente depressa, politiche clientelari di assunzione ed infiltrazioni criminali, assenza assoluta di lungimiranti investimenti strutturali, hanno lasciato il cantiere navale senza bacini di carenaggio e senza strutture tecnologicamente competitive. Sono lontani i tempi dell'Amerigo Vespucci, basti vedere i cantieri navali "Samsum" in sud Corea, i quali impiegano migliaia di lavoratori, con strutture tecnologicamente avanzate, costruendo enormi navi a prezzi competitivi e nei tempi richiesti. Ora, se non si faranno congrui investimenti strutturali per adeguarci agli standard mondiali, potremo considerare tramontata la grande tradizione cantieristica italiana: solo che, forse, i lavoratori non lo sanno!   

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    utente anonimo at |

    Piu che infelice, superficiale e supponente, mi permetterei di dire:

    Inapropriato, saccente, e privo di conoscenze…..il "giornalista" dimentica che il Presidente della Repubblica é il NR1 nella scala gerarchica militare……(detto terra terra se permettete)

    ALBATOR 

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    Silendo at |

    Albator carissimo, mi permetto di dissentire solo su una cosa. Tutto si può dire ma non che Andrea (è un mio amico e ne nutro grande stima, lo dico senza giri di parole) sia privo di conoscenze. Soprattutto in questo campo specifico.
    Detto ciò ognuno è poi libero di avere le sue idee sulla questione e di criticare se lo ritiene opportuno.

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    utente anonimo at |

    Bah, personalmente non sono così bacchettone da ritenere intoccabile il Quirinale, ma qui si ipotizza che il PdR, per il solo fatto (udite, udite) di aver invocato una nuova politica industriale per Fincantieri, abbia parlato a sproposito e a vanvera. 

    E' stato peggio di un crimine, è stato un errore. (Fouchè
    Linus 

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    utente anonimo at |

    E' stato peggio di un crimine, è stato un errore. (Fouchè

    …può capitare…;)

    …Principessa

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    utente anonimo at |

    L analisi di Gilli parte con la sconfitta annunciata di Fincantieri scaricando le responsabilita di una linea volutamente fallimentare sui soliti concorrenti asiatici, in primo luogo ed europei in secondo.
    Da 10 anni gli operai Fincantieri chiedono investimenti nella innovazione ed ottengono dismissioni e minacce di chiusura.
    Gioia Tauro risulta il secondo porto del mediterraneo per traffico merci, proprio per le merci provenienti da oriente, ma Fincantieri vuole mantenere solo Monfalcone, il cantiere
    piu lontano da Gioia Tauro.
    La contemporanea svendita di Tirrenia
    fa pensare al solito piano di cessione
    delle imprese pubbliche a favore di privati spesso neanche all altezza.
    Chi trae vantaggio dalla svendita di Fincantieri, di Tirrenia, FS, Alitalia ?
    Cordate di furbetti e produttori di auto
    e pneumatici (il solito trasporto su gomma privata contro mare e rotaie).
    Ecco perche i lavoratori, trattati come
    cavie con l’amianto che li ha falciati per decenni, hanno tutte le ragioni per pretendere un vero piano di rilancio
    della Fincantieri.

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    Silendo at |

    Linus carissimo.. però… perdonami… l'articolo dice qualcos'altro. Il riferimento al Quirinale è, a dir poco, en-passant.
    Lungi da me fare una "difesa d'ufficio" ma è doveroso evidenziare che il contenuto dell'articolo non è un attacco al Quirinale ma un'analisi, per quanto brevissima, su uno specifico settore del mercato degli armamenti. Sulla quale, ovviamente, si può essere o meno d'accordo :)

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    utente anonimo at |

    Il passaggio sul Quirinale serviva ad evidenziare un punto: bisogna smettere di prendere in giro gli operai. Tutti i cantieri d’Europa stanno cercando di ristrutturarsi (leggi: taglio posti di lavoro). Andare a Fincantieri e promettere una politica industriale e’ criminale. Questi sono fatti. Se poi qualcuno pensa di vincere la competizione sudcoreana deve solo metterci i propri soldi. Andrea Gilli

    Ps: non so cosa c’entri il riferimento ai porti con la produzione navale.

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    utente anonimo at |

    Salve,

    la situazione della cantieristica italiana, cosi come viene descritta dal Gilli, sembrerebbe non avere piu nessuna speranza. Nel civile i coreani costano il 70% in meno, nel militare non c'e' ritorno occupazionale.
    però questo, magra consolazione, dovrebbe valere per tutti, Francia e GB comprese, che sicuramente, negli anni, avranno perseguito delle politiche industriali e commerciali diverse dalle nostre, da che si potrebbe dedurre che una diversa politica industriale per la cantieristica italiana non avrebbe potuto cambiare la situazione attuale.

    Quello che penso piu in generale è questo. India e Cina sono assieme piu di 2,5 miliardi di persone. Se solo 1/1000 di queste diventano ricche (benestanti) fanno 2,5 milioni di persone ricche. Una enormità. Una persona benestante, soprattutto se arrichito, non solo ricco, cerca in qualsiasi modo di evidenziare il suo nuovo status sociale conquistato circondandosi, appunto, di status symbol (s.m.). Un ricco cinese non acquisterà mai scarpe, vestiti, gioielli,mobili o auto coreane o cinesi.
    Vendere ai nuovi ricchi prodotti di (anche moderato) lusso mi sembra l'unico modo per drenare un pò della loro ricchezza verso il nostro paese.

    Questo in generale, ma il discorso vale anche per le barche di lusso e similari dove siamo gia ben messi (se non addirittura primi nel mondo). Certo bisogna prima convincere un cinese a navigare, e questo mi sembra la cosa piu difficile…

    Non vedo altre soluzioni se non puntare sulla cantieristica "di lusso". Non aspettando il cliente ma andando a creare il mercato.
    Come fecero, per citare un solo esempio, i giapponesi reiventando la moto (che prima era il parente povero dell'auto. Negli anni '60 chi non poteva permettersi la 500 si comprava la lambretta ma sognava l'auto) poi con i giapponesi la moto è diventato un prodotto di lusso (d'elite), in pratica hanno inventato un nuovo prodotto, nome uguale, sempre due ruote ma rivolta ad un mercato completamente diverso, non doveva costare poco, anzi, piu costava meglio era.
    Se non fosse stato per i giapponesi la moto ora sarebbe un pezzo da museo come un 33 giri di vinile.

    La Francia se ne è accorta e sta cercando di acquisire i nostri marchi della moda, della gioielleria (bulgari) e dell'agro alimentare (parmalat). E la grande distribuzione (che alla fine controlla l'agroalimentare). E l'aviazione civile (che condiziona i flussi turistici). Lo capisce chiunque dove la Francia vuole arrivare. E noi la lasciamo fare.

    Saluti SG

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    giovanninacci at |

    SG carissimo, permettimi di dissentire su una cosa: il vinile non è affato cosa da museo, anzi è il non plus ultra della riproduzione audio di altissima qualtà (oddio quasi… prima c'è il nastro analogico ad alta velocità).

    Poi ora lo rivendono anche in edicola (ondulato come il mare forza 3, ma lo vendono… :P)

    Perdonate il super off topic

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    utente anonimo at |

    Con capacità, determinazione e tenacia assolutamente straordinarie e fuori dal comune, Madame la Présidente Carlà Brunì ha portato a termine un'opera che la rende unica e le vale menzione d'onore da parte dei mass media di tutto il mondo: ha partorito.
    Noi povere donne comuni chiniamo il capo dinnanzi a tanto valore.

    Beau soirèe
    Principessa :)

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    AllegraBrigata at |

    Articolo interessante. Grazie.

    D.

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    utente anonimo at |

    Interessante il pezzo e ancor più il dibattito nei commenti.

    Le reazioni diverse al commento sul Presidente della Repubblica, almeno a mio modesto avviso, portano alla luce una questione che sottotraccia c'è sempre un pochino e che un giorno andrà risolta.

    Gli economisti e gli scienziati della politica diciamo di scuola liberale classica (come quasi tutti gli autori su Epistemes e testate apparentate), maggioritaria nella professione economica anche se in Italia politicamente un po' marginale, hanno in testa una separazione abbastanza netta tra il ruolo dello Stato e quello dei mercati, tant'è che vengono viste con sospetto – come indebita ingerenza nei casi migliori, come possibile focolaio di malaffare in quelli peggiori – tutte le categorie di intervento pubblico nell'economia, dall'implementazione di una politica industriale alle partecipazioni statali.

    D'altro canto molti di coloro che lavorano nel settore della sicurezza nazionale, volendo esprimere fedeltà allo Stato e fiducia nell'operato dei suoi rappresentanti, vedono a loro volta con diffidenza tutto ciò che getta ombre sul ruolo dell'operatore pubblico, fosse anche una critica a un intervento del Presidente della Repubblica.

    Tutto questo si inserisce nell'alveo di un dibattito un po' dannoso tra chi pensa "Stato buono, privato cattivo" – la sinistra più o meno socialista, la destra più o meno sociale, i cattolici di impronta dossettiana – e chi pensa "Stato cattivo, privato buono" – i liberali più o meno estremisti, i cattolici appassionati di sussidiarietà. E però questi termini del discorso, un po', dovrebbero essere messi da parte: non necessariamente i liberali vogliono polizie e carceri private, non necessariamente i socialdemocratici o gli esponenti delle destre sociali vogliono la nazionalizzazione di tutto. Purtroppo c'è una radicalizzazione delle posizioni dovuta anche al fatto che il problema è un po' inconsapevole, son due mondi che non si parlano molto, e hanno pure poco lessico in comune. Penso sia abbastanza urgente, data la necessità crescente di tenere in conto aspetti economici nell'attività di intelligence, stabilire una lingua-ponte.

    Oooh adesso ho finito. 😀

    topinamburs

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    Silendo at |

    Ottime osservazioni :)

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    utente anonimo at |

    Gli operai di Fiat e Fincantieri hanno dato il segno di come si possono ristrutturare settori produttivi importanti a beneficio del paese; cosa che gli amministratori delegati non sanno fare! La FIOM ha confermato di essere una grande risorsa per la democrazia e lo sviluppo civile e sociale del paese!

    Principessa orig

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  18. avatar
    utente anonimo at |

    "aver invocato una nuova politica industriale per Fincantieri"
    "il rilancio della politica industriale"

    chi   pensa  sia opportuno  proseguire   l'attuale  politica industriale  o  di non volerne  il  rilancio  Fincantieri?   Andrea Gillli?  ;-))

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    AllegraBrigata at |

    scusa anonimo ma non ho capito la domanda :)

    F.

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    Anonimo at |

     
    (Ricordando due anni fa) La nota è ufficiale e verrà presentata il 28 ottobre a Roma.Nessuno

     

    FINCANTIERI OGGI – Punti di forza rispetto alla cantieristica mondiale

    Fincantieri basa la propria forza su alcune caratteristiche uniche nel panorama della cantieristica mondiale:

    i. Modello di business da integratore di sistema derivante dalla capacità di fornire configurazioni di prodotto complete.

     
    Fincantieri ha in carico il 25% del valore del progetto della nave (design, engineering, project management, costruzione dello scafo e integrazione dei fornitori) mentre il rimanente 75% è affidato in outsourcing a fornitori che lavorano nei nostri cantieri. Fincantieri deve quindi gestire migliaia e migliaia di persone coinvolte nella costruzione evitando sovrapposizioni e inefficienze

    .

    ii. Portafoglio prodotti high-tech unico con una continua innovazione tecnologica con oltre 100 filoni di ricerca avviati e 62 prototipi sviluppati negli ultimi 10 anni, anche mediante lo sviluppo di nuovi concept per la soluzione di grandi problemi infrastrutturali del Paese.

     
    Fincantieri gode di un portafoglio unico di prodotti ultra sofisticati ad alta tecnologia con caratteristiche tecniche all’avanguardia in termini di sicurezza, rumore, stabilità e velocità. Il Gruppo investe ca. 70 milioni all’anno in Ricerca e Sviluppo con un forte focus sull’ottimizzazione dei costi operativi della nave (riduzione dei consumi di carburante e energetici, incremento dell’efficienza dei sistemi) ed un aumento dei ricavi dell’armatore incrementando il carico pagante (numero maggiore di cabine e incremento delle aree di divertimento). Tutto questo possibile anche grazie al
    Cetena, uno dei centri di Ricerca e Sviluppo più importanti al mondo in ambito navale, controllato da Fincantieri, che recentemente ha sviluppato tutti i calcoli per il recupero della Costa Concordia.
    iii. Elevata flessibilità nella configurazione del prodotto, con una gestione dinamica delle modifiche durante la progettazione e la costruzione.

     
    La finalizzazione della configurazione della nave richiede stretta collaborazione tra Armatore e Costruttore che sviluppano congiuntamente il progetto. Le caratteristiche principali, descritte nella documentazione contrattuale della nave, sono poi sviluppate congiuntamente in maniera flessibile durante le fasi di progettazione. La costruzione della nave inizia prima della conclusione delle attività di progettazione. Tuttavia la data di consegna della nave viene definita al momento dell’ordine

    per cui qualsiasi ritardo penalizzerebbe il costruttore.

    iv. Capacità di operare in modo sinergico tra le diverse unità produttive, suddividendo in modo efficace le attività tra i cantieri in ottica di minimizzazione di costo.

     
    Il Gruppo si è focalizzato sulle proprie distintive capacità tecnologiche, ingegneristiche e di innovazione minimizzando il costo delle attività a minor valore aggiunto nella propria catena produttiva con (i) un’efficace divisione delle attività tra cantieri a basso costo in Romania e cantieri con elevate skills tecnologiche in Norvegia e (ii)
    cantieri completamente integrati in Brasile e Vietnam per fornire la domanda regionale

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